{"id":26687,"date":"2013-02-17T10:52:33","date_gmt":"2013-02-17T09:52:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=26687"},"modified":"2018-01-30T16:43:45","modified_gmt":"2018-01-30T15:43:45","slug":"buone-notizie-elio-petri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=26687","title":{"rendered":"&#8220;Buone notizie&#8221; di Elio Petri. Ovvero la personalit\u00e0 della vittima"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40582\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Buone-notizie-elio-petri-cover.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Buone-notizie-elio-petri-cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Buone-notizie-elio-petri-cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Buone-notizie-elio-petri-cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Buone-notizie-elio-petri-cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Buone-notizie-elio-petri-cover-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Buone-notizie-elio-petri-cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Buone-notizie-elio-petri-cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Buone-notizie-elio-petri-cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<blockquote><p>\u201cIl senso della morte era un&#8217;ossessione. In certi momenti il sentimento della morte era cos\u00ec forte che non riuscivo pi\u00f9 a mangiare e a dormire.\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p>Per un regista come Elio Petri, personalit\u00e0 poliedrica e complessa, difficilmente liquidabile come un semplice \u201cregista\u201d di film, le ossessioni personali, le disillusioni verso un mondo che stenta a riconoscere e a riconoscerlo, prendono forma attraverso concetti scritti in ordine sparso come fossero degli appunti: la paura della morte, la depressione latente, e le perplessit\u00e0 di fronte a una realt\u00e0 storica che ha tradito le aspettative rivoluzionarie, si condensano in un magma difficilmente penetrabile, cos\u00ec che solo l&#8217;abbandono ad una sgradevolezza programmata pu\u00f2 dare e dargli quelle risposte tanto agognate. \u201cPer fare un film bisogna avere, oggi molta follia e molto amore per il cinema. E questo \u00e8 probabilmente l&#8217;unico aspetto positivo della faccenda\u201d. Nell&#8217;ultimo periodo della sua vita (verr\u00e0 stroncato da un tumore all&#8217;et\u00e0 di 53 anni il 10 novembre 1982), il regista, si trova stretto in un vicolo cieco in cui le pareti dell&#8217;incomunicabilit\u00e0 da un lato e della paura della morte dall&#8217;altro, stritolano la sua ispirazione facendo emergere solo il malessere e la sofferenza dell&#8217;artista. Ecco allora che il cinema deve prendere strade diverse: non pi\u00f9 metafora ma analisi esistenziale, non pi\u00f9 dinamismo della messa in scena ma staticit\u00e0 (debordante del primo piano), non pi\u00f9 ricerca del successo ma riflessione disordinata e ghignante su uno spettacolo privato, come \u00e8 quello della vita di coppia. Il film <em>Buone Notizie<\/em>, o meglio, come recita il titolo alternativo, <em>La Personalit\u00e0 della Vittima<\/em>, diretto nel 1979 \u00e8 un film-testamento, in cui malattia, depressione, senso di inadeguatezza e paura della morte, si sovrappongono e si traslano, passando dalla mente dell&#8217;autore alla pellicola impressionata.