{"id":2188,"date":"2007-11-24T19:57:53","date_gmt":"2007-11-24T18:57:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=2188"},"modified":"2013-04-25T19:03:41","modified_gmt":"2013-04-25T17:03:41","slug":"albert-maysles-50-anni-di-cinema-verita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=2188","title":{"rendered":"Albert Maysles &#8211; 50 anni di cinema verit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-2193 aligncenter\" title=\"Albert Maysles01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/01xx.jpg\" alt=\"Albert Maysles01\" width=\"620\" height=\"645\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/01xx.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/01xx-288x300.jpg 288w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; font-family: Arial; color: black;\">Intervista a\u00a0<strong>Albert Maysles<\/strong> di\u00a0<strong>Roberto Rippa<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Foto di Albert Maysles di <a href=\"http:\/\/www.diblasi.ch\/\" target=\"_blank\">Donato Di Blasi<\/a><strong><a href=\"http:\/\/www.diblasi.ch\/\" target=\"_blank\"><\/a><\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><em>10 agosto 2005: nella sezione \u201cIn Progress\u201d del Festival Internazionale del Film di Locarno vengono presentati\u00a0<strong>Christo\u2019s Valley Curtain<\/strong> e\u00a0<strong>Running Fence<\/strong>, primi di una serie di documentari sul lavoro degli artisti Christo e Jeanne-Claude diretti dal regista americano Albert Maysles che verranno presentati in quei giorni. Il regista \u00e8 presente in sala, ha voglia di raccontare il suo lavoro e al termine della breve introduzione ai film d\u00e0 appuntamento a fine proiezione per un incontro durante il quale risponder\u00e0 alle domande del pubblico. L\u2019incontro non avr\u00e0 mai luogo in quanto i festival hanno tempi serrati e la sala deve essere liberata per la proiezione seguente.<br \/>\nMolti sono in sala perch\u00e9 interessati al lavoro di Christo; alcuni, e io tra loro, sono l\u00ec per Albert Maysles, il cui film\u00a0<strong>Salesman<\/strong>, visto anni prima di notte in televisione, mi ha colpito tanto da costituire a tutt\u2019oggi un ricordo indelebile.<br \/>\nIl mancato incontro lascia l\u2019amaro in bocca, quindi decido di chiedere un appuntamento con lui per parlare della sua carriera e della sua vita straordinaria. Dopo lunghe peripezie e l\u2019apparente impossibilit\u00e0 di raggiungerlo, riesco a ottenere il numero di telefono della ragazza che ha il compito di accompagnarlo nei vari impegni di quei giorni. Lei (ancora grazie!) gli \u00e8 accanto nel momento della mia telefonata e il colloquio viene organizzato in pochi secondi per il pomeriggio seguente.<br \/>\n\u00c8 difficile rendere a parole l\u2019incontro con un uomo straordinario, modesto e disponibile come spesso si narra siano tutti gli uomini davvero straordinari, che viene riconosciuto come l\u2019inventore del cosiddetto \u201cReality Cinema\u201d americano, l\u2019autore di eccezionali ritratti dedicati al suo Paese, a uomini importanti come Truman Capote, Marlon Brando, a grandi musicisti come i Rolling Stones ma anche a uomini comuni come i venditori porta a porta di bibbie, immortalati nel 1968 in\u00a0<strong>Salesman<\/strong>.<\/em><\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_2196\" style=\"width: 630px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2196\" class=\"size-full wp-image-2196\" title=\"Salesman01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/salesman-still2.jpg\" alt=\"Salesman01\" width=\"620\" height=\"317\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/salesman-still2.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/salesman-still2-300x153.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><p id=\"caption-attachment-2196\" class=\"wp-caption-text\">Salesman<\/p><\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><em>L\u2019intervista &#8211; ma in realt\u00e0 le domande lasciano spesso spazio a un lungo racconto &#8211; dovrebbe durare una ventina di minuti ma si protrarr\u00e0 per un\u2019ora. Albert Maysles ha le idee chiare sul cinema, sui temi sociali e storici ma mantiene nell\u2019incontro lo stesso atteggiamento che rivela attraverso i suoi film: quello di un uomo che fa un passo indietro lasciando che in primo piano siano le storie. Un uomo curioso di tutto, senza preconcetti, che non segue tesi precostituite. Un uomo che, parlando di suo fratello, con cui ha lavorato fino alla sua scomparsa avvenuta nel 1987, lo cita al presente perch\u00e9 sa che le loro opere rimarranno. Che quando parla dei suoi lavori, ne parla sempre al plurale, attribuendo pari dignit\u00e0 a ogni suo collaboratore, sempre citati nei crediti a suo pari. Albert Maysles \u00e8 l\u2019autore di una serie di film che anche tra cento anni non avranno perso un\u2019oncia della loro potenza nel raccontare un\u2019era e l\u2019animo umano, la politica e la vita sociale. Un uomo, classe 1926, che ha grande voglia di raccontare la sua opera e lo fa senza mai porsi in primo piano rispetto alle persone che ha raccontato nei suoi film.<br \/>\nInsomma, un uomo straordinario.<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Lei, con suo fratello David, scomparso nel 1987, \u00e8 considerato colui che ha sviluppato il cosiddetto \u201ccinema verit\u00e0\u201d. Dopo avere studiato psicologia a Boston, ha firmato il suo primo documentario\u00a0<em>Psychiatry in Russia<\/em> nel 1955. Cosa le ha fatto decidere di lavorare con questa particolare forma di cinema?<\/strong><br \/>\nCredo di essere una persona amante dell\u2019avventura e nel 1955 superare la Cortina di ferro per andare nell\u2019Unione Sovietica penso fosse un\u2019avventura. Cos\u00ec quando decisi che, essendo uno psicologo, avrei dovuto investigare sul tema della salute mentale, ho pensato che se l\u2019avessi fatto avrei dovuto registrare la mia esperienza per poi passarla ad altre persone. Inizialmente pensai che avrei fatto delle fotografie ma poi decisi che un film sarebbe stato meglio. Cos\u00ec mi feci prestare una cinepresa 16 millimetri, andai in Russia e girai il mio primo film.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Come riusc\u00ec a superare la cortina di ferro in quell\u2019epoca, considerando il fatto che lei \u00e8 americano?<\/strong><br \/>\nEra facile, malgrado la maggior parte delle persone non lo sapesse, ottenere un visto per studenti della durata di 30 giorni. Quando arrivai in Russia venni invitato a una festa dell\u2019ambasciata rumena, dove mi era stato detto che avrei potuto incontrare alcuni capi supremi russi. Cos\u00ec uno tra loro, uno davvero ai vertici, mi si avvicin\u00f2 con fare amichevole e mi diede il permesso.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>\u00c8 noto che agli inizi lei invent\u00f2 cineprese molto maneggevoli capaci di limitare la sensazione di intrusione. Come sono cambiate le reazioni delle persone alla cinepresa nel tempo e come questo eventuale cambiamento condiziona il suo modo di lavorare?