{"id":21913,"date":"2012-05-28T16:10:56","date_gmt":"2012-05-28T14:10:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=21913"},"modified":"2014-11-09T23:50:57","modified_gmt":"2014-11-09T22:50:57","slug":"vanishing-point-punto-zero-richard-c-sarafian-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=21913","title":{"rendered":"Vanishing Point (Punto zero) > Richard C. Sarafian"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-33008\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/vanishing_point_cover.jpg\" alt=\"Vanishing Point\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/vanishing_point_cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/vanishing_point_cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/vanishing_point_cover-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/vanishing_point_cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/vanishing_point_cover-436x290.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/vanishing_point_cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/vanishing_point_cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p>\u00abUn film plastico e metafisico che corre dritto come il suo protagonista\u00bb, cos\u00ec Alberto Moravia defin\u00ec <i>Vanishing Point<\/i>, noto in Italia con il titolo di <i>Punto zero<\/i>, pellicola diretta nel 1971 da Richard C. Sarafian e conosciuta ai pi\u00f9 per l&#8217;esplicito omaggio tributatole da Quentin Tarantino (e chi se no?) in <i>Death Proof<\/i> (2008, <b><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=3292\">*<\/a><\/b>).<\/p>\n<blockquote><p>Abbie: \u00abWhat&#8217;s Vanishing Point?\u00bb<br \/>\nZoe: \u00abIt&#8217;s just one of the best American Movies ever made!\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Kowalski corre a tutta velocit\u00e0 su una bianca Dodge Challenger R\/T del 1970 col motore truccato, non bada a null&#8217;altro che alla strada, sfreccia contro ogni legge, inseguito dalla polizia di tre stati, il piede abbassato sull&#8217;acceleratore, di corsa verso San Francisco senza farci mai comprendere, ma solo intuire, quale sia la reale motivazione della rabbia calma che lo pervade.<\/p>\n<p>Il film inizia con un posto di blocco eluso, poi salta nel passato facendoci vedere l&#8217;arrivo di Kowalski \u2013 due giorni prima rispetto al tempo &#8220;presente&#8221; della storia \u2013 in un&#8217;officina gestita da un anziano uomo che pare estratto a pi\u00e8 pari da un western classico, che gli dir\u00e0 che l&#8217;auto in questione \u00e8 da consegnare quanto prima a San Francisco. Presa in consegna la Dodge K. passer\u00e0 dal suo spacciatore per rifornirsi di speed (anfetamina) e per gioco scommetter\u00e0 di arrivare a Frisco in tre giorni. K. ingoia una manciata di speed e butta il piede sull&#8217;acceleratore per non sollevarlo mai pi\u00f9.<\/p>\n<p><i>Vanishing Point<\/i> \u00e8 un film straordinario, un road movie realizzato sulla scia (\u00e8 il caso di dirlo) di un (bislacco) titolo del 1969, <i>Downhill Racer<\/i> (Gli spericolati), diretto da Michael Ritchie ed interpretato da Robert Redford e Gene Hackman, pellicola che portava per la prima volta sul grande schermo la velocit\u00e0 della discesa libera. Sarafian pens\u00f2 al suo film essenzialmente come un tentativo di dare consistenza per immagini alla velocit\u00e0 (\u00abThe beauty of <i>Vanishing Point<\/i> was that I met the challenge to physicalize speed. Michael Ritchie did a film Downhill Racer with Robert Redford that touched on the essence of speed, but I wanted to take it a step further\u00bb <b><a href=\"http:\/\/www.tcm.com\/this-month\/movie-news.html?id=122625&amp;name=An-Interview-with-Director-Richard-C-Sarafian\" target=\"_blank\">*<\/a><\/b>) e per farlo utilizz\u00f2 una script decisamente essenziale (soggetto di Malcolm Hart e sceneggiatura di Guillermo Cabrera Infante), rischiarato da rapidi flashback, basato sulla linearit\u00e0 del procedere del suo protagonista da un punto A ad un punto B, un dispositivo narrativo che lasciasse lo schermo sgombro alla messa in scena di una inarrestabile corsa automobilistica, spettacolarmente adrenalinica. Ma il film, vedremo, \u00e8 pure molto altro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21915\" title=\"vanishing_point_03\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/vanishing_point_03.