{"id":26762,"date":"2013-02-24T12:10:32","date_gmt":"2013-02-24T11:10:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=26762"},"modified":"2018-02-19T01:14:02","modified_gmt":"2018-02-19T00:14:02","slug":"interieur-dun-couvent-interno-di-un-convento-walerian-borowczyk","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=26762","title":{"rendered":"Interno di un convento > Walerian Borowczyk"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40720\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Interno-di-un-convento_Walerian-Borowczyk-cover.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Interno-di-un-convento_Walerian-Borowczyk-cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Interno-di-un-convento_Walerian-Borowczyk-cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Interno-di-un-convento_Walerian-Borowczyk-cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Interno-di-un-convento_Walerian-Borowczyk-cover-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Interno-di-un-convento_Walerian-Borowczyk-cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Interno-di-un-convento_Walerian-Borowczyk-cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Interno-di-un-convento_Walerian-Borowczyk-cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Interno-di-un-convento_Walerian-Borowczyk-cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p>Girato completamente in Italia e prodotto da Giuseppe Vezzani per la Trust International e la Lisa Film, <i>Interno di un convento<\/i> \u00e8 forse il caso pi\u00f9 rappresentativo del genere sexy-conventuale dell&#8217;intera storia del cinema. Nel 1977 Walerian Borowczyk sta lavorando a un progetto cinematografico da realizzare in Italia con protagonisti Monica Vitti e Michele Placido, ma essendo entrambi gli attori occupati su altri set, il regista polacco decide di realizzare un film completamente diverso. Essendo rimasto attratto dalle poche pagine dedicate agli amori conventuali all&#8217;interno delle <i>Promenades dans Rome<\/i> (Le passeggiate romane) di Stendhal, Borowczyk chiama sul set Ligia Branice e Marina Pierro e costruisce il film <i>Interno di un convento<\/i> come una sorta di passaggio di consegna tra le due muse ispiratrici. Considerato osceno e blasfemo, il film viene bocciato in censura e su di esso vengono operati pesanti tagli al momento dell\u2019uscita nelle sale, ma non sufficienti a impedirne il ritiro dalla normale programmazione. Grazie al DVD della tedesca X-Rated, editato con il titolo <i>Unmoralische novizinnen<\/i>, \u00e8 oggi finalmente possibile vedere il film nella sua forma integrale e completa, avendo per tutto il tempo della visione ben chiaro in mente che ci si trova di fronte all\u2019opera senz\u2019altro pi\u00f9 controversa del regista polacco: \u00ab\u00c8 stato detto con ironia che, venendo a girare un film in Italia, il regista ci ha dato quello che meritiamo. Una <i>boutade<\/i> che si pu\u00f2 utilizzare, notando che Boro \u2013 una vita spesa nel paziente, angelico, travaglio dell&#8217;animatore \u2013 \u00e8 assediato dalla produzione che offre mezzi e vuole in cambio film secondo l\u2019immagine \u201citaliana\u201d del \u201cmaestro dell&#8217;erotismo. Un meccanismo che non giustifica e che non assolve, specie se si considera <i>Interno di un convento<\/i> non col metro del moralista ma con quello dello specifico filmico. Grezzo e sbrigativo, pacchiano e immotivato, il film girato nei dintorni di Roma a fine primavera del &#8217;77, si pu\u00f2 facilmente liquidare in poche battute\u00bb (Valerio Caprara, <i>Walerian Borowczyk<\/i>, La Nuova Italia, 1980). Detto che si tratta di un\u2019opera che traduce il metodo in maniera, e che quindi perde gran parte dell\u2019eleganza e dell\u2019erotismo suggerito (e pertanto pi\u00f9 pregnante) del cinema precedente. \u00c8 interessante notare come in <i>Interno di un convento<\/i> siano ancora presenti gli echi del capolavoro di Borowczyk <i>La B\u00eate<\/i> (La Bestia, 1975), sotto forma di rappresentazione della sessualit\u00e0 maschile. Gli uomini del film sono rozzi e primordiali (sia che si tratti dell&#8217;inserviente Silva che del nobile Rodrigo), raffigurati come privi di cervello e dominati da un istinto sessuale incontrollabile: quasi una dicotomia tra uomo e fallo. Anche quest\u2019aspetto contribuisce alla rappresentazione cupa e morbosa della vita conventuale, in cui il sesso \u00e8 prevalentemente consumato in solitudine attraverso la masturbazione e soggiace alla repressione di pudori e pentimenti.