{"id":20750,"date":"2012-04-14T14:40:17","date_gmt":"2012-04-14T12:40:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=20750"},"modified":"2017-12-19T21:36:16","modified_gmt":"2017-12-19T20:36:16","slug":"titanic-james-cameron","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=20750","title":{"rendered":"Titanic > James Cameron"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40295\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/titanic-cover.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/titanic-cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/titanic-cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/titanic-cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/titanic-cover-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/titanic-cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/titanic-cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/titanic-cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/titanic-cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p><strong>TITANIC 4-D<\/strong><br \/>\na cura di Leonardo Persia<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 3D che possa ridimensionare il sostrato di invisibilit\u00e0 sul quale naviga <strong>Titanic<\/strong>. La stereoscopia risulta pleonastica ma pure insufficiente. Dietro e dentro una classicit\u00e0 apparente, il film occulta una struttura di smisurata complessit\u00e0, manifestazione esteriore di un\u2019interiorit\u00e0 ineffabile, infilmabile, spinta fin oltre la quarta dimensione. Si sente, non si vede. E\u2019 l\u2019immagine-inconscio che emerge per virt\u00f9 del reciproco collegamento degli opposti. Forma e contenuto risultano indiscernibili come le due facce, l\u2019una limpida l\u2019altra oscura, della nave di cui parlava Deleuze. Tale struttura si estende fino a diventare cerchio e centro, cio\u00e8 inizio e fine di tutto, l\u2019equivalente visivo e drammatico di un\u2019unit\u00e0 primordiale da cui irradiano tutte le cose e tutte le forme. Ci\u00f2 rende l\u2019opera una fonte inesauribile di motivi narrativi e psichici (la stessa cosa) , una circonferenza infinita che ritroviamo sia a livello di mitopoiesi (una storia senza fine, che si riarrotola) che di scelte visuali (le riprese a spirale su corpi e cose che vanno a fondo; il volteggiare a semi-cerchio sull\u2019occhio di Rose De Witt Buckater, da giovane a vecchia; le danze sferiche in terza classe).<\/p>\n<p>Il centro del cerchio, cio\u00e8 il punto di partenza delle cose e di quella cosa che costituisce il racconto del film, ovvero il cuore della vicenda, ordinatore interno, \u00e8 costituita dal \u201ccuore dell\u2019oceano\u201d, un diamante dalla cui ricerca si dipanano come raggi i punti indefiniti della trama\/circonferenza. Un Sacro Graal di ricchezza esteriore che diventa poi interiore e di nuovo esteriore, all\u2019infinito, tracciando idealmente, proprio come l\u2019asse di un cerchio, due diametri retti (le dualit\u00e0, le opposizioni) che formano, a loro volta, l\u2019orizzontale e il verticale di una croce, punto d\u2019incontro simbolico tra alto e basso, maschile e femminile, vita e morte, amore e sacrificio: i temi cameroniani.