{"id":22701,"date":"2012-06-29T19:14:12","date_gmt":"2012-06-29T17:14:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22701"},"modified":"2018-01-06T12:44:03","modified_gmt":"2018-01-06T11:44:03","slug":"sommaren-med-monika-monica-e-il-desiderio-ingmar-bergman","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22701","title":{"rendered":"Sommaren med Monika (Monica e il desiderio) di Ingmar Bergman"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40475\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/monica_e_il_desiderio-cover.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/monica_e_il_desiderio-cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/monica_e_il_desiderio-cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/monica_e_il_desiderio-cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/monica_e_il_desiderio-cover-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/monica_e_il_desiderio-cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/monica_e_il_desiderio-cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/monica_e_il_desiderio-cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/monica_e_il_desiderio-cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<blockquote><p>\u00abL&#8217;eau est un corps br\u00fbl\u00e9.\u00bb<br \/>\nHonor\u00e9 de Balzac, <em>Gambara<\/em>.<\/p><\/blockquote>\n<p>Un\u2019opera sul dolore infinito dell\u2019acqua, cio\u00e8 del movimento. Quella trasformazione incessante dell\u2019essere che diventa un esempio teorico di morte al lavoro. Acqua eraclitea dove non \u00e8 possibile bagnarsi due volte. Bergman arriva a incupire l\u2019elemento fluidificante degli altri film, rendendo il grembo dell\u2019Uno divino irrimediabile condanna, l\u2019altra faccia del diavolo, ennesima variazione dell\u2019ambivalenza furente del sacro. Si balla una sola estate, come nel film di Arne Mattson, grande successo svedese del 1951, dal romanzo di Per Olof Ekstr\u00f6m, di cui <b>Monica e il desiderio<\/b> doveva costituire una specie di replica. Stavolta la fonte \u00e8 un romanzo di Per Anders Fogelstr\u00f6m, che firma l\u2019adattamento con il regista.<\/p>\n<p>Il tema della &#8216;giovent\u00f9 bruciata&#8217;, <i>leit motiv<\/i> del cinema anni \u201950, non soltanto americano, diventa letterale, una fiamma che si spegne, lasciando il corpo alla morte. Il fuoco (potenza e contemporaneamente immolazione, cenere) \u00e8 l\u2019altro elemento entro il quale il film scorre, morendo nell\u2019attimo stesso in cui rifulge, utopia distopica di funebre ariosit\u00e0. Una potenza di trasformazione, iniziatrice di un tempo nuovo (quello sognato da Harry e Monika), che scivola gradualmente nel suo opposto: forza consumatrice dell\u2019anima, dannazione anche corporea, nevrosi e necrosi. Fine del mondo come ecpirosi. Il fuoco della seduzione \u00e8 per l\u2019autore una salvezza e un abisso sconfinato. Non si pu\u00f2 vivere senza l\u2019altro; l\u2019altro \u00e8 l\u2019inferno. Il cinema diventa la rappresentazione di questo invivibile e <i>invisibile<\/i> triste, offerta imponente e impotente a un cielo che non d\u00e0 risposte.<\/p>\n<p>\u00c8 il film bergmaniano che ha il coraggio di andare oltre lo specchio, svelando l\u2019inferno attraverso il paradiso. Un trattato sulla bellezza che si sgretola e si perde, evapora nella cruda pesantezza della materialit\u00e0 quanto pi\u00f9 il girato risulta leggero e spontaneo, modello supremo, per la nascente <i>nouvelle vague<\/i>, di cinema a basso costo, colto e non letterario. La ribellione giovanilistica affoga (duplice etimologia: prender fuoco o essere soffocato dall\u2019acqua) nella condizione esistenziale di ognuno. Condizione di solitudine, esplicita sin dal nome del personaggio. Monika come monade, solitaria e impermeabile. Oppure monaca, votata al culto di una potenza illusoria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22703\" title=\"Monica e il desiderio\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/monica_e_il_desiderio_02.