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"352\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Citato copiosamente da Tarantino in <i>Death Proof<\/i> (le squinzie del grindhouse tarantiniano vanno proprio alla ricerca di una Dodge Challenger bianca del &#8217;70), notato (ed amato) all&#8217;epoca della sua uscita italiana solo da Alberto Moravia sulle pagine de <i>l&#8217;Espresso<\/i>, settimanale per il quale ha curato una rubrica cinematografica dal 1957 fino al 1990 (anno della sua morte), ma comunque uscito, distribuito e visto nelle sale \u2013 cosa impensabile al giorno d&#8217;oggi per un b-movie americano. Un film che a distanza di oltre 40 anni mantiene inalterata la sua carica dirompente d&#8217;anarchica vitalit\u00e0.<\/p>\n<blockquote><p><b>allegor\u00eca<\/b> s. f. [dal lat. tardo <i>allegor\u012da<\/i>, gr. \u03ac\u03bb\u03bb\u03b7\u03b3\u03bf\u03c1\u01d0\u03b1, comp. di \u03ac\u03bb\u03bb\u03bf\u03c2 \u00abaltro\u00bb e tema di \u03ac\u03b3\u03bf\u03c1\u03b5\u00fa\u03c9 \u00abparlare\u00bb]. \u2013 1. Figura retorica, per la quale si affida a una scrittura (o in genere a un contesto, anche orale) un senso riposto e allusivo, diverso da quello che \u00e8 il contenuto logico delle parole. Diversamente dalla metafora, la quale consiste in una parola, o tutt\u2019al pi\u00f9 in una frase, trasferita dal concetto a cui solitamente e propriamente si applica ad altro che abbia qualche somiglianza col primo, l\u2019allegoria \u00e8 il racconto di una azione che dev\u2019essere interpretata diversamente dal suo significato apparente. (<b><a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/vocabolario\/allegoria\/\" target=\"_blank\">*<\/a><\/b>)<\/p><\/blockquote>\n<p>La corsa inarrestabile verso l&#8217;ignoto \u00e8 l&#8217;allegoria cardine, l&#8217;aristotelica &#8220;metafora continuata&#8221;, di questo particolarissimo film che sta a met\u00e0 strada fra <i>Easy Rider<\/i> (1969) e <i>Zabriskie Point<\/i> (1970), fra l&#8217;esordio\/miracolo di Dennis Hopper ed il miglior film americano di Michelangelo Antonioni. Ma Kowalski \u00e8, fra i personaggi delle opere citate, il carattere pi\u00f9 autenticamente moderno: un solitario vettore alienato da una societ\u00e0 alienata, e per questo da essa emancipato. Richard C. Sarafian annulla la dimensione della speranza e dell&#8217;utopia, delinea un personaggio a-storico nella sua tragicit\u00e0, un uomo scollegato da ogni cosa che assume droga unicamente per non dormire, speed per andare pi\u00f9 veloce, un uomo impegnato in una corsa nichilista verso il nero\/nulla della morte, col sorriso sulle labbra e gli occhi dolci di un bambino. Diceva PPP, ma potrebbero essere parole di Kowalski, \u00abla parola speranza \u00e8 completamente cancellata dal mio vocabolario\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/Re8U_on4Gn4\" width=\"620\" height=\"465\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un uomo libero e disilluso, dalle istituzioni e dalla vita, da un passato che ripercorriamo attraverso fulminei flashback che costituiscono un mosaico appena accennato di accadimenti che ne motivano l&#8217;azione. Lampi che rischiarano (appena) il motivo dell&#8217;accanimento con il quale corre all&#8217;impazzata verso San Francisco. Da questi scopriamo che tempo addietro K. \u00e8 stato pilota professionista di motociclette e automobili, che \u00e8 stato poliziotto, smettendo divisa e distintivo perch\u00e9 indignato dai soprusi compiuti