{"id":24158,"date":"2012-10-16T17:53:43","date_gmt":"2012-10-16T15:53:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=24158"},"modified":"2017-07-13T14:02:35","modified_gmt":"2017-07-13T12:02:35","slug":"boa-sorte-meu-amor-good-luck-sweetheart-daniel-aragao-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=24158","title":{"rendered":"Boa sorte, meu amor (Good Luck, Sweetheart) > Daniel Arag\u00e3o"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39303\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/Boa-sorte-meu-amor-cover.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/Boa-sorte-meu-amor-cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/Boa-sorte-meu-amor-cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/Boa-sorte-meu-amor-cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/Boa-sorte-meu-amor-cover-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/Boa-sorte-meu-amor-cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/Boa-sorte-meu-amor-cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/Boa-sorte-meu-amor-cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/Boa-sorte-meu-amor-cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p><strong>BOA SORTE, MEU AMOR<\/strong><br \/>\nregia di Daniel Arag\u00e3o (Brasile\/2012)<br \/>\na cura di Alessio Galbiati<br \/>\nda <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=24136\">Rapporto Confidenziale 36<\/a><\/p>\n<p>Recife, oggi. Dirceu (Vinicius Zinn), trentenne figlio della borghesia bianca del nord del Brasile, lavora nell\u2019azienda di demolizione del padre (Rogerio Trindade), uomo rancoroso e classista che non manca di ricordare il passato aristocratico della propria famiglia. Dirceu \u00e8 un ragazzo viziato, possiede tutto e non si cura di niente, la sua unica preoccupazione \u00e8 fare festa con gli amici, accoppiarsi col maggior numero di donne, demolire qualche vecchio palazzaccio per fare posto a nuove e pi\u00f9 moderne volumetrie urbane. Un giorno incontra Maria (Christiana Ubach), una ragazza di una classe sociale inferiore alla sua che, per pagarsi gli studi di pianoforte, lavora come ragazza immagine in alcuni locali notturni. I due si conoscono, scoprendo che le rispettive famiglie provengono entrambe dalle zone rurali della regione del Pernambuco, e presto si amano. Possiedono per\u00f2 due visioni del mondo distanti, Maria pensa che nulla sia come dovrebbe essere, Dirceu vorrebbe solo una vita tranquilla negli agi a cui da sempre \u00e8 stato abituato. Un giorno Maria scompare. Dirceu disperato prover\u00e0 a ritrovarla ma, per farlo, dovr\u00e0 tornare in quelle terre da cui la sua famiglia se n\u2019\u00e8 andata, dovr\u00e0 tornare alle proprie radici, ripensando se stesso e il proprio mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-24064 aligncenter\" title=\"Boa Sorte02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/Boa-Sorte02.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"259\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/Boa-Sorte02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/Boa-Sorte02-300x125.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una delle primissime inquadrature di <em>Boa sorte, meu amor<\/em>, lungometraggio d\u2019esordio di Daniel Arag\u00e3o, \u00e8 un piano sequenza davvero rimarchevole, intenso e potente. Maria compare al rallentatore nell\u2019inquadratura come da un raggio di luce, fotografata in un bianco e nero abbacinante (ottimo il contributo dato all\u2019opera del direttore della fotografia Pedro Sotero) all\u2019interno di un formato 2.35 Scope (vale a dire estremamente sottile), sulle struggenti note di <i><a href=\"http:\/\/youtu.be\/W9SQsVyNksE\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">I Don\u2019t Need You