{"id":22363,"date":"2012-06-15T19:25:25","date_gmt":"2012-06-15T17:25:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22363"},"modified":"2012-06-22T13:16:33","modified_gmt":"2012-06-22T11:16:33","slug":"vincere-marco-bellocchio-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22363","title":{"rendered":"Vincere > Marco Bellocchio (prima parte)"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/vincere_01.jpg\" alt=\"\" title=\"vincere_01\" width=\"620\" height=\"411\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22364\" \/><\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" style=\"font-size: 16pt\"><b>Vincere<\/b><\/font><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\nregia di Marco Bellocchio (Italia-Francia\/2009)<br \/>\nrecensione a cura di Fabrizio Fogliato<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" size=\"2\">&gt; <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22509\">leggi la seconda parte<\/a><\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Arial\"><\/p>\n<p>Nella vicenda Dalser, c&#8217;\u00e8 qualcosa di indefinito e poco chiaro. Qualcosa che ha a che fare con gli aspetti pi\u00f9 intimi e oscuri dell&#8217;animo umano, ma anche con il groviglio di relazioni di potere che legano un capo e i suoi sottoposti. Sarebbe troppo facile e superficiale liquidare gli avvenimenti come un susseguirsi di eventi e di azioni determinate dalla volont\u00e0 di Benito Mussolini. Come si pu\u00f2 credere che colui che in quegli stessi anni \u00e8 impegnato a \u201ctrasformare l&#8217;Italia\u201d, possa occuparsi in prima persona di una vicenda privata, anche se non marginale, visto che in gioco c&#8217;\u00e8 la sua credibilit\u00e0 e l&#8217;onorabilit\u00e0 della sua coerenza? <\/p>\n<p>\u00c8 evidente che l&#8217;animatore della famiglia autarchica e numerosa non possa rischiare di passare per bigamo, soprattutto dopo la stipula dei Patti Lateranensi dell&#8217;11 Febbraio 1929 e la conseguente riconciliazione con il Papa e l&#8217;oltre Tevere. \u00c8 altrettanto evidente che il comportamento impulsivo di Ida Dasler, al limite dell&#8217;isteria, possa essere considerato (da chi la circonda) come folle; un comportamento giustificabile e comprensibile, del resto, alla luce dello stress e dell&#8217;angoscia alle quali la donna \u00e8 sottoposta con scientifica continuit\u00e0 e perversa premeditazione.<\/p>\n<p>I delitti, perch\u00e9 di questo si tratta, che hanno per vittime Ida Dalser e Benito Albino Mussolini, hanno come movente quello della necessit\u00e0 di eliminare due persone scomode, ma sono privi di un colpevole o pi\u00f9 colpevoli identificabili, visto che il numero di persone coinvolte in entrambe le vicende sfiora il centinaio. Dalla vicenda inoltre emergono tutta una serie di ambiguit\u00e0: dai medici non medici che stilarono le diagnosi, dalla segretezza con cui per anni sono state custodite le cartelle cliniche, dal coinvolgimento diretto de Il Popolo d&#8217;Italia come <i>trait-d&#8217;union<\/i> tra ordini superiori ed esecuzioni locali. \u00c8 comunque altrettanto vero che non pu\u00f2 essere escluso a priori il coinvolgimento diretto di Benito Mussolini, il quale \u00e8 sicuramente imbarazzato dal fatto che in Italia una donna possa essere libera di dichiararsi sua moglie, e un giovane ragazzo possa utilizzare il suo cognome come legittimo. Inutile ora, a distanza di anni, cercare una strada alternativa per risolvere la questione, cos\u00ec come cavillare sull&#8217;intreccio di fatti, ordini e casualit\u00e0 che portarono agli esiti nefasti della vicenda. <\/p>\n<p>Quello che rimane nella memoria \u00e8 la testimonianza indelebile di eventi delittuosi, di matrice politica, mossi da una collettivit\u00e0 eterogenea che, talvolta inconsapevolmente, agisce in un&#8217;unica direzione. Alla luce di tutto ci\u00f2 appare pertanto opportuno considerare come un solo film non possa contenere al suo