{"id":26144,"date":"2011-12-07T23:24:08","date_gmt":"2011-12-07T22:24:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=26144"},"modified":"2013-02-01T23:25:24","modified_gmt":"2013-02-01T22:25:24","slug":"marc-fratello-intervista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=26144","title":{"rendered":"Marc Fratello [Intervista]"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-16732\" title=\"Marc Fratello01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/n663615119_2568447_16941.jpg\" alt=\"\" width=\"619\" height=\"487\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/n663615119_2568447_16941.jpg 619w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/n663615119_2568447_16941-300x236.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 619px) 100vw, 619px\" \/><\/p>\n<p><strong><strong> <\/strong><\/strong><strong><span style=\"font-family: Arial; font-size: 14pt; color: #707070;\">Intervista a Marc Fratello, regista e sceneggiatore di &#8220;<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16683\" target=\"_self\">Babyland<\/a>&#8220;<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"font-family: Arial; font-size: 11pt; color: black;\">di Roberto Rippa<\/span><\/p>\n<p><em><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">Diplomatosi in arte drammatica alla Tisch School of the Arts dell\u2019Universit\u00e0 di New York, Marc Fratello studia recitazione e regia teatrale alla Playwrights Horizon\u2019s Theater School e alla Royal Academy of Dramatic Art di Londra. Lavora dentro e intorno la scena off-broadway prima di iniziare il master alla Columbia University. Nel 2007 dirige \u201cGloss Your Lips\u201d, seguito nel 2008 da \u201cThe Forum\u201d. Il suo film di diploma \u201cBabyland\u201d (2010) ha vinto nel 2010 il Focus Features Award come miglior film.<\/span><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\"><strong>Roberto Rippa: Innanzitutto, malgrado \u201cBabyland\u201d abbia vinto in vari festival e abbia ottenuto ottime recensioni, \u00e8 ancora piuttosto difficile trovare informazioni sulle tue esperienze passate. Ho giusto scoperto che hai studiato teatro sia a Londra che New York. \u00c8 corretto? E puoi raccontarmi cosa \u00e8 successo prima di girare il film?<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">Marc Fratello: Ho conseguito il mio BFA (Bachelor of Fine Arts. Ndr.) in arte drammatica a New York. Ho anche studiato presso la Royal Academy of Dramatic Art di Londra. Dopo la scuola, ho collaborato con molte produzioni teatrali a New York e dintorni. Ho diretto spettacoli per i festival di Fringe e American Livingroom e anche al Clemente Soto Velez (centro culturale di New York. Ndr.) nel Lower East Side.<br \/>\nNella mia transizione dal teatro al cinema, ho fatto pratica in numerose case di produzione: Lee Daniels, Killer Films, Tribeca Productions. Mi sono anche trasferito per un breve periodo a Los Angeles prima di iscrivermi al Graduate Film Program della Columbia University.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\"><strong>RR: Qual \u00e8 stata la fonte di ispirazione per \u201cBabyland\u201d?<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">MF: Sono sempre stato un estimatore di registi come Alexander Payne, Todd Solondz e i fratelli Coen, autori che eccellono nel creare storie dominate dai personaggi, storie che travalicano il confine tra commedia e tragedia.<br \/>\nTutti loro creano paesaggi estremamente dettagliati cogliendo le incrinature e le imperfezioni dei loro abitanti. Nel fare questo, toccano una complessit\u00e0 di toni che variano dall\u2019umorismo alla tristezza e tutto ci\u00f2 che sta tra i due estremi. Man mano che progredivo nei miei studi alla Columbia University, mi sentivo molto vicino a questa sorta di terreno ma ho stentato nel modulare queste tonalit\u00e0 precise nei miei primi film come studente.<br \/>\nNel corso del secondo anno, sono capitato su un articolo sul rapimento di un feto nel Missouri. Questa sarebbe diventata la base per la prima stesura di \u201cBabyland\u201d. Il crimine in questione viene raccontato nel corso della scena del \u201ccookie party\u201d. In questi ultimi anni, sono parecchie le storie come questa che si infiltrano nei media americani: donne portate all\u2019omicidio e al sequestro di persona a causa di un disperato bisogno di avere un bambino. Ho sentito che questa storia avrebbe dato vita a una irresistibile protagonista.