{"id":25892,"date":"2013-01-18T12:53:04","date_gmt":"2013-01-18T11:53:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=25892"},"modified":"2013-01-18T19:19:03","modified_gmt":"2013-01-18T18:19:03","slug":"a-ultima-vez-que-vi-macau-joao-pedro-rodrigues-e-joao-rui-guerra-da-mata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=25892","title":{"rendered":"A \u00faltima vez que vi Macau > Jo\u00e3o Pedro Rodrigues e Jo\u00e3o Rui Guerra da Mata"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/macau_01.jpg\" alt=\"\" title=\"A \u00faltima vez que vi Macau - Jo\u00e3o Pedro Rodrigues e Jo\u00e3o Rui Guerra da Mata\" width=\"620\" height=\"439\" class=\"aligncenter size-full wp-image-25893\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/macau_01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/macau_01-300x212.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"4\"><b>A \u00daLTIMA VEZ QUE VI MACAU<\/b><\/font><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\n<i>The Last Time I Saw Macao<\/i> | Jo\u00e3o Pedro Rodrigues e Jo\u00e3o Rui Guerra da Mata | Por-Fra\/2012<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">di Alessio Galbiati<br \/>\nda <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=24136\"><font color=\"#75AADB\">Rapporto Confidenziale 36<\/font><\/a><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"right\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">\u00abIl barocco \u00e8 l\u2019arte di un tempo che ha perduto il suo centro\u00bb<br \/>\nGuy Debord<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">\u00abIl cinema portoghese \u00e8 morto\u00bb. Con queste parole Olivier P\u00e8re, direttore artistico (uscente) del Festival di Locarno, ha introdotto lo straordinario ibrido cinematografico diretto da Jo\u00e3o Pedro Rodrigues e Jo\u00e3o Rui Guerra da Mata, in concorso alla 65\u00aa edizione del festival svizzero. \u00c8 morta la sua industria, gi\u00e0 da qualche tempo ridotta al lumicino ma definitivamente affossata dal taglio dei finanziamenti statali alla produzione cinematografica, voluti dal primo ministro Pedro Passos Coelho. La politica del governo presieduto dal leader del PSD (Partito Social Democratico), formazione di destra appartenente al Partito Popolare Europeo, \u00e8 ispirata ad un feroce populismo apertamente ostile ad ogni misura a sostegno delle arti, un populismo proto-fascista talmente esasperato da aver promesso, e mantenuto, la cancellazione del ministero della cultura e congelato il sostegno finanziario all\u2019Ica (Centro nazionale del cinema locale), portando l\u2019ente ad una totale paralisi. Il cinema portoghese \u00e8 stato una delle prime vittime della crisi economico-finanziaria che si \u00e8 abbattuta sull\u2019Europa di questi anni. \u00c8 morta la sua industria, ma non la forza di un cinema nazionale realizzato da artisti unici, portatori di una visione tanto singolare quanto universale della potenza del linguaggio cinematografico. Al fianco di grandi Maestri, su tutti l\u2019eterno Manoel De Oliveira, si \u00e8 affacciata alla ribalta internazionale una schiera di giovani autori che di frequente realizza il proprio cinema lontano dai confini nazionali, esplorando, come fossero schegge scagliate da una deflagrazione, i territori del passato coloniale portoghese. Miguel Gomes, per esempio, in <i>Tabu<\/i> (uno dei film pi\u00f9 interessanti del 2012), rievoca un\u2019immaginaria quanto verosimile ex colonia africana, Gabriel Abrantes, giovanissimo autore gi\u00e0 di \u201ccasa\u201d nei maggiori festival internazionali, ha costruito (sta costruendo) la propria filmografia