interno tutte le sfaccettature, le cause e le conseguenze di questa triste vicenda. <i>Vincere<\/i> di Marco Bellocchio opera, di fatto, una scelta ben precisa: quella di ritrarre, liberamente, il profilo di una \u201ceroina\u201d da romanzo d&#8217;appendice, declinandolo su tinte fosche e plumbee, le stesse che attraversano come un basso continuo il susseguirsi degli anni nel ventennio fascista. <\/p>\n<p><i>Vincere<\/i> pone in secondo piano tanto Benito Mussolini, quanto il figlio di Ida, per concentrare tutta la sua attenzione su una donna che non \u00e8 solo una semplice ribelle testarda e impulsiva, ma \u00e8 l&#8217;incarnazione di un&#8217;emancipazione femminile <i>ante-litteram<\/i>, incapace di adeguarsi al ruolo di massaia silenziosa-obbediente\/angelo del focolare (la donna fascista), fino al punto di sacrificare consapevolmente la propria vita sull&#8217;altare di un principio tanto astratto quanto utopistico: quello della legittimit\u00e0 sentimentale. Ida Dalser \u00e8 nell&#8217;economia del film di Bellocchio una \u201csignora in nero\u201d (perch\u00e9 condannata sin dal primo fotogramma) che con disinvoltura, sensualit\u00e0 e passione, circuisce il cervello e il corpo di un \u201ccontadino\u201d che improvvisamente sembra sentirsi immortale (come testimonia la prima sequenza del film). L&#8217;uso consapevole che Ida fa del suo corpo deriva dal suo essere cosmopolita. Pi\u00f9 che essere sedotta, ella seduce, e di conseguenza non pu\u00f2 (e non vuole) essere abbandonata. <\/p>\n<p>Nella prima parte del film Ida appare come il completamento necessario per\/di Benito Mussolini: uomo e donna sono le due facce, entrambe venate in chiaro-scuro, di uno stesso individuo, ambizioso e ingenuo, passionale e spietato, sensuale e crudele. Per evidenziare questo aspetto la messa in scena di Bellocchio, con il proseguire del film, si fa via via pi\u00f9 asettica e spettrale. Ad una prima parte, di circa quaranta minuti, in cui Ida e Benito sono presenti in carne e ossa, immersa in tonalit\u00e0 vellutate, e giocata su un contrappunto quasi musicale tra rigore ed eleganza, corrisponde una seconda parte, quella a partire dall&#8217;uscita di scena \u201cfisica\u201d di Mussolini, in cui un&#8217;atmosfera rarefatta e sospesa circonda i personaggi. La fotografia marmorea di Daniele Cipr\u00ec alterna l&#8217;uso di colori desaturati ad una gamma di blu e di neri corposi e profondi, fornendo, sin dai primi fotogrammi,&nbsp; l&#8217;\u201cimpressione\u201d di un&#8217;epoca. <\/p>\n<p><i>Vincere<\/i> \u00e8 un film che sfrutta tutte le potenzialit\u00e0 filmiche, visive, e pittoriche dell&#8217;avanguardia futurista. Dall&#8217;uso eccessivo e ridondante dei collage di colori, al <i>lettering <\/i>(utilizzato come forma di comunicazione intrinseca al sottotesto di realt\u00e0 storica), passando per gli eccessi visivi e sonori della musica di Carlo Crivelli, fino all&#8217;utilizzo di un montaggio che si colloca a met\u00e0 strada fra quello delle attrazioni e quello discontinuo di godardiana memoria. Proprio l&#8217;uso disinvolto, rischioso e provocatorio del montaggio, riesce a mantenere &#8211; lungo tutta la durata del film &#8211; una tensione costante, riuscendo pure a delineare il carattere complesso ed intricato della sua protagonista. In <i>Vincere<\/i> il nero, inteso sia come colore che come simbolo, diventa spazio \u201cdell&#8217;esistente\u201d a partire dai drappi che evocano la morte dell&#8217;arciduca d&#8217;Austria Francesco Ferdinando, passando per l&#8217;oscurit\u00e0 in cui si manifestano le visioni di Benito Mussolini, fino al compimento, sintetico, del non-colore come forma di espressione politica, immerso nelle divise fasciste dei protagonisti della seconda parte del film. Sempre il \u201cnero\u201d, diventa in <i>Vincere<\/i> strumento comunicativo in grado di relazionare immagine filmica e cinematografica (con cui si intende quella presente