{"id":21682,"date":"2012-05-24T16:31:47","date_gmt":"2012-05-24T14:31:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=21682"},"modified":"2012-10-22T18:12:54","modified_gmt":"2012-10-22T16:12:54","slug":"till-gladje-verso-la-gioia-ingmar-bergman","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=21682","title":{"rendered":"Till gl\u00e4dje (Verso la gioia) > Ingmar Bergman"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21683\" title=\"Till gl\u00e4dje (Verso la gioia) | Ingmar Bergman\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/Verso_la_gioia_Bergman_01.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"433\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 16pt; font-family: Georgia;\"><strong>Till gl\u00e4dje (Verso la gioia)<\/strong><\/span><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><br \/>\nregia di Ingmar Bergman (Svezia\/1950)<br \/>\nrecensione a cura di Leonardo Persia<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\"><br \/>\n\u00c8 l\u2019opera che apre il decennio del riconoscimento bergmaniano, lancinante e sconosciuto capolavoro di \u201cmusica nel buio\u201d girato nell\u2019estate del 1949. <em>Till gl\u00e4dje<\/em> (Verso la gioia) \u00e8 un film d\u2019amore e un film sull\u2019amore. Il volto di Marta (Maj-britt Nilsson), dolcezza spalancata sull\u2019abisso, decostruisce il femminile agognato negato, spiega il melodramma dispiegandolo, \u00e8 un simbolo intenso di completezza del maschile incarnato da Stig (lo Stig Olin villain di <em><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=17347\">Crisi<\/a><\/em> e <em><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=20550\">Eva<\/a><\/em>, privato di baffi), timido e spaurito, buono. Tutti e due violinisti nell\u2019orchestra sinfonica di Helsingborg diretta da S\u00f6nderby (Victor Sj\u00f6str\u00f6m), figura paterna che li osserva, li contempla, sottolineando la profondit\u00e0 del legame. Godard rimase ammaliato dalla scena estiva in cui il vecchio, steso sull\u2019erba, guarda i due \u00abe pensa: &#8220;Come descrivere uno spettacolo cos\u00ec bello!&#8221;\u00bb.<\/span><\/p>\n<p>La voce off dell\u2019uomo stabilisce un momento di grande importanza, dove l\u2019arte arretra dinanzi alla vita, a una complessit\u00e0 sfuggente mai pienamente descrivibile. L\u2019uomo si dichiara fortunato a non dover essere uno scrittore, per tema di dar voce a tale indicibile sentimento, ma nel contempo, con una geniale opera di sottrazione (un carrello all\u2019indietro che prende pudicamente le distanze), l\u2019autore del film la esprime come meglio non si potrebbe.<\/p>\n<p>Da qui parte la progressiva limpidezza narrativa ed estetica dell\u2019opera bergmaniana, una spoliazione che ne accentuer\u00e0 tematiche e genio. Adesso ci sono ancora i movimenti di macchina sontuosamente articolati in gru e panoramiche per inseguire i voli dell\u2019orchestra; il montaggio che frana l\u2019azione direttamente in luoghi onirici, simbolici e pericolosi, dentro l\u2019Es, fuori dall\u2019Io. Ad esempio l\u2019ondata che irrompe tra l\u2019esecuzione dell\u2019<em>Inno alla gioia<\/em>, irruzione dell\u2019acqua come totalit\u00e0, elemento bergmaniano imprescindibile.<\/p>\n<p>L\u2019autore ha appreso definitivamente la tecnica e se ne serve, leggero e ispirato, per affacciarsi a uno smisurato orizzonte poetico, asciutto quanto pi\u00f9 audacemente esteso. Siamo lontani dal cinema letterario di cui hanno parlato i detrattori del cineasta. Spontaneit\u00e0, libert\u00e0 e respiro d\u2019esecuzione sono pre-nouvelle vague. Della scena dell\u2019arrivo alla stazione si ricorder\u00e0 Truffaut per <em>Jules e Jim<\/em>. E l\u2019imbastitura drammatica del dialogo tra gli amanti, che naturalizza (rende cinema) teatro e letteratura, far\u00e0 scuola nel moderno cinema francese, Demy e Lelouch compresi. Per non parlare del Godard matrimoniale, che spinger\u00e0 ancora pi\u00f9 a fondo il pedale dell\u2019acceleratore decostruttivo.<\/p>\n<p>L\u2019unione dei due sposi \u00e8 costruita come un\u2019iniziazione, altalena di prove, in sincronico riflesso con le prove musicali. E di simboli, occultati da una partitura visiva di stati d\u2019animo, dubbi paure resistenze, immessa nello stesso quid narrativo di <em><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=20550\">Eva<\/a><\/em>, il film di Molander scritto da Bergman due anni prima. Dominata da amore, morte e diavolo, l\u2019opera \u00e8 incorniciata (alla lettera) dalla morte e dalla vita, estensione dell\u2019unione amorosa tra contrari, \u201cmatrimonio\u201d tra divinit\u00e0 e il mondo, corpo e spirito, gioia e dolore. Forse la gioia-dolore del finale previsto e non realizzato de <em>Il silenzio<\/em>. Nel percorrere sette anni d\u2019esistenza della coppia, si articola in un lungo flashback, a sua volta frazionato nelle stagioni atmosferiche, chiaramente estendibili a quelle della vita.