<\/p>\n<p>L&#8217;insuccesso e le feroci critiche dei colleghi durante le Giornate del Cinema Veneziano del 1973 (il Festival venne temporaneamente abolito e le proiezioni vennero fatte in piazza e con carattere pubblico) per il film <em>La Propriet\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 un furto<\/em> e il susseguente fallimento dell&#8217;apologo politico e profetico (Moro viene ucciso nel finale del film) <em>Todo Modo<\/em> del 1976, provocano in Petri una profonda disillusione verso le potenzialit\u00e0 espressive e comunicative del mezzo cinematografico, portandolo all&#8217;esasperazione del pessimismo (da sempre presente nel suo cinema) e ad una visione della realt\u00e0 sempre pi\u00f9 astratta e metafisica in cui l&#8217;unica risposta possibile sembra essere quella dell&#8217;abbandono alla follia. Questa ricerca trova compimento nel film <em>Buone Notizie<\/em> in cui attraverso un umorismo macabro e mortifero, una recitazione nevrotica e sovraeccitata ed un&#8217;esasperazione cromatica e pittorica, il regista tende a raffigurare la condizione assurda dell&#8217;essere umano, imprigionato nella gabbia del benessere e anestetizzato nei sentimenti. La nevrosi sessuale, la ritrosia verso la responsabilit\u00e0, l&#8217;assuefazione alla violenza e la ricerca di un comportamento infantile, convivono in un paesaggio urbano sommerso dalla sporcizia, squassato dall&#8217;urlo delle sirene, percorso da un&#8217;infinit\u00e0 di schermi televisivi, dando vita ad una apologo sociale e morale sul processo, irreversibile, di autodistruzione che ha contaminato la societ\u00e0. Le \u201cbuone notizie\u201d del titolo, sono evidentemente la cornice ghignante e stridente in cui \u00e8 raffigurato il cittadino-medio: notizie di morte, di attentati, di allarmi bomba, di animali morti a causa dell&#8217;inquinamento; immagini di funerali, di cadaveri, di animali sgozzati e dei bambini del Biafra; racconti di violenze politiche, familiari e sociali, espresse tutte e indifferentemente dal volto sorridente della presentatrice del telegiornale. Ella racconta con distacco e con cinismo storie torbide e violente, incorniciate in immagini frigide, in una coazione a ripetere che non ammette stacchi, destabilizzando il cervello dello spettatore, minacciandone la sanit\u00e0 mentale, per immergerlo in una confusione (anche dei ruoli) che \u00e8 totale, con l&#8217;intento di stimolarne la paura per indurlo a limitare la propria libert\u00e0 e a consumare di pi\u00f9. Per questo durante la colazione, l&#8217;uomo rivolto alla moglie afferma: \u201c<em>Io non capisco perch\u00e9 cazzo noi due continuiamo a stare insieme. Figli non ne vogliamo per non mettere al mondo altri infelici. Rapporti sessuali&#8230;squallidi e casuali. Sussiste soltanto il problema di come spartirci i beni materiali, perch\u00e9 sono dispari: tre, frigorifero, televisore e giradischi<\/em>\u201d. Nell&#8217;identificazione dei tre simboli del benessere, cio\u00e8 cibo, immagini e divertimento, come unico elemento di unione tra i coniugi, c&#8217;\u00e8 l&#8217;evidente volont\u00e0 del regista di mettere in mostra l&#8217;incapacit\u00e0 dell&#8217;uomo nel razionalizzare quanto sta accadendo. <em>Buone Notizie<\/em> \u00e8 un film ferocemente pessimista dipinto come un affresco ambiguo e surreale (debitore del cinema di Bu\u00f1uel) ambientato in una Roma irriconoscibile, minacciosa e decadente, straziata e violentata dal consumismo i cui resti immondi marciscono ai piedi di monumenti millenari e popolata da una serie di personaggi nevrotici che si esprimono con un linguaggio frantumato e incomprensibile, pervaso da una vena di malinconico sarcasmo.<\/p>\n<p>Un anonimo funzionario (Giancarlo Giannini) di una societ\u00e0 televisiva romana, sposato con l&#8217;insegnante Fedora (Angela Molina), trascorre le sue ore di lavoro guardando i sei televisori installati nel suo ufficio, che trasmettono soltanto notizie di attentati e disgrazie varie, e affliggendosi per il suo scarso successo con le donne. Un giorno ritrova, dopo quindici anni, un vecchio amico Gualtiero Milano (Paolo Bonacelli). L&#8217;uomo \u00e8 convinto di avere alle calcagna nemici misteriosi decisi ad ucciderlo. Dopo un incontro con Ada (Aurore Clement), la moglie di Gualtiero, l&#8217;uomo a malincuore convince l&#8217;amico a farsi ricoverare in una clinica per la cura delle malattie nervose, ed \u00e8 proprio l\u00ec dentro che Gualtiero viene ucciso.