nei tanti film che attraversano la pellicola), come nelle scene in cui gli scontri nella sala cinematografica sono mostrati in silhouette, proiettate metaforicamente sul contenuto delle immagini che contemporaneamente passano sullo schermo. <\/p>\n<p>La figura di Benito Mussolini passa dalla rappresentazione fisica ed erotica della prima parte del film, ad una progressiva \u201cestinzione\u201d, mostrandosi attraverso le immagini dei cinegiornali LUCE , le fotografie appese negli uffici pubblici, il feticcio di marmo nel collegio di Moncalieri (sintesi dell&#8217;ossessiva rappresentazione del suo potere), fino alla distruzione della sua immagine bronzea dopo l&#8217;8 Settembre 1943. La trasformazione da uomo a icona serve a Bellocchio per raccontare l&#8217;impressione di un&#8217;epoca (pertanto non la realt\u00e0). Il paradosso \u00e8 che in <i>Vincere<\/i>, ad una progressiva pietrificazione della figura del Duce (che non casualmente corrisponde al periodo di ascesa politica), si contrappone un&#8217;esasperazione visiva e tattile del suo corpo (nella prima parte, riguardante le vicende private) che esula dalla semplice caratterizzazione di un personaggio ma che ambisce alla rappresentazione visiva d&#8217;un carattere controverso e complesso. <\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Arial\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/vincere_03.jpg\" alt=\"\" title=\"vincere_03\" width=\"620\" height=\"413\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22365\" \/><\/p>\n<p><b>Ordalia del potere<\/b><br \/>\n<i>Vincere<\/i> si apre con una sequenza ambientata in un luogo imprecisato (nella realt\u00e0 storica l&#8217;episodio si svolse a Ginevra durante la trasferta elvetica di Mussolini nei primi anni del &#8216;900), in cui Benito Mussolini partecipa ad una conferenza sull&#8217;esistenza di Dio contrapposto ad un rappresentante del clero. Quando prende la parola, su invito del moderatore, compie uno di quei gesti enfatici e ridondanti che lo renderanno famoso. Chiede un orologio e, rivolto agli astanti, afferma provocatoriamente: <i>\u00abIo sfido Dio! Gli do cinque minuti di tempo per fulminarmi. Se non mi fulminer\u00e0 sar\u00e0 la dimostrazione che non esiste\u00bb<\/i>. Sin da subito egli ritiene di essere sottoposto solo ed esclusivamente al giudizio divino, non a quello degli uomini e neanche a quello della Storia. La scelta di aprire il film con questo episodio, si capisce meglio al termine della sequenza, in cui vengono contrapposti (in campo e controcampo) i volti in primo piano di un Benito Mussolini ghignante e di una complice Ida Dalser seduta tra il pubblico. La doppiezza complementare della coppia \u00e8 accentuata dall&#8217;illuminazione dei volti, in cui luce e ombra sono perfettamente divise a met\u00e0, ma in maniera opposta l&#8217;uno rispetto all&#8217;altra. <\/p>\n<p>Il montaggio alternato che segue, mostra attraverso le immagini, il dipanarsi della vicenda tra passato, presente e futuro. Il passato \u00e8 rappresentato dall&#8217;incontro-scontro di Trento nel 1907, in cui Ida viene letteralmente travolta da Mussolini in fuga dagli austriaci; scena in cui si pu\u00f2 leggere la metafora di quella che sar\u00e0 la sua vita: travolta dall&#8217;irruenza impetuosa di un uomo che la amer\u00e0 e poi la ripudier\u00e0. Il presente \u00e8 rappresentato dalle manifestazioni anti-interventismo della Milano del 1914, guidate da Benito Mussolini, socialista incallito e teorizzatore della violenza; vedendolo, Ida si intromette negli scontri per infilargli in tasca il biglietto con il suo indirizzo. Il futuro infine \u00e8 rappresentato in maniera quasi subliminale dalla mano insanguinata che Ida toglie dal capo di Mussolini ferito; il sangue \u00e8 quello che, seppur indirettamente, ella sar\u00e0 costretta a versare, sacrificando la propria vita per il solo fatto di aver amato quell&#8217;uomo. Dopo l&#8217;intreccio