<\/strong><br \/>\nRitengo che non ci si debba basare sul fatto che le persone possono modificare il loro comportamento, penso ci si debba basare sul fatto che le persone preferiscono aprirsi piuttosto che mantenere un segreto. Questo ha a che vedere con la natura umana: le persone sentono il bisogno di essere riconosciute per quello che sono e cos\u00ec, se le avvicini senza importi, proveranno questa sensazione di riconoscimento, che \u00e8 fondamentale, e quindi coopereranno pienamente. \u00c8 cos\u00ec che mi sono sempre garantito l\u2019accesso alla gente.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Quindi non ha mai incontrato difficolt\u00e0 nell\u2019ottenere le risposte vere, quelle sincere\u2026<\/strong><br \/>\nPotrei averne, per esempio, con il governo. Prima della guerra in Irak , quando i soldati erano riuniti in Kuwait e nel sud dell\u2019Arabia, ho chiesto al governo americano di poterli raggiungere per stare con due o tre di loro per uno o due giorni ma non ho ottenuto l\u2019autorizzazione. Questo \u00e8 il tipo di situazione che pu\u00f2 fermarmi, altrimenti ho sempre avuto grande facilit\u00e0 nell\u2019accedere a ci\u00f2 che desidero.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_2195\" style=\"width: 630px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2195\" class=\"size-full wp-image-2195\" title=\"Gimme Shelter01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/gimme-shelter.jpg\" alt=\"Gimme Shelter01\" width=\"620\" height=\"921\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/gimme-shelter.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/gimme-shelter-201x300.jpg 201w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><p id=\"caption-attachment-2195\" class=\"wp-caption-text\">Gimme Shlelter<\/p><\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Lei ha girato documentari su diversi temi: tra i tanti, su musicisti (<em>Gimme Shelter<\/em> sui Rolling Stones, v. biografia), gente comune (<em>Salesman<\/em>), artisti (la serie di film dedicati a Christo e Jeanne-Claude). Cosa la guida nella scelta di un progetto su cui lavorare?<\/strong><br \/>\nCredo che, se guardo al passato, si sia trattato nella maggior parte dei casi, di fortuna. Quando ho girato\u00a0<em>Gimme Shelter<\/em> sui Rolling Stones, fu un mio amico, che li aveva conosciuti, a dirmi che sarebbero giunti a New York il giorno seguente per iniziare il loro tour americano. Quindi bussai alla loro porta e li incontrai. Io e mio fratello andammo al concerto e decidemmo di fare il film. Per quanto riguarda i Beatles, la storia \u00e8 un po\u2019 particolare: un giorno ricevetti una chiamata dalla televisione inglese Granada. Mi dissero che i Beatles sarebbero giunti a New York due ore dopo e chiesero se avremmo voluto fare un film su di loro. Mi voltai verso mio fratello, perch\u00e9 io non sapevo chi fossero i Beatles e lui invece si, parlammo insieme al telefono, chiudemmo l\u2019accordo e ci precipitammo all\u2019aeroporto proprio mentre il loro aereo stava atterrando e passammo tutta la settimana successiva con loro. Abbiamo fatto\u00a0<em>Grey Gardens<\/em> (2), che parla di due donne solitarie e che nacque da un altro film che stavamo progettando sulla sorella di Jackie Onassis. Quando lei ce le fece conoscere, ci accorgemmo che quello era il vero film da fare, cos\u00ec decidemmo di girare un lungometraggio su queste due donne. Incontri casuali\u2026<br \/>\nAbbiamo anche girato un certo numero di film sulla musica classica e questi furono fatti grazie a un agente che lavorava per Ozawa (3) e Jessie Norman (4), per esempio\u2026<br \/>\n\u00c8 accaduto cos\u00ec.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Quali sono le differenze, per lei in quanto regista, tra girare un documentario che abbia per tema la gente comune o un artista?<\/strong><br \/>\nOh, \u00e8 la stessa cosa. Tentiamo di avvicinarci quanto pi\u00f9 possibile alla gente che filmiamo. Guardo sempre dietro le quinte per stabilire il contatto pi\u00f9 stretto e capire la personalit\u00e0, le relazioni umane cos\u00ec come la musica.<br \/>\nPer esempio, non \u00e8 un segreto che le pubblicit\u00e0 televisive siano nella maggiore parte dei casi degli insuccessi perch\u00e9 non sono accessibili al livello pi\u00f9 alto della comunicazione, ossia da una persona all\u2019altra. Nelle pubblicit\u00e0 per le automobili, per esempio, le vedi andare a gran velocit\u00e0 ma non c\u2019\u00e8 un contatto umano per lo spettatore, cos\u00ec la vedi e immediatamente sparisce dalla mente. Se girassi una pubblicit\u00e0 per la televisione per un\u2019automobile, mi metterei dietro al volante con il guidatore per filmare ci\u00f2 che costituisce davvero l\u2019esperienza della guida, cosa significhi avere il controllo dell\u2019automobile. Questo accade perch\u00e9 i pubblicitari non capiscono l\u2019importanza del fattore umano, perch\u00e9 pensano addirittura che l\u2019inserimento del fattore umano possa distogliere l\u2019attenzione dal prodotto quando \u00e8 proprio il fattore umano ci\u00f2 che ci fa entrare in contatto con il prodotto.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Perch\u00e9 allora scelgono di usare sempre lo stesso approccio al prodotto?<\/strong><br \/>\nCredo che le agenzie pubblicitarie siano pi\u00f9 preoccupate di realizzare pubblicit\u00e0 che siano molto costose. Filmando secondo uno stile documentaristico arriveresti a giustificare una spesa di 50&#8217;000, 100&#8217;000 dollari ma certo non 300&#8217;000. Spendono in fotografia molto costosa ma questa fotografia non ha nessuna arte, nessuna poesia, nessuna comunicazione dietro di s\u00e9.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Lei ha anche lavorato come direttore della fotografia per altri registi\u2026<\/strong><br \/>\nSi, per Jean-Luc Godard (5), Orson Welles\u2026 Abbiamo fatto un film su di lui che parla del film che avremmo voluto fare. E poi c\u2019\u00e8 un film che si intitola\u00a0<em>Searching for Bobby Fisher<\/em>(6). Il regista mi chiam\u00f2 per girare alcune scene e diventammo buoni amici. Alla fine lui e il direttore della fotografia furono d\u2019accordo, una volta viste le mie scene, di modificare il loro modo di girare il resto del film.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Come \u00e8 stata la sua esperienza con Godard?<\/strong><br \/>\nOh, \u00e8 stata meravigliosa. Lui ha capito meglio di chiunque altro come usare la fotografia da documentario. Cos\u00ec ci\u00f2 che faceva era fare s\u00ec che gli attori sapessero la loro parte e che tutto fosse illuminato nel giusto modo. Non c\u2019era niente da fare per me per le scene. Non sapevo neppure cosa sarebbe successo, cos\u00ec entravo in scena e filmavo e basta. Era una lunga ripresa dopo l\u2019altra.<br \/>\nQuando fai il montaggio, anche nel migliore dei montaggi, c\u2019\u00e8 sempre una sorta di artificialit\u00e0 che ha a che fare con il passare da un taglio all\u2019altro. Penso che quando la camera filma in piano sequenza senza stacchi, lo spettatore si senta di essere pi\u00f9 in controllo di quanto sia quando il montaggio \u00e8 curato da un montatore. L\u2019approccio di Eisenstein al montaggio ha introdotto quell\u2019artificialit\u00e0 che viene negata dal lavoro di ripresa di un documentarista con le sue riprese continue. Per esempio nel cinema di Hollywood filmi un primo piano poi passi a un campo pi\u00f9 ampio, un totale, e quindi anche il montaggio \u00e8 pi\u00f9 facile ma non \u00e8 questo il modo in cui la gente vede le cose normalmente e quindi risulta meno credibile.