all\u2019interno di set allestiti in Paesi un tempo colonie. Pi\u00f9 in generale il cinema portoghese ha posto l\u2019oggetto delle proprie narrazioni fuori dai suoi confini, in esilio dal proprio territorio, ricongiunto e in dialogo con il proprio passato all\u2019interno delle mutazioni, storiche e antropologiche, dell\u2019epoca della globalizzazione. Questa capacit\u00e0, sorprendentemente comune a un gran numero di artisti\/registi (tra i quali \u00e8 possibile annoverare Jo\u00e3o Nicolau, Gon\u00e7alo Tocha, Jo\u00e3o Salaviza e molti altri ancora), rende questa cinematografia estremamente vitale agli occhi del mondo perch\u00e9 ibrida(ta) e meticcia, particolare ma universale, nello spazio (geografico) e nel tempo (storico).<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>A \u00faltima vez que vi Macau<\/i> rientra appieno in questa <i>new wave<\/i> lusitana, ma \u00e8, prima di ogni altra cosa, un film straordinario, probabilmente un capolavoro. Un\u2019opera che non ti si toglie di dosso, che continua a vivere nella testa dello spettatore.<br \/>\nFunziona come un enigma, \u00abAenigma est quaestio obscura, quae difficile intelligitur nisi aperiatur\u00bb (Isid\u00f2ro di Siviglia, <i>Etymologiae<\/i>, I.xxxvii.26), perch\u00e9 come una questione oscura \u00e8 costruito, pezzo per pezzo, dai suoi autori. Una di quelle opere che ti dispiace da morire che pochi riusciranno a vedere, perch\u00e9 contiene in s\u00e9 un modo innovativo e coraggioso di strutturare un racconto, per immagini in movimento, distante dalla norma, assai vicino ad alcune delle opere pi\u00f9 ardite di Chris Marker, in particolar modo al mai abbastanza celebrato <i>Sans soleil <\/i>(1983).<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>A \u00faltima vez que vi Macau<\/i> \u00e8 un film che sfugge alle classificazioni: \u00e8 un film di finzione \u2013 un noir con venature fantascientifiche \u2013 girato come un documentario? Oppure \u00e8 un documentario che si struttura attraverso una trama di finzione? Oppure, ancora, \u00e8 un film di finzione destrutturato, pieno di inserti documentari e girato dal vero?<br \/>\nSicuramente \u00e8 un oggetto cinematografico eccentrico perch\u00e9 unico, fra le opere pi\u00f9 sorprendenti degli ultimi anni. Un ibrido fra molte cose fra loro differenti e allo stesso tempo un\u2019opera che ne contiene molte altre, capace di mescolare fra loro, appena accennandoli, una gran variet\u00e0 di temi e suggestioni, ma pure in grado di essere una lucida riflessione sul cinema e il suo rapporto fantasmatico con la realt\u00e0, rimanendo dannatamente fedele al connubio artistico e alla poetica dei suoi realizzatori.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>A \u00faltima vez que vi Macau<\/i> \u00e8 un omaggio al cinema, alla passione cinefila dei suoi autori che, gi\u00e0 dal titolo, strizzano l\u2019occhio al melodramma MGM del 1954 diretto da Richard Brooks, <i>The Last Time I Saw Paris<\/i>. Ma \u00e8 con la sequenza d\u2019apertura che compiono una citazione esplicita della pellicola mitica che ha reso celebre l\u2019ex colonia portoghese. All\u2019interno di un\u2019immagine\/simbolo (solo la prima delle molte presenti nel film), sensualmente fiammeggiante ed esteticamente raffinata, la transessuale Candy (Cindy Scrash) canta in playback con la voce di Jane Russell, lip-syncing dicono gli anglofoni, il tema portante del classico RKO del 1952 diretto da Joseph von Sternberg, <i>Macao<\/i> (L\u2019avventuriero di Macao). Sono le note e le parole della canzone You Kill Me a condurre lo spettatore all\u2019interno di un mistero entro il quale spariranno tutti i corpi, proprio a partire da quello di Candy, che diverr\u00e0 solo una voce, un fantasma da ritrovare.