{"id":27540,"date":"2013-04-21T17:44:12","date_gmt":"2013-04-21T15:44:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27540"},"modified":"2013-04-21T17:44:12","modified_gmt":"2013-04-21T15:44:12","slug":"blanche-walerian-borowczyk","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27540","title":{"rendered":"Blanche > Walerian Borowczyk"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/blanche_01.jpg\" alt=\"\" title=\"Blanche (Blanche, un amore proibito) di Walerian Borowczyk (1971)\" width=\"620\" height=\"424\" class=\"aligncenter size-full wp-image-27541\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/blanche_01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/blanche_01-300x205.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\"><b><font size=\"4\">Blanche (Blanche, un amore proibito)<\/font><\/b><font size=\"2\"><br \/>\ndi Walerian Borowczyk (Francia\/1971)<\/p>\n<p>recensione a cura di Fabrizio Fogliato<\/font><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>Siamo nel Medioevo francese, verso il 1200, in un castello abitato da un vassallo del Re <\/i>(Michel Simon)<i>, dalla sua giovane moglie Blanche <\/i>(Ligia Branice)<i>, e da Nicolas, figlio di primo letto del barone. Senza che il vecchio lo sospetti, madre e figliastro si amano teneramente, ma senza nemmeno il coraggio di dirselo giacch\u00e9 Blanche \u00e8 fedelissima al suo signore e Nicolas devotissimo al padre. Arriva in visita il Re, col suo paggio soave Bartolomeo che ha fama di rubacuori, e scoppia la tempesta. Perch\u00e9 sia l&#8217;uno sia l&#8217;altro tentano di sedurre l&#8217;inespugnabile castellana, il paggio viene murato vivo, Nicolas per salvare l&#8217;onore dell&#8217;amata innocente si fa uccidere in duello, la donna si avvelena, Bartolomeo salvato in extremis viene straziato per vendetta, e il vecchio si pugnala.<\/i><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>Blanche<\/i> (1971) \u00e8 il terzo lungometraggio (distribuito in pochissime copie in Italia, solo nel 1981) diretto da Walerian Borowczyk dopo <i>Theatre de Monsieur et Madame Kabal<\/i> (Il teatro del signore e della signora Kabal, 1967) e <i>Goto, l&#8217;\u00eele d&#8217;amour<\/i> (Goto, l&#8217;isola dell&#8217;amore, 1968). Prima del terzo film, il regista polacco dirige <i>Le Phonographe<\/i> (1969) un cortometraggio di dieci minuti con disegni animati, in cui recupera la rievocazione d&#8217;un passato legato tanto alla cultura quanto alla sensibilit\u00e0 emotiva: il fonografo diventa paradigma dell&#8217;oggetto eletto a personaggio secondo la prerogativa, unica, del cinema di Borowczyk. Gli stessi oggetti ritornano in <i>Blanche<\/i>, primo film a colori dell&#8217;autore polacco, rappresentati attraverso una continuit\u00e0 insistita e mediante l&#8217;esaltazione del dettaglio, volto a trasfigurare l&#8217;oggetto inanimato in feticcio necessario al realismo della messa in scena in cui agiscono gli attori: l&#8217;obiettivo di Borowczyk \u00e8 quello di dare vita a ci\u00f2 che \u00e8 \u201cmorto\u201d, rappresentandolo come una sorta di prolungamento emozionale che con il proseguo del film, talvolta, diventa persino tattile e fisico. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>Blanche<\/i> \u00e8 ispirato a <i>Mazepa<\/i> di Julius Slowacki, un testo letterario tipico del romanticismo polacco, all&#8217;interno del quale la rappresentazione di un&#8217;epoca, la raffigurazione di un passato \u201cpoetico\u201d e le suggestioni dell&#8217;arte e della natura vanno di pari passo con la descrizione di aspetti del passato tanto realistici quanto fantastici: il mondo di <i>Mazepa<\/i> \u00e8 ricolmo di aspetti spirituali e onirici, uniti alla rappresentazione di una tragedia sanguinosa e violenta legata all&#8217;epoca eroico-cavalleresca. Walerian Borowczyk, seguendo il testo di Slowacki, trasferisce la vicenda nel &#8216;200 francese, dando al proprio film il respiro, a lui congeniale dell&#8217;elegia lirico-tragica, e ispirando la messa in scena alla pittura di Bruegel e a quella di Giotto, e affidando il commento musicale all&#8217;opera di Carl Orff. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Quello del regista polacco \u00e8 dunque un procedimento sinergico, in cui l&#8217;arte, il suono, il movimento, la grafica dell&#8217;immagine e la meticolosa ricostruzione scenografica trovano il loro compimento attraverso la rappresentazione di un montaggio nevrotico e curatissimo, capace di tradurre gli eventi narrati in una sintesi onirica di rara bellezza ed efficacia. <i>Blanche<\/i> \u00e8 costruito su una precisione documentaristica di decine di dettagli, disposti con ordine e rigore come sulla scena di un teatro, e dalla cui scomposizione nasce l&#8217;ambiguit\u00e0 di fondo che permea il film, in cui diventa difficile distinguere il confine tra finzione e realt\u00e0. <i>Blanche<\/i> \u00e8 il primo passo di Borowczyk verso la rappresentazione autoriale delle \u201cdinamiche dello sguardo\u201d, endemica al suo cinema successivo. In <i>Blanche<\/i> ci\u00f2 che colpisce \u00e8 infatti il voyeurismo registico che diventa elemento disorientante per lo spettatore. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/blanche_02.jpg\" alt=\"\" title=\"Blanche (Blanche, un amore proibito) di Walerian Borowczyk (1971)\" width=\"620\" height=\"350\" class=\"aligncenter size-full wp-image-27542\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/blanche_02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/blanche_02-300x169.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>Blanche<\/i> \u00e8 un film profondamente erotico, anzi forse \u00e8 il film in cui Borowczyk meglio \u00e8 riuscito a raffigurare la forza distruttiva dell&#8217;erotismo, attraverso il paradosso di una rappresentazione casta in cui il corpo femminile appare perennemente e totalmente fasciato in abiti ristretti capaci di annullare le forme della fisicit\u00e0 della donna. Emblematico quindi che il film si apra con un nudo integrale di <i>Blanche<\/i>, che in un frammento, intervallato ai titoli di testa, appare nuda e bagnata mentre esce dalla vasca da bagno: una rappresentazione furtiva, quasi colpevole che per\u00f2, funziona da segno premonitore per gli eventi successivi. La tragedia \u00e8 gi\u00e0 tutta in questa breve inquadratura: la donna, il suo corpo, il suo implicito erotismo e la forza della sua femminilit\u00e0 sono il punto di origine da cui scaturisce la lunga catena di drammi. La scena successiva, quella della festa, \u00e8 frazionata da un montaggio sincopato, nella fredda cronaca dei suoi dettagli: lo gnomo impertinente che viene preso a calci, un cane che si intrufola tra le gambe della gente, una scimmietta posta sulla spalla del re, il muoversi inesausto dei protagonisti, il canto soave del trovatore. La frenesia dell&#8217;interno contrasta felicemente con la fissit\u00e0 dell&#8217;esterno in cui l&#8217;immagine di un castello-fortezza erto come una roccia solitaria e slanciata verso il cielo, si inserisce in un contesto naturale di rinascimentale bellezza in cui la natura assume i toni lievi e poetici della fotografia dai colori pastello di Guy Durban. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Il montaggio alternato amplifica la rappresentazione delle dinamiche relazionali mettendo a confronto l&#8217;immobilit\u00e0 e il silenzio dell&#8217;ambiente esterno con il caos della festa che fa da preambolo alla tragedia. L&#8217;unico momento ludico e gioioso del film viene sottolineato dalle riprese sfolgoranti sui fascianti abiti femminili dentro i quali si nascondono carni bianchissime come quella di Blanche (che gi\u00e0 nel nome ha lo stigma) mentre tra di essi si muovono gli uomini vestiti con pesanti pelli, cotte di maglia e grembiuli di cuoio. Blanche, in tutto ci\u00f2 \u00e8 vittima innocente, colpevole solo di avere un corpo in grado di sedurre gli uomini: ella, apparentemente non fa nulla per concupire il desiderio, ma la sua condizione di repressa, l&#8217;allusivit\u00e0 di certe affermazioni tendono a rappresentarla come \u201ccarnefice\u201d, nonostante ella non ceda mai all&#8217;adulterio. La sua lunga tunica scura che le copre anche la testa, non basta ad allontanare da lei il senso di morte che le gravita attorno, cos\u00ec come il suo divenire \u00e8 sottolineato dalla persistente presenza dei fiori che, quando la tragedia si avvicina al suo compimento diventano secchi e appassiti. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">La sua \u201cpurezza\u201d, non \u00e8 solo nominale, ma nonostante ci\u00f2 il suo muoversi come donna solitaria in un contesto di uomini giovani e vecchi la porta inevitabilmente ad essere elemento attorno a cui si scatena una guerriglia per la conquista del suo corpo. Le dinamiche seduttive (anche quelle implicite) sono descritte da Borowczyk attraverso una progressiva sottrazione di elementi accessori: la scena si fa progressivamente pi\u00f9 scarna mentre i personaggi si muovono come su un palco inscenando una lunga serie di crudelt\u00e0. La ribellione spontanea alla repressione carnale si coniuga con l&#8217;ipocrisia e il bigottismo della corte e si interseca con la raffigurazione pantocratica del volto femminile e con i continui rimandi ai simboli religiosi disposti sulle pareti del castello. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Improvvisamente, dopo l&#8217;intervento del re a difesa del paggio Bartolomeo, il film si fa tetro e oscuro, cancellando totalmente il bianco e chiudendosi in una rappresentazione claustrofobica e asfittica dello spazio in cui il castello, uno dei tipici luoghi chiusi del cinema di Borowczyk, diventa prigione attraverso l&#8217;alternarsi filmico di primi piani e campi medi, conseguenza dell&#8217;immagine primordiale presente in uno dei primi fotogrammi del film: una colomba bianca chiusa in gabbia. Una gabbia stretta, che viene mostrata pi\u00f9 volte lungo tutta la durata del film, metafora dello spazio labirintico e della rappresentazione alla Escher (cale, cunicoli, passaggi improbabili&#8230;) degli ambienti del maniero da cui emerge una raffigurazione complessa e inquietante della collettivit\u00e0 che abita in esso. Solo nel finale, quando la pellicola si frantuma in una geometria spaziale allucinata e quando la struttura narrativa si frammenta e si moltiplica nella rappresentazione delle inquietanti derive dell&#8217;animo umano spinte dall&#8217;erotismo, <i>Blanche<\/i> diventa opera astratta in cui il montaggio (geniale e meraviglioso) della sequenza che mostra Bartolomeo legato a un cavallo e trascinato per la brughiera, diventa sintesi del punto di vista del regista. L&#8217;alternarsi mozzafiato dell&#8217;azione, secondo il registro fisico, si traduce nella rappresentazione \u201cimpossibile\u201d di un primitivismo selvaggio in cui domina il caos della messa in scena. La sequenza predilige il rumore cupo e sordo degli zoccoli del cavallo che corrono sul selciato, mentre l&#8217;immagine mostra, senza soluzione di continuit\u00e0, l&#8217;alternarsi della soggettiva di Bartolomeo, il correre impetuoso degli alberi ai suoi fianchi e infine il muso ansimante e sudato dei cavalli, il tutto unito ai campi lunghi che mostrano le dinamiche dell&#8217;azione. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Il finale sepolcrale e \u201cnero\u201d \u00e8 immerso nell&#8217;assenza di colori, ed \u00e8 necessario per esaltare tanto l&#8217;ambiguit\u00e0 della realt\u00e0 quanto la peculiarit\u00e0 della metafora borowczykiana: la colomba chiusa nella gabbia \u00e8 rappresentazione animale della donna protagonista del film, la quale inconsciamente, conduce alla distruzione della famiglia e inevitabilmente, viene anche lei condannata all&#8217;autodistruzione. Che il veleno con cui Blanche si uccide venga prelevato da un messale ecclesiastico \u00e8 un&#8217;evidente segno dell&#8217; intento critico del regista polacco, il quale non rinuncia come in ogni suo film a sottolineare le ipocrisie e i pericoli di una religiosit\u00e0 devozionistica e di necessit\u00e0, totalmente priva di spiritualit\u00e0 e sincerit\u00e0: non a caso i sette monaci che accompagnano il re nascondono le armi all&#8217;interno degli strumenti e degli abiti ecclesiastici. In sintesi, anche in <i>Blanche<\/i> (e soprattutto qui) emerge l&#8217;estetica dello spazio intesa come luogo chiuso in cui si consumano passioni e desideri e in cui lo sguardo del regista (e dello spettatore) sono costretti ad un voyeurismo voluttuoso ed erotico. In <i>Blanche<\/i> la parafilia \u00e8 sottaciuta e latente, anche se \u00e8 rappresentata dall&#8217;erotismo stesso. L&#8217;uomo, di qualunque et\u00e0 \u00e8 attratto prepotentemente dalla carnalit\u00e0 femminile, la quale, anche se nascosta, racchiude dentro di s\u00e9 il contagio della perversione e il seme della morte. Quella che, dunque, potrebbe sembrare una misoginia preconcetta del regista, in realt\u00e0, in <i>Blanche<\/i> si traduce sotto forma di monito verso i pericoli intrinseci all&#8217;erotismo: <i>Blanche<\/i>, non \u00e8 altro che il primo passo di una filmografia intenta a svelare le radici \u201cnaturali\u201d dell&#8217;Eros e consapevole del legame indissolubile che esso ha con Thanatos. \u2022<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><i><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Fabrizio Fogliato<\/font><\/i><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/blanche_03.jpg\" alt=\"\" title=\"Blanche (Blanche, un amore proibito) di Walerian Borowczyk (1971)\" width=\"620\" height=\"465\" class=\"aligncenter size-full wp-image-27543\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/blanche_03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/blanche_03-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"4\"><b>Blanche<\/b><\/font><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\nTitolo italiano: <b>Blanche, un amore proibito<\/b><br \/>\n<b>Regia<\/b>: Walerian Borowczyk<br \/>\n<b>Sceneggiatura<\/b>: Walerian Borowczyk dal poema