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Lei ha anche realizzato documentari su alcuni registi. Quali sono i registi che pi\u00f9 ama?<br \/>\n<\/strong>Conosco Scorsese da molti anni. Lui \u00e8 un regista che apprezza molto i documentari, ne ha girati alcuni lui stesso. Ricordo che stava girando uno dei suoi documentari e ci chiese di darci un\u2019occhiata. Lui \u00e8 tra i miei preferiti. Mi piacciono anche Wes Anderson (7) e Jane Campion (8). A dire il vero, i film che preferisco sono ancora i neo-realisti italiani come<em>La strada<\/em> (9). Sono tuttora i miei preferiti. Forse anche perch\u00e9 sembrano documentari\u2026<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Negli ultimi 50 anni, lei ha raccontato molto del suo Paese, attraverso i suoi documentari, a volte scegliendo un approccio diretto, altre volte meno. Cos\u2019\u00e8 cambiato principalmente nel suo modo di girare film?<\/strong><br \/>\nFondamentalmente il modo non \u00e8 cambiato. Il grande cambiamento ha avuto luogo cinque anni dopo avere girato il mio documentario in Russia, quando ebbi modo di usare un equipaggiamento pi\u00f9 sofisticato per girare. Si trattava sempre di grosse cineprese ma potevo tenerle sulle spalle, senza avere bisogno di un treppiede. La pellicola era pi\u00f9 sensibile e quindi non avevo pi\u00f9 bisogno di usare luci e quindi tutto ci\u00f2 che era necessario avere erano due persone: una per il suono, in questo caso mio fratello, e una alla camera. Praticamente potevo filmare qualsiasi cosa.<br \/>\nOra fare questo, e anche di pi\u00f9, \u00e8 addirittura pi\u00f9 semplice perch\u00e9 ci sono camere dal costo di due o tremila dollari che non devi pi\u00f9 portare sulla spalla, cos\u00ec gli occhi sono liberi di guardare non solo ci\u00f2 che stai riprendendo ma anche cosa potresti riprendere di l\u00ec a poco. Ora, invece di usare pellicola molto costosa, si usano cassette della durata di un\u2019ora che costano tre dollari e durano un\u2019ora, che permettono di evitare interruzioni nelle riprese per caricare la pellicola. Ci ho pensato molto quando sono passato dalla pellicola al digitale e mi sono venute alla mente trenta buone ragioni per passare dal 16mm alla nastro e credo che ognuna di esse giustificasse il passaggio. La qualit\u00e0 non \u00e8 pari al 35 o al 70 mm ma ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 importante nel cinema documentario non \u00e8 la qualit\u00e0 della produzione ma il suo alto valore poetico, se vogliamo chiamarlo cos. Il valore del potere filmare la vita senza interferire con essa.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>A proposito di\u00a0<em>Salesman<\/em>, credo racconti molto sulla gente delle aree provinciali degli Stati Uniti, e non parlo solo dei venditori che si vedono nel film. Se lo girasse oggi, cosa pensa che potrebbe trovare di diverso?<\/strong><br \/>\nIn quel tempo, nel 1968, c\u2019erano quattromila persone, tutti uomini, che vendevano la Bibbia in tutto il Paese. Ora quella gente non esiste pi\u00f9. Non credo che la Bibbia venga ancora venduta porta a porta. Sembra strano ma il metodo di vendita porta a porta si \u00e8 trasferito in Giappone, dove i venditori ambulanti vendono automobili<br \/>\nQuando ero al liceo, il venditore ambulante era esemplificato dal venditore di spazzole e scope, e io ero uno tra loro. Ho anche venduto enciclopedie porta a porta, per poter andare all\u2019universit\u00e0. Credo che ora le persone siano diventate pi\u00f9 scettiche, pi\u00f9 impaurite da chiunque si avvicini alle loro case. Quindi \u00e8 diventato pi\u00f9 difficile per un venditore entrare in casa di qualcuno, questo s\u00ec \u00e8 cambiato. Per\u00f2 la societ\u00e0 americana \u00e8 ancora una societ\u00e0 consumistica e capitalistica e la gente pensa che potrebbe fare qualsiasi cosa, esercitando il proprio potere di volont\u00e0. Cos\u00ec il nostro concetto di individuo svantaggiato era rappresentato nel 1968 dai venditori ambulanti. Noi, della classe inferiore, pensiamo ancora di appartenere alla classe media e di poter raggiungere la classe superiore se solo usiamo bene le nostre energie. Insomma, c\u2019\u00e8 ancora fiducia nel sistema capitalistico.<br \/>\nQuella che potrebbe essere una buona domanda sarebbe: \u201cSe volessimo rappresentare un tipo di personalit\u00e0 capitalista cosa mostreremmo oggi?\u201d. Non il venditore di Bibbie. Dovrei pensarci\u2026 certo, per quell\u2019epoca\u00a0<em>Salesman<\/em> ha colto probabilmente meglio di ogni altro film che cosa \u00e8 l\u2019America e sarebbe interessante pensare quale potrebbe essere questa materia al giorno d\u2019oggi. Dovrei pensarci un poco.<br \/>\nNel frattempo sto ancora realizzando film sul lavoro di Christo. In un certo senso, Christo e Jeanne-Claude rappresentano qualcosa di molto americano. Non so se potrebbero realizzare il loro lavoro altrove. Uno dovrebbe chiedersi: \u201cCome possono due persone raggiungere obiettivi cos\u00ec alti quando i poteri tradizionalisti della societ\u00e0 sono contro di loro anzich\u00e9 al loro fianco?\u201d. Per realizzare ognuno dei loro progetti devono lottare contro il governo, il sistema e I politici. In questo senso sembrano impersonare il venditore porta a porta che \u00e8 solo come lo sono certamente loro. Quando io e mio fratello giriamo un film (Albert Maysles parla sempre di suo fratello al presente. Ndr) siamo soli. \u00c8 molto importante per noi poter mantenere la nostra indipendenza nel girare i nostri film, nel girarli esattamente come li vogliamo senza doverci conformare alle formule che i network televisivi ritengono giusti per i loro spettatori. In America \u00e8 certamente molto difficile mantenere questo tipo di indipendenza e ottenere il sostegno dei network televisivi. Loro capiscono solo il loro modo di concepire il personaggio e cos\u00ec si perde la propria indipendenza, ossia il potere pi\u00f9 importante che abbiamo.