{"id":21346,"date":"2012-05-10T20:41:05","date_gmt":"2012-05-10T18:41:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=21346"},"modified":"2012-07-04T16:08:56","modified_gmt":"2012-07-04T14:08:57","slug":"torst-sete-ingmar-bergman","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=21346","title":{"rendered":"T\u00f6rst (Sete) > Ingmar Bergman"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/sete_01.jpg\" alt=\"\" title=\"sete_01\" width=\"620\" height=\"435\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21347\" \/><\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" style=\"font-size: 16pt\"><b>T\u00f6rst (Sete)<\/b><\/font><font size=\"2\" face=\"Georgia\"><br \/>\nregia di Ingmar Bergman (Svezia\/1949)<br \/>\nrecensione a cura di Leonardo Persia<\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>Aver sete. E l\u2019acqua che il film offre, gi\u00e0 nei titoli di testa, su musica minacciosa di Erik Nordgren, \u00e8 un mulinello vorticoso che porta gi\u00f9, sempre pi\u00f9 a fondo. Sete d\u2019amore e amore-inferno, segnato dal serpente tentatore, quello incontrato dalla coppia Rut e Raoul, immersi nella beatitudine estiva di barca, mare, fondo d\u2019acqua, tuffi e passeggiata nel bosco: l\u2019estate bergmaniana. Dura un istante. E a essa segue immediatamente il risveglio, la rovinosa cacciata dal paradiso.<\/p>\n<p>L\u2019uomo, un tenente, \u00e8 sposato, in quanto uno \u00abdella sua et\u00e0, senza moglie e figli sarebbe rovinato\u00bb e immediatamente lo si mostra per quel che davvero \u00e8: tremendamente ipocrita, maschilista, ottuso, moralista (per gli altri). Non vuole scenate dalla moglie che ha scoperto la tresca con Rut, \u00abvoglio ordine e disciplina\u00bb, giustificandosi col fatto che \u00abun uomo sano deve avere due donne. Ci sono dei poveracci che ne hanno anche di pi\u00f9: uno scandalo. No, due \u00e8 il numero giusto: pu\u00f2 durare tutta la vita\u00bb. Quando l\u2019amante gli confessa di essere incinta, mette in dubbio, tipica situazione bergmaniana, che il bimbo possa essere suo. Le d\u00e0 della sgualdrina, costringendola ad abortire e, come conseguenza, altra situazione tipica del regista, ad essere contagiata dal male. La scelta coster\u00e0 infatti alla ragazza una irreversibile sterilit\u00e0, annunciata da un primo piano di lei in lacrime, riversa sul letto d&#8217;ospedale, Bergman gi\u00e0 maggiore.<\/p>\n<p>Sete congiunge, con la sceneggiatura di Hebert Grevenius, quattro novelle di Birgit Tengroths, per mostrare che \u00absiamo uniti l\u2019uno all\u2019altra come anelli di una catena\u00bb. Non soltanto la coppia principale, Rut (Eva Henning) e Bertil (Birger Malmsten), borghesi in crisi perpetua, ma anche le loro rifrangenze. Gli amori precedenti (Rut-Raul; Bertil-Viola), gli amori degli amori (Viola, preda di uomini e donne satanici), gli incontri casuali, altamente simbolici (gli affamati alla stazione; i controllori sul treno). Il male, il peccato sono contagiosi ed estesi: (con)dannano chiunque. E l&#8217;opera, immersa in una struttura complessa quanto scorrevole, sa dare una forma adeguata a tale dannazione, con una regia di grande controllo e risultato, innovativa e ingegnosa, ricca di idee che segneranno il futuro bergmaniano e anche quello dei suoi allievi (Woody Allen, con le sue storie a intarsio).<\/p>\n<p>La nevrosi dei personaggi ha un\u2019evidente, imitatissima, cifra drammatica. Tutti sono presi da sete o fame ossessiva e compulsiva. Ognuno ha le mani occupate, intento a sgranocchiare o fare qualcosa, fumare una sigaretta, bere acqua o alcool, leggere un giornale per riflesso condizionato, con un ritmo frenetico che richiama l\u2019acqua vorticosa dei titoli, il suo girare a vuoto. Dopo di essa, il film introduce l\u2019idea dell\u2019approdo, estendendola dalle barche alle case, dalle case alla coppia. Si tratta di una calma e di una soluzione apparenti.