esistenziale e la messa in scena del giudizio divino, il film scende ad un livello terreno: quello della carne, del sesso e della passione. <\/p>\n<p>La \u201cpolitica della carne\u201d \u00e8 una scelta ben precisa, perch\u00e9 attraverso di essa che Bellocchio delinea il senso di dominio e la smisurata (infantile) ambizione di Mussolini, e la totalizzante sensualit\u00e0 emancipata di Ida Dalser. Aspetti che trovano la loro sintesi nella scena del primo amplesso all&#8217;interno della sartoria: Mussolini, inquadrato dal basso con una particolare angolazione, appare immerso nelle tenebre, dalle quali emerge lo sguardo luciferino e demoniaco dei suoi occhi, Ida appare schiacciata dal peso insostenibile di un uomo che la possiede e le dona piacere ma che la domina senza renderle possibile alcun movimento. Proprio la scelta di rappresentare la fisicit\u00e0 di Mussolini con gli stessi stilemi con cui viene rappresentato il demonio nel cinema muto italiano, appare dettata dalla necessit\u00e0 di metaforizzarne il corpo, inteso come \u201carma\u201d attraverso cui esercitare l&#8217;autorit\u00e0 ed il dominio. Non a caso, dopo l&#8217;amplesso, egli vede la guerra e il suo futuro, quando nudo esce sul balcone nella notte milanese, mentre il controcampo ci mostra le immagini reali di Piazza Venezia durante la dichiarazione di guerra del 1940. Mussolini quindi viene dipinto, come una figura dai contorni messianici e demoniaci, un uomo che, dopo le dimissioni da direttore de L&#8217;Avanti!, si rivolge a Ida dicendo che fonder\u00e0 un nuovo giornale che chiamer\u00e0 Il Popolo d&#8217;Italia, perch\u00e9 <i>\u00abla fortuna passa davanti alla porta di ogni uomo almeno una volta nella vita. Bisogna aprire la porta in quel momento e farla entrare\u00bb<\/i>, ma che non si ricorda di allacciarsi le scarpe, come gli far\u00e0 notare Ida durante il primo congedo. <\/p>\n<p>In questa contrapposizione tra ambizione e infantilismo emergono tutte le contraddizioni di un uomo inadeguato alla vita (<i>\u00absento il peso del tempo che passa\u00bb<\/i>) e incapace di coerenza, come ben evidenzia la svolta interventista sintetizzata nell&#8217;affermazione che egli fa nella sede dell&#8217;Avanti!: <i>\u00abQuesta guerra dar\u00e0 col sangue il movimento alla ruota della storia\u00bb<\/i>. Ida Dalser non \u00e8 diversa da lui, anche lei \u00e8 un misto di ingenuit\u00e0 e audacia, irruenza e languore, una che non esita a sacrificare inopinatamente tutti i suoi averi (casa, sartoria, gioielli) per recuperare i soldi che permetteranno a Mussolini di rilevare i locali di Via Paolo da Cannobio e fondare Il Popolo d&#8217;Italia, quello stesso giornale da cui partiranno ordini ed indicazioni che segneranno la sua vita. Ida Dalser, non esita ad offrire il suo corpo steso nudo sul letto come premio (o sacrificio) in attesa di una promessa di matrimonio (che non arriver\u00e0 mai), o anche solo per udire il suo uomo pronunciare le parole <\/font><font size=\"2\"><i><font face=\"Arial\">\u00abTi amo\u00bb<\/font><\/i><font face=\"Arial\">, che egli s\u00ec pronuncer\u00e0, ma in tedesco, come a voler comunque e sempre mantenere una distanza. Entrambi sono ancora ignari del futuro che li attende, un futuro nebuloso e intangibile, come bene evidenzia la scena metaforica dell&#8217;uscita notturna dalla sede de L&#8217;Avanti!, in cui Ida e Benito, mano nella mano, si apprestano ad attraversare la nebbia milanese. Nella loro vicenda la guerra sembra essere un vero e proprio spartiacque: \u00e8 davanti ad un Mussolini ferito che Ida si scontra con Rachele, ed il suo ultimo tentativo di seduzione avviene durante l&#8217;esposizione futurista del 1917 (una rievocazione della guerra attraverso l&#8217;arte). Qui Ida, ancora una volta, offre il suo corpo come \u201cmerce\u201d di scambio per ottenere una vita assieme, ma qui Mussolini dimostra di aver gi\u00e0 dimenticato Ida e di essere definitivamente proteso verso l&#8217;ascesa politica. <\/p>\n<p>A due anni dalla nascita dei Fasci di Combattimento egli esalta il futurismo definendolo: <i>\u00abla scintilla che far\u00e0 deflagrare il marciume del nostro tempo. Vincere o morire! Questo \u00e8 l&#8217;unico riscatto possibile. Voi l&#8217;avete capito. Bravi!