<br \/>\nEro particolarmente intrigato dalla giustapposizione tra un atto tanto macabro e la sua ambientazione provinciale da ceto medio americano. Per\u00f2 sapevo sin dall\u2019inizio che non avrei voluto fare attraversare ad Amber, la mia protagonista, un percorso di tale brutalit\u00e0. Mi sentivo in relazione con lei e mi piaceva talmente tanto da non poterla trasformare in un\u2019assassina o una sociopatica. Mi interessava di pi\u00f9 la sua profonda carenza a livello umano: conflitti di identit\u00e0, alienazione. Sentimenti che molta gente prova presto o tardi.<br \/>\nSono stato da subito consapevole che questo mondo era adatto per quella fusione tra malinconia e umorismo che avevo voglia di provare. La combinazione tra questo universo e un personaggio dallo scopo tematico cos\u00ec chiaro mi sembravano solidi punti di partenza. A quel punto, le prime pagine sono fluite piuttosto rapidamente.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\"><strong>RR: Il processo di scrittura quanto \u00e8 durato?<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">MF: Ho scritto la prima stesura (senza un finale) in una notte per una lezione. Poi l\u2019ho accantonata per circa un anno. Ci sono ritornato quando stavo sviluppando idee per la mia produzione per la tesi finale. Inizialmente, avevo pensato di svilupparla per un progetto estraneo alla mia tesi. Ci ho lavorato per quasi sette mesi. A quel punto, per\u00f2, era chiaro che il progetto era pi\u00f9 grande di quanto avessi immaginato inizialmente. L\u2019ho quindi realizzato come film di diploma.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\"><strong>RR: La sceneggiatura \u00e8 molto accurata e riesce meravigliosamente a mantenere l\u2019equilibrio tra commedia, dramma (e infine tragedia). Hai iniziato a scriverla partendo proprio dal personaggio principale?<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">MF: Si, come dicevo prima, \u00e8 stato il personaggio e ci\u00f2 che lo circonda (un ambiente industriale, nevoso, da ceto medio americano) ad avermi realmente ispirato. Ricordo che al tempo avevo rivisitato alcune tra le mie protagoniste femminili preferite: Julianne Moore in \u201cSafe\u201d (Todd Haynes, 1995. Ndr.), Heather Matarazzo in \u201cWelcome to the Dollhouse\u201d (Fuga dalla scuola media, 1995, di Todd Solondz. Ndr.). Ero chiaramente impegnato nel dare forma a quel genere di donna vulnerabile e disconnessa. Quelle interpretazioni le avevo certamente in testa.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\"><strong>RR: A proposito dell\u2019equilibrio tra commedia e dramma, \u00e8 stato difficile modularli nel corso del processo di scrittura? E pensi che la commedia contribuisca a rendere il dramma ancora pi\u00f9 realistico?<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">MF: Realismo \u00e8 una parola difficile in quanto molto soggettiva. Per\u00f2 devo dire che ho sempre trovato un po\u2019 ridicolo che una storia debba essere una cosa o l\u2019altra: commedia o dramma, bianco o nero. C\u2019\u00e8 molta vita in quella zona d\u2019ombra. Le tragedie si scontrano spesso con l\u2019umorismo o la bizzarria. E, sinceramente, teniamo in costante equilibrio una rete complessa di narrazioni nelle nostre vite\u2026<br \/>\nC\u2019\u00e8 una tensione intrigante in questo e la gran parte della migliore narrativa credo sappia come tenere in equilibrio entrambi gli aspetti. Credo esista una verit\u00e0  importante in quel dualismo. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\"><strong>RR: Il personaggio di Amber sembra vivere nel mezzo del nulla, il luogo in cui vive \u00e8 inidentificabile. Pensi che il personaggio venga definito non solo dalla sua (inquietante) famiglia (o dalla mancanza della stessa, ad eccezione di una noncurante madre), ma anche dall\u2019ambiente in cui \u00e8 immersa? Hai vissuto l\u2019esperienza di crescere in un luogo come quello mostrato nel film?<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">MF: Mi riferisco spesso al mondo come all\u2019antagonista di Amber e s\u00ec, questo include anche la sua situazione familiare. Io non credo che lei desideri specificatamente un bambino e nemmeno desidera Craig, se \u00e8 per questo. Brama per il desiderio di appartenenza che quelle cose le restituirebbero. Cerca qualsiasi tipo di connessione con il mondo che la circonda ma quel mondo non le offre davvero la giusta prospettiva per conoscere se stessa. Credo che questo rappresenti l\u2019essenza del suo dilemma. \u00c8 talmente spinta a fare parte di quella esistenza che non trova un posto per lui. Non ha gli strumenti per afferrare questa verit\u00e0.