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Ma il film vero e proprio incomincia un attimo dopo, con la voce fuori campo (scopriremo durante la visione che tutto ci\u00f2 che in quest\u2019opera accade sar\u00e0 solo e unicamente fuori campo \u2013 fuori scena) di Jo\u00e3o Rui Guerra da Mata recitante le seguenti parole:<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">\u00abDopo 30 anni mi ritrovo a Macao, dove non tornavo dai tempi della mia infanzia. Pi\u00f9 o meno una settimana fa, a Lisbona, ho ricevuto un\u2019e-mail da un\u2019amica che non sentivo da molto tempo. Sapevo che Candy era partita per l\u2019Oriente, forse per il gusto dell\u2019esotico, o alla ricerca di una vita pi\u00f9 facile. Fatto sta che ne avevo perso le tracce. Nell\u2019e-mail mi diceva che ancora una volta aveva incontrato gli uomini sbagliati, ma stavolta le conseguenze erano molto serie: un carissimo amico era stato assassinato durante un\u2019innocua partita a flash ball e lei temeva di essere la prossima vittima. Io ero la sola persona di cui potesse ancora fidarsi. Mi pregava di andare a Macao dove, secondo le sue stesse parole, stavano succedendo cose \u201cstrane e inquietanti\u201d. Affaticato dalle molte ore di volo, mi dirigo verso Macao a bordo di un aliscafo che mi riporter\u00e0 indietro nel tempo, ai giorni pi\u00f9 felici della mia vita\u00bb.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/macau_02.jpg\" alt=\"\" title=\"A \u00faltima vez que vi Macau - Jo\u00e3o Pedro Rodrigues e Jo\u00e3o Rui Guerra da Mata\" width=\"620\" height=\"349\" class=\"aligncenter size-full wp-image-25896\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/macau_02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/macau_02-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Queste le parole che ci conducono all\u2019interno di un noir sulle tracce di una persona scomparsa, Candy (Cindy Scrash), transessuale di origini portoghesi fagocitata dai misteri di una citt\u00e0 sospesa fra passato e presente. Di lei sappiamo che \u00e8 entrata casualmente in possesso di alcune informazioni che potrebbero minacciare una non meglio definita organizzazione criminale alle prese con una guerra fra fazioni. Protagonisti di questa caccia all\u2019uomo sono proprio i due stessi registi che, unicamente attraverso le proprie voci, organizzate fra loro in maniera contrappuntistica (un contrappunto di soliloqui che ricorda molto cinema <i>\u00e0 la<\/i> Godard), o in alcuni casi con un piede o una mano, ma mai a figura intera, muovono l\u2019intera storia. Il film procede come un\u2019indagine: una successione di eventi assai simile a un noir: una scia di sangue che conduce a un finale apocalittico che chiuder\u00e0 la storia all\u2019interno d\u2019una visione \u201cspirituale\u201d dell\u2019esistenza, una fine non conclusa, aperta ad un possibile nuovo inizio.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Macao \u00e8 per Jo\u00e3o Rui Guerra da Mata un luogo d\u2019affezione, uno spazio della propria memoria. Egli ha infatti vissuto la propria infanzia nell\u2019isola a sud della Cina quando questa era ancora una colonia portoghese. Figlio di un ufficiale navale della Marina portoghese, ha trascorso la sua infanzia a Macao negli anni \u201970, non facendovi ritorno per trent\u2019anni. Ed \u00e8 per questo che all\u2019interno del film si mescolano i suoi ricordi e la memoria del cambiamento urbanistico si concretizza anche attraverso la giustapposizione di immagini fotografiche della sua infanzia con riprese dal taglio documentaristico della Macao di oggi. \u00abQuattro secoli di presenza portoghese e nessuno parla portoghese\u00bb, dir\u00e0 nel film. Macao dal 1999 \u00e8 tornata alla Cina dopo secoli di dominazione portoghese, lo divenne nel 1557, 442 anni di dominazione coloniale dissolti in un attimo a cavallo fra due millenni. Macao diventa quindi il luogo dal quale osservare il mondo cambiare, trasmutare in qualcosa di ancora sconosciuto, sospeso, proprio come il film, fra dimensioni differenti.