{"id":23592,"date":"2012-08-16T20:36:19","date_gmt":"2012-08-16T18:36:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=23592"},"modified":"2016-10-24T18:03:26","modified_gmt":"2016-10-24T16:03:26","slug":"olivier-pere-on-locarno65","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=23592","title":{"rendered":"Olivier P\u00e8re on Locarno65"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23593\" title=\"Olivier P\u00e8re, Artistic Director of the Festival del film Locarno. Here: at the phone in his office.\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/olivier_pere_01.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"413\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/olivier_pere_01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/olivier_pere_01-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 16pt; font-family: Georgia;\"><b>Olivier P\u00e8re on Locarno65<\/b><\/span><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><\/p>\n<p>intervista a cura di Roberto Rippa e Alessio Galbiati<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i><span style=\"font-family: Georgia; font-size: medium;\">Come da <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16476\">tradizione<\/a> abbiamo incontrato, alla conclusione della 65esima edizione del Festival del Film di Locarno, il Direttore Artistico Olivier P\u00e8re. Ne \u00e8 nata una conversazione ricca di spunti interessanti che testimonia, se ancora ve ne fosse bisogno, la passione e la competenza di un vero cinefilo.<\/span><\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">La conversazione \u00e8 disponibile anche in formato audio.<\/span><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-23592-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/pere.mp3?_=1\" \/><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/pere.mp3\">http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/pere.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>Olivier P\u00e8re<\/b> nato a Marsiglia nel 1971, ha studiato Lettere all\u2019universit\u00e0 La Sorbonne (Paris IV). Assunto alla Cineteca francese nel 1995, diventa presto responsabile di programmazione e organizza numerosi omaggi e rassegne tematiche. Nel 1996 avvia in parallelo una lunga collaborazione con il festival cinematografico \u00abEntrevues\u00bb di Belfort, quale organizzatore di retrospettive. Dal 1997 collabora al settimanale di attualit\u00e0 culturale \u00abLes Inrockuptibles\u00bb, con regolari contributi alle rubriche cinema, televisione e DVD. Tra il 2004 e 2009, P\u00e8re \u00e8 delegato generale della Quinzaine des R\u00e9alisateurs, sezione indipendente del Festival di Cannes, organizzata dalla SRF (Soci\u00e9t\u00e9 des R\u00e9alisateurs de Films). Dal 1\u00b0 settembre 2009 \u00e8 il Direttore Artistico del Festival del film Locarno.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\"><b>RR: Terzo anno sotto la tua direzione artistica. Sembrano essere cambiate molte cose, ma sembra pure che il percorso si stia delineando in maniera chiara.<\/b><\/p>\n<p>OP: Direi che c&#8217;\u00e8 una continuit\u00e0 con gli anni precedenti. Questo terzo anno \u00e8 il frutto del lavoro dei tre-quattro precedenti. Penso che, alla luce dell&#8217;oggettivo successo dall&#8217;edizione \u00e8assata, quest&#8217;anno abbiamo azzeccato la formula giusta di equilibrio tra contenuti forti e film importanti, ed un festival che \u00e8 anche una festa, uno spettacolo che fa proposte molto differenti, per pubblici ed aspettative differenti.<\/p>\n<p><b>RR: Una cosa che si \u00e8 particolarmente notata quest&#8217;anno \u00e8 la diversificazione degli spazi. Il concorso internazionale e quello dei Cineasti del presente erano destinati ad un certo tipo di pubblico, la piazza pi\u00f9 degli anni scorsi ad un altro tipo di pubblico&#8230; e cos\u00ec le altre sezioni. Quali sono le scelte che hai compiuto per la Piazza Grande?<\/b><\/p>\n<p>OP: Per la Piazza le scelte sono diverse da quelle del concorso, anche se in piazza possiamo avere film d&#8217;autore, indipendenti, film sorprendenti, dobbiamo pensare alla dimensione dello spazio ed al pubblico. Ci sono persone che vanno a vedere tutti i film, che possono amare proposte anche molto differenti tra loro, ed io sono uno tra questi. A me ad esempio piacciono molto, ma \u00e8 chiaro visto che li ho scelti io, titoli come <i><b>While We Were Here<\/b><\/i> di Kat Coiro e <i><b>Camille redouble<\/b><\/i> di No\u00e9mie Lvovsky, come mi piacciono molto anche <b><i>Leviathan<\/i><\/b> e <b><i>Museum Hours<\/i><\/b>. Quando sei cinefilo, sei curioso di tutto. Ovviamente la piazza richiede un certo tipo di film, di storie e di emozioni. Possono essere film sorprendenti ma non accademici, che contengono tecniche innovative come <b><i>No<\/i><\/b> di Pablo Larra\u00edn, ma con un contenuto narrativo e interpretazioni forti, soggetti che possono interessare tutto il pubblico. Penso a <b><i>Quelques heures de printemps<\/i><\/b> di St\u00e9phane Briz\u00e9 o <b><i>Ruby Sparks<\/i><\/b> di Jonathan Dayton e Valerie Faris. Ovviamente cerchiamo di arrivare ad un pubblico pi\u00f9 o meno giovane, pi\u00f9 o meno aperto alle sorprese, con titoli come <b><i>Sightseers<\/i><\/b> di Ben Wheatley o <b><i>Bachelorette<\/i><\/b> di Leslye Headland che sono opere che osano molto con il gusto del pubblico, film che non sono come i film svizzeri che sono per un pubblico ovviamente pi\u00f9 svizzero (ride), un pubblico pi\u00f9 tradizionale che avr\u00e0 amato opere come <b><i>Nachtl\u00e4rm<\/i><\/b> di Christoph Schaub ed il documentario con il quale abbiamo chiuso il festival, <b><i>More Than Honey<\/i><\/b> di Markus Imhoof.