{"id":24729,"date":"2012-11-18T08:24:03","date_gmt":"2012-11-18T07:24:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=24729"},"modified":"2016-10-31T16:35:34","modified_gmt":"2016-10-31T15:35:34","slug":"rosemarys-baby-roman-polanski-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=24729","title":{"rendered":"Rosemary&#8217;s Baby > Roman Polanski"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-36921 size-full\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Rosemarys_baby_cover.jpg\" alt=\"Rosemarys_baby_cover\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Rosemarys_baby_cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Rosemarys_baby_cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Rosemarys_baby_cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Rosemarys_baby_cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Rosemarys_baby_cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Rosemarys_baby_cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Rosemarys_baby_cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><br \/>\n<strong>Rosemary&#8217;s Baby o la sconfitta del &#8217;68 come horror<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I cattivi lettori chiedono al film tratto dal libro quello che non potranno mai avere: la propria soggettivit\u00e0 traduttrice di immagini mentali corrispondenti alle parole; l\u2019interiorit\u00e0 descritta che la pellicola non pu\u00f2 che tradurre in altri termini. Ecco perch\u00e9, supremo dei luoghi comuni, \u00abil film non vale mai il libro\u00bb ed ecco perch\u00e9 Roman Polanski, nel trasporre <em>Rosemary\u2019s Baby<\/em> di Ira Levin, non toglie n\u00e9 aggiunge una virgola dal\/al testo. Tranne quello che i cattivi lettori e anche i cattivi spettatori non sanno n\u00e9 leggere n\u00e9 vedere. Ossia il sub-testo. La parte <i>tra<\/i> che \u00e8 il bello di ogni opera d\u2019arte. Quella che della parte passiva fa una parte (iper)attiva. E rende il fruitore un <i>altro<\/i> regista, un altro scrittore. Mai un succubo soccombente. Affinch\u00e9 l\u2019opera resti per sempre aperta, cangiante, fluttuante, ri-scrivibile nel tempo. Occhi diversi per ogni stagione. Chi al cinema si ostina a dividere il <i>concreto<\/i> delle immagini dall\u2019<i>astratto<\/i> del punto di vista, a pretendere credibilit\u00e0 razionale, sceneggiatura di ferro, decalcomania storica etc. \u00e8 destinato a non capire. E probabilmente a non godere. Peccato per lui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il film di Polanski del\/sul \u201968 gioca con il gusto massa e si diverte a fare di ogni teoria anti-establishment di quegli anni caldi e freddi il rovescio di un rovescio. Persino l\u2019ambiguit\u00e0 riconosciuta al film (\u00e8 vero quel che si vede o \u00e8 tutta immaginazione della protagonista?) rischia di apparire riduttiva e meta-testuale. \u00abIn fondo alla stanza, in uno dei grandi bovindo, c\u2019era una culla di vimini, nera. Nera, completamente nera; drappeggiata con del taffet\u00e0 nero e ricoperta, ammantata, da un velo nero. Una coccarda d\u2019argento su un nastro nero era appuntata sul baldacchino nero (\u2026). La coccarda d\u2019argento era un crocifisso appeso per i piedi, con il nastro avvolto e annodato intorno ai piedi di Ges\u00f9.\u00bb \u00c8 l\u2019immagine emblema di <em>Rosemary\u2019s Baby<\/em>: il negativo (anche cromatico) che nasce per contrasto dal positivo ed \u00e8 per questo imprescindibile da quest\u2019ultimo. Lo spiega pure Jodorowski nel film di Franco Battiato, <em>Niente \u00e8 come sembra<\/em> (2007).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partorisce B, supposto nemico, ed \u00e8 la catastrofe horror. Rosemary, cio\u00e8 Rosa e Maria, la vergine celeste per eccellenza, ma anche (come rosa) il simbolo del divenire, del progresso, dell\u2019elevazione, d\u00e0 alla luce l\u2019anti-Cristo, il rovescio-diavolo. \u00c8 una dichiarazione d\u2019intenti e d\u2019amore. Il Male non \u00e8 separato dal Bene, la cosmogonia della <i>s\u00e9paration<\/i> (anche in senso debordiano) \u00e8 (in)naturalmente occidentale. E per via di questo autentico peccato originale, A \u00e8 destinato a ricongiungersi inevitabilmente con B. Ri-generazione. Ogni contestazione si far\u00e0 risucchiare dalla conservazione. L\u2019autore lo confermer\u00e0, molti anni dopo, con <em>Tess<\/em> (1979), <em>Luna di fiele<\/em> (1992), <em>La morte e la fanciulla<\/em> (1994), <em>Oliver Twist <\/em>(2005), <em><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=7631\">L\u2019uomo nell\u2019ombra<\/a><\/em> (2010), <em><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15447\">Carnage<\/a><\/em> (2011). Altre parodie. Dell\u2019amore, del sesso, dei diritti civili, del lavoro, delle missioni di pace, del politically correct. Visti nel loro rovescio dissoluto e luttuoso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-36923\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Rosemarys_baby_002a.jpg\" alt=\"Rosemarys_baby_002a\" width=\"620\" height=\"660\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Rosemarys_baby_002a.