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/monica_e_il_desiderio_02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/monica_e_il_desiderio_02-300x241.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella storia e nello stile semplici, mancante dei consueti andirivieni mnemonici, il simbolo, per sua natura duplice, si annulla e si rinforza, risultando completamente spalmato sul corpo del personaggio. Un James Dean femmina con il viso aspro e il corpo perfetto, ma costretto dentro abiti sgraziati e scarponi poco femminili, gi\u00e0 una contraddizione in termini. L\u2019esordiente Harriet Andersson, recitazione a scatti e vitalit\u00e0 compressa, forza irruenta della fragilit\u00e0, costituisce l\u2019immagine cristallo non tanto della ribellione senza causa e senza esito del contemporaneo clima sociale ed estetico, quanto piuttosto del crocicchio bergmaniano: il viaggio destinato a tornare al punto di partenza e l\u2019impossibilit\u00e0 di fuga e di ritorno all\u2019istante\/estate.<\/p>\n<p>L\u2019opera chiude una ideale trilogia estiva, iniziata con <b><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22165\">Un\u2019estate d\u2019amore<\/a><\/b> e proseguita con <b><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22436\">Donne in attesa<\/a><\/b>, tutta a centralit\u00e0 femminile complessa e ossimorica. Femminismo misogino, chiarezza dell\u2019assunto applicato a un\u2019inafferrabilit\u00e0 psicologica. L\u2019estate diventa l\u2019estasi della vitalit\u00e0 e della ribellione, lo slancio antagonista teso a reinventare l\u2019esistente. Una stagione brevissima e sfolgorante, gi\u00e0 futura nostalgia ed elegia dell\u2019illusione. Il movimento fintamente immobile si fissa nell\u2019attimo eterno destinato al movimento letale. L\u2019operazione-tempo di Bergman, che avanza distruggendo il mondo, \u00e8 radicale, si inscrive nella falce, \u00e8 il preludio alla squilibrata partita a scacchi con la Morte de <b>Il settimo sigillo<\/b>. L\u2019unico viaggio possibile \u00e8 quello che si spinge verso la fine. \u00ab\u00c8 la lezione di una morte immobile, in profondit\u00e0, di una morte che rimane con noi, vicino a noi, dentro di noi\u00bb (Gaston Bachelard, <i>Psicanalisi delle acque<\/i>, 1942). Una morte che, per questa via, viene accettata come paradossale riparo, triste inevitabile ricovero. La via percorsa dalla ballerina di <b>Un\u2019estate d\u2019amore<\/b> oppure il morto\/coniuge rinfantilizzato nella madre\/moglie di <b>Donne in attesa<\/b> (e numerosi altri film). Un adattarsi al corpo progressivamente inghiottito dal nulla. Dopo che il corpo femminile nudo, in una sequenza memorabile, costituisce qui l\u2019espressione di una sessualit\u00e0 manifesta, rivelazione di un mistero quasi soprannaturale. I volti da bambini dei protagonisti, intimiditi e travolti da una scoperta che ha del religioso, interrogano il mondo, entrando di diritto in esso, infima parte della spinta vitale che in realt\u00e0 li esclude nel momento stesso in cui viene offerto ad essi l\u2019accoglimento.<\/p>\n<p>Bergman mette in abisso i suoi temi assottigliandoli. Ogni personaggio e situazione diventa l&#8217;universo dell\u2019autore, la propria visione del mondo, riflesso moltiplicato nell\u2019acqua\/cinema. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 bisogno di concretizzare il diavolo dominatore del vivere (che sar\u00e0 ancora incarnato, forse persino qui con il personaggio di Lelle). Gli basta mostrarlo attraverso le cose, nello sguardo da Monna Lisa di Monika che guarda in macchina interrogando lo spettatore, chiedendogli indulgenza o cercando di sedurlo, per contagiarlo col suo male e la sua sconfitta. L\u2019obiettivo st(r)inge sul volto, annullando lo sfondo e circondando di buio un primo piano che rappresenta per assurdo l\u2019isolamento del soggetto umano nel momento in cui esso si relaziona a un ipotetico altro, costituito qui dallo spettatore, entit\u00e0 concreta e astratta a un tempo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22704\" title=\"Monica e il desiderio\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/monica_e_il_desiderio_03.