{"id":22165,"date":"2012-06-05T05:50:32","date_gmt":"2012-06-05T03:50:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22165"},"modified":"2012-07-04T16:10:00","modified_gmt":"2012-07-04T14:10:00","slug":"sommarlek-unestate-damore-ingmar-bergman","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22165","title":{"rendered":"Sommarlek (Un\u2019estate d\u2019amore) > Ingmar Bergman"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21683\" title=\"Sommarlek01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/Sommarlek01.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"477\" \/><\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" style=\"font-size: 16pt\"><b> Sommarlek (Un&#8217;estate d&#8217;amore)<\/b><\/font><font size=\"2\" face=\"Georgia\"><br \/>\nregia di Ingmar Bergman (Svezia\/1968)<br \/>\nrecensione a cura di Leonardo Persia<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\nIl ripetersi serializzato di situazioni analoghe nelle opere di Bergman, consente di leggere <strong>Un\u2019estate d\u2019amore<\/strong> alla luce di un film passato (<strong>Prigione<\/strong>) e di uno futuro (<strong>L\u2019ora del lupo<\/strong>). Al pari di Prigione, \u00e8 disseminato di luci irreali,\u00a0 rumori, segnali olfattivi e visivi. Gli inservienti del teatro sentono uno strano odore, le ballerine sono nervose, il siparista, anche per via di un sogno bizzarro, \u00e8 convinto che di l\u00ec a poco \u201csucceder\u00e0 qualcosa\u201d.<\/p>\n<p>Il trillo che chiama alle prove squarcia il primo piano silenzioso di Marie (Maj Britt Nilsson), la protagonista che, da quel momento, dopo che le \u00e8 stato recapitato il diario del fidanzato Heinrik, morto tredici anni prima, rivivr\u00e0 in flashback l\u2019interludio d\u2019amore del titolo originale, brevissima stagione estiva esistenziale, fatta di illusione e giovinezza, un paradiso caldo, da cui sar\u00e0 presto cacciata, con il quadro che si incupisce, pioggia, freddo e freddo interiore.<\/p>\n<p>Rintocchi di campane, fischio del traghetto, sibilare del vento, sirena di nave in lontananza, richiamo di gabbiani, cuculi, cornacchie e civette, trillo della sveglia, rubinetto sgocciolante, battito di cuore palpitante. Una sinfonia di suoni interiore, che materializza apparizioni inquietanti, una donna vestita a lutto che sembra guidare la protagonista nell\u2019Ade, dopo che quest\u2019ultima \u00e8 stata traghettata nel luogo dell\u2019amore Inferno, la casa bianca sul mare, adesso contornata da uno spoglio paesaggio autunnale.<\/p>\n<p>L\u00ec aveva incontrato Henrik (Birger Malmsten) , giovane accompagnato da un cane bianco, guardiano dell\u2019aldil\u00e0, orfano (o quasi) come lei. Senza madre, mai conosciuta, padre fuoricampo odiato e, soprattutto, matrigna, \u201cstrega con i baffi\u201d: male personificato (ha un cancro al seno che non la scalfisce), androgino che gioca a scacchi con un pastore beone e satanico che dice di aver interesse professionale nei confronti della donna, in quanto incarnazione della morte.<\/p>\n<p>Marie dipendeva invece dalle profferte di\u00a0uno zio incattivito, Erland (Georg Funkquist), gi\u00e0 perdutamente innamorato della madre, corteggiatore implacabile e lussurioso. Sotto gli occhi della moglie Elizabeth, \u00a0rievoca, ubriaco e sofferente, la vecchia passione non corrisposta per la madre di Marie, consueta pietas bergmaniana riservata al cattivo.<\/p>\n<p>Il mondo \u00e8 un inferno, governato dal demonio e il film ne registra la presenza attraverso tali paurose epifanie, i suoni minacciosi, il paesaggio foriero di segnali di morte e sconfitta, i dialoghi inquieti, i personaggi spaventosi o spaventati. La bellezza dell\u2019estate, del sentimento d\u2019amore tra i ragazzi, l\u2019amplesso che sfuma in un tramonto sul mare, negli alberi e nel canto degli uccelli, transizione armonica di incanto, sciabordio di acque ipnotico, fragoleti fioriti, sopprime a malapena il respiro ammorbante del diavolo, soffio perpetuo dell\u2019isola e del copione.<\/p>\n<p>Il male invader\u00e0 completamente l\u2019atmosfera. Heinrik muore per un ardito tuffo di fine estate suggellato da un bacio che sembra (ed \u00e8) un addio straziante. La disperazione si impadronisce di Marie, che insulta Dio, si lascia circuire dallo zio, sguardo da avvoltoio sul corpo straziato di Heinrik in agonia, gli occhi spalancati per l\u2019ultima volta prima di spirare.