{"id":23672,"date":"2012-08-26T13:37:21","date_gmt":"2012-08-26T11:37:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=23672"},"modified":"2012-08-26T13:37:21","modified_gmt":"2012-08-26T11:37:21","slug":"smultronstallet-il-posto-delle-fragole-ingmar-bergman","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=23672","title":{"rendered":"Smultronst\u00e4llet (Il posto delle fragole) > Ingmar Bergman"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23667\" title=\"Smultronst\u00e4llet01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/Smultronst\u00e4llet01.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"473\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/Smultronst\u00e4llet01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/Smultronst\u00e4llet01-300x228.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">Block e Borg, nomi che evocano l\u2019isolamento il primo, la fortezza il secondo. Il cavaliere Antonius Block de <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=23566\"><strong>Il settimo sigillo<\/strong><\/a>, tornando dalle Crociate con la sensazione di aver sprecato l\u2019esistenza, incontrava, letteralmente, la Morte, che l\u2019uomo sfidava a scacchi per ritardare la fine e dare nel frattempo un senso alla sua vita giunta ormai al termine. Ne <strong>Il posto delle fragole<\/strong> l\u2019illustre medico Is(aak) Borg, cio\u00e8 iceberg, stesse iniziali di Ingmar Bergman, trasforma il viaggio per un giubileo professionale, da Stoccolma a Lund, nello spietato bilancio di un\u2019esistenza arida e vuota, al riparo della vita sociale che lo aveva deluso. La traslazione del mezzo (qui l\u2019auto, come altrove il treno o la nave) si accompagna al viaggio interiore, espresso dal volto-affezione. Immagine-trama d\u2019ora in poi sempre pi\u00f9 preponderante nel cinema di Bergman, come \u00e8 evidente gi\u00e0 a partire dal successivo <strong>Alle soglie della vita<\/strong>. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">L\u2019uomo ha settantotto anni, \u00e8 vedovo. Anche in questo caso la morte \u00e8 accanto al personaggio. In uno dei sogni, che con le visioni altalenanti tra il passato e il presente compongono l\u2019intarsio proverbiale del film, si sentir\u00e0 dire che \u00able fragole sono finite\u00bb. Il posto delle fragole \u00e8 il luogo dell\u2019infanzia e della giovinezza, immediatamente identificato con Sara, la cugina amata, che gli preferir\u00e0 per\u00f2 il fratello Sigfrid. Insieme al latte, le fragole esprimevano, nel film precedente, la comunione di spirito e benessere condivisa dal cavaliere insieme alla famigliola degli attori ambulanti. La madre, il padre e il figlio a cui permetteva di sfuggire temporaneamente alla morte, e che divenivano per questo il riscatto della sua esistenza. Oltre che un simbolo della vita, circolo ciclico di rinnovo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">In uno dei numerosi ricordi del medico, Sara dice d\u2019essere indegna di lui, intuendo allo stesso tempo l\u2019infantilismo e l\u2019immaturit\u00e0 di quell\u2019apparente animo nobile. Bench\u00e9 la ragazza sembri crudele, essa rivela, di visione in visione, quanto i difetti di lei siano in realt\u00e0 quelli di lui. E\u2019 il femminile (l\u2019amore, la comunione, la vita) rifiutato (anche se sembrerebbe il contrario) che irrompe e si svela per tramite di altre due donne: un\u2019altra Sara, con le stesse fattezze della prima (e, come l\u2019altra, interpretata dalla stessa Bibi Andersson), e la nuora Marianne (Ingrid Thulin), moglie in procinto di separarsi dal figlio di lui, Evald (Gunnar Bj\u00f6rnstrand). Entrambe accompagnano l\u2019uomo nel suo viaggio nello spazio e nel tempo. La prima \u00e8 affiancata da due corteggiatori, l\u2019uno ateo l\u2019altro credente: ripetendo, cos\u00ec, la vicenda della prima Sara, contesa da lui e dal fratello. La seconda \u00e8 la figlia acquisita che diventer\u00e0 contemporaneamente simbolica madre salvifica e persino madre levatrice. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">La donna, cortese e discreta, non lesina tuttavia all\u2019anziano parole di critica, mentre quest\u2019ultimo la esorta a non coinvolgerlo nelle beghe familiari col figlio. E\u2019 l\u2019inizio di un rapporto familiare altro, che accomuna il film a due altri grandi titoli del decennio: <strong>Viaggio a Tokyo<\/strong> di Yasujiro Ozu e <strong>Il suono della montagna<\/strong> di Mikio Naruse (tratto dall\u2019omonimo romanzo di Yasunari Kawabata). Dove pure la situazione di incomunicabilit\u00e0 e freddezza viene superata attraverso il rapporto tra un suocero e la nuora (interpretata, in entrambi i film, da Setsuko Hara). La moglie del figlio si pone in una zona di confine tra alterit\u00e0 e familiarit\u00e0, tramite di riconciliazione con il temuto e rifiutato mondo esterno. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">Il collegamento con <strong>Il settimo sigillo<\/strong> \u00e8 dato sin dalle prime immagini. Il protagonista, un attimo prima di presentarsi con la voce fuori campo, dopo che allo scrittoio aveva gi\u00e0 fatto delle considerazioni sulla vita, ha un\u2019esitazione infastidita dinanzi a una scacchiera. La sospensione temporale \u00e8 data invece da un orologio senza lancette, un segno di morte ma anche di eternit\u00e0, che l\u2019uomo prima sogna, poi si vede consegnare dalla madre (Naima Wifstrand), una plurinovantenne arcigna e mascolinizzata, al riparo dagli affetti e dalle emozioni come lui. Eppure deplora la propria solitudine, a dispetto dei venti nipoti e i quindici pronipoti viventi. Prima di incontrare questa grottesca figura funebre, non lontana dall\u2019orrida matrigna (giocatrice di scacchi) di <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22165\"><strong>Un\u2019estate d\u2019amore<\/strong><\/a>, Borg \u00e8 salutato affettuosamente dagli Akerman, marito (Max von Sydow) e moglie benzinai: un segnale proletario di grazia. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">Nella scacchiera, oltre al doppio determinato dall\u2019alternanza delle caselle chiare e scure, quattro per ciascun colore, si palesa il numero ricorrente dei film di Bergman, eventualmente raddoppiato nelle strutture a specchio. Anche qui l\u2019antagonismo di un quarto elemento perturbante di salvezza (l\u2019altro, il femminile, la morte) completa e scioglie la finta, blindata perfezione, costituita dal numero tre. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">L\u2019immagine del tre-in-uno, espressa gi\u00e0 dalla famiglia trinitaria del film precedente, Jof, Mia e Mikael, padre, madre e figlio, viene riproposta in un rovescio che delle tre figure annulla l\u2019unione (per discendenza diretta) nella distanza cronologica e fisica (ognuno appartiene a un diverso nucleo familiare). Una distanza da intendersi anche come mancanza di autentico contatto e comunione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">C\u2019\u00e8 un padre, Borg; la madre, che \u00e8 sua madre; Evald, il figlio. Ciascuno un\u2019isola (o una fortezza): persone sole, egoiste e disperate, tutte causa e conseguenza del fallimento altrui. L\u2019istituto familiare \u00e8 dipinto in modo impietoso, senza alcuno sconto generazionale. \u00abModellavo un personaggio che esteriormente somigliava a mio padre ma <em>che ero io in tutto e per tutto<\/em>. Io, sui trentasette anni di et\u00e0, tagliato fuori dalle relazioni umane, che recidevo i rapporti, autosufficiente, chiuso, non solo abbastanza fallito, ma completamente fallito. Coronato dal successo, per\u00f2. E bravo. E per bene. E disciplinato\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">Il successo professionale \u00e8 letto in chiave paradossale: una costante del cineasta, solito mettere in scena professionisti la cui vita privata contraddice i saperi del proprio mestiere. La famiglia biologica, errata, si completa e ristruttura in un\u2019altra giusta, simbolica. La nuora, la Sara non sposata, la Sara del presente. Triplice espressione di un femminile che induce l\u2019uomo a superare la crisi, sia pure, o forse perch\u00e9, alle soglie della morte.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">Lo spostamento diegetico del film, l\u2019ennesima partenza trasformata in ritorno (nei luoghi spazio-temporali dell\u2019infanzia), determina una morte-rinascita, un viaggio a ritroso fino al riconcepimento, tempo mentale dell\u2019eternit\u00e0. Scivola dal negativo al positivo, per mezzo di un andirivieni narrativo che, gi\u00e0 sperimentato in alcune opere precedenti, raggiunge adesso una limpidit\u00e0 e altezza d\u2019espressione di cui tutto il cinema della memoria successivo dovr\u00e0 tener conto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">Secondo quanto riferito da Bergman nel suo libro <strong>Immagini<\/strong>, dietro il personaggio del luminare si nascondeva il carattere dispotico e pervicace di suo padre. Il film doveva essere un ritratto crudele, di luterana spietatezza, inserito pienamente in un\u2019epoca che, anche al cinema, cominciava a processare sistematicamente il mondo e la cultura delle vecchie generazioni. La presenza del grande regista Victor Sjostrom nel ruolo del personaggio, gi\u00e0 genitore simbolico in <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=21682\"><strong>Verso la gioia<\/strong><\/a>, fin\u00ec per\u00f2 per attenuare, per grazia e personalit\u00e0 dello stesso, i previsti toni risentiti. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">Indulgenza e comprensione ampliarono la portata dell\u2019opera, trasformandone gradualmente il tema, divenuto cos\u00ec quello della riconciliazione: con i genitori e con la vita. Tale cambio di registro, lungi dall\u2019attenuare la radicalit\u00e0 dello sguardo d\u2019insieme, risult\u00f2, piuttosto, in linea con i precedenti ritratti. Decisamente pi\u00f9 consono alla consueta biforcazione di senso dell\u2019autore: secondo cui le cose si definiscono anche, se non soprattutto, attraverso il proprio contrario. Da questo punto di vista, il film \u00e8 dominato da una serie di concrete opposizioni: la morte divenuta vita; il successo adombrato dietro il fallimento; l\u2019eccesso di scrupolo, anche sentimentale, che scade in un insensibile distacco; l\u2019alterit\u00e0 aperta al senso di familiarit\u00e0 (e viceversa). <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">Per questa via, si scoprono diverse e chiare espressioni del doppio, preannunciato dall\u2019incubo di Borg, in cui l\u2019uomo viene trascinato per mano da un cadavere, altro da s\u00e9, piombato da una