{"id":21032,"date":"2012-04-24T12:28:25","date_gmt":"2012-04-24T10:28:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=21032"},"modified":"2012-04-28T15:02:53","modified_gmt":"2012-04-28T13:02:53","slug":"andrzej-zulawski-euroisterika-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=21032","title":{"rendered":"Andrzej Zulawski. Euroisterika (prima parte)"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/Andrzej_Zulawsk_04_possession.jpg\" alt=\"\" title=\"Andrzej_Zulawsk_04_possession\" width=\"620\" height=\"410\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21033\" \/><\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" style=\"font-size: 16pt\"><b>Andrzej Zulawski<br \/>\n<\/b><\/font><font face=\"Georgia\" size=\"3\">Euroisterika: l\u2019insostenibile leggerezza della follia nella vecchia e nuova Europa<br \/>\nprima parte \/\\\/\\\/\\\/\\\/ <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=21114\">leggi la seconda parte<\/a><\/font><font size=\"2\" face=\"Georgia\"><br \/>\na cura di Fabrizio Fogliato<\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>Il cinema di Andrzej Zulawski incrocia pericolosamente la follia soggettiva e la folle visione, perch\u00e9 il suo \u00e8 un cinema asimmetrico in cui la patologia e la normalit\u00e0 sono entit\u00e0 indistinguibili. Il movimento inesausto della macchina da presa che nelle mani dell&#8217;autore polacco si fa prima protesi e poi fallo, contorce la visione, ammanta di erotismo ogni scarto della messa in scena, penetra l&#8217;emulsione fotosensibile della pellicola per partorire fantasmi, visioni e mostruosit\u00e0 dell&#8217;anima. Assistere ad un\u2019opera del regista polacco \u00e8 un\u2019esperienza trascendente che coinvolge (e sconvolge) la mente e ipnotizza lo sguardo. <\/p>\n<p>In <i>Possession<\/i> il regista mette tutto se stesso: <i>\u00abUn film cruciale, perfettamente egoista e personale. Un film complesso perch\u00e9 la possessione va molto lontano. E&#8217; successo a me ed ho sentito il bisogno di filmarlo\u00bb<\/i>. (Michele Salimbeni, <i>Il cinema di Andrzej Zulawski<\/i>, RES edizioni 2002). In Szamanka, invece, mette tutto il dolore per la sua patria e riflette sui meccanismi cinematografici: <i>\u00abI film parlano della morale; il cinema \u00e8 un niente pieno di significati\u00bb<\/i> (ibidem). <i>Possession<\/i> (1980) e <i>Szamanka<\/i> (<i>La sciamana<\/i>, 1996) rappresentano gli esiti pi\u00f9 distonici, fantasmagorici ed erotici del suo cinema. Sono due film che appaiono oltremodo significativi, nella sua sorprendente filmografia, se messi in relazione con il passaggio dell&#8217;Europa dal pre al post comunismo; due film \u201csacri e sacrilegi\u201d al contempo, uniti dall&#8217;iconografia cristiana, che apre <i>Possession<\/i> e che in <i>Szamanka<\/i> prelude addirittura al film, visto che il manifesto originale (sempre censurato) mostra due corpi nudi che abbracciati formano una croce.