<\/p>\n<p>L\u2019attraversamento del bianco corridoio d\u2019ospedale da parte della sventurata, svuotata, con alle spalle l\u2019ombra scura da demonio del\u00a0putrido amante, segna l\u2019inabissarsi nella parte infera dell\u2019esistenza, ribadita dalla discesa delle scale dal teatro, dopo la prova, con l\u2019attonito primo piano a procedere che muove un ipnotico carrello all\u2019indietro, hitchcockiano. Prima di essere consegnata alle fauci del parente, sotto una pioggia scrosciante d\u2019autunno, altra dimensione, uguale a quella che, in auto, dopo la disgrazia, aveva disegnato sul suo volto un\u2019intermittenza di luce e buio, la contesa della sua anima tra Dio e il diavolo.<\/p>\n<p><strong>L\u2019ora del lupo<\/strong> si insinua in questa fuga dalla realt\u00e0, edificazione di un muro insenziente, cortina di odio nei confronti di s\u00e9 stessa prima che degli altri. Il teatro, lo spettacolo, come nel film del \u201968, diventa luogo di spettri e di alienazione, la vita come trucco e inganno, il set cinematografico tetro di <strong>Prigione<\/strong>. \u201cUn teatro vuoto di notte fa effetto, diventa un luogo spettrale. Gnomi con la gobba e un\u2019enorme testa ti spiano da ogni angolo. Si trovano qui da sempre. E pi\u00f9 il teatro \u00e8 vecchio, pi\u00f9 sono numerosi. I loro occhi sono fosforescenti\u201d.<\/p>\n<p>Rifugio nella razionalit\u00e0 maligna, gelo del cuore, tragico incantesimo. Come in una fiaba, arriva il mago Copelius a tentare di svegliare la bella addormentata. Magia versus ragione, il match de <strong>Il volto<\/strong> e de <strong>Il rito<\/strong>, e pure l\u2019apparizione del clown della morte, da <strong>Il settimo sigillo<\/strong> a <strong>Vanit\u00e0 e affanni<\/strong>, a pungolare il personaggio inaridito, sfidandolo al gioco degli scacchi e dell\u2019essere. Occasione irripetibile, prima che egli muoia definitivamente.<\/p>\n<p>\u201cSi pu\u00f2 scrutare nella propria vita una volta sola. Le difese che uno costruisce intorno a s\u00e9 crollano, ritrovandosi spogli e gelidi.\u00a0 Si pu\u00f2 vedere il nostro vero essere, ma una sola volta. In quel momento non si ha il coraggio n\u00e9 di vivere n\u00e9 di morire.\u201d Marie si trova nell\u2019impasse dell\u2019ora liminare: \u201cHai paura di toglierti il trucco e hai paura di tenertelo, hai paura di andar via e hai paura di restare\u201d. Anche perch\u00e9 accondiscendere alla voce esterna \u00e8 cedere ad essa, la morte non rimossa, la Morte vera.<\/p>\n<p>Qui il film si fa ambiguo, metaforico, un Bildungsroman della crudelt\u00e0, replica di riti pagani della notte dei tempi. Gi\u00e0 in <strong>Prigione<\/strong> si era intuito che la protagonista era nient\u2019altro che una vittima sacrificale il cui compito, attraverso la propria morte, era quello di disilludere chi le stava intorno, soprattutto chi l\u2019amava; di sviluppare anticorpi necessari per debellare il virus del vivere. Ne <strong>L\u2019ora del lupo<\/strong> assistevamo all\u2019olocausto di un giovane soppiantato dai suoi fantasmi, accesso al fuoco divorante per tramite delle stesse icone (compresa l\u2019androginia), solo pi\u00f9 horror, di <strong>Un\u2019estate d\u2019amore<\/strong>. Anche l\u00ec un diario dell\u2019uomo letto dalla donna superstite, usurpatrice d\u2019immagine.<\/p>\n<p>E se Heinrik fosse stato prescelto, destino che lui sente da subito, per permettere a Marie di potersi concedere allo zio, al male, alla morte, a una vita normale, rigettando i bagliori alieni di una vita che Bergman sa che gli umani\u00a0spaventasti reputano impossibile, solo letteratura? Il diario da cui escono i volti rispettivi e incorporei degli amanti, il cartoon di una ribellione assurda, pendant della comica di <strong>Prigione<\/strong>, esilarante trattato sulla morte e il diavolo dominatori del mondo?<\/p>\n<p>\u201cSenti quanta pace. All\u2019improvviso, che silenzio. Forse siamo su un altro pianeta. S\u00ec, siamo degli intrusi. Degli intrusi\u201d. Il compito del diavolo \u00e8 includerci. Spezzarci in una falsa integrit\u00e0. \u201cTienimi stretta, Heinrik. Ho paura di cadere in mille pezzi!\u201d aveva invocato Marie, dopo aver giocato con Heinrik a una promessa di matrimonio. \u201cE se no che mi porti via zio Herald!