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/monica_e_il_desiderio_03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/monica_e_il_desiderio_03-300x241.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Immagine che evoca una diabolica fragilit\u00e0 umana, il primo tassello di quell\u2019edificazione del muro di cui parlava lo zio di Marie in <b>Un\u2019estate d\u2019amore<\/b> e che attanaglier\u00e0 i personaggi a seguire, sofferenti con la corazza. Non a caso Godard, entusiasta del film, la defin\u00ec \u00abl\u2019inquadratura pi\u00f9 triste della storia del cinema\u00bb, scoprendovi una nuova dimensione espressiva, un deittico estetico, un dare del tu allo spettatore come (vana) forma. Il 3D della coscienza che, nel caso invece di Harry (Lars Ekborg), stesso sguardo rivolto fuori dallo schermo per interrogarsi sulla bellezza dissoltasi, evocazione rassegnata dell\u2019utopia, si pone come poetica dell\u2019istante, dilatazione smisurata dell\u2019attimo che investe l\u2019intera vicenda, nostalgia di un mitologico principio di piacere sprofondato nella pi\u00f9 inaccettabile realt\u00e0 e, per questo, di nuovo immagine di isolamento e incomunicabilit\u00e0. \u00abUn film di Bergman \u00e8, per cos\u00ec dire, un ventiquattresimo di secondo che si trasforma e si dilata per un\u2019ora e mezza. \u00c8 il mondo fra due battiti di palpebre, la tristezza fra due battiti di cuore, la gioia di vivere tra due battiti di mani\u00bb (J.-L. Godard).<\/p>\n<p>A Stoccolma, il commesso Harry incontra in un bar la commessa Monika. Giovanissimi entrambi, precocemente segnati dall\u2019infelicit\u00e0 acuita dalla societ\u00e0 in cui sono costretti. Tale societ\u00e0 \u00e8 contenuta dentro il bar, con la rassegnazione degli avventori ubriachi; nei posti di lavoro, ricettacoli di bruttura, frustrazione, spreco di energia e dinamiche di potere e competizione che il regista mette in evidenza con fulminee notazioni; nelle famiglie alienate, troppo silenziosa quella piccolo borghese di Harry (un padre abbandonato dalla moglie e mai pi\u00f9 ripresosi), caotica e confusionaria quella proletaria di Monika (bimbi chiassosi, promiscuit\u00e0, padre ubriacone e manesco, madre passiva).<\/p>\n<p>Lei chiede di accendere una sigaretta e lui acconsente, sancendo col fuoco un incontro che assume subito la funzione di un inizio mitologico, di una ri-nascita. \u00abLa primavera \u00e8 arrivata. Vorrei andare a vagare in un mondo senza meta\u00bb dice la ragazza. E il fuoco primordiale si identifica con quello immortale ed eterno. Vanno al cinema. Dalla luce\/logos del cinema, sostanza cosmica affine alle fiamme artefici e viventi, si sprigiona <i>Amore infinito<\/i>, facendo baluginare l\u2019idea del \u00abper sempre\u00bb, al pari di una spira incantata.<\/p>\n<p>Sorge l\u2019estate bergmaniana, segno di bellezza, illusione, protesta, amore, piacere, incanto, creativit\u00e0, flusso di pensiero e sentimento. Estate con Monika, come recita il titolo originale (<b>Sommaren med Monika<\/b>). Fuga <i>into the wild<\/i>, con motoscafo e sacco a pelo, pronti \u00abper il giro del mondo\u00bb, soli, via dalla pazza folla. Del lavoro, del bar e della famiglia. Approdo a un&#8217;isola, vivendo d&#8217;amore, umorismo, caff\u00e8 all\u2019aperto, specchi d&#8217;acqua, sbronze e valzer di Strass (che sono un equivalente sonoro della circolarit\u00e0 enantiodromica della vicenda, quella carrellata indietro del piacere che diventa carrellata in avanti del dolore, partenza e ritorno). Ma i pi\u00f9 elementari bisogni materiali, un nutrirsi meno monotono e pi\u00f9 sostanzioso, franano la rivolta. L\u2019annuncio di una nuova vita in arrivo si ammanta subito di foschi colori, cielo minaccioso non pi\u00f9 cielo. L\u2019elemento gioioso per eccellenza del cinema di Bergman, la nascita di un bambino, combacia con l\u2019infrangersi dei sogni. Ultimo film visto insieme: <i>La donna dei sogni<\/i>. Pure loro hanno sognato. Realt\u00e0 del ritorno, ritorno della realt\u00e0. Lavoro (di lui), spese, nervosismo.