{"id":20378,"date":"2012-04-04T16:24:32","date_gmt":"2012-04-04T14:24:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=20378"},"modified":"2012-04-04T16:24:56","modified_gmt":"2012-04-04T14:24:56","slug":"leuropa-dei-nuovi-barbari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=20378","title":{"rendered":"L&#8217;Europa dei nuovi barbari"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/Le_temps_du_loup_01.jpg\" alt=\"\" title=\"Le_temps_du_loup_01\" width=\"620\" height=\"390\" class=\"aligncenter size-full wp-image-20379\" \/><\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" style=\"font-size: 16pt\"><b>L&#8217;Europa dei nuovi barbari<\/b><\/font><font size=\"2\" face=\"Georgia\"><br \/>\n<i>Le temps du loup<\/i> di Michael Haneke (2003) e <i>Calvaire<\/i> di Fabrice Du Welz (2004)<br \/>\narticolo a cura di Fabrizio Fogliato<\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>Solitudine, rabbia e follia in un\u2019Europa antropologicamente arretrata. Il film di Fabrice Du Welz \u00e8 allegoria del progressivo imbarbarimento del mondo contemporaneo e proseguimento ideale dell\u2019opera di Michael Haneke. Eliminati i riferimenti filmici a <i>Deliverance<\/i> (<i>Un tranquillo week-end di paura<\/i>, 1972) di John Boorman, <i>Le Temps du loup<\/i> (<i>Il tempo dei lupi<\/i>, 2003) di Michael Haneke, il dimenticato (ma bellissimo) <i>Jagdszenen aus Niederbayern<\/i> (<i>Scene di caccia in bassa Baviera<\/i>, 1968) di Peter Fleischmann e l\u2019omaggio finale al Lucio Fulci de <i>L\u2019aldil\u00e0 <\/i>(1981), rimane l\u2019opera personalissima di Fabrice Du Welz. Giovane regista belga, che affronta con una radicalit\u00e0 hanekiana ed un rigore bressoniano un tema come quello della \u201cbarbarie\u201d, apparentemente lontano dal contesto evoluto e iper-tecnologizzato in cui viviamo. <\/p>\n<p>Al contempo Michael Haneke con <i>Le Temps du loup<\/i> (Il tempo dei lupi, 2003), dalla descrizione di micro-cosmi familiari (dei film precedenti), allarga i suoi orizzonti per descrivere una societ\u00e0 implosa e collassata ridotta all\u2019imbarbarimento, che vede nemici ovunque e che non si accorge di essere diventata ormai la controfigura di se stessa. Haneke passa quindi dalla soggettivit\u00e0 all\u2019inter-soggettivit\u00e0, raccontando un \u201ctempo dei lupi\u201d dove l\u2019essere umano ha ormai lasciato il posto all\u2019animale umano: uomini, donne e anche bambini ridotti a combattere contro se stessi in un estenuante quanto inutile gioco al massacro. Le Temps de Loup \u00e8 presentato e inopinatamente stroncato al festival di Cannes del 2004, forse a causa del suo quoziente disequilibrato di intelligenza e sgradevolezza.<\/p>\n<p>Gli uomini in fuga di <i>Le Temps du loup<\/i> sono stanchi, apatici e privi di volont\u00e0: fuggono da una catastrofe in atto ma di cui non si conoscono n\u00e9 le cause n\u00e9 le dimensioni. I personaggi si muovono in un contesto di \u201cassenza\u201d dove il nulla poco alla volta divora ogni cosa. Sono persone spaesate, in balia di se stesse e degli eventi che non si riconoscono pi\u00f9 in una identit\u00e0. Lo spaesamento \u00e8 riprodotto in pellicola da Haneke attraverso l\u2019utilizzo continuo e alternato di campi lunghi e primi piani. I campi lunghi raccontano un paesaggio spettrale grigio, nebbioso e buio, mentre il primo piano, attraverso la ripresa dei volti sofferenti, impassibili e macchiati di sangue, descrive la deriva che \u00e8 in atto. Tutta la vicenda si svolge in campagna mentre la citt\u00e0 viene solo e sempre nominata come luogo di \u201cpartenza\u201d. <\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/Le_temps_du_loup_02.jpg\" alt=\"\" title=\"Le_temps_du_loup_02\" width=\"620\" height=\"273\" class=\"aligncenter size-full wp-image-20380\" \/><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>Haneke intende questa campagna come il terreno della storia: quello dove si sono combattute numerose battaglie e quello