{"id":22568,"date":"2012-06-23T16:52:00","date_gmt":"2012-06-23T14:52:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22568"},"modified":"2012-06-23T16:55:37","modified_gmt":"2012-06-23T14:55:37","slug":"the-viking-i-vichinghi-roy-william-neill","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22568","title":{"rendered":"The Viking (I vichinghi) > Roy William Neill"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/The_Viking_01.jpg\" alt=\"\" title=\"The Viking (I vichinghi) - regia di Roy William Neill\" width=\"620\" height=\"443\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22569\" \/><\/p>\n<p><font face=\"Georgia\"><b><font style=\"font-size: 16pt\">Il Vichingo come V-King<\/font><font size=\"2\"><br \/>\nThe Viking (I vichinghi)<\/font><\/b><\/font><font size=\"2\"><font face=\"Georgia\"><br \/>\nregia di Roy William Neill (USA\/1928)<br \/>\nrecensione a cura di Leonardo Persia<\/font><font face=\"Arial\"><\/p>\n<p>Nessuno ricorda <b>The Viking<\/b>, film tra il muto e il sonoro (usc\u00ec muto nel &#8217;28 e sonoro l&#8217;anno dopo; <i>NdR<\/i>) con frusciante colonna Vitaphone, assente dalle storie del cinema e diretto dall\u2019irlandese ultra-prolifico Roy William Neill, pi\u00f9 noto per il serial <b>Sherlock Holmes<\/b> con Basil Rathbone e Nigel Bruce. Si tratta sicuramente di un ibrido eccentrico. Kolossal Metro per\u00f2 a budget B, senza star ma in primigenio technicolor, dalla concezione drammatica e registica iper-americana (plot rotondo e classica invisibilit\u00e0 della regia) eppure contraddetta dalla macchina da presa fluttuante ed europea, in <i>motion<\/i> costante, quasi a voler esorcizzare la forzata immobilit\u00e0 a venire del nuovo cinema sonoro.<\/p>\n<p>Inoltre, le emozioni sono forti e anche un po\u2019 <i>gore<\/i>, da gusto sadico successivo, diciamo anni &#8217;60. Quando arrivano gli invasori, la didascalia esplode graficamente, come se ci fosse un carrello scala 2-4-6 a procedere dai caratteri, ingigantendoli (mimesi dell\u2019urlo della sorella del giovane lord Alwin, risolto con carrello opposto e complementare, dall\u2019esterno all\u2019interno). Poco prima, in dettaglio macabro, l\u2019azione efferata dei barbari. Da un sacerdote sgozzato, che aveva visto gi\u00e0 uccidere una guardia con freccia scagliata da albero a V (un dettaglio importante), piovono gocce di sangue sulla Bibbia. Quando, pi\u00f9 tardi, subentra il mitico Erik il rosso, lo si rappresenta come un <i>good fella<\/i> (o gang-sta) scorsesiano <i>ante litteram <\/i>che prende ad accettate un vichingo convertitosi ai cristiani. Ironia, raccapriccio spettacolare, fascinazione martirologica. Prima ancora, in preghiera assort(it)a, la sorella devota di Alwin aveva scongiurato il Signore di proteggere casata e stirpe (inglesi) dalla spada e dai ceppi dei normanni.<\/p>\n<p>Dall\u2019horror cattolico al <i>camp<\/i> sexy, con l\u2019arrivo della protagonista Helga (Pauline Starke, primo nome sui titoli), corpetto <i>metal<\/i> e avambracci intorcigliati di gioielli serpentini, chioma fulva e casco alato, mantello alla Flash Gordon e gonna a pi\u00f9 lunghezze, soprattutto mini. Molto fumetto anni \u201930 come rivisto dalla controcultura <i>meta<\/i> e <i>post<\/i> &#8217;60-&#8217;70 (e siamo nel 1928!). Ha il look dell\u2019eroina arrapante, amazzone e armata, stile, tette compres(s)e anche se poche, Russ Meyer o Herschell Gordon Lewis, ma con lo spirito imprenditoriale della <i>it girl<\/i> del periodo. \u00c8 probabile che Roger Corman sia partito da l\u00ec per le sue <b>Viking