Around<\/a><\/i> interpretata da Jackie Wilson. Vestita come una pin-up anni \u201850 lavora come ragazza immagine per un locale notturno, alle sue spalle rilucono riverberi stroboscopici che impattano con l\u2019ottica della macchina da presa facendo esplodere davanti ad essa la bellezza di una donna, a quel punto del film, ancora misteriosa all\u2019interno della storia. A guardarla, oltre a noi spettatori, c\u2019\u00e8 Dirceu, che come noi non pu\u00f2 che cadere ipnotizzato. Quando Maria incrocia il suo sguardo con quello dell\u2019obiettivo, dunque con gli occhi di Dirceu che la osserva, Daniel Arag\u00e3o \u00e8 riuscito ad \u201cagganciarci\u201d al suo film, trascinandoci nel pathos sensuale ed ipercinetico del suo esordio.<\/p>\n<p>Il film nasce da un racconto che il regista ha sentito per la prima volta al funerale di sua nonna. Una storia che riguardava la sua bisnonna, una schiava sessuale alla merc\u00e9 del proprietario terriero di un possedimento situato nella regione del Pernambuco, nel nord del Brasile. Una storia di schiavit\u00f9 comune a tutto il Paese (la fine della schiavit\u00f9 avvenne in Brasile nel 1888 con la legge aurea voluta dalla principessa Isabella), che nel film trova spazio e forma nel monologo (ottimamente scritto da Arag\u00e3o con il fondamentale contributo di Gregorio Graziosi e Luiz Otavio Pereira) che apre la pellicola. Un racconto in cui il padre di Dirceu narra la \u201cparabola\u201d di una schiava totalmente sottomessa al proprio padrone per spiegare al figlio che nella vita quel che conta sono i rapporti di forza, che il potere e il denaro sono l\u2019unico orizzonte dal quale osservare l\u2019esistenza di un mondo in cui non esiste alcuna eguaglianza fra gli individui.<\/p>\n<p>Arag\u00e3o porta su grande schermo la cattiva coscienza del Brasile contemporaneo, una societ\u00e0 che pur vivendo un\u2019impetuosa crescita economica continua a rifuggere dal guardarsi allo specchio per ci\u00f2 che \u00e8 realmente: una societ\u00e0 classista in preda ad un isterico rinnovamento (simboleggiato dall\u2019attivit\u00e0 di demolizione della compagnia del padre), da una parte immemore del proprio passato (Dirceu) e dall\u2019altra incapace di afferrare il potenziale rinnovamento in atto (Maria). Un Paese alienato, del quale il regista stesso si sente vittima, che necessita di essere raccontato per le sue contraddizioni, cercando una strada che percorra prospettive inedite, quella dello sguardo di una generazione nata negli anni &#8217;80.<\/p>\n<p>Nel film citt\u00e0 e campagna sono distanti anni luce, due mondi letteralmente incapaci di comunicare fra loro. Quando Dirceu si getter\u00e0 alla disperata ricerca di Maria inoltrandosi nell\u2019entroterra rurale, trover\u00e0 sulla propria strada unicamente persone con le quali, letteralmente, non sar\u00e0 in grado di comunicare. L\u2019obiettivo di Arag\u00e3o \u00e8 descrivere la distanza che separa questi mondi e di farlo attraverso una storia che, partendo da spunti autobiografici (il personaggio di Dirceu \u00e8 infatti costruito come un vero e proprio alter ego del regista), riesce a cogliere un aspetto comune ad una intera generazione (brasiliana ma non solo): l\u2019assenza di legami con la storia delle proprie famiglie, con la memoria di un passato basato sulla sopraffazione e la negazione di libert\u00e0 che \u00e8 ancora presente nella societ\u00e0 (brasiliana ma non solo).