{"id":23854,"date":"2012-09-09T17:08:54","date_gmt":"2012-09-09T15:08:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=23854"},"modified":"2012-09-09T23:11:38","modified_gmt":"2012-09-09T21:11:38","slug":"yema-mother-djamila-sahraoui","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=23854","title":{"rendered":"Yema (Mother) > Djamila Sahraoui"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23855\" title=\"Yema (Mother) | regia di Djamila Sahraoui (Algeria-Francia\/2012)\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/yema_01.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"420\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/yema_01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/yema_01-300x203.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 16pt; font-family: Georgia;\"><strong>Algeria, pallida Madre<\/strong><\/span><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><br \/>\nrecensione a cura di Leonardo Persia<\/span><\/p>\n<p><strong>Yema (Mother)<\/strong><br \/>\nregia di Djamila Sahraoui (Algeria-Francia\/2012, 90&#8242;)<br \/>\ncon: Djamila Sahraoui, Samir Yahia, Ali Zarif<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23774\" title=\"Venezia 69\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/venezia69.jpg\" alt=\"\" width=\"180\" height=\"122\" \/><br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Georgia;\">Venzia69 | Orizzonti<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\"><br \/>\nAncora una donna in movimento nel secondo film fiction di Djamila Sahraoui. L\u2019<em>on the road<\/em> delle due donne di <strong>Barakat!<\/strong> (2006), premi a Berlino e a Ouagadougou, \u00e8 stavolta un viluppo di stati d\u2019animo <em>in progress<\/em>, concentrato tutto nello sguardo, addolorato, fiero, risoluto, indignato, annichilito, forte, umiliato, vindice, della protagonista di <strong>Yema<\/strong>. Ouardia, la madre. Incarnata dalla stessa regista, frammento di manifestazione nel tempo, con interiorizzazione emotiva, toccante e trattenuta, da tragedia greca. Senza urlare, grida <em>barakat<\/em> (basta!) anche lei, sotto l\u2019al(e)a impassibile di un paesaggio aperto ma spoglio, luminoso ma oscuro: l\u2019Algeria bella e lacerata, estensione geografica della <em>mater dolorosa<\/em>. L\u2019Algeria, pallida matria, teatro aperto di echi sanguinosi, <em>ye(r)ma<\/em>-deserto sterile.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">Un ritmo lento e solenne scandisce la tumulazione di Tarik, il figlio. La madre scava la fossa con le sue stesse mani, in silenzio. Un giovane (Samir Yahia), col fucile imbracciato, imbronciato, la rimprovera di svolgere un compito da uomo. \u00abSei cristiana o musulmana?\u00bb. Lei continua, senza scomporsi, oppone soltanto un atteggiamento non di sfida, ma di difesa. Difesa di quel corpo dal ventre squarciato, che per un\u2019intera notte ha gridato, le viscere esposte, supplicando aiuto. Mentre lei vegliava, impotente, notte terribile di avvento e predizioni. Nessuno oser\u00e0 toccarlo da morto. Nessuno le impedir\u00e0 di compiere la sepoltura, crudele <em>reverse<\/em> del parto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">Necessit\u00e0 contro la legge, come dicono in Maghreb. Gesto alla Antigone, ius morale versus diritto positivo o divino o folle che sia. Norma da cui ha origine l\u2019assurdo legalismo che ha spinto il mondo arabo verso furori pseudo-sacri, scatenamenato di fanatismi kamikaze. L\u2019altro figlio, Ali (Ali Zarif), ne \u00e8 completamente invaso. Sostenitore omicida di una delle tante fazioni fondamentaliste islamiche, non sappiamo quale: ma non importa. Il film non rivela neppure se Ali abbia ucciso Tarik, come crede la madre, anche se il figlio nega. E\u2019importante la <em>vanit\u00e0<\/em> di quell\u2019ombra vergognosa. Un fratello contro l\u2019altro armato, metafora dell\u2019Algeria, sopraffatta dall\u2019amore, che dichiara guerra a s\u00e9 stessa: replica \u00abdi Eteocle e Polinice che si uccisero per amore di Tebe\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">Il