<\/p>\n<p>Il convento, altro luogo \u201cchiuso\u201d del cinema di Borowczyk, \u00e8 un microcosmo malato, in cui domina il caos e in cui una suora, per mascherare la disobbedienza alla \u201cregola\u201d, non esita a commettere tre omicidi. In <i>Interno di un convento<\/i>, il sesso \u00e8 qualcosa di forzato, mai liberatorio, compresso tra ragione e costrizione, totalmente privo di amore e privo di redenzione. La frustrazione dei sentimenti che attanaglia le suore \u201cprigioniere\u201d nel convento richiama le dinamiche della condizione carceraria: chi per lignaggio, chi per obbligo familiare, chi per imposizione ecclesiastica, nessuna delle suore \u00e8 consapevole della scelta (che non ha fatto). Solo suor Clara dichiara la propria scelta consapevole, ma sar\u00e0 proprio essa stessa colei che, una volta entrata in contatto con la carne e con Eros, distrugger\u00e0 definitivamente la tranquillit\u00e0 del convento e pure la sola a desacralizzare la santit\u00e0 del luogo, attraverso un gesto estremo e volontario come il fare entrare furtivamente un uomo tra le mura del luogo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-26755\" title=\"Interno02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Interno021.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"340\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Interno021.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Interno021-300x164.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Anno 1829. In un convento marchigiano, malgrado la continua sorveglianza della badessa (Gabriella Giacobbe), le giovani monache si abbandonano ad ogni sorta di piacere erotico: si amano tra loro, si concedono nottetempo a nobili e contadini, si masturbano. Suor Clara (Ligia Branice) ha un amante (Howard Ross [Renato Rossini]) e quando la badessa la scopre tra le sue braccia e la punisce, facendo allontanare il giovanotto dal territorio del convento, la giovane Clara si vendicher\u00e0 facendo avvelenare la superiora da una conversa. Uccider\u00e0 allo stesso modo, temendo di venir scoperta, la sua complice e la nipote della badessa. La verit\u00e0 verr\u00e0 egualmente fuori, ma per timore di uno scandalo tutto verr\u00e0 messo a tacere.<\/i><\/p>\n<p>Acqua, carne e sangue. Attraverso questi tre elementi distinti ma complementari Walerian Borowczyk risolve il film.<br \/>\nLa fotografia traslucida di Luciano Tovoli (reduce dal set di <i><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16231\">Suspiria<\/a><\/i> di Dario Argento), ammanta l\u2019interno del convento di colori pastello mentre dall\u2019esterno proviene una luce bianca e fortissima che circonda di <i>flou<\/i> il profilo delle monache. I tre elementi sono tradotti attraverso le scelte cromatiche: l\u2019azzurro dell\u2019acqua del lago, sopra il quale si affaccia il monastero, \u201cpenetra\u201d \u2013 con il suo riflesso \u2013 lungo le pareti bianche dei corridoi del convento; il rosso carminio della carne macellata si confonde con il rosso del sangue versato dalle stigmate, dalla deflorazione e con quello mestruale; infine l\u2019azzurro dell\u2019acqua \u00e8 destinato ad assorbire il rosso del sangue proveniente dalla carne, come si evince sia dalla scena in cui la suora bagna le proprie mani sanguinanti nella vasca piena d\u2019acqua, ed in quella in cui la suora, sorpresa dalla badessa mentre \u00e8 intenta a masturbarsi, immerge il dildo di legno sporco di sangue all\u2019interno del catino; ed infine il sangue simbolicamente versato, dalle tre suore morte, viene ipoteticamente accolto dal lago sottostante il convento, attraverso il gesto della suora che getta l\u2019ampolla del veleno fuori dalla finestra. Come ricordato da Ren\u00e9 Girard nel saggio <i>La violenza e il sacro<\/i>, il sangue \u00e8 nascosto nel corpo, ma una volta che viene versato, scatena l\u2019istinto e contagia; quello femminile, poi, esce naturalmente attraverso \u00abi mestrui che vanno considerati nel quadro pi\u00f9 generale dello spargimento di sangue\u00bb, e questi possono essere l&#8217;elemento che frantuma gli equilibri degli uomini, portando alla luce la loro animalit\u00e0, in quanto \u00abappena si scatena la violenza il sangue diventa visibile, comincia a scorrere e non \u00e8 pi\u00f9 possibile fermarlo, si insinua dappertutto, si sparge e si spande in maniera disordinata. La sua fluidit\u00e0 concretizza il carattere contagioso della violenza\u00bb.