\u00bb<\/i>. L&#8217;ultimo incontro fisico tra Ida e Benito avviene sotto le finestre degli uffici de Il Popolo d&#8217;Italia: \u00e8 uno scontro a debita distanza, che vede la donna inveire violentemente contro Mussolini e questi rispondere addirittura impugnando una pistola prima che due guardie regie prelevino Ida e la allontanino con la forza. Da questo momento in poi i due non si incontreranno mai pi\u00f9, se non all&#8217;interno delle sale cinematografiche rischiarate dai cinegiornali che danno conto della scalata al potere del Duce. Gi\u00e0 in precedenza, all&#8217;interno di un cinema, di fronte alle immagini della Grande Guerra, Ida e Benito si sono scontrati violentemente con gli anti-interventisti, in una raffigurazione simbolica che vede le due parti contrapposte divise come le due met\u00e0 della platea: due Italie l&#8217;una contro l&#8217;altra, che nella rissa che ne scaturisce anticipano la \u201cguerra civile\u201d che le vedr\u00e0 contrapposte a distanza di pochi anni. Il cinema dunque agisce da metafora amplificatrice delle vicende private e nazionali. <\/font><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font size=\"2\"><font face=\"Arial\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/vincere_04.jpg\" alt=\"\" title=\"vincere_04\" width=\"620\" height=\"404\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22367\" \/><\/p>\n<p><\/font><b><font face=\"Arial\">\u00abIl cinema \u00e8 l&#8217;arma pi\u00f9 forte dello stato\u00bb<\/font><\/b><\/font><font size=\"2\" face=\"Arial\"><br \/>\nPartendo dalle parole pronunciate sul cinema da Mussolini al momento dell&#8217;insediamento al governo (1922), segno di una lungimiranza in grado di comprendere l&#8217;importanza che l&#8217;immagine e la sua grammatica andavano assumendo con il passare del tempo, Marco Bellocchio, in <i>Vincere<\/i>, compie un&#8217;interessante operazione linguistica. Oltre ad ambientare una serie di scene significative all&#8217;interno di sale cinematografiche, in cui di volta in volta ci si commuove davanti allo schermo, si portano i bambini a divertirsi, si apprendono le vicende storiche che attraversano il paese, il regista utilizza il cinema, inteso come pellicola impressionata, come elemento metaforico, amplificatore delle vicende narrate all&#8217;interno del film. In tre casi, in particolare, i film che scorrono sullo schermo all&#8217;interno della scena, diventano oltre modo significativi delle vicende descritte in essa: personaggi reali e figure filmiche creano una sorta di interdipendenza in cui di volta in volta si esprimono <i>pietas<\/i>, commozione e sberleffo. <\/p>\n<p>Bellocchio riprende la visione del Duce rispetto al cinema inteso come arma di propaganda, e la ribalta di significato, costruendo una serie di scene in cui il cinema funge da elemento integrativo della messa in scena, non con intenti propagandistici, bens\u00ec con l&#8217;obiettivo di rendere lo spettatore emotivamente partecipe di quanto raccontato. La prima sequenza che prende in considerazione l&#8217;utilizzo del film nel film, \u00e8 quella ambientata nella chiesa-ospedale, in cui giace Mussolini ferito dopo la battaglia sul Carso. Su un telo teso sul soffitto viene proiettato il <i>Christus<\/i> di Giulio Antamoro, film del 1916, la cui visione \u00e8 interrotta dalla formale visita di Vittorio Emanuele III Re d&#8217;Italia. La scelta non \u00e8 casuale, visto che l&#8217;intento di Bellocchio \u00e8 quello di operare una provocatoria sovrapposizione tra Mussolini\/Cristo e Rachele\/Madonna, che mediante il montaggio alternato mette in relazione le vicende