<\/p>\n<p><b>RR: Passiamo al concorso. Questa conversazione avviene a poche ore dal verdetto emesso dalle giurie. Sei soddisfatto del lavoro svolto dalla giuria del concorso internazionale?<\/b><\/p>\n<p>OP: S\u00ec, sono molto soddisfatto e ti dir\u00f2 di pi\u00f9: penso che abbiano fatto una cosa che neanche io potevo immaginarmi perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 quest&#8217;idea che Locarno sia un festival che difende la giovent\u00f9 e i registi emergenti. Ad esempio l&#8217;anno scorso Paulo Branco, in qualit\u00e0 di presidente della giuria, aveva detto di aver lavorato nel suo ruolo con l&#8217;obiettivo dichiarato di difendere e valorizzare le opere prime ed i giovani registi. Questo ha senso perch\u00e9 in fondo \u00e8 proprio questo approccio al cinema una delle caratteristiche peculiari di Locarno. Per\u00f2 quando ho preso in carico questo mio mandato di Direttore artistico ho affermato da subito d&#8217;essere d&#8217;accordo con questa attitudine, puntualizzando per\u00f2 che non siamo un festival specializzato, non siamo un festival delle opere prime, non siamo un festival esclusivamente dei giovani, siamo un festival di cinema. Dunque, con la possibilit\u00e0 di invitare ed includere nel concorso, tra film di giovani e film sperimentali, anche opere di registi pi\u00f9 importanti, di Maestri. Ovviamente questa \u00e8 una cosa pi\u00f9 difficile perch\u00e9 l&#8217;autore affermato ha altre priorit\u00e0 che andare a Locarno, perch\u00e9 per la loro carriera Locarno \u00e8 pi\u00f9 legato all&#8217;idea di esordio. Con Brisseau ci troviamo di fronte senz&#8217;altro ad un Maestro del cinema francese, con alle spalle una filmografia importante, un autore che per\u00f2 negli ultimi anni si era un po&#8217; marginalizzato. <b><i>La Fille de nulle part<\/i><\/b> \u00e8 contemporaneamente un film testamento ed un film da esordiente, come se lui fosse tornato alle radici del suo cinema. Sotto certi aspetti mi ricorda gli ultimi film di Coppola, cio\u00e8 di un grande Maestro che non ha pi\u00f9 nulla da sperimentare ma che ha voglia di realizzare film pi\u00f9 piccoli dal punto di vista produttivo per essere maggiormente libero. Il film di Brisseau \u00e8 esattamente questo, lui ha voluto fare un film piccolo per dimostrare che si pu\u00f2 realizzare un&#8217;opera senza soldi, per dimostrare che molte volte i soldi non sono una sicurezza di qualit\u00e0, ma per dimostrare che gli aspetti pi\u00f9 importanti per un film sono il coraggio, la libert\u00e0 e l&#8217;indipendenza. Se sei un bravo regista puoi realizzare grandi opere dotate di una forte ambizione e pochi soldi. Penso infine che un regista di 68 anni che ha fatto 15 film fosse al posto giusto a Locarno, fra registi giovani alle prime esperienze cinematografiche, e questa \u00e8 una cosa che la giuria che ha deciso di premiare il film dandogli il Pardo d&#8217;oro ha compreso benissimo. Questa \u00e8 stata la cosa per me pi\u00f9 commovente di questo festival perch\u00e9 Brisseau, pur con la sua aura di regista di culto non aveva mai ottenuto un riconoscimento, i suoi film non ottengono mai un&#8217;unanimit\u00e0 di giudizio, \u00e8 un regista che divide, dunque per una giuria \u00e8 molto difficile far convergere su di lui un verdetto. Quanto accaduto quest&#8217;anno a Locarno mi fa pensare alla Palma d&#8217;oro di Apichatpong, perch\u00e9 Tim Burton non aveva mai visto un film di Apichatpong Weerasethakul cos\u00ec come Apichatpong non aveva mai visto un film di Jean-Claude Brisseau, per\u00f2 hanno sentito e capito i film.<\/p>\n<p>L&#8217;altra bella notizia \u00e8 che questa giuria, dimostrandosi incredibilmente intelligente ed originale, ha assegnato un premio ad una commedia, cosa che non succede mai perch\u00e9 le commedie sono sempre sottovalutate dalle giurie che preferiscono tutt&#8217;altro tipo di cinema. Avere una commedia in concorso \u00e8 la prosecuzione di una scelta incominciata due anni fa con <b><i><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=8155\">Cold Weather<\/a><\/i><\/b>, dunque con film americani dotati di un <i>sense of humour<\/i> molto particolare che a volte il pubblico europeo non comprende. Era un rischio, l&#8217;abbiamo preso e la giuria l&#8217;ha capito, ha trovato il film molto originale dotato di uno humour che \u00e8 raro vedere.<\/p>\n<p>Quest&#8217;anno per la giuria \u00e8 stato un lavoro difficile perch\u00e9 i film interessanti erano molti, so che loro hanno amato quasi tutti i film, hanno trovato delle qualit\u00e0 in quasi ognuno dei titoli selezionati. Ovviamente in questo palmar\u00e8s mancano dei film che avrebbero meritato di ottenere un riconoscimento per\u00f2 hanno fatto delle scelte coraggiose ed originali soprattutto rispetto all&#8217;immagine che possiede il Festival di Locarno.<\/p>\n<p><b>RR: L&#8217;apertura alla commedia era effettivamente incominciata due anni fa con <i>Cold Weather<\/i>, una commedia indipendente molto ben costruita e che \u00e8 stata anche apprezzata al di fuori di Locarno, riuscendo a circolare discretamente. Dai commenti che ho sentito, da quello che ho letto, mi pare che la scelta della commedia di quest&#8217;anno, <\/b><i><b>Somebody Up There Likes Me<\/b><\/i><b> di Robert Byington, sia stata apprezzata un po&#8217; meno. \u00c8 piaciuta meno, \u00e8 stata vista come meno originale, meno autoriale.