<\/p>\n<p>Quel cuore, dell\u2019oceano e del racconto, \u00e8 l\u2019equivalente del centro della vista e dell\u2019intendimento, culmine dell\u2019 occhio filosofico. C\u2019\u00e8 un determinante <strong>I see you <\/strong>(ti vedo, ti comprendo) anche qui, come in <strong>Avatar<\/strong>, anche se il doppiaggio italiano lo traduce con \u201cSento te\u201d, detto da Jack a Rose, nel momento in cui lei resta incantata dai disegni di lui. E non \u00e8 un caso che nella scena, come altrove, l\u2019occhio si completa attraverso la mano: quella mano amata dall\u2019anima, secondo Pascal. Con la mano, Jack fissa e concretizza, in tutti i sensi, le proprie visioni. In una sequenza esclusa dal montaggio, Rose parla della forza che sente nelle mani, qualcosa che la escluderebbe dalla propria classe (e la sua prima apparizione, da vecchia, \u00e8 quella di lei intenta a lavorare al tornio, ancora un cerchio). Il primo piano della mano del ragazzo che stringe quella della ragazza ricorre pi\u00f9 volte, rivelatrice \u00e8 la mano sul vetro dell\u2019auto in cui i due si amano. Come regista, Cameron \u00e8 contemplativo e pratico, romantico e muscolare. L\u2019occhio, nella seconda parte, diventa un pugno, la linearit\u00e0 si frantuma in cristalli rifrangenti altri archetipi, un\u2019alluvione di testi. Per elencarli tutti, ci vorrebbe un libro intero.<\/p>\n<p>Il cerchio magico\/mandala, a cui spesso corrisponde un fiore (una rosa) che sboccia dall\u2019acqua, \u00e8 un segno della realizzazione e del S\u00e9, una ruota dell\u2019anima che la protagonista Rose (appunto), femminile il cui completamento \u00e8 nel maschile Jack, percorre in tre giorni (numero celeste), esattamente come la Sarah di <strong>Terminator<\/strong>, titolo a cui <strong>Titanic <\/strong>rimanda, per quel viaggio della donna, dal futuro (1997) al passato (1912). La sua entusiasmante e contemporaneamente triste avventura, narrata a Brock, il capo della spedizione nautica alla ricerca del diamante, duplica Jack che salv\u00f2 lei dal contagio della supremazia delle macchine \u201cumane\u201d (piuttosto che degli uomini \u201cmacchina\u201d costituiti dai cyborg del precedente film). Alla fine anche l\u2019arido e avido cacciatore dei tesori riesce a vedere, comprendere, trasformandosi in un ideale doppio e \u201cfiglio\u201d di Rose, a sua volta appendice e replicante di Jack, come attesta la graduale mascolinizzazione della donna (laddove il sacrificio di Jack, rovescio del m\u00e9lo, ne fa, a complementare contrario, il sostituto maschile di un\u2019eroina).<\/p>\n<p>I personaggi (e le epoche) diventano specchio e riproduzione l\u2019uno dell\u2019altro, come in un disegno divino. C\u2019\u00e8 una selva di presagi, di segni ripetuti, di situazioni riproposte, di dialoghi ricorrenti (\u201cTi fidi di me?\u201d \u2013 \u201cMi fido di te\u201d). Stordisce la ri-semantizzazione dei gesti (il leit-motiv del suicidio, innalzato, con Jack, a sacrificio), delle cose (il valore economico del gioiello trasformato in valore interiore), persino dei sensi (l\u2019occhio meccanico della spedizione nautica che Rose riveste di umana profondit\u00e0). Rose lascia affondare Jack come poi il cuore dell\u2019oceano, Brock ripete il gesto di buttare nell\u2019acqua non il diamante, ma il sigaro. La scena in cui Fabrizio toglie il salvagente alla salma di Tommy trova rispondenza in quella di Rose che prende il fischietto di segnalazione all\u2019ufficiale morto. I marinai che, dopo il disastro, con le pile cercano i superstiti sembrano gli stessi che, su ordine di Cal Hockey, andavano a caccia di Jack e Rose, freschi (caldi) d\u2019amplesso, nella stiva. Il tremito di lui, durante l\u2019amore, altro elemento mutuato da <strong>Terminator<\/strong>, lo si ritrover\u00e0 sulle acque gelide, durante la morte.