{"id":22256,"date":"2012-06-09T14:01:08","date_gmt":"2012-06-09T12:01:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22256"},"modified":"2012-06-09T16:11:29","modified_gmt":"2012-06-09T14:11:29","slug":"goodbye-68-la-contestazione-secondo-koji-wakamatsu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22256","title":{"rendered":"Goodbye &#8217;68 \u2013 La contestazione secondo Koji Wakamatsu"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/Wakamatsu_04.jpg\" alt=\"\" title=\"Wakamatsu_04\" width=\"620\" height=\"408\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22257\" \/><\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" style=\"font-size: 14pt\"><b>Goodbye &#8217;68 \u2013 La contestazione secondo Koji Wakamatsu<\/b><\/font><font size=\"2\" face=\"Georgia\"><br \/>\narticolo di Leonardo Persia<\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>Impossibile prescindere dall\u2019ideale tetralogia contro-sessantottesca di Koji Wakamatsu. <b>Violenza senza causa<\/b> (<i>Gendai sei hanzai zekkyo hen: riyu naki boko<\/i>), <b>Storia di amanti moderni: la stagione del terrore<\/b> (<i>Gendai kosyokuden: teroru no kisetsu<\/i>) (del 1969), <b>Sex Jack<\/b> (<i>Seizoku<\/i>) e <b>Shinjuku Mad<\/b> (<i>Shinjuku maddo<\/i>) (del 1970). Tutti e quattro costituiscono, a caldo, prima dello \u00abstorico\u00bb <b>United Red Army<\/b> (<i>Jitsuroku rengo sekigun: Asama sanso e no michi<\/i>) del 2007, il punto pi\u00f9 disillusorio e distopico del movimento, un febbrile requiem di disincanto a base di tipicamente nipponico <b><i>eros + massacro<\/i><\/b> (soprattutto interiore). Pi\u00f9 privato, ma altrettanto corrosivo, il coevo (1969) <b>Running in Madness, Dying in Love<\/b> (<i>Kyoso Joshiko<\/i>), sul sopravvento dei sensi di colpa e quindi della restaurazione pre-sessantottina.<\/p>\n<p>Li firma un regista all\u2019epoca poco pi\u00f9 che trentenne, gi\u00e0 militante disinquadrato, persino fan dell\u2019Esercito Rosso Giapponese (le Brigate rosse del Sol Levante), nonch\u00e9 membro sui generis dello yakuza a Shinjuku, il quartiere <i>chic &amp; trade<\/i> di Tokyo. Della sua essenziale e incendiaria forma B (Bataille pi\u00f9 B-movie) Nagisa Oshima far\u00e0 \u00abbella copia\u00bb con <b>L\u2019impero dei sensi<\/b> (<i>Ai no Korida<\/i>) (\u201976), di cui Wakamatsu fu produttore esecutivo oltre che ispiratore pi\u00f9 o meno confesso.<\/p>\n<p>I film costituiscono un vero e proprio addio al \u201968, in un\u2019epoca in cui, in Occidente, il dibattito era soltanto alle prime armi (non bianche). L\u2019apparenza para-porno, con annessa drammaturgia ai minimi termini, si esplicita in una sola idea portata alle estreme conseguenze monomaniache. Dietro c\u2019\u00e8 per\u00f2 il trionfo esaltante del sotto-testo che prolifera in sintonia con il livellamento brechtiano dell\u2019emozione\/identificazione. Vi s\u2019intuisce compiutamente, e senza elucubrazioni di scrittura, il grigio insostenibile dei nostri giorni. Forse le spruzzate di colore che, nel momento pi\u00f9 opportuno, infrangono il dimesso ma pungente b\/n, sono le aperture pi\u00f9 esplicite (e tetre) al (non) futuro. L\u2019altro lato dell\u2019arcobaleno. La vera immagine del <b>Mago di Oz<\/b>. Un\u2019iniezione micidiale di forma contenuto \u00abspermespressionista\u00bb, tra &#278;jzen\u0161tejn e Glauber Rocha (che coni\u00f2 il termine a proposito dell\u2019<b>Ivan Groznji<\/b>, 1944-46, del primo).