{"id":27232,"date":"2013-04-08T17:36:38","date_gmt":"2013-04-08T15:36:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27232"},"modified":"2013-04-08T17:42:11","modified_gmt":"2013-04-08T15:42:11","slug":"leviathan-lucien-castaing-taylor-verena-paravel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27232","title":{"rendered":"Leviathan > Lucien Castaing-Taylor, V\u00e9r\u00e9na Paravel"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/laviathan_01.jpg\" alt=\"\" title=\"Leviathan\" width=\"620\" height=\"400\" class=\"aligncenter size-full wp-image-27233\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/laviathan_01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/laviathan_01-300x193.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"5\"><b>BLACK BLOB<\/b><\/font><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\n<i>Leviathan<\/i> \u2022 Lucien Castaing-Taylor, V\u00e9r\u00e9na Paravel \u2022 USA-Francia-UK\/2012<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">recensione a cura di Alessio Galbiati<br \/>\npubblicato in <b><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=26974\"><font color=\"#660066\">Rapporto Confidenziale 38 (marzo\/aprile 2013)<\/font><\/a><\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-left: 20px\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">\u00abNon riuscivo a trovare il giusto angolo di visuale della macchina da presa per inquadrare questo lavoro con le pietre. Perci\u00f2 cominciai a osservare il lavoro, per vedere come cominciava, come finiva, che ritmo aveva; ma non riuscivo a trovare la giusta angolazione della macchina. Allora tentai io stesso di spostare i blocchi di basalto, perch\u00e9 pensavo fosse necessario e prezioso per me percepire la sensazione esatta di questo lavoro, ma scoprii quello che volevo sapere. \u00c8 importantissimo \u2018sentire\u2019 dove si pu\u00f2 far presa sulla pietra: non al centro, ma su certi punti precisi. Scoprii anche il trucco per bilanciare le pietre: come si impiega il peso del proprio corpo per sollevare la pietra e trasportarla da un luogo all\u2019altro. Scoprii che il maggior peso grava sui muscoli delle scapole e su quelle del mento. Perci\u00f2 quelle parti dovevano essere sottolineate nelle riprese, perch\u00e9 le caratterizzavano. Da quel momento trovai la posizione della macchina da presa, la sua angolazione e la composizione dell\u2019immagine: tutto era centrato su quei muscoli e sul mento. Entrambi erano il punto focale dell\u2019azione. Era la realt\u00e0 a determinare la fotografia, e non il mio sforzo estetico di raggiungere l\u2019equilibrio fra luci e linee. Ma questa angolatura realistica era anche la migliore. Non avrei potuto filmare in modo soddisfacente e reale se non avessi provato io stesso la sollecitazione fisica sul lavoro.\u00bb \u2013 Ivens Joris, <i>Io-cinema. Autobiografia di un cineasta<\/i>, Milano, Longanesi, 1979, pp.42-43<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-left: 20px\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">\u00abIl sogno \u00e8 la piccola porta occulta che conduce alla parte pi\u00f9 nascosta e intima dell\u2019anima, aperta sull\u2019originaria notte cosmica che era anima assai prima che esistesse una coscienza dell&#8217;io, e che sopravviver\u00e0 come anima a tutti i prodotti della coscienza dell\u2019io, giacch\u00e9 ogni coscienza dell&#8217;io \u00e8 isolata e conosce il singolo in quanto divide e separa e vede solo ci\u00f2 che ha rapporto con questo io. La coscienza dell\u2019io consta di pure limitazioni, anche quando si estende sino alle pi\u00f9 lontane nebulose stellari. Ogni coscienza divide: ma col sogno noi penetriamo nell\u2019uomo pi\u00f9 profondo, universale, vero ed eterno, ancora immerso in quella oscurit\u00e0 della notte primitiva in cui egli era il tutto e tutto era in lui, nella natura priva di ogni differenziazione e di ogni \u201cessere io\u201d. Da una tale profondit\u00e0, collegante il tutto, nasce il sogno, per quanto infantile, grottesco e anormale esso sia.\u00bb \u2013 Carl Gustav Jung,<i> Wirklichkeit der Seele<\/i>, 3\u00aa ed., 1947, P. 49; trad. it. di Paolo Santarcangeli, <i>La realt\u00e0 dell\u2019anima<\/i>, Roma 1949, pp. 43 sg.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-left: 20px\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">\u00abI sogni non sono invenzioni intenzionali e volontarie, ma fenomeni naturali che sono proprio ci\u00f2 che rappresentano. Essi non ingannano, non mentono, non falsificano, non nascondono nulla, ma enunciano ingenuamente ci\u00f2 che essi sono e ci\u00f2 che essi intendono. Sono irritanti e ci portano su strade sbagliate unicamente perch\u00e9 non li comprendiamo. Essi non ricorrono ad artifizi per celarci qualcosa, ma dicono ci\u00f2 che forma il loro contenuto, nel modo per essi pi\u00f9 chiaro possibile. Possiamo anche capire la ragione per cui sono cos\u00ec strani e difficili. L\u2019esperienza, infatti, ci mostra che si sforzano sempre di esprimere qualcosa che l\u2019io non sa e non capisce.\u00bb \u2013 Carl Gustav Jung, <i>Psychologie und Erziehung<\/i>, 4\u00aa ed. 1950, pp. 72 sg.; trad. it. di Roberto Bazlen, <i>Psicologia e educazione<\/i>, Roma 1947, p. 58<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-left: 20px\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>Leviath\u00e0n<\/i>,<br \/>\n<i>s. m.<\/i> \u2018mostro biblico immane e distruttore\u2019 (<i>Leviatan<\/i>: sec. XIV, <i>Bibbia volgar.<\/i>; 1641, G. Diodati: \u201cLeviatan: nome generale di tutti i grandi pesci marini\u201d; 1905, Panz. Diz. s. v. <i>Leviathan<\/i>: \u201cLa grafia italiana <i>leviat\u00e0n<\/i> o <i>leviatano<\/i> non \u00e8 molto usata\u201d), fig. \u2018organizzazione statale e politica assolutistica e opprimente\u2019 (1957, <i>Diz. enc.<\/i>).<br \/>\nLat. eccl. <i>leviath&#257;n<\/i>, <i>n. ebr.<\/i> (<i>liwi&#257;th&#257;n<\/i>) di un mostro biblico (ora reale, ora fantastico), \u2018tortuoso, attorcigliato\u2019 (dal v. liwj&#257;h \u2018circondare\u2019). Il n. \u00e8 stato scelto dal filosofo ingl. Th. Hobbes, come titolo del suo trattato sull\u2019assolutismo statale, determinando la diffusione dell\u2019anglismo.<br \/>\n\u2013 Manlio Cortelazzo e Paolo Zolli, <i>Il nuovo etimologico. DELI \u2013 Dizionario Etimologico della Lingua Italiana<\/i>, Zanichelli 1999<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-left: 20px\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">\u00abQuando ti sembra di non vedere niente e ancora niente, il cuore \u00e8 l\u00ec, pronto all\u2019attacco, e al soccorso.\u00bb \u2013 Aldo Busi, <i>El especialista de Barcelona<\/i>, Dalai, 2012, p. 181<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/player.vimeo.com\/video\/58995554?