dai colleghi, che ha combattuto in Vietnam, che ha vissuto come un hippie fra feste ed esperienze lisergiche, che ha amato una donna \u2013 la stessa che difese da poliziotto \u2013 fino all&#8217;attimo prima della sua decisione di suicidarsi. Un &#8220;vinto&#8221; che, attraverso la rivendicazione della propria individualit\u00e0, intessuta dalla non accettazione di un qualsivoglia principio di autorit\u00e0 (statuale, etica, morale), corre incontro alla morte, procedendo con un movimento aberrante\/erratico, braccato dalla polizia, senza una casa a cui tornare e senza una comunit\u00e0 di riferimento, verso un destino segnato. Ed \u00e8 proprio per questo suo <i>character <\/i>(disse Orson Welles, in una celebre intervista concessa a Bazin, Bitsch e Domarchi per i <i>Cahier<\/i>, \u00ab<i>Charcter<\/i> \u00e8 il modo di comportarsi quando ci si sottrae alle leggi alle quali si deve obbedienza, ai sentimenti che si provano; \u00e8 il modo di comportarsi in presenza della vita e della morte\u00bb) che Kowalski appare assi prossimo all&#8217;archetipo dell&#8217;eroe western rappresentato da Ethan Edwards (John Wayne), in <i>The Searchers<\/i> (Sentieri selvaggi, 1959), il capolavoro di John Ford.<\/p>\n<p>La trama si sviluppa lineare su due piani coincidenti con i due personaggi principali. Kowalski: il suo viaggio e le peripezie automobilistiche, e Super Soul: un DJ radiofonico (cieco), di un&#8217;emittente rock&amp;soul, che fa da cassa di risonanza nell&#8217;etere, ma pure da &#8220;spirito guida&#8221;, alla corsa del Nostro eroe, un sensitivo capace di vedere quel che \u00e8 invisibile agli occhi.<\/p>\n<p><i>Vanishing Point<\/i> \u00e8 un punto zero cinematografico, un&#8217;opera unica, che non ha nulla prima e nulla dopo di s\u00e9, un racconto mitico, ancor prima che metafisico, perch\u00e9 narra la conclusione della vita di un eroe (moderno). Il mito dell&#8217;eroe che procede verso la propria morte, sfidando chiunque gli si pari davanti per raggiungere scientemente la fine della propria esistenza terrena, \u00e8 un motivo che ricorre in un gran numero di miti (appunto), fiabe, favole, narrazioni orali, nella letteratura ed, ovviamente, nel cinema. Seguendo le indicazioni di Carl Gustav Jung, \u00abli troviamo (i miti) anche nelle fantasie, nei sogni, nei deliri e nelle allucinazioni di uomini d&#8217;oggi\u00bb e costituiscono \u00abrappresentazioni archetipiche\u00bb, cio\u00e8 forme prive di contenuto, \u00ab<i>facultas praeformandi<\/i>\u00bb, ovvero \u00abpossibilit\u00e0 di rappresentazione data a priori\u00bb.<\/p>\n<p>Se una delle caratteristiche essenziali del mito (dal greco <i>m\u1ef3thos<\/i>, \u03bc\u0169\u03c6\u03bf\u03c2, \u00abparola, discorso, racconto, favola, leggenda\u00bb) \u00e8 la sua diffusione orale, prima che scritta, possiamo affermare con assoluta certezza che in <i>Vanishing Point<\/i> ci\u00f2 che viene messo in scena \u00e8 proprio la costituzione di un mito. La narrazione delle gesta di Kowalski \u00e8 infatti affidata al non vedente dj radiofonico Super Soul (cieco proprio come Omero; <i>(o m\u00e8 or\u00f2n)<\/i> \u00abcolui che non vede\u00bb), che amplifica attraverso l&#8217;etere la folle corsa, ammantandola di un senso &#8220;altro&#8221;, amplificato appunto. Kowalski ha il piede poggiato sull&#8217;acceleratore, scardina ogni posto di blocco, ma \u00e8 il narratore cieco a dare un senso libertario ed anarchico alla sua azione, \u00e8 lui che ne canta la valenza rivoluzionaria. Attraverso le onde radiofoniche dell&#8217;emittente black piantata nel nulla, il mito si crea e si diffonde, raggiungendo le orecchie del popolo che infatti accorre dal moderno oracolo per assistere in tempo reale alla sua stessa narrazione. Dunque una riflessione non tanto sui media, e sul loro potere, ma sul funzionamento stesso della narrazione, del racconto, portato ad un grado zero, premoderno.