<\/p>\n<p>La lotta di classe che \u00e8 un\u2019invidia di classe. La libert\u00e0 come approdo al nulla mortifero (canne, sbronze e rock\u2019n\u2019roll). Il senso di inadeguatezza delle nuove generazioni, incapaci di affrancarsi dai padroni\/genitori e <b><i>dreamers<\/i><\/b> solo di consumi. Il tempo mono-tono e piatto (restituito come pura cifra espressiva) dove nulla accade. La restaurazione fallocentrica e la definitiva vittoria della donna oggetto che trova la propria identit\u00e0 nel culo e nelle tette (anche e soprattutto rifatti). Molto prima dell\u2019\u00ababiura\u00bb pasoliniana, i quattro film, tutti variazione acida sul tema sado-maso massimale (alla Fassbinder), dimezzano il carattere eversivo della cosiddetta rivoluzione sessuale. Restituita allo spettatore come accesso senza limiti al noiosissimo e asessuato erotismo neo-liberista. Con la tritura, all\u2019unisono, e senza nostalgie umanistiche fuori luogo n\u00e9 le ipocrisie della supposta controinformazione di stato, della mistica correlata dei mezzi di comunicazione\/distruzione di massa. Il loro voyeurismo contagioso, la futura pornografizzazione e decodificazione (capitalistiche) del mondo.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/Wakamatsu_01.jpg\" alt=\"\" title=\"Wakamatsu_01\" width=\"620\" height=\"457\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22258\" \/><\/p>\n<p>Di sicuro, in Giappone il \u201968 era iniziato almeno vent\u2019anni prima. La Federazione Nazionale degli Organismi Studenteschi Universitari (ovvero lo Zengakuren) nasce nel 1947, per protesta contro il triplicare delle spese universitarie (da noi avvenne nel \u201994 con Berlusconi; la sinistra, prima di accodarsi, fece finta di protestare e la Pantera figlia di pap\u00e0 ci dorm\u00ec sopra). E diventa pericolosa con la guerra di Corea, il Trattato nippo-americano del \u201952 e quello del \u201960. Contesta il riarmo del paese, la spersonalizzazione occidentalista, i fascisti al potere (il riciclato primo ministro Kichi, criminale di guerra, poi costretto a dimettersi), certi modelli di vita gi\u00e0 global (di cui per\u00f2 il Giappone far\u00e0 una geniale risemantizzazione).<\/p>\n<p>A differenza che in Occidente, il movimento intende inscriversi nel <i>corpo<\/i>, come da tradizione giapponese, ma le parole e gli slogan, come in tutto il resto del mondo, finiranno per avere la meglio. Mishima vi costruir\u00e0 una meravigliosa macchina teorica ed estetica gi\u00e0 debordiana (rilevabile, in maniera esplicita, nei testi teatrali <b>Madame De Sade<\/b>, 1965, e <b>Il mio amico Hitler<\/b>, 1969). Contro la schizofrenica, e pienamente occidentale, scissione tra passione e ideologia, parole e vita, lo scrittore restaurer\u00e0 drammaticamente il <i>logos<\/i> dentro il corpo, con il suicidio, prima virtuale (<b>Yukoko<\/b>, racconto e film, 1966), poi reale e spettacolare, davanti alle telecamere, nel \u201970. Body art d\u2019inarrivabile realismo. Prima di essa, a suggello di cotanta estetizzazione (che per paradosso reagisce contro una finzione di esistenza, quindi un\u2019estetica), una tetralogia letteraria altrettanto disilludente (<b>Il mare della fertilit\u00e0<\/b>, 1965-70), con altrettante divagazioni su sesso, voyeurismo e circolarit\u00e0 (false).<\/p>\n<p>Anche Wakamatsu insiste sul suicidio (dei personaggi). <b>Shinjuku Mad<\/b> apre con una serie di cadaveri. Il protagonista di <b>Storia di amanti moderni: la stagione del terrore<\/b> si far\u00e0 esplodere, come un moderno kamikaze islamico, all\u2019aeroporto numero uno di Tokyo, da cui si partiva per la guerra in Vietnam. Il gruppo di <b>Sex Jack<\/b>, tra scazzi, sospetti e delazioni, si uccide neanche tanto inconsciamente. I tre amici di <b>Violenza senza causa<\/b>, in maniera diversa l\u2019uno dall\u2019altro, compiono l\u2019<i>harakiri<\/i>, sperando cos\u00ec di raggiungere l\u2019\u00abultima terra\u00bb Abashiri, simbolo estremo di un\u2019utopia fuori terra (come la \u00abZona\u00bb dei personaggi di <b>Sex Jack<\/b> e la Shangri-La di uno dei pseudo-combattenti di <b>Shinjuku Mad<\/b>). In Italia, in un film post-\u201970 sui drogati e in super8, si chiamer\u00e0 <b>Bambul\u00e9<\/b> (1978).