\u201d: nel caso in cui non fosse stata fedele a lui tutta la vita.<\/p>\n<p>Probabilmente Marie aveva\u00a0scelto e scatenato\u00a0un pre-testo (la morte di Heinrik)\u00a0per non vivere, come Alma con Johan ne <strong>L\u2019ora del lupo<\/strong>, come Thomas con Birgitta in \u00a0<strong>Prigione<\/strong> (tutti detentori di uno scritto della loro vittima personale). Qualcuno da sacrificare, per un ideale pi\u00f9 grande e sublimato. L\u2019arte, la scrittura. L\u2019edificazione religiosa de <strong>La fontana della vergine<\/strong>, per esempio. Una specie di strana fissazione dell\u2019 immortalit\u00e0, coazione a ripetere infinita di uno stato mediocre e distanziato dell\u2019essere.<\/p>\n<p>\u201cIo non morir\u00f2 mai. Sar\u00f2 sempre pi\u00f9 vecchia ma non morir\u00f2 mai\u201d aveva detto la ragazza a Henrik che, invece, conosceva gi\u00e0 il proprio destino. La matrigna sapeva quanto fosse menzognera\u00a0 la sentenza del prete:\u201cChi vuole possedere la vita la perde\u201d. La perdita appartiene a chi non ha e non vuol avere alcunch\u00e9, elemento intonato al resto delle cose. \u201cCom\u2019\u00e8 tutto difficile&#8230; e dipende sempre da qualcos\u2019altro\u201d la risposta di Henrik alla domanda di Marie: \u201cHai mai baciato una ragazza?\u201d. Poi lei aveva acceso una sigaretta, offrendogliela, scena bergmaniana di patto col diavolo.<\/p>\n<p>Il risveglio finale della ragazza assume i tratti di una resurrezione opaca, nuova promessa d\u2019amore a un uomo pi\u00f9 normale, concreto, che riportandola sulla terra le tolga ogni velleit\u00e0 di sentimento. Il bacio sulle punte \u00e8 un abbraccio al compromesso, principio di realt\u00e0, addio al piacere.<\/p>\n<p>E\u2019 forse indicativo che delle stagioni simboliche perlustrate dal film, Bergman abbia escluso proprio l\u2019inverno, relegandola al fuoricampo posto dinanzi al cammino di Marie e David, classica coppia bergmaniana ricostituita dopo un passato duro alle spalle. Vanno verso il futuro, con la consapevolezza che il meglio \u00e8 passato, l\u2019estate non torner\u00e0, l\u2019amore vero \u00e8 stato solo un interludio. Convinzione senza la quale non potrebbero vivere.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<span style=\"font-family: Arial; font-size: 2;\"><em>Leonardo Persia<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/Sommarlek02.jpg\" alt=\"\" title=\"Sommarlek02\" width=\"620\" height=\"405\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21684\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"3\"><br \/>\n<b>Sommarlek (Un&#8217;estate d&#8217;amore)<\/b><\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n<b>Regia, soggetto, sceneggiatura<\/b>: Ingmar Bergman<br \/>\n<b>Sceneggiatura<\/b>: Ingmar Bergman, Herbert Grevenius<br \/>\n<b>Fotografia<\/b>: Gunnar Fischer<br \/>\n<b>Montaggio<\/b>: Oscar Rosander<br \/>\n<b>Scenografia<\/b>: Nils Svenwall<br \/>\n<b>Trucco<\/b>: Carl M. Lundh<br \/>\n<b>Produttore<\/b>: Allan Ekelund<br \/>\n<b>Interpreti<\/b>: Maj-Britt Nilsson (Marie), Birger Malmsten (Henrik), Alf Kjellin (David Nystr\u00f6m), Annalisa Ericson (Kaj), Georg Funkquist (zio Erland), Stig Olin (Maestro di balletto)<br \/>\n<b>Casa di produzione<\/b>: Svensk Filmindustri<br \/>\n<b>Paese<\/b>: Svezia<br \/>\n<b>Anno<\/b>: 1951<br \/>\n<b>Durata<\/b>: 96&#8242;<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22268\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/speciale_bergman.jpg\" alt=\"\" title=\"speciale INGMAR BERGMAN\" width=\"400\" height=\"266\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22734\" border=\"0\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/speciale_bergman.jpg 400w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/speciale_bergman-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"center\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22268\">speciale INGMAR BERGMAN<\/a><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sommarlek (Un&#8217;estate d&#8217;amore) regia di Ingmar Bergman (Svezia\/1968) recensione a cura di Leonardo Persia Il ripetersi serializzato di situazioni analoghe nelle opere di Bergman, consente di leggere Un\u2019estate d\u2019amore alla luce di un film passato (Prigione) e di uno futuro (L\u2019ora del lupo). 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