<\/p>\n<p>In una stanza d\u2019albergo, i giovani marito e moglie del film sono messi l\u2019uno contro l\u2019altro da una disposizione dei letti che oppone le rispettive testiere. Con un bellissimo piano sequenza, quasi senza parole, tutto viene spiegato perfettamente. Lei si desta di colpo, taglia un\u2019unghia, inforca gli occhiali, prende un giornale, lo butta via, accende una sigaretta, scende dal letto, tenta di svegliare con astio il marito, lava freneticamente i denti, si guarda allo specchio del bagno (e la macchina da presa stringe sullo specchio), torna in camera. Entra un uomo che si \u00e8 sbagliato di stanza, lei lo segue attraverso la porta a mezz\u2019asta, accende un\u2019altra sigaretta, gira attorno, mordicchia un avanzo di colazione, mette un cuscino sotto la testa del marito, sorride, si alza, prepara le valigie, fa cadere la valigia, il marito si sveglia brusco, lei si rimette a letto, guarda nel vuoto.<\/p>\n<p>Bergman predilige una scrittura filmica dove, flashback e situazioni a parte, si mantiene una continuit\u00e0 di azione, luogo, sguardi. Il gioco tra i dettagli, le parole affilate, la perlustrazione degli spazi segnati da claustrofobia, ampi o stretti che siano, \u00e8 gi\u00e0 da maestro. Un giovane Truffaut vi vide l\u2019influenza di Hitchcock, nella tenitura ad oltranza dei dialoghi, nella mobilit\u00e0 della macchina da presa.<\/p>\n<p>Dopo la sequenza d\u2019apertura di cui sopra, che si dissolve nel flashback di lei, la sua storia con Raoul, si ritorna nella stessa camera d\u2019albergo, ma da un\u2019angolazione opposta (il marito sulla sinistra, la moglie sulla destra). Eccentrico controcampo Bergman, di un film dove la contrapposizione \u00e8 soprattutto omologazione, un gioco di specchi, oltre che di riflessi. Si parla di fusione amorosa, di Aretusa che divenne sorgente per congiungersi al dio del fiume Alfeo, per sottolinearne scettici l\u2019irrealt\u00e0 mitologica, visto che, nei rapporti d&#8217;amore, si \u00e8 separati da un mare di lacrime e incomprensioni. Eppure, attraverso tale mare, ci son di mezzo il dire e il fare che unifica non solo chi si ama, ma gli esseri umani tutti.<\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/sete_02.jpg\" alt=\"\" title=\"sete_02\" width=\"620\" height=\"446\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21348\" \/><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>Alla stazione, su opposte ferrovie, c\u2019\u00e8 l\u2019incontro tra le due coppie, Rut e Bertil, Raoul e moglie, i primi di ritorno dall\u2019Italia, i secondi verso l\u2019Italia. Partenza e ritorno, come nei film precedenti, si equivalgono. Scopriremo che anche certi consigli affettuosi di Bertil a Rut (salvaguardare il cuore), erano gi\u00e0 stati dati a Viola. Quest\u2019ultima (interpretata dalla stessa Tengroths), rinfaccia a un diabolico psicanalista, presso il quale \u00e8 in cura, di ignorare cosa sia la sofferenza, stesso rimprovero che Rut muover\u00e0 nei confronti del marito. Nel suo presente di vedova, vediamo Viola circuita nevroticamente da Valborg (Mimi Nelson), lesbica infelice, evocata da un ricordo di Rut, che, proprio come Viola, era oggetto della passione proibita della donna, ai tempi in cui entrambe studiavano danza, sotto le grinfie di un\u2019insegnante con le stesse tendenze.<\/p>\n<p>Vittima attiva, vittima assalitrice, Viola si suicider\u00e0, dopo una serie di lezioni di disamore, condensate nel volto tristissimo e amaro di Valborg: assaggio di futuro, in un film che raggruppa tre o quattro unit\u00e0 temporali (presente, passato, futuro e\/o dimensione onirica). Bergman non inciampa sulla loro eterogeneit\u00e0, come accadeva a volte nei precedenti film. Ogni tassello compone il suo puzzle risolto (ma privo di risposte) sul mistero d\u2019amore, sulla sua contiguit\u00e0 delle componenti paradisiache e infernali, di positivo e negativo.<\/p>\n<p>Le scene da un matrimonio hanno la qualit\u00e0 registica di una screwball comedy hollywoodiana. Vedere, dopo il flashback di lei, il ritorno al presente. La donna prepara il t\u00e8. Iniziano futili battibecchi col marito sui soldi, sul fatto che lei beva troppo (poi, invece, che fumi in eccesso). La ragazza salta sul letto, urla, rompe tutto, la macchina volteggia con panoramiche a schiaffo, fluttuante e precisa. Un accenno a Viola rende gelosa la donna, che, per tentare sessualmente il marito, si spoglia, correndo poi sotto la doccia. A un\u2019apertura corrisponde una chiusura, a un sorriso un rimprovero, a un pianto una risata. Il film \u00e8 una ronde ininterrotta di stati d\u2019animo contrapposti che costituiscono gi\u00e0 l\u2019unit\u00e0 amorosa invano cercata dai personaggi.