<\/b><\/p>\n<p>OP: <b><i>Cold Weather<\/i><\/b> \u00e8 stato apprezzato pi\u00f9 dal pubblico che dalla giuria. Il film di Bob Byington l&#8217;ho proprio rivisto ieri in sala e l&#8217;ho trovato buono, non credo e non dico sia un capolavoro, per\u00f2 possiede uno stile ed una scrittura dei personaggi che penso portino qualcosa di nuovo al cinema americano. Ho l&#8217;impressione che il pubblico abbia reagito piuttosto bene mentre la critica, principalmente quella europea, l&#8217;abbia trovato un po&#8217; debole ma questo \u00e8 il rischio del cinema americano. Bob Byington \u00e8 un regista molto americano, non \u00e8 newyorkese, vive in Texas e dunque possiede questo tipo di dandysmo texano un po&#8217; alla Wes Anderson. Penso che Byington possieda uno stile decisamente insolito ed interessante, e penso pure che la critica europea non sia cos\u00ec sensibile a questo tipo di film americano. Nella giuria per\u00f2 c&#8217;era solo Roger Avary che possiede questo tipo di cultura, forse pure No\u00e9mie Lvovsky, visto che fa delle commedie pu\u00f2 aver trovato una certa sintonia con il film.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23594\" title=\"Olivier P\u00e8re, Artistic Director of the Festival del film Locarno.\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/olivier_pere.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"413\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/olivier_pere.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/olivier_pere-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\"><\/p>\n<p><b>RR: C&#8217;\u00e8 stato un caso nei verdetti delle giurie. C&#8217;\u00e8 stata molta delusione per il mancato riconoscimento al film <i>A \u00daltima Vez Que Vi Macau<\/i> di Jo\u00e3o Rui Guerra da Mata e Jo\u00e3o Pedro Rodrigues. \u00c8 stato il film che ha rappresentato il caso di questa edizione, la gente l&#8217;ha inseguito tramite il passaparola per le proiezioni ed \u00e8 stata entusiasta, riuscendo a raggiungere e coinvolgere diversi tipi di pubblico. A tuo avviso non \u00e8 stato un peccato che la giuria non abbia premiato il valore di questo straordinario film?<\/b><\/p>\n<p>OP: Come ho gi\u00e0 detto quest&#8217;anno le scelte per la giuria sono state molto difficili, i film interessanti erano molti: c&#8217;era quello di Jo\u00e3o Rui e Jo\u00e3o Pedro, ma c&#8217;era pure <b><i>Leviathan<\/i><\/b> di V\u00e9r\u00e9na Paravel e Lucien Castaing-Taylor, anch&#8217;esso dimenticato dal palmar\u00e8s pur essendo sulla carta una delle possibili scelte ovvie per un festival che fa della ricerca una delle sue caratteristiche peculiari, oltretutto con una giuria composta da artisti. Forse erano scelte troppo prevedibili per una certa stampa, o per la critica, erano film molto attesi, belli ed importanti, ed \u00e8 per questo che ho estrema fiducia nel fatto che questi film, come ad esempio <b><i>A \u00daltima Vez Que Vi Macau<\/i><\/b>, avranno una lunga vita ed un sicuro successo nel loro percorso fra i festival di tutto il mondo. Penso che entrambi i titoli citati saranno fra i pi\u00f9 importanti della stagione cinematografica del cinema poetico e di ricerca a livello internazionale.<\/p>\n<p><b>RR: Ho parlato di &#8216;caso&#8217; perch\u00e9 con <\/b><i><b>A \u00daltima Vez Que Vi Macau<\/b><\/i><b> ci siamo trovati di fronte ad uno di quei rari esempi in cui critica e pubblico si sono trovati d&#8217;accordo sulla qualit\u00e0 di un film. E non \u00e8 cosa che accada spesso. <\/b><\/p>\n<p>OP: Quest&#8217;anno non ho visto molte contrariet\u00e0 sul Pardo d&#8217;oro. Penso che sia il pubblico che la critica abbiano compiuto scelte simili, non ho notato uno scontro fra queste due parti di pubblico. Per il film di Jo\u00e3o Pedro e Jo\u00e3o Rui c&#8217;\u00e8 stato un sentimento generale di soddisfazione, ovviamente non piace a tutti, come del resto <b><i>Leviathan<\/i><\/b>, ci sono persone che possono uscire dalla sala, come pure critici che non amandolo si sono alzati durante la proiezione. Penso che il livello artistico generale della selezione sia stato alto, ogni film era una proposta, un&#8217;esperienza diversa, sempre con un certo livello di qualit\u00e0 che \u00e8 stato recepito sia dal pubblico che dalla stampa.<\/p>\n<p><b>RR: <i>Leviathan<\/i> era senz&#8217;altro uno dei film pi\u00f9 attesi, un&#8217;opera che mi \u00e8 piaciuta molto, per\u00f2 la sorpresa vera \u00e8 stato il film di Brisseau, un&#8217;opera molto personale con le qualit\u00e0 di un film indipendente di un giovane esordiente fatto per\u00f2 da un Maestro del cinema francese. Una cosa che mi ha incuriosito molto.<\/b><\/p>\n<p>OP: \u00c8 vero che se tu conosci l&#8217;opera di Brisseau puoi dire che anche questa volta trovi i temi che lui tratta da quasi venti anni: una visione filosofica della vita, un contenuto politico sulla societ\u00e0, un contenuto mistico che fa coincidere eventi reali e soprannaturali, l&#8217;ossessione per il fantastico ed il paranormale, l&#8217;ossessione per il cinema. Lui \u00e8 un grande cinefilo ossessionato da Hitchcock e dai Maestri hollywoodiani, dunque il cinema nel cinema. <b><i>La Fille de nulle part<\/i><\/b> \u00e8 per\u00f2 anche un film sorprendente perch\u00e9 per la prima volta Brisseau si trova di persona in un suo film come attore, e questo porta ad una forte emozione, una fragilit\u00e0 quasi ingenua che non si trova nei film precedenti. Penso che abbia fatto bene ad interpretare il ruolo del protagonista, anche se lui non \u00e8 un attore professionista, perch\u00e9 porta nel film tutta la sua umanit\u00e0, la sua sensibilit\u00e0. \u00c8 un film che avrebbe potuto avere uno sviluppo ed una costruzione molto teorici, cerebrale ed intellettuale, ma il film proprio con queste sue ingenuit\u00e0 riesce ad essere molto sincero e commovente. E poi penso che Brisseau sia riuscito, infine, a fare il film che avrebbe voluto, quello che aveva in mente.