{"id":23269,"date":"2012-07-20T14:20:41","date_gmt":"2012-07-20T12:20:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=23269"},"modified":"2012-07-20T14:20:41","modified_gmt":"2012-07-20T12:20:41","slug":"a-come-animazione-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=23269","title":{"rendered":"A&#8230;come Animazione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-5036 aligncenter\" title=\"Osvaldo Cavandoli02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/01\/Osvaldo-cavandoli02.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"453\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/01\/Osvaldo-cavandoli02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/01\/Osvaldo-cavandoli02-300x219.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">La linea, Osvaldo Cavandoli<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\"><em>Dopo le decine di migliaia di visite di lettori da ogni parte del mondo che hanno seguito i miei articoli sul linguaggio del cinema disegnato pubblicati su \u00abCinemino\u00bb, abbiamo deciso la pubblicazione on line del libro<\/em> <strong>Cartoni d\u2019Italia<\/strong><em>, che si avvale della prefazione esclusiva di un maestro dell\u2019animazione internazionale come Bruno Bozzetto, con la speranza che l\u2019inedita raccolta di studi che lo compone permetter\u00e0, di fatto, a tutti di vivere la Storia dell\u2019Animazione Italiana, dalle origini sino ad oggi.<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">di <strong><em>Mario Verger<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Arial; color: black;\"><em>Cartoni d\u2019Italia.<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Cos\u2019\u00e8 l\u2019animazione italiana? Oggi come ieri la situazione non \u00e8 cambiata granch\u00e9\u2026 Ne \u00e8 prova ci\u00f2 che afferm\u00f2 oltre un trentennio addietro il critico Mario Pintus in <em>A\u2026come Animazione<\/em>, un libro straordinario ormai introvabile sulla Storia del cinema di animazione mondiale, quando, introducendo il capitolo riguardante il Bel Paese, scrisse: \u00ab<em>Una vera e propria scuola dell\u2019animazione, in Italia, non \u00e8 mai esistita. E\u2019 piuttosto esatto affermare il contrario, in quanto, cos\u00ec come in molte altre nazioni, tale forma di spettacolo ha potuto vivere esclusivamente grazie, al talento e alla perseveranza di pochi e fanatici assertori del disegno in movimento.<br \/>\nL\u2019artista italiano, salvo alcuni e recentissimi casi, ha sempre impostato il lavoro su base artigianale, quasi casalinga, affinandosi autonomamente nello studio delle tante soluzioni del disegno e delle riprese. Assume quindi maggior valore quanto prodotto dai primi coraggiosi pionieri, da noi ancora tali quando in altri paesi il genere animato vantava ormai una storia di oltre trent\u2019anni. Tanto pi\u00f9 rimarchevole se si pensa di come certe creazioni non abbiano avuto il tempo di essere standardizzate. Hanno vissuto si lo spazio di un attimo \u2013 per la mancanza di un mercato idoneo e maturo \u2013 ma hanno vissuto bene nel senso che rimangono spontanee e felici, perch\u00e9 dovute alla passione, che \u00e8 la prima molla dell\u2019arte, ma anche perch\u00e9 realizzate con gusto genuino e grande libert\u00e0 tematica<\/em>\u00bb.<br \/>\nSull\u2019Animazione Italiana c\u2019\u00e8 stata una grande approssimazione in passato la quale ha portato ad una grossolana e frammentata conoscenza odierna.<br \/>\nI critici cinematografici \u2013 i quali non soffrono della \u201cdeformazione professionale\u201d di cui spesso sono oggetto gli specialisti settoriali dell\u2019animazione \u2013, rimangono a dir poco spiazzati nel vedere tante pagine dedicate ad autori di ridotta importanza erti a maestri del cinema animato, mentre, per il versante opposto, gli appassionati conoscitori non trovano una riga in omaggio ai loro autori preferiti \u2013 oggi al contrario di ieri riconosciuti dalla critica ufficiale \u2013 ignorando, per contro, del tutto o quasi le espressioni artistiche dei settoriali autori festivalieri; e, in conseguenza a ci\u00f2, per gli uni e per gli altri, l\u2019\u201cequivoco\u201d non pu\u00f2 che proseguire\u2026 venendosi cos\u00ec a creare, di fatto, lacunose confusioni relative a stili e date, settorialismo e approssimazione di giudizio.<br \/>\nOggi, quindi, l\u2019animazione italiana, dopo Carosello appunto, \u00e8 qualcosa di evanescente, un\u2019incongruenza di stili mal capiti espressa con il massimo dilettantismo, il fanalino di coda d\u2019Europa se non dell\u2019intero pianeta.<br \/>\nEsaminiamo dall\u2019interno e vediamo laddove c\u2019\u00e8 l\u2019\u00aberrore\u00bb che ha portato di fatto a far crollare l\u2019intero edificio.<br \/>\nComparando gli scritti dell\u2019epoca dei vari studiosi trattati, \u00e8 interessante notare che il discorso risulta pi\u00f9 o meno unanime sui vari Luzzati, Zac e Manfredi, mentre severe discordanze si possono evidenziare quando, per la prima volta, gli stessi critici si cimentarono a studiare forme espressive le quali, al di l\u00e0 delle apparenze, si rivelarono straordinarie novit\u00e0, risultando in seguito le pietre miliari dell\u2019animazione italiana.<br \/>\nNel testo di Rondolino, senz\u2019altro inizialmente il pi\u00f9 compiuto, vi sono pagine eccelse, soprattutto nella prima parte riguardante il cinema astratto e la cinepittura futurista ma, \u00e8 da notare, che nessuno dei suoi studenti, forse per sincero rispetto al docente, forse per accettare teorie per partito preso, ha mai osato andare oltre i \u201cdogmi\u201d, quando invece lo stesso studioso aveva soltanto e in perfetta buona fede espresso una sua valutazione relativa ad un proprio gusto relativamente ai film dell\u2019animazione italiana da lui in quei decenni visionati.