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Rosemarys_baby_002a-282x300.jpg 282w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Rosemarys_baby_002a-436x464.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come molti film del periodo, quello di Polanski mette in chiaro l\u2019inevitabile sconfitta del \u201968, svelandone l\u2019eccesso di fede, l\u2019apodicitticit\u00e0 che da A sfocia a B, al suo contrario. L\u2019Annunciazione \u00e8 evidente. Prima ancora della gravidanza, si manifesta con il personaggio di un angelo ribelle (Terry, ex <i>addicted<\/i>) ricondotto alla retta via e poi suicida, che lancia invano un segnale simbolico alla protagonista. <em>La caduta degli angeli<\/em> \u00e8 una costante dell\u2019autore, sin dall\u2019omonimo corto del 1959. Non c\u2019\u00e8 bisogno di scomodare le ali, semmai lo gnosticismo. Tutto \u00e8 visibile nell\u2019invisibilit\u00e0. <em>Rosemary\u2019s Baby<\/em> \u00e8 horror perch\u00e9 \u00e8 reale, proprio come, ne <em>L\u2019uomo nell\u2019ombra<\/em>, la Realpolitik si rende thriller. La scrittura media (se non mediocre) di Ira Levin diventa la base non ritoccabile di una forma cinema estremamente visionaria nella sua compressione d\u2019impossibile realismo. Polanski si muove alla Hitchcock, fa fesso lo spettatore (medio), accontentato nelle sue certezze di logica astrattezza, e teor(em)izza alla Pasolini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una neo-coppia di sposi, i Woodhouse, s\u2019illude di vivere <i>per conto proprio<\/i> a Manhattan. Lui (John Cassavetes), molto \u00abimmaginazione al potere\u00bb, fa l\u2019attore, recita in tv <em>Un altro mondo<\/em> e a teatro ha fatto (guarda un po\u2019) <em>Lutero<\/em> e <em>Nessuno ama l\u2019albatro<\/em>; lei (Mia Farrow) \u00e8 svagata, svampita, informale, coltiva la fede (alla lettera: cattolicesimo, papa\u2026). Sono la nuova generazione: idealista e pacifista, un po\u2019 di sinistra, <i>dreamer<\/i>. I conservatori li definirebbero diavoli, demoni. Ma riusciranno davvero a prescindere dal vecchio, dai vecchi, da pap\u00e0? Gli anziani, paradossalmente atei, coniugi Castevet (Ruth Gordon e Sidney Blackmer) li porteranno nel loro disincanto patto col diavolo. Quello vero, altro che gli ingenui contestatori. Lucifero (portatore di luce) che diventa Belzeb\u00f9, il signore delle mosche, un cadavere. Romero direbbe zombi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lui ci sta perch\u00e9 in cambio avr\u00e0 il successo, la visibilit\u00e0. La riproducibilit\u00e0 tecnica cercata nevroticamente proprio dai personaggi (non) zombi di <em>Diary of the Dead<\/em> (2007). Lei si ribella ad oltranza. Urla, fugge, si ribella, sfida, affronta, lancia slogan e molotov mentali di protesta: \u00abSiete tutti mostri!\u00bb Ma, di fronte alla culla nera di cui sopra, non sa resistere. Al di l\u00e0 degli occhi gialli, \u00abocchi di animale, di tigre, non di essere umano!\u00bb, il baby \u00e8 pur sempre un baby. Carne della propria carne. L\u2019uomo sconfitto nell\u2019amor di s\u00e9, la donna in quello materno. Beffardissimo Polanski! Nel tradurre in plot, nemmeno suo, il concetto base, del giallo che si dissolve nel sole scuro, il <i>sol niger<\/i>. Il tema lisergico di altri due esemplari opere sessantottine concluse (inevitabilmente) negli anni \u201980: <em>Lucifer Rising<\/em> (1972-1980) di Kenneth Anger e <em>In the Shadow of the Sun<\/em> (1972-1980) di Derek Jarman.