<br \/>\nSiamo stati in grado di mantenere la nostra indipendenza lavorando con una particolare rete televisiva: la Home Box Office (HBO). Abbiamo realizzato tre film per loro e stiamo realizzando il quarto:\u00a0<em>The Gates<\/em>. Ma le reti commerciali, ABC, CBS, NBC e CNN non sono nemmeno interessate a lavorare con indipendenza e quindi non c\u2019\u00e8 nulla che possa fare con loro, nemmeno in collaborazione con loro. Nulla su cui potrebbero essere d\u2019accordo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Ritengo che i suoi documentari abbiano una forte valenza politica, anche se scelgono di non essere politici in maniera esplicita. Oggi per\u00f2 i documentari sono sempre pi\u00f9 espliciti nella loro visione politica delle cose\u2026<\/strong><br \/>\nNon \u00e8 una buona cosa. Ritengo che l\u2019opera d\u2019arte pi\u00f9 potente sia quella che non si occupa di un tema, di un problema. Guarda un ritratto di Rembrandt\u2026dove sta il problema? O Shakespeare\u2026dov\u2019\u00e8 il problema? Questi sono artisti e scrittori che non sottomettono il loro lavoro a un punto di vista. Purtroppo gli autori di documentari stanno sempre pi\u00f9 spesso sottomettendosi a un punto di vista specifico, cos\u00ec la forma del documentario offre loro la possibilt\u00e0 di fare propaganda pi\u00f9 che diventare un lavoro di scoperta. E la propaganda perde in capacit\u00e0 di raccontare la verit\u00e0. Quando vedi un film come\u00a0<em>Salesman<\/em>, sia il modo di girare che il montaggio sono fatti con la mente aperta. Non tenta di mostrare nessuno migliore, peggiore o diverso da ci\u00f2 che \u00e8. Questo \u00e8 ci\u00f2 che rende il film valido anche a lunga distanza. Ora, a quarant\u2019anni di distanza, \u00e8 tanto vero quanto lo era quando \u00e8 stato girato. E la stessa cosa si potrebbe dire su\u00a0<em>Gimme Shelter<\/em> e\u00a0<em>Grey Gardens<\/em>. Questo \u00e8 ci\u00f2 che preferisco: girare senza una tesi precostituita. Per\u00f2 posso capire l\u2019utilit\u00e0 di girare film che possano persuadere le persone. Avrei trovato piacevole girare un film che avesse convinto le persone a sostenere il partito democratico contro questo Bush e ancora oggi, se saltasse fuori qualcosa che aiutasse a gettare luce sull\u2019amministrazione, ne farei un documentario.<br \/>\nOra sto girando un film, un film che parte da una tesi, sull\u2019antisemitisimo. Da ottocento anni circola la diffusa e falsa convinzione che gli ebrei uccidevano i bambini cristiani per usarne il sangue nelle loro celebrazioni. Ci fu un processo nel 1913 a Kiev su questo e sto girando un documentario proprio sull\u2019argomento, che arriva fino al momento attuale di antisemitismo, che trae origine da questa calunnia sul sangue. La hezbollah, per esempio, non ci sono basi reali per questa accusa, e penso che il film possa rispondere a queste accuse dicendo la verit\u00e0 sul tema. Questo \u00e8 un film cui mi sto dedicando molto.<br \/>\nC\u2019\u00e8 una chiesa in Polonia, una chiesa cattolica, e al suo interno c\u2019\u00e8 un grande dipinto rinascimentale che \u00e8 impossibile, entrando in chiesa, non notare. Mostra una mezza dozzina circa di ebrei, uomini duri con nasi lunghi e barbe bianche, che circondano un gruppo di uomini e un bambino che vengono torturati e perdono tutto il loro sangue, il quale viene raccolto da uno di loro.<br \/>\nCi sono molte implicazioni non solo con la chiesa ma con il Vaticano sotto il signor Ratzinger ma non \u00e8 stato fatto nulla a proposito del quadro, che infatti \u00e8 ancora l\u00ec. Sono stato alla chiesa di St. Mary (10) per filmare il quadro e il prete che era l\u00ec mi spieg\u00f2 tutto sul quadro senza menzionare che gli ebrei non hanno mai fatto ci\u00f2 che viene rappresentato e non c\u2019\u00e8 alcun modo di capire dal quadro che si tratta di un\u2019immagine falsa. Quel prete ora \u00e8 il Papa.<br \/>\nQuesto \u00e8 un esempio di cattiva condotta. L\u2019altro esempio riguarda l\u2019omosessualit\u00e0. Ho appena finito un film su una suora cattolica, che \u00e8 una cattolica devota e che ha lavorato con gli omosessuali. La chiesa per\u00f2, nella persona di Ratzinger, le ha imposto il silenzio. Quando lei si \u00e8 recata in Vaticano, e io sono andato con lei, ha bussato alla sua porta ma lui non le ha aperto, non le ha parlato.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>C\u2019\u00e8 una considerazione importante da fare: lei lavora prevalentemente negli Stati Uniti ma i suoi film hanno un significato ovunque. Questo significa che le situazioni non sono tanto diverse quanto siamo soliti pensare?<\/strong><br \/>\n\u00c8 cos\u00ec. Sebbene\u00a0<em>Salesman<\/em> parli dell\u2019America, chiunque vi si pu\u00f2 identificare grazie al suo speciale approccio documentaristico. La cosa meravigliosa che accade \u00e8 che non importa chi sei nel momento in cui guardi\u00a0<em>Salesman<\/em>: guardi quelle persone sullo schermo e sei quelle persone, ti trovi nella loro situazione, senti cosa si provi ad assere nei panni di una casalinga assediata da un venditore. Senti cosa significhi essere un venditore, persone che giorno dopo giorno sono confrontate con il fallimento. E ti senti triste per loro, ti commuovi. Non si tratta di quel tipo di intrattenimento dove ti senti coinvolto solo fino a un certo punto e poi dimentichi tutto. Ti senti coinvolto in un modo che ti legher\u00e0 per sempre al film. Non ti dimenticherai mai di quelle persone.<br \/>\nA film finito, ci fu una presentazione speciale per un centinaio di persone. A fine proiezione, il pubblico venne a congratularsi con me e mio fratello. Io avevo notato che in sala era rimasta una persona, una ragazza. Quando si alz\u00f2 e ci venne incontro, notai che aveva pianto. Notai anche quanto fosse bella. Mi voltai verso mio fratello e gli dissi:<em>Questa \u00e8 la donna per me<\/em>. \u00c8 mia moglie.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Davvero? \u00c8 stato davvero un film fortunato per lei\u2026<\/strong><br \/>\nSotto diversi punti di vista! Vedi, c\u2019\u00e8 un vantaggio aggiunto nel girare documentari\u2026<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>A proposito dei suoi documentari su Christo e Jaenne Claude che sta accompagnando a Locarno in questi giorni, cosa ha risvegliato all\u2019inizio il suo interesse in loro?<\/strong><br \/>\nIn un certo senso, rappresentiamo un\u2019unione perfetta perch\u00e9 le fotografie sulle loro opere potranno finire nelle case della gente o nei musei ma il loro lavoro non consiste nelle fotografie bens\u00ec sono eventi che hanno luogo nel mondo reale e, come in ogni documentario, non sappiamo mai cosa accadr\u00e0 pi\u00f9 tardi, cosa che rappresenta la qualit\u00e0 primaria della realt\u00e0. Quindi filmare le opere di Christo offre l\u2019opportunit\u00e0 di filmare l\u2019arte nel mondo reale. Questo ci rende compagni ideali e siamo stati in grado di produrre ottimi film perch\u00e9 la loro arte comprende anche temi politici e sociali.<br \/>\nCi\u00f2 che accade \u00e8 che talvolta, dopo molti anni di lavoro, quattro o cinque milioni di persone si avvicinano alle opere, ci si lasciano coinvolgere e questo coinvolgimento \u00e8 la materia perfetta per il film.<br \/>\nIl progetto\u00a0<em>The Gates<\/em> (11) coinvolge quattro o cinque milioni di persone provenienti da tutto il mondo che si sono recate al Central Park in un periodo dell\u2019anno in cui nessuno si reca al parco perch\u00e9 \u00e8 febbraio e fa freddo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Si tratta solo di un momento, di un\u2019immagine di cui tutti possono godere.<\/strong><br \/>\nAppare sufficientemente a lungo perch\u00e9 tutti ne possano godere. E sufficientemente a lungo perch\u00e9 noi possiamo fare i nostri film. E poi il film diventa la rappresentazione permanente dell\u2019opera cos\u00ec che le persone che l\u2019opera l\u2019hanno vista sul posto e coloro che non hanno avuto la possibilit\u00e0 di recarsi al parco potranno godere dell\u2019esperienza piena.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>E poi si tratta di una delle poche arti che non puoi possedere\u2026<\/strong><br \/>\nGiusto.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Quali pensa siano le ragioni del successo che i documentari pi\u00f9 recenti ottengono al botteghino in questo momento?