bara scivolata via da un carro funebre. Un paesaggio urbano di spettrale chiarore, abitato da insegne a forma di occhiali e un uomo senza volto liquefacentesi, \u00e8 la cornice del terribile sogno. Nel passato familiare ci sono due antipatiche gemelle. La coppia di fratelli innamorati della Sara del passato trovano corrispondenza, come si \u00e8 visto, nei due amici accompagnatori della Sara del presente. C\u2019\u00e8 l\u2019incontro con la coppia armonica (i due operai distributori di benzina) e con quella dissonante (due coniugi con quali il professore e i passeggeri avranno un incidente d\u2019auto). Tutto prepara al pi\u00f9 estremo e correlato dei contrasti: l\u2019annuncio della maternit\u00e0 di Marianne, rifiutata da Evald in un flashback d\u2019insostenibile durezza rivelato dalla donna, che permette a Borg, destinatario dello straziante racconto, di sentire finalmente la propria paternit\u00e0, con conseguente rinascita di s\u00e9 stesso come figlio. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">Un attimo prima, il professore aveva detto a Marianne di essere \u00abmorto pur essendo vivo\u00bb. In una successione di incubi, aveva incontrato Sara che lo spingeva a guardarsi allo specchio, ricordandogli vecchiaia e morte imminente. Ritrovatosi all\u2019universit\u00e0, aveva fatto una pessima figura prima al microscopio, poi con un cadavere di donna rivelatosi vivo e sghignazzante (situazione ripetuta ne <strong>L\u2019ora del lupo<\/strong>). Infine gli era toccato assistere al tradimento della moglie, mentre lei esprimeva all\u2019amante lo schifo provato per il marito. Il fondo onirico del baratro, preludio al chiarore. Alla rinascita determinata dal \u00abriconoscimento\u00bb del figlio, identico a lui.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">Arrivato a destinazione, dopo la cerimonia (che finisce per apparire come un solenne e vertiginoso momento di falsit\u00e0 ufficiale), l\u2019uomo sente di mettere per iscritto quanto provato in quel giorno. In effetti, ha avvertito un cambiamento. Meno tesi e pi\u00f9 umoristici i rapporti con la governante Agda, giunta a Lund in aereo. La giovane Sara, in partenza per l\u2019Italia, gli esprime il suo affetto, dopo una serenata sotto il balcone, insieme ai suoi due amici. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">Ma soprattutto viene sancita, per tramite di lui, ormai scioltosi, la riconciliazione tra il figlio e la nuora. Nell\u2019ultimo ricordo-visione del film, l\u2019antica Sara, Anima guida, finisce per condurlo, d\u2019estate, dai genitori esultanti. Borg, disteso sul letto, rasserenato, lievemente sorride.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">Leonardo Persia<\/span><\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23668\" title=\"Smultronst\u00e4llet04\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/Smultronst\u00e4llet04.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"436\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/Smultronst\u00e4llet04.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/Smultronst\u00e4llet04-300x210.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\"><strong>Smultronst\u00e4llet <\/strong><br \/>\n(&#8220;Il posto delle fragole&#8221;, Svezia, 1957)<br \/>\nRegia, sceneggiatura: Ingmar Bergman<br \/>\nMusiche: Erik Nordgren, G\u00f6te Lov\u00e9n<br \/>\nFotografia: Gunnar Fischer<br \/>\nMontaggio: Oscar Rosander<br \/>\nScenografie: Gittan Gustafsson<br \/>\nCostumi: Millie Str\u00f6m<br \/>\nInterpreti principali: Victor Sj\u00f6str\u00f6m (Dott. Isak Borg), Bibi Andersson (Sara), Ingrid Thulin (Marianne Borg), Gunnar Bj\u00f6rnstrand (Dott. Evald Borg), Jullan Kindahl (Agda), Folke Sundquist (Anders), Bj\u00f6rn Bjelfvenstam (Viktor), Naima Wifstrand (Signora Borg, madre di Isak)<br \/>\n91&#8242;<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22268\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22734\" title=\"speciale INGMAR BERGMAN\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/speciale_bergman.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"266\" border=\"0\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/speciale_bergman.jpg 400w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/speciale_bergman-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22268\">speciale INGMAR BERGMAN<\/a><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23669\" title=\"Smultronst\u00e4llet02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/Smultronst\u00e4llet02.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"462\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/Smultronst\u00e4llet02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/Smultronst\u00e4llet02-300x223.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23670\" title=\"Smultronst\u00e4llet03\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/Smultronst\u00e4llet03.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"467\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/Smultronst\u00e4llet03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/Smultronst\u00e4llet03-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Block e Borg, nomi che evocano l\u2019isolamento il primo, la fortezza il secondo. 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