dove l\u2019Europa ha costruito la sua identit\u00e0 attraverso la morte e la distruzione delle guerre del secolo scorso. Attraverso pochi elementi Haneke precipita lo spettatore in un incubo dal passo lento e dal ritmo statico: \u00e8 in atto qualcosa di terribile, un rifugio sicuro \u00e8 l\u2019unica meta e l\u2019acqua \u00e8 il bene pi\u00f9 prezioso (per averla si \u00e8 pronti a prostituirsi e ad uccidere). Il tempo \u00e8 indefinito e sospeso: c\u2019\u00e8 un oggi fatto di radio, biciclette e fucili ma anche di carcasse di animali che bruciano, d&#8217;ammassi di profughi e di xenofobia latente, ma c\u2019\u00e8 pure un tempo attivo, fatto di speranza (il treno) e di spiritualit\u00e0 (la leggenda dei 36 gusti). <\/p>\n<p><i>Le Temps du loup<\/i> \u00e8 un film spietato e crudele che immagina un\u2019umanit\u00e0 terminale in cui la societ\u00e0 \u00e8 ormai assente e dove la lotta per la sopravvivenza domina il pensiero e l\u2019agire delle persone. L\u2019istinto animale si coniuga al baratto e alla necessit\u00e0 di scambio delle merci, ma i beni che contano non sono n\u00e9 gioielli n\u00e9 preziosi, ma le cose utili: pile, forbici, taniche e coltelli. Quello di Haneke \u00e8 quindi un tempo \u201cbarbaro\u201d, dove gli \u201caltri\u201d (cio\u00e8 la parte animale dell\u2019essere umano) hanno preso il sopravvento, che appare lontanissimo a venire ma che in certe regioni dell\u2019Europa \u00e8 quanto mai attuale e presente.<\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/calvaire_01.jpg\" alt=\"\" title=\"calvaire_01\" width=\"620\" height=\"266\" class=\"aligncenter size-full wp-image-20381\" \/><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p><i>Calvaire<\/i> di Fabrice Du Welz \u00e8 un&#8217;opera prima cattiva e grottesca, diretta e sceneggiata (a quattro mani con Romain Protat) da un regista che fino a quel tempo si era occupato unicamente di animazione e cortometraggi. Presentata in concorso alla 43esima Semaine Internationale de la Critique di Cannes 2004, possiede uno stile che sfiora appena la volgarit\u00e0 visiva, un film che ha rappresentato il trampolino di lancio per un autore talentuoso capace di giocare, in perfetto equilibrio, fra cinismo e candore. \u00c8 un film che fa male, perch\u00e9 parla di una realt\u00e0 che non sa confrontarsi con il protagonista, il quale non riesce a comunicare con essa.<\/p>\n<p>Calvaire \u00e8 un film totalmente espressionista, scevro da ogni compromesso e da ogni idea di bellezza. Nel film di Fabrice Du Welz, tutto \u00e8 lordo, impregnato di sangue, fango e umori corporei, e perfino gli ambienti interni rispecchiano questa configurazione degenerata. Nelle stanze dell\u2019albergo di Bartel, prevalgono il marrone (delle carne animale) e il rosso (del sangue versato). Opera limite, dove la carne dell\u2019uomo si congiunge (forzatamente) con quella dell\u2019animale attraverso una zoofilia conclamata e assurdamente \u201cnaturale\u201d. Un mondo senza donne, dove il sesso diventa motore inarrestabile del desiderio di Amore, necessario all\u2019uomo per vivere in armonia e serenit\u00e0 con la natura ma, soprattutto con se stesso. <\/p>\n<p>In Calvaire il silenzio pesante, scosso dai rumori (ovattati dalla neve) della natura, fa da sfondo inquietante ad una vicenda dotata di una insostenibile tensione morale. L\u2019unico momento di \u201crottura\u201d \u00e8 rappresentato dalla <i>dance of dead<\/i> degli uomini chiusi in un locale senza tempo, accompagnati dalle \u201csette note in nero\u201d che dal pianoforte percorrono tutte le pareti della stanza, entrando nella carne degli uomini e trovando sfogo mortale nel proiettile che uccide Maurice. La cena di Natale (momento \u201csacro\u201d per eccellenza), si trasforma ben presto in un sabba orgiastico dove l\u2019animalit\u00e0 umana deflagra in tutta la sua potenza repressa, mentre il nero della \u201cnotte della ragione\u201d inghiotte ogni cosa. Il finale innevato, costantemente percorso da carrelli senza inizio e senza fine, restituisce un senso di desolazione e disperazione talmente profondi da non permettere altre parole che un sarcastico <i>\u00abIo ti ho amato\u00bb<\/i>, pronunciate da un incredulo e sfatto Marc davanti ad un uomo che lo crede una donna e che davanti a lui affoga lentamente nelle sabbie mobili.