{"id":23904,"date":"2012-09-12T20:34:59","date_gmt":"2012-09-12T18:34:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=23904"},"modified":"2012-09-12T20:34:59","modified_gmt":"2012-09-12T18:34:59","slug":"the-blues-brothers-john-landis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=23904","title":{"rendered":"The Blues Brothers > John Landis"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/BluesBrothers_01.jpg\" alt=\"\" title=\"The Blues Brothers by John Landis\" width=\"620\" height=\"412\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23905\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/BluesBrothers_01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/BluesBrothers_01-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" style=\"font-size: 16pt\"><b>The Blues Brothers<\/b><\/font><font size=\"2\" face=\"Georgia\"><br \/>\nregia di John Landis (USA\/1980)<br \/>\nrecensione a cura di Fabrizio Fogliato<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><i>The Blues Brothers<\/i> \u00e8 un film fatto di corpi e musica. Musica intesa come sogno ribelle, anarchico e fuori da ogni schema. Il corpo di Jake (John Belushi) \u00e8 un insieme di note armoniose e vitali che percorre tutta la pellicola, una carica di energia libera e incontrollata. Il rhythm and blues, spina dorsale del film, rappresenta la passione insita in ogni uomo. Passione che \u00e8 \u201cluce\u201d e che quindi \u00e8 capace di dare un senso alla vita. <i>\u00abSiamo in missione per conto di Dio\u00bb<\/i> \u00e8 il leitmotiv di Elwood (Dan Aykroyd) per giustificare ogni scelta dei due fratelli, e i cinquemila dollari che devono essere recuperati per impedire la chiusura dell\u2019orfanotrofio dove Jake e Elwood sono cresciuti, sono la \u201cgiusta causa\u201d per giustificare ogni azione. L\u2019iperbole demenziale su cui \u00e8 costruito il film d\u00e0 forma a soluzioni eccessive e assurde (la fidanzata di Jake che attenta in modo esponenziale alla vita del proprio compagno, l\u2019incredibile inseguimento finale, la presenza dei neo-nazisti) che per\u00f2, nel contesto sopra le righe creato da Landis appaiono del tutto naturali.<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\">I momenti musicali, da <i>Gimme Some Lovin\u2019<\/i> a <i>Everybody Needs Somebody To Love<\/i>, passando per <i>Minnie the Moocher<\/i> interpretata dallo stesso Cab Calloway, sono momenti onirici, dove Landis sembra voler materializzare i sogni sotto forma di musical. La chiesa, il fast-food, il negozio di strumenti musicali (gestito da uno strepitoso Ray Charles) sono luoghi di vita quotidiana e abitudinaria. Lo stravolgimento operato da Landis consiste nell\u2019utilizzare Belushi&amp;Aykroyd come \u201ccorpi estranei\u201d alla normalit\u00e0 che, con la loro saggia indifferenza verso tutto ci\u00f2 che \u00e8 formalismo, diventano il grimaldello per scassinare le sovrastrutture sociali e quindi per spingere la massa a dare sfogo alla fantasia e all\u2019energia represse e incanalate in consolidati ruoli sociali. The Blues Brothers \u00e8 anche un inno all\u2019amore (<i>\u00abTutti abbiamo bisogno di qualcuno da amare\u00bb<\/i> dice Elwood sui titoli di coda), dove malinconicamente John Landis sembra voler rivolgere lo sguardo indietro: alla libert\u00e0 degli anni &#8217;60 e al <i>flower-power<\/i>, consapevole ormai, dopo il riflusso dei <i>seventies<\/i>, che \u00e8 in atto un cambiamento irreversibile.