<br \/>\nCi\u00f2 che, invece, c\u2019\u00e8 di veramente scandaloso \u00e8 che altri se avessero seguito le sue intuizioni, approfondendole verso un progresso futuro anzich\u00e9 per la stagnazione del presente, ne avrebbero senz\u2019altro tratto il meglio; quando invece, per non sbagliarsi, per non contraddirsi, per non osare oltre la certezza, hanno ripetuto come un dogma ci\u00f2 che era semplicemente l\u2019espressione un gusto, facendone, di fatto, una sterile tradizione farisaica.<br \/>\nPersonalmente non ho motivi per seguire i rondoliniani, ma scelgo esclusivamente il meglio delle intuizioni del Rondolino, Bendazzi e Pintus.<br \/>\nLascio quindi l\u2019ovvio e prendo il meglio dai loro studi.<br \/>\nAd esempio, dove possiamo rintracciare le intuizioni sul Pioniere di Alassio?<br \/>\nNegli scritti dei suoi stessi \u201cscopritori\u201d. Vediamoli.<br \/>\nIn <em>Storia del cinema d\u2019animazione,<\/em> al capitolo <em>L\u2019Europa occidentale dopo il 1945<\/em>, alla p. 299, Rondolino scrisse: \u00ab<em>Al di fuori dei lungometraggi di Domeneghini e dei Pagot, ci furono in quegli anni alcuni tentativi isolati di disegni animati spettacolari come<\/em> Lalla, piccola Lalla <em>(1947) dei Pagot, una delicata fiaba infantile, o<\/em> L\u2019ultimo sciusci\u00e0 <em>(1948) di Gibba (Francesco Maria Guido), di tendenza neorealistica; ma i risultati furono alquanto deludenti e, in ogni caso, questi esempi non aprirono la strada al disegno animato spettacolare che [\u2026] si afferm\u00f2 in Italia, tra non poche difficolt\u00e0, soltanto nel corso degli anni sessanta, con i primi cortometraggi di Bruno Bozzetto, di Pino Zac, di Emanuele Luzzati e Giulio Gianini, dei fratelli Gavioli e di altri. Saranno questi autori e le loro opere a segnare la vera e propria nascita del disegno animato italiano, per troppi anni incerto tra pubblicit\u00e0 e spettacolo, tra disneysmo e antidisneysmo<\/em>\u00bb.<br \/>\nLasciamo andare farisaiche precisazioni: chi \u00e8 dell\u2019ambiente sa bene dell\u2019impossibilit\u00e0 effettiva di prender diretta visione del materiale della cinematografia animata d\u2019epoca: esso \u00e8 quasi sempre andato perduto, distrutto durante la guerra, girato su pellicola infiammabile o semplicemente mai portato a termine. E questo gli esperti lo sanno.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10205\" title=\"Gibba_Celluloide SSCC\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/CELLULOIDE-SSCC.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"405\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/CELLULOIDE-SSCC.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/CELLULOIDE-SSCC-300x195.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Una celluloide di Gibba<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Lasciamo anche perdere per l\u2019identificazione anagrafica del Pioniere ligure i vari Sic e parentesi quadre ad essi annesse, anche se bisogna ricordare che in passato non solo l\u2019opera ma perfino il nome \u00e8 stato ripetuto in tal modo. Io stesso, nell\u2019opuscolo che conteneva l\u2019estratto di Paolone, lessi il nome di Gibba quale pseudonimo di \u201cFrancesco Maria Guido\u201d \u2013 anche se forse suona perfino meglio\u2026<br \/>\nMa la pubblicazione del Rondolino risaliva al 1974 e si pu\u00f2 senz\u2019altro supporre che lo studioso piemontese non avesse ancora preso personalmente visione de <em>L\u2019ultimo sciusci\u00e0<\/em>, visto che la pellicola infiammabile non era disponibile fino agli inizi del 1980, anno in cui ne entr\u00f2 in possesso con una copia la Cineteca Nazionale di Roma.<br \/>\nInfatti, in seguito, lo stesso Gianni Rondolino ebbe a visionarlo in prima persona in Cecoslovacchia, in occasione del Simposio Internazionale sul \u00abCinema di animazione del dopoguerra. 1945-1959\u00bb a conclusione del Convegno Fiaf (Federazione Internazionale degli Archivi del Film), tenutosi a Karlovy Vary, di cui egli per primo rilev\u00f2 sul quotidiano torinese <em>La Stampa<\/em> il 2 luglio 1980, con l\u2019eloquente titolo \u00ab<em>Lo sciusci\u00e0 rivale di Walt Disney<\/em>\u00bb scrivendo: \u00ab\u2026<em>Vi \u00e8 infatti in questo film un tono decisamente antidisneyano, nella forma e nel contenuto, che indica, sia pure timidamente, una strada \u201cnazionale\u201d al disegno animato del dopoguerra, fuori dalle strade battute dai confini imposti dalla produzione hollywoodiana, in particolare da quella di Walt Disney.<\/em> [\u2026] <em>Il film di Gibba, come molti altri presentati a Karlovy Vary, testimonia di questa progressiva liberazione e costituisce anche un buon esempio della nascita di una scuola nazionale<\/em>\u00bb.<br \/>\nCome si pu\u00f2 notare, quindi, fu lo stesso Rondolino, una volta visionato il film del giovanissimo alassino, ad identificare in Gibba e ne <em>L\u2019ultimo sciusci\u00e0<\/em> la \u00ab<em>nascita di una scuola nazionale<\/em>\u00bb.<br \/>\nCome si pu\u00f2 ora facilmente vedere, comparando le due versioni scritte dal medesimo scrivente a distanza di sei anni, dapprima egli \u201cslitter\u00e0\u201d di un ventennio la nascita dell\u2019animazione italiana, riferendosi a Bozzetto, Zac, Gavioli, Luzzati e Gianini, scrivendo: \u00ab<em>Saranno questi autori e le loro opere a segnare la vera e propria nascita del disegno animato italiano<\/em>\u2026\u00bb; quando, in seguito, fu lo stesso Rondolino ad \u201canticipare\u201d riconoscendo in Gibba e nel suo <em>L\u2019ultimo sciusci\u00e0<\/em> la vera \u00ab<em>nascita di una scuola nazionale<\/em>\u00bb.