<\/p>\n<p>Entrambi sono film-corpo, o meglio film-macchina da presa-corpo, dove il movimento rutilante e instancabile delle riprese si fonde nel corpo delle attrici protagoniste: Isabelle Adjani \u00e8 Anna in <i>Possession<\/i>, Iwona Petri \u00e8 \u201cl\u2019Italiana\u201d in <i>Szamanka<\/i>. <i>\u00abCon l\u2019apparizione dello sguardo d\u2019altri, ho la rivelazione del mio essere-oggetto, cio\u00e8 della mia trascendenza come trascesa\u00bb<\/i>, cos\u00ec definisce Jean-Paul Sartre \u201cla terza dimensione ontologica del corpo\u201d, come la trasposizione dell\u2019essere-corpo intesa come manifestazione dell\u2019 \u201cinterno\u201d pi\u00f9 intimo. Zulawski pretende dalle sue attrici, molto, e forse troppo come confessa Isabelle Adjani: <i>\u00abDevo alla mistica di Andrzej Zulawski di avermi rivelato delle cose che vorrei non aver mai scoperto&#8230; Possession era un film che non si poteva fare e quello che ho fatto in quel film, anche quello non si poteva fare (\u2026) Malgrado tutti i premi, tutti gli onori che mi sono stati conferiti, mai pi\u00f9 un trauma di quel genere, neppure&#8230; in un incubo&#8230;\u00bb<\/i> (<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.allocine.fr\/\">allocine.fr<\/a>). Il regista polacco, traduce letteralmente questo concetto, in una visione-limite capace di coniugare le emozioni (e le perversioni) pi\u00f9 profonde e irraccontabili con i liquidi organici che provengono dall\u2019 \u201cinterno\u201d del corpo (saliva, sperma, sangue\u2026). <\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/Andrzej_Zulawsk_03_possession.jpg\" alt=\"\" title=\"Andrzej_Zulawsk_03_possession\" width=\"620\" height=\"342\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21035\" \/><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>La dimensione folle in cui sono immersi i due film \u00e8 appunto solo una dimensione: perch\u00e9 \u00e8 nella purezza della malattia che esiste la trasparenza dell\u2019anima e la sincerit\u00e0 dello sguardo. Ma la follia per Zulawski \u00e8 uno stato di estasi, di perfezione e mirabilia assoluta; un luogo dell&#8217;anima e della psiche in cui il paradisiaco si confonde con l&#8217;infernale (e viceversa) e in cui l&#8217;animalit\u00e0 dell&#8217;essere umano penetra ogni ipocrisia e si manifesta in tutta la sua forza dirompente e in tutta la sua purezza. In entrambe i film la follia delle attrici diventa, (\u00e8), metonimia di quella del regista. <i>Possession<\/i> prende le mosse dalla contrapposizione manichea tra Bene (anima) e Male (materia) e affida alla donna il ruolo negativo, riproducendo le dinamiche della stessa religione di Mani. Quello di Zulawski \u00e8 cinema della materia e della visionariet\u00e0 ad essa applicata. La metropolitana di Berlino Ovest diventa un budello oscuro, silenzioso e minaccioso, umido e bagnato di latte, umori corporei e sangue, in una scena che \u00e8 sintesi della poetica dell&#8217;eccesso del regista. <i>\u00abL&#8217;unica cosa in comune a tutte le donne sono le mestruazioni\u00bb<\/i> sbotta Anna nella cucina durante il conflitto con Marc, e il sangue, il suo spargimento e la sua espulsione dal corpo durante l&#8217;orgasmo-parto nel tunnel (utero) del metr\u00f2, porta via con s\u00e9 il dolore e l&#8217; \u201cio cattivo\u201d.