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0&amp;color=ffffff\" width=\"620\" height=\"349\" frameborder=\"0\" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen><\/iframe><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Lucien Castaing-Taylor, antropologo-cineasta (prima l\u2019uno, poi l\u2019altro), fondatore e direttore del Sensory Ethnography Lab (SEL) di Harvard, per spiegare la visione del cinema prodotto dal suo dipartimento afferma che: \u00abSe la vita \u00e8 disordinata e imprevedibile, e il documentario \u00e8 un riverbero della vita, perch\u00e9 quest\u2019ultimo non dovrebbe essere qualcosa di digressivo e aperto?\u00bb.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">A cavallo tra il mondo accademico e quello artistico, la produzione cinematografica del SEL di Harvard si segnala oramai da qualche anno come fra le pi\u00f9 interessanti a livello internazionale per la capacit\u00e0 di travalicare confini specialistici e nominali logori e consunti, concretizzandosi in un cinema poetico dal sapore malinconico. Questi film, che negli anni hanno saputo entrare in contatto con il mondo cinefilo dei grandi festival, hanno trovato il proprio apog\u00e8o, il momento pi\u00f9 \u201calto\u201d, con il \u201ccaso\u201d <i>Leviathan<\/i>: un capolavoro che, dal momento della sua anteprima in concorso a Locarno 2012, ha presenziato a un\u2019infinit\u00e0 di festival cinematografici d\u2019ogni angolo del pianeta travalicando uno degli insormontabili confini del documentario: \u00e8 riuscito, con il suo linguaggio profondamente innovativo e deflagrante, a entrare in contatto con il pubblico <i>tout court<\/i>: chiunque abbia avuto l\u2019occasione di posare i propri sensi sul film realizzato da Castaing-Taylor e Paravel ne \u00e8 stato travolto e inebriato, assistendo a uno degli eventi filmici pi\u00f9 interessanti, promettenti e vitali, del cinema mondiale prodotto nel 2012. Il fatto \u00e8 di una rarit\u00e0 assoluta, fare dialogare con il pubblico un film d\u2019arte \u2013 che sia prodotto all\u2019interno di un laboratorio etnografico di una prestigiosa universit\u00e0 nord americana \u00e8 solamente il contesto produttivo dell\u2019opera \u2013 \u00e8 impresa riuscita in ben pochi casi della storia del cinema. Le immagini assemblate a partire dalla pesca a strascico, imposta dal metodo di ripresa prescelto, sono inediti squarci della visione su di una realt\u00e0 sorprendente e primordiale, onirica e magica. <i>Leviathan<\/i> \u00e8 anche uno di quei pochi film capaci di dare vita a discussioni accese e visionarie sul futuro del cinema, sul suo presente e sull\u2019incredibile variet\u00e0 di tecniche e stili che il passato continua a fornirci, un documentario lisergico su di una iper-realt\u00e0 resa possibile dall\u2019utilizzo di microtelecamere a basso prezzo utilizzate abitualmente dagli appassionati di sport estremi. Una riflessione ontologica (dunque metafisica) sulla natura del mezzo cinematografico e sul potenziale estetico messo a disposizione dal continuo rinnovarsi dell\u2019offerta digitale, territorio esplorato con ancora poca sistematicit\u00e0 e consapevolezza, ma all\u2019interno del quale si muovono sperimentazioni degne di maggiore attenzione (gli attuali confini della visione, soprattutto quelli <i>low fidelity<\/i> e <i>low cost<\/i>, andrebbero indagati negli sterminati archivi di societ\u00e0 come Vimeo o YouTube, non certo in sala).<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">L\u2019esito complessivo dell\u2019opera, lungi dal potersi ridurre a una qualche definizione certa, offre allo spettatore un\u2019esperienza estetica non troppo distante dai fotogrammi dipinti di Stan Brakhage, un viaggio visivo e acustico prossimo a un sogno\/incubo ad occhi aperti che si inserisce, a buon diritto, in quel filone cinematografico che fa della ricerca di nuove forme della visione e dell\u2019ampliamento sensoriale dello sguardo cinematico il proprio specifico. Una tradizione che ha in Dziga Vertov il pi\u00f9 luminoso predecessore e teorico. Nel caos audio-video di <i>Leviathan<\/i> risuonano alla mente le parole del cineasta russo: \u00abNon siamo inclini a definire <i>Kinoglaz<\/i> un film, semmai diciamo che <i>Kinoglaz<\/i> \u00e8 il primo \u201cfilm-cosa\u201d\u00bb.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/laviathan_02.jpg\" alt=\"\" title=\"Leviathan\" width=\"620\" height=\"349\" class=\"aligncenter size-full wp-image-27234\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/laviathan_02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/laviathan_02-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>Contesto produttivo<\/b><br \/>\nIl Sensory Ethnography Lab (SEL) di Havard nasce nel 2006 dalla volont\u00e0 di Lucien Castaing-Taylor di sviluppare innovative combinazioni fra l\u2019estetica e l\u2019etnografia al fine di allargare il potenziale descrittivo della <i>etno-grafia<\/i>. L\u2019idea \u00e8 quella di favorire pratiche di interconnessione fra l\u2019ambito descrittivo delle scienze sociali e gli studi visivi: il SEL \u00e8 infatti istituito come collaborazione fra i dipartimento di Studi Visivi e quello di Antropologia di Harvard. Togliere alla parola scritta il monopolio linguistico nella catalogazione dell\u2019esistente, integrare nella pratica etnografica l\u2019utilizzo di sistemi di riproduzione con un approccio artistico definito, dallo stesso Castaing-Taylor, come \u00abart\u2019s negative capability\u00bb: un sistema in grado di restituire il flusso della vita attraverso la multisensorialit\u00e0 dell\u2019esperienza immersiva offerta dalla visione cinematografica. Quella propugnata dal SEL di Harvard \u00e8 una ricerca pluridisciplinare volta all\u2019indagine dell\u2019esperienza umana e animale, tanto nella prassi corporea quanto nel tessuto affettivo dei soggetti, conciliando fra loro estetica e ontologia del mondo naturale, con il doppio obiettivo di riformare la pratica della documentazione delle scienze umane, ma pure di innovare il linguaggio cinematografico. Impresa ardita, al limite dell\u2019utopia, capace per\u00f2 di concretizzarsi in un corpus filmico gi\u00e0 piuttosto cospicuo, numericamente, e coerente, nello stile e nella forma.