<\/p>\n<p>Da quando ha incominciato a fare film a livello professionale gli mancava la libert\u00e0 di poter girare in maniera sperimentale. Voleva ritornare assolutamente ad un cinema pi\u00f9 libero e sperimentale ma non era in grado di farlo perch\u00e9 non si era mai confrontato con il cinema digitale. Aveva sempre lavorato con il 35mm, ma per fare quello che voleva il 35 non era assolutamente possibile, quindi tornare ad una economia di resistenza, di guerriglia, ha liberato il suo cinema senza fargli mai perdere l&#8217;esigenza della <i>mise-en-sc\u00e8ne<\/i>. \u00c8 un film senza soldi che per\u00f2 sembra un film americano classico. Brisseau possiede un occhio che gli permette di fare cinema anche senza denaro.<\/p>\n<p><b>RR: Prima hai usato la parola testamento, ed il film \u00e8 un po&#8217; stato inteso i questi termini. L&#8217;impressione, soprattutto con un regista cos\u00ec sperimentato e cos\u00ec attivo in passato, che realizza un film cos\u00ec personale, traspare l&#8217;idea di un film testamento che riesce a parlare di temi altissimi come la vita e la morte, all&#8217;interno di una struttura leggerissima, da commedia.<\/b><\/p>\n<p>OP: Non userei il termine &#8216;personale&#8217;. Ovviamente tutti i film di Brisseau contengono temi personali, tutti i suoi film contengono cose importanti che lui vuol dire. Anche se fa un film con una star, o se realizza un film di genere, lui ha sempre parlato di temi e storie personali che hanno un&#8217;eco molto forte nella sua vita. Il tema della delinquenza, delle banlieue, della scuola, del mondo operaio, tutto quello che ha vissuto e che ha voluto esplorare ed illustrare. Il fatto che lui stesso compaia nel film rende il tutto pi\u00f9 intimo ed autobiografico ma penso sia sbagliato parlare di un film personale, perch\u00e9 lui \u00e8 un personaggio. Ovviamente se lo conosci personalmente puoi trovare molto di lui nel personaggio, ma al cinema la realt\u00e0 diventa qualcosa d&#8217;altro e penso che quello che di personale c&#8217;\u00e8 nel film non sta nel soggetto o nella storia ma nel modo di fare cinema, nelle tecniche e nelle metodiche che lui ha utilizzato per realizzare questo film.<\/p>\n<p><b>RR: Parliamo del tema che sembra sempre essere centrale negli ultimi anni quando si parla di cinema: il denaro. Alla fine non si sfugge. Parlando con Jo\u00e3o Rui Guerra da Mata e Jo\u00e3o Pedro Rodrigues l&#8217;argomento \u00e8 stato affrontato in maniera molto esplicita. Loro hanno spiegato in maniera netta della situazione governativa in Portogallo, hanno spiegato dei tagli alla cultura. L&#8217;hai detto tu stesso introducendo il film: \u00abil cinema portoghese \u00e8 morto\u00bb. Un festival, come quello di Locarno, quale potere ha di andare contro questa situazione?<\/b><\/p>\n<p>OP: Un festival ha il potere di mostrare i film, di aiutare i film. A volte pu\u00f2 anche avere il potere di dare una mano ad un film, come facciamo noi con Open Doors, di dare soldi ad un progetto, di dare soldi ad un produttore per un progetto. Penso che anche il fatto di avere premi economici per le pellicole, e questo non succede in molti grandi festival, possa aiutare i film che si faranno nel futuro. Ci sono dunque questi aiuti economici concreti, che sono forse poca cosa ma sono pur sempre qualcosa, per\u00f2 la cosa pi\u00f9 importante per Locarno \u00e8 l&#8217;essere una finestra per mostrare i film, ma pure per un messaggio, quest&#8217;anno una richiesta d&#8217;aiuto per il cinema portoghese e per quello africano. Per\u00f2 ovviamente non abbiamo un potere politico, non possiamo far cambiare le leggi o le decisioni di un governo. Quello che sta succedendo \u00e8 molto preoccupante. Il cinema per\u00f2 si fa, continua a farsi, nascono film fragili, pi\u00f9 rischiosi e con un pubblico ridotto, opere che nascendo senza soldi non possono essere spettacolari, ma spesso intimi, poetici come il film di Jo\u00e3o Pedro e Jo\u00e3o Rui o il film di Jean-Claude Brisseau. Ma per fare film, altrettanto personali ma pi\u00f9 attraenti per il grande pubblico, come ad esempio la commedia <b><i>Camille redouble<\/i><\/b> di No\u00e9mie Lvovsky, hai bisogno di un produttore importante che investa cifre importante per il tuo progetto. Altrimenti il cinema d&#8217;autore diventa molto pi\u00f9 marginale. Fra i film in concorso ci sono molti film belli che per\u00f2 hanno una dimensione di marginalit\u00e0 a livello di produzione e di cifre investite, questo \u00e8 il rischio che attraversa il cinema d&#8217;autore contemporaneo, quello di marginalizzarsi tagliando la sua componente popolare. Tutto ci\u00f2 deriva dal fatto che si fanno film senza soldi.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23595\" title=\"Olivier P\u00e8re, Artistic Director of the Festival del film Locarno. Here: at the phone in his office.\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/olivier_pere_02.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"413\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/olivier_pere_02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/olivier_pere_02-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\"><\/p>\n<p><b>RR: Pi\u00f9 si parla di crisi del cinema, un cinema che sostanzialmente molti vorrebbero morto, pi\u00f9 si vede una reazione a livello produttivo, pi\u00f9 si vede iniziativa e pi\u00f9 si vedono opere cinefile.