<\/strong><br \/>\nCi sono molte ragioni. Buone a cattive. \u00c8 interessante riflettere su quanto la cosiddetta televisione realt\u00e0 possa costituire un bene o un male per il futuro del documentario. Per quanto mi riguarda, penso che la parola realt\u00e0 sia male utilizzata quando si tratta di programmi televisivi. Effettivamente i media non sono stati molto onesti nel raccontarci queste storie. Agli inzi, quando questi programmi fecero la loro apparizione, la parola realt\u00e0 era riportata tra virgolette ma ora le virgolette sono sparite, come per riconoscere a queste opere uno speciale rispetto che in realt\u00e0 non \u00e8 dovuto loro.<br \/>\nD\u2019altra parte penso sia inevitabile, proprio come per la letteratura: le abitudini di lettura si sono spostate in modo significativo dalla narrativa ai saggi. Credo sia inevitabile che i documentari assorbiranno una parte sempre pi\u00f9 importante delle visioni del pubblico. Ci saranno film molto buoni ma, secondo me, troppi documentari oggi sono dedicati a temi specifici senza che si tenti di andare a scavare in questi stessi temi. Questo credo sia un problema. Dietro molti tra questi, c\u2019\u00e8 un regista che parte da un particolare punto di vista o pregiudizio ed \u00e8 accecato da questa visione ristretta del tema. Quindi la verit\u00e0, che ritengo essere essenziale per poter chiamare un film documentario, \u00e8 e deve essere la negazione della finzione. Credo che il problema sia degenerato al punto che alcuni tra i migliori documentaristi pensano di non potere nemmeno pi\u00f9 raccontare la verit\u00e0. \u00c8 una tendenza pericolosa. Provo rispetto per un documentarista che dice: \u201cSono unicamente interessato a raccontare la verit\u00e0 e credo di poterlo fare\u201d. \u00c8 difficile dire come\u2026posso affermare che tre o quattro registi testimoni della stessa scena realizzeranno tre o quattro film diversi e questo non significa che nessuno di loro stia raccontando la realt\u00e0. Nessuno sta raccontando l\u2019intera verit\u00e0 ma uno pu\u00f2 raccontare in maniera sincera e corretta dal punto di vista dei fatti una storia, se ne \u00e8 capace.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Secondo lei la gente di tutto il mondo, condizionata dal linguaggio televisivo, che \u00e8 fondamentalmente lo stesso ovunque, \u00e8 ancora in grado di riconoscere la verit\u00e0 quando la vede sullo schermo?<\/strong><br \/>\nPenso di si. Recentemente ho ricevuto una telefonata da un uomo sui cinquant\u2019anni che mi ha raccontato di essere cresciuto senza genitori e che la sua vita \u00e8 stata dedicata interamente all\u2019infruttuosa ricerca di suo padre. Al momento in cui mi ha contattato per\u00f2 era appena entrato in contatto con un uomo che avrebbe potuto raccontargli molto su suo padre ed era in procinto di incontrarlo. Quindi sono andato con lui all\u2019appuntamento e ho iniziato a filmare quando lui stava busando alla porta dell\u2019uomo e poi ho continuato a filmare per due o tre ore. La persona, che ha novant\u2019anni, sapeva tutto del padre e gli ha mostrato delle fotografie e quando l\u2019uomo che accompagnavo ha visto le foto, era sorpreso nel notare quanto fossero simili. Ha scoperto che suo padre aveva vissuto fino all\u2019et\u00e0 di novantacinque anni ed era morto appena tre anni prima. Quindi, malgrado la possibilit\u00e0 di incontrarlo fosse svanita per sempre, quella conversazione, quell\u2019incontro, era il pi\u00f9 importante di tutta la sua vita. Devi non avere nulla di umano per vedere questo fimato e non esserne coinvolto. Devi non essere umano per non sentire un forte legame tra loro due e tra loro e coloro che guardano la scena. Sarebbe stato cos\u00ec vent\u2019anni fa e sar\u00e0 cos\u00ec tra vent\u2019anni. O cent\u2019anni fa o tra cent\u2019anni. Questo tipo di evento ha a che fare con l\u2019essere nel posto giusto nel momento giusto.<br \/>\nPosso dire che \u00e8 stato molto commovente quando la suora di cui parlavo prima, rifiutata dal signor Ratzinger, allontanadosi dal palazzo si volt\u00f2 verso di noi e disse:\u00a0<em>La chiesa vuole che tutti seguiamo le sue regole ma io seguo la mia coscienza<\/em>.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>A proposito di suo fratello, avete lavorato insieme sin dal suo secondo documentario\u00a0<em>Youth in Poland<\/em> del 1957) fino al 1987, quando \u00e8 scomparso. Com\u2019era lavorare a cos\u00ec stretto contatto?<\/strong><br \/>\nBeh, nel nostro caso il fatto di essere fratelli costituiva un vantaggio. Per molti fratelli non \u00e8 cos\u00ec, non possono lavorare insieme. Ma noi veniamo da una famiglia dove c\u2019era molto amore. I nostri genitori avevano un ottimo rapporto tra loro e con i bambini. Ecco perch\u00e9 lavoravamo bene insieme. Credo che ci\u00f2 che ci ha aiutati ulteriormente sia stato il fatto che ci siamo assunti ruoli differenti: io stavo alla camera e mio fratello si occupava del suono. Ma la nostra collaborazione non riguardava solo l\u2019aspetto tecnico: entrambi ci mettevamo in relazione con le persone che stavamo filmando, entrambi eravamo coinvolti nella ricerca di finanziamenti e nella scelta dei soggetti. Poi mio fratello si assunse il ruolo di supervisore al montaggio, cosa che \u00e8 stata molto positiva. Ecco perch\u00e9 la nostra collaborazione era buona. Molto, molto buona. Ora lavoro con un ragazzo italiano di nome Ferrera (12) ed \u00e8 come lavorare con mio fratello. Mi \u00e8 stato raccontato che suo padre \u00e8 morto quando lui aveva tre anni e quindi lui \u00e8 sempre stato alla ricerca di un padre e io, a causa della scomparsa di mio fratello, sono sempre alla ricerca di un fratello. Cos\u00ec per me lui \u00e8 mio fratello e io per lui sono suo padre.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>I suoi film riescono sempre a trovare la loro strada verso il pubblico?<\/strong><br \/>\nAbbiamo fatto un accordo per mostrare alcuni tra i nostri film in DVD. C\u2019\u00e8 un film di mezz\u2019ora, un bellissimo film, che abbiamo realizzato con Marlon Brando a met\u00e0 degli anni \u201960 quando era all\u2019apice della sua gloria. C\u2019\u00e8 un film che abbiamo girato per la televisione su Truman Capote che non \u00e8 mai pi\u00f9 stato mostrato da allora e che verr\u00e0 pubblicato in DVD. Un altro su Muhammad Ali al tempo in cui si allenava per il suo ultimo combattimento\u2026<br \/>\n\u00c8 curioso: qui a Locarno vengono mostrati pi\u00f9 film di Orson Welles di quanti potessi immaginare. Io e mio fratello abbiamo fatto un film su Orson Welles e purtroppo non sapevamo della retrospettiva, altrimenti lo avremmo portato. \u00c8 un film della durata di dieci minuti realizzato come conseguenza di un incontro casuale avvenuto a Cannes nel 1963. Aveva gi\u00e0 sentito parlare di noi e ci invit\u00f2 a seguirlo a Madrid, dove restammo per una settimana andando alla corrida, eccetera. Mentre eravamo l\u00ec iniziammo a parlare del fatto che avremmo dovuto fare un film insieme. Il nostro film consiste in questa conversazione. Nel film si vede chiaramente come la gente lavora con un documentarista.