filmiche con quelle del violento scontro tra Ida e Rachele, due donne di fronte ad un corpo, come Maria e Maria Maddalena di fronte a quello di Cristo. <i>Christus<\/i>, \u00e8 prodotto dalla Cines e racconta la vita di Ges\u00f9 di Nazareth dalla nascita fino all&#8217;Ascensione, dopo la morte e Resurrezione, ed \u00e8 il primo lungometraggio di argomento religioso della storia del cinema italiano. <\/p>\n<p>Il film tratto dal poema iconografico di Fausto Salvatori, allievo di Gabriele D&#8217;Annunzio, \u00e8 diretto dal Conte Giulio Antamoro, e diviso in tre atti: annunciazione e nativit\u00e0, vita e opere, morte e resurrezione. Realizzato attraverso la tecnica dei <i>tableaux vivants<\/i>, si compone di una serie di inquadrature ispirate a quadri dell&#8217;arte rinascimentale, tra cui quelli di Leonardo, Mantegna, Raffaello e trova la sua massima espressione visiva-artistica nella sequenza dell&#8217;ultima cena in cui, con rigore e abilit\u00e0, sembra suggerire la preparazione e le conseguenze che l&#8217;affresco di Leonardo da Vinci fissa nell&#8217;istante. Filmato interamente in Egitto, <i>Christus<\/i> si inserisce nel momento di massimo splendore del primo cinema italiano, visto che il film dai costi ingentissimi, viene girato interamente in Egitto, con oltre duemila comparse e grandi movimenti di massa, oltre all&#8217;utilizzo di artigianali e primordiali (ma efficaci) effetti speciali in grado di entusiasmare e sorprendere il pubblico dell&#8217;epoca. Iniziato nel 1914 e terminato due anni dopo, la sua realizzazione va incontro ad una serie di problemi come quelli rappresentati dalle scene rovinate e non utilizzabili in fase di montaggio; scene che vengono nuovamente girate ad opera di Enrico Guazzoni, e che assieme ai problemi burocratici relativi al fatto che il regista pretende dal produttore, il Barone Fassini, i diritti sul film, portano ad un allungamento inusitato della sua realizzazione. <\/p>\n<p>Nonostante ci\u00f2 il film interpretato da Leda Gys nel ruolo della Madonna, Alberto Pasquali in quello di Cristo, e Amleto Novelli in quello di Ponzio Pilato, \u00e8 un enorme successo non solo in Italia ma in tutto il mondo &#8211; in Francia viene proiettato per un anno intero. Si tratta quindi di una pietra miliare della nostra cinematografia, che Marco Bellocchio, oltre ad utilizzare come elemento coevo delle vicende narrate nel film, utilizza anche come strumento di contrapposizione cinematografica: il Mussolini ferito, degente e immobile nel letto, \u00e8 provocatoriamente equiparato al Cristo sofferente e morente sulla croce, mentre Rachele nella sua furia orgogliosa di rivendicazione del proprio ruolo di moglie, assume su di s\u00e9 tutta la dolcezza del volto di Maria ai piedi della croce.<br \/>\nSuccessivamente, nell&#8217;isola-manicomio di San Clemente a Venezia, Ida Dalser si commuove di fronte alle immagini dolci e strazianti del film <i>The Kid<\/i> (Il Monello, 1921) di Charles S. Chaplin. Immagini che raccontano il momento in cui il bambino viene allontanato dal padre putativo da parte dell&#8217;autorit\u00e0. Ida piange davanti alle immagini che \u201ccinematograficamente\u201d ripercorrono l&#8217;allontanamento da lei, per mano delle autorit\u00e0 fasciste, di suo figlio Benito Albino Mussolini. Il film di Chaplin, che racconta la storia di una ragazza madre che abbandona il proprio bambino vicino a un mucchio di spazzatura, per poi diventare ricca e famosa e riaccogliere, nell&#8217;improbabile finale, il figlio e il \u201cnuovo padre\u201d in casa con lei, si chiude appunto con un falso <i>happy ending<\/i>, dettato pi\u00f9 da un intento fiabesco che da esigenze realistiche. Allo stesso modo, Ida Dalser, comprende che nella sua vicenda il \u201cvissero felici e contenti\u201d non \u00e8 possibile, per cui la contrapposizione tra le immagini di <i>The Kid<\/i> e il suo momento esistenziale appaiono contraddittorie e stridenti. La scelta del film di Chaplin appare dettata dalla volont\u00e0 di Bellocchio di amplificare, con macabra ironia, l&#8217;immenso dolore che scuote il cuore e il cervello della donna.