{"id":2640,"date":"2009-08-17T17:32:23","date_gmt":"2009-08-17T15:32:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=2640"},"modified":"2013-04-25T18:58:02","modified_gmt":"2013-04-25T16:58:02","slug":"wes-anderson-and-the-substance-of-style-matt-zoller-seitz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=2640","title":{"rendered":"Wes Anderson and the Substance of Style"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2641\" title=\"Wes Anderson01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/08\/wa01.jpg\" alt=\"Wes Anderson01\" width=\"620\" height=\"377\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/08\/wa01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/08\/wa01-300x182.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><br \/>\n<font face=\"Georgia\" style=\"font-size: 16pt\"><b>Wes Anderson and the Substance of Style<\/b><\/font><font size=\"2\" face=\"Georgia\"><br \/>\ndi Alessio Galbiati<\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p><\/font><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\">articolo pubblicato in&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=2238\">Rapporto Confidenziale &#8211; numero16<\/a>, luglio-agosto 2009 (pagg. 40-43)<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\">A volte la critica cinematografica riesce ad essere davvero una cosa interessante, utile lo \u00e8 raramente. Il caso della video-analisi di Matt Zoller Seitz (1), pubblicata a partire dal 30 marzo 2009 sul fondamentale Moving Image Source (<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.movingimagesource.us\/\">movingimagesource.us<\/a>) (2), rientra appieno in questa categoria e rappresenta, nel suo genere, un capolavoro assoluto.<br \/>\n<i>The Substance of Style<\/i> \u00e8 un documentario in cinque parti che analizza i riferimenti cinematografici (ma non solo) di uno dei registi pi\u00f9 influenti e misconosciuti (in Italia senz\u2019altro) degli ultimi anni: Wes Anderson (3). Quello di cui vorrei dunque dar conto \u00e8 un esempio di critica cinematografica davvero notevole, non necessariamente innovativo, ma davvero efficace e sorprendente. Una critica della critica.<\/p>\n<p>Quello di Anderson \u00e8 un talento fuori dall\u2019ordinario che colpisce lo spettatore per l\u2019incredibile coerenza d\u2019insieme, per la forte valenza autoriale che emerge da ogni suo lavoro. Seitz analizza il suo stile isolando con meticolosa attenzione le citazioni disseminate nei testi filmici sin qui prodotti dal regista texano (un texano decisamente distante dallo stereotipo corrente), citazioni provenienti da registi del calibro di Orson Welles, Martin Scorsese, Richard Lester, Mike Nichols, Bill Melendez, Hal Ashby e Fran\u00e7ois Truffaut. Tutte le osservazioni di Seitz sono suffragate dalle stesse immagini provenienti dai film citati, una caratteristica resa possibile dall\u2019importanza dell\u2019istituzione per la quale ha prodotto la video-critica, una cosa altrimenti irrealizzabile se si tiene conto della mole di opere filmiche citate e utilizzate. Bellissima ed esemplificativa della potenza del cinema di Anderson, come pure dell\u2019efficacia dell\u2019analisi, \u00e8 la sequenza parallela proveniente da <i>The Graduate<\/i> (<i>Il laureato<\/i> di Mike Nichols, 1967) e <i>Rushmore<\/i> (Wes Anderson, 1998) in cui diviene evidente ci\u00f2 che il film lasciava solo intuire (a meno d\u2019una memoria di ferro, capace di leggere contemporaneamente due testi filmici fra loro distanti nel tempo, fra loro lontani nella memoria dello spettatore). Anderson realizza una citazione perfetta, resa evidente da Seitz con la scelta di utilizzare l\u2019audio originale della pellicola di Nichols (ovvero il brano musicale Sound of Silence di Simon &amp; Garfunkel), entro una medesima unit\u00e0 di luogo (in entrambi i casi la sequenza si svolge in una piscina), cos\u00ec facendo egli traccia un legame fra gli stati d\u2019animo dei due protagonisti delle sequenze (Dustin Hoffman e Bill Murray), due personaggi che si sentono svuotati e distanti dal mondo che li circonda, come dei palombari sprofondati nel proprio scafandro in un abisso senza fondo.