{"id":22203,"date":"2012-06-06T14:41:05","date_gmt":"2012-06-06T12:41:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22203"},"modified":"2012-06-06T14:41:05","modified_gmt":"2012-06-06T12:41:05","slug":"the-girl-next-door-gregory-m-wilson","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22203","title":{"rendered":"The Girl Next Door > Gregory M. Wilson"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/The_Girl_Next_Door_02.jpg\" alt=\"\" title=\"The_Girl_Next_Door_02\" width=\"620\" height=\"395\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22204\" \/><\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" style=\"font-size: 16pt\"><b>The Girl Next Door<\/b><\/font><font size=\"2\" face=\"Georgia\"><br \/>\nregia di Gregory M. Wilson (USA\/2007)<br \/>\nrecensione a cura di Fabrizio Fogliato<\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>\u00abYou think you know about pain?\u00bb. Con queste parole lo scrittore Jack Ketchum d\u00e0 inizio al suo romanzo <i>The Girl Next Door<\/i>. \u00c8 il 1989 e sono ormai passati ventiquattro anni dai fatti realmente accaduti, e qualche anno ancora pi\u00f9 tardi, nel 2007, il giovane regista Gregory M. Wilson ne ha tratto il film, omonimo, <i>The Girl Next Door<\/i> (conosciuto anche con il titolo <i>Jack Ketchum\u2019s The Girl Next Door<\/i>).<\/p>\n<p>Ottobre 1965. In un commissariato della polizia di Indianapolis giunge una chiamata anonima che indica l\u2019indirizzo preciso dove si trova il corpo esanime di una ragazza. Silvie Marie Likens \u00e8 una ragazza di sedici anni: assieme alla sorella minore Meg vengono date in affidamento alla zia Ruth, dopo essere state abbandonate dei genitori, fuggiti per andare a lavorare in un circo. Gertrude Baniszewski (questo il nome per esteso della zia) \u00e8 una donna instabile, abbandonata dal marito e affetta da forti turbe mentali, dedita all\u2019alcoolismo e schiacciata da un senso di colpa gigantesco verso le sue scelte esistenziali. Costretta a svezzare quattro maschi, coltiva un odio insano e smisurato per il proprio sesso. In seguito ad una banale disobbedienza incomincia nei confronti delle due ragazze una progressiva escalation di violenza. Il passaggio dalla tortura psicologica a quella corporea \u00e8 breve e inevitabile. Il suo ruolo di adulto, detentore del \u201cpotere\u201d, le consente di soggiogare facilmente i quattro di figli e di spingerli costantemente in avanti nello sprofondo di un orrore puro, legittimato e autorizzato da una figura familiare. I quattro ragazzi diventano cos\u00ec prima spettatori, poi attori di ogni genere di nefandezze. Lo scenario che si presenter\u00e0 ai poliziotti giunti sul posto \u00e8 di quelli da far tremare le vene ai polsi: trovano un corpo cosparso di bruciature di sigarette cui vaste porzioni erano state scuoiate, un\u2019incisione a forma di tre sul petto e, sulla ventre, una scritta incisa nella carne: \u00abI\u2019m a bitch and I\u2019m proudly to be\u00bb.<\/p>\n<p>Il regista Gregory M. Wilson, trae da questa vicenda un film che ripercorre fedelmente le parole del testo di Jack Ketchum e, come l\u2019autore, sceglie di mantenere l\u2019orrore sempre fuori campo, evitando ogni sconfinamento voyeuristico. Sceglie di raccontare la vicende come una storia d\u2019amore (quella \u201cimpossibile\u201d tra il giovane David e la povera Meg) e regala al personaggio puro e innocente del giovane il ruolo di sguardo candido e positivo: una posizione dall\u2019alto attraverso cui osservare i fatti senza mai esprimere giudizi. Emblematica a tal proposito appare la scelta di presentare David mentre cattura dei gamberi in un fiume per poi subito liberarli e osservare il loro movimento, mentre i quattro figli di Ruth vengono presentati intenti ad osservare la morte dei vermi gettati in mezzo alle formiche. Il mondo della provincia americana appare perfetto e idilliaco con i suoi colori, le casette con la staccionata, i prati curati, ma \u00e8 nel sottosuolo (cio\u00e8 nelle radici della societ\u00e0) che si esercita il \u201cgioco\u201d limite e pericoloso della tortura. Sono piccoli spostamenti di tono, che attraversano il film come un basso continuo, cos\u00ec come il gioco cui Meg partecipa bendata e che preannuncia il suo tragico destino. A tal proposito la scelta di una regia convenzionale, quasi da Tv movie, serve per accentuare lo stridore tra \u201cnormalit\u00e0\u201d e \u201corrore\u201d. <i>Jack Ketchum\u2019s The Girl Next Door<\/i>, non \u00e8 un film horror nel senso comune, ma lo \u00e8 (ancor di pi\u00f9) nella dimensione esistenziale ed antropologica (non a caso dopo la visione ci si sente colpevoli\u2026 per aver guardato). La quotidianit\u00e0 degli ambienti, la routine sempiterna della vita dei ragazzi (che riecheggia <i>Stand by Me<\/i> di Rob Reiner), nascondono in realt\u00e0 un mondo di orchi, dove una donna (colei che genera la vita) pu\u00f2 diventare strega e accompagnare per mano i (suoi) bambini direttamente nelle fauci del lupo.