<br \/>\nIl fatto che Lucien Castaing-Taylor sia pure il direttore del The Film Study Center di Harvard non fa che rendere ancora pi\u00f9 esplicite le profonde radici cinematografiche di ognuna delle produzioni del Sensory Lab e dunque, per niente casuale, la loro presenza nelle selezioni di molti festival internazionali. C\u2019\u00e8 una tensione costante, in tutti i lavori prodotti dal SEL, verso gli angusti margini d\u2019azione che gli ambiti specialistici pongono a difesa delle ipotetiche specificit\u00e0. Fare cinema producendo documenti etnografici e documentare (all\u2019interno di un film) secondo principi etnografici di prossimit\u00e0 sensoriale, sono perseguiti come un unico obiettivo nel solco della tradizione del cinema etnografico di autori quali Jean Rouch e Robert Gardner (fondatore dell\u2019 Harvard Study Film Center, attualmente diretto proprio da Lucien Castaing-Taylor). In questa tradizione il cinema prodotto ad Harvard si colloca sulla scia del concetto di <i>cin\u00e9-trance<\/i> esposto negli anni \u201970 del secolo scorso da Jean Rouch (con il film manifesto <i>Les tambours d\u2019avant: Tourou et Bitti<\/i>, 1971), cio\u00e8 di un cinema compenetrato con l\u2019ambiente naturale e gli esseri umani.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">\u00abLe cineprese portatili con sonoro sincrono di Richard Leacock, Michel Brault e Albert Maysles furono le prime a poter essere usate come strumenti personali, dopo anni in cui il suono veniva aggiunto alle immagini in sala di montaggio o era frutto dell\u2019uso di enormi cineprese che necessitavano di una squadra di tecnici. Dopo i primi voli di fantasia, secondo cui le cineprese potevano andare dappertutto e riprendere qualsiasi cosa, i filmmaker iniziarono sperimentare ci\u00f2 che significava intendere il film come forma personale di registrazione. Esso avrebbe restituito pi\u00f9 direttamente gli interessi e il contesto di lavoro dell\u2019osservatore, e avrebbe impedito l\u2019accesso a quel tipo di autorit\u00e0 definitiva propria dei film del passato. Esso avrebbe ricollocato il pubblico rispetto al soggetto, e ci\u00f2 significava ricollocare il filmmaker in rapporto al pubblico.<br \/>\nIl risultato fu la nozione di uno stile \u201cunprivileged camera\u201d: uno stile basato sull\u2019assunzione che un film deve essere un artefatto dell\u2019incontro fisico e sociale fra il filmmaker e il soggetto.\u00bb \u2013 David MacDougall, <i>Transcultural Cinema<\/i>, Princeton University Press 1998, p. 203<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Nel suo primo anno di vita il laboratorio produce 4 film tutti gi\u00e0 fortemente connotati dalle caratteristiche perseguite da Castaing-Taylor e dai suoi collaboratori. Uno di questi, <i>K&#257;le and K&#257;le<\/i> (2007) di Stephanie Spray, racconta in un video di 50 minuti un frammento della vita di uno zio e un nipote di un\u2019area rurale del Nepal. Andando oltre la didattica informativa del documento etnografico e avvicinandosi alle vite dei soggetti, la distanza con l\u2019occhio della telecamera si assottiglia al punto tale per cui lo spettatore \u00e8 reso partecipe delle emozioni, della sensorialit\u00e0 degli attimi raccontati con il linguaggio cinematografico. L\u2019esito al quale \u00e8 giunta Stephanie Spray ricorda molto da vicino quanto realizzato da Wang Bing, cinque anni dopo, con lo struggente <i>San zimei<\/i> (<i>Three Sisters<\/i> di Wang Bing, 2012). <i>Foreign Parts<\/i> di V\u00e9r\u00e9na Paravel e JP Sniadecki (2010) \u00e8 un ritratto dolce e sentimentale di Willes Point, un quartiere dimenticato e abbandonato del Queens, prossimo alla riqualificazione urbanistica da discarica abitata da un\u2019umanit\u00e0 marginalizzata a residenza di lusso per classi agiate. Terra post-industriale di diseredati indagata con camera a mano che guarda negli occhi le persone che incontra e che con loro vive quell\u2019esatto momento, senza nascondere la disperazione di un incerto presente e di uno spaventoso futuro. JP Sniadecki, con Libbie Dina Cohn, \u00e8 autore anche di <i>People\u2019s Park<\/i> (2012), piano sequenza di 75 minuti all\u2019interno di un vivacissimo parco urbano della citt\u00e0 cinese di Chengdu, realizzato con un\u2019attenta pianificazione e attraverso il coinvolgimento delle persone, mediante la ripetizione seriale del movimento di macchina, abituandole alle riprese e tenendo \u201cbuono\u201d l\u2019ultimo piano sequenza girato. Nel 2008 nella stessa citt\u00e0 Sniadecki realizza <i>Chaiqian<\/i> (Demolition), un documentario su di un\u2019altra area urbana in via di demolizione. Documentazione di attivit\u00e0 umane svolte in ambienti ben circoscritti e definiti, come nel caso di <i>Sweetgrass<\/i> (2009), diretto da Castaing-Taylor e Ilisa Barbash, una cronaca rigorosa e visivamente maestosa della vita di un gruppo di cowboy del Montana realizzato nel corso di tre transumanze. Ma pure documentazione della totale assenza dell\u2019uomo nell\u2019\u201caurora pastorale\u201d <i>Hell Roaring Creek<\/i> (Castaing-Taylor, 2010): inquadratura fisse di un gregge di pecore nell\u2019atto di attraversare un torrente.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Quasi immediatamente i film prodotti dal SEL escono dai confini specialistici di fruizione, muovendosi velocemente dai festival dedicati al documentario etnografico e antropologico, a quelli dedicati al documentario in maniera estensiva, fino ad essere selezionati addirittura nelle sezioni principali dei maggiori festival internazionali (da Locarno a Toronto, New York, Vancouver, Chicago, Vienna, Siviglia, Milano, Montreal, Amsterdam, Torino, Belfort, Parigi, Istanbul, Lisbona).<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/laviathan_03.jpg\" alt=\"\" title=\"Leviathan\" width=\"620\" height=\"349\" class=\"aligncenter size-full wp-image-27235\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/laviathan_03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/laviathan_03-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>Il \u201ccaso\u201d Leviathan<\/b><br \/>\nCon <i>Leviathan<\/i> il contesto produttivo diviene, per la prima volta al SEL, un fattore marginale: l\u2019intento documentale lascia il passo, in fase di montaggio, all\u2019espressivit\u00e0 cinematografica del materiale raccolto con le piccole telecamere GoPro. La produzione diventa causa di un effetto, la sua impostazione accademica, le finalit\u00e0 perseguite, generano le condizioni economiche affinch\u00e9 sia possibile realizzare un\u2019idea in assoluta libert\u00e0, affrancati da condizionamenti di alcun genere perch\u00e9, ci\u00f2 che il committente richiede, \u00e8 innanzitutto un alto grado di sperimentazione linguistica e di coraggio nel battere strade (parzialmente) inedite. La sintesi alla quale questo processo giunge (in riferimento al processo fra le forze sempre in causa in ogni produzione cinematografica) \u00e8 annoverabile fra quanto di pi\u00f9 sorprendente e innovativo sia stato prodotto negli ultimi anni, una concretizzazione in grado di sostenere l\u2019idea di quanto la rivoluzione digitale in ambito cinematografico sia ancora tutta da esplorare anche in una direzione maggiormente <i>Lo-fi<\/i>.