Women<\/b> del &#8217;58. Donna <i>macho<\/i> in carriera, pericolosa innescatrice di attrazioni lubitschiane, triangoli e quadrilateri, con licenza di scelta e abilissima a far quadrare sesso e bilancio. <\/font><\/font><font size=\"2\" face=\"Arial\">\u00c8<\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"> la sposa pi\u00f9 o meno promessa di Leif Eiriksson che la raccolse orfana e di lignaggio nobile, non ancora proto-vixen. Lui \u00e8 Donald Crisp, gi\u00e0 a colori ne <b>Il pirata nero<\/b> (1926), un po\u2019 bamba bench\u00e9 eroe forzuto e cazzuto del film, che naturalmente lei rifiuter\u00e0 anche con l\u2019ausilio dei colpi di scena. In fondo senza colpo ferire.<\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/The_Viking_04.jpg\" alt=\"\" title=\"The_Viking_04\" width=\"620\" height=\"467\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22571\" \/><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>Invece Egil the Black, il <i>sailing master<\/i> danese di Leif, si consuma per la donna senza battere ciglio, ultr\u00e0 coatto della repressione, ma spargendo seme mentale avvelenato e girardiano molto moderno, con pi\u00f9 pericolose ed eccitanti implicazioni shakespeariane (e Harry Lewis Woods, che lo interpreta con diabolica sordina, ha il ruolo-ombra migliore). Anche perch\u00e9 si accorge subito che lei gode troppo a spupazzare lo schiavo giocattolo Alwin (Le Roy Mason), conte di Northumbria rapito dai vichinghi gi\u00e0 dall\u2019incipit e futuro soppiantatore del ruolo storico, oltre che pulsionale, di Leif.<\/p>\n<p>Quale ruolo? Qui entriamo nella parte curiosa del film, che sposa in toto l\u2019ipotesi non molto ortodossa dei vichinghi scopritori d\u2019America cinque secoli prima di Cristoforo Colombo. Questa tesi vede Leif, figlio di Erik il Rosso, fondatore della Groenlandia, prendere il mare, con un equipaggio di trentacinque uomini (nel film, in incognito, anche una donna: Helga), alla ricerca di nuove terre, per sbarcare probabilmente, nell\u2019attuale Massachusetts, battezzata Vinland, terra del vino (per via di certe viti selvatiche). Eloquente didascalia: <\/font><font size=\"2\"><i><font face=\"Arial\">\u00abAnd the first white men set foot on the shores of the New World\u00bb<\/font><\/i><\/font><font face=\"Arial\"><font size=\"2\">. L\u2019ultima immagine del film mostra la Torre di Newport, nel Rhode Island, stile irlandese secolo IX, che attesta concretamente un passaggio precolombiano ma non indio.<\/p>\n<p>Storia o leggenda: chiss\u00e0? Negli anni &#8217;70, Jacques De Mathieu inanell\u00f2 una serie di volumi documentatissimi sull\u2019argomento, contenenti, a sostegno erudito della tesi, tutte le possibili affinit\u00e0 elettive tra religione, cultura, morfologia e lingua quich\u00e9-maya o quechua e quelle scandinave. Ma la storia vera che racconta il film \u00e8 un\u2019altra e rende <b>The Viking<\/b> un appuntamento imperdibile per chi voglia comprendere qualcosa dello spirito americano (e occidentale) soprattutto odierno e fare chiarezza sulle attuali guerre di religione neo-medioevali. Abbiamo gi\u00e0 detto del gusto cattolico, che si spinge al punto di mostrare, oltre al sangue tanto venerato dai credenti, persino Helga intenta alla preghiera. In effetti, come si vede nel film, Leif Eiriksson fu uno dei primi a convertirsi al cattolicesimo, scatenando le ire del padre devoto a Thor. Anche la ciurma del viaggio americano deplora che, per gli scossoni delle onde, la croce risulta meno solida rispetto alla imperterrita fermezza del dio del tuono.