<br \/>\nHo preso molto a prestito dalle esperienze fatte crescendo ma la mia vita era interamente suburbana (non rurale n\u00e9 da piccola citt\u00e0). A dire il vero, quello era il mio concetto originale per l\u2019ambientazione: la totale periferia Americana. Molte tra quelle comunit\u00e0 sono indistinguibili l\u2019una dall\u2019altra. Io sono cresciuto in una di queste. Sono sviluppare irregolarmente, piene di catene di ristoranti, architetture industriali, McMansions (per McMansions si intendono case grandi e appariscenti, prodotte in massa come hamburger di McDonald&#8217;s. Ndr.), centri commerciali a schiera. Si trovano ovunque: potresti essere in California, Texas o Ohio, sembrano tutti uguali. Ho pensato che questo fosse lo sfondo ideale per i temi di disconnessione e identit\u00e0 che si svolgono nel film.<br \/>\nFondamentalmente, per\u00f2, abbiamo scelto un\u2019ambientazione che si allontana da questo concetto in molti modi. Abbiamo evidenziato una desolazione che veniva dalla visione originale ma il mondo ha preso una sua vita autonoma. C\u2019\u00e8 stata una presa di coscienza in questo perch\u00e9, sinceramente, le idee che stavamo discutendo non sono confinate nella periferia. In questo caso l\u2019essere rimasti aperti al cambiamento ha migliorato la visione finale. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\"><strong>RR: La tua storia, come si diceva prima, ha molto a che fare con il tema dell\u2019identit\u00e0: Amber sembra voler disperatamente corrispondere a tutto ci\u00f2 che la circonda, in qualsiasi modo, non importa come. Pensi che questa mancanza di identit\u00e0 abbia a che fare, in generale, con la vita nelle piccole citt\u00e0 popolate dalla classe media americana?<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">MF: L\u2019identit\u00e0 ha un enorme ruolo nella storia, come si diceva prima. Per quanto riguarda la tua domanda, per\u00f2, non credo che si tratti di un dilemma specifico delle piccole cittadine popolate dalla classe media. Credo che questo conflitto di identit\u00e0  possa verificarsi ovunque. Credo che molta gente che vive nelle piccole cittadine si trovi molto bene nella propria pelle e nella propria vita e penso che New York sia piena di gente che si sente disconnessa e alienata come Amber. Come dicevo, avevo ambientato la storia in un centro molto pi\u00f9 periferico e il fatto che ci siamo ritrovati a girare nell\u2019upstate rurale di New York \u00e8 dovuto a uno sviluppo dell\u2019ultimo momento. Credo che questo dica molto su quanto universale sia il tema.<br \/>\nCertamente c\u2019\u00e8 una qualit\u00e0 specifica legata a questo panorama che risulta soffocante per Amber. Abbiamo assolutamente cercato di catturarla ma ha molto pi\u00f9 a che fare con la sua realt\u00e0 soggettiva che con una verit\u00e0 oggettiva. Per quanto pensi che ci siano parti di America che mancano d\u2019anima (come quelle suburbane che citavo prima), non penso si possano fare grandi generalizzazioni, credo che la realt\u00e0 sia molto pi\u00f9 complessa.<br \/>\nLa citt\u00e0 in cui ci siamo ritrovati a girare (Hudson, nello Stato di New York) \u00e8 piuttosto sorprendente e abitata da molta gente affascinante. Abbiamo dovuto lavorare nella direzione di un affievolimento della sua bellezza. E malgrado questo, onestamente, penso che appaia comunque ancora bellissima.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\"><strong>RR: Come hai lavorato con gli attori, in particolare con la straordinaria Marielena Lodgson (che ha vinto per questo ruolo il premio come migliore attrice al Brooklyn Film Festival)?<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">MF: Vorrei poter dire che abbiamo seguito un processo molto calcolato ma ci siamo ritrovati a lavorare a grande velocit\u00e0. Quindi il casting ha costituito il 70% del lavoro.<br \/>\nAbbiamo collaborato con un&#8217;agenzia per trovare Craig e Amber. In entrambi i casi ho preso attori che erano molto diversi da come avevo immaginato i personaggi. Ero   molto pi\u00f9 preoccupato dal trovare attori che potessero connettersi organicamente alla sceneggiatura e che fossero in grado di passare dagli elementi comici a quelli drammatici. \u00c8 molto pi\u00f9 difficile di quanto uno possa pensare.<br \/>\nQuesto era un elemento cruciale per Amber, e Marielena era in assoluto la sola scelta possibile. Era molto pi\u00f9 giovane di quanto avessi immaginato ma \u00e8 cos\u00ec naturalmente divertente e si \u00e8 insinuata nella fragilit\u00e0 e instabilit\u00e0 di Amber cos\u00ec naturalmente che l\u2019abbiamo scritturata immediatamente.