<br \/>\nCon <i>Leviathan<\/i> l\u2019etnografia va a farsi benedire, Castaing-Taylor e V\u00e9r\u00e9na Paravel gettano la maschera del settorialismo e divengono registi cinematografici di un\u2019opera di pura astrazione e deformazione del reale, capace di far vacillare gli stessi confini entro i quali \u00e8 ancora opportuno nominare \u201ccinema\u201d delle immagini in movimento. La realt\u00e0 allora torna a non esistere pi\u00f9, quasi che l\u2019unico possibile senso intravisto sia quello dell\u2019ignoto, in un brulicare di forze in contrasto\/lotta fra loro. Il testo si dilata perdendo ogni riferimento temporale e la documentazione diviene una metafisica esplorazione iper-reale di un angolo di mondo.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>Leviathan<\/i> \u00e8 l\u2019opera pi\u00f9 radicale uscita dal SEL di Harvard, quella che esplora con maggiore convinzione l\u2019\u00abart\u2019s negative capability\u00bb del mezzo cinematografico. Interamente girato a bordo di un peschereccio al largo della costa del Massachusetts con piccole macchine digitali GoPro (variamente attaccate direttamente al corpo dei pescatori, gettate in acqua e sollevate in aria), nasce come un ritratto della pesca commerciale nel Nord Atlantico e prende le mosse da New Bedford City, un tempo capitale mondiale della caccia alla balena resa immortale dal pi\u00f9 celebre romanzo di Herman Melville e ancora oggi il maggiore porto commerciale degli Stati Uniti. L\u2019idea iniziale era quella di documentare l\u2019industria della pesca attraverso gli uomini in essa occupati: per varie settimane Castaing-Taylor e Paravel hanno raccolto circa 50 ore di girato nelle fabbriche locali impegnate nella produzione di reti, draghe e tutto il materiale necessario alla pesca commerciale. La finalit\u00e0 di questa documentazione verteva attorno a una riflessione circa le trasformazioni di un\u2019attivit\u00e0 di sostentamento e commercio praticata dall\u2019uomo almeno dal Paleolitico superiore (2,7-2 milioni di anni), una raccolta di materiale che documentasse quello che la pesca \u00e8 diventata oggi, in uno degli scenari pi\u00f9 evocativi e fortemente simbolici dai tempi <i>Moby Dick<\/i> (1851). Il tutto con telecamere digitali dalle dimensioni ordinarie e dall\u2019ottima versatilit\u00e0 e risoluzione, come le Sony PMEX3 e EX1. Ma il metodo del laboratorio diretto da Castaing-Taylor richiede una pervicace apertura mentale in grado di fare mutare ogni ricerca in qualcosa di differente dagli assunti pre-costituiti. Grazie ai forti legami che i due ricercatori-filmmaker avevano stretto con i membri di un equipaggio di pescatori, verranno invitati a partecipare ad una uscita di pesca della durata di due settimane. In quel preciso momento il progetto cambia forma e sostanza, sia negli assunti concettuali che nei risvolti pratici, trasformandosi in un sistema cieco di raccolta di immagini che far\u00e0 a meno della terra: un oggetto oscuro e sfuggente, misterioso e pericoloso, un mostro, un sogno a occhi aperti. Castaing-Taylor e Paravel utilizzano circa 20 microtelecamere GoPro, applicandole direttamente sui pescatori e su una serie infinita di supporti improvvisati sulla barca, piccole ed economiche macchine digitali capaci di raccogliere immagini ad un\u2019alta risoluzione, dotate di un efficientissimo stabilizzatore in grado di rendere servibili immagini catturate nei modi pi\u00f9 brutali, ma prive di alcun monitor. Le estreme condizioni nella quali hanno deciso di operare compiranno la selezione naturale dei sistemi di ripresa: gi\u00e0 alla prima uscita in mare aperto i flutti inghiottiranno le pi\u00f9 voluminose Sony EX lasciando sul campo le versatili e resistentissime GoPro che, seppur garantendo una definizione minore rispetto a telecamere pi\u00f9 professionali\/tradizionali, si sono rivelate in grado di produrre immagini dotate, soprattutto in notturna, di una forte fantasmaticit\u00e0 e della capacit\u00e0 di restituire una traccia audio sporca, ma dannatamente suggestiva. Questi piccoli strumenti di registrazione audio-video sono divenuti apparecchi \u201cmagici\u201d in grado di riprendere ogni cosa, in ogni condizione, inducendo i filmmaker a comportarsi nella stessa identica maniera con la quale gli energumeni a bordo del peschereccio razziano quintali di bestie d\u2019ogni specie acquatica. Lanciare le reti in una zona definita e recuperarle cariche di pescato. Castaing-Taylor e Paravel gettano le proprie minuscole macchine da presa sott\u2019acqua, la lasciano ondeggiare sul fondo dello scafo accanto a una testa recisa di un pesce che inghiotte un altro pesce, le fanno riaffiorare dal mare e puntare il cielo in mezzo a uno stormo di gabbiani, le montano sulla prua basculante sulle onde dell\u2019oceano, per recuperare immagini impossibili, solo parzialmente preordinabili. Il tutto in condizione di pericolosit\u00e0 massima, come appunto \u00e8 la pesca sugli odierni pescherecci nelle condizioni climatiche di sempre, le stesse dei tempi di <i>Moby Dick<\/i>. Castaing-Taylor e Paravel sono stati in mare per un totale di circa due mesi: sei battute di pesca della durata variabile tra gli 8 e i 14 giorni, viaggiando fino a 200 miglia al largo della costa, con temperature glaciali e una continua oscillazione che rendeva l\u2019equilibrio una conquista costante.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">La possibilit\u00e0 di dislocare un gran numero di telecamere ha reso la paternit\u00e0 dell\u2019opera maggiormente condivisa e partecipata, ma soprattutto ha fornito a ogni inquadratura un sorprendente grado di soggettivit\u00e0, realmente condizionata dal rapporto fra gli esseri viventi (i pescatori, i gabbiani, i pesci) e la natura maestosamente spaventosa, con un risultato estetico capace di andare oltre il livello sensoriale di gran parte del cinema <i>v\u00e9rit\u00e9<\/i> (e tutte le pi\u00f9 odierne e postmoderne gemmazioni), fornendo un\u2019esperienza immersiva poderosa. Forse per via della qualit\u00e0 allucinata delle riprese, della leggerezza con la quale la macchina da presa scivola dentro a ogni cosa, ma di colpo tanto documentario del passato diviene un altro mondo, distante anni luce dal paradigma della miniaturizzazione degli strumenti di documentazione della realt\u00e0 che l\u2019epoca digitale ha imposto al nostro tempo. Nella storia di oltre un secolo del mezzo cinematografico, la riduzione delle dimensioni della pellicola di ripresa \u00e8 passata dalla scala degli ingombranti rulli kilometrici a quella delle schede SD capaci di immagazzinare qualche ora di riprese a risoluzioni elevatissime.