<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><iframe loading=\"lazy\" width=\"620\" height=\"349\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/YHa_jqxnn4o\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><br \/>\n<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n<br \/>\nQuando esce il film siamo nel 1980, l\u2019inizio del decennio in cui trionferanno rampantismo ed edonismo, e dove il culto del denaro stravolger\u00e0 l\u2019intera societ\u00e0. Landis l\u2019ha capito e ci consegna, a testamento di un&#8217;epoca, questo disarmante ritratto di vita semplice, e denso di valori: l\u2019amicizia \u00e8 imprescindibile, il denaro serve per fare del bene e la musica, e pi\u00f9 in generale la passione, sono gli unici sogni ancora possibili per fuggire alle costrizioni formali di una societ\u00e0 che sta cominciando a chiudersi su se stessa e ad auto-divorarsi. Una societ\u00e0 che, rinunciando alla libert\u00e0 e al divertimento, diventa parodia di se stessa. Tre anni dopo, Landis brucer\u00e0 la sua rabbia per questo cambiamento, in <i>Trading Places<\/i> (<i>Una poltrona per due<\/i>, 1983) caustico ritratto in chiave di <i>screwball comedy<\/i> di un tronfio triennio reganiano.<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n\u00c8 per questo motivo che Landis, come gi\u00e0 nel precedente <i>National Lampoon&#8217;s Animal House<\/i> (<i>Animal House<\/i>, 1978), sceglie il genere demenziale e la fisicit\u00e0 estrema di John Belushi, perch\u00e9 vicende come quelle dei Blues Brothers possono vivere solo in una dimensione irreale. Sotto la superficie del puro divertimento si nasconde uno sguardo nostalgico e malinconico, dove chiudendo gli occhi i sogni prendono forma sotto la spinta delle canzoni, ma quando si riaprono, si torna nel grigiore del quotidiano (non a caso Elwood e Jake indossano sempre gli occhiali neri, per rimanere ancorati al passato e per non vedere il futuro che attende loro e la societ\u00e0). Il film si apre e si chiude all\u2019interno di una prigione. <i>The Blues Brothers<\/i> \u00e8 quindi l\u2019ora d\u2019aria concessa alla societ\u00e0 per disintossicarsi dai propri orrori. Sbeffeggiando cowboys, neonazisti, sceriffi e qualsiasi altra forma di autorit\u00e0 (perfino la blues-mobile \u00e8 una vecchia macchina della polizia venduta all\u2019asta) Landis mette il dito nella piaga: coloro che limitano la libert\u00e0 e l\u2019espressivit\u00e0 dell\u2019uomo non possono che essere rappresentati da caricature grottesche e incapaci. Forse \u00e8 per questo motivo che il film, grazie alla sua apparente ingenuit\u00e0 bilanciata da una carica emotiva straordinaria, \u00e8 diventato col tempo un fenomeno di costume, perch\u00e9 ci fa sentire liberi e in pace con il mondo, ancora in grado di sognare.<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n<i>Fabrizio Fogliato<\/i><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/BluesBrothers_03.jpg\" alt=\"\" title=\"The Blues Brothers by John Landis\" width=\"620\" height=\"430\" class=\"aligncenter size-full wp-image-23906\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/BluesBrothers_03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/BluesBrothers_03-300x208.