<\/p>\n<p>Il \u201ccontagio\u201d rappresenta il motore di <i>Interno di un convento<\/i>: all\u2019inizio del film Silva entra nel convento portando in spalla un quarto di bue, come a rappresentare la \u201ccarne\u201d che entra nel luogo \u201csacro e casto\u201d per portare scompiglio e disordine. Non a caso, nella scena successiva, ambientata nella chiesa, i preparativi per rendere omaggio alla Madonna si traducono in un ballo dissoluto e spensierato, che non diventa mai liberatorio, improvvisamente interrotto dall\u2019entrata imperiosa e furente della madre Badessa. La scena, costruita su un montaggio serrato, attento ai dettagli, sia a quelli erotici che a quelli dei corpi inanimati, \u00e8 girata a ritmo di musica con la macchina da presa volteggiante che \u201cspia\u201d (da lontano, di nascosto, sempre dietro a qualche ostacolo) il comportamento delle suore. Tra dettagli anatomici, impudichi sguardi sotto le tonache, rose rosse disposte nei vasi o ai piedi delle statue, toccamenti fugaci, oggetti sacri e contatti carnali, lentamente la festa degenera nella rappresentazione di una sessualit\u00e0 lubrica. La suora che si punge con le spine, prima guarda il sangue uscire dalla ferita e poi succhia il dito voluttuosamente, quella sulla scala intenta a sistemare la statua viene toccata da un altra suora che le accarezza le cosce sotto la veste abbassandole le calze, mentre le due suore \u201csorprese\u201d a palparsi all\u2019interno del confessionale, chiudono le tende come a proteggersi dall\u2019intrusione, ma con il loro gesto svelano anche l\u2019artificio cinematografico attraverso il quale Borowczyk opera la denuncia della \u201cpresenza\u201d dello spettatore-voyeur.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-26756\" title=\"Interno03\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Interno03.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"340\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Interno03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Interno03-300x164.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La violenza si incarna figura della madre Badessa, la quale non esita a entrare nottetempo nelle celle delle monache, a trafiggere il materasso con una spada alla ricerca di \u201coggetti proibiti\u201d, o a rovistare all\u2019interno di mobili e cassetti alla ricerca della prova della colpa. L\u2019immagine di dominio e di relazione coercitiva che ella ha con le suore \u00e8 esplicativa dell\u2019ipocrisia e del perbenismo repressivo incarnato dall\u2019istituzione ecclesiastica. Tale atteggiamento porta all\u2019anarchia e poi al suicidio e all\u2019omicidio, in una rappresentazione della vita conventuale totalmente priva di qualsivoglia aspetto spirituale e\/o salvifico. Tra le mura del convento regna la follia e, non a caso, nel film, \u00e8 concesso poco spazio agli esterni, come a voler trasformare il luogo chiuso in una trappola senza via d\u2019uscita e in cui l\u2019unica speranza consentita per rincorrere la libert\u00e0 \u00e8 quella della morte. Aspetto esplicitato dalla domanda insistente e quasi fastidiosa che viene posta da vari soggetti alla fine del film: \u00abChi ha aperto la porta?\u00bb. Il vero sacrilegio, come denuncia sarcasticamente Borowczyk, non \u00e8 proprio dell\u2019agire blasfemo, non \u00e8 una specificit\u00e0 della sessualit\u00e0 esibita e peccaminosa di un ceto sociale inattaccabile perch\u00e9 \u201cnascosto\u201d dalla Chiesa, ma la vera trasgressione \u00e8 tutta racchiusa nella banalit\u00e0 di un\u2019unica \u201ccolpa\u201d: quella di aver aperto uno spiraglio (la porta) in un luogo che deve mantenersi \u201csepolcrale\u201d. Colpisce il fatto che l\u2019incontro tra Rodrigo Andriani e Suor Clara venga accompagnato da una preghiera laica pronunciata dalla donna\/suora durante l\u2019amplesso. Preghiera carica di allusivit\u00e0 e doppi sensi \u00abVieni nella mia mente con tutti gli affetti del cuore, penetra con la tua grazia nell\u2019anima mia! Vieni! Vieni! Mio Signore!