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_2197\" style=\"width: 630px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2197\" class=\"size-full wp-image-2197\" title=\"Grey Gardens01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/newsmakerspar60178image001.jpg\" alt=\"Grey Gardens\" width=\"620\" height=\"398\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/newsmakerspar60178image001.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/newsmakerspar60178image001-300x192.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><p id=\"caption-attachment-2197\" class=\"wp-caption-text\">Grey Gardens<\/p><\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>A proposito di DVD: lei detiene i diritti per i suoi documentari. Pensa di pubblicare i suoi film in modo indipendente, attraverso la sua compagnia di produzione, o pensa di lavorare ancora con Criterion (12), che ha gi\u00e0 pubblicato<em>Salesman<\/em>,\u00a0<em>Gimme Shelter<\/em> e\u00a0<em>Grey Gardens<\/em>?<\/strong><br \/>\nAlcuni film usciranno per Criterion. Per quanto riguarda\u00a0<em>The Gates<\/em> non abbiamo ancora deciso come distribuirlo ma credo che uscir\u00e0 anche nelle sale.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Locarno, 12 agosto 2005<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>NOTE<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(1)<br \/>\nSi tratta dell\u2019unico documentario non sceneggiato realizzato sul gruppo inglese. Recentemente \u00e8 stato pubblicato in DVD con il titolo\u00a0<em>The Beatles: The First U.S. Visit <\/em>(etichetta Capitol, 2004, DVD region free).<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(2)<br \/>\n<em>Grey Gardens<\/em> rappresenta una deviazione di percorso rispetto al progetto iniziale. I fratelly Maysles, infatti, stavano lavorando a un film sulla sorella di Jacqueline Kennedy Lee Radziwill. Nel processo di raccolta di informazioni, entrarono in contatto con Edith e Edith (detta \u201cLittle Edie\u201d) Beale, zia e cugina di Jacqueline Kennedy, e rimasero affascinati dal loro mondo tanto da modificare il progetto e dedicarsi a raccontare la vita delle due donne.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(3)<br \/>\nIl film\u00a0<em>Ozawa<\/em>, dedicato alla figura del famoso direttore d\u2019orchestra giapponese, \u00e8 stato realizzato per la televisione ed \u00e8 una co-produzione che comprende anche la rete televisiva francese Antenne 2.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(4)<br \/>\n<em>Jessye Norman Sings Carmen<\/em> (1988), sul famoso soprano americano.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(5)<br \/>\nAlbert Maysles ha lavorato come direttore della fotografia per l\u2019episodio\u00a0<em>Montparnasse-Levallois<\/em> diretto da Jean-Luc Godard e inserito nel film corale del 1965\u00a0<em>Paris vu par\u2026<\/em>, i cui altri episodi sono diretti da Claude Chabrol, Jean Douchet, Jean-Daniel Pollet, Eric Rohmer e Jean Rouch. Il film venne presentato nell\u2019anno della sua uscita al Festival del Film di Berlino. Nel 2005 \u00e8 stato redistribuito nelle sale francesi.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(6)<br \/>\n<em>Searching for Bobby Fischer<\/em>, 1993, diretto dal regista Steven Zaillian, narra di un bambino, precoce talento degli scacchi, che si rifiuta di trasformarsi in un campione preferendo vivere un\u2019esistenza normale. Il regista ha ottenuto il premio speciale della giuria al Festival Internazionale del Film di Tokyo nel 1993.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(7)<br \/>\nWes Anderson \u00e8 il regista di\u00a0<em>The Royal Tenenbaums<\/em> (<em>I Tenenbaum<\/em>, 2001) e di\u00a0<em>The Life Aquatic of Steve Zissou<\/em> (<em>Le avventure acquatiche di Steve Zissou<\/em>, 2004).<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(8)<br \/>\nJane Campion ha diretto, tra gli altri,\u00a0<em>The Piano<\/em> (<em>Lezioni di piano<\/em>, 1993),\u00a0<em>The Portrait of a Lady<\/em> (<em>Ritratto di signora<\/em>, 1996) e\u00a0<em>Holy Smoke<\/em> (1999).<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(9)<br \/>\n<em>La strada<\/em> (1956) di Federico Fellini, sceneggiato da Ennio Flaiano e Tullio Pinelli. Notissimo negli Stati Uniti per avere ottenuto il premio Oscar nel 1957 come migliore film straniero.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(10)<br \/>\nLa chiesa si trova a Sandomierz, in Polonia.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(11)<br \/>\n<em>The Gates<\/em>, di Albert Maysles e Alberto Ferrera, documenta la famosa installazione di Christo e Jeanne-Claude al Central Park di New York. Il documentario parte dai primi contatti degli artisti con i rappresentanti della citt\u00e0 nel 1979, ben 26 anni prima del compimento dell\u2019opera.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(12)<br \/>\nAntonio Ferrera collabora con Albert Maysles dal 1998. Nel 2001 ha , anno di produzione della serie per la televisione\u00a0<em>With the Filmaker\u2026Portraits By Albert Maysles<\/em>. Prima di lavorare con Albert Maysles, Ferrera \u00e8 stato co-regista di\u00a0<em>Voices of Cabrini<\/em>. Girato tra il 1994 e il 1997,\u00a0<em>Voices of Cabrini<\/em> narra la ristutturazione del progetto di abitazione popolare Cabrini Green, nata tra il 1942 e il 1962, e divenuta simbolo di degrado. Antonio Ferrera si \u00e8 laureato alla New York University\u2019s College of Arts and Science, dove ha studiato inglese, letteratura americana, arte e filosofia.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(13)<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.criterion.com\" target=\"_blank\">Criterion Collection<\/a> \u00e8 una casa produttrice americana di DVD nota per l\u2019alta qualit\u00e0 del suo catalogo e per l\u2019estrema accuratezza delle sue edizioni.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Albert Maysles &#8211; un breve biografia<br \/>\n<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Albert e David Maysles (1932-1987) sono riconosciuti come i pionieri del cinema documentario americano (il cosiddetto \u201cnon fiction cinema\u201d o \u201cReality Cinema\u201d) e due tra le figure pi\u00f9 eminenti del genere. La loro reputazione proviene dall\u2019essere stati i primi a realizzare film in cui la vita umana si svolge davanti alla camera esattamente cos\u00ec com\u2019\u00e8, senza sceneggiature, scenografie o narrazione che non siano quelle proposte dal nudo occhio della camera stessa.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_2198\" style=\"width: 630px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2198\" class=\"size-full wp-image-2198\" title=\"Truman01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/truman-david-maysles-truman-capote-albert-maysles1.jpg\" alt=\"With Love From Truman - da sinistra: David Maysles, Truman Capote e Albert Maysles\" width=\"620\" height=\"509\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/truman-david-maysles-truman-capote-albert-maysles1.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/truman-david-maysles-truman-capote-albert-maysles1-300x246.