<\/b><\/p>\n<p>OP: Certo. Non penso che il cinema sia morto e che questo periodo di crisi sia un&#8217;epoca di mediocrit\u00e0, noia, di film pessimi. Al contrario penso che viviamo un&#8217;epoca molto eccitante, creativa e sorprendente. Penso che anzi viviamo un tempo molto eccitante e creativo, sorprendente, con film che cambiano le regole del cinema. Non \u00e8 solo \u201ccolpa\u201d del digitale, abbiamo bisogno di inventare nuove forme di narrazione e di immagini, fino ad opere che sono quasi fuori dal cinema, al limite del cinema, come <b><i>Leviathan<\/i><\/b>, che per una buona parte del pubblico ancora \u00e8 un mistero su cosa sia. Penso che questi elementi siano lo specifico dell&#8217;epoca della crisi in ambito cinematografico. In anni di crisi delle societ\u00e0 in cui viviamo gli artisti sono maggiormente ispirati nella creazione di opere pi\u00f9 forti, violente, poetiche. Opere di resistenza. Viviamo un cinema che \u00e8 assai prossimo a grandi Maestri quali Godard, Pasolini e Fassbinder, ma con modalit\u00e0 di produzione e distribuzione assolutamente inedite ed originali.<\/p>\n<p><b>RR: Le influenze si fanno sempre pi\u00f9 esplicite, Fassbinder e Godard su tutti, rintracciabili in molti dei film presenti a Locarno quest&#8217;anno. In film come <i>Not in Tel Aviv<\/i> di Nony Geffen, opera che ho apprezzato molto, si gioca con il linguaggio di Godard&#8230;<\/b><\/p>\n<p>OP: Oppure l&#8217;americano <b><i>Ape<\/i><\/b> di Joel Potrykus che secondo me ha la medesima libert\u00e0 dell&#8217;israeliano diretto da Nony, un film che tratta dell&#8217;odio verso la societ\u00e0 tutta, che ha un qualcosa di godardiano. Questa \u00e8 la dimostrazione della grandezza di un autore che 40-50 anni fa ha prodotto opere che, seppur viste da pochi, hanno la forza di avvicinare giovani al fare cinema. Godard \u00e8 un regista per i giovani, \u00e8 sempre capace di toccare il cuore e lo spirito non solo degli universitari o degli specialisti, ma di un ragazzo di venti anni di Tel Aviv o del Michigan o di Buenos Aires. Lui parla ancora e parler\u00e0 per sempre alla giovent\u00f9.<\/p>\n<p><b>RR: Vorrei parlare di alcune delle tue scelte di quest&#8217;anno. Ad esempio <i>Starlet<\/i> di Sean Baker, un altro dei film che mi sono piaciuti molto. Come lo hai scoperto e cosa ti \u00e8 piaciuto al punto di portarlo qui?<\/b><\/p>\n<p>OP: Sean Baker era gi\u00e0 stato a Locarno nel 2008 con la sua opera precedente <i><b>Prince of Broadway<\/b><\/i>. Quando ho saputo che stava montando un nuovo film l&#8217;ho contattato per chiedergli di vederlo e lui molto gentilmente ha accettato e quando il film era pronto me l&#8217;ha mandato. L&#8217;ho visto con Mark Peranson, uno dei miei collaboratori pi\u00f9 vicini. Lui ha tanti legami nel mondo, non solo con l&#8217;America, ma anche l&#8217;Asia, l&#8217;Europa. L&#8217;abbiamo visto quasi nello stesso momento e tutti e due ne siamo rimasti entusiasti perch\u00e9 il film ha una certa forza. Per noi \u00e8 evidente che \u00e8 un film che con una spiccata sottigliezza e delicatezza parla dei rapporti umani attraverso una narrazione originale tra due donne totalmente all&#8217;opposto. \u00c8 un ritratto di un certo modo di vivere di Los Angeles, attraverso un linguaggio molto contemporaneo, estremamente attento ai personaggi. \u00c8 per questo motivo che a proposito di questo cinema abbiamo parlato di Renoir, un cinema che si preoccupa prima di tutto delle emozioni e dei rapporti umani nella societ\u00e0, tra uomini e donne, poveri e ricchi. Un film che sembra molto semplice ma che in realt\u00e0 possiede una grande forza ed una grande ricchezza. A Locarno l&#8217;abbiamo portato in prima internazionale dopo l&#8217;ottima accoglienza che ha ricevuto al South by Southwest di Austin. Con questo tipo di film siamo andati sul sicuro, abbiamo solamente dovuto aspettare che accettassero il nostro invito e quando l&#8217;hanno fatto siamo stati molto felici di poter offrire al nostro pubblico una pellicola interessante e di qualit\u00e0 che, pur non rientrando nel palmar\u00e8s, ha gi\u00e0 trovato un distributore internazionale molto importante come Rezo Films che lo distribuir\u00e0 sicuramente in Francia. Dunque un film gi\u00e0 piuttosto forte che ha lasciato un&#8217;ottima impressione.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23596\" title=\"Olivier P\u00e8re, director, and Sandra Sain, announcer, Piazza Grande.\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/olivier_pere_03.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"413\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/olivier_pere_03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/olivier_pere_03-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\"><\/p>\n<p><b>RR: Un altro film estremamente interessante \u00e8 il brasiliano <i>Boa Sorte, Meu Amor<\/i> di Daniel Arag\u00e3o, presente nella sezione cineasti del presente.<\/b><\/p>\n<p>OP: Sono anni che lavoriamo per portare in Europa ed a Locarno la nuova generazione di registi brasiliani. Non \u00e8 una cosa semplice perch\u00e9 anche in Brasile non ci sono mai abbastanza soldi per fare i film, ma anche per via della lentezza realizzativa o la discontinuit\u00e0 qualitativa delle opere, molto convincenti in alcune parti, meno in altre. In questo periodo i migliori film brasiliani si trovano a mio avviso fra i cortometraggi, ci sono registi molto giovani ed estremamente promettenti. <b><i>Boa Sorte, Meu Amor<\/i><\/b> l&#8217;abbiamo trovato molto bello nello stile ed a livello visivo, molto ambizioso nel racconto della storia tra passato e presente. Una bella riflessione sulla storia del Brasile. Una dimensione non minimalista, come si fa sempre nel cinema latino-americano, fatto di piccole storie con un&#8217;attenzione un po&#8217; documentaristica al mondo. Qui \u00e8 tutto al contrario, \u00e8 come leggere un romanzo o leggere una poesia, ed uno stile visuale che fa parte di una tradizione formalista del cinema brasiliano. Ancora un film che paga il suo debito agli anni &#8217;70.<\/p>\n<p><b>RR: <i>Not in Tel Aviv<\/i>.