<br \/>\nMario Pintus, del pioniere ligure, in un\u2019epoca in cui era ancora visto fra i proto autori anni quaranta, cos\u00ec evidenzi\u00f2: \u00ab\u2026<em>La sempre impegnata produzione di Guido \u00e8 importante nel movimento di innovazione del cinema italiano. Egli non ha mai ceduto alla facile tentazione puramente stilistica o al pezzo di bravura fine a se stesso; nelle sue brevi storie non ha mancato piuttosto di riproporre situazioni attuali. Si \u00e8 fatto<\/em> <em>paladino dei drammi e della vita della piccola gente, ed in questo \u00e8 stato un grande poeta, tanto nella essenziale raffigurazione del suo messaggio quanto per la coraggiosa ed a tratti violenta volont\u00e0 di denunciare i problemi dei giorni che viviamo<\/em>\u00bb.<br \/>\nPer\u00f2 gi\u00e0 allora ci avevano visto giusto e prima di altri, e dopo le pionieristiche intuizioni di Pintus, Rondolino, e Bendazzi, il nome di Gibba \u00e8 stato definitivamente consacrato alla fine del secolo da un esperto Rai come Marco Giusti, e l\u2019intera sua opera \u00e8 in possesso degli archivi delle Cineteche di Bologna e di Roma, come anche diverse pubblicazioni sono state rese al Pioniere d\u2019Alassio.<br \/>\nSempre nel panorama del cinema di animazione italiano, un altro capostipite \u2013 per anzianit\u00e0 e percorso artistico \u2013 \u00e8 Osvaldo Piccardo. Basti pensare che inizi\u00f2 giovanissimo a Milano al fianco dei due Cossio, diventando negli anni di guerra animatore alla Pagot Film per <em>I fratelli Dinamite<\/em>; e in seguito, molti anni dopo, svilupp\u00f2 un suo personale stile a met\u00e0 fra la ricerca sperimentale e la psicologia umana; inoltre ide\u00f2 personaggi per la Gamma Film quali l\u2019indimenticabile <em>Ulisse e l\u2019Ombra<\/em> e altri, dirigendo a Roma il reparto animazione della Incom, alternando l\u2019attivit\u00e0 televisiva con filmati d\u2019autore quali <em>L\u2019Asfodelo<\/em>, <em>Gigetto Carogna e il Capostazione<\/em>, <em>L\u2019Onesto Giovanni<\/em> e in seguito il pi\u00f9 colto <em>Egostrutture<\/em>. Fratello del pi\u00f9 schivo Marcello, anch\u2019egli mosso da piani di ricerca grafici e intellettuali, quest\u2019ultimo realizz\u00f2 moltissimi esempi di cinema di animazione sperimentale assieme a Bruno Munari, all\u2019interno di un atelier d\u2019<em>\u00e9lite<\/em> che comprendeva nomi della musica contemporanea, dell\u2019arte e della cultura. Sempre di Osvaldo Piccardo non \u00e8 da scordare l\u2019ideazione grafica del personaggio di Mr. Linea, da lui ideato per la pubblicit\u00e0, e ripreso dal suo ex assistente della Pagot Film, Osvaldo Cavandoli.<br \/>\nUn altro capostipite a lungo fuori dai contesti che racchiude l\u2019intero percorso del cinema disegnato italiano, di cui se ne accorse a perfezione lo stesso Rondolino. Se altri avessero saputo leggere fra le righe, anzich\u00e9 prendere solo fra la quantit\u00e0 di parole, avrebbero potuto \u2018leggere\u2019. Fu infatti Gianni Rondolino ad intuirne definitivamente il valore, quando sul Pioniere di Monte Olimpino concluse: <em>In ogni caso \u00e8 indubbio che Piccardo, nel panorama del cinema d\u2019animazione italiano, costituisce un caso un po\u2019 particolare proprio per i suoi molteplici tentativi in direzione d\u2019un superamento del disegno animato tradizionale e d\u2019un recupero originale di esperienze d\u2019avanguardia<\/em>\u00bb.<br \/>\nI discepoli rondoliniani hanno spesso riproposto retrospettive su <em>La Linea<\/em>e sul suo creatore, quando forse pochi ricordano che fu lo stesso Rondolino \u2013 se non l\u2019unico \u2013 a mettere per iscritto che la creazione di Cavandoli sarebbe originaria dello stesso Piccardo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8255\" title=\"Osvaldo Piccardo14\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/14.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"479\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/14.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/14-300x231.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Osvaldo Piccardo<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Rondolino, infatti, alla p. 302 del suo famosissimo libro, volle in qualche modo ricordare la possibilit\u00e0 che l\u2019idea fosse di Piccardo pur riconoscendone la non assoluta originalit\u00e0, quando scrisse: \u00ab<em>L\u2019idea di costruire un raccontino, o meglio una serie di situazioni comiche o grottesche, utilizzando una semplice linea stesa da un capo all\u2019altro dello schermo che assume via via le forme d\u2019un personaggio divertente e di vari oggetti, pare sia di Osvaldo Piccardo e risalga al 1964. Fu tuttavia Cavandoli che la utilizz\u00f2 nel 1968 per alcuni caroselli pubblicitari e il successo di quei piccoli spettacoli lo spinse a realizzare dei film a soggetto in cui il personaggio lineare deve di volta in volta superare le pi\u00f9 impreviste difficolt\u00e0. [\u2026] E\u2019 probabile, data la complessa e varia personalit\u00e0 di Piccardo, e il suo continuo sperimentalismo che il progetto di un film pubblicitario basato sullo sviluppo narrativo di una semplice linea sia suo (come ha recentemente dichiarato), anche se l\u2019idea non \u00e8 del tutto originale e pu\u00f2 farsi addirittura risalire a Cohl e al suo disegno lineare continuamente mutevole<\/em>\u00bb.