<\/p>\n<p>Infine, nel momento in cui un adulto Benito Albino Mussolini incontra suo zio Riccardo Paicher, i due si trovano all&#8217;interno di un cinema in cui viene proiettato il film di Alessandro Blasetti <i>Vecchia Guardia<\/i>. Quest&#8217;opera, del 1935, \u00e8 il film di propaganda che ricorda i tempi dello squadrismo e, come appare scritto sul manifesto, vuole essere \u201cil film della vigilia fascista\u201d. La scena utilizzata da Bellocchio \u00e8 quella in cui una ragazzina si prende gioco del maturo assessore socialista, e inserita nell&#8217;ultimo momento di gioia di Benito Albino, prima dell&#8217;internamento in manicomio, sembra voler denunciare come una regime che non esita a mettere in scena la violenza squadrista sotto forma di goliardia e di scherno, non possa che voler annientare un individuo giovane e ingenuo, che non si rende conto dell&#8217;ipotetico pericolo che rappresenta. Benito Albino Mussolini, infatti, poco prima, inscena un&#8217;imitazione esagitata e isterica del discorso di suo padre tenuto nel porto di Taranto e udito per radio. Scena che prelude al finale allucinato in cui la follia \u201cprovocata\u201d in Benito Albino si sovrappone a quella consapevole del padre, che fa sprofondare l&#8217;Italia nel baratro della guerra e della distruzione. <font color=\"#333333\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22509\">(Continua)<\/a><\/font><\/p>\n<p><i>Fabrizio Fogliato<\/i><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/vincere_02.jpg\" alt=\"\" title=\"vincere_02\" width=\"620\" height=\"326\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22368\" \/><font size=\"2\" face=\"Arial\"><\/p>\n<p><\/font><font face=\"Arial\" size=\"3\"><b>Vincere<\/b><\/font><font size=\"2\" face=\"Arial\"><br \/>\n<b>Regia, soggetto<\/b>: Marco Bellocchio<br \/>\n<b>Sceneggiatura<\/b>: Marco Bellocchio, Daniela Ceselli<br \/>\n<b>Fotografia<\/b>: Daniele Cipr\u00ec<br \/>\n<b>Montaggio<\/b>: Francesca Calvelli<br \/>\n<b>Effetti speciali<\/b>: Ghost SFX<br \/>\n<b>Musiche<\/b>: Carlo Crivelli<br \/>\n<b>Scenografia<\/b>: Marco Dentici<br \/>\n<b>Costumi<\/b>: Sergio Ballo<br \/>\n<b>Trucco<\/b>: Franco Corridoni, Patrizia Corridoni, Alberta Giuliani, Francesco Nardi<br \/>\n<b>Produttore<\/b>: Mario Gianani, coprodotto da Hengameh Panahi, Christian Baute<br \/>\n<b>Produttore esecutivo<\/b>: Olivia Sleiter<br \/>\n<b>Interpreti<\/b>: Giovanna Mezzogiorno (Ida Dalser), Filippo Timi (Benito Mussolini \/ Benito Albino Mussolini da adulto), Fausto Russo Alesi (Riccardo Paicher), Michela Cescon (Rachele Guidi), Pier Giorgio Bellocchio (Pietro Fedele), Corrado Invernizzi (Dottor Cappelletti), Paolo Pierobon (Giulio Bernardi), Bruno Cariello (Giudice), Francesca Picozza (Adelina Dalser), Simona Nobili (Madre Superiora), Vanessa Scalera (Suora Misericordiosa), Giovanna Mori (Tedesca), Patrizia Bettini (Cantante), Silvia Ferretti (Scarpette rosse), Corinne Castelli (Lacrime), Fabrizio Costella (Benito Albino Mussolini da bambino), Elena Presti (gallerista d&#8217;arte)<br \/>\n<b>Casa di produzione<\/b>: Rai Cinema, Offside Film, Celluloid Dreams, con il contributo del Ministero per i Beni e le Attivit\u00e0 Culturali ed il sostegno di Eurimages, in collaborazione con l&#8217;Istituto Luce e Sofica Soficinema 4<br \/>\n<b>Distribuzione<\/b>: 01 Distribution<br \/>\n<b>Paese<\/b>: Italia, Francia<br \/>\n<b>Anno<\/b>: 2009<br \/>\n<b>Durata<\/b>: 128&#8242;<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vincere regia di Marco Bellocchio (Italia-Francia\/2009) recensione a cura di Fabrizio Fogliato &gt; leggi la seconda parte Nella vicenda Dalser, c&#8217;\u00e8 qualcosa di indefinito e poco chiaro. 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