{"id":27450,"date":"2013-04-17T19:09:39","date_gmt":"2013-04-17T17:09:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27450"},"modified":"2013-04-17T19:09:39","modified_gmt":"2013-04-17T17:09:39","slug":"assassins-mathieu-kassovitz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27450","title":{"rendered":"Assassin(s) > Mathieu Kassovitz"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/assassin-s_kassovitz.jpg\" alt=\"\" title=\"Assassin(s) - Mathieu Kassovitz (1997)\" width=\"620\" height=\"408\" class=\"aligncenter size-full wp-image-27451\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/assassin-s_kassovitz.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/assassin-s_kassovitz-300x197.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"4\"><b>ASSASSIN(S)<\/b><br \/>\nL&#8217;insostenibile \u201cleggerezza\u201d della violenza<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">recensione a cura di Fabrizio Fogliato<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>Assassin(s)<\/i> \u00e8 del 1997 ed \u00e8 un film incompreso e sottovalutato forse anche per il fatto che, dopo <i><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=26647\">L\u2019odio<\/a><\/i> (1995), ci si aspettava qualcosa di simile dal cineasta d\u2019oltralpe. Ma Kassovitz \u00e8 un battitore libero che con cinismo e autolesionismo vuole continuamente spiazzare il suo pubblico. Cos\u00ec rielabora un vecchio cortometraggio (<i>Assassins&#8230;<\/i> del 1992) e costruisce un apologo sulla \u201cbanalit\u00e0 del male\u201d, sulla deriva mediatica della societ\u00e0 e, ancora, sulla perdita d\u2019identit\u00e0, ma questa volta allarga il discorso, ricolmo di pessimismo, a tutte e tre le fasi vitali: infanzia, giovinezza e vecchiaia. Con <i>Assassin(s)<\/i> Kassovitz mette in relazione la vita \u201cproletaria\u201d delle banlieue con la vita \u201cborghese\u201d della citt\u00e0, creando due archetipi apparentemente distanti che trovano, nel crimine e nella violenza, l\u2019unico punto d\u2019incontro possibile. Egli utilizza un raffinatissimo linguaggio tecnico e sfodera una ricercatezza registica, fatta di Back Zoom Travelling, rallenti e Pan-Focus oltre ai soliti carrelli posteriori, a volte fine a se stessa ma sempre connaturata con la narrazione che asseconda alternando momenti intriganti (la scena della discoteca che continua in ospedale) a momenti di pausa auto-riflessivi (gli zoom e le panoramiche nelle stanze).<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>Assassin(s)<\/i>, attraverso le storie del vecchio Albert Wagner (Michel Serrault), del giovane Max Pujol (Mathieu Kassovitz) e del tredicenne Mehdi (Mehdi Benoufa), ribadisce la metafora dell\u2019uomo\/mondo che precipitando da un palazzo di cinquanta piani si ricorda continuamente \u201cJasqu\u2019ici tout va bien\u201d e sancisce la fine di un\u2019epoca. La televisione e i media in genere sono ormai relegati ad essere muti testimoni e registratori della realt\u00e0 e sono definitivamente usciti dal loro spazio comunicativo per investire all\u2019interno della vita reale. Kassovitz sembra presagire con largo anticipo l\u2019era dei reality-show e della cronaca raccontata dalle telecamere a circuito chiuso, urlata e strumentalizzata nei talk-show. Fa sua la logica di Jean Baudillard espressa ne <i>Il crimine perfetto<\/i>: \u00abTutti abbiamo inghiottito il nostro ricevitore, il che produce intensi effetti di disturbo dovuti all\u2019eccessiva prossimit\u00e0 della vita e del suo doppio, dovuti al collasso del tempo e della distanza\u00bb. L\u2019elemento trainate e scatenante di questa situazione \u00e8 il borghese (e qui Kassovitz si avvicina a Besson) incarnato in <i>Assassin(s)<\/i> dal diabolico Wagner, che \u00e8 qualunquista, omofobo, moralista e razzista e che racchiude in s\u00e9 tutta l\u2019ipocrisia e la falsit\u00e0 del cittadino medio europeo. Un cittadino normale, con un mestiere consolidato e con la voglia di tramandarlo sorretto da una rigorosa etica professionale. Non importa se il mestiere \u00e8 quello di assassino a pagamento, perch\u00e9 la logica della societ\u00e0 tollera qualsiasi mezzo pur di raggiunger il fine: il diritto di ogni uomo a non essere dimenticato ed a perpetuare le tradizioni di famiglia. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/assassin-s_kassovitz_02.jpg\" alt=\"\" title=\"Assassin(s) - Mathieu Kassovitz (1997)\" width=\"620\" height=\"349\" class=\"aligncenter size-full wp-image-27452\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/assassin-s_kassovitz_02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/assassin-s_kassovitz_02-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Lo zapping ripreso nella sequenza della discoteca, che mixa immagini di <i><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=3415\">Un chien andalou<\/a><\/i> di Luis Bu\u00f1uel con quelle di manga giapponesi, \u00e8 il sintomo di una nevrosi patologica che ammorba una societ\u00e0 dove le immagini vengono deprivate del loro significato in funzione di una logica commerciale e pubblicitaria interessata solo al consumo e non alla comprensione (di esse o di alcunch\u00e9). A questo proposito si inserisce il discorso sulla Nike, messo in luce dal film attraverso