<\/p>\n<p>Il protagonista \u00e8 senza nome, perch\u00e8 \u00e8 un archetipo, un cittadino comune, uno oscuro funzionario televisivo, di cui non si capisce, neanche troppo bene quale sia il suo compito: un uomo seduto davanti ai suoi televisori, che a fatica mantiene la sua autonomia di robot professionale, ma anche un dipendente confuso, intriso di paure (del buio, del sesso), alla costante ricerca di un angolo di tranquillit\u00e0 (rappresentato dal tramonto). Un uomo, ossessionato dal tempo che passa e terrorizzato dalla possibilit\u00e0 di morire, evocata sin dalle prime inquadrature, quando durante il black-out dice: \u201cGuarda qua, sembra una tomba, un sepolcro&#8230;\u201d. Nel suo ufficio sulla parete di destra c&#8217;\u00e8 Guernica, il quadro di Pablo Picasso simbolo dell&#8217;orrore provocato dalla guerra, ma egli \u00e8 vittima-colpevole di una societ\u00e0 che si autodivora, senza lasciare pi\u00f9 spazio n\u00e9 ai sentimenti n\u00e9 alle relazioni umane, ecco perch\u00e9, ritiene pazzo, l&#8217;amico Gualtiero, che ripresentandosi dopo quindici anni gli confessa che qualcuno vuole ucciderlo. Senza cercare di capire le ragioni di questa sua preoccupazione egli opta tacitamente per la scelta decisa dalla moglie: Gualtiero \u00e8 pazzo, dunque bisogna rinchiuderlo in una clinica. Il funzionario abbozza una relazione con la moglie di Gualtiero, destinata a naufragare in un amplesso incompiuto a causa dei pensieri che animano entrambi: il giudizio (\u201cma guarda cosa sta facendo questa troia\u201d) e l&#8217;ossessione per il corpo pulito e perfetto (\u201cavr\u00e0 il tartaro sui denti, guarda quanti peli ha nel naso\u201d, dice lei), sono i prodotti derivativi della pubblicit\u00e0 che annullano e cancellano la passione cos\u00ec come l&#8217;ebbrezza del tradimento. Tutto ormai \u00e8 diventato troppo asettico per essere comprensibile, anche nei rapporti privati, in attesa della puntuale (forse evocata) \u201cbuona notizia\u201d: Gualtiero \u00e8 morto e il telegiornale mostra la ricostruzione dell&#8217;ipotetico percorso dell&#8217;assassino.<\/p>\n<p>Ma la vera ossessione, e tab\u00f9 dell&#8217;uomo moderno, \u00e8 ancora quella del sesso, cos\u00ec come esplicato dalla domanda posta dal funzionario alla sua collega Tignetti, invitata ad esprimere un giudizio sul suo membro, e poi interrogata: \u201cIo, Tignetti, prima di morire vorrei solo sapere perch\u00e9 non piaccio alle donne\u201d, mentre l&#8217;uso disinvolto e consuetudinario della volgarit\u00e0 \u00e8 una necessit\u00e0 per apparire forti e per difendersi dal giudizio degli altri, per allontanare da s\u00e9 ogni debolezza e ogni emozione: \u201cHo bisogno della trivialit\u00e0&#8230; per difendermi&#8230;forse&#8230;dalla spiritualit\u00e0\u201d. Il finale del film, \u00e8 ancora pieno di domande, che compaiono sotto forma di biglietti, contenuti in una busta: biglietti mortuari, su cui \u00e8 scritto \u201cDa non aprire\u201d. All&#8217;orrore quotidiano dunque, nella visione di Petri, non c&#8217;\u00e8 fine: l&#8217;uomo moderno \u00e8 sprofondato in un abisso di mercificazione che non risparmia niente e nessuno, e quei biglietti, con su scritto \u201cDa non aprire\u201d appaiono tanto gli antenati delle mail o degli sms, cio\u00e8 dell&#8217;incomunicabilit\u00e0 eletta a sistema di vita, della mancanza di contatto fisico e vocale come forma di autodifesa e de-responsabilizzazione. Forse l&#8217;unica risposta possibile \u00e8 quella della follia di Gualtiero, un romantico capace di coinvolgere l&#8217;amico in un valzer improvvisato e scoordinato (in una scena struggente e malinconica) ballato sull&#8217;orlo dell&#8217;abisso, mentre in una frase sintetica e profonda afferma la verit\u00e0 che pi\u00f9 nessuno vuole sentire: \u201cNoi crediamo di continuare a ballare, invece strisciamo&#8230; come vermi\u201d.