<\/p>\n<p>Cinque capitoli cos\u00ec suddivisi:<\/p>\n<p>1. Analisi complessiva dello stile registico di Wes Anderson<br \/>\n2. Citazioni provenienti da Martin Scorsese, Richard Lester e Mike Nichols presenti nel cinema di Anderson<br \/>\n3. Citazioni provenienti da Hal Ashby presenti nel cinema di Anderson<br \/>\n4. Citazioni provenienti da J.D. Salinger presenti nel cinema di Anderson<br \/>\n5. Analisi del prologo di <i>The Royal Tenenbaums<\/i><\/p>\n<p>\u00c8 sorprendente scoprire l\u2019intarsio di citazioni contenuto nel cinema di Anderson, stupefacente se messo in relazione all\u2019incredibile freschezza del suo stile, capace di mantenersi su di un bizzarro equilibro fra vecchio e nuovo, costantemente in grado di porre una dialettica destabilizzante, una conflittualit\u00e0 fra situazioni che invariabilmente porta allo scardinamento delle norme precostituite, non tanto attraverso delle rivoluzioni del dato sociale pre-esistente quanto con l\u2019insinuazione in esso d\u2019un qualche elemento eccentrico e dolce. L\u2019anticonformismo dei personaggi dei suoi film, si pensi all\u2019eroico Max Fisher di Rushmore, un perfetto nerd-looser, o allo squinternato Dignan di <i>Bottle Rocket<\/i>, un perfetto looser picchiatello, \u00e8 sempre il motore delle storie raccontate. Sono i personaggi dei suoi film che trascinano la narrazione, che le fanno compiere tutte quelle digressioni e contorsioni che rendono il cinema di Anderson unico e meraviglioso (ma i figli del suo cinema hanno da tempo cominciato a sbocciare, basti pensare a pellicole tipo <i><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=4687\">Juno<\/a><\/i>, <i>Napoleon Dynamite<\/i>, <i>Garden State<\/i>, <i>Son of Rambo<\/i> e molti altri ancora\u2026).<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2643\" title=\"Wes Anderson02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/08\/wa02.jpg\" alt=\"Wes Anderson02\" width=\"620\" height=\"912\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/08\/wa02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/08\/wa02-203x300.jpg 203w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\">Seitz, dicevamo, compie un\u2019analisi filmica completa del cinema di Wes Anderson, nel primo capitolo (Wes Anderson and his pantheon of heroes) definisce il cineasta texano in termini autoriali, rifacendosi alla scuola dei Cahier che qualificava in tal modo un regista quando ogni suo film era in grado di portare una propria e costante visione del mondo. In Anderson questo \u00e8 lampante, salta letteralmente agli occhi. Steve Zissou, Max Fisher, Dignan, i tre fratelli Whitman e quelli Tenenbaum, come pure l\u2019uso della macchina da presa, il frequente ricorso a complessi piani sequenza, l\u2019uso del carattere tipografico Futura (4), l\u2019altrettanto frequente utilizzo di opere pittoriche (il pi\u00f9 delle volte realizzate dal fratello), l\u2019amore per i personaggi disadattati, o semplicemente strani, il senso di fratellanza proprio dell\u2019amicizia e cos\u00ec via\u2026 tutto in Anderson \u00e8 autorialit\u00e0 e tutti i suoi film fra loro si somigliano, legati l\u2019uno all\u2019altro in una maniera talmente stretta da costituire (quasi) un unico testo filmico. Seitz rintraccia quali sono gli autori cinematografici che hanno maggiormente influenzato il suo stile e dei quali \u00e8 rintracciabile una qualche, pi\u00f9 o meno esplicita, citazione. Seitz produce un lavoro critico-analitico che rientra in un\u2019abbastanza folto gruppo di articoli apparsi sulla stampa cinefila a partire dal secondo film diretto da Anderson, Rushmore, una gara all\u2019emersione di tutte quelle citazioni \u201csilenti\u201d che ne ammantavano il testo (5).<br \/>\nIn sostanza la tesi centrale sostenuta da questa analisi \u00e8 espressa piuttosto chiaramente dal suo autore: \u00abIl carattere maggiormente distintivo di Wes Anderson \u00e8 la vastit\u00e0 della gamma di opere artistiche che alimenta la sua immaginazione, un\u2019immaginazione che non si compone solamente di opere recenti americane e straniere, ma spazia nel cinema di 30, 50, o anche 70 anni fa, ed a questo aggiunge giornali, fumetti, illustrazioni e fiction. Lo spettro delle influenze d\u00e0 al suo cinema un\u2019unicit\u00e0 dei toni che non ha imitatori. \u00c8 uno stile che si fa sostanza.