<br \/>\nPer non parlare di un altro straordinario esempio del cinema disegnato quale <em>Lalla, piccola Lalla<\/em>, scomparso presto dai circuiti e relegato in seguito a \u201crobetta per bambini\u201d, quando invece fu il Pintus l\u2019unico ad appuntare che, \u00ab<em>\u2026La prima esperienza dei due fratelli [Pagot] risale comunque agli anni della guerra, durante i quali lavorarono per i fratelli Leoni, e si concretizz\u00f2 con il successo solo quando ottennero la medaglia d\u2019oro al Festival di Venezia del 1947 per il film \u2018Lalla, piccola Lalla\u2019. La cara bambina \u00e8 forse una derivazione della \u2018Paola\u2019 dei fumetti, interprete con \u2018Poldo\u2019 di una lunga serie firmata Nino Pagotto, ma \u00e8 anche una piccola Alice perch\u00e9 di quest\u2019ultima vive le avventure straordinarie di un mondo fiabesco che \u00e8 evasione e sogno insieme. Lalla infatti, diventa piccola come un fungo, \u00e8 in grado di proporre lievi avventure in un mondo pieno di esaltanti novit\u00e0, certamente al livello di incontro con animaletti e fiori, ma ben sappiamo come da un cannovaccio simile possa venir fuori una storia tale da colpire spiritualmente e figurativamente i sentimenti dello spettatore. Tutte le piccole cose che hanno un\u2019anima e un cuore puri sono suscettibili di adattamenti scenici che, pur nella prevedibilit\u00e0 dell\u2019intreccio tenero e commovente, lasciano ampio margine a quelle soluzioni comiche e fantasiose che si trasformano in elementi di ottimo, godibile e salutare passatempo. Viene quindi rispettata essenzialmente l\u2019impronta tutta americana di una trama basata su codici fissi quali la tenerezza, lo sgomento, l\u2019ingenuit\u00e0 e la candida petulanza della creatura umana, ma si d\u00e0 anche risalto ad elementi facilmente riconducibili alla realt\u00e0 fanciullesca, quella realt\u00e0 che spesso non \u00e8 priva di accenni di maturit\u00e0. E\u2019 una piccola fiaba che risente inoltre di centrati riferimenti caricaturali, spontanei ed istintivi<\/em>\u00bb<em>.<\/em><br \/>\nPer <em>La Rosa di Bagdad<\/em> e <em>I fratelli Dinamite<\/em>, dopo esser stati presentati entrambi al Festival di Venezia nel 1949, inizialmente ne parlarono in termini seri e molto elogiativi i primi testi scientifici, come cito, ad esempio, quello di Walter Alberti, dando ovviamente pi\u00f9 risalto alla compiutezza del film di Domeneghini, anche se in quello dei Pagot, meno legato agli schemi del lungometraggio tradizionale, bisognava in seguito rintracciare le migliori espressioni dell\u2019animazione italiana dei decenni susseguenti, quando invece, influenzati probabilmente dal gusto in voga nel Sessanta si arriv\u00f2 a preferire una certa sintesi espressiva nel disegno dei tre scanzonati fratelli Din, Don, Dan, che ebbe la meglio sulla poesia pomposa e barocca della storia d\u2019amore fra il pifferaio Amin e la principessa Zeila.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10203\" title=\"Gibba_Ultimo sciusci\u00e001\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/SCIUSCIA.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"574\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/SCIUSCIA.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/SCIUSCIA-300x277.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">L&#8217;ultimo sciusci\u00e0, Gibba<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Ma qui si \u00e8 veramente in difettoso errore anche perch\u00e9 un confronto tra i due film \u00e8 alla base del tutto ingiusto, poich\u00e9 ci\u00f2 offenderebbe l\u2019una e l\u2019altra \u2018scuola\u2019, e chiedo scusa agli studiosi contemporanei i quali, forse, si lasciarono prendere da una ventata di modernismo non altrettanto sostanziato dall\u2019oggettivit\u00e0 dei fatti\u2026 anche se, intanto, bisogna ricordarlo\u2026 <em>scripta manent<\/em>!<br \/>\nSempre riguardo i due lungometraggi, alla p. 298 dello stesso volume, Rondolino scrisse: \u00ab<em>\u2026Si tratta di<\/em> La Rosa di Bagdad <em>di Anton Gino Domeneghini e di<\/em> I fratelli Dinamite <em>di Nino e Toni Pagot: due opere differenti per concezione stilistica e per risultati che, se testimoniano dello sforzo tecnico ed artistico degli autori \u2013 o, se si vuole, del loro coraggio \u2013, non escono dall\u2019ambito delle buone intenzioni<\/em>\u00bb.<br \/>\nRondolino, antidisneyano per eccellenza, al primo sembra quasi preferire il secondo quando appunt\u00f2: \u00abI fratelli Dinamite <em>paiono pi\u00f9 sganciati dalle formule hollywoodiane, sia nel segno sia nel racconto, che si limita ad unire insieme episodi indipendenti delle avventure grottesche di tre fratelli scanzonati e liberi alle prese con un mondo \u201ccondizionato\u201d, ma i risultati sono alquanto modesti<\/em>\u00bb<em>.<\/em><br \/>\nNonostante celeberrimi e mille volte pi\u00f9 famosi di altri, sui Pagot, ad esempio, contro i fatti evidenti, poche parole liquidatorie e niente pi\u00f9.<br \/>\nIl punto per cui <em>I fratelli Dinamite<\/em> appare sganciato da formule hollywoodiane, pi\u00f9 che per una scelta fu perch\u00e9 semplicemente perch\u00e9 trattasi di diversi cortometraggi radunati in un unico lungometraggio, motivo per cui design dei personaggi, tempi e gag sono per logica pi\u00f9 semplificati rispetto alla sofisticatezza di cui necessita un lungometraggio in animazione tradizionale, i cui parametri saranno sempre superiori, per complesso e sontuosit\u00e0 nonch\u00e9 di stile iconografico, rispetto ai clich\u00e9s subordinati al cortometraggio animato. Ci\u00f2 non toglie, per converso, che fu proprio l\u2019intuizione del grande Nino Pagot a radunare pi\u00f9 spettacoli in un unico film, a donargli quel ritmo e brio pirotecnico, che si rivel\u00f2 innovativo per un lungometraggio d\u2019animazione, nonch\u00e9 \u00e8 da notare il gusto ancora antico che contraddistinse in seguito l\u2019inconfondibile e straordinario stile Pagot che tutti noi conosciamo.