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">L\u2019anima asiatica che scorre nel cinema di Jo\u00e3o Pedro Rodrigues, <i>China, China<\/i> (2007) e <i>Alvorada Vermelha<\/i> (2011), \u00e8 riconducibile al sodalizio umano e artistico con Jo\u00e3o Rui Guerra da Mata, co-regista delle opere in questione, e collaboratore di sempre del cinema d\u2019uno dei pi\u00f9 interessanti autori portoghesi. Ed \u00e8 sorprendente vedere quanto le due dimensioni personali riescano a fondersi in una cristallizzazione cinematografica tanto stratificata e complessa, quanto coerente con la poetica della filmografia diretta unicamente da Rodrigues. Autore di un cinema dell\u2019ambiguit\u00e0 e del doppio, sospeso fra omaggio cinefilo e rinnovamento del linguaggio, caratteristiche che troviamo tutte insieme presenti in questo onirico viaggio fra spazio e tempo, memoria e oblio, nell\u2019isola di Macao.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Nulla nel lungometraggio di Rodrigues e da Mata \u00e8 mai banale. L\u2019intera vicenda si svolge fuori campo attraverso la traccia sonora, mentre le immagini sono un mosaico di dettagli minimi o scorci urbani della citt\u00e0 di Macao che solo raramente coincidono in maniera diretta con l\u2019audio. Una sequenza su tutte rende con chiarezza la struttura e l\u2019impostazione del lavoro: la macchina da presa, staticamente puntata su di un palazzo ricoperto da teli turchesi, rimane immobile a puntare l\u2019edificio, sentiamo un dialogo fitto, come di due persone che stanno litigando, a un certo punto uno sparo. Dentro all\u2019inquadratura non \u00e8 accaduto nulla, per\u00f2 sappiamo che qualcosa \u00e8 successo, qualcuno \u00e8 morto, qualcun altro ha ucciso. La messa in scena \u00e8 costruita attraverso un\u2019abile oscillazione fra il piano visivo e quello sonoro, con una predilezione per quest\u2019ultimo, vero tessuto connettivo di quest\u2019eccentrico arabesco che sa di barocco. Scriveva Guy Debord: \u00abIl barocco \u00e8 l\u2019arte di un tempo che ha perduto il suo centro\u00bb. Curioso notare come il termine \u2018barocco\u2019 sia un aggettivo francese, \u2018baroque\u2019, derivato dal portoghese \u2018barroco\u2019, ovvero \u2018irregolare\u2019, in riferimento alla forma non perfettamente regolare di una perla. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>A \u00faltima vez que vi Macau<\/i> \u00e8 un enorme lavoro artigiano durato 15 mesi, nato come un documentario con un budget di 5&#8217;000 \u20ac e trasformatosi in un sogno ad occhi aperti composto da migliaia di inquadrature e immagini (materiale documentario sulla citt\u00e0 di Macao: scorci urbani, dettagli architettonici e paesaggistici, animali, sequenze del brulicare incessante della citt\u00e0, eccetera) tenute insieme da una traccia sonora, in gran parte ricostruita in fase di post-produzione, capace di far progredire una storia altrimenti inintelligibile. Insomma, un miracolo, un vero e proprio miracolo cinematografico e uno dei migliori film del 2012.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">\u00abCome sarebbe il mondo senza il cinema portoghese?