\u00bb (6)<\/p>\n<p>Questo stile si alimenta di Peanuts, il celebre mondo a fumetti creato dalla striscia del geniale Charles M. Schulz \u2013 quello con Snoopy e Charlie Brown per capirci, ed \u00e8 affascinato dalle animazione che sopra a queste realizz\u00f2 Bill Melendez (7). In una sequenza di Rushmore vediamo il protagonista, interpretato da Jason Schwartzman, uno degli attori pi\u00f9 amati ed utilizzati dal regista, abbigliato in maniera pressoch\u00e9 identica a Charlie Brown nel film d\u2019animazione <i>A Charlie Brown Christmas<\/i> (Bill Melendez, 1965). In un\u2019intervista rilasciata all\u2019autore dell\u2019analisi in questione Owen Wilson, co-sceneggiatore del film, gli confid\u00f2 di considerare Max Fisher come la sommatoria di Snoopy e Charlie Brown tant\u2019\u00e8 che il padre di Max \u00e8 incredibilmente somigliante al padre dei due\u2026 Cherles Shulz. E poi come in Peanuts i personaggi delle storie racconta da Anderson sono delle anime candide che vivono in un proprio mondo fatto di sogni ed innocenti passioni.<br \/>\nMa questa sostanza prende forma citando ed utilizzando (quasi fosse un grammatica) anche il grande cinema, quello di Orson Welles e di Fran\u00e7ois Truffaut. Non \u00e8 citazionismo, pi\u00f9 probabilmente si tratta di maniera. L\u2019uso del piano sequenza inteso come elegia dell\u2019immagine cinematografica sembra essere lo stesso, movimenti di macchina complessi in continuit\u00e0 di ripresa. Seitz rileva, suffragato dalle immagini mostrate in split screen, la coincidenza della durata di due piani sequenza realizzati da Welles e Anderson rispettivamente in <i>Citizen Kane<\/i> ed in <i>The Life Aquatic with Steve Zissou<\/i>. \u00c8 sorprendente l\u2019effetto che si prova nel vedere disvelata una citazione di questo tipo ed \u00e8 assolutamente lecito domandarsi se tale relazione fra due film distinti (e distanti) non sia in realt\u00e0 un abbaglio del critico, che cerca una conferma la dove vi \u00e8 solamente casualit\u00e0; il dilemma \u00e8 per\u00f2 irrisolvibile, la critica, soprattutto quella attenta alle citazioni, i cinefili militanti, quelli per i quali tutto \u00e8 citazione, non potranno fare a meno di credere che la casualit\u00e0 nel cinema non esista, gli scettici invece\u2026 bh\u00e9, per loro non c\u2019\u00e8 speranza.<br \/>\nSono molti i momenti sorprendenti nel lavoro critico di Matt Zoller Seitz e spaziano da riflessioni generali, come ad esempio l\u2019evidente prossimit\u00e0 del cinema di Anderson con alcune delle opere pi\u00f9 riuscite di Hal Ashby (a questo \u00e8 dedicata la terza parte: Examining the Wes Anderson-Hal Ashby connection) oppure all\u2019uso assai simile della colonna sonora e del ralenti a quanto fatto da Martin Scorsese nell\u2019epoca aurea del suo cinema, ma questi diventano straordinari quando accostano fra loro (come gi\u00e0 illustrato) sequenze pressoch\u00e9 identiche. Il tentativo di suicidio compiuto da Richie Tenenbaum, nel bagno della casa dei genitori con una lametta per radersi, \u00e8 davvero (!) un omaggio-citazione a <i>The Big Shave<\/i>, il celebre cortometraggio di Martin Scorsese del 1967, una citazione che si compone d\u2019un buon numero di inquadrature identiche ma che \u00e8 costruita per essere un punto di svolta drammatico e decisivo della vicenda narrata.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo esempio rende manifesta la sostanza dello stile di cui si parla, ed \u00e8 un manifesto eloquente di un modo di concepire il cinema che non si pu\u00f2 che amare, dato che si appropria di tutta la storia del cinema e la utilizza come fosse grammatica utile alla costruzione di nuove combinazioni linguistiche, fatte di forma e sostanza. Questo stile \u00e8 una fra le strade possibile che il cinema contemporaneo ha imboccato per evolversi, accorpando in se ogni riferimento culturale possibile con la leggerezza dell\u2019innocenza d\u2019uno sguardo gentile, lo sguardo di Wes Anderson.