<\/p>\n<p>Apertura con la morte, quella di Marta, a seguito dell\u2019esplosione di una stufa a casa dei genitori. Scampano i figli gemelli della coppia, un bimbo e una bimba, anche se completamente illeso risulta soltanto il piccolo. La notizia giunge al marito durante le prove d\u2019orchestra. Dal capo di lui riverso sul tavolo, dissolto nell\u2019immagine e nel suono di un\u2019arpa, inizia a ritroso la storia, dal momento in cui i due si incontrarono in orchestra, assunti all\u2019unisono, con Stig sostituto di un defunto. La ragazza lo invita a casa per il compleanno, esortandolo a tagliare i capelli e a comprarle un regalo. Lui \u00e8 squattrinato, i soldi li mette lei, profferta non solo amorosa. In un negozio, colpito da un trenino elettrico, Stig acquista un orsetto di peluche per lei che ne resta incantata. Il doppio stupore costituisce il reciproco addio alla fanciullezza.<\/p>\n<p>Che si tratti di un rito di passaggio lo provano ulteriormente il taglio di capelli (poi ricresciuti troppo, noter\u00e0 Marta, appena prima della tragedia). l\u2019ingresso in una casa di iniziazione (clima orgiastico, prove di incontro\/scontro con gli altri), l\u2019incontro con il Male, costituito da un vecchio lercio, Mikael Bo (John Ekman), che gli offre la moglie giovane, Nelly (Margit Carlqvist), e da Marcel, untuoso e fastidioso collega coi baffi (Birger Malmsted) che, come il diavolo, gli appare allo specchio.<\/p>\n<p>L\u2019amore per Marta \u00e8 sancito da un urlo femmineo di lui, terrorizzato da un incubo post-sbornia, uscita non trionfale dal guscio. I sette anni della relazione indicano invece la completezza, elemento spirituale (il tre), pi\u00f9 quello terreno (il quattro), metafora della vita. La quaterna, in Bergman, \u00e8 chiusa, ancora una volta, dall\u2019elemento cupo che integra il micro\/macro-cosmo esistenziale. Anche il matrimonio \u00e8 da leggersi in questa chiave, <em>conjunctio<\/em> alchemica in cui dalla morte e dal dolore nasce nuova vita. I figli gemelli costituiscono i due lati dell\u2019esistenza, come l\u2019immagine finale del bambino indica un passo ulteriore verso il S\u00e9 trasmutato, completezza ulteriore.<\/p>\n<p>Quando a Marta cominciano a venire le doglie, Stig, campione del dubbio, dell\u2019indecisione e delle paure, si mette a letto inerte e spaventato. La donna commenta che, in certe antiche trib\u00f9, \u00e8 l\u2019uomo a incarnare il travaglio della moglie, urlando in sua vece e ricevendo i complimenti da parte della comunit\u00e0. Oltre a confermare una chiave di lettura poetico-antropologica dell\u2019insieme, la battuta evoca un mondo di negazione del femminile (della completezza) e di monocromaticit\u00e0 maschile (aspetto mutilato e limitato dell\u2019esistenza).<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/dulyYxJqrGE\" frameborder=\"0\" width=\"620\" height=\"465\"><\/iframe><\/p>\n<p>Anche altrove l\u2019uomo, da intendere quindi come essere non pienamente formato, aveva opposto le sue resistenze: alla gravidanza di lei, al matrimonio, al fallimento di un appena iniziata carriera di solista. \u201cNon mi capacito di chi sono\u201d aveva detto, ubriaco e timido, alla festa di compleanno di Marta. E, rimproverato da lei (\u00abQuando parlerai da uomo?\u00bb), doveva inevitabilmente intendere, lapsus acustico, superuomo. Il limite della vita \u00e8 credersi senza limite. Al culmine dell\u2019incanto amoroso, lei dice \u00ab\u00c8 estate, il sole splende, non abbiamo niente di cui preoccuparci\u00bb. Lui invece: \u00ab\u00c8 una splendida sensazione avere tutto davanti a s\u00e9. Non avere limiti\u00bb.<\/p>\n<p>Di sicuro, l\u2019immagine affezione di Marta, espressione di un cuore palpitante, al momento della promessa di matrimonio in chiesa, \u00e8 come se cancellasse i dubbi, la crisi. Spalanca la speranza, esprime l\u2019affacciarsi del nuovo in un mondo abbruttito e perduto nel timore e nell\u2019ignavia. Il primo piano dei due all\u2019ospedale, dopo il parto, ravvicinato e silenzioso, \u00e8 una delle pi\u00f9 tenere e profonde scene d\u2019amore mai viste al cinema. Ma inevitabilmente il mondo \u00e8 diviso tra Bene e Male. Gi\u00e0 il ricordo di un piccolo screzio invernale dei due da parte di S\u00f6nderby, bench\u00e9 futile e immediatamente risolto, \u00e8 un indizio.