\u00bb era il provocatorio titolo di una tavola rotonda andata in scena lo scorso luglio al Festival de Vila do Conde per fare il punto, tra addetti ai lavori, sullo stato di crisi in cui versa l&#8217;industria cinematografica di uno dei Paesi europei pi\u00f9 inguaiati dalla crisi del debito. La mia risposta alla domanda sarebbe che il mondo, probabilmente, non \u00e8 n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno di quello che \u00e8, ma potrebbe essere senz\u2019altro migliore se avesse l\u2019occasione di vedere questa cinematografia morta, ma in forma smagliante. \u2022<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>Alessio Galbiati<\/i><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><iframe loading=\"lazy\" width=\"620\" height=\"349\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/YbqLRng3uMA\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"4\"><b>A \u00faltima vez que vi Macau<\/b><\/font><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\nTitolo internazionale: <b>The Last Time I Saw Macao<\/b><br \/>\n<b>Regia, sceneggiatura, fotografia<\/b>: Jo\u00e3o Pedro Rodrigues, Jo\u00e3o Rui Guerra da Mata \u2022 <b>Montaggio<\/b>: Rapha\u00ebl Lef\u00e8vre, Jo\u00e3o Pedro Rodrigues, Jo\u00e3o Rui Guerra da Mata \u2022 <b>Assistente alla regia<\/b>: Leonor Noivo \u2022 <b>Suono<\/b>: Nuno Carvalho, Carlos Concei\u00e7\u00e3o, Leonor Noivo \u2022 <b>Montaggio suono<\/b>: Nuno Carvalho \u2022 <b>Sound mix<\/b>: M\u00e9lissa Petitjean \u2022 <b>Consulenza scientifica<\/b>: Filomena Silvano \u2022 <b>Musical number crew<\/b>: Rui Po\u00e7as (fotografia), Jo\u00e3o Rui Guerra da Mata (aip art direction) \u2022 <b>Assistente di produzione<\/b>: Yakult Lin, Leonor Noivo, Rodrigo Candeias, Jane Roger \u2022 <b>Production manager<\/b>: Lydie B\u00e1rbara \u2022 <b>Produttori<\/b>: Jo\u00e3o Figueiras, Daniel Chabannes de Sars, Corentin Dong-jin S\u00e9n\u00e9chal \u2022 <b>Interpreti<\/b>: Cindy Scrash (Candy), Jo\u00e3o Rui Guerra da Mata, Jo\u00e3o Pedro Rodrigues \u2022 <b>Guest<\/b>: Maria Jo\u00e3o Guerra da Mata, Lydie B\u00e1rbara, Rapha\u00ebl Lef\u00e8vre, Nuno Carvalho \u2022 <b>Voci<\/b>: Hoi Kem Foo, Rita Chan, Janete Chan, Chan Tong Wong, Ko Chung Tin, Eduardo Chan, Mingyu Wu, Lian Wu \u2022 <b>Produzione<\/b>: Blackmaria (Lisbona), Epicentre Films (Parigi) \u2022 <b>Co-produzione<\/b>: Le Fresnoy, Studio National des Arts Contemporains \u2022 <b>Con il sostegno finanziario<\/b>: ICA RTP, Centre National de la Cin\u00e9matographie et de l\u2019image Anim\u00e9e \u2022 <b>Con il supporto di<\/b>: Centre National des Arts Plastiques (image\/mouvement), du Minist\u00e8re de la Culture et de la Communication \u2022 <b>Rapporto<\/b>: 16:9 \u2022 <b>Formato di ripresa<\/b>: HD \u2022 <b>Formato di proiezione<\/b>: DCP \u2022 <b>Suono<\/b>: Dolby Digital 5.1 \u2022 <b>Lingua<\/b>: portoghese, mandarino \u2022 <b>Paese<\/b>: Portogallo, Francia \u2022 <b>Anno<\/b>: 2012 \u2022 <b>Durata<\/b>: 85\u2019<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><a href=\"http:\/\/www.blackmaria.pt\">www.blackmaria.pt<\/a><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">+ + +<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/JJ-9.jpg\" alt=\"\" title=\"Jo\u00e3o Pedro Rodrigues\" width=\"620\" height=\"332\" class=\"aligncenter size-full wp-image-25894\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/JJ-9.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/JJ-9-300x160.