<br \/>\nQuindi, quando vi capiter\u00e0 di ri-vedere un film diretto da Wes Anderson, sappiate che, sotto quell\u2019apparente nonsenso continuo, c\u2019\u00e8 tutto un mondo di segni, rimandi, citazioni e molta, molta sostanza.<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><i>Alessio Galbiati<\/i><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"right\"><i><font face=\"Georgia\" style=\"font-size: 14pt\"><b>The Substance of Style<br \/>\n<\/b>di Matt Zoller Seitz<\/font><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\n<a href=\"http:\/\/tinyurl.com\/loc9h9\">tinyurl.com\/loc9h9<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.movingimagesource.us\">movingimagesource.us<\/a><\/font><\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2648\" title=\"Wes Anderson03\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/08\/wa031.jpg\" alt=\"Wes Anderson03\" width=\"620\" height=\"415\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/08\/wa031.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/08\/wa031-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><br \/>\n<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"3\"><b>Note<\/b><\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p><b>(1)<\/b> Matt Zoller Seitz \u00e8 uno scrittore e filmmaker statunitense che collabora in qualit\u00e0 di critico cinematografico e televisivo su un gran numero di testate fra cui il New York Times, New York Press, e The Star Ledger. Nel 2005 ha esordito dietro la macchina da presa dirigendo l\u2019insipido Home, una commedia drammatica ambientata a Brooklyn. Recentemente ha compiuto un\u2019analisi, metodologicamente assai simile a quella dedicata a Wes Anderson, del cinema di Michael Mann, sempre in cinque capitoli sempre realizzata in audiovideo (e testo): <i>Zen Pulp<\/i>.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.movingimagesource.us.\/articles\/zen-pulp-pt-1-20090701\">www.movingimagesource.us.\/articles\/zen-pulp-pt-1-20090701<\/a><br \/>\nBlog personale: <a href=\"http:\/\/www.thehousenextdooronline.com\/\">thehousenextdooronline.com<\/a><\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p><b>(2)<\/b> Moving Image Source \u00e8 uno dei migliori siti di informazione cinematografica presenti sulla rete ed \u00e8 la piattaforma online d\u2019uno dei pi\u00f9 raffinati luoghi (reali) della cinefilia (il Museum of the Moving Image di New York). La qualit\u00e0 degli articoli presenti \u00e8 davvero notevole, sempre dettagliatissimi e documentati sono una riserva di informazioni ed analisi irrinunciabile per lo studioso e l\u2019appassionato. Moving Image Source \u00e8 reso possibile dalla Hazen Polsy Foundation, fondazione cinefila istituita alla memoria di Joseph H. Hazen, celebre avvocato e produttore che ha percorso tutti gli anni d\u2019oro di Hollywood. Fu lui a scrivere il contatto fra la Warner Brothers e la Edison Vitaphone per la realizzazione del primo film sonoro della storia, il leggendario <i>The Jazz Singer<\/i> del 1927.<br \/>\nSource: <a href=\"http:\/\/www.movingimagesource.us\">movingimagesource.us<\/a><\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p><b>(3)<\/b> Wesley Wales \u201cWes\u201d Anderson \u00e8 nato a Houston in Texas il primo maggio 1969. Filmografia: <i>Bottle Rocket<\/i> (mediometraggio, 1994), <i>Bottle Rocket<\/i> (1996), <i>Rushmore<\/i> (1998), <i>The Royal Tenenbaums<\/i> (2001), <i>The Life Aquatic with Steve Zissou<\/i> (2004), <i>The Darjeeling Limited<\/i> (2007), <i>Hotel Chevalier<\/i> (cortometraggio prequel di <i>The Darjeelin Limited<\/i>, 2007), <i>The Fantastic Mr. Fox<\/i> (film d\u2019animazione di imminente uscita, 2009).<br \/>\nWes bio: <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Wes_Anderson\">en.wikipedia.org\/wiki\/Wes_Anderson<\/a><br \/>\nNella voce dedicata ad Anderson dalla pi\u00f9 celebre \u201cFree Encyclopedia\u201d della rete \u00e8 decisamente interessante la tabella dedicata agli attori che hanno preso parte ai suoi film, con essa \u00e8 possibile verificare graficamente la costituzione di un clan ormai ben definito di attori (tutti di primo piano) che segue il regista texano in ogni sua prova registica.