<\/p>\n<p>Quando la tensione \u00e8 al diapason di riso, pianto, affetto, disprezzo, amore, odio, l\u2019immagine si carica di una dimensione estetica ulteriore e lo schermo avvampa ed esplode, come gi\u00e0 in <i>Prigione<\/i>. La scena della coppia che si abbraccia dopo un litigio, tra il sibilo del treno, e preceduta dal vetro della porta che riflette lui tra il fumo e l\u2019intermittenza di luce e buio, sta al film come il fotogramma bruciato star\u00e0 a <i>Persona<\/i>. Di nuovo, affiora la dimensione inconscia e oscura del desiderio di uccidere la propria moglie, accompagnata da suoni eterodossi e nero ammorbante, prima di materializzare il senso di colpa dell\u2019assassino onirico, che si vede contornato dai controllori.<\/p>\n<p>Tale epifania \u00e8 il giusto pendant dell\u2019altra apparizione, alla stazione, di poveri affamati, perlopi\u00f9 bambini, nei confronti dei quali Rut si prodiga materna ma sin troppo artefatta, segno di un dolore auto-costruito. \u201cSono cos\u00ec impegnati a sopravvivere che non hanno tempo per la vita spirituale. Si potrebbe addirittura invidiarli\u201d dice lui, esprimendo una maldestra nostalgia per uno stato di natura non ancora corrotto da una cultura-serpente che impedisce a uomini e donne di dissetarsi.<\/p>\n<p>Tra l\u2019incubo e il risveglio di Bertil, il suicidio di Viola \u00e8 incastonato come una perla cupa di un possibile futuro disperato. L\u2019altro gioiello, ulteriore contrapposizione, sar\u00e0 quello del monile siracusano con Aretusa, che dona la propria effige alla coppia decisa a riunirsi, perch\u00e9, soli e indipendenti sarebbe \u201cpeggio del nostro inferno. Almeno noi ci apparteniamo\u201d. Sovrapposta all\u2019abbraccio voluttuoso e sensuale dei due giovani, l&#8217;immagine di avvenuta fusione sfuma nel mare e le colline, il chiarore e l\u2019oscurit\u00e0.<\/p>\n<p><i>Leonardo Persia<\/i><\/p>\n<p>\n&nbsp;<\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/sete_03.jpg\" alt=\"\" title=\"sete_03\" width=\"620\" height=\"460\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21349\" \/><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p><\/font><font face=\"Arial\" size=\"3\"><b>T\u00f6rst (Sete)<\/b><\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n<b>Regia<\/b>: Ingmar Bergman<br \/>\n<b>Soggetto<\/b>: Herbert Grevenius tratto dall&#8217;omonimo romanzo di Birgit Tengroth<br \/>\n<b>Fotografia<\/b>: Gunnar Fischer<br \/>\n<b>Montaggio<\/b>: Oscar Rosander<br \/>\n<b>Musiche<\/b>: Erik Nordgren<br \/>\n<b>Orchestrazione<\/b>: Eskil Eckert-Lundin<br \/>\n<b>Suono<\/b>: Gustav Halldin, Lennart Unnerstad<br \/>\n<b>Scenografie<\/b>: Nils Svenwall<br \/>\n<b>Coreografie<\/b>: Ellen Bergman<br \/>\n<b>Titoli<\/b>: Alva Lundin<br \/>\n<b>Produttore<\/b>: Helge Hagerman<br \/>\n<b>Interpreti<\/b>: Eva Henning (Rut), Birger Malmsten (Bertil), Birgit Tengroth (Viola), Hasse Ekman (dottor Rosengren), Mimi Nelson (Valborg), Bengt Eklund (Raoul), Gaby Stenberg (Astrid), Naima Wifstrand (Miss Henriksson), Verner Arpe (bigliettaio tedesco), Calle Flygare (sacerdote), Sven-Eric (Gamble), Helge Hagerman (sacerdote), Else-Merete Heiberg (signora norvegese), Estrid Hesse (paziente), Gunnar Nielsen (medico assistente), Sif Ruud (vedova), Monica Weinzierl (ragazza sul treno)<br \/>\n<b>Casa di produzione<\/b>: Svensk Filmindustri<br \/>\n<b>Paese<\/b>: Svezia<br \/>\n<b>Anno<\/b>: 1949<br \/>\n<b>Durata<\/b>: 83&#8242;<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22268\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/speciale_bergman.jpg\" alt=\"\" title=\"speciale INGMAR BERGMAN\" width=\"400\" height=\"266\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22734\" border=\"0\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/speciale_bergman.jpg 400w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/speciale_bergman-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"center\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22268\">speciale INGMAR BERGMAN<\/a><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>T\u00f6rst (Sete) regia di Ingmar Bergman (Svezia\/1949) recensione a cura di Leonardo Persia Aver sete. 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