<\/p>\n<p><em>Buone Notizie<\/em>, film-testamento di Elio Petri, contiene citt\u00e0 sommerse dalla spazzatura, una volgarit\u00e0 dilagante ed esibita, un susseguirsi di episodi di cronaca nera, l&#8217;acuirsi dell&#8217;insicurezza delle persone, i continui allarmi-bomba (con cui viene puntualmente evacuato il palazzo della tv), una famiglia disgregata e assente, l&#8217;incomunicabilit\u00e0 eletta a sistema di vita, la ricostruzione televisiva di fatti di sangue: sembra girato in questi giorni, in realt\u00e0 Petri, come tutti i grandi aveva gi\u00e0 capito tutto prima che tutto accadesse. <em>Buone Notizie<\/em> \u00e8 un film dimenticato, sottovalutato e maltrattato dalla critica, irreperibile (se non per una vecchia registrazione satellitare), appartiene di diritto a quelle opere in grado di dividere il pubblico, di suscitare il dibattito, di interrogare (criticamente) lo spettatore. Un cinema, rischioso e provocatorio, di cui ci sarebbe assoluto bisogno, compresso in un film che ad una prima visione pu\u00f2 sembrare approssimativo, e sovraeccitato, ma che in realt\u00e0 \u00e8 una delle pi\u00f9 lucide analisi di una societ\u00e0 al collasso, mentre l&#8217;asfissia si sta ancora diffondendo.<\/p>\n<p><em>Fabrizio Fogliato<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le citazioni di Elio Petri sono tratte dal documentario <em>Elio Petri. Appunti su un autore<\/em> di Federico Bacci, Nicola Guarneri, Stefano Leone, Italia 2005<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-26683\" title=\"Buone notizie02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Buone-notizie02.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"448\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Buone-notizie02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Buone-notizie02-436x315.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>BUONE NOTIZIE<\/strong><br \/>\n(Italia\/1979, 110&#8242;)<br \/>\n<strong>Regia, soggetto, sceneggiatura:<\/strong> Elio Petri<br \/>\n<strong>Direttore della Fotografia:<\/strong> Gigi Kuveiller<br \/>\n<strong>Scenografia:<\/strong> Amedeo Fago, Franco Velchi Pellecchia<br \/>\n<strong>Costumi:<\/strong> Barbara Mastroianni<br \/>\n<strong>Montaggio:<\/strong> Ruggero Mastroianni<br \/>\n<strong>Musiche:<\/strong> Ennio Morricone<br \/>\n<strong>Produzione:<\/strong> Elio Petri e Giancarlo Giannini<br \/>\n<strong>Interpreti principali:<\/strong> Giancarlo Giannin, Angela Molina, Aurore Clement, \u2028Paolo Bonacelli, Ombretta Colli, Ninetto Davoli<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-26684\" title=\"Buone notizie01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Buone-notizie01.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"460\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Buone-notizie01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Buone-notizie01-436x323.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Immagini da <a href=\"http:\/\/www.eliopetri.net\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.eliopetri.net<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIl senso della morte era un&#8217;ossessione. 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