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><p id=\"caption-attachment-2198\" class=\"wp-caption-text\">With Love From Truman - da sinistra: David Maysles, Truman Capote e Albert Maysles<\/p><\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Nato a Boston nel 1926 da una famiglia ebrea proveniente dall\u2019Europa dell\u2019est, Albert si laurea all\u2019universit\u00e0 di Syracuse e ottiene il master alla Boston University, dove insegna psicologia per tre anni.<br \/>\nNell\u2019estate del 1955, si reca in Russia con una camera 16 mm per filmare i pazienti di diversi ospedali psichiatrici. Il risultato\u00a0<em>Psychiatry in Russia<\/em> \u00e8 la prima incursione di Albert nel cinema. Diversi anni dopo, intraprende con il fratello David un viaggio in moto da Monaco a Varsavia, durante il quale filmano quello che diventer\u00e0 il loro primo film a quattro mani:\u00a0<em>Youth in Poland<\/em>, sulla rivolta studentesca in Polonia.<br \/>\nNel 1960, Albert \u00e8 co-regista di\u00a0<em>Primary<\/em>, film sulle elezioni primarie democratiche tra Kennedy e Humphrey. L\u2019utilizzo di una camera a mano e del suono sincronizzato permette alla storia di raccontarsi da sola, nel momento stesso in cui si svolge.<br \/>\nCon il loro senso della \u201cscena dietro la scena\u201d, i fratelli Maysles girano\u00a0<em>Meet Marlon Brando<\/em> (1965) e\u00a0<em>With Love From Truman<\/em> (1966), in cui lo scrittore (1) approfondisce il tema di cronaca narrato nel suo saggio\u00a0<em>In Cold Blood<\/em> (2).<br \/>\nNel 1968 realizzano il loro film di riferimento\u00a0<em>Salesman<\/em>, fedele ritratto delle vite di quattro venditori porta a porta di bibbie. Il film viene premiato dalla National Society of Film Critics ed \u00e8 tuttora considerato il documentario americano per eccellenza, tanto da meritarsi, nel 1992, la citazione da parte della Libreria del Congresso come \u201cfilm di rilevanza per il suo significato storico, culturale ed estetico\u201d.<br \/>\nSeguono\u00a0<em>Gimme Shelter<\/em> (1970), eccezionale documentario sulla figura di Mick Jagger e dei Rolling Stones nel loro tour americano, culminato in un omicidio nel famoso concerto di Altamont (3), e\u00a0<em>Grey Gardens<\/em>, che cattura su pellicola il curioso rapporto tra una madre e una figlia che vivono recluse in una cadente casa negli Hamptons (4). Entrambi i film, come gi\u00e0 accadde per Salesman, vennero distribuiti nelle sale cinematografiche ottenendo un buon successo di pubblico e critica.<br \/>\nLa loro casa di produzione Maysles Films Inc. ha nel tempo prodotto molte opere su artisti, compresi i frutti di una lunga collaborazione con i famosi Christo e Jeanne-Claude (5) le cui monumentali installazioni creative sono state immortalate in documentari come<em>Christo\u2019s Valley Curtain<\/em> (1974),\u00a0<em>Running Fence<\/em> (1978),\u00a0<em>Islands<\/em> (1986),\u00a0<em>Christo in Paris<\/em>(1990), nominati ai premi Oscar nella categoria documentari, e\u00a0<em>Umbrellas<\/em> (1995), vincitore del premio del pubblico e del premio principale al Montreal Festival of Films on Art.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_2199\" style=\"width: 370px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2199\" class=\"size-full wp-image-2199\" title=\"Meet Marlon Brando01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/meet-marlon-brando.jpg\" alt=\"Meet Marlon Brando\" width=\"360\" height=\"260\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/meet-marlon-brando.jpg 360w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/meet-marlon-brando-300x216.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 360px) 100vw, 360px\" \/><p id=\"caption-attachment-2199\" class=\"wp-caption-text\">Meet Marlon Brando<\/p><\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Le incursioni dei Maysles in ambito musicale spaziano da\u00a0<em>What\u2019s Happening! The Beatles in the USA<\/em> (1964) a documentari dedicati a Leonard Bernstein, Seiji Ozawa, Vladimir Horowitz, Mstislav Rostropovich e Wynton Marsalis. Diversi tra questi film hanno ottenuto premi Emmy (6). Nel 1994, Albert ha realizzato un ritratto aggiornato di quella che viene considerata la pi\u00f9 grande band rock\u2018n\u2019roll di tutti i tempi:\u00a0<em>Conversations With the Rolling Stones<\/em>. Il film \u00e8 stato trasmesso dalla rete VH-1.<br \/>\nAlbert ha lavorato con Susan Froemke e Deborah Dickson a\u00a0<em>Abortion: Desperate Choices<\/em>(1992), che esamina uno dei temi pi\u00f9 discussi nel mondo intero. Nel 1996 gira\u00a0<em>Letting Go: A Hospice Journey<\/em>, che narra le storie di tre pazienti malati terminali. Poi collabora con Susan Froemke e Bob Eisenhardt alla reliazzazione di\u00a0<em>Concert of Wills: Making the Getty Center<\/em> (1997). Girato nel corso di dodici anni, il film \u00e8 una cronaca della costruzione del centro museale di Los Angeles dal concepimento alla costruzione. In anni pi\u00f9 recenti, Albert si \u00e8 riunito nuovamente con Froemke and Dickson per il progetto &#8211; commissionato dalla rete via cavo HBO &#8211;\u00a0<em>Lalee\u2019s Kin: The Legacy of Cotton<\/em>, sulla lotta di una famiglia residente sul delta del Mississipi contro la povert\u00e0 e l\u2019analfabetismo.<br \/>\nNel 1994, la \u201cInternational Documentary Association\u201d ha attribuito ad Albert Maysles il suo premio alla carriera, il \u201cCareer Achievement Award\u201d, seguito nel 1997 dal premio \u201cJohn Grierson\u201d della S.M.P.T.E (Society of Motion Picture and Television Engineer) e nel 1998 dal \u201cPresident\u2019s Award\u201d, assegnato per la prima volta a un documentarsita, della \u201cNational Society of Cinematographers\u2019\u201d. Tra gli altri &#8211; numerosissimi &#8211; riconoscimenti, quello attribuito dalla Eastman Kodak, che ha definito Albert Maysles \u201cuno dei cento migliori direttori della fotografia al mondo\u201d (7).<br \/>\nNel 2001, Albert ha ottenuto il \u201cCinematography Award for Documentaries\u201d al Sundance Festival per\u00a0<em>Lalee\u2019s Kin: The Legacy of Cotton<\/em> che, sempre nel 2001, verr\u00e0 candidato agli Oscar.<br \/>\nNell\u2019estate del 2003, Albert ha ottenuto di filmare il Dalai Lama in visita a New York. Il progetto relativo \u00e8 in fase di montaggio.<br \/>\nCon Antonio Ferrera (8), Albert Maysles sta attualmente lavorando a un documentario sull\u2019ultima opera artistica di Christo e Jeanne-Claude\u00a0<em>The Gates &#8211; A Project for New York City<\/em> (1979-2005), in questo momento in fase di post produzione per essere trasmesso dalla televisione la prossima primavera. Con il montatore Matthew Prinzing, il duo ha anche completato un documentario sul film di Wes Anderson\u00a0<em>The Life Aquatic with Steve Zissou<\/em>. Il documentario \u00e8 compreso nella prestigiosa edizione in DVD del film edita per il mercato americano da Criterion.<br \/>\nAlbert, sempre con Ferrera, sta anche lavorando a un documentario autobiografico il cui titolo di lavorazione \u00e8\u00a0<em>Hand-Held and from the Heart<\/em> (9) e, da solo, a un ritratto della ballerina e coreografa newyorchese Sally Gross.<br \/>\nNon \u00e8 tutto: Albert sta lavorando come operatore alla camera per un documentario di Aaron Brookner e Benn Shulberg sul famoso autore e sceneggiatore Budd Shulberg<br \/>\n(10).