<br \/>\nFan site: <a href=\"http:\/\/www.rushmoreacademy.com\">rushmoreacademy.com<\/a><\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p><b>(4)<\/b> \u00c8 maniacale l\u2019uso del carattere tipografico Futura nei film di Wes Anderson. Lo troviamo praticamente in tutti. Alonso Duralde, critico cinematografico americano, in un suo interessante articolo dedicato al cinema da lui definito \u201ctwee\u201d isola questa caratteristica del cinema di Anderson come primo elemento per la definizione d\u2019una corrente cinematografica della quale il nostro \u00e8 l\u2019elemento di maggior spicco. Twee, come un cinguettio, un cinema povero e minimale, fatto di elementi \u201ccheap\u201d ma fortemente caratterizzanti. Duralde accosta fra loro <i>Away We Go<\/i>, <i>Sunshine Cleaning<\/i> e <i>Little Miss Sunshine<\/i> (a dire il vero molti altri ancora) e nel delirio conclusivo del suo articolo arrivare pure a dire che un precursore di questo twee cinema \u00e8 stato il volto della star degli anni &#8217;80 Molly Ringwald.<br \/>\nAlfonso Duralde, <i>Do you see what I twee? How precious<\/i>, 1 giugno 2009, <a href=\"http:\/\/www.msnbc.msn.com\/id\/31048866\">msnbc.msn.com<\/a><\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p><b>(5)<\/b> Sight and Sound e Film Comment si sono decisamente sbizzarriti in questo sport; nel 2007 sono stati pubblicati sul sito Onion A.V. Club due interessanti articoli dai quali Matt Zoller Seitz pare aver colto parecchie suggestioni: <i>16 Films Without Which Wes Anderson Couldn\u2019t Have Happened<\/i> e <i>10 Films That Couldn\u2019t Have Happened Without Wes Anderson<\/i>, entrambi scritti da scritti da Keith Phipps, Nathan Rabin, Noel Murray, Scott Tobias e Steven Hyden. <a href=\"http:\/\/www.avclub.com\">avclub.com<\/a><\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p><b>(6)<\/b> \u00abBut what makes Wes Anderson distinctive is the sheer range of art that has fed his imagination\u2014not just recent American and foreign films, but films from 30, 50, even 70 years ago, plus newspaper comics, illustrations, and fiction. The spectrum of influence gives his work a diversity of tone that his imitators typically lack. It is a style of substance.\u00bb<br \/>\nMatt Zoller Seitz, <i>The Substance of Style, Pt 1 \u2013 Wes Anderson and his pantheon of heroes (Schulz, Welles, Truffaut)<\/i>, 30 marzo 2009, <a href=\"http:\/\/www.movingimagesource.us\">movingimagesource.us<\/a><\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p><b>(7)<\/b> Oltre che in numerosi libri, i personaggi dei Peanuts sono apparsi anche molte volte in forma animata in televisione. La prima apparizione come cartone animato in bianco e nero fu per la Ford Motor Company, che utilizz\u00f2 i Peanuts per pubblicizzare nel 1959 la sua Ford Falcon. Lo spot fu animato da Bill Melendez che lavorava presso la Playhouse Pictures, uno studio d\u2019animazione che aveva la Ford tra i suoi clienti. Schulz e Melendez divennero amici e quando successivamente il produttore Lee Mendelson decise di realizzare un cortometraggio animato dal titolo <i>A boy named Charlie Brown<\/i>, questi mise Melendez a lavorare all\u2019animazione. Prima ancora di concludere questo progetto, i tre realizzarono \u2013 sponsorizzati dalla Coca Cola \u2013 il loro primo special televisivo, <i>A Charlie Brown Christmas<\/i>, musicato da Vince Guaraldi e trasmesso dalla CBS nel 1965.<br \/>\nFonte: <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Peanuts\">Wikipedia<\/a><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Wes Anderson and the Substance of Style di Alessio Galbiati articolo pubblicato in&nbsp;Rapporto Confidenziale &#8211; numero16, luglio-agosto 2009 (pagg. 40-43) &nbsp; A volte la critica cinematografica riesce ad essere davvero una cosa interessante, utile lo \u00e8 raramente. 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