{"id":23301,"date":"2012-07-24T08:46:41","date_gmt":"2012-07-24T06:46:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=23301"},"modified":"2012-07-24T08:55:58","modified_gmt":"2012-07-24T06:55:58","slug":"kvinnodrom-sogni-di-donna-ingmar-bergman","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=23301","title":{"rendered":"Kvinnodr\u00f6m (Sogni di donna) > Ingmar Bergman"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-23294 aligncenter\" title=\"Kvinnodr\u00f6m02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/Kvinnodr\u00f6m02.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"470\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/Kvinnodr\u00f6m02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/Kvinnodr\u00f6m02-300x227.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><br \/>\n<span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\"><strong>Sogni di donna<\/strong> \u00e8 strutturato a specchio. Le storie parallele di Susanne (Eva Dahlbek) e Doris (Harriet Andersson), titolare e dipendente di un\u2019agenzia fotografica di moda, in viaggio verso Gothenburg, la prima rincorrendo, la seconda fuggendo, un uomo, si riflettono l\u2019una con l\u2019altra, sono la concretizzazione del viaggio\/ritorno bergmaniano: contatto con la gioia\/dolore, falso movimento il cui approdo \u00e8 la situazione di partenza, pi\u00f9 disillusioni ulteriori. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">E\u2019 un film femminile dove il sogno di donna, espressione metaforica di esistenza, sogno creatore di mondi (come in certe rappresentazioni cosmogoniche, dove il dio o la dea creano sognando), incrocia e ricomprende, divenendone soggetto passivo, la realt\u00e0 dello sguardo maschile, come attestato sin dall\u2019inizio del film. In cui la leggerezza, anche nel senso di futilit\u00e0, del mondo della moda, una fotomodella in posa, l\u2019apprensione meticolosa di sarto e sarta (sessualmente ambigui), il nervosismo graduale della direttrice artistica, viene vanificato e offeso da un cliente brut(t)o e ciccione che sul tavolo tamburella con le dita, incurante di tanta delicata idealit\u00e0, ri-creazione, sia pure limitata, seducente e fragile, di un mondo di bellezza e incanto. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">La foto di un primo piano di sensuali labbra femminili viene strappata, dopo che i titoli di testa ne hanno mostrato il placido e meticoloso venir alla luce tramite sviluppo e stampa. Sogno fatto a pezzi. Bergman rifugge per\u00f2, al solito, ogni contrapposizione manichea. Non divide il (suo) mondo in nette categorie maschile (bruto) e femminile (sensibile). La sensibilit\u00e0 diventa spesso brutalit\u00e0 con altri mezzi. Proprio come la rappresentazione del male non occulta lo sguardo empatico, un interrogarsi critico, mai banalmente umanitario, sulle ragioni di tale scelta. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">Durante uno degli straordinari momenti drammaturgici del film (contrapposti e correlati alle scene prive di dialoghi, silenzi \u00abin situazione\u00bb, come li defin\u00ec Rohmer), Susanne, tra una tenerezza e l\u2019altra, confessa al suo amante il desiderio di voler essere maga, una Medea che abbia il coraggio di uccidergli moglie e figli, tenendo l\u2019uomo in un abbraccio esclusivo. La passionalit\u00e0 femminile \u00e8 svelata nel suo controtipo di smania di possesso, razionalit\u00e0 folle affacciata sul vuoto, il falso. Ma contemporaneamente vi si lascia intuire, proprio come nella situazione iniziale, quanto tale atteggiamento, esplorato con virtuosistica competenza psicologica e strepitoso gusto per la sfumatura, sia determinato, diretto e condizionato dall\u2019opposto maschile, la cui esplicita miseria non risulta solamente impietosa. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">In una delle prime grandi sequenze bergmaniane di cupa visionariet\u00e0 ottenute semplicemente per mezzo di dialoghi e regia, l\u2019incontro del colonnello Otto (Gunnar Bj\u00f6rnstrand) con la figlia (Kerstin Hedeby), quest\u2019ultima viene rappresentata come una nevrotica anaffettiva e accecata dall\u2019odio, un mostro di pretese esclusivamente materiali (percepita dalla madre, subito dopo il parto, come una creatura dalla testa di lupo). E tuttavia la ragazza accusa il padre di averla resa cos\u00ec, avendola condizionata con una patologica incapacit\u00e0 di amare, conseguenza di un\u2019avarizia di tipo anale, che appartiene principalmente al genitore. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">Sia vero o no, da quel momento l\u2019uomo s\u2019incupisce, rigettando umorismo e affabilit\u00e0 sino ad allora mostrati. La situazione \u00e8 resa sinistra. Doris, testimone attonita, coinvolta prima dall\u2019uomo in un gioco di seduzione infantile fatta di regali e promesse, viene invitata ad andar via dalla casa, accogliente e circondata da un giardino e piante rampicanti. L\u2019immagine pensierosa dell\u2019uomo alla finestra, come vista da lei da fuori e ravvicinata da uno zoom hitchcockiano, ammorba il tono del film, lo precipita in un abisso di orrore. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">Doris si volta a guardare quello che un attimo prima era stato un simpatico benefattore, con il medesimo tubamento mostrato all\u2019ingresso di un tunnel degli orrori di un luna park, davanti al fantoccio capostazione che con uno scampanio ossessivo aveva scandito le rapide immagini rimbalzate dalla galleria allo spettatore. Montaggio ritmico di primi piani di scimmia, serpente, lupo, teschio, ragno. Segni di ferinit\u00e0 umana. Di morte. Di trascendenza horror (la ragnatela dell\u2019elucubrare esistenziale, l\u2019immagine di un dio\/morte tessitore, come lo si ritrover\u00e0 nelle visioni di Karin, sempre la Andersson, di <strong>Come in uno specchio<\/strong>, distrutta dal silenzio d\u2019amore del padre, sempre Bj\u00f6rnstrand).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">Ancor prima, Otto si era presentato alla ragazza come un mago, non certo un vampiro, come avrebbe potuto credere lei, la cui pi\u00f9 grande preoccupazione, fino ad allora, era stato il banale litigio col fidanzato Palle, tradizionalista e terra terra, che proprio per questo lei aveva sfidato, andando a Gothenburg con la sua datrice di lavoro, attiva amante passiva di un uomo sposato fragile quanto vigliacco. Emerso da uno specchio nello stesso modo delle altre figure diaboliche bergmaniane (per esempio, l\u2019amico del protagonista di <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=21682\"><strong>Verso la gioia<\/strong><\/a>), l\u2019uomo l\u2019aveva presentata agli altri come nipote, immessa in una delicata ragnatela di corruzione a base di abiti firmati, gioielli costosi, invito a desideri materiali. Complicit\u00e0 di venditori decrepiti: un\u2019anziana negoziante di abiti alla moda; un gioielliere zoppo seduttivo, nei confronti della ragazza, mediante il feticcio di una collana di perle. Un uomo, vien detto, che trent\u2019anni prima, giocava a scacchi con Otto. Proprio come la Morte dell\u2019imminente <strong>Il settimo sigillo<\/strong>. Il nome Barse, colui che vive in alto, conferma il nesso tra dio terribile, demonio (zoppo) che governa il mondo (come in <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=20976\"><strong>Prigione<\/strong><\/a>) e le creature fatte a sua somiglianza. La collana che mostra alla ragazza assume il valore di una molteplicit\u00e0 (l\u2019umanit\u00e0) dipendente da un potere superiore. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">La casa di Otto aveva il solito sapore del luogo bergmaniano un po\u2019 artefatto, un po\u2019 luogo della memoria e del tempo perduto, dove si accumulano oggetti, simulacri, rappresentazioni, ricordi e ci si spalanca verso una dimensione altra dell\u2019esistenza e della stessa messa in scena filmica. La scena in cui, a ritmo di jazz e senza dialogo, Otto e Doris improvvisano una sorta di pantomima, ricorda assai da vicino i momenti di sospensione dal tempo, e di irruzione trascendentale dello spettacolo, gi\u00e0 vissuto dalle coppie di <strong>Prigione<\/strong> (con la proiezione di una comica muta) e di <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22165\"><strong>Un\u2019estate d\u2019amore<\/strong><\/a> (il disegno che si anima sulla copertina del disco). <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">Lubricit\u00e0 e impotenza, sogno luccicante e bacio mortale, passivit\u00e0 amorosa che contemporaneamente si definisce come gesto attivo e risoluto, determinazione e forza. L\u2019idea di riflesso speculare che sorregge il film fa s\u00ec che per intero esso sia immesso tra il chiuso e l\u2019aperto, l\u2019ideale e il reale, il vero e il falso, il corpo e lo spirito, il maschile e il femminile, il chiaro e lo scuro, la gioia e il dolore, il mobile e lo statico, il giovane e il vecchio, sovrapponendo non alternando i livelli. Lo stile aderisce perfettamente alle dicotomie contenutistiche. La fotografia di Hilding Bladh tratta il buio con fenomenale intensit\u00e0, rivelandone l\u2019illuminazione epifanica, il contatto con le cose, la fisicit\u00e0 dei sensi. Alla luce \u00e8 invece riservata tutta la gioia brutale dell\u2019esistenza, il suo malcelato sottofondo oscuro. Anche la partitura dialogica di fitta scrittura si accompagna a stupende immagini mute: arcaismi reinventati e trasformati in modernit\u00e0 stilistica che mescola, con sorprendente omogeneit\u00e0, la macchina fissa e quella vorticosa, la sequenza breve e quella trattenuta. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">Com\u2019\u00e8 proprio del vero cinema, l\u2019impianto di base si cristallizza in ogni sequenza, ogni singolo momento diventa una variazione sul tema. Dissolvenze incrociate di Susanne pensierosa col binario visto in soggettiva del treno, che irrompe sullo schermo improvviso subito dopo che Doris, vedendo la foto di Palle, esclama irata: \u00abE\u2019 quello l\u2019uomo che dovrei sposare?\u00bb. La macchina da presa si avvicina al volto di Susanne, assorta nei propri pensieri e come turbata dai rumori del treno su cui viaggia. Il montaggio alterna le scritte sulla porta del treno e il volto di lei, ancora pi\u00f9 ravvicinato. <em>Stangdt<\/em> (chiuso) e <em>\u00f6ppen<\/em> (aperto), in mezzo a <em>varning<\/em> (attenzione). E\u2019 la riproposizione dello stesso dilemma alla base del completamento quaternario di <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22436\"><strong>Donne in attesa<\/strong><\/a> e di tanti altri personaggi bergmaniani al bivio, subito dopo una tragedia sfiorata o semplicemente evocata. Muoversi (se non fuggire) rischiando, oppure chiudersi in una immobilit\u00e0 atarassica. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">Fuga, movimento, partenza e (persino) ritorno si pu\u00f2 dire allora che combacino. Il finale, con Susanne tornata a casa e al lavoro, identica situazione di partenza del film, ripropone la sigaretta accesa e lo sguardo in macchina che gi\u00e0 furono della protagonista di <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22701\"><strong>Monica e il desiderio<\/strong><\/a>. Come quell\u2019altro grande, opposto e sovrapposto personaggio femminile, Susanne ha deciso di chiudere la propria storia d\u2019amore, laddove Doris l\u2019ha invece riavviata. Diventa, una volta di pi\u00f9, il segno non netto ma preciso del battito di un cuore pulsante, solo apparentemente una sconfitta. E\u2019 l\u2019immagine che interroga lo spettatore e la propria esistenza. Uno smarrimento umano che \u00e8 vita. <\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">Leonardo Persia<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-23295 aligncenter\" title=\"Kvinnodr\u00f6m03\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/Kvinnodr\u00f6m03.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"464\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/Kvinnodr\u00f6m03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/Kvinnodr\u00f6m03-300x224.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\"><strong>Kvinnodr\u00f6m <\/strong><br \/>\n(&#8220;Sogni di donna&#8221;, Svezia (1955)<br \/>\nRegia, sceneggiatura: Ingmar Bergman<br \/>\nMusiche: Stuart G\u00f6rling (non accreditato)<br \/>\nFotografia: Hilding Bladh<br \/>\nMontaggio: Carl-Olov Skeppstedt<br \/>\nScenografie: Gittan Gustafsson<br \/>\nInterpreti principali: Eva Dahlbeck (Susanne), Harriet Andersson (Doris), Gunnar Bj\u00f6rnstrand (Otto S\u00f6nderby), Ulf Palme (Henrik Lobelius), Inga Landgr\u00e9 (Signora Lobelius), Benkt-\u00c5ke Benktsson (Signor Magnus), Sven Lindberg (Palle Palt), Kerstin Hedeby (Marianne)<br \/>\n87&#8242;<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22268\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22734\" title=\"speciale INGMAR BERGMAN\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/speciale_bergman.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"266\" border=\"0\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/speciale_bergman.jpg 400w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/speciale_bergman-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22268\">speciale INGMAR BERGMAN<\/a><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-23296 aligncenter\" title=\"Kvinnodr\u00f6m01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/Kvinnodr\u00f6m01.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"467\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/Kvinnodr\u00f6m01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/Kvinnodr\u00f6m01-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sogni di donna \u00e8 strutturato a specchio. 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