<br \/>\nAbbiamo potuto provare solo alcune volte prima di girare. Ho incoraggiato gli attori a immergersi nel linguaggio dei personaggi e farlo loro. Volevo raggiungere quella qualit\u00e0 simile a quella di Robert Altman o Cassavetes, i cui dialoghi scorrono in maniera quasi da cin\u00e9ma verit\u00e9: frammentati, sovrapposti, imperfetti.<br \/>\nGran parte del mio lavoro \u00e8 consistito nel fare un passo indietro e sollevare gli attori da troppi formalismi. Non volevo che le loro interpretazioni risultassero controllate o coreografate. La sceneggiatura era stata scritta con questo stile in mente ma al momento di girare c\u2019\u00e8 stato spazio per un\u2019improvvisazione che ha unito tutti i punti. Molti tra i miei momenti preferiti sono il risultato di questa sorta di esplorazione. La scena del \u201ccookie party\u201d non avrebbe mai potuto riuscire in un ambiente super controllato. Abbiamo messo il volante nelle mani degli attori e girato quasi alla stregua di un documentario. Questo \u00e8 accaduto in molte fasi della lavorazione.<br \/>\nMarielena \u00e8 presente in ogni scena del film e ovviamente ha avuto molto peso sulle spalle. La cupezza della storia \u00e8 stata particolarmente difficile per lei. Lei veniva dalle scenette ed era pi\u00f9 a suo agio con un repertorio comico. Era anche vulnerabile in ogni modo possibile, cosa che ci ha permesso di attenuare il suo fascino naturale. Abbiamo imbottito i suoi vestiti per farla apparire pi\u00f9 pesante, e pettinatura e trucco le donavano costantemente molto poco. Si \u00e8 assunta grossi rischi e mi \u00e8 capitato di doverla assistente emotivamente. Per\u00f2 \u00e8 riuscita a incanalare ogni minima parte della sua ansia e della sua paura in Amber. Lei \u00e8 il complimento pi\u00f9 costante che io ottenga sul film. Il film si posa interamente sulle sue spalle. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-16805\" title=\"Marc Fratello02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/Cropped-Headshot.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"467\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/Cropped-Headshot.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/Cropped-Headshot-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><span style=\"font-family: Arial; font-size: 9pt; color: black;\">(Marc Fratello. Photo: Nicole Davis-Fineman)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><strong><span style=\"font-family: Arial; font-size: 12pt; color: black;\"> <\/span><\/strong><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\"><strong>RR: Il film dura appena 28 minuti. \u00c8 stato difficile comprimere una storia cos\u00ec complessa in un formato tanto breve? E hai mai avuto la tentazione, in fase di scrittura, di trasformarlo in un lungometraggio?<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">MF: Come studenti, siamo strenuamente incoraggiati a girare film dalla durata inferiore ai 15 minuti, quindi ho ovviamente avuto problemi con la dimensione della storia. C\u2019\u00e8 un&#8217;ottima ragione per questo: i cortometraggi pi\u00f9 lunghi sono difficilissimi da programmare nel circuito dei festival, specialmente in America. Per\u00f2 ho sempre messo in primo piano le esigenze narrative e questo ha fatto s\u00ec che la storia non si traducesse nemmeno in un lungometraggio.<br \/>\nAlla fine, ho fatto il film lungo esattamente come era necessario che fosse. Ho pensato unicamente a ci\u00f2 che ritenevo avrebbe funzionato al meglio per questa storia particolare. 28 minuti \u00e8 stata la durata giusta. Non ho mai pensato di aggiungere o togliere qualcosa. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\"><strong>RR: Quanto a lungo \u00e8 durata la lavorazione?<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">MF: Otto giorni in tutto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\"><strong>RR: Com\u2019era composta la troupe?<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">MF: Il mio direttore della fotografia Dan Sharnoff mi \u00e8 stato raccomandato da un compagno di scuola. \u00c8 stato il primo che abbia incontrato e l\u2019ho assoldato immediatamente. Avevo bisogno di una troupe che fosse in grado di muoversi rapidamente e con competenza attraverso condizioni estreme (neve, diverse ambientazioni reali, set pieni di comparse). Velocit\u00e0 e efficienza erano priorit\u00e0 e Dan \u00e8 stato all&#8217;altezza.