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Al pari delle immagini il suono riveste un ruolo nevralgico, tanto nella costruzione cinematica di <i>Leviathan<\/i>, quanto nell\u2019impostazione complessiva del SEL che, ad oggi, ha dato vita a quattro opere sonore (<i>Materials Recovery Facility<\/i>, <i>Swiss Mountain Transport Systems<\/i>, <i>Heard Laboratories<\/i>, <i>Sound Safari: Bath<\/i>, <i>Maine<\/i>), tutte realizzate da Ernst Karel. Karel, il sound artist di punta del laboratorio di Harvard, in collaborazione con Jacob Ribicoff, ha realizzato per <i>Leviathan<\/i> un tappeto sonoro cavernoso e spossante, da trance, utilizzando per gran parte il suono catturato con le telecamere GoPro e il suono incessante dei motori e dei macchinari del peschereccio. Pur se incredibilmente saturo nelle frequenze alte, ovattato in quelle basse, o distorto quando registrato all\u2019interno delle GoPro rivestite da scocche plastiche, il suono delle piccole telecamere riesce ad essere estremamente evocativo e affascinante. Nella sua confusa restituzione del caos informa le immagini compenetrandole, trasformando l\u2019audio-video complessivo in un\u2019esperienza onirica o nella caverna platonica. \u00abE se nel carcere ci fosse anche un\u2019eco proveniente dalla parete opposta? Ogni volta che uno dei passanti si mettesse a parlare, non credi che essi attribuirebbero quelle parole all\u2019ombra che passa?\u00bb (Platone, <i>La Repubblica<\/i>, libro VII). Un suono inquietante che ha permesso notevoli sperimentazioni inedite (per un grande schermo), esplorato solo in minima parte in alcune delle sequenze pi\u00f9 interessanti di <i>Film socialisme<\/i> di Jean-Luc Godard, una partitura sonora complessa che, dietro alla \u201cnaturalit\u00e0\u201d della \u201cprima impressione\u201d, cela un notevole lavoro da parte di Karel e Ribicoff e che sui titoli di coda raggiunge il proprio vertice sperimentale.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Anche le immagini, quanto il suono, giocano con l\u2019impressione della coerenza e della durata. Se infatti la \u201cprima impressione\u201d \u00e8 quella di un racconto iper-realista di una giornata di lavoro su di un peschereccio, realizzata attraverso un concatenarsi di piani sequenza, in realt\u00e0 ci si trova di fronte a un raffinato lavoro al montaggio che alterna, fluidamente fra loro, 130 sequenze. Dunque frammenti delle durata media di 40 secondi l\u2019uno. Tutt\u2019altro che un\u2019osservazione neutra, ma un lavor\u00eco costante sul materiale raccolto, attraverso gli strumenti propri del linguaggio cinematografico, finanche un superlativo lavoro in post-produzione sui colori, ad opera di Joe Gawler, Roman Hankewycz e Zak Tucker.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/laviathan_04.jpg\" alt=\"\" title=\"Leviathan\" width=\"620\" height=\"349\" class=\"aligncenter size-full wp-image-27237\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/laviathan_04.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/laviathan_04-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>Conclusione\/Considerazioni<\/b><br \/>\nIl documentario, da sempre, si misura con l\u2019innovazione e la contaminazione linguistica. Appurato che la realt\u00e0 non esiste, invariabilmente mai perch\u00e9 intraducibile nella sua irriducibile resistenza alla complessit\u00e0, il documentario si confronta costantemente con la rimodulazione del dato reale, con la ricombinazione di elementi parziali assemblati o dal montaggio o dalle modalit\u00e0 realizzative (numero di macchine da presa, modello, distanza dal soggetto, ecc.). <i>Nanook<\/i> di Flaherty (1922) era reale tanto quanto Redmond Barry Lyndon nel capolavoro di Kubrick. La distanza fra documentario e cinema di finzione si misura non tanto dall\u2019aderenza o meno a una storia inventata, quanto dalle differenti modalit\u00e0 di produzione della sintesi concretizzata nel film (di acetato o digitale che sia). Nel nuovo millennio il cinema, tutt\u2019altro che finito (al limite sfinito), registra un assottigliarsi dei confini che al suo interno regolano la produzione. Assistiamo all\u2019avvicinamento fra loro di modalit\u00e0 produttive per oltre un secolo tenute forzosamente distanti. Oggi ogni film d\u2019autore contiene una forte carica documentaristica (visto che i set divengono una pratica sempre pi\u00f9 in via di estinzione), sintomo della nostra dis-abitudine a guardare le immagini per quello che semplicemente sono, depurate cio\u00e8 da sovrastrutture imposte dal capitale nella fase di finanziamento di ogni impresa cinematografica. Siamo un tempo portato (ancora per poco) ad equivocare il reale statuto ibrido delle immagini in movimento del nostro tempo. La metafora del Blob, gelatina oscura che tutto ingloba, \u00e8 assai simile a quella del leviathano, e ricorda quanto il cinema contemporaneo sia un qualcosa che ha ecceduto la propria forma per divenire mostro, essere informe che tutto ingloba e sintetizza in una immagine sempre pi\u00f9 sporca, indefinita, che tutto avvolge, fuoriuscendo dagli schermi \u2013 cio\u00e8 fessure rettangolari da cui tracimare (proprio come nel film <i>The Blob<\/i> di Irvin S. Yeaworth Jr, 1958). Il cinema del futuro si misura con la comparsa sulla scena tecnologica, dunque del possibile, di macchine da presa grandi quanto un pacchetto di sigarette, con rulli di ripresa grandi come unghie e dannatamente durevoli in termini di energia necessaria al loro funzionamento, resistenti a qualsiasi tipo di botta, agganciabili a qualunque supporto statico o dinamico. La visione tecnologica eccede il nostro pensiero: i cineasti del presente sono chiamati a placare la fame di questi golem iper-visivi di fagocitare ogni angolo di mondo e di esperienza. Occhi digitali come scatole nere del reale, che nemmeno esiste.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>Leviathan<\/i> possiede la capacit\u00e0 derviscia di fare girare la testa\u2026 \u00e8 un informe blob nero (Black Blob)\u2026 ci interroga sul futuro del cinema, sulle direzioni che potr\u00e0 intraprendere oggi e negli anni a venire\u2026 come nel finale di <i>Francesco, giullare di Dio<\/i> in cui i frati si fanno girare la testa per capire dove andranno a predicare\u2026 ecco, nel farci girare la testa, nello sfinimento sensoriale nel quale ci getta, nella solitudine pi\u00f9 nera di una visione oscura e roboante, risiede la forza di uno dei film pi\u00f9 teorici e fisici degli ultimi anni. \u2022<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>Alessio Galbiati<\/i><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/leviathan_05.jpg\" alt=\"\" title=\"Leviathan\" width=\"620\" height=\"349\" class=\"aligncenter size-full wp-image-27238\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/leviathan_05.