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"4\"><b>Jo\u00e3o Pedro Rodrigues<\/b><\/font><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\n(Lisbona, 1966) Incominciati gli studi in Biologia all\u2019Universit\u00e0 di Lisbona per diventare ornitologo, ha presto abbandonato per studiare cinema e diplomarsi alla Scuola di Cinema di Lisbona.<br \/>\nNel 1988 dirige <i>O pastor<\/i> (The Shepherd), cortometraggio di diploma e opera d&#8217;esordio. Il suo secondo corto, <i>Parab\u00e9ns!<\/i> (Happy Birthday!) ottiene un ottimo consenso internazionale, a partire dalla Menzione speciale alla Mostra di Venezia del 1997. Nel periodo 1997-99 ha diretto <i>Esta \u00e9 a minha casa<\/i> (This Is My Home) e <i>Viagem \u00e0 expo<\/i> (Journey To The Expo), documentario in due parti. Nel 2000, il suo primo lungometraggio, <i>O fantasma<\/i>, presentato in concorso internazionale alla Mostra di Venezia e vincitore dei festival di EntreVues, Belfort e del New Festival a New York. Nel 2005, il suo secondo lungometraggio, <i>Odete<\/i>, viene premiato alla Quinzaine di Cannes. Nel 2007 il suo terzo cortometraggio, <i>China, China<\/i>, co-diretto con Jo\u00e3o Rui Guerra da Mata, viene anch\u2019esso premiato alla Quinzaine, ma pure a EntreVues e Belfort. Nel 2009, il terzo lungometraggio, <i>Morrer como um homem<\/i> (To Die Like A Man), viene selezionato in concorso nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes, dopo essere stato selezionato nel 2007 nel programma Cin\u00e9fondation dell\u2019atelier del festival francese. Nel 2011 il suo quarto cortometraggio \u00e8 il documentario <i>Alvorada vermelha<\/i> (Red Dawn), co-diretto con Jo\u00e3o Rui Guerra da Mata, presentato all&#8217;IndieLisboa e a Locarno. Jo\u00e3o Pedro Rodrigues ha recitato nel cortometraggio <i>Le Jour o\u00f9 le fils de Ra\u00efner s\u2019est noy\u00e9<\/i> di Aur\u00e9lien Vernhes-Lermusiaux. Nel 2012, \u00e8 l&#8217;attore protagonista del documentario d\u2019esordio (come singolo) di Jo\u00e3o Rui Guerra da Mata. Sempre nel 2012 dirige il cortometraggio <i>Manh\u00e3 de Santo Ant\u00f3nio<\/i> (Morning Of Saint Anthony\u2019s Day). The Harvard Film Archive (2010), BAMcin\u00e9matek \u2013 The Next Director (2010), TIFF Bell Lightbox \u2013 The New Auteurs (2011) e molte altre realt\u00e0 cinefile internazionali hanno proposto retrospettive del suo cinema.<br \/>\nAttualmente lavora al suo nuovo lungometraggio, <i>O ornit\u00f3logo<\/i> (The Ornithologist). Dal titolo una sorta di ritorno alle origini.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>Fimografia<\/b><br \/>\n1988 | <b>O pastor (The Shepherd)<\/b> \u2022 1997 | <b>Parab\u00e9ns! (Happy Birthday!)<\/b> \u2022 1997 | <b>Esta \u00e9 a minha casa (This Is My Home)<\/b> \u2022 1999 | <b>Viagem \u00e0 expo (Journey To The Expo)<\/b> \u2022 2000 | <b>O fantasma<\/b> \u2022 2005 | <b>Odete<\/b> \u2022 2007 | <b>China, China<\/b> | co-diretto con J.R.G. da Mata \u2022 2009 | <b>Morrer como um homem (To Die Like A Man)<\/b> \u2022 2011 | <b>Alvorada vermelha (Red Dawn)<\/b> | co-diretto con J.R.G. da Mata \u2022 2012 | <b>Manh\u00e3 de Santo Ant\u00f3nio (Morning Of Saint Anthony\u2019s Day)<\/b> \u2022 2012 | <b>A \u00faltima vez que vi Macau (The Last Time I Saw Macao)<\/b> | co-diretto con J.R.G. da Mata<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">+ + +<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/JJ-15.jpg\" alt=\"\" title=\"Jo\u00e3o Rui Guerra da Mata\" width=\"620\" height=\"332\" class=\"aligncenter size-full wp-image-25895\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/JJ-15.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/JJ-15-300x160.