<\/p>\n<p>Un racconto mitico con un finale tragico, ma non una tragedia, nell&#8217;accezione aristotelica del termine, perch\u00e9 non \u00e8 l&#8217;azione a qualificare il carattere di Kowalski, questo si caratterizza invece dalla doppia narrazione dei flashback (extra diegetici) e della cronaca radiofonica dello speaker non vedente. In quest&#8217;ottica dunque <i>Vanishing Point<\/i> rappresenta il racconto mitico di un fenomeno antropologico che testimonia l&#8217;espressione simbolica di un rifiuto psichico dei valori fondanti l&#8217;America della met\u00e0 del secolo scorso. K. rappresenta il rifiuto delle regole di vita americane che in quei tempi si manifest\u00f2 nelle svariate forme di ribellismo culturale: dal nichilismo dell&#8217;annientamento attraverso le sostanze stupefacenti, alla proliferazione di stili di vita apertamente contrari all&#8217;egemonia culturale di un&#8217;America totalitaria e ghettizzante nei confronti di ogni forma di dissenso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21916\" title=\"de_pictura_alberti\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/de_pictura_alberti.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"340\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Vanishing Point<\/i>, letteralmente \u00abpunto di fuga\u00bb, cio\u00e8 quel punto della prospettiva verso il quale le linee parallele sembrano convergere. Teorizzato per la prima volta da Leon Battista Alberti nel <i>De Pictura<\/i> (1435) come trattazione della riduzione bidimensionale della realt\u00e0 tridimensionale messa a punto da Filippo Brunelleschi nel 1416, \u00e8 dunque un concetto fiorito durante il Rinascimento, epoca di rottura per eccellenza, nella quale l&#8217;afflato umanistico ricolloca l&#8217;uomo al centro della creazione, e l&#8217;osservatore al centro del reticolo di linee, un programma di rinnovamento contro una civilt\u00e0 (quella medioevale) esaurita. La luce dell&#8217;intelletto contro le tenebre della barbarie.<\/p>\n<p>Nel film in questione la valenza geometrico\/pittorica del titolo (plastica, seguendo il suggerimento di Alberto Moravia), unitamente alle sue implicazioni storiche, possono servire da indizio poli-significante, <i>in primis<\/i>, per una definizione spaziale della linearit\u00e0 vettoriale del tragitto compiuto da K., un percorso da un punto definito ad un punto conclusivo ignoto, una tendenza verso il punto di incrocio delle parallele del quadro entro il quale la vicenda si inscrive. Proseguendo il gioco di questa sovra-interpretazione, che non \u00e8 certo pi\u00f9 critica cinematografica, ma speculazione attorno ad un oggetto dotato di senso a mo&#8217; di pretesto, mi viene da pensare ad una assonanza possibile fra la rivoluzione culturale veicolata dall&#8217;epoca del Rinascimento con la contro-cultura libertaria dei figli dei fiori contrapposta al puritanesimo fascistoide dell&#8217;America profonda (si pensi al contiguo <i>Easy Rider<\/i>) che segna il nodo dialettico attorno al quale si muovono le polarit\u00e0 etiche del film diretto da Richard C. Sarafian. Il pensiero yankee come un moderno Medioevo dal quale \u00e8 impossibile (s)fuggire, pare suggerire il film, che non lascia altra opzione che la ritirata in una qualche oasi, o riserva indiana, magari in pieno deserto (come per la comunit\u00e0 poligamica), o in una qualche casetta abbandonata alla sua periferia (la casa della coppia hippie). Luoghi che K. visiter\u00e0 nelle sue brevissime soste.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21917\" title=\"vanishing_point_02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/vanishing_point_02.