<\/b><\/p>\n<p>OP: Questo \u00e8 un film che mi piace molto. Sono almeno due anni che ho trovato contatti abbastanza stretti con il giovane cinema israeliano e sono sempre alla ricerca del film diverso dagli altri, perch\u00e9 in Israele hanno temi piuttosto specifici, come la religione e la guerra, temi piuttosto pesanti. Dunque sono sempre alla ricerca di qualcosa di diverso, che possa sorprendere e <b><i>Not in Tel Aviv<\/i><\/b> rappresenta una boccata d&#8217;aria fresca. Possiede una grande libert\u00e0 unita ad una feroce insolenza. \u00c8 un film dotato di uno spiccato <i>sense of humour<\/i> che mi ha fatto pensare a questa famiglia di film nord americani come <i><b><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15635\">The Color Wheel<\/a><\/b><\/i> ma anche francesi, film di una generazione di registi che mi piace molto. Mi ha anche fatto pensare ai primi film di Vincent Gallo come<i><b> Buffalo &#8217;66<\/b><\/i>.<\/p>\n<p>Ho apprezzato molto sullo schermo la personalit\u00e0 del regista, che \u00e8 anche attore ed autore. Mi ha colpito il modo di raccontare la vita per nulla politicamente corretto, un film provocatorio, divertente e molto sexy. Conoscevo gi\u00e0 il produttore mentre a Locarno ho conosciuto il regista, Nony Geffen, e l&#8217;ho trovato ancora pi\u00f9 geniale e divertente che nel film e siamo diventati amici subito. Sono molto contento che la giuria abbia apprezzato il film.<\/p>\n<p><b>RR: Ho avuto l&#8217;impressione che lui sia uno di quei nomi da tenere d&#8217;occhio per gli anni a venire.<\/b><\/p>\n<p>OP: Speriamo di s\u00ec.<\/p>\n<p><b>RR: Il cinema italiano, un tasto dolente&#8230;<\/b><\/p>\n<p>OP: Direi che l&#8217;unica cosa che non va meglio a Locarno, che non siamo riusciti a migliorare, \u00e8 la situazione con il cinema italiano. Penso che la produzione sia molto ricca e molto forte, ci sono cose interessanti ma difficili da trovare. Ogni anno ci sono al massimo tre film che possono avere interesse per il nostro festival, molto meno che in altri Paesi. L&#8217;anno scorso c&#8217;era questo piccolo miracolo con <b><i><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16527\">L&#8217;estate di Giacomo<\/a><\/i><\/b>, ma \u00e8 difficile trovare dall&#8217;Italia ogni anno un film di questa forza e di questa bellezza. Per\u00f2 non \u00e8 solo una questione di qualit\u00e0 perch\u00e9 ci sono Paesi con una produzione ben peggiore di quella italiana, l&#8217;Italia non \u00e8 certo l&#8217;ultimo per qualit\u00e0 della produzione cinematografica. Il problema non \u00e8, come sostengono alcuni giornalisti, che il festival di Locarno boicotti o snobbi il cinema italiano. Io direi che \u00e8 il cinema italiano che boicotta Locarno.<\/p>\n<p>Non siamo stati in grado di far comprendere che Locarno pu\u00f2 essere una bella piattaforma per il cinema italiano. Una delle ragioni riguarda le date. In Italia ad Agosto non c&#8217;\u00e8 niente, l&#8217;industria del cinema \u00e8 chiusa. C&#8217;\u00e8 il problema del calendario, gli altri grandi festival italiani collocati dopo Locarno come Venezia e magari Roma, ma non saprei. I distributori ed i produttori non hanno un grande interesse per noi, neppure per la Piazza Grande, con la sua possibilit\u00e0 di mostrare film popolari. Questo \u00e8 un gran peccato ma non so come cambiare la situazione.<\/p>\n<p>Invece il nostro rapporto con l&#8217;italianit\u00e0, con la storia del cinema italiano, \u00e8 assolutamente molto forte. C&#8217;\u00e8 nel pubblico di Locarno una grandissima voglia di cinema italiano. Dobbiamo lottare, dobbiamo spiegare al pubblico un po&#8217; frustrato il perch\u00e9 non riusciamo ad avere questo cinema. Per fortuna ogni anno riusciamo ad avere un film in concorso, quest&#8217;anno <b><i>I padroni di casa<\/i><\/b> di Edoardo Gabbriellini. Non sono stati pochi i film italiani che non hanno accettato il nostro invito e per questo abbiamo pensato di tributare il nostro omaggio al cinema italiano attraverso delle retrospettive. Abbiamo cominciato con Martinelli e Matarazzo, i cortometraggi di Dino Risi, un omaggio a Ornella Muti per parlare di Marco Ferreri e anche Renato Pozzetto. Tutti questi eventi hanno avuto un successo tremendo \u00e8 questa \u00e8 la prova che a noi manca il cinema italiano e speriamo che questa situazione cambier\u00e0.<\/p>\n<p><b>RR: Il cinema italiano in questi anni negli ultimi anni non versa in ottime condizioni. \u00c8 raro trovare opere interessanti, si produce sempre meno, i festival si moltiplicano misteriosamente facendosi una forte concorrenza, basti pensare a quanto occorso fra Roma e Torino, una cosa molto grave a mio modo di vedere. Per\u00f2 esiste una scena indipendente, molto vivace come reazione, composta da film fatti con niente ma di grandi idee. \u00c8 difficile trovare queste opere?<\/b><\/p>\n<p>OP: \u00c8 vero che dovrebbe essere questo tipo di cinema ad avere spazio a Locarno. Quelli di una scena underground fatta di documentari. I pi\u00f9 belli a nostro avviso li abbiamo invitati quest&#8217;anno, per\u00f2 non hanno voluto venire.<\/p>\n<p><b>RR: Questo succede perch\u00e9 pensi che la percezione di Locarno in Italia sia quella di un festival meno interessante anche solo dal punto di vista mediatico?<\/b><\/p>\n<p>OP: C&#8217;\u00e8 una fortissima presenza mediatica italiana a Locarno, quest&#8217;anno abbiamo avuto numeri incredibili dalla stampa italiana, anche perch\u00e9 abbiamo un ufficio stampa italiano che fa un ottimo lavoro, per\u00f2 penso che i produttori siano sempre attirati dal fascino di Venezia, per loro \u00e8 importante esserci ad ogni costo, anche in sezioni che non danno alcuna visibilit\u00e0 ai film. Penso che i legami tra Venezia, la politica e l&#8217;industria italiana del cinema siano talmente forti che renda quasi naturale andare a Venezia senza nemmeno prendere in considerazione gli altri festival.