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/leviathan_05-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"left\"><font face=\"Georgia\" size=\"4\"><b>Leviathan<\/b><\/font><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\n<b>Regia, fotografia, montaggio, produzione: <\/b>Lucien Castaing-Taylor, V\u00e9r\u00e9na Paravel <b>\u2022 Suono: <\/b>Ernst Karel <b>\u2022 Sound design: <\/b>Jacob Ribicoff <b>\u2022 Colore: <\/b>Joe Gawler, Roman Hankewycz, Zak Tucker <b>\u2022 Ringraziamenti: <\/b>Brian Janelle, Carlos \u201cThe Codfather\u201d Rafael, Claire Denis, Clayton Mattos, Ernst Karel, Haden Guest, Ilisa Barbash, Vincent Lepinay, With Support From, Cinereach, Creative Capital, Film Study Center, John Simon Guggenheim Memorial Foundation, Lef Moving Image Fund, Mcmillan-Stewart Foundation Produced In, Sensory Ethnography Lab <b>\u2022 Produzione: <\/b>Arr\u00eate Ton Cin\u00e9ma <b>\u2022 Suono: <\/b>Dolby 5.1 <b>\u2022 Camera: <\/b>GoPro <b>\u2022 Rapporto: <\/b>1.85:1 <b>\u2022 Proiezione: <\/b>DCP <b>\u2022 Paese: <\/b>USA, Francia, UK <b>\u2022 Anno: <\/b>2012 <b>\u2022 Durata: <\/b>87&#8242; <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"left\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><a href=\"http:\/\/www.arretetoncinema.org\/leviathan\/\">www.arretetoncinema.org\/leviathan<\/a><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/leviathan_06.jpg\" alt=\"\" title=\"Leviathan\" width=\"620\" height=\"349\" class=\"aligncenter size-full wp-image-27239\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/leviathan_06.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/leviathan_06-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\"><font face=\"Georgia\" size=\"4\"><b>Sensory Ethnography Lab (SEL)<\/b><\/font><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\n<b>&#8211; Produzioni &#8211;<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>2011<\/b><br \/>\n<b>Bedding Down<\/b> | Lucien Castaing-Taylor | audio-video, 6&#8242;<br \/>\n<b>Coom Biddy<\/b> | Lucien Castaing-Taylor | audio-video, 8&#8242;<br \/>\n<b>Leviathan<\/b> | V\u00e9r\u00e9na Paravel, Lucien Castaing-Taylor | 35mm, DCP, 87&#8242;<br \/>\n<b>People&#8217;s Park<\/b> | J.P. Sniadecki, Libbie Dina Cohn | DCP, 75&#8242;<br \/>\n<b>Materials Recovery Facility<\/b> | Ernst Karel | streaming audio, durata variabile<br \/>\n<b>Swiss Mountain Transport Systems<\/b> | Ernst Karel | audio, 77&#8217;50&quot;<br \/>\n<b>On Broadway<\/b> | Aryo Danusiri | HDV, 62&#8242; <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>2010<\/b><br \/>\n<b>Foreign Parts<\/b> | V\u00e9r\u00e9na Paravel, JP Sniadecki | HD video, 81&#8242;<br \/>\n<b>Heard Laboratories<\/b> | Ernst Karel | audio, 79&#8242;<br \/>\n<b>72 Hours<\/b> | John Hulsey<br \/>\n<b>Hell Roaring Creek<\/b> | Lucien Castaing-Taylor | audio-video, 20&#8242;<br \/>\n<b>The High Trail<\/b> | Lucien Castaing-Taylor | audio-video, 7&#8242;<br \/>\n<b>The Quick and the Dead \/ Moutons de Panurge<\/b> | Lucien Castaing-Taylor | Four channel video installation, Berlinale Forum, loop<br \/>\n<b>Trees Tropiques<\/b> | Alex Fattal<br \/>\n<b>The Yellow Bank<\/b> | JP Sniadecki<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>2009<\/b><br \/>\n<b>As Long As There&#8217;s Breath<\/b> | Stephanie Spray | HD video, 55&#8242;<br \/>\n<b>Sweetgrass<\/b> | Ilisa Barbash, Lucien Castaing-Taylor | 35mm, 101&#8242;<br \/>\n<b>Terrace of the Sea<\/b> | Diana Allan<br \/>\n<b>7 Queens<\/b> | V\u00e9r\u00e9na Paravel | 22&#8242;<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>2008<\/b><br \/>\n<b>Chaiqian (Demolition)<\/b> | JP Sniadecki | video, 62&#8242;<br \/>\n<b>Monsoon-Reflections<\/b> | Stephanie Spray | video, 22 &#8216;<br \/>\n<b>Sound Safari: Bath, Maine<\/b> | Sharon Lockhart, Ernst Karel | audio, 50&#8217;30&quot; <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>2007<\/b><br \/>\n<b>K&#257;le and K&#257;le<\/b> | Stephanie Spray | video, 50&#8242;<br \/>\n<b>Luchando<\/b> | Noelle Stout | video, 67&#8242; <br \/>\n<b>Songhua<\/b> | JP Sniadecki | video, 28&#8242;<br \/>\n<b>Still Life<\/b> | Diana Keown Allan | video, 25&#8242;<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/leviathan_07.jpg\" alt=\"\" title=\"Leviathan\" width=\"620\" height=\"349\" class=\"aligncenter size-full wp-image-27240\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/leviathan_07.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/leviathan_07-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"left\"><font face=\"Georgia\" size=\"4\"><b>FONTI DELL&#8217;ARTICOLO<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"left\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">\u2022 Sensory Ethnography Lab (SEL) \u2013 <a href=\"http:\/\/www.sel.fas.harvard.edu\">www.sel.fas.harvard.edu<\/a><br \/>\n\u2022 Cook Adam, <i>Heavy Metal: An Interview with \u201cLeviathan\u201d Co-Director V\u00e9r\u00e9na Paravel<\/i>, \u00abmubi.com\/notebook\u00bb, 28 agosto 2012 \u2013 <a href=\"http:\/\/www.tinyurl.com\/br6j3up\">www.tinyurl.com\/br6j3up<\/a><br \/>\n\u2022 Galbiati Alessio, <i>Foreign Parts<\/i> in \u00abRapporto Confidenziale\u00bb numero 28, settembre 2010 \u2013 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=8316\">www.rapportoconfidenziale.org\/?p=8316<\/a><br \/>\n\u2022 Galbiati Alessio, <i>Intervista al regista J.P. Sniadecki (inglese+italiano)<\/i> in \u00abRapporto Confidenziale\u00bb numero 28, settembre 2010 \u2013 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=9179\">www.rapportoconfidenziale.org\/?p=9179<\/a><br \/>\n\u2022 Henley Paul, <i>Film-making and Ethnographic Research<\/i> in Jon Prosser, <i>Image-based Research. A Sourcebook for Qualitative Researchers<\/i>, London and New York, RoutledgeFalmer, 2003 (ed. or. 1998)<br \/>\n\u2022 Lim Dennis, <i>The Merger of Academia and Art House. Harvard Filmmakers\u2019 Messy World<\/i>, \u00abNew York Times\u00bb, 31 agosto 2012 \u2013 <a href=\"http:\/\/www.tinyurl.com\/aym55vt\">www.tinyurl.com\/aym55vt<\/a><br \/>\n\u2022 Losada Matt, <i>Jean Rouch<\/i>, \u00abSense of cinema\u00bb Issue 57 dicembre 2010 \u2013 <a href=\"http:\/\/www.tinyurl.com\/blvym98\">www.tinyurl.com\/blvym98<\/a><br \/>\n\u2022 MacDougall David, <i>Transcultural Cinema<\/i>, Princeton University Press 1998<br \/>\n\u2022 Platone, <i>La Repubblica<\/i>, libro VII<br \/>\n\u2022 Tiragallo Felice, <i>Osservare, filmare, significare<\/i> in Cristina Grasseni (a cura di), <i>Imparare a Guardare. Sapienza ed esperienza della visione<\/i>, Franco Angeli 2008, pp. 63-82<br \/>\n\u2022 Tiragallo Felice, <i>Immagini in movimento: pratiche dello sguardo antropologico<\/i>, \u00abRicerca Folklorica\u00bb n.57, numero monografico a cura di Cristina Grasseni e Felice Tiragallo, 2008<br \/>\n\u2022 Vertov Dziga, <i>L\u2019occhio della rivoluzione. Scritti dal 1922 al 1942<\/i>, Mimesis, 2011<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"left\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"left\">&nbsp;<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"620\" id=\"table1\">\n<tr>\n<td>\n<p