<br \/>\nHo pensato fosse importante circondarlo di persone con cui si sarebbe sentito a suo agio e cos\u00ec sono stato felice di spendere soldi nella sua intera squadra. Sinceramente, sono stati i soldi meglio spesi dell\u2019intera produzione. Non avremmo potuto affrontare cos\u00ec tante ambientazioni diverse se la squadra non fosse stata in sincronia. Ci siamo ritrovati a girare il film con la stessa capacit\u00e0  improvvisativa con cui \u00e8 stato recitato. Abbiamo esplorato molto sul momento e questo \u00e8 stato possibile grazie alla loro relazione e alla reciproca fiducia. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\"><strong>RR: Parlami della scelta delle musiche.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">MF: Questa \u00e8 una domanda difficile. Posso solo dire di essere feticista per quanto riguarda le musiche nei film e ho trascorso centinaia di ore nel setacciare iTunes e  internet per trovare ci\u00f2 di cui avevo bisogno. Volevo musiche che restituissero qualcosa come \u201cHarold and Maude\u201d o \u201cBasquiat\u201d. Adoro la vibrazione che nasce dallo scegliere musica o artisti affermati per guidare la narrazione.<br \/>\nSono passato attraverso tutto: da Beirut a Vashti Bunyan, fino ai Boards of Canada. Sono finito su un mix di indie folk e elettronica. Un pezzo in particolare \u00e8 stato essenziale nella scrittura e ha in qualche modo stabilito il tono della lavorazione  e della colonna sonora. Inconsciamente mi sono rivolto a musiche con voci dalla qualit\u00e0 infantile. Suppongo fossero evocative dello spirito di Amber. Ho anche usato un certo tipo di musica per dare un\u2019idea del carattere del mondo. Da qui un po\u2019 di glam metal anni \u201980.<br \/>\nAdoro davvero ci\u00f2 che ne \u00e8 risultato. La musica costituisce una grandissima parte della mia estetica. Usare artisti affermati, per\u00f2, \u00e8 un rischio a causa dei diritti d\u2019autore e delle licenze e questo ha bloccato il film per quanto riguarda la possibilit\u00e0 di diffusione e distribuzione.<br \/>\nSinceramente, non posso parlare specificatamente della musica perch\u00e9 non so cosa rimarr\u00e0 permanentemente nel film. Se \u201cBabyland\u201d dovesse avere una sua vita al di fuori del circuito dei festival, molta della musica contenuta dovr\u00e0 molto probabilmente cambiare. In questo momento la questione \u00e8 nell\u2019aria. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\"><strong>RR: Il tuo film ha vinto il Focus Features Best Film Award al Columbia University Film Festival nel 2010 e molti altri premi. \u00c8 stato anche incluso da IndieWire tra il \u201cmeglio del meglio\u201d dei cortometraggi tra quelli passati al Sundance. Tutto questo ti sta aiutando concretamente nel mettere in piedi un nuovo progetto? E se si, puoi dirmi qualcosa a riguardo?<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">MF: Il circuito dei festival ha aperto una quantit\u00e0 impressionante di porte. Sto terminando la sceneggiatura per il mio primo lungometraggio. Quindi, se tutto andr\u00e0 bene, questo sar\u00e0 il mio prossimo capitolo.<\/span><\/p>\n<p><strong><strong><strong><strong><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt; color: black;\">Novembre 2011<\/span><\/strong><\/strong><\/strong><\/strong><\/p>\n<p><strong><strong><strong><span style=\"font-family: Arial; font-size: 12pt; color: black;\">Leggi l&#8217;<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16683\" target=\"_self\">articolo<\/a> su &#8220;Babyland&#8221; in Rapporto Confidenziale<\/span><\/strong><\/strong><\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-16684\" title=\"Babyland03\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/Babyland03.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"308\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/Babyland03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/Babyland03-300x149.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"620\" height=\"480\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/uNKJ6E_cNeo\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Marc Fratello, regista e sceneggiatore di &#8220;Babyland&#8220; di Roberto Rippa Diplomatosi in arte drammatica alla Tisch School of the Arts dell\u2019Universit\u00e0 di New York, Marc Fratello studia recitazione e regia teatrale alla Playwrights Horizon\u2019s Theater School e alla Royal Academy of Dramatic Art di Londra. 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