<\/p>\n<p><b>RR: \u00c8 curioso perch\u00e9 i film italiani a Venezia ci vanno, ma poi nessuno ne parla&#8230;<\/b><\/p>\n<p>OP: Certo. Tutti lo dicono ma poi ogni anno non cambia niente. (ride)<\/p>\n<p><b>RR: L&#8217;omaggio a Pozzetto. \u00c8 un modo per rivalutare un certo cinema popolare?<\/b><\/p>\n<p>OP: In un certo senso s\u00ec. \u00c8 l&#8217;idea di aprire la porta di Locarno a tutte le dimensioni del cinema, anche a quello popolare. \u00c8 un gusto personale per la commedia all&#8217;italiana, anche per la commedia cosiddetta bassa, non dei maestri, quella pi\u00f9 commerciale. Il mio interesse per questi personaggi della cultura popolare italiani, ma anche francesi o spagnoli che non sono considerati come grandi artisti ma che sono assolutamente personaggi forti. Non vedo il problema nell&#8217;omaggiare un attore, un comico, che ha fatto ridere milioni di spettatori. \u00c8 anche mostrare tutta la diversit\u00e0 e la forza di un cinema, quello italiano dei decenni passati, capace di produrre opere dei grandi maestri come quelle di una lunga schiera di artigiani che realizzavano un cinema popolare. Il cinema italiano era affascinante proprio perch\u00e9 era in grado di far coabitare il pi\u00f9 altro livello di poesia e cultura di un Visconti, le commedie di Risi e Monicelli, con i film di Steno, Lattuada o Festa Campanile.<\/p>\n<p>Prima di Pozzetto c&#8217;erano Tognazzi, Gassman, Manfredi&#8230; purtroppo questi grandi attori sono morti e Pozzetto \u00e8 uno degli ultimi sopravvissuti di questa <i>\u00e2ge d&#8217;or<\/i> ed ha potuto partecipare ad alcuni degli ultimi film di questi grandi registi come <b><i>Io sono fotogenico<\/i><\/b> e <b><i>Oh, Serafina!<\/i><\/b>.<\/p>\n<p><b>RR: Open Doors \u00e8 stato anche quest&#8217;anno un grande successo. Non ne parlo solo in termini di numeri o presenze in sala ma per l&#8217;idea che lo sorregge. \u00c8 un progetto importante, come proseguir\u00e0? Riesce a rinnovarsi, ad ottenere l&#8217;effetto desiderato?<\/b><\/p>\n<p>OP: \u00c8 pi\u00f9 o meno difficile a seconda dei paesi con i quali decidiamo di collaborare, a seconda dei collaboratori. Quest&#8217;anno devo dire che con l&#8217;Africa, malgrado una certa inquietudine di non trovare quel che andavamo cercando, condizionato dalla perplessit\u00e0 che abbiamo incontrato circa il reale stato di salute del cinema africano, siamo decisamente soddisfatti. I dodici progetti selezionati e finanziati spero vedranno la luce. Oggi c&#8217;\u00e8 uno sguardo nuovo verso l&#8217;Africa, siamo tutti in attesa di alcuni film di grandi Maestri ma pure di giovani registi alle primissime esperienze. <\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23598\" title=\"Olivier P\u00e8re\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/olivier_pere_041.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/olivier_pere_041.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/olivier_pere_041-300x217.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\"><\/p>\n<p><b>RR: Anni e anni fa ad una tavola rotonda dedicata al cinema africano \u2013 presente anche Souleymane Ciss\u00e9 \u2013 uno dei temi che era stato portato in evidenza era quanto il gusto cinematografico fosse pesantemente condizionato dalla televisione americana. Quanto la velocit\u00e0 e sciatteria di molta tv americana stesse influenzando l&#8217;immaginario cinematografico di una nuova generazione di potenziali cineasti. A distanze di anni com&#8217;\u00e8 la situazione? \u00c8 stato in grado il cinema africano di non lasciarsi influenzare da una cultura esterna?<\/b><\/p>\n<p>OP: Penso che vista la mancanza di produzione e sale, congiunta all&#8217;arrivo copioso di immagini americane e televisive, abbia fatto perdere ai giovani africani una qualunque educazione all&#8217;immagine. Anche se hanno storie da raccontare, anche se hanno la voglia di fare cinema, non hanno queste basi. Ed \u00e8 per questo che ci sono diversi registi africani che hanno posto l&#8217;accento sulla priorit\u00e0 di costruire scuole di cinema. Penso che \u00e8 solo da qui che possano venire il successo o la salvezza del cinema africano. Penso che in Africa questo passaggio sia assolutamente necessario. In Europa o in America un regista se \u00e8 molto talentuoso non ha alcun bisogno di fare una scuola di cinema, perch\u00e9 ha accesso ad una cultura cinematografica molto estesa. Se queste scuole saranno in grado di svolgere bene il proprio lavoro sono sicuro che negli anni a venire potranno nascere film interessanti nel soggetti e nelle storie, ma pure ben fatti, con un linguaggio cinematografico di qualit\u00e0.<\/p>\n<p><b>RR: Sei tutto l&#8217;anno alla ricerca di film in ogni parte del pianeta. Dal tuo punto di vista, alla luce della tua esperienza, qual \u00e8 la situazione del cinema nel mondo?<\/b><\/p>\n<p>OP: \u00c8 sempre pi\u00f9 in crisi, sempre pi\u00f9 difficile, sempre pi\u00f9 fragile. Per\u00f2 allo stesso tempo tutte queste difficolt\u00e0 generano ancora pi\u00f9 energia, forza, coraggio. Il coraggio incredibile dei registi \u00e8 un qualcosa di estremamente affascinante, \u00e8 questo coraggio che \u00e8 per noi fonte di ispirazione. Ho una grande ammirazione per il coraggio dei registi che vogliono fare film ad ogni costo. \u00c8 ammirevole andare contro il senso comune di un&#8217;epoca che si chiede: \u201cMa a chi importa del cinema? Chi se ne frega del tuo film? Chi andr\u00e0 mai a vedere il tuo film? Perch\u00e9 hai deciso di fare un film?\u201d.