<\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/calvaire_02.jpg\" alt=\"\" title=\"calvaire_02\" width=\"620\" height=\"246\" class=\"aligncenter size-full wp-image-20382\" \/><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>Con <i>Le Temps du loup<\/i> Haneke ha tracciato una strada che individua nel sovraccarico di merci e di parole il male dell&#8217;Europa. Si \u00e8 spinto sul terreno del paradosso per sancire l&#8217;irreversibilit\u00e0 del processo in atto: cambiando le condizioni di vita le dinamiche umane non migliorano ma, anzi, peggiorano. Il paradosso \u00e8 quindi quello secondo il quale il benessere corre su binari paralleli a quelli della barbarie. Questa teoria inserita in un discorso estremo sulle dinamiche sociali \u00e8 stato portato alle estreme conseguenze da un giovane regista belga che si \u00e8 inserito nel solco tracciato da Haneke.<\/p>\n<p>Fabrice du Welz, nel suo <i>Calvaire<\/i>, ha tracciato il ritratto di un&#8217;umanit\u00e0 giunta al capolinea e al punto di non ritorno che potrebbe anche coincidere con l&#8217;inizio di una nuova storia. Il cerchio in Calvaire si chiude intorno alla bestialit\u00e0 pura e semplice che risveglia il lato animale rimosso e dimenticato. Attraverso una messa in scena scarna e essenziale il giovane regista belga costruisce un ritratto muto e sporco, dove i gesti dominano le parole, di un&#8217;Europa primitiva dominata dall&#8217;istinto e dal sacrificio, dove una danza tribale anticipa e preannuncia la morte. <\/p>\n<p><i>Calvaire<\/i> \u00e8 quindi, in definitiva, il completamento necessario di <i>Le Temps du loup<\/i>: il capitolo finale di un percorso retroattivo dell&#8217;uomo verso la sua essenza. Il termine ultimo della ragione e l&#8217;inizio di qualcosa di sconosciuto, un viaggio unidirezionale verso la speranza o, indifferentemente, verso la catastrofe, come presagiscono le scene finali di entrambi i film, dove un lungo carrello laterale si interrompe bruscamente su una natura incontaminata e minacciosa (ma tra le frasche degli alberi spunta un timido sole).<br \/>\n&nbsp;<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><b>Calvaire<\/b><br \/>\nAlcuni giorni prima di Natale Marc Stevens (Laurent Lucas), un cantante girovago, a causa di un guasto al suo furgone viene bloccato di notte nel mezzo di un bosco nella paludosa regione Hautes Fagnes di Li\u00e8ge. Qui incontrer\u00e0 uno strano tizio che dice di essere in cerca del suo cane e che lo accompagner\u00e0 in una locanda. Il locandiere, Mr. Bartel (Philip Nahon), si offre di riparare il suo mezzo di trasporto, avvertendolo di non avventurarsi nel vicino villaggio. Ma durante una passeggiata notturna, Marc si trover\u00e0 invischiato in un terribile incubo&#8230;<\/p>\n<p><b>Le Temps du loup<\/b><br \/>\nAnna (Isabelle Huppert), il marito e i due figli Eva (Anais Demoustier) e Ben (Lucas Biscombe), arrivano nella propria casa di campagna trovandola occupata da una famiglia di extracomunitari: immediatamente l&#8217;uomo della famiglia abusiva fredda a sangue freddo il marito di Anna. La donna, rimasta sola con i figli, si reca in cerca di un aiuto che gli abitanti del villaggio, impauriti e chiusi nelle loro case, le negano. Durante la notte passata in un casolare incontriamo un giovane ladruncolo che unitosi a loro li conduce in una desolata fabbrica-stazione, dove uomini, donne, vecchi e bambini delle pi\u00f9 svariate nazionalit\u00e0 hanno trovato rifugio&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n<i>Fabrizio