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per\u00f2 questo film di genere basso (produce, ma voleva dirigere, il William Castle dei mostri expanded), dal touch prodigiosamente europeo (girato a Londra), non si sposta, proprio come un vero film d\u2019autore, dal proprio ombelico. I nuovi giovani sono gi\u00e0 (corrotti dai) vecchi. Punto e basta. Modello, si \u00e8 detto, Pasolini. Non c\u2019\u00e8 bisogno, come nel succedaneo <em>L\u2019esorcista<\/em> (1973), di crearsi degli alibi. Di spostare altrove la crisi, il diavolo. In Iraq. E oggi, dallo straordinario <em>Dominion<\/em> (2005) di Paul Schrader, sappiamo finalmente la verit\u00e0. Chi e che cosa \u00e8 Pazuzu. Il diavolo \u00e8 (in) <em>Rosemary<\/em>. E il finale polanskiano orgiastico con il trionfo dei vecchi, anagrafici e mentali, \u00e8 davvero dolorosamente inscritto nel nostro presente guasto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019attuale societ\u00e0 giovanilistica fino alla patologia (orrore delle rughe, della tetta calante, della propria et\u00e0), chi regna satanica, per compensazione, \u00e8 la vecchiaia. Vecchi miti, vecchi linguaggi, vecchi leader, vecchi (super)eroi. Dall\u2019odissea nello spazio all\u2019odissea nell\u2019ospizio. Immaginate Rosemary come ingenua incarnazione di quegli anni in cui si voleva cambiare il mondo. E rabbrividite nel ripercorre la diabolica, vecchia, controffensiva che ne \u00e8 seguita. Reagan, Thatcher, Craxi, le deregulation, i tagli sociali, il riarmo folle. Lo <i>strategico<\/i> crollo dei muri, la <i>strategica<\/i> guerra in Jugoslavia, la <i>strategica<\/i> Unione Europea. Spostamento <i>global<\/i> a destra, fine dello stato di diritto, bancocrazia: i veri diavoli al potere. Non pi\u00f9 rose(mary), ormai. \u00abDio \u00e8 morto!\u00bb \u00abAve, Rosemary, madre di Andrew!\u00bb.\u00a0\u2022<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>Leonardo Persia<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-36922\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Rosemarys_baby_001a.jpg\" alt=\"Rosemarys_baby_001a\" width=\"620\" height=\"501\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Rosemarys_baby_001a.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Rosemarys_baby_001a-300x242.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Rosemarys_baby_001a-436x352.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Rosemary&#8217;s Baby<\/b><br \/>\nTitolo italiano: Rosemary&#8217;s Baby &#8211; Nastro rosso a New York<br \/>\n<b>Regia<\/b>: Roman Polanski\u00a0\u2022\u00a0<b>Sceneggiatura<\/b>: Roman Polanski dal romanzo omonimo di Ira Levin\u00a0\u2022\u00a0<b>Fotografia<\/b>: William Fraker\u00a0\u2022\u00a0<b>Montaggio<\/b>: Sam O&#8217;Steen, Bob Wyman\u00a0\u2022\u00a0<b>Musiche<\/b>: Krzysztof Komeda\u00a0\u2022\u00a0<b>Scenografia<\/b>: Richard Sylbert\u00a0\u2022\u00a0<b>Produttore<\/b>: William Castle\u00a0\u2022\u00a0<b>Interpreti<\/b>: Mia Farrow (Rosemary Woodhouse), John Cassavetes (Guy Woodhouse), Ruth Gordon (Minnie Castevet), Sidney Blackmer (Roman Castevet), Maurice Evans (Edward &#8220;Hutch&#8221; Hutchins), Ralph Bellamy (Dott. Abraham Sapirstein), Angela Dorian (Terry Gionoffrio), Patsy Kelly (Laura-Louise McBirney), Elisha Cook Jr. (Sig. Nicklas), Emmaline Henry (Elise Dunstan), Charles Grodin (Dott. C. C. Hill), Hanna Landy (Grace Cardiff), Phil Leeds (Dott. Shand), D&#8217;Urville Martin (Diego), Hope Summers (Sig.ra Gilmore), Marianne Gordon: Joan Jellico, amica di Rosemary), Wende Wagner (Tiger, amica di Rosemary), Walter Baldwin (Sig. Wees), Patricia O&#8217;Neal (Sig.ra Wees), Charlotte Boerner (Sig.ra Fountain), Gail Bonney (Babysitter, voce), Carol Brewster (Claudia Comfort), Jean Inness (Suor Agnes), Lynn Brinker (Suor Veronica), Sebastian Brook (Argyron Stavropoulos), Gordon Connell (Allen Stone), Patricia Ann Conway (Sig.ra John F. Kennedy), Tony Curtis (Donald Baumgart, voce), Almira Sessions (Sig.ra Sabatini), Michael Shillo (Papa Paolo VI), Clay Tanner (il diavolo), Viki Vigen (Lisa), Frank White (Hugh Dunstan)\u00a0\u2022\u00a0<b>Produzione<\/b>: William Castle Productions\u00a0\u2022\u00a0<b>Rapporto<\/b>: 1.85:1\u00a0\u2022\u00a0<b>Colore<\/b>: colore Technicolor\u00a0\u2022\u00a0<b>Lingua<\/b>: inglese\u00a0\u2022\u00a0<b>Paese<\/b>: USA\u00a0\u2022\u00a0<b>Anno<\/b>: 1968\u00a0\u2022\u00a0<b>Durata<\/b>: 136&#8242;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rosemary&#8217;s Baby o la sconfitta del &#8217;68 come horror I cattivi lettori chiedono al film tratto dal libro quello che non potranno mai avere: la propria soggettivit\u00e0 traduttrice di immagini mentali corrispondenti alle parole; l\u2019interiorit\u00e0 descritta che la pellicola non pu\u00f2 che tradurre in altri termini. 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