<br \/>\nRiguardo il confronto fra i lungometraggi di Domeneghini e dei Pagot, Pintus scrisse: \u00ab\u2026<em>Piero Zanotto preferisce, alle storie d\u2019amore tra il pifferaio Amin e la Principessa Zeila<\/em>, \u2018I fratelli Dinamite\u2019<em>, e pu\u00f2 avere le sue ottime ragioni, ma noi pensiamo migliore il primo. E questo tanto per il risultato grafico, che costituisce sempre una riscoperta felice \u2013 indimenticabile la caricatura dei tre vecchi ministri che bevono alla fontana della giovinezza e la pirotecnica scena finale dei festeggiamenti con le maschie figure degli arcieri stagliate in controluce \u2013, e per il grande mestiere dimostrano nel sapere rimescolare le carte in quel gioco tanto caro alla favolistica orientale: l\u2019amore ostacolato dalla malvagit\u00e0.<\/em><br \/>\n<em> In questo gioco si inserisce appunto la magia \u2013 rappresentata dal sinistro Burk e dall\u2019etereo spirito della lampada \u2013, quella magia che pu\u00f2 servire tanto i buoni quanto i cattivi e che in Domeneghini \u00e8 pretesto per nuove ed equilibrate proposte di racconto, certamente fiabesco ma sempre stupendamente avvincente<\/em>\u00bb.<br \/>\nMa come mai, ci fu questa imperdonabile sottovalutazione negli anni Settanta dopo tanta iniziale enfasi, ad esempio riguardo l\u2019opera dei fratelli Nino e Toni Pagot?<br \/>\nIl motivo \u00e8 presto detto. Il Pintus rilev\u00f2 per primo che essi \u00ab<em>\u2026diedero di questa maniera di fare l\u2019animazione un saggio \u2013 che possiamo definire insuperato \u2013 con \u2018I fratelli Dinamite\u2019 nel 1947, un film che ebbe solo il torto di anticipare i tempi<\/em>\u00bb<em>.<\/em><br \/>\nRecentemente parlando con Carlo Montanaro, sono venuto a conoscenza di un suo personale e prezioso ricordo, il quale, vista la competenza e l\u2019intuizione che ebbe l\u2019allora giovanissimo studioso veneziano, desideriamo pubblicare \u00ab<em>All\u2019inizio degli anni \u201970 l\u2019Istituto per lo Studio e la Diffusione del Cinema d\u2019Animazione approd\u00f2 con i suoi Incontri annuali a Milano. Le rassegne, nate a Busto Arsizio e a Legnano sulla spinta dell\u2019ideatore dell\u2019ISCA Massimo Maisetti, trovarono collocazione al Centro San Fedele e per l\u2019organizzazione la base operativa pass\u00f2 all\u2019AGIS Lombarda. Avendo pi\u00f9 visibilit\u00e0 divenne necessario dedicar loro pi\u00f9 tempo. E, nei ritagli, divenne possibile anche \u201cperegrinare\u201d nelle basi operative dei vari animatori che, in buona percentuale, lavoravano a Milano. Ho potuto cos\u00ec visitare gli studi di Cavandoli, la Gamma film a Cologno Monzese, la Bozzetto Film in via Melchiorre Gioia, Marco Biassoni, Luciano Paganini eccetera. Ma uno degli incontri che ricordo con pi\u00f9 affetto fu quello con Nino e Toni Pagot, in via di Porta Romana (se non erro). Gentilissimi mi accolsero in vestaglia bianca (anche Gino Gavioli e Paolo Piffarerio li ricordo con la \u201csvelandrina\u201d bianca da lavoro\u2026). Ridemmo molto con Nino, reduce da un\u2019operazione delicatissima \u2013 in particolar modo allora agli inizi dell\u2019era della cardiochirurgia \u2013 per l\u2019impianto di una valvola cardiaca che faceva costantemente un \u201ctic tac\u201d percepibile standogli accanto\u2026 Presto la conversazione scivol\u00f2 sulla mancanza di testimonianze dello sviluppo del cinema d\u2019animazione italiano. Ovvero, l\u00ec, alla Pagot Film, sull\u2019impossibilit\u00e0 di vedere LALLA PICCOLA LALLA e I FRATELLI DINAMITE: due pietre miliari. Mi palesarono il loro dispiacere nell\u2019aver perso il controllo delle pellicole. Dei negativi (soprattutto di LALLA) o non pi\u00f9 ritrovati a Londra presso l\u2019unico, all\u2019epoca, stabilimento europeo della Technicolor o ritirati da Londra e poi resi inservibili da una non buona conservazione. E dell\u2019unica copia che loro avevano tenuta in una casa sul Lago di Garda (o Maggiore\u2026) e che era sparita probabilmente rubata. Ed io raccontai loro di grappoli d\u2019immagini che mi rimanevano in mente de I FRATELLI DINAMITE. Immagini in bianco&amp;nero viste una mattina in un programma sperimentale della RAI che o stava facendo le prove tecniche in vista dell\u2019avvio dei programmi regolari o era appena appena partita (dal 3 gennaio 1954). Ero in uno strano negozio in Calle larga Goldoni a Venezia, il Bazar 33. Dove vendevano un po\u2019 di tutto, giocattoli, scope e piccoli utensili per la casa. Li troneggiava per richiamo promozionale questo enorme televisore carrozzato di legno. E li passava il film. Non potei vederlo tutto perch\u00e9 mia madre aveva fretta. Ma quelle immagini le ho ancora stabilizzate nella mente. Mentre raccontavo a Nino e Toni di questo ricordo ragionavo: \u201cpassare allora un film a colori in TV era impossibile perch\u00e9 i contrasti erano troppo forti. Cos\u00ec di per certo o dal negativo o da una copia hanno tratto un lavander in bianco&amp;nero, una copia dai contrasti ammorbiditi come pretendeva la tecnologia dell\u2019epoca. La RAI ha magazzini infiniti. Magari se lanciate qualche segnale\u2026\u201d. E cos\u00ec fu fatto. E qualche tempo dopo fu effettivamente identificata in un magazzino RAI una copia bianco&amp;nero del film che pot\u00e9 essere trasmessa, sempre in RAI nel corso del programma di Mario Accolti Gil MILLE E UNA SERA. Un mitico programma che allora, alla met\u00e0 degli anni \u201970 fece non solo il punto sull\u2019animazione italiana proiettando il poco, ad allora identificato e salvato, ma in generale sull\u2019animazione europea. Non eravamo ancora entrati nell\u2019era della videoregistrazione. E anche di MILLE E UNA SERA io posso dire di conservare immagini, sensazioni, ricordi<\/em>\u00bb<em>.