<\/p>\n<p>Il direttore d\u2019orchestra \u00e8 l\u2019angelo custode dei due, padre putativo su cui Stig sposta rancori e incapacit\u00e0, coscienza pulita che spinge il ragazzo all\u2019ambizione ma anche all\u2019umilt\u00e0 (\u00abnoi secondi siamo altrettanto necessari: niente api operaie, niente alveare\u00bb). All\u2019opposto, il trio malefico e lubrico, dove Stig trova rifugio, in fuga da s\u00e9 stesso. Scivolamento nell\u2019adulterio, nell\u2019horror, nella situazione demoniaca di ambiguit\u00e0 sessuale, costituita dallo smalto che Nelly mette alle unghie di Stig e all\u2019accenno di una partecipazione omosessuale di Marcel. L\u2019androginia, in Bergman, costituisce un rito di passaggio ulteriore, accesso a verit\u00e0 oscure, come quelle a cui accede il Max Von Sydow, vestito da donna, de <em>L\u2019ora del lupo<\/em>, o il bimbo de <em>Il silenzio<\/em>, truccato dai clown nani. La loro frequentazione spinge Stig a inquinare il rapporto con la moglie. A tradirla, picchiarla, lasciarla.<\/p>\n<p>Tuttavia questo \u00e8 ancora nulla rispetto a ci\u00f2 che ha in serbo il destino. L\u2019arrivo della morte, non a caso riservato all\u2019inizio e non alla fine del film, amplifica per\u00f2 l\u2019incanto e il mistero, prelude a una sorta di rinascita di lui, a \u00abuna gioia cos\u00ec grande, cos\u00ec speciale, che giace dentro il dolore e scompare senza un confine. Una gioia aldil\u00e0 di ogni comprensione\u00bb.<\/p>\n<p>A esprimersi cos\u00ec, il direttore d\u2019orchestra, prima delle prove. Stig, nonostante l\u2019infausto accadimento, non ha voluto sottrarsi. In platea, un solo, importante ascoltatore: il figlio Lasse. La personificazione del futuro e delle potenzialit\u00e0, come il mare a cui il protagonista di <em><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=20550\">Eva<\/a><\/em> consacrava il figlio appena nato. Sullo spartito, scorrono i sette fatidici anni della vita con Marta, i cui echi gioiosi e dolorosi sono amplificati dalla musica di Beethoven.<\/p>\n<p>Bergman miniaturizza interrogativi e stupori di tutta la storia dell\u2019umanit\u00e0 in un guscio di noce. Il corpo corruttibile, la sconfitta , la forza distruttiva di tempo e morte dischiudono la gioia e rivelano la verit\u00e0 del proprio posto nel mondo. Impossibile non rimanere commossi dal finale, che contemporaneamente interroga e annulla l\u2019intelligenza, dando piena estensione al sentimento. Una forza travolgente di emozioni contrastate. Il cuore si spezza. E si riempie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\"><em>Leonardo Persia<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21684\" title=\"Till gl\u00e4dje (Verso la gioia) | Ingmar Bergman\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/Verso_la_gioia_Bergman_02.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"400\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\"><br \/>\n<strong>Till gl\u00e4dje (Verso la gioia)<\/strong><\/span><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\"><br \/>\n<strong>Regia, soggetto, sceneggiatura<\/strong>: Ingmar Bergman<br \/>\n<strong>Fotografia<\/strong>: Gunnar Fischer<br \/>\n<strong>Montaggio<\/strong>: Oscar Rosander<br \/>\n<strong>Scenografia<\/strong>: Nils Svenwall<br \/>\n<strong>Trucco<\/strong>: Carl M. Lundh<br \/>\n<strong>Produttore<\/strong>: Allan Ekelund<br \/>\n<strong>Interpreti<\/strong>: Stig Olin (Stig Eriksson), Maj-Britt Nilsson (Marta Olsson), Victor Sj\u00f6str\u00f6m (S\u00f6nderby), Birger Malmsten (Marcel), John Ekman (Mikael Bro), Margit Carlqvist (Nelly Bro), Erland Josephson (Bertil), Ingmar Bergman (uomo in attesa)<br \/>\n<strong>Casa di produzione<\/strong>: Svensk Filmindustri<br \/>\n<strong>Paese<\/strong>: Svezia<br \/>\n<strong>Anno<\/strong>: 1950<br \/>\n<strong>Durata<\/strong>: 98&#8242;<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22268\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22734\" title=\"speciale INGMAR BERGMAN\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/speciale_bergman.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"266\" border=\"0\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/speciale_bergman.jpg 400w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/speciale_bergman-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22268\">speciale INGMAR BERGMAN<\/a><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Till gl\u00e4dje (Verso la gioia) regia di Ingmar Bergman (Svezia\/1950) recensione a cura di Leonardo Persia \u00c8 l\u2019opera che apre il decennio del riconoscimento bergmaniano, lancinante e sconosciuto capolavoro di \u201cmusica nel buio\u201d girato nell\u2019estate del 1949. 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