<\/p>\n<p>Lo sceneggiatore Jack Cunningham, che ha adattato un romanzo di Ottilie A. Liljencrantz (<b>The Thrall of Leif the Lucky<\/b>), ha dovuto porsi un problema tipico del cinema di un tempo. Come rendere simpatici e accattivanti i protagonisti, vichinghi assalitori assatanati, dato che il punto di vista della narrazione \u00e8 <i>loro<\/i> e gli spettatori devono identificarsi? Le vittime degli assalti spariscono a cinque minuti dall\u2019inizio e una di esse, Alwin, diventa il favorito del vichingo numero uno, Leif, e della sua futura consorte Helga. Costei, si \u00e8 detto, aveva nobili natali, proprio come Alwin. Sono proprio loro due, Helga e Alwin, vichinghi non vichinghi, a rimanere nella <i>new land<\/i>, con la croce in mano, da consegnare agli indios, e qui scattano le sovrimpressioni identitarie dell\u2019opera, che gradatamente si denuda, rivelando il vero volto a pi\u00f9 strati dei suoi (non) eroi. Popolo colonizzatore, europeo, bianco, anglo e sassone. Meglio: <i>melting pot<\/i> di razze pezzenti ma nobili. Comprendente persino neri, arabi e greci (gli schiavi, compagni di sventura di Alwin). Popolo cristiano e brutale. Decisamente <i>conquistador<\/i>, ma nel senso neo del termine. Il suo fine violento giustifica la fine lieta, l\u2019<i>happy end<\/i>\/ mezzo (di persuasione). La guerra per portare la pace. Siamo <i>viking<\/i> o <i>yankee<\/i>?<\/font><\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/The_Viking_02.jpg\" alt=\"\" title=\"The Viking (I vichinghi) - regia di Roy William Neill\" width=\"620\" height=\"454\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22572\" \/><font face=\"Arial\"><font size=\"2\"><\/p>\n<p>\u00c8 facile notare come dal gioco mistificatorio di identit\u00e0 e di identificazione del cinema classico (e di quel cinema pi\u00f9 che classico che \u00e8 il cinema di guerra e di propaganda) emerga sempre un lapsus rivelatore del mascheramento effettuato. Il film anti-nipponico <b>First Yank in Tokyo<\/b> (1943) mostrava un americano che si infiltrava tra i giapponesi con una pesante truccatura orientale. In questo modo rivelava, involontariamente, che i caratteri negativi attribuiti al popolo del sol levante erano in realt\u00e0 la proiezione <i>dark<\/i> sugli stessi del nemico USA (che diventava, alla lettera, giapponese). D\u2019altronde, in <b>Nascita di una nazione<\/b> (1915), erano proprio i negri a far fuori quelli del KKK (!). E in molti film della\/sulla prima guerra mondiale, come per esempio <b>The Unbeliever<\/b> (1918) di Alan Crosland, Cristo appariva sul fronte a suggello della necessit\u00e0 di guerra e violenza (rivelando cos\u00ec la strumentalit\u00e0 propagandistica della religione).<\/p>\n<p>Quetzalcoatl, il re bianco dei Toltechi (altra prova dei fautori della tesi della scoperta vichinga dell\u2019America), era guerriero e asceta allo stesso tempo, per questo amatissimo da D. H. Lawrence. Un dualismo fin troppo cristianeggiante. Negli anni in cui viene ideato e realizzato <b>The Viking<\/b>, negli States si stravende un libro di Bruce Barton intitolato <b>A Discovery of the Real Jesus<\/b> (1925). Il vero Ges\u00f9, per l\u2019autore, era un vincente, un grande pubblicitario, un uomo d\u2019affari dal <i>glamour<\/i> imbattibile (crocifissione a parte), un vero <i>macho<\/i> combattente e resistente, ai confini col kamikaze. Cecil B. De Mille, prima di Mel Gibson, vi si ispir\u00f2 per il Cristo non \u00abeffeminato\u00bb n\u00e9 \u00abuntuoso\u00bb del suo <b>Il re dei re <\/b>(1927), ovvero <b>The King of Kings<\/b>. Il <i>Viking<\/i> di Roy William Neill (che, non a caso, elimina la <i>s<\/i> del plurale) \u00e8 soprattutto un V-King, pronuncia altra, dove <i>V<\/i> sta per <i>victory<\/i> pi\u00f9 che per vendetta. Il Signore della Vittoria, il Cristo <i>yankee<\/i>, l\u2019occidentale trionfante.