<br \/>\nAppassionato insegnante, Albert tiene anche corsi e master in tutto il mondo. Solo nella primavera dello scorso anno ha tenuto seminari presso la famosa Danish Film School, presso la UCLA, la NYU, il MoMA (11), nonch\u00e9 ai festival del cinema di Chicago e Belfast. Nel 2005, all\u2019et\u00e0 di 79 anni, gli \u00e8 stato attribuito un premio alla carriera al Czech film festival AFO<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>NOTE<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(1)<br \/>\nTruman Capote (1924-1984), vero nome Truman Streckfus Persons, \u00e8 uno tra gli scrittori americani pi\u00f9 noti nel mondo. Dal suo racconto\u00a0<em>Breakfast at Tiffany\u2019s<\/em>, Blake Edwards ha tratto l\u2019omonimo film nel 1961. Suoi i dialoghi del film\u00a0<em>Stazione Termini<\/em> di Vittorio De Sica (1953). Il suo libro\u00a0<em>I cani abbaiano<\/em> (<em>The Dogs Bark<\/em>, New York, 1973), raccolgie le sue memorie a riguardo di personaggi come Cocteau, Gide, Pound, Marilyn Monroe, Marlon Brando.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(2)<br \/>\n<em>In Cold Blood<\/em> (n italiano\u00a0<em>A sangue freddo<\/em>, Garzanti editore, 2005), narra con stile letterario un fatto di cronaca reale: l\u2019omicidio di una famiglia del Kansas ad opera di due ladruncoli. \u00c8 considerato l\u2019inventore di un genere: quello che applica alla cronaca lo stile del romanzo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(3)<br \/>\nAltamont \u00e8 un\u2019autostrada nel nord della California che ospit\u00f2 un festival musicale nel 1969, al quale parteciparono, tra gli altri, i Grateful Dead, i Jefferson Airplane e i Rolling Stones. Proprio questi ultimi assoldarono, come addetti alla sicurezza, alcuni membri della temibile gang degli Hell\u2019s Angels, che seminarono terrore e uccisero uno spettatore nel corso del concerto.<br \/>\nVedi filmografia per i dettagli.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(4)<br \/>\nSi tratta di Edith Bouvier Beale, prima cugina di Jacqueline Kennedy Onassis e della sua omonima figlia, detta \u201cLittle Edie\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(5)<br \/>\nChristo, pseudonimo di Hristo Yavashev, e sua moglie Jeanne-Claude sono un duo di artisti noti nel mondo per le loro performance che consistono nell\u2019impacchettare palazzi e opere architettoniche di grandi dimensioni e di valore storico. Tra le loro opere, l\u2019impacchettamento del Reichstag di Berlino, del Pont-Neuf di Parigi e\u00a0<em>Running Fence<\/em>, un telo dalle sembianze di un nastro lungo quasi 40 chilometri tra Sonona County e Marin County, in California.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(6)<br \/>\nGli Emmy sono premi destinati alle produzioni televisive degli Stati Uniti, con particolare attenzione all\u2019intrattenimento.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(7)<br \/>\nAlbert Maysles, va ricordato, \u00e8 operatore e quindi anche direttore della fotografia di ognuno dei suoi film.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(8)<br \/>\nAntonio Ferrera, laureato alla New York University in letteratura inglese e americana, arte e filosofia, ha prodotto e co-diretto con Albert Maysles, con cui collabora dal 1998, la serie\u00a0<em>With the Filmaker\u2026Portraits By Albert Maysles<\/em>. Prima di questa collaborazione, ha co-diretto\u00a0<em>Voices of Cabrini<\/em>, che segue la ristrutturazione del progetto di abitazione popolare di Chicago, ormai un simbolo di grave degrado, e la cacciata della comunit\u00e0 afro-americana dalle abitazioni. Il suo\u00a0<em>Unaccompanied Children: Now I\u2019m Nobody\u2019s Child<\/em>segue gli incredibili viaggi di Marie de la Soudiere e il suo lavoro con i \u201cfigli della guerra\u201d ai quali applica un metodo di guarigione psico-sociale. Con Albert Maysles ha lavorato anche al documentario sulla lavorazione del film\u00a0<em>The Life Aquatic with Steve Zissou<\/em> di Wes Anderson. Attualmente sta lavorando, con Albert Maysles e Stephen Apkon, a<em>Krakauer in Krakow<\/em>, sull\u2019artista David Krakauer.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(9)<br \/>\nLetteralmente: \u201cPortata a mano e dal cuore\u201d. \u00c8 evidente il riferimento alla camera.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(10)<br \/>\nAutore, soggettista e sceneggiatore. Tra le sue sceneggiature, troviamo\u00a0<em>On the Waterfront<\/em> (<em>Fronte del porto<\/em>, 1954) di Elia Kazan, di cui \u00e8 autore anche del soggetto,<em>Nuremberg<\/em> di Pare Lorentz (1946) e\u00a0<em>The Harder They Fall<\/em> (<em>Il colosso d\u2019argilla<\/em>, 1956) di Mark Robson con Humphrey Bogart, tratto da un suo romanzo. Comunista deluso dalla deriva del comunismo nello stalinismo, collabor\u00f2 con la Commissione per le attivit\u00e0 anti-americane.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(11)<br \/>\nRispettivamente: University of California, Los Angeles, New York University, Museum of Modern Art, New York.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_2200\" style=\"width: 370px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2200\" class=\"size-full wp-image-2200\" title=\"What's Happening01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/whats-happening-the-beatles.jpg\" alt=\"What\u2019s Happening! The Beatles in the USA\" width=\"360\" height=\"259\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/whats-happening-the-beatles.jpg 360w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/whats-happening-the-beatles-300x215.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 360px) 100vw, 360px\" \/><p id=\"caption-attachment-2200\" class=\"wp-caption-text\">What\u2019s Happening! The Beatles in the USA<\/p><\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/11\/british_flag_small.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-8459 alignleft\" title=\"british_flag_small\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/11\/british_flag_small.jpg\" alt=\"\" width=\"64\" height=\"46\" \/><\/a>This interview is available in English. click <\/strong><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=7016\" target=\"_self\"><strong>here<\/strong><\/a><strong> to read it.<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Questa intervista \u00e8 disponibile anche in inglese. Clicca <\/strong><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=7016\" target=\"_self\"><strong>qui <\/strong><\/a><strong>per leggerla.<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Per tutte le immagini, se non altrimenti indicato, <strong>\u00a9<\/strong> Maysles Films<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a\u00a0Albert Maysles di\u00a0Roberto Rippa Foto di Albert Maysles di Donato Di Blasi 10 agosto 2005: nella sezione \u201cIn Progress\u201d del Festival Internazionale del Film di Locarno vengono presentati\u00a0Christo\u2019s Valley Curtain e\u00a0Running Fence, primi di una serie di documentari sul lavoro degli artisti Christo e Jeanne-Claude diretti dal regista americano Albert Maysles che verranno presentati in quei giorni. 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