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p><\/font><font face=\"Arial\" size=\"3\"><br \/>\n<b>The Blues Brothers<\/b><\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n<b>Regia<\/b>: John Landis<br \/>\n<b>Soggetto, sceneggiatura<\/b>: John Landis, Dan Aykroyd<br \/>\n<b>Fotografia<\/b>: Stephen M. Katz<br \/>\n<b>Montaggio<\/b>: George Folsey Jr.<br \/>\n<b>Musiche<\/b>: Aa. Vv.<br \/>\n<b>Musica \/ conduzione-supervisione<\/b>: Ira Newborn<br \/>\n<b>Musica \/ montaggio<\/b>: John Strauss<br \/>\n<b>Scenografia<\/b>: Hal Gausman, Leslie McCarthy-Frankenheimer<br \/>\n<b>Casting<\/b>: Michael Chinich<br \/>\n<b>Production Design<\/b>: John J. Lloyd<br \/>\n<b>Art Direction<\/b>: Henry Larrecq<br \/>\n<b>Costumi<\/b>: Deborah Nadoolman<br \/>\n<b>Stunt<\/b>: James E. Allard, John Ashby, Bobby Bass, Pamela Bebermeyer, Ray Bickel, Clay Boss, May Boss, Steve Boyum, Janet Brady, Greg Brickman, Layne Britton, Jophery C. Brown, Uncle Bud, Blair Burrows, Gilbert B. Combs, Bill Couch, Jean Coulter, Carol Daniels, Jadie David, Eddy Donno, Champ Donut, Bud Ekins, Kenny Endoso, Gary Epper, Jeannie Epper, Richard Epper, Stephanie Epper, Leonard P. Geer, Kidd Gilbert, Mickey Gilbert, James M. Halty, Chuck Hayward, Freddie Hice, Johnny Hock, Chuck Hollum, Tommy J. Huff, Dean Jeffries, Harold Jones, Jumbo, Whiz Kid, Walt La Rue, Terrible Leon, Terry Leonard, Gary McLarty, Gary McLarty, Karen McLarty, Bennie Moore, Stevie Myers, Kitty O&#8217;Neil, Alan Oliney, Brad Orrison, Mark Orrison, Victor Paul, Jonathan Pendragon, David Perna, Charlie Picerni, Lee Pulford, J.N. Roberts, R.A. Rondell, Wally Rose, Tanya Russell, Sharon Schaffer, Bill Sherman, Jan Michael Shultz, John Sistrunk, Peter Stader, Tom Steele, Joe Stone, Huff N. Stuff, Bob Terhune, Sammy Thurman, Casey Van Horn, Bud Walls, Ethan Wayne, James E. Wayne, Brian Whitley, Karl A. Wickman, Walter Wyatt, Dick Ziker, Steven Burnett, Eddy Donno, Scott Hamilton, Tommy J. Huff<br \/>\n<b>Produttore<\/b>: Robert K. Weiss<br \/>\n<b>Interpreti<\/b>: John Belushi (Jake &quot;Joliet&quot; Blues), Dan Aykroyd (Elwood Blues), James Brown (reverendo Cleophus James), Cab Calloway (Curtis), Ray Charles (Ray), Aretha Franklin (moglie di Matt Murphy), Matt Murphy (Matt &quot;Guitar&quot; Murphy), Steve Cropper (Steve &quot;The Colonel&quot; Cropper), Donald Dunn (Donald &quot;Duck&quot; Dunn), Murphy Dunne (Murph), Willie Hall (Willie &quot;Too Big&quot; Hall), Tom Malone (Tom &quot;Bones&quot; Malone), Lou Marini (Lou &quot;Blue&quot; Marini), Alan Rubin (Mr. Fabulous), Carrie Fisher (ex-fidanzata di Jake), Henry Gibson (capo dei nazisti dell&#8217;Illinois), Eugene J. Anthony (Gruppenf\u00fchrer), John Candy (Burton Mercer), Kathleen Freeman (Mary Stigmata), Steve Lawrence (Maury Sline), Twiggy, Jeff Morris, Charles Napier), John Lee Hooker (Slim), Frank Oz: ufficiale del carcere), John Landis (Trooper La Fong), Steven Spielberg, Joe Walsh<br \/>\n<b>Case di produzione<\/b>: Universal Pictures<br \/>\n<b>Rapporto<\/b>: 1.33 : 1<br \/>\n<b>Paese<\/b>: USA<br \/>\n<b>Anno<\/b>: 1980<br \/>\n<b>Durata<\/b>: 133&#8242; \/ 148&#8242;<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"620\" height=\"349\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/RdR6MN2jKYs\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>The Blues Brothers regia di John Landis (USA\/1980) recensione a cura di Fabrizio Fogliato &nbsp; The Blues Brothers \u00e8 un film fatto di corpi e musica. Musica intesa come sogno ribelle, anarchico e fuori da ogni schema. 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