style=\"line-height: 150%\"><b><font face=\"Georgia\" size=\"3\">Rapporto Confidenziale<br \/>\n  numero <font color=\"#590F56\">38<\/font> <\/font><\/b><font face=\"Georgia\">\u2022<\/font><b><font face=\"Georgia\"> <\/font><font face=\"Georgia\" size=\"3\">marzo\/aprile 2013<\/font><\/b><font face=\"Georgia\" size=\"3\"><br \/>\n  ISSN: 2235-1329<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\"><b><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.flows.tv\/store\/books\/content\/82|54f9c3d33d7d089c013d7df1d99b0001?channel=82\"><font color=\"#590F56\" size=\"3\">COMPRA IL NUMERO<\/font><\/a><\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><b><font face=\"Georgia\" color=\"#FF0066\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/issuu.com\/rapportoconfidenziale\/docs\/rapporto-confidenziale_38-preview?mode=window\"><font color=\"#590F56\">ANTEPRIMA\/ESTRATTO<\/font><\/a><\/font><\/b><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">4,00\u20ac : pdf + ePub<br \/>\n  2,00\u20ac : ePub<\/font><\/td>\n<td width=\"216\">\n<p align=\"center\" style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/cover_38_mini.jpg\" alt=\"\" title=\"Rapporto Confidenziale 38\" width=\"200\" height=\"283\" class=\"aligncenter size-full wp-image-26977\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"left\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>BLACK BLOB Leviathan \u2022 Lucien Castaing-Taylor, V\u00e9r\u00e9na Paravel \u2022 USA-Francia-UK\/2012 recensione a cura di Alessio Galbiati pubblicato in Rapporto Confidenziale 38 (marzo\/aprile 2013) &nbsp; \u00abNon riuscivo a trovare il giusto angolo di visuale della macchina da presa per inquadrare questo lavoro con le pietre. Perci\u00f2 cominciai a osservare il lavoro, per vedere come cominciava, come finiva, che ritmo aveva; ma<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[72],"tags":[22,336,311,14777,14775,14102,14103,14774,14681,14778,14776,6144],"class_list":["post-27232","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-critica","tag-alessio-galbiati","tag-digitale","tag-documentario","tag-etnografia","tag-gopro","tag-leviathan","tag-lucien-castaing-taylor","tag-numero-38","tag-rapporto-confidenziale-38","tag-sel","tag-sensory-ethnography-lab","tag-verena-paravel"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Leviathan &gt; Lucien Castaing-Taylor, V\u00e9r\u00e9na Paravel | Rapporto Confidenziale<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27232\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Leviathan &gt; Lucien Castaing-Taylor, V\u00e9r\u00e9na Paravel | Rapporto Confidenziale\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"BLACK BLOB Leviathan \u2022 Lucien Castaing-Taylor, V\u00e9r\u00e9na Paravel \u2022 USA-Francia-UK\/2012 recensione a cura di Alessio Galbiati pubblicato in Rapporto Confidenziale 38 (marzo\/aprile 2013) &nbsp; \u00abNon riuscivo a trovare il giusto angolo di visuale della macchina da presa per inquadrare questo lavoro con le pietre. Perci\u00f2 cominciai a osservare il lavoro, per vedere come cominciava, come finiva, che ritmo aveva; ma\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27232\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Rapporto Confidenziale\" \/>\n<meta property=\"article:publisher\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/rapportoconfidenziale\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2013-04-08T15:36:38+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2013-04-08T15:42:11+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/laviathan_01.jpg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Alessio Galbiati\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:creator\" content=\"@RConfidenziale\" \/>\n<meta name=\"twitter:site\" content=\"@RConfidenziale\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Alessio Galbiati\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"23 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=27232#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=27232\"},\"author\":{\"name\":\"Alessio Galbiati\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/ff5d5dc89af101292a4c5874ff09548c\"},\"headline\":\"Leviathan > Lucien Castaing-Taylor, V\u00e9r\u00e9na Paravel\",\"datePublished\":\"2013-04-08T15:36:38+00:00\",\"dateModified\":\"2013-04-08T15:42:11+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=27232\"},\"wordCount\":4662,\"commentCount\":0,\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#organization\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=27232#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"http:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2013\\\/04\\\/laviathan_01.jpg\",\"keywords\":[\"Alessio Galbiati\",\"digitale\",\"Documentario\",\"etnografia\",\"GoPro\",\"Leviathan\",\"Lucien Castaing-Taylor\",\"numero 38\",\"Rapporto Confidenziale 38\",\"SEL\",\"Sensory Ethnography Lab\",\"Verena Paravel\"],\"articleSection\":[\"CRITICA\"],\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"CommentAction\",\"name\":\"Comment\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=27232#respond\"]}]},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=27232\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=27232\",\"name\":\"Leviathan > Lucien Castaing-Taylor, V\u00e9r\u00e9na Paravel | Rapporto Confidenziale\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=27232#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=27232#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"http:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2013\\\/04\\\/laviathan_01.jpg\",\"datePublished\":\"2013-04-08T15:36:38+00:00\",\"dateModified\":\"2013-04-08T15:42:11+00:00\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=27232#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=27232\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=27232#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2013\\\/04\\\/laviathan_01.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2013\\\/04\\\/laviathan_01.jpg\",\"width\":\"620\",\"height\":\"400\"},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=27232#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Leviathan > Lucien Castaing-Taylor, V\u00e9r\u00e9na Paravel\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/\",\"name\":\"Rapporto Confidenziale\",\"description\":\"rivista digitale di cultura cinematografica | digital magazine about cinematic culture\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#organization\",\"name\":\"Rapporto Confidenziale\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2017\\\/09\\\/RC_logo_1_nero.