<\/p>\n<p>L\u2019interscambio vertiginoso, abissale di funzioni semantiche \u00e8 il risultato del movimento circolare del film, una sfera lussureggiante di narrazioni auto-riflettenti. I doppi della vicenda si neutralizzano nell\u2019equilibrio della struttura classica, che a sua volta traccia la variabile dei punti in(de)finiti della circonferenza, un <strong>chakra <\/strong>di generi, tendenze, forme di regia. Sottende, pi\u00f9 che un plot, l\u2019azione che sovrasta al principio di ogni narrazione, il piano interno a qualsivoglia racconto e raccordo, un legame permanente tra incipit e conclusione. Amore e morte, vertice e abisso, si definiscono e si delineano attraverso la poppa e la prua, i punti estremi dell\u2019ascesa e della discesa. Sul parapetto di coda si desidera morire, ma si rinasce. Nel momento culminante del naufragio, i due protagonisti si inerpicano verso la parte di poppa, che di l\u00ec a poco si sollever\u00e0, facendo scivolare gi\u00f9 i passeggeri. La prua postula la corsa, il salto, il volo, la sensazione di essere \u201cil re del mondo\u201d, tuttavia combacia con la morte. Nel momento pi\u00f9 romantico, la punta del Titanic si trasforma, gradualmente, nel relitto, mentre l\u2019anziana narratrice rivela che fu quella l\u2019ultima volta che il piroscafo vide la luce del giorno. Il rosso infuocato del tramonto, un <strong>topos<\/strong> passionale, trasmuta in sinistro presagio di morte.<\/p>\n<p>Il piano generale della discesa\/ascesa viene scomposto in una molteplicit\u00e0 di singole possibilit\u00e0, di frammenti di montaggio, che si totalizzano poi di nuovo in un insieme. Quasi alla Ejzen\u0161tejn. Gli stessi personaggi, e in modo particolare Rose, si associano palesemente a tale piano. Rose scende dall\u2019auto, sale sulla nave. Si alza da tavola e si reca sul ponte per gettarsi in acqua. Discende poi nei piani inferiori a soccorrere il suo Jack e a risalire sopra con lui. Si cala nella scialuppa e, a sorpresa, salta di nuovo sulla nave. Con il naufragio, cade in acqua, riemerge, si salva. Infine, morendo, rinasce. Questo senza tener conto dei micro-frammenti (la ragazza che si arrampica sul primo gradino della ringhiera, prima per suicidarsi, poi per \u201cvolare\u201d); delle variazioni concettuali (emerge dall\u2019acqua come ritratto; scende dall\u2019elicottero come vecchia; risale come giovane dal racconto che fa); dei raddoppiamenti (Brock, il contraltare di Rose, si cala negli abissi e risolleva in superficie: come lei, simbolicamente, discende e ascende come essere umano); delle opposizioni (l\u2019innalzarsi\/inabissarsi della nave, simbolo della <strong>t\u00e9chne<\/strong> e del modernismo; la scalata sociale e il fallimento, fuori campo, della famiglia De Witt Buckater; il successo e la rovina di Cal, suicida, anch\u2019egli fuoricampo, dopo il crollo di Wall Street).<\/p>\n<p>Ascesa e discesa definiscono il cerchio globulare. Quello meccanico, senz\u2019anima n\u00e9 sguardo, <strong>snoop <\/strong>(segugio, ficcanaso): <strong>left eye<\/strong> che scorge solo le cose, non la loro essenza (appartiene a membri e apparecchiature della spedizione; distingue la classe di tecnocrati sintetizzata da Cal Hockey, lo sposo predestinato di Rose, il cui segugio Lovejoy sta a Cal come la <strong>snoop vision <\/strong>a Brock). Scendendo le scale del transatlantico, la camera dell\u2019inizio isola un paio di occhiali con una sola lente e il volto-maschera di una bambola, segni di visione mutilata. L\u2019occhio del cuore di Jack e Rose, invece, spalanca la visione infra-corporea, totale perch\u00e9 non visione. Una foto non avuta, un segreto custodito. Nucleo invisibile d\u2019immortalit\u00e0: 4D.