film procede sospeso, spiegando a gradi quel paesaggio arido, la rabbia di Ali, l\u2019odio e l\u2019amore della madre, nutrice di terra, sorvegliata da quel giovane armato, privo di braccio, perduto, come sapremo attraverso i flashback verbali dei dialoghi, durante una cerimonia nuziale con esplosione. Il matrimonio di Tarik. La sposa destinata a lui infiamma Ali, che irrompe durante la festa, la prende con s\u00e9, non sappiamo se consenziente. Della sposa non si dice nulla, non la vediamo. E\u2019 come cancellarne i diritti, sottolinearne l\u2019invisibilit\u00e0. Tocco femminista di un\u2019autrice che intende invece spegnere le pseudo motivazioni della violenza, degli odi, anch\u2019essi celati. Pur in quella profondit\u00e0 di campo, in quel chiarore western che non risparmia alcun dettaglio visivo di aridit\u00e0, di bellezza incolta. Un maschile dominante, brullo per mancanza del sostentamento materno, muliebre. Il tempo del film ne ricrea il ritmo lento, la percezione d\u2019isolamento, la crudelt\u00e0 sottopelle. Paesaggio incompleto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">Il tempo che, cancellata la luna, ha cessato di scorrere, perduto sotto una forza distruttiva. I semi della potenzialit\u00e0, di spirito e materia di nuovo fecondi, sono l\u00ec presenti, nella <em>yema<\/em>(nj\u00e1) genitrice universale. Quella casa sperduta in cui \u00e8 rifugiata diventa l\u2019onfalo, il centro del cosmo. Il tempo si fa agricolo, tempo di attesa. Non succede nulla, invece accade tutto. Degli atti inconsulti si mostrano solo le conseguenze. Il ritmo delle azioni eclatanti (il rapimento, l\u2019uccisione, la guerriglia, la morte) \u00e8 spostato fuoricampo, messo a tacere. Persino l\u2019arrivo di due guardie viene neutralizzato da quel luogo (in)certo, dalla risposta di pietra della madre. Gli scatti verbali, le lacrime, il furore compulsivo dei gesti, gli sguardi, le parole sputate o sfuggite ne ricordano l\u2019intonazione oscurata. Siamo in una tragedia, non in un melodramma. Il fato, implacabile, \u00e8 il nemico.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">A lottare contro di esso, senza forze, la madre, regina dei morti. Il lavoro sulla terra \u00e8 lo scavo dentro di s\u00e9. Viscere da ricoltivare, scatti di vita, in opposizione alla legge funerea della lacerazione, della ferita che non rimargina, della terra spezzata, incompresa. A poco a poco, i campi, irrigati, fertilizzano. Le mani affondano nell\u2019acqua, nella fanghiglia terrea, si fluidificano persino i rancori. Il potere lunare dell\u2019acqua induce un sorriso, timido ma significativo, che invade lo schermo e il sorvegliante senza braccio. E\u2019 l\u2019inizio di un altro ciclo, materializzato in un neonato, figlio di Tarik, legittimo sposo. Di fatto appartenente ad Ali, illegittimo coniuge. Una nascita simbolica, simbolicamente collegata, ancora, a quel sacrilego conflitto. Figlio di entrambi i fratelli. Misto di vitalit\u00e0 e morte, orrore del maschile pervicace. La stessa cocciuta mescolanza che al femminile ingenera invece un riscatto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">Ouardia custodisce, osserva, lotta. Mente, adoperando le risorse dell\u2019inganno, riscrive la sorte, medita. Ama odiando, odia amando. Sottrae la morfina ad Ali ferito e sofferente, solo per alleviargli meglio le ferite, in un momento pi\u00f9 opportuno. E anche per pura, altera vendetta. Amorosa punizione. intrapresa per ridare al figlio il gusto represso del vivere, per trasformare la sua desolazione interiore in un ritorno alla rivelazione di pace. Lui continua a negare il fratricidio, lei si ostina a negare il perdono: schermaglie di morte e resurrezione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">Intanto, nell\u2019albero sotto il quale Ali ripara, eterno<em> tree of life<\/em>, o contro il quale urina, soffre, ripercepisce il sollievo, risorge la Grande Madre, la vita con-ferita. Il riparo della casupola diventa il luogo di incontro, iniziazione a una seconda nascita. La forza, la nobilt\u00e0, l\u2019integrit\u00e0, l\u2019incorruttibilit\u00e0 di quella madre diventa l\u2019universale, il centro del cuore. La pulsazione di uno spirito guida, a cui l\u2019autrice fa riassorbire gli opposti, celebrandone il simbolo della cecit\u00e0 preveggente dell\u2019amore terreno.