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"4\"><b>Jo\u00e3o Rui Guerra da Mata<\/b><\/font><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\n(Louren\u00e7o Marques, Mozambico) Ha incominciato a lavorare nel cinema proprio con Jo\u00e3o Pedro Rodrigues a partire dal 1995. Insegna Art Direction e Production Design al Lisbon Film School (ESTC) dal 2004 al 2011.<br \/>\nCome Art Director e Production Designer ha partecipato ad un gran numero di corti e lungometraggi. Nel 1997 da Mata compare come attore nel cortometraggio d\u2019esordio di Rodrigues, <i>Parab\u00e9ns!<\/i> (Happy Birthday!), e come assistente alla regia, sempre per Rodrigues, in <i>Esta \u00e9 a minha casa<\/i> (This Is My Home) e <i>Viagem \u00e0 expo<\/i> (Journey To The Expo). Da questo momento da Mata lavorer\u00e0 in ogni opera di Rodrigues in qualit\u00e0 di direttore artistico e production designer, talvolta di sceneggiatore. Nel 2007 co-dirigono il cortometraggio <i>China, China<\/i>, da un\u2019idea di Jo\u00e3o Rui e sceneggiato insieme; recitato principalmente in mandarino, rappresenta il loro primo approccio cinematografico alla Cina. Nel 2012, oltre alla co-regia di <i>A \u00faltima vez que vi Macau<\/i> (The Last Time I Saw Macao), dirige il suo primo cortometraggio, <i>O que arde cura<\/i> (As The Flames Rose), presentato in anteprima IndieLisboa.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>Filmografia<\/b><br \/>\n2007 | <b>China, China<\/b> | co-diretto con J.P. Rodrigues \u2022 2011 | <b>Alvorada vermelha (Red Dawn)<\/b> | co-diretto con J.P. Rodrigues \u2022 2012 | <b>A \u00faltima vez que vi Macau (The Last Time I Saw Macao)<\/b> | co-diretto con J.P. Rodrigues \u2022 2012 | <b>O que arde cura (As The Flames Rose)<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\"><b><font face=\"Georgia\" size=\"2\">+ + +<\/font><\/b><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=25906\">NON SIAMO CHE OMBRE. INTERVISTA A JO\u00c3O PEDRO RODRIGUES E JO\u00c3O RUI GUERRA DA MATA<\/a><br \/>\n<\/b>a cura di Alessio Galbiati e Roberto Rippa<b><\/p>\n<p>\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=25901\">WE ARE JUST SHADOWS. INTERVIEW WITH JO\u00c3O PEDRO RODRIGUES &amp; JO\u00c3O RUI GUERRA DA MATA<\/a><br \/>\n<\/b>by Alessio Galbiati and Roberto Rippa<b><\/p>\n<p><\/b>in <b> <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=24136\"><font color=\"#75AADB\">Rapporto Confidenziale 36<\/font><\/a><\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"620\" id=\"table1\">\n<tr>\n<td width=\"370\"><font face=\"Georgia\"><b>Rapporto Confidenziale<br \/>\n  numero36 (ottobre\/novembre 2012)<\/b><br \/>\n  ISSN: 2235-1329<\/p>\n<p>  <b><a href=\"http:\/\/www.flows.tv\/store\/books\/content\/82|54f9c3d33a69d1f1013a69e9a9060004?channel=82\"><font color=\"#75AADB\">COMPRA<\/font><\/a><\/b><\/p>\n<p>  <b><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=24136\"><font color=\"#75AADB\">SOMMARIO<\/font><\/a><\/b><\/p>\n<p>  <b><a href=\"http:\/\/issuu.com\/rapportoconfidenziale\/docs\/rc_36_preview?mode=window&#038;backgroundColor=#222222\"><font color=\"#75AADB\">ANTEPRIMA<\/font><\/a><\/b><\/font><\/td>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/RC36_Cover.jpg\" width=\"200\" height=\"282\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A \u00daLTIMA VEZ QUE VI MACAU The Last Time I Saw Macao | Jo\u00e3o Pedro Rodrigues e Jo\u00e3o Rui Guerra da Mata | Por-Fra\/2012 di Alessio Galbiati da Rapporto Confidenziale 36 &nbsp; \u00abIl barocco \u00e8 l\u2019arte di un tempo che ha perduto il suo centro\u00bb Guy Debord &nbsp; \u00abIl cinema portoghese \u00e8 morto\u00bb. 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