<\/em> Infatti, oggi grazie anche all\u2019interessamento di Marco Giusti, l\u2019arte dei fratelli Pagot occupa definitivamente il posto d\u2019eccezione che merita, e tutto il complesso della produzione Pagot Film, pellicole 35mm, materiali e rodovetri d\u2019epoca compresi, \u00e8 stato rilevato e salvaguardato dall\u2019apposita sezione della Cineteca di Milano.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-216\" title=\"west-and-soda02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/10\/west-and-soda02.jpg\" alt=\"\" width=\"590\" height=\"429\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/10\/west-and-soda02.jpg 590w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/10\/west-and-soda02-300x218.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 590px) 100vw, 590px\" \/><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">West and Soda, Bruno Bozzetto<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10763\" title=\"Bruno Bozzetto14\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/13.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"475\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/13.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/13-300x229.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Vip, mio fratello superuomo, Bruno Bozzetto<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Anche Carosello fu a lungo tralasciato forse perch\u00e9 allora ancora in onda, considerato pi\u00f9 un\u2019animazione televisiva che autoriale. Ciononostante ne beneficiarono singolarmente personaggi quali <em>Mr. Linea<\/em> di Cavandoli o lo stile dei fratelli Gavioli, non tanto per le creazioni in s\u00e9 quanto pi\u00f9 che altro per il tratto stilizzato ed angoloso che si accorpava di fatto a quello in voga negli anni Sessanta.<br \/>\nPer Carosello, capitolo dell\u2019animazione italiana fino a qualche decennio fa in second\u2019ordine rispetto all\u2019animazione d\u2019autore, ha trovato le prime evidenti rivalutazioni da parte dell\u2019allieva di Rondolino, Chiara Magri, ed in seguito \u00e8 stato finalmente studiato, raccolto e definitivamente catalogato da un esperto Rai del calibro di Marco Giusti e dalla sua prima collaboratrice Guia Croce.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23262\" title=\"Calimero01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/Calimero01.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"593\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/Calimero01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/Calimero01-300x286.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Calimero, Nino e Toni Pagot<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Riguardo invece il Pinocchio di Cenci, dopo tre anni dall\u2019uscita del lungometraggio, il Pintus ne intu\u00ec per primo l\u2019importanza dedicandogli, come a nessun altro film italiano, ben tre pagine all\u2019interno di un paragrafo comprendente la produzione del nostro paese, scrivendo: \u00ab<em>Il piccolo Olimpio dell\u2019animazione italiana \u00e8 sempre preda di un salutare fenomeno di iniziative \u2013 le pi\u00f9 diverse e approfondite \u2013 alla ricerca di nuove formule tecniche e sperimentazioni narrative, ma la sorpresa degli anni Settanta verr\u00e0 probabilmente dai fratelli \u2013 ancora una volta un sodalizio a due! \u2013 Renzo e Giuliano Cenci, che hanno inteso onorare la memoria di Carlo Lorenzini proponendo una versione cinematografica del burattino pi\u00f9 famoso del mondo nella maniera pi\u00f9 classica e tradizionale.<br \/>\nPinocchio \u00e8 sempre stato un po\u2019 la tentazione ed il duro banco di prova di molti animatori, tanto per le enormi possibilit\u00e0 figurative quanto per il grande spazio concesso alla fantasia, ma su questo lavoro tutti sono caduti o pi\u00f9 meno rovinosamente. Per Russi, Belgi e Giapponesi il titolo \u00e8 stato un\u2019occasione per travisare completamente il personaggio e per darne le versioni pi\u00f9 disparate e meno reali. Lo stesso Disney, ben conosciuto per l\u2019estremamente accurata e quasi pedante fedelt\u00e0 alle opere cui si \u00e8 ispirato, e per la grande opera di documentazione che svolgeva alle soglie della produzione di un lungometraggio, con Pinocchio commise un passo falso: perch\u00e9 dell\u2019eroe di Collodi non seppe penetrare il carattere e non riusc\u00ec a far rivivere lo spirito acre e pungente dell\u2019autore, circondando la storia dei soliti elementi stilistici \u2013 delizioso e commoventi \u2013 ma nel caso troppo artefatti e pi\u00f9 spesso estranei all\u2019intreccio ed alla tematica, al messaggio, insomma, del famoso toscano.<br \/>\nI Cenci, provenienti da una ricca attivit\u00e0 in campo pubblicitario, hanno tenuto conto di tutti i tentativi precedenti, decidendosi alfine per una linea il pi\u00f9 possibilmente collodiana e toscana, rifacendosi in questo anche alle illustrazioni di Attilio Mussino \u2013 il creatore del negretto \u2018Bilbolbul\u2019 del \u2018Corriere dei Piccoli\u2019 \u2013, uno stupendo disegnatore che ai primi del secolo cur\u00f2 la pi\u00f9 classica delle edizioni illustrate sulle vicende del burattino.<br \/>\nIl lavoro \u00e8 venuto su mano mano, vivendo dei piccoli autofinanziamenti che la cooperativa dei collaboratori \u2013 fra i quali ricordiamo Alberto D\u2019Angelo e Abramo Scortecci \u2013 poteva permettersi; quindi un qualcosa di artigianale, ma non certo a scapito della qualit\u00e0. Il concetto generale che ha guidato il lavoro \u00e8 ben chiaro da quanto Giuliano Cenci ha dichiarato al critico Bendazzi: \u2018Pinocchio aveva bisogno di una interpretazione letterale ed italiana. Il testo \u00e8 ricchissimo di elementi importanti e trovo assurdo andarne a cercare di nuovi. Il nostro film sar\u00e0 la realizzazione cinematografica del Pinocchio che tutti abbiamo amato da bambini, sar\u00e0 la proiezione dei nostri sogni\u2019.