<\/p>\n<p>Lei lo tradisce con Lelle (John Harryson), nemico ripugnante di Harry, una figura caratterizzata esclusivamente dalla propria negativit\u00e0, la cui invidia si era spinta al tentativo di dar fuoco al motoscafo dei sogni dei due, quando erano nell\u2019isola. Atto di abominio totale, in cui Monika, da solitaria che \u00e8, rivela in pieno un\u2019indipendenza non pi\u00f9 seducente: soltanto un\u2019aridit\u00e0 fredda incapace di aprirsi all\u2019altro.<\/p>\n<p>Il regista sottolinea questa trasformazione insistendo sul dato caratteriale mutato. La donna, non pi\u00f9 ribelle, ma conformista (lo spostamento del desiderio sui vestiti, quel cappotto acquistato con i soldi racimolati a stento per pagare l\u2019affitto), viene catapultata in un contrappasso esistenziale che ripete quello che odiava dei propri genitori. Anche Harry sembra seguire le orme paterne, un isolamento e un mutismo da cui ogni affettivit\u00e0 \u00e8 bandita. L\u2019estate, la cornucopia ricolma di frutti, la stagione associata al fuoco, si spegne per sempre. L\u2019autunno e l\u2019inverno avvolgeranno i due ex ragazzi di l\u00ec fino alla fine dei loro giorni.<span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\"> \u2022<\/span><\/p>\n<p><i>Leonardo Persia<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22705\" title=\"Monica e il desiderio\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/monica_e_il_desiderio_04.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/monica_e_il_desiderio_04.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/monica_e_il_desiderio_04-300x241.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>SOMMAREN MED MONIKA (Monica e il desiderio)<\/b><br \/>\n<b>Regia<\/b>: Ingmar Bergman\u00a0 \u2022\u00a0<b>Sceneggiatura<\/b>: Ingmar Bergman del romanzo omonimo di Per Anders Fogelstrom \u2022\u00a0<b>Fotografia<\/b>: Gunnar Fischer \u2022\u00a0<b>Montaggio<\/b>: Tage Holmberg, Gosta Lewin \u2022\u00a0<b>Musica<\/b>: Erik Nordgren, Les Baxter (versione USA) \u2022\u00a0<b>Suono<\/b>: Sven Hansen \u2022\u00a0<b>Scenografia<\/b>: P. A. Lundgren \u2022\u00a0<b>Produttore<\/b>: Allan Ekelund \u2022\u00a0<b>Interpreti<\/b>: Harriet Andersson (Monica), Lars Ekborg (Harry), John Harryson (Lelle), Georg Skarstedt (padre di Harry), Dagmar Ebbesen (zia di Harry), Ake Friddell (padre di Monica), Naemi Briese (madre di Monica), Ake Gronberg (compagno di lavoro di Harry) \u2022\u00a0<b>Casa di produzione<\/b>: Svensk Filmindustri \u2022\u00a0<b>Paese<\/b>: Svezia \u2022\u00a0<b>Anno<\/b>: 1952 \u2022\u00a0<b>Durata<\/b>: 96&#8242;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22268\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter  wp-image-22734\" title=\"speciale INGMAR BERGMAN\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/speciale_bergman.jpg\" alt=\"\" width=\"474\" height=\"315\" border=\"0\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/speciale_bergman.jpg 400w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/speciale_bergman-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 474px) 100vw, 474px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"center\"><strong><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22268\">speciale INGMAR BERGMAN<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abL&#8217;eau est un corps br\u00fbl\u00e9.\u00bb Honor\u00e9 de Balzac, Gambara. 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