<\/p>\n<p>Il taglio dell\u2019opera \u00e8 tutt\u2019altro che realista. Attraverso una costruzione esasperata della luce e con un procedere ellittico, in termini di sceneggiatura, il film si struttura come un\u2019opera surreale, sempre sopra le righe, decisamente ambiziosa. Una rarit\u00e0 nel panorama cinematografico latino-americano attuale, assai spesso fatto da opere minimaliste, attente a raccontare la realt\u00e0 con un occhio documentaristico. Arag\u00e3o ha diretto un film che si rif\u00e0 alla tradizione formalista del cinema brasiliano anni \u201970, contaminato da influenze provenienti dal cinema internazionale. David Lynch ad esempio, il film si apre con un naso che affiora dal terreno, oppure Wong Kar-Wai e Lars Von Trier.<\/p>\n<p><i>Boa sorte, meu amor<\/i> \u00e8 un film costruito come una canzone d\u2019amore, straziante e passionale, che si struttura fra due brani dotati di una straordinaria potenza emotiva: <i><a href=\"http:\/\/youtu.be\/W9SQsVyNksE\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">I Don\u2019t Need You Around<\/a><\/i> di Jackie Wilson, a rappresentare l\u2019amore struggente di Dirceu per Maria, e <i><a href=\"http:\/\/youtu.be\/FdEwRm-kSJ0\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Going Back to My Roots<\/a><\/i> di Lamont Dozier, simbolo del viaggio di Dirceu verso\/dentro le proprie origini. Ma \u00e8 soprattutto pervaso della straordinaria colonna sonora originale realizzata dal musicista elettronico finlandese <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=24160\">Jimi Tenor<\/a> (gi\u00e0 autore delle superbe musiche per <i>Finnisterrae<\/i> di Sergio Caballero). Un tappeto sonoro eccessivo e strabordante capace di sovrastare in pi\u00f9 d\u2019una sequenza ogni cosa, dotato di una fresca vitalit\u00e0 che aggiunge una lietissima nota di follia ad un film gi\u00e0 di per s\u00e9 generoso, perch\u00e9 non privo di sbavature, ma proprio per questo coinvolgente e vigoroso, come ogni ottima opera prima dovrebbe essere. \u25a0<\/p>\n<p><em>Alessio Galbiati<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=39305\"><strong>NUOVO CINEMA BRASILIANO.\u00a0<\/strong><strong>Intervista ai realizzatori di <em>Boa sorte, meu amor<\/em>.\u00a0<\/strong><strong>Il regista Daniel Arag\u00e3o, lo sceneggiatore Gregorio Graziosi e agli attori Vinicius Zinn e Christiana Ubach<\/strong><\/a><br \/>\na cura di Alessio Galbiati e Roberto Rippa<br \/>\nda <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=24136\">Rapporto Confidenziale 36<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=24160\"><strong>TROPICALISMO FINLANDESE. Intervista a Jimi Tenor<\/strong><\/a><br \/>\na cura di Alessio Galbiati e Roberto Rippa<br \/>\nda <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=24136\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Rapporto Confidenziale 36<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/kqHM30Mujak?rel=0\" width=\"782\" height=\"440\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Boa sorte, meu amor (<\/strong><strong>Good Luck, Sweetheart)<em><br \/>\n<\/em>Regia:<\/strong> Daniel Arag\u00e3o\u00a0\u25a0\u00a0<strong>Sceneggiatura:<\/strong> Daniel Arag\u00e3o, Gregorio Graziosi, Luiz Otavio Pereira\u00a0\u25a0\u00a0<strong>Musiche:<\/strong> Jimi Tenor\u00a0\u25a0\u00a0<strong>Fotografia:<\/strong> Pedro Sotero\u00a0\u25a0\u00a0<strong>Montaggio:<\/strong> Daniel Arag\u00e3o, Gregorio Graziosi\u00a0\u25a0\u00a0<strong>Scenografie:<\/strong> Juliano Dornelles\u00a0\u25a0\u00a0<strong>Costumi:<\/strong> Andrea Monteiro\u00a0\u25a0\u00a0<strong>Trucco:<\/strong> Alex de Farias\u00a0\u25a0\u00a0<strong>Suono:<\/strong> Guga S. Rocha, Phelipe Cabe\u00e7a\u00a0\u25a0\u00a0<strong>Sound design:<\/strong> Guga S. Rocha\u00a0\u25a0\u00a0<strong>Mix:<\/strong> Pablo Lopes\u00a0\u25a0\u00a0<strong>Produzione:<\/strong> Pedro Severien\u00a0\u25a0\u00a0<strong>Produzione esecutiva:<\/strong> Manoel Torres, Nara Arag\u00e3o, Isabela Cribari, Pedro Severien\u00a0\u25a0\u00a0<strong>Interpreti:<\/strong> Vinicius Zinn (Dirceu), Christiana Ubach (Maria), Rogerio Trindade (padre di Dirceu), Carlo Mossy (padre di Maria), Jack Mugler (Johnny), Maeve Jinkings (Juliana), Jr Black (Rafael), Marku Ribas (predicatore), Julio Rocha (dottore), Cacau Maciel (pin-up), Gerlane Silva (nonna), Sandra Possani (madre di Maria), Ana Lucia Altino (insegnante di pianoforte), Zezita Matos (domestica), Bianca M\u00fcller (amante di Dirceu)\u00a0\u25a0\u00a0<strong>Produzione:<\/strong> Orquestra Cinema Est\u00fadios, con il supporto della Direzione dello sviluppo e della cooperazione DSC\u00a0\u25a0\u00a0<strong>Coproduzione:<\/strong> REC Productores Associados, Set Produ\u00e7\u00f5es Audiovisuais, Cicatriz Filmes\u00a0\u25a0\u00a0<strong>Rapporto:<\/strong> 2.35:1\u00a0\u25a0\u00a0<strong>Formato ripresa:<\/strong> 35mm\u00a0\u25a0\u00a0<strong>Colore:<\/strong> bianco e nero\u00a0\u25a0\u00a0<strong>Lingua:<\/strong> portoghese\u00a0\u25a0\u00a0<strong>Paese:<\/strong> Brasile\u00a0\u25a0\u00a0<strong>Anno:<\/strong> 2012\u00a0\u25a0\u00a0<strong>Durata:<\/strong> 95&#8242;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">+ + +<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Daniel Arag\u00e3o<\/strong> \u00e8 nato a Recife (Pernambuco, Brasile) nel 1981. Ha lavorato come assistente alla regia nel film <em>Cinema, aspirina e urubus<\/em> (Cinema, aspirins and vultures) di Marcelo Gomes, vincitore del Prix de Education Nationale a Cannes 2005. I suoi cortometraggi <em>A contra-gotas<\/em> (Drop-counting, 2006), <em>Uma vide e outra<\/em> (One Life And Another, 2007), <em>Solid\u00e3o P\u00fablica<\/em> (Public Solitude, 2008), <em>N\u00e3o me deixe em casa<\/em> (Don\u2019t Drop Me Home, 2009) hanno vinto premi e sono stati presentati in vari festival in giro per il mondo, fra cui: Amburgo, Locarno, Clermont-Ferrand e IDFA. Nel febbraio 2007 ha partecipato al Talent Campus della Berlinale. <em>Boa sorte, meu amor<\/em> (Good Luck, Sweetheart) \u00e8 il suo lungometraggio d\u2019esordio.<\/p>\n<p><strong>Filmografia<\/strong><br \/>\n2006 | A conta-gotas (Drop-counting) | corto, fiction, DV, 20\u2019 \u2022 2007 | Uma vide e outra (One Life And Another) | corto, fiction, HDV\/35mm, 18\u2019 \u2022 2008 | Solid\u00e3o P\u00fablica (Public Solitude) | corto, doc, HD, 18\u2019 \u2022 2009 | N\u00e3o me deixe em casa (Don\u2019t Drop Me Home) | corto, fiction, 35mm, 17\u2019 \u2022 2012 | Boa sorte, meu amor (Good Luck, Sweetheart) | lungo, fiction, 35, 95\u2019<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">+ + +<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Gregorio Graziosi<\/strong> (S\u00e3o Paulo, Brasile, 1983), dirige diversi cortometraggi, tra cui <em>Saba<\/em> (2007), presentato a Cannes, <em>Phiro<\/em> (2008), <em>Saltos<\/em> (2008) e <em>Mir<\/em>a (2009), entrambi selezionati nelle passate edizioni del Festival del film Locarno:<em> Saltos<\/em> nella sezione Play Forward e <em>Mira<\/em> nei Pardi di domani \u2013 Concorso internazionale. Dopo avere presentato il suo cortometraggio <em>Monumento<\/em> al 65. Festival internazionale del Film di Locarno, \u00e8 alle prese con il suo primo lungometraggio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" title=\"Boa Sorte04\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/Boa-Sorte04.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"259\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Rapporto Confidenziale &#8211; numero36<\/strong><br \/>\nottobre\/novembre 2012<br \/>\nISSN: 2235-1329<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=24136\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Sommario<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>BOA SORTE, MEU AMOR regia di Daniel Arag\u00e3o (Brasile\/2012) a cura di Alessio Galbiati da Rapporto Confidenziale 36 Recife, oggi. 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