\u00bb, che rilancia la promiscuit\u00e0 e al contempo svela il bigottismo e l\u2019ipocrisia ontologica di una monacazione forzata, pronta a dissolvere i suoi valori nella carnalit\u00e0 pi\u00f9 greve e negletta. Emblematico dunque il finale, con il Cardinale che, mentre in Chiesa giace il feretro della madre Badessa, tra le urla dissennate delle suore, mentre l\u2019organo suona note \u201capocalittiche\u201d, con il volto imbrattato di sangue pronuncia le seguenti parole: \u00abDio onnipotente, perdonaci. Poveri servi della tua potenza e schiavi di nostri peccati. Noi ti promettiamo di impegnarci con tutti i nostri mezzi, con tutta la nostra intelligenza, con tutta la nostra forza, per custodire tutto quello che \u00e8 accaduto in questi sacri luoghi&#8230; affinch\u00e9 nulla arrivi al di fuori&#8230; Amen\u00bb.<\/p>\n<p>Anche in un film apparentemente secondario e minore come <i>Interno di un convento<\/i>, Borowczyk non rinuncia alla furia iconoclasta che contraddistingue il suo cinema. Nonostante siano evidenti al suo interno concessioni a un erotismo di maniera, talvolta al limite della pornografia, come pure la depurazione dal fascino e dal mistero dei suoi film precedenti, \u00e8 indubbio che <i>Interno di un convento<\/i> rappresenti un tentativo commerciale \u201call\u2019italiana\u201d realizzato con la consapevolezza che solo una rappresentazione della vita conventuale cos\u00ec estrema e pacchiana, a tratti persino volgare, possa giungere a scuotere e turbare le coscienze del pubblico di una nazione che ospita la Citt\u00e0 del Vaticano. Non \u00e8 un caso dunque che <i>Interno di un convento<\/i> sia uno di quei film messi all\u2019indice dalla Chiesa (a differenza dei numerosi epigoni di <i>nunexploitation<\/i>, intenti solo ad inanellare una serie \u201cinnocua\u201d di nudi e amplessi lesbici e non), stigmatizzato ancora oggi, tanto da trovare posto nell\u2019elenco dei film proibiti stilato da Vaticano (assieme a <i>I Diavoli<\/i> di Ken Russel, <i>Je vous salue, Marie<\/i> di Jean-Luc Godard, <i>L\u2019ultima tentazione di Cristo<\/i> di Martin Scorsese, <i>Il Ritorno<\/i> di Jens Jorgen Thorsen, e altri). E questo perch\u00e9, nonostante il suo essere in pericoloso equilibrio tra dramma e barzelletta, mette a nudo (in tutti i sensi), in modo credibile, le contraddizioni di un sistema coercitivo, violento e irrazionale di reclutamento delle vocazioni.<\/p>\n<p><i>Fabrizio Fogliato<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-26757\" title=\"Interno04\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Interno04.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"331\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Interno04.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Interno04-300x160.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>INTERNO DI UN CONVENTO<\/b><br \/>\nAltri titoli: <i>Int\u00e9rieur d&#8217;un couvent<\/i>, <i>Unmoralische Novizzinnen<\/i><\/p>\n<p><b>Regia, montaggio<\/b>: Walerian Borowczyk<br \/>\n<b>Sceneggiatura<\/b>: Marcello Lizzani, Giuseppe Vezzani, Walerian Borowczyk (dal romanzo <i>Promenades dans Rome<\/i> di Stendhal, 1829)<br \/>\n<b>Fotografia<\/b>: Luciano Tovoli<br \/>\n<b>Musica<\/b>: Sergio Montori<br \/>\n<b>Costumi<\/b>: Maria Laura Zampacavallo<br \/>\n<b>Scene<\/b>: Luciano Spadoni<br \/>\n<b>Suono<\/b>: Carlo Palmieri<br \/>\n<b>Interpreti<\/b>: Ligia Branice (suor Clara Visconti), Renato Rossini [Howard Ross] (Rodrigo Landriani), Marina Pierro (suor Veronica), Rudi Dal Pr\u00e0 (vescovo), Loredana Martinez (suor Martina), Gabriella Giacobbe (madre tedesca), Mario Maranzana (padre confessore), Alex Partexano (Silva, il macellaio), Olivia Pascal, Patrizia Mauro, Gina Rovere, Dora Calindri, Jole Rosa, Maria Cumani Quasimodo, Francesca Balletta, Miana Merisi, Romana Monti, Romano Puppo, Raymonde Carole Fouanon, Simona Villani, Paola Arduini, Silvano Bernabei, Brid Cranich, Stefania D&#8217;Amario, Jane Long, Imelde Marani, Paola Morra, Mike Morris, Antonietta Patriarca, Greta Vayan, Paola Prosdocimi, Elisabetta Pedrazzi, Rossella Pescatore, Valeria Pescatore<br \/>\n<b>Produzione<\/b>: Trust International Films, Lisa Film, M\u00fcnchen<br \/>\nDistribuzione: V.I.S. Distribuzione Cinematografica<br \/>\n<b>Censura<\/b>: 71259 del 17-01-1978<br \/>\n<b>Rapporto<\/b>: 1.85:1<br \/>\n<b>Lingua<\/b>: italiano<br \/>\n<b>Paese<\/b>: Italia<br \/>\n<b>Anno<\/b>: 1978<br \/>\n<b>Durata<\/b>: 95&#8242;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Girato completamente in Italia e prodotto da Giuseppe Vezzani per la Trust International e la Lisa Film, Interno di un convento \u00e8 forse il caso pi\u00f9 rappresentativo del genere sexy-conventuale dell&#8217;intera storia del cinema. 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