<\/p>\n<p>Il cinema per molti \u00e8 diventata una cosa inutile, un rischio superfluo che non serve a niente, un fallimento annunciato. L&#8217;intensit\u00e0 della fede riposta in questi giovani registi di arrivare a fare quello che hanno nella mente impone a noi, in quanto primi spettatori, di essere all&#8217;altezza del loro coraggio. Dobbiamo essere capaci di comprendere e amare i film che loro hanno realizzato con tanto coraggio e tanto dolore. \u00c8 una responsabilit\u00e0, per\u00f2 \u00e8 anche un onore, una grande soddisfazione.<\/p>\n<p><b>RR: Esiste ancora un pubblico?<\/b><\/p>\n<p>OP: In parte. Purtroppo, e l&#8217;ho detto quando ho parlato con questi registi molto talentuosi passati in questi anni a Locarno ma pure ad altri: siete la prima generazione di registi, dotati di un talento magari anche pi\u00f9 spiccato delle generazioni precedenti, l&#8217;unica differenza \u00e8 che siete i primi grandi registi senza pubblico.<\/p>\n<p>Questo dato crea frustrazione, angoscia o tristezza perch\u00e9 penso che anche loro se fanno un film, a volte pi\u00f9 sperimentale ma pure pi\u00f9 accessibile, lo fanno sempre per uno spettatore, per un pubblico, non lo fanno solo per giornalisti o direttori di festival, non basta.<\/p>\n<p>Una parte delle responsabilit\u00e0 di un festival \u00e8 anche quella di aiutare i film a trovare il pubblico. Il pubblico si trova grazie ad un festival, grazie alla stampa, alla distribuzione ed \u00e8 per questo che abbiamo bisogno di cos\u00ec tante persone per aiutare un film.<\/p>\n<p>Ovviamente quando parliamo di successo per un film, e penso al film israeliano passato lo scorso anno in concorso <b><i><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16574\">Hashoter (Policeman)<\/a><\/i><\/b> di Nadav Lapid, parliamo di un successo relativo. Un buon risultato che dieci anni fa sarebbe stato dieci volte pi\u00f9 importante, per\u00f2 \u00e8 cos\u00ec. \u00c8 cos\u00ec ma non \u00e8 per questo che gli artisti non hanno pi\u00f9 voglia di produrre le proprie opere.<\/p>\n<p><b>RR: La retrospettiva dedicata ad Otto Preminger. \u00c8 successa una cosa molto curiosa perch\u00e9 Otto Preminger \u00e8 un regista famosissimo eppure gran parte dei titoli presenti nella retrospettiva non erano mai stati visti dalla stragrande maggioranza anche dei cinefili. La reazione di fronte ai suoi film \u00e8 stata, \u201cma questo \u00e8 un autore rivoluzionario\u201d. <\/b><\/p>\n<p>OP: Preminger \u00e8 un po&#8217; un paradosso perch\u00e9 \u00e8 un grande Maestro che ha fatto film che sono pi\u00f9 famosi di lui, che sono entrati nell&#8217;immaginario collettivo come <b><i>L&#8217;uomo dal braccio d&#8217;oro<\/i><\/b>, <b><i>Exodus<\/i><\/b>, <b><i>Laura<\/i><\/b> ovviamente, ma allo stesso tempo rimane sconosciuto, sottovalutato, perch\u00e9 \u00e8 difficile cogliere l&#8217;essenza del suo cinema. Ed \u00e8 per questo che l&#8217;abbiamo fatto. Ogni 10-15 anni \u00e8 importante riproporre registi come Preminger. Al di l\u00e0 della variet\u00e0 del suo cinema, fra generi differenti, dal western ai film giudiziari, \u00e8 rintracciabile in ogni suo film una ricorsivit\u00e0 di temi ed una visione del mondo ben definite. Un Maestro della <i>mise-en-sc\u00e8ne<\/i>. Preminger rappresenta un caso piuttosto particolare perch\u00e9 negli anni settanta, un periodo di profonda crisi per l&#8217;industria cinematografica, ha realizzato i film pi\u00f9 brutti dell&#8217;epoca, proprio quando era il pi\u00f9 grande regista di Hollywood. Quest&#8217;aspetto merita un&#8217;analisi, una riflessione, perch\u00e9 oltretutto il suo film testamento, l&#8217;ultima regia, <i><b>The Human Factor<\/b><\/i> \u00e8 assolutamente un buon film.<\/p>\n<p><b>RR: So che hai intenzione di dedicare la retrospettiva al cinema classico, naturalmente starete gi\u00e0 lavorando alla prossima edizione&#8230;<\/b><\/p>\n<p>OP: Ho in mente di cambiare paese ma ho l&#8217;intenzione di rimanere, come hai detto tu, all&#8217;interno di un cinema classico, per proporre un equilibrio tra il classicismo del passato e la modernit\u00e0 del presente. Oltretutto, proprio come hai detto prima, Preminger pu\u00f2 essere considerato come un moderno pur essendo classico. Ho letto un articolo scritto da Godard negli anni &#8217;50 in cui si parlava di Preminger come di un regista moderno, e del fatto che il suo carattere peculiare fosse stato di innovare il cinema. Ed \u00e8 proprio per questo motivo che era molto amato dalla Novelle Vague. Per loro era un modello, non solo per quanto riguarda la capacit\u00e0 produttiva, ma per la mise-en-sc\u00e8ne. Un&#8217;arte moderna che non si preoccupa solo dell&#8217;azione ma anche di quei momenti deboli dove non succede nulla. Preminger \u00e8 andato oltre la psicologia classica, lui \u00e8 andato realmente nella mente dei suoi personaggi; il suo \u00e8 uno sguardo capace di andare in profondit\u00e0 nella psiche degli uomini, un qualcosa da lui appreso nell&#8217;esperienza formativa nel mondo del teatro. <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\">Locarno &#8211; luned\u00ec 13 agosto 2012<\/span><\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p><span style=\"font-size: 16pt; font-family: Georgia;\"><b><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16476\">Olivier P\u00e8re on Locarno64<\/a><\/b><\/span><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><\/p>\n<p>intervista a cura di Roberto Rippa e Alessio Galbiati<\/span><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/player.vimeo.com\/video\/31324891?byline=0&amp;portrait=0&amp;color=c9ff23\" width=\"620\" height=\"349\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Olivier P\u00e8re on Locarno65 intervista a cura di Roberto Rippa e Alessio Galbiati &nbsp; Come da tradizione abbiamo incontrato, alla conclusione della 65esima edizione del Festival del Film di Locarno, il Direttore Artistico Olivier P\u00e8re. 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