<\/p>\n<p>Ma \u00e8 soprattutto la rivolta che sembra essere \u00absuicidata\u00bb. \u00c8 <i><b>violenza senza scopo<\/b><\/i>, come nel film omonimo, una sorta di <b>Ecce bombo<\/b> (1978) hard. Tre ragazzi di Aomori, due studenti e un operaio in trasferta a Tokyo, si ritengono \u00abnati sotto il segno della sfortuna\u00bb perch\u00e9 non hanno \u00abauto, n\u00e9 casa, n\u00e9 donna\u00bb. Snobbano le lotte studentesche, considerate roba da ricchi, e pensano solo al sesso. Sentono un potere che li opprime, ma non sanno dargli forma. Sbirciano cos\u00ec da un buco nella parete una coppia copulante (e lo schermo si trasforma in un piccolissimo squarcio colorato dentro un buio pi\u00f9 che metaforico), consumano pornografia, si danno allo stupro. Tutto all\u2019insegna di una noia gi\u00e0 devitalizzata. Che \u00e8 la stessa del gruppo di Sex Jack: combattenti depressi che, in un appartamento con vista \u00absul nulla\u00bb (lo sviluppo <i>made in Japan<\/i>), si danno a un estenuante <i>tour de force<\/i> sessuale, gi\u00e0 in stile <b>Ai no korrida<\/b>, al grido(lino) di \u00abVinceremo! Vinceremo di certo!\u00bb.<\/p>\n<p>Da par suo, pure il pericoloso militante di <b>Storia di amanti moderni: la stagione del terrore<\/b>, sotto osservazione di due agenti che sognano di arrestarlo a fini carrieristici, non fa altro con due ragazze che lo accudiscono, gli cucinano, lo trattano come il capetto che \u00e8. \u00abMa che vita \u00e8 questa? Mangiare, dormire, scopare!\u00bb. Forse gli agenti desidererebbero lo stesso per loro. Ficcati in un caseggiato popolare squallidissimo e anonimo con finestra su cortile analogo (dove alloggia il terrorista), da cui di nuovo affiorano pertugi di erotismo passivo. Ma quello che i poliziotti conservatori vedono (e sentono) \u00e8 la realt\u00e0 o solo il loro limitato punto di vista? Difatti, nel finale, dopo l\u2019immagine delle bandiere giapponese e USA che si toccano (ma sono due fotogrammi differenti) e la sovrimpressione del trio erotico in azione, i due rinunciano alla missione e il militante da passivo diventa attivo.<\/p>\n<p>Qui Wakamatsu, nel servirsi alla grande dell\u2019ambiguit\u00e0 tipica del mezzo cinematografico, si fa ancora pi\u00f9 spietato. <b>Ni con dios ni con el diablo<\/b>, si sbizzarrisce nel restaurare la conservazione senza aderirvi. In <b>Shinjuku Mad<\/b>, il padre del ragazzo ucciso perch\u00e9 \u00abtraditore\u00bb, contadino contestatore d\u2019altri tempi che scoprir\u00e0 il vuoto dei giovani e quanto la loro pseudo-rivoluzione sia inscindibile dall\u2019alienato paesaggio urbano, arriver\u00e0 a questa conclusione: \u00abLa colpa \u00e8 mia, se finora non sono stato capace di fare nulla\u00bb. Tale padre\u2026 Eppure il pi\u00f9 umano, simpatico e senziente dentro un universo apocalittico di uomini macchine.<\/p>\n<p><i>Leonardo Persia<\/i><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/Wakamatsu_02.jpg\" alt=\"\" title=\"Wakamatsu_02\" width=\"620\" height=\"344\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22259\" \/><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><b>Gendai sei hanzai zekkyo hen: riyu naki boko (Violenza senza causa)<\/b><br \/>\nRegia: Koji Wakamatsu (Giappone\/1969)<\/p>\n<p><b>Gendai kosyokuden: teroru no kisetsu (Storia di amanti moderni: la stagione del terrore)<\/b><br \/>\nRegia: Koji Wakamatsu (Giappone\/1969)<\/p>\n<p><b>Seizoku (Sex Jack)<\/b><br \/>\nRegia: Koji Wakamatsu (Giappone\/1970)<\/p>\n<p><b>Shinjuku maddo (Shinjuku Mad)<\/b><br \/>\nRegia: Koji Wakamatsu (Giappone\/1970)<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/Wakamatsu_03.jpg\" alt=\"\" title=\"Wakamatsu_03\" width=\"620\" height=\"398\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22260\" \/><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Goodbye &#8217;68 \u2013 La contestazione secondo Koji Wakamatsu articolo di Leonardo Persia Impossibile prescindere dall\u2019ideale tetralogia contro-sessantottesca di Koji Wakamatsu. 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