<br \/>\nQuesto doveroso film sul burattino pi\u00f9 famoso del mondo \u00e8 un\u2019opera esemplare sotto il profilo stilistico, evidenziata da un disegno decorativo e dolce, e da un ritmo narrativo che va graziosamente in sincronia con lo sfogliare delle pagine. E\u2019 una fiaba realizzata senza intendimenti pretenziosi e senza false giustificazioni moralistiche, perch\u00e9 della singolare favola ha voluto mantenere intatto il sapore cos\u00ec intimamente e gelosamente strapaesano.<br \/>\nDiversi critici, al Festival di Busto Arsizio, hanno storto la bocca, accusando superficialmente i Cenci di \u2018morbo di Disney\u2019, ma hanno dimenticato che il buon disegno \u2013 rifinito e maturo \u2013 non \u00e8 prerogativa di Burbank, vive a tutte le latitudini: \u00e8 solo questione di un sapiente e intelligente impiego, una volta che se ne sia padroni. Il film dei Cenci ci pare sia pienamente raggiunto. Essi hanno sempre escluso l\u2019arte come movente imponendosi di pensare esclusivamente al pubblico: quello infantile ride divertito alle peripezie del burattino, quello adulto ritrova sullo schermo un eroe che nell\u2019animo di tutti ha da sempre un piccolo angolo riservato, e ci\u00f2 che pi\u00f9 conta lo riavvicina con la stessa ansia e meraviglia del passato. E non si hanno delusioni, perch\u00e9 gli autori sono stati illustratori fantasiosi ed intelligenti ed il loro Pinocchio non \u00e8 soltanto bello, movimentato ed avvincente, ma \u00e8 soprattutto semplice e vero, e con questo essi hanno creato, forse senza volerlo anche un grosso film d\u2019arte<\/em>\u00bb.<br \/>\nNegli anni successivi, il Pinocchio di Cenci venne doppiato e distribuito in tutto il mondo a cominciare dagli Stati Uniti d\u2019America, per poi passare dalla Francia, Inghilterra, Spagna, Australia, Africa, Sud America, tanto che negli USA ha scatenato un vero e proprio culto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10608\" title=\"Pinocchio07\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/04\/pinocchio-07.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"465\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/04\/pinocchio-07.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/04\/pinocchio-07-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Un burattino di nome Pinocchio, Giuliano Cenci<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">In Italia, invece, come sempre succede, non si provvede neanche al ripristino del negativo originale, che a tutt\u2019oggi non si sa neanche pi\u00f9 dove sia.<br \/>\nEvidentemente \u00e8 vero il detto: <em>Nemo propheta in patria<\/em>!<br \/>\nInfatti, del Pinocchio, il negativo originale del fautore di Carosello \u00e8 finito anch\u2019esso negli sterminati archivi Rai.<br \/>\nOggi, ad esempio, le puntate animate da Giuliano Cenci de <em>La Pimpa<\/em>, e di <em>Lalla, nell\u2019isola di Tulla<\/em>, con protagonista Raffaella Carr\u00e0 in cartoon sono quotidianamente riproposte come veri e propri cult della televisione per l\u2019infanzia da Rai Click. Ma del pi\u00f9 importante lungometraggio italiano, <em>Un burattino di nome Pinocchio<\/em>, sempre in Rai a tutt\u2019oggi pare non esista traccia\u2026<br \/>\nRelativamente all\u2019interessamento di Marco Giusti e di Claudia Sasso, quest\u2019ultima responsabile Rai della programmazione ragazzi e figlia di Mario Sasso \u2013 un grande innovatore dell\u2019animazione in computer graphic che realizz\u00f2 molte sigle Rai nei decenni addietro \u2013 sappiamo che nelle Teche Rai, del Pinocchio di Cenci, risultano rubricati soltanto i master BVU della messa in onda, quando il film venne programmato per intero ma suddiviso in episodi all\u2019interno di un contenitore televisivo per l\u2019infanzia durante la stagione televisiva 1989\/90.<br \/>\nFortunatamente una copia positiva 35mm del film \u00e8 presente in archivio presso la Cineteca Nazionale di Roma, la quale fu la prima copia stampata rilasciata dal Ministero del Turismo e dello Spettacolo, ma di cui oggi, per via dei procedimenti chimici dell\u2019epoca, se ne sta alterando la resa cromatica, tanto che meglio sarebbe ripristinare attraverso gli attuali sistemi di restauro un definitivo negativo in pellicola di un capolavoro di altissima qualit\u00e0 tecnica e artistica senza precedenti nella storia del cinema disegnato, di importanza e notoriet\u00e0 internazionale.<br \/>\nAllora, trascorso un secolo, passate le mode, vogliamo una volta per tutte riscrivere la storia dell\u2019animazione italiana e degli annessi autori sulla base degli scritti dei loro stessi scopritori\u2026 anzi scriverla definitivamente noi per la prima volta?<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Iniziamo:<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">L\u2019animazione italiana comincia con Gibba.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Chi per\u00f2 di fatto un decennio addietro ha dato una spinta decisiva \u00e8 stato Luigi Liberio Pensuti, il quale, dopo svariati filmati didattici e scientifici, gi\u00e0 dal <em>Crociato \u2018900<\/em> per la battaglia antitubercolare commissionatagli dal Duce, intu\u00ec che il cartone animato poteva agganciarsi all\u2019attualit\u00e0, realizzando per l\u2019Istituto Nazionale Luce cortometraggi di propaganda quali, <em>Il Dottor Chukill<\/em>, <em>Aim\u00e9 Selassi\u00e9<\/em>, <em>Suez<\/em>, <em>Ahi Hitler!.