la ri-proposizione integrale dello <a href=\"http:\/\/youtu.be\/XDzF0i-FFQg\">spot di Tarsem<\/a>, all\u2019interno del quale calciatori e demoni giocano a calcio in un Colosseo infernale, cio\u00e8 quello di ascrivere alla multinazionale il marchio della corresponsabilit\u00e0 di una omologazione globalizzata che cinicamente fagocita l\u2019immaginario di giovani e bambini (non a caso Max e Mehdi vestono sempre capi della Nike). A questa logica di vuoto siderale, dove esiste solo la pura tecnica performativa, si contrappone l\u2019incaponimento di Wagner a tramandare qualcosa (che \u00e8 comunque parte di una tradizione). Cos\u00ec come \u00e8 un mezzo tradizionale il treno che solca pi\u00f9 volte le inquadrature del film e che con un ritmo blando e cadenzate ci conduce verso il baratro infernale della coazione a ripetere messa in scena dal vecchio nei confronti del giovane, dal giovane nei confronti del bambino e dal bambino verso s\u00e9 stesso: una demoniaca logica di morte. Che ci sia del diabolico in Wagner \u00e8 chiaro sin dall\u2019inizio, ma quando sotto il sottopassaggio gli vediamo spuntare la coda, ecco che in quel movimento quasi impercettibile abbiamo la consapevolezza della destinazione infernale del viaggio. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Un viaggio che porter\u00e0 prima all\u2019uccisione da parte di Wagner di Max, inadempiente nel proprio compito e poi lentamente verso la strage finale ripresa priva di sonoro dalla telecamera di sorveglianza. Qui Mehdi metter\u00e0 a frutto le dinamiche da videogame di cui si nutre da sempre creando un cortocircuito tra la realt\u00e0 virtuale, la noia, la voglia di protagonismo, e la realt\u00e0 stessa, che ha il sapore amaro e l\u2019odore stantio dell\u2019autoaffermazione fuori tempo massimo. <i>Game Over<\/i> verrebbe da dire, ma poi ci si ricorda che due anni dopo alla Colombine High School di Denver la realt\u00e0 ha superato la fantasia, e allora come fa Kassovitz prima dei titoli di coda, non ci rimane che spegnere la televisione. <i>Assassin(s)<\/i> forse a causa del suo stesso contenuto o forse per un\u2019eccessiva superficialit\u00e0 da parte della critica venne frainteso e osteggiato, bollato come \u00abPiattamente didascalico nelle sue prediche contro la Tv che abbruttisce, i videogiochi che incitano alla violenza, la giovent\u00f9 senza valori\u2026\u00bb (il Morandini) e porta lo stesso Mathieu Kassovitz ad periodo di pausa di tre anni in cui si dedica alla recitazione come attore (<i>Il quinto elemento<\/i> di Besson, <i>Jakob il bugiardo<\/i> di suo padre\u2026) e in cui ripensare il suo cinema, che a partire dal nuovo millennio non sar\u00e0 mai pi\u00f9 quello di prima. \u2022<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>Fabrizio Fogliato<\/i><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">vedi anche<br \/>\n <b>CINEMA IN NUCE. IL CORTOMETRAGGIO SECONDO MATHIEU KASSOVITZ<\/b><br \/>\n di Gabriele Baldaccini<br \/>\n pubblicato in <b><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=26974\"><font color=\"#660066\">Rapporto Confidenziale 38 (marzo\/aprile 2013)<\/font><\/a><\/b><\/font><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/assassin-s_kassovitz_03.jpg\" alt=\"\" title=\"Assassin(s) - Mathieu Kassovitz (1997)\" width=\"620\" height=\"415\" class=\"aligncenter size-full wp-image-27453\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/assassin-s_kassovitz_03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/assassin-s_kassovitz_03-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"4\"><b>Assassin(s)<\/b><\/font><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\n<b>Regia<\/b>: Mathieu Kassovitz<br \/>\n<b>Sceneggiatura<\/b>: Nicolas Boukhrief, Mathieu Kassovitz<br \/>\n<b>Fotografia<\/b>: Pierre A\u00efm<br \/>\n<b>Montaggio<\/b>: Mathieu Kassovitz, Yannick Kergoat<br \/>\n<b>Casting<\/b>: Bruno Levy<br \/>\n<b>Production Design<\/b>: Philippe Chiffre<br \/>\n<b>Costumi<\/b>: Virginie Montel<br \/>\n<b>Musiche<\/b>: Carter Burwell <br \/>\n<b>Produttore<\/b>: Christophe Rossignon <br \/>\n<b>Interpreti<\/b>: Michel Serrault, Mathieu Kassovitz, Mehdi Benoufa, Robert Gendreu, Dani\u00e8le Lebrun, Fran\u00e7ois Levantal, Karim Belkhadra, Roland Marchisio, F\u00e9licit\u00e9 Wouassi, Nicolas Boukhrief, Donat Vidal-Revel, Philippe Neunreuther, Christophe Rossignon, Pascal Ondicolberry, Agn\u00e8s Akopian<br \/>\n<b>Produzione<\/b>: Canal+, Kasso Inc. Productions, La Sept Cin\u00e9ma, Lazennec Films, TF1 Films Production, Zweites Deutsches Fernsehen (ZDF)<br \/>\n<b>Suono<\/b>: Dolby Digital<br \/>\n<b>Rapporto<\/b>: 1.85:1<br \/>\n<b>Paese<\/b>: Francia<br \/>\n<b>Anno<\/b>: 1997<br \/>\n<b>Durata<\/b>: 128&#8242;<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ASSASSIN(S) L&#8217;insostenibile \u201cleggerezza\u201d della violenza recensione a cura di Fabrizio Fogliato &nbsp; Assassin(s) \u00e8 del 1997 ed \u00e8 un film incompreso e sottovalutato forse anche per il fatto che, dopo L\u2019odio (1995), ci si aspettava qualcosa di simile dal cineasta d\u2019oltralpe. Ma Kassovitz \u00e8 un battitore libero che con cinismo e autolesionismo vuole continuamente spiazzare il suo pubblico. 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