<\/p>\n<p><i>Szamanka<\/i> ripercorre l\u2019esperienza del regista e i suoi numerosi viaggi ad Haiti (qui, incontra anche Jerzy Grotowski), dove osserva le pratiche sciamaniche dei <i>loa petro<\/i>, seguaci di una religione di possessione. In <i>Szamanka<\/i>, la possessione, sia quella virulenta e \u201cvirile\u201d della macchina da presa che quella fisica che Michal sperimenta su \u201cl&#8217;italiana\u201d e che sterilmente la donna tenta di ricambiare mentre stringe nelle mani lo sperma dell&#8217;amplesso precedente, \u00e8 sempre un atto, al contempo, sacro e di dannazione. <i>\u00abEsisto solo dentro di te\u00bb<\/i> sussurra Michal all&#8217;orecchio della giovane; <i>\u00abEsiste\u00bb<\/i>, replica \u201cl&#8217;italiana\u201d all&#8217;amante occasionale che le chiede perch\u00e9 non pu\u00f2 lasciare Michal; i loro corpi, quindi, sono posseduti da se stessi e la presenza dell&#8217;altro \u00e8, in entrambe i casi, ineluttabile. Il sesso \u00e8 una componente, mistica e compulsiva, della possessione, fatta di spasmi violenti, di corpi tesi all&#8217;inverosimile, di nervi logorati e sul punto di strapparsi, di comportamenti epilettici e isterici. La nudit\u00e0 \u00e8 una necessit\u00e0, i vestiti sono un inutile ingombro e una barriera che si frappone alla ferocia dell&#8217;amplesso \u201cmalvagio e diabolico\u201d. Il possesso \u00e8 totale, \u00e8 nutrimento, \u00e8 vita, e si spinge fino nelle tenebre oscure e malsane dell&#8217;antropofagia, con la giovane studentessa di meccanica che mangia (con il cucchiaio) il cervello del valente antropologo dopo averlo ucciso (e quindi nel momento in cui non \u201cesiste\u201d pi\u00f9).<\/p>\n<p>In entrambe i film gli spazi di sviluppo della storia sono un appartamento e una citt\u00e0 (Berlino in <i>Possession<\/i>, Varsavia in <i>Szamanka<\/i>). Spazi astratti che diventano rappresentazione scenica della complessit\u00e0 cerebrale attraverso le corse della macchina da presa nei corridoi e nelle stanze vuote e fatiscenti, alcove di desideri inconfessabili e di insane passioni. L&#8217;appartamento color bile di Possession, spoglio, disadorno e fatiscente, \u00e8 il luogo in cui Anna genera e nutre il \u201cmostruoso\u201d che \u00e8 in lei; uno spazio psichico in cui prende forma la deformazione e la forza dirompente, e destrutturante, del desiderio femminile. Un mostro tentacolare (e pluri-fallico) che si nutre di carne e sangue offerti dalla donna, dopo che ella stessa le ha dato vita per partenogenesi e a cui nuovamente lei si doner\u00e0 anima e corpo. L&#8217;amplesso con il mostro, altro non \u00e8, quindi, che l&#8217;amplesso con la follia e con la forza (e forma) inconoscibile ed inquietante dell&#8217;orgasmo femminile.<\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/Andrzej_Zulawsk_02.jpg\" alt=\"\" title=\"Andrzej_Zulawsk_02\" width=\"620\" height=\"349\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21036\" \/><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>Zulawski non arretra, ma, anzi, si spinge nei territori, scivolosi e disturbanti, dell&#8217;isteria, traducendola come forza normalizzatrice e liberatrice, perch\u00e9 l&#8217;amplesso con l&#8217;\u201daltro\u201d \u00e8 al contempo un gesto d&#8217;amore fisico e un aborto psicologico. La possessione e la relativa deiezione del \u201cmostro\u201d dal corpo di Anna rappresentano la necessit\u00e0, folle secondo l\u2019ordine costituito, (naturale secondo le dinamiche del Caos care al regista polacco), da parte della donna di esercitare il controllo sulla propria vita. Da qui <i>Possession<\/i> allarga la sua sfera d\u2019azione \u00e8 diventa rappresentazione della disgregazione familiare, dell\u2019alienazione dell\u2019uomo moderno soffocato dal contesto urbano fino ad associare la distruzione totale di una guerra nucleare con la ricerca di Dio (<i>\u00abDio \u00e8 in me\u00bb<\/i> dice Anna nel film). Dopo non rimane altro tempo se non quello per il sacrificio agito e condiviso con Marc: lo sparo che penetra i corpi, nel finale in cima alle scale, \u00e8 rappresentazione dell&#8217;amore\/odio che governa il mondo, uno stupro, violento e definitivo, che non genera n\u00e9 speranza n\u00e9 futuro ma solo caos e distruzione. Se muore la coppia muore anche il mondo.