<\/em><br \/>\nIl precursore dell\u2019animazione invece \u00e8 stato Osvaldo Piccardo, che inizi\u00f2 giovanissimo e, passando per i fratelli Pagot, prosegu\u00ec la sua attivit\u00e0 trent\u2019anni dopo quale caporeparto Incom per la realizzazione di Carosello, sigle e intermezzi televisivi, ideando personaggi come <em>Ulisse e la sua Ombra<\/em>, nonch\u00e9 per stile e ingegno dobbiamo riconoscergli almeno la straordinaria ideazione de <em>La Linea<\/em>.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Quindi, Gibba sta a De Sica come Piccardo sta a Bragaglia, chiaro, no?<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Lasciamo ora perdere i nozionismi cronologici partendo da <em>La guerra e il sogno di Momi<\/em> \u2013 i quali ovviamente troverete riportati \u2013 di fatto Gibba \u00e8 da considerarsi il vero Pioniere del Cinema d\u2019Animazione Italiano. Appena ragazzo, infatti, super\u00f2 i suoi maestri Carlo e Vittorio Cossio, Antonio Rubino e lo stesso Pensuti, lasciando intuire come il cartone animato poteva agganciarsi all\u2019attualit\u00e0, passando per Fellini e Kremos in <em>Hello Jeep!<\/em>, e appena ventitreenne con <em>L\u2019ultimo sciusci\u00e0<\/em> diede realmente il via ad una scuola nazionale; passando per gli anni Sessanta con la Produzione Corona comprensiva, per gli americani, dei vari Popeye e Kresy Kat, e tornando a definitiva maturazione col mitico lungometraggio cult <em>Il Nano e la Strega<\/em>.<br \/>\nCome anche su Giuliano Cenci, Anton Gino Domeneghini, Nino e Toni Pagot, dobbiamo al genio di Mario Pintus che per primo intu\u00ec parlando di loro come i veri e definitivi capostipiti dell\u2019animazione italiana.<br \/>\nDapprima il Commendator Anton Gino Domeneghini realizz\u00f2 la prima grande pietra miliare dell\u2019Animazione Italiana con <em>La Rosa di Bagdad<\/em>, a cui seguirono diversi cortometraggi pubblicitari tracciando la strada a Carosello; mentre a lui coevi, i pi\u00f9 giovani Nino e Toni Pagot, che gi\u00e0 avevano notevole esperienza nel settore, portarono a termine il pi\u00f9 semplice ma non meno espressivo <em>I fratelli Dinamite<\/em>, il quale segn\u00f2 la svolta per le loro creazioni future fino a Carosello, da cui nacque un personaggio celebre in tutto il mondo: <em>Calimero<\/em>.<br \/>\nPoi arriver\u00e0 il giovanissimo Bruno Bozzetto che con <em>West and Soda<\/em>, <em>Vip mio fratello superuomo<\/em> e <em>Allegro non Troppo<\/em> e la sua sterminata produzione composta da decine e decine di cortometraggi, film e serie televisive, \u00e8 senz\u2019altro il cartoonist italiano pi\u00f9 popolare e un nome di inimmaginabile importanza internazionale.<br \/>\nOggi l\u2019intera Produzione Bozzetto \u00e8 definitivamente custodita dalla Cineteca Italiana.<br \/>\nSempre all\u2019interno della produzione pi\u00f9 innovativa ed importante del XX Secolo non sono da tralasciare i film sperimentali di Luigi Veronesi, Bruno Munari, Cioni Carpi e Pino Pascali, come avevano intuito, prima degli altri, Rondolino, Bendazzi e Giusti grazie ai quali se ne deve oggi la definitiva valorizzazione.<br \/>\nMa il coronamento definitivo avverr\u00e0 negli Anni Settanta quando il linguaggio del cinema disegnato non sar\u00e0 n\u00e9 troppo antico n\u00e9 troppo moderno: Giuliano Cenci, non \u00e8 quindi solo il regista che ha portato al successo in tutto il mondo <em>Un burattino di nome Pinocchio<\/em> ma \u00e8 stato anche il primo ad escogitare in Italia: l\u2019accoppiamento del film dal vero col cartone animato; l\u2019invenzione dell\u2019animazione in plastilina; il miglioramento tecnico del difficile procedimento del Film-Guida; le definitive innovazioni degli effetti speciali le quali sono tutt\u2019oggi una straordinaria novit\u00e0 in campo mondiale; e, cosa pi\u00f9 importante, le prime pubblicit\u00e0 animate per la Philco le quali diedero definitivo inizio al pi\u00f9 famoso programma della televisione italiana, tanto che Giuliano Cenci pu\u00f2 essere veramente definito anche il \u00abPap\u00e0 di Carosello\u00bb.<br \/>\nCome detto, tutti gli stili e gli autori, convergono a lui: Giuliano Cenci \u00e8 il vero Padre dell\u2019Animazione Italiana.<br \/>\nDopo le decine di migliaia di visite di lettori da ogni parte del mondo che hanno seguito i miei articoli sul linguaggio del cinema disegnato pubblicati su \u00abCinemino\u00bb, abbiamo deciso la pubblicazione on line del libro <em>Cartoni d\u2019Italia<\/em>, che si avvale della prefazione esclusiva di un maestro dell\u2019animazione internazionale come Bruno Bozzetto, con la speranza che l\u2019inedita raccolta di studi che lo compone permetter\u00e0, di fatto, a tutti di vivere la Storia dell\u2019Animazione Italiana, dalle origini sino ad oggi.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong><em>Mario Verger<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Arial; color: black;\">Leggi lo <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=9635\"><strong>speciale MARIO VERGER<\/strong><\/a> su Rapporto Confidenziale<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-12770\" title=\"CdI_MarioVerger\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/04\/0.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"476\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/04\/0.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/04\/0-300x230.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La linea, Osvaldo Cavandoli Dopo le decine di migliaia di visite di lettori da ogni parte del 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