<\/p>\n<p>Vedere e non vedere diventa cos\u00ec identico ad essere e apparire (avere). E a fare e non fare (occhio\/mano). Presuppone il vero, il falso (anche della messa in scena, degli effetti digitali, di quell\u2019acqua al computer che sarebbe stato il sogno di Josef von Sternberg). Ci si sofferma sulle ingiustizie di classe (classi), sulla non vita di chi ha il potere, e sulla potenza di chi non ha niente. Per questo allo scambio di sguardi, segue uno scambio di azioni e di oggetti: simmetria lubitschiana. Un percorso di grazia, e della Grazia. Il furto del cappotto, da parte di Jack, precede un \u201cfurto\u201d analogo compiuto da Rose. Il gioiello che Lovejoy mette subdolamente nell\u2019abito di Jack \u00e8 parallelo ai soldi che Cal deposita nelle tasche di Murdoch, e alla pistola che sottrae a Lovejoy. Il gioiello, infine, si ritrova in tasca a Rose. L\u2019inizio e la fine del secolo si specchiano l\u2019uno nell\u2019altro, il loro toccarsi costituisce la polarizzazione cronologica di un inizio e una fine coalescenti. E\u2019 tra queste due estremit\u00e0, concrete e simboliche, che il racconto \u201cproiettato\u201d davanti all\u2019\u00e9quipe nautica (un duplicato degli spettatori), messa in abisso dello stesso film, diventa il luogo privilegiato dove i contrari arrivano ad unificarsi.<\/p>\n<p>Il movimento circolare che chiude il film, su un profilmico nuovamente circolare (la cupola; l\u2019orologio che segna le nove: numero che costituisce il tre al quadrato, praticamente il cerchio realizzato) riavvia la storia in un <strong>everlasting<\/strong> dell\u2019amore, del conflitto, delle ingiustizie. Ma anche del raccontare, recitare, filmare e proiettare. Quei fantasmi che applaudono sono gli spettatori sempiterni, fantasmi d\u2019amore. Rose \u00e8 attrice, \u00e8 regista. Finge? Rielabora? Inventa? La realt\u00e0 psichica e realt\u00e0 narrativa non sono, in fondo, realt\u00e0 a tutti gli effetti?<\/p>\n<p>Ci si chiede se l\u2019architettura edificata da Cameron non sia un monumento alla straripante ricchezza di linguaggio delle cose. Oppure all\u2019illusoriet\u00e0 di esse e dello stesso raccontare, dei meccanismi di enunciazione Ogni momento di <strong>Titanic <\/strong>scopre un\u2019altra immagine, contraria, complementare, rifinita, ridefinita. E\u2019 lo specchio dove nascono e affogano tutti i segni e sogni possibili. La vita, il cinema.<\/p>\n<p><em>Leonardo Persia<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-20759\" title=\"Titanic02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/james_cameron_Kate_winslet_Titanic-43555877.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"349\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>TITANIC\u00a0<\/strong>(USA\/1997)<br \/>\n<strong>Regia, sceneggiatura:<\/strong> James Cameron<br \/>\n<strong>Fotografia:<\/strong> Russell Carpenter<br \/>\n<strong>Musiche:<\/strong> James Horner<br \/>\n<strong>Montaggio:<\/strong> Conrad Buff, James Cameron, Richard A. Harris<br \/>\n<strong>Effetti speciali:<\/strong> Digital Domain, Industrial Light &amp; Magic<br \/>\n<strong>Scenografie:<\/strong> Peter Lamont<br \/>\n<strong>Costumi:<\/strong> Deborah Lynn Scott<br \/>\n<strong>Interpreti principali:<\/strong> Leonardo DiCaprio, Kate Winslet, Billy Zane, Kathy Bates, Frances Fisher, Gloria Stuart, Bill Paxton, Bernard Hill, David Warner, Victor Garber, Jonathan Hyde, Suzy Amis<br \/>\n<strong>Durata:<\/strong> 194\u2032<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-20760\" title=\"Titanic03\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/Titanic_3D-2.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"394\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>TITANIC 4-D a cura di Leonardo Persia Non c\u2019\u00e8 3D che possa ridimensionare il sostrato di invisibilit\u00e0 sul quale naviga Titanic. La stereoscopia risulta pleonastica ma pure insufficiente. 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