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/The_Girl_Next_Door_01.jpg\" alt=\"\" title=\"The_Girl_Next_Door_01\" width=\"620\" height=\"417\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22205\" \/><\/p>\n<p>Dividendo equamente la propria struttura narrativa su due direttrici, il film di Wilson affronta lucidamente e senza mezze misure il tema della coercizione psicologica degli adulti nei confronti dei minori, cos\u00ec come quello del nervo crudele e disperato che attraversa ogni struttura sociale. Il piccolo David che si oppone ai soprusi cui viene sottoposta Meg viene minacciato da Ruth (interpretata da Blanche Baker figlia di Carroll Baker) con queste parole: \u00abI said shut up, or I doing again\u00bb. Quello che la zia crudele pretende da Meg \u00e8 (di sapere) la verit\u00e0; e la tortura \u00e8 ontologicamente connaturata al concetto di verit\u00e0, perch\u00e9 la si esercita (con autorit\u00e0 e ponendosi dalla parte del \u201cgiusto\u201d) per estrapolare l\u2019informazione necessaria, che solo attraverso il dolore e la coercizione pu\u00f2 essere espunta dal corpo del\/la prigioniero\/a. Quella perpetrata ai danni di Meg in <i>Jack Ketchum\u2019s The Girl Next Door<\/i>, appare (se possibile) ancor pi\u00f9 cinica e violenta, perch\u00e9 qui, lentamente, la tortura assume il ruolo di rito iniziatico. In questo caso la violenza \u00e8 pedagogica e serve a mediare tra la collettivit\u00e0 e il singolo. Nelle scene che raffigurano la famiglia Chandler riunita nel salotto davanti alla televisione, con la zia seduta sulla poltrona in modo \u201cdominante\u201d, Meg non \u00e8 mai presente e quando entra proviene sempre dal fuori-campo, perch\u00e9 lei \u2013 come la sorellina Susan \u2013 non sono parte della \u201cfamiglia\u201d, e quindi ritenute \u201cribelli\u201d verso la collettivit\u00e0. La tortura \u00e8 il volto estremo del potere legittimo e attraverso la violenza sul corpo e il deturpamento della carne riconduce l\u2019individuo alla natura di essere umano consapevole e consenziente, attraverso una spettrale e inquietante forma di educazione. Il film per\u00f2 non pone nessuna catarsi e termina senza giustizia cos\u00ec come senza nessun giudizio. <i>Jack Ketchum\u2019s The Girl Next Door<\/i>, \u00e8 solo uno squarcio di verit\u00e0, agghiacciante e terminale, che dimostra l\u2019impossibilit\u00e0 di definire un concetto di \u201cnormalit\u00e0\u201d. Un opera lucida e antropologicamente \u201calta\u201d che trascura ogni effetto shock per addentrarsi dentro le pieghe di un esistenza che \u00e8 s\u00ec malata, ma che sopravvive nel disinteresse e nell\u2019ipocrisia della societ\u00e0. Quell&#8217;essere \u201cvicina di casa\u201d ripreso dal titolo, \u00e8 pi\u00f9 di un atto d\u2019accusa nei confronti della micro come della macro societ\u00e0, e non \u00e8 difficile leggere attraverso la celluloide della pellicola l\u2019immortale condizionamento del \u201cpotere\u201d sugli individui. Certo \u00e8 che, dopo la visione del film, l\u2019immagine di Meg appesa nuda nello scantinato, rimane scolpita nella mente e per mentale associazione di immagini, le torture di Abu Grahib non appaiono poi cos\u00ec lontane\u2026<\/p>\n<p>Il libro cos\u00ec come il film sono inediti nel nostro paese, mentre il Dvd americano \u00e8 uscito per la Anchor Bay Entarteinement.<\/p>\n<p><i>Fabrizio Fogliato<\/i><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/The_Girl_Next_Door_04.jpg\" alt=\"\" title=\"The_Girl_Next_Door_04\" width=\"620\" height=\"352\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22206\" \/><\/p>\n<p><\/font><br \/>\n<b><font face=\"Arial\" size=\"3\">The Girl Next Door<\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"> (Jack Ketchum\u2019s The Girl Next Door \/ La ragazza della porta accanto)<\/font><\/b><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n<b>Regia<\/b>: Gregory M. Wilson<br \/>\n<b>Sceneggiatura<\/b>: Daniel Farrands, Philip Nutman dal romanzo omonimo di Jack Ketchum<br \/>\n<b>Fotografia<\/b>: William M. Miller<br \/>\n<b>Montaggio<\/b>: Michael Fiore<br \/>\n<b>Musiche<\/b>: Ryan Shore<br \/>\n<b>Casting<\/b>: Cindi Rush<br \/>\n<b>Costumi<\/b>: Michael Bevins <br \/>\n<b>Produttori<\/b>: William M. Miller, Andrew van den Houten<br \/>\n<b>Interpreti<\/b>: William Atherton (David Moran adulto), Blythe Auffarth (Meg Loughlin), Blanche Baker (Ruth Chandler), Kevin Chamberlin (Jennings), Dean Faulkenberry (Kenny), Gabrielle Howarth (Cheryl Robinson), Benjamin Ross Kaplan (Donny Chandler), Spenser Leigh (Denise Crocker), Daniel Manche (David Moran), Mark Margolis (Homeless), Graham Patrick Martin (Willie Chandler Jr.), Michael Nardella (Tony)<br \/>\n<b>Case di produzione<\/b>: Moderncin\u00e9, Modern Girl Productions<br \/>\n<b>Paese<\/b>: USA<br \/>\n<b>Anno<\/b>: 2007<br \/>\n<b>Durata<\/b>: 91&#8242;<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>The Girl Next Door regia di Gregory M. Wilson (USA\/2007) recensione a cura di Fabrizio Fogliato \u00abYou think you know about pain?\u00bb. 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