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2017\\\/09\\\/RC_logo_1_nero.png\",\"width\":3508,\"height\":709,\"caption\":\"Rapporto Confidenziale\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"},\"sameAs\":[\"https:\\\/\\\/www.facebook.com\\\/rapportoconfidenziale\",\"https:\\\/\\\/x.com\\\/RConfidenziale\",\"https:\\\/\\\/www.instagram.com\\\/icdpavlov\\\/\",\"https:\\\/\\\/www.youtube.com\\\/user\\\/RConfidenziale\"]},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/ff5d5dc89af101292a4c5874ff09548c\",\"name\":\"Alessio Galbiati\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/e45f785b47739f5e3fda1734d001ea698f0e1760a1fa02f81026eb2d8e6fbccb?s=96&d=identicon&r=g\",\"url\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/e45f785b47739f5e3fda1734d001ea698f0e1760a1fa02f81026eb2d8e6fbccb?s=96&d=identicon&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/e45f785b47739f5e3fda1734d001ea698f0e1760a1fa02f81026eb2d8e6fbccb?s=96&d=identicon&r=g\",\"caption\":\"Alessio Galbiati\"},\"sameAs\":[\"http:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\",\"https:\\\/\\\/x.com\\\/RConfidenziale\"],\"url\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?author=5\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Leviathan > Lucien Castaing-Taylor, V\u00e9r\u00e9na Paravel | Rapporto Confidenziale","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27232","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Leviathan > Lucien Castaing-Taylor, V\u00e9r\u00e9na Paravel | Rapporto Confidenziale","og_description":"BLACK BLOB Leviathan \u2022 Lucien Castaing-Taylor, V\u00e9r\u00e9na Paravel \u2022 USA-Francia-UK\/2012 recensione a cura di Alessio Galbiati pubblicato in Rapporto Confidenziale 38 (marzo\/aprile 2013) &nbsp; \u00abNon riuscivo a trovare il giusto angolo di visuale della macchina da presa per inquadrare questo lavoro con le pietre. Perci\u00f2 cominciai a osservare il lavoro, per vedere come cominciava, come finiva, che ritmo aveva; ma","og_url":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27232","og_site_name":"Rapporto Confidenziale","article_publisher":"https:\/\/www.facebook.com\/rapportoconfidenziale","article_published_time":"2013-04-08T15:36:38+00:00","article_modified_time":"2013-04-08T15:42:11+00:00","og_image":[{"url":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/laviathan_01.jpg","type":"","width":"","height":""}],"author":"Alessio Galbiati","twitter_card":"summary_large_image","twitter_creator":"@RConfidenziale","twitter_site":"@RConfidenziale","twitter_misc":{"Scritto da":"Alessio Galbiati","Tempo di lettura stimato":"23 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27232#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27232"},"author":{"name":"Alessio Galbiati","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#\/schema\/person\/ff5d5dc89af101292a4c5874ff09548c"},"headline":"Leviathan > Lucien Castaing-Taylor, V\u00e9r\u00e9na Paravel","datePublished":"2013-04-08T15:36:38+00:00","dateModified":"2013-04-08T15:42:11+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27232"},"wordCount":4662,"commentCount":0,"publisher":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#organization"},"image":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27232#primaryimage"},"thumbnailUrl":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/laviathan_01.jpg","keywords":["Alessio Galbiati","digitale","Documentario","etnografia","GoPro","Leviathan","Lucien Castaing-Taylor","numero 38","Rapporto Confidenziale 38","SEL","Sensory Ethnography Lab","Verena Paravel"],"articleSection":["CRITICA"],"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"CommentAction","name":"Comment","target":["https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27232#respond"]}]},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27232","url":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27232","name":"Leviathan > Lucien Castaing-Taylor, V\u00e9r\u00e9na Paravel | Rapporto Confidenziale","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27232#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27232#primaryimage"},"thumbnailUrl":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/laviathan_01.jpg","datePublished":"2013-04-08T15:36:38+00:00","dateModified":"2013-04-08T15:42:11+00:00","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27232#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27232"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27232#primaryimage","url":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/laviathan_01.jpg","contentUrl":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/laviathan_01.jpg","width":"620","height":"400"},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27232#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Leviathan > Lucien Castaing-Taylor, V\u00e9r\u00e9na Paravel"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#website","url":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/","name":"Rapporto Confidenziale","description":"rivista digitale di cultura cinematografica | digital magazine about cinematic culture","publisher":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#organization","name":"Rapporto Confidenziale","url":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/RC_logo_1_nero.png","contentUrl":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/RC_logo_1_nero.png","width":3508,"height":709,"caption":"Rapporto Confidenziale"},"image":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#\/schema\/logo\/image\/"},"sameAs":["https:\/\/www.facebook.com\/rapportoconfidenziale","https:\/\/x.com\/RConfidenziale","https:\/\/www.instagram.com\/icdpavlov\/","https:\/\/www.youtube.com\/user\/RConfidenziale"]},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#\/schema\/person\/ff5d5dc89af101292a4c5874ff09548c","name":"Alessio Galbiati","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/e45f785b47739f5e3fda1734d001ea698f0e1760a1fa02f81026eb2d8e6fbccb?s=96&d=identicon&r=g","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/e45f785b47739f5e3fda1734d001ea698f0e1760a1fa02f81026eb2d8e6fbccb?s=96&d=identicon&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/e45f785b47739f5e3fda1734d001ea698f0e1760a1fa02f81026eb2d8e6fbccb?s=96&d=identicon&r=g","caption":"Alessio Galbiati"},"sameAs":["http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org","https:\/\/x.com\/RConfidenziale"],"url":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?author=5"}]}},"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27232","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=27232"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27232\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=27232"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=27232"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=27232"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}