Fogliato<\/i><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"619\" height=\"420\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/x-wzoIU1KSs?rel=0\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"3\"><b>Le temps du loup (Il tempo dei lupi)<\/b><\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n<b>regia, sceneggiatura<\/b>: Michael Haneke<br \/>\n<b>fotografia<\/b>: J\u00fcrgen J\u00fcrges<br \/>\n<b>montaggio<\/b>: Nadine Muse, Monika Willi<br \/>\n<b>casting<\/b>: Markus Schleinzer<br \/>\n<b>scenografie<\/b>: Christoph Kanter<br \/>\n<b>architetto-scenografo<\/b>: James David Goldmark<br \/>\n<b>costumi<\/b>: Lisy Christl<br \/>\n<b>produttori<\/b>: Veit Heiduschka, Margaret M\u00e9n\u00e9goz<br \/>\n<b>coproduttori<\/b>: Michael Weber<br \/>\n<b>produttore esecutivo<\/b>: Michael Katz<br \/>\n<b>interpreti<\/b>: Isabelle Huppert (Anne Laurent), B\u00e9atrice Dalle (Lise Brandt), Patrice Ch\u00e9reau (Thomas Brandt), Rona Hartner (Arina), Maurice B\u00e9nichou (M. Azoulay), Olivier Gourmet (Koslowski), Brigitte Ro\u00fcan (B\u00e9a), Lucas Biscombe (Ben), Hakim Taleb (Giovane in fuga), Ana\u00efs Demoustier (Eva), Serge Riaboukine (Il leader)<br \/>\n<b>case di produzione<\/b>: Bavaria Film, Canal+, Centre National de la Cin\u00e9matographie (CNC), Eurimages, France 3 Cin\u00e9ma, Les Films du Losange, Wega Film, arte France Cin\u00e9ma<br \/>\n<b>paese<\/b>: Francia, Austria, Germania<br \/>\n<b>anno<\/b>: 2003<br \/>\n<b>durata<\/b>: 113&#8242;<\/p>\n<p>\n&nbsp;<\/font><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"619\" height=\"420\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/gOuSRjygRtU?rel=0\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"3\"><b>Calvaire<\/b><\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n<b>regia<\/b>: Fabrice Du Welz<br \/>\n<b>sceneggiatura<\/b>: Fabrice Du Welz, Romain Protat<br \/>\n<b>fotografia<\/b>: Beno\u00eet Debie<br \/>\n<b>montaggio<\/b>: Sabine Hubeaux<br \/>\n<b>musiche<\/b>: Vincent Cahay<br \/>\n<b>suono<\/b>: Marc Engels<br \/>\n<b>scenografie<\/b>: Manu de Meulemeester<br \/>\n<b>costumi<\/b>: Geraldine Picron<br \/>\n<b>effetti speciali<\/b>: Alain Couty<br \/>\n<b>produttori<\/b>: Michael Gentile, Eddy G\u00e9radon-Luyckx, Vincent Tavier<br \/>\n<b>produttori associati<\/b>: Philippe Kauffmann, Guillaume Malandrin, Donato Rotunno<br \/>\n<b>interpreti<\/b>: Laurent Lucas (Marc Stevens), Brigitte Lahaie (Mademoiselle Vicky), Gigi Coursigny (Madame Langhoff), Jean-Luc Couchard (Boris), Jackie Berroyer (Bartel), Philippe Nahon (Robert Orton), Philippe Grand&#8217;Henry (Tomas Orton), Jo Prestia (Fermier Myl\u00e8ne), Marc Lefebvre (Lucien), Alfred David (Roland)<br \/>\n<b>case di produzione<\/b>: La Parti Productions, Tarantula, Studio Canal, The Film, Backup Films, Centre du Cin\u00e9ma et de l&#8217;Audiovisuel de la Communaut\u00e9 Fran\u00e7aise de Belgique, Fonds National de Soutien \u00e0 la Production Audiovisuelle du Luxembourg, T\u00e9l\u00e9distributeurs Wallons<br \/>\n<b>paese<\/b>: Belgio, Francia, Lussemburgo<br \/>\n<b>anno<\/b>: 2004<br \/>\n<b>durata<\/b>: 88&#8242;<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>Fabrizio Fogliato<\/b> (Torino, 1974) \u00e8 un critico cinematografico, per Nocturno e Voceditalia.it (e dal numero30 pure di RC), autore \u2013 oltre alla monografia dedicata a Michael Haneke \u2013 di \u201cFlesh and Redemption: il cinema di Abel Ferrara\u201d (Falsopiano Editore, 2006) e \u201cSaw &#8211; Analisi di un successo annunciato\u201d (Morpheo Edizioni, 2008).<\/font><\/font><\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11879\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/haneke_book.jpg\" width=\"620\" height=\"192\"><\/a><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;Europa dei nuovi barbari Le temps du loup di Michael Haneke (2003) e Calvaire di Fabrice Du Welz (2004) articolo a cura di Fabrizio Fogliato Solitudine, rabbia e follia in un\u2019Europa antropologicamente arretrata. 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