<\/p>\n<p>\n<font color=\"#FFFFFF\"><span style=\"background-color: #333333\">P.S.<\/span><\/font> Dopo <b>Il codice da Vinci<\/b> sappiamo che il segno V rappresenta pure il simbolo femminile. Considerato che nei film hollywoodiani d\u2019epoca le donne non mancano mai (persino, come ricordava Orson Welles, tra i <i>marinai<\/i>, <i>rinnegati<\/i> e <i>reietti<\/i> di <b>Moby Dick<\/b>), e che qui Helga muove la storia e la Storia, <i>The V-King<\/i> potrebbe rivelarsi anche come una <i>V-Queen<\/i>, un omaggio al femminino sacro. Che poi queste donne servano soprattutto al riposo (e all\u2019attivit\u00e0) del guerriero \u00e8 un\u2019altra storia. E un\u2019altra Storia.<\/p>\n<p><\/font><i><font size=\"2\">Leonardo Persia<\/font><\/i><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/The_Viking_03.jpg\" alt=\"\" title=\"The Viking (I vichinghi) - regia di Roy William Neill\" width=\"620\" height=\"494\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22570\" \/><\/p>\n<p><\/font><font face=\"Arial\" size=\"3\"><br \/>\n<b>The Viking (I vichinghi)<\/b><\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n<b>Regia<\/b>: Roy William Neill<br \/>\n<b>Sceneggiatura<\/b>: Randolph Bartlett e Jack Cunningham dal romanzo &quot;The Thrall of Leif the Lucky&quot; di Ottilie A. Liljencrantz<br \/>\n<b>Fotografia<\/b>: George Cave<br \/>\n<b>Montaggio<\/b>: Aubrey Scotto<br \/>\n<b>Musiche<\/b>: William Axt<br \/>\n<b>Scenografie<\/b>: Carl Oscar Borg<br \/>\n<b>Technicolor<\/b>: Natalie Kalmus<br \/>\n<b>Produttore<\/b>: Herbert T. Kalmus<br \/>\n<b>Interpreti<\/b>: Pauline Starke (Helga Nilsson), Donald Crisp (Leif Ericsson), LeRoy Mason (Lord Alwin), Anders Randolf (Eric il Rosso), Richard Alexander (Sigurd), Harry Woods (Egil il Nero), Albert MacQuarrie (Kark), Roy Stewart (Re Olaf), Torben Meyer (lo strano), Claire McDowell (Lady Editha \/ madre di Alwin), Julia Swayne Gordon (Thorhild \/ madre di Leif), <br \/>\n<b>Case di produzione<\/b>: Metro-Goldwyn-Mayer (MGM), Technicolor Motion Picture Corporation<br \/>\n<b>Paese<\/b>: USA<br \/>\n<b>Anno<\/b>: 1928 (1929\/sonoro)<br \/>\n<b>Durata<\/b>: 90&#8242;<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Vichingo come V-King The Viking (I vichinghi) regia di Roy William Neill (USA\/1928) recensione a cura di Leonardo Persia Nessuno ricorda The Viking, film tra il muto e il sonoro (usc\u00ec muto nel &#8217;28 e sonoro l&#8217;anno dopo; NdR) con frusciante colonna Vitaphone, assente dalle storie del cinema e diretto dall\u2019irlandese ultra-prolifico Roy William Neill, pi\u00f9 noto per il<\/p>\n","protected":false},"author":59,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[72],"tags":[13534,12120,13526,10683,13533,13528,13530,2359,13531,13532,13527,11951,13529,13525,497],"class_list":["post-22568","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-critica","tag-anders-randolf","tag-donald-crisp","tag-i-vichinghi","tag-leonardo-persia","tag-leroy-mason","tag-metro-goldwyn-mayer","tag-mgm","tag-muto","tag-ottilie-a-liljencrantz","tag-pauline-starke","tag-roy-william-neill","tag-silent","tag-technicolor","tag-the-viking","tag-usa"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>The Viking (I vichinghi) &gt; 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