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo in <i>Szamanka<\/i> \u00e8 chiara l\u2019urgenza (dicotoma a <i>Possession<\/i>) di raccontare una \u201cri-nascita\u201d (dal comunismo? dall\u2019orrore dell\u2019esistenza?) che inizia dalla fine di tutto: una notte eterna, un\u2019esplosione atomica, il bagno di sangue che d\u00e0 origine ad una \u201cnuova\u201d vita. Il mezzo \u00e8 la macchina da presa, che nelle mani di Zulawski diventa un bisturi per incidere sulla carne viva e palpitante dell\u2019esistenza. I carrelli, frenetici ed elicoidali che percorrono <i>Possession<\/i>, sviscerano brutalmente l\u2019intimo (sia fisico che psicologico) di Anna, mentre in <i>Szamanka<\/i>, Zulawski usa per la prima volta la steady-cam: uno strumento che nelle sue mani restituisce allo spettatore una \u201cfolle visione\u201d ipnotica e ondivaga: penetra il mondo, circuisce gli oggetti, violenta, soffoca e brutalizza i corpi, diventando essa stessa personaggio tentacolare e \u201cmostruoso\u201d che, come un occhio alieno descrive le bruttezze e il degrado del mondo. <\/p>\n<p>La tecnica in <i>Szamanka<\/i> non \u00e8 mai fine a se stessa, ma \u00e8 finalizzata a sviscerare, svelare, violentare la realt\u00e0. Il profluvio di carrelli intrecciati ad un utilizzo \u201cpanico\u201d della steady-cam determina uno stato cinetico permanente che ben si coniuga con l&#8217;isteria della messa in scena. In questo moto perpetuo, orchestrato sempre tra alto e basso (mediante l&#8217;utilizzo contrappuntante delle scale) si aprono improvvisi squarci di fissit\u00e0 in cui esplodono primi piani violenti e conturbanti di volti lacerati dal dolore, madidi di sudore, imbrattati di saliva e di sperma. In <i>Szamanka<\/i> c&#8217;\u00e8 posto per tutto e per il contrario di tutto, e persino un semplice bacio deve essere \u201cprofanato\u201d con la donna che sputa la sua saliva sulla bocca dell&#8217;uomo (accogliendo il suo invito) per poi leccarla avidamente, perch\u00e9 nella follia degenerativa della possessione l&#8217;essere umano \u00e8 ridotto al suo stato primordiale di \u201cbestia\u201d indemoniata che agisce tramite comportamenti animaleschi, sempre compulsivi e feroci. Il Male \u00e8 nel mondo e dentro l&#8217;essere umano, ed \u00e8 inestirpabile; Zulawski, lo dimostra, anche rifacendosi a San Paolo, perch\u00e9 compatisce i suoi \u201cmostri\u201d, ma prova ribrezzo per la follia intesa come abbandono alla tentazione del Male. <i>(Continua)<\/i><\/p>\n<p>\n<i>Fabrizio Fogliato<\/i><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=21114\">leggi la seconda parte<\/a><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/Andrzej_Zulawsk_05_szamanka.jpg\" alt=\"\" title=\"Andrzej_Zulawsk_05_szamanka\" width=\"620\" height=\"349\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21037\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"3\"><b>Possession<\/b><\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n<b>regia<\/b>: Andrzej Zulawski<br \/>\n<b>sceneggiatura<\/b>: Andrzej Zulawski, Frederic Tuten<br \/>\n<b>fotografia<\/b>: Bruno Nuytten<br \/>\n<b>montaggio<\/b>: Marie-Sophie Dubus e Suzanne Lang-Willar<br \/>\n<b>musiche<\/b>: Andrzej Korzynski<br \/>\n<b>scenografia<\/b>: Holger Gross<br \/>\n<b>costumi<\/b>: Ingrid Zor\u00e9<br \/>\n<b>produttore<\/b>: Marie-Laure Reyre<br \/>\n<b>interpreti<\/b>: Isabelle Adjani (Anna\/Helen), Sam Neill (Mark), Margit Carstensen (Margit Gluckmeister), Heinz Bennent (Heinrich), Johanna Hofer (madre di Heinrich), Carl Duering (Detective), Shaun Lawton (Zimmermann)<br \/>\n<b>casa di produzione<\/b>: Gaumont<br \/>\n<b>paese<\/b>: Francia, Germania Ovest<br \/>\n<b>anno<\/b>: 1981<br \/>\n<b>durata<\/b>: 127&#8242;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><\/font><font face=\"Arial\" size=\"3\"><b>Szamanka (La sciamana)<\/b><\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n<b>regia<\/b>: Andrzej Zulawski<br \/>\n<b>sceneggiatura<\/b>: Manuela Gretkowska<br \/>\n<b>fotografia<\/b>: Andrzej Jaroszewicz<br \/>\n<b>montaggio<\/b>: Wanda Zeman<br \/>\n<b>musiche<\/b>: Andrzej Korzynski<br \/>\n<b>interpreti<\/b>: Boguslaw Linda (Michal), Iwona Petry (L&#8217;italiana), Piotr Machalica (Padre di Anna), Agnieszka Wagner (Anna), Pawel Burczyk (Marcin), Tomasz Piernasz-Strus (Padre dell&#8217;Italiana), Piotr Wawrzynczak (Il prete)<br \/>\n<b>case di produzione<\/b>: Alhena Films, Canal+ Polska<br \/>\n<b>paese<\/b>: Polonia, Francia, Svizzera<br \/>\n<b>anno<\/b>: 1996<br \/>\n<b>durata<\/b>: 110&#8242;<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/Andrzej_Zulawsk_01.jpg\" alt=\"\" title=\"Andrzej_Zulawsk_01\" width=\"620\" height=\"385\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21034\" \/><\/p>\n<p><\/font><font face=\"Arial\" size=\"3\"><b>Andrzej &#379;u&#322;awski | Filmografia<\/b><\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>1971 &#8211; <b>La terza parte della notte (Trzecia czesc nocy)<\/b><br \/>\n1972 &#8211; <b>Diabel (Il diavolo)<\/b><br \/>\n1975 &#8211; <b>L&#8217;important c&#8217;est d&#8217;aimer (L&#8217;importante \u00e8 amare)<\/b><br \/>\n1976\/88 &#8211; <b>Na srebnym globie (Sul globo d&#8217;argento)<\/b><br \/>\n1981 &#8211; <b>Possession<\/b><br \/>\n1984 &#8211; <b>La femme publique<\/b><br \/>\n1985 &#8211; <b>Amour braque &#8211; Amore balordo (L&#8217;Amour braque)<\/b><br \/>\n1987 &#8211; <b>Na srebrnym globie (Sul globo d&#8217;argento)<\/b><br \/>\n1989 &#8211; <b>Mes nuits sont plus belles que vos jours (Le mie notti sono pi\u00f9 belle dei vostri giorni)<\/b><br \/>\n1989 &#8211; <b>Boris Godunov<\/b><br \/>\n1991 &#8211; <b>La Note bleue (La nota blu)<\/b><br \/>\n1996 &#8211; <b>Szamanka (La sciamana)<\/b><br \/>\n2000 &#8211; <b>La Fid\u00e9lit\u00e9<\/b><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andrzej Zulawski Euroisterika: l\u2019insostenibile leggerezza della follia nella vecchia e nuova Europa prima parte \/\\\/\\\/\\\/\\\/ leggi la seconda parte a cura di Fabrizio Fogliato Il cinema di Andrzej Zulawski incrocia pericolosamente la follia soggettiva e la folle visione, perch\u00e9 il suo \u00e8 un cinema asimmetrico in cui la patologia e la normalit\u00e0 sono entit\u00e0 indistinguibili. 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