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">Djamila Sahraoui non dimentica per\u00f2 che le regole della tragedia esigono il sangue, il dolore ontologico. Sono le stesse regole del mondo, la lotta \u00e8 impari. Dietro il rinnovamento, il riavvicinamento, il re-inizio liquido (e per il Corano ogni essere vivente emerge dall\u2019acqua), dietro uno splendore possibile, il capro \u00e8 nuovamente pronto a cantare. Le lacrime a irrigare la terra.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\"><em>Leonardo Persia<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23857\" title=\"Yema (Mother) | regia di Djamila Sahraoui (Algeria-Francia\/2012)\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/yema_02.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/yema_02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/yema_02-300x193.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: x-large;\">* * *<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><strong>Yema (Mother)<\/strong><br \/>\nregia di Djamila Sahraoui (Algeria-Francia\/2012, 90&#8242;)<br \/>\ncon: Djamila Sahraoui, Samir Yahia, Ali Zarif<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23774\" title=\"Venezia 69\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/venezia69.jpg\" alt=\"\" width=\"180\" height=\"122\" \/><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Georgia;\"><strong>Sinossi<\/strong><br \/>\nUna casupola abbandonata nella campagna algerina. Ouardia ha sepolto qui il figlio Tarik, un soldato forse ucciso dal fratello Ali che \u00e8 a capo di un gruppo islamista. \u00c8 sorvegliata da uno degli uomini di Ali che ha perso un braccio in un\u2019esplosione. In questo universo teso, carico di dolore e indebolito dalla siccit\u00e0, la vita si impone nuovamente un po\u2019 alla volta. Grazie al giardino che Ouardia fa rinascere a forza di coraggio, lavoro e testardaggine. Grazie al sorvegliante, anch\u2019egli una vittima, alla fine adottato da Ouardia. Grazie soprattutto all\u2019arrivo del figlio di Malia, una donna amata dai due fratelli e morta di parto. Ma Ouardia non \u00e8 giunta ancora al termine delle sue sofferenze. Ali, il figlio maledetto, ritorna gravemente ferito.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Georgia;\"><strong>Commento del regista<\/strong><br \/>\n<em>Yema \u00e8 una tragedia greca nell\u2019Algeria in guerra con se stessa. \u00c8 la storia di una donna che vuol vivere malgrado gli altri, che deve vivere malgrado se stessa. Lacerata dal dolore ed ebbra di odio. Ouardia \u00e8 come se fosse morta due volte. Come continuare a vivere nonostante la violenza dl mondo, la violenza del destino? Cosa fare quando i figli si uccidono, per amore, ovviamente? Tarik e Ali amano la stessa donna, la stessa madre, la stessa nazione. E quell\u2019amore scatena disgrazie a non finire. Allo stesso modo di Eteocle e Polinice che si uccisero per amore di Tebe. Ouardia parla poco, quasi per niente. Agisce. Contro il corso del tempo, per sopravvivere. E contro la natura, anch\u2019essa un personaggio del film. Inizialmente, \u00e8 una natura arida, secca, infertile, ma poi cerca di rinascere. Pi\u00f9 esattamente, \u00e8 Ouardia che la fa rinascere lavorando la terra fino a essere esausta. Un neonato (figlio dei suoi figli) \u00e8 il fragile legame di Ouardia con il futuro, con la speranza.<\/em><\/span><\/p>\n<p align=\"left\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Algeria, pallida Madre recensione a cura di Leonardo Persia Yema (Mother) regia di Djamila Sahraoui (Algeria-Francia\/2012, 90&#8242;) con: Djamila Sahraoui, Samir Yahia, Ali Zarif Venzia69 | Orizzonti Ancora una donna in movimento nel secondo film fiction di Djamila Sahraoui. L\u2019on the road delle due donne di Barakat! 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