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"351\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;omaggio di Tarantino, alla luce di quanto detto, appare come un feticistico esercizio compulsivo d&#8217;un fanatico cinematografico tutto inscritto in una logica iper-capitalistica di trasmigrazione dell&#8217;idea in merce, del soggetto in oggetto. Oggettivando il mito di Kowalski nell&#8217;automobile, Tarantino, col suo cinema e dunque con la sua filosofia, aliena il protagonista da s\u00e9, non si fa cantore delle gesta anarchiche di K., ma trasforma in merce la sua utopia nichilista, compiendo il peggior dispetto al mito ed all&#8217; (soggiacente) archetipo. Certo rende onore ad un grandissimo film, \u00abIt&#8217;s just one of the best American Movies ever made!\u00bb, e pure ad una generazione di stunt ineguagliabile, ma cos\u00ec facendo fa svanire il portato mitico della pellicola di Sarafian. (Ancora) Oggettivando il soggetto: trasforma un film su di un <i>m\u1ef3thos<\/i>, in una pellicola mitica.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 di quell&#8217;auto Kowalski non \u00e8 proprietario, egli \u00e8 proletario chiamato a consegnarla ad un qualche eccentrico radical chic di San Francisco, un ultimo modello e per giunta &#8220;truccato&#8221;, da esibire come materialistico status simbol, ma quel bene di lusso Kowalski lo vive nella sua essenza fatta di cavalli ruggenti, di accelerazioni incredibili, e poi lo distrugge, annientandosi con esso, utilizzando l&#8217;automobile come uno strumento funzionale al raggiungimento del proprio obiettivo. La Dodge Challenger R\/T \u00e8 strumento di morte, ballardianamente (<b><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=21351\">*<\/a><\/b>) simbolo della societ\u00e0 dei consumi votata all'(auto)annientamento.\u00a0\u2022<\/p>\n<p><i>Alessio Galbiati<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21918\" title=\"vanishing_point_05\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/vanishing_point_05.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"351\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>appunti sparsi<\/b><\/p>\n<p>\u2022 Nel 1968 la casa di produzione di <i>Vanishing Point<\/i>, Cupid Productions, realizz\u00f2 <i>Sympathy for the Devil<\/i>, di Jean-Luc Godard, un film che teneva insieme fra loro i Rolling Stones, le Black Panthers, le femministe del Womens Liberation Front, gruppi comunisti e fascisti, in un documento suddiviso in 7 capitoli.<\/p>\n<p>\u2022 Fugace apparizione di Charlotte Rampling nei panni di una giovane autostoppista.<\/p>\n<p>\u2022 Nel 1997 Charles Robert Carner ha diretto, con lo stesso titolo, un remake per la televisione (FOX), con Viggo Mortensen protagonista, ma modificando il finale del film, rendendolo pi\u00f9 mansueto, e patetico, maggiormente consono all&#8217;elettrodomestico che lo conteneva. Gli yankee hanno vinto davvero. <a href=\"http:\/\/youtu.be\/fCiikaRDSdQ\">http:\/\/youtu.be\/fCiikaRDSdQ<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21919\" title=\"vanishing_point_06\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/vanishing_point_06.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"472\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Vanishing Point (Punto zero)<\/b><br \/>\n<b>Regia<\/b>: Richard C. Sarafian<br \/>\n<b>Soggetto<\/b>: Malcolm Hart<br \/>\n<b>Sceneggiatura<\/b>: Guillermo Cabrera Infante<br \/>\n<b>Fotografia<\/b>: John A. Alonzo<br \/>\n<b>Montaggio<\/b>: Stefan Arnsten<br \/>\n<b>Musiche<\/b>: Jimmy Bowen<br \/>\n<b>Suono<\/b>: William Edmondson, Tom Edwards, Theodore Soderberg<br \/>\n<b>Art Direction<\/b>: Dennis J. Parrish<br \/>\n<b>Scenografie<\/b>: Glen Daniels, Jerry Wunderlich<br \/>\n<b>Trucco<\/b>: Del Acevedo<br \/>\n<b>Assistente alla regia<\/b>: Dick Glassman<br \/>\n<b>Stunt<\/b>: Louie Elias, Carey Loftin, Max Balchowsky, Joe Brooks, James W. Gavin, Bill Hickman, Carey Loftin, Carey Loftin<br \/>\n<b>Produttore esecutivo<\/b>: Michael Pearson<br \/>\n<b>Produttore<\/b>: Norman Spencer<br \/>\n<b>Casting<\/b>: Michael McLean<br \/>\n<b>Interpreti<\/b>: Barry Newman (Kowalski), Cleavon Little (Super Soul), Karl Swenson (Sandy), Dean Jagger (cacciatore di serpenti), Victoria Medlin (Vera Thornton), Paul Koslo (Charlie), Robert Donner (Collins), Timothy Scott (il motociclista), Gilda Texter (compagna del motociclista), Severn Darden (Rev. J. &#8220;Jessie&#8221; Hovah), Lee Weaver (Jake), Charlotte Rampling (autostopista), Tom Reese (sceriffo), John Amos (assistente di Super Soul), Anthony James (autostopista-rapinatore omosessuale), Arthur Malet (autostopista-rapinatore omosessuale)<br \/>\n<b>Case di produzione<\/b>: Cupid Productions, Twentieth Century Fox Film Corporation<br \/>\n<b>Paese<\/b>: USA, UK<br \/>\n<b>Anno<\/b>: 1971<br \/>\n<b>Durata<\/b>: 99&#8242; (106&#8217;\/UK)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21920\" title=\"vanishing_point_04\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/vanishing_point_04.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"352\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Richard C. Sarafian<\/b> (1930) \u00e8 un regista cinematografico e televisivo, nonch\u00e9 attore, di nazionalit\u00e0 statunitense ma di origini armene. Sono quattro i film da lui diretti che si ricordano maggiormente: <i>Andy<\/i> (1965), uno studio di carattere girato in presa diretta per le strade di New York su di un uomo con disabilit\u00e0 mentali, <i>Man in the Wilderness<\/i> (1970), storia estrema e straziante di sopravvivenza nel deserto, <i>Vanishing Point<\/i> (1971), e <i>The Man Who Loved Cat Dancing<\/i> (1973), una commedia western di discreto successo.<br \/>\nSarafian si accost\u00f2 al cinema di ritorno dalla guerra di Corea, nel 1952, durante gli anni universitari presso la NYU. Lavor\u00f2 come reporter per il programma televisivo <i>Army Hometown News<\/i>, a Kansas City, citt\u00e0 nella quale venne scritturato da un giovane regista per una piccola parte in uno spettacolo dal titolo <i>Hope is a Thing with Feathers<\/i>. Il rapporto professionale fra i due continu\u00f2 quando Robert Altman, questo il nome del giovane, si trasfer\u00ec a Hollywood, e Sarafian lo segu\u00ec come assistente.<br \/>\nNegli anni trascorsi ad Hollywood lavor\u00f2 moltissimo per la televisione, soprattutto nella realizzazione di serie western, le principali furono: <i>Maverick<\/i>, <i>Bonanza<\/i> e <i>Gunsmoke<\/i>. Nel 1964 vinse un bando indetto dagli studi Universal, e con i 295&#8217;000 $ messi a disposizione realizz\u00f2, per le strade di New York, con location autentiche seguendo il suo amore per il neorealismo italiano, il lungometraggio <i>Andy<\/i>, che all&#8217;epoca venne accostato al primo cinema di autori del calibro di Morris Engel e soprattutto John Cassavetes. Dopo il cult <i>Vanishing Point<\/i> Sarafian ha continuato a lavorare principalmente per la televisione, collaborando con attori del calibro di Lee J. Cobb, Rod Steiger, Robert Ryan e Sir John Mills. Il suo ultimo lungometraggio \u00e8 un terribile sci-fi del 1990, <i>Solar Crisis<\/i>, firmato (per pudore?) con lo pseudonimo di Alan Smithee, con nel cast, fra gli altri, Charlton Heston e Jack Palance. Nel 2011, all&#8217;et\u00e0 di 81 anni, ha diretto alcuni episodi della serie televisiva <i>Zorro: The Legend Continues<\/i>.<br \/>\nLa sua carriera cinematografica rimane un mistero indecifrabile.<br \/>\n<i>AG<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22033\" title=\"Punto di fuga\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/vanishing-point.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"345\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abUn film plastico e metafisico che corre dritto come il suo protagonista\u00bb, cos\u00ec Alberto Moravia defin\u00ec Vanishing Point, noto in Italia con il titolo di Punto zero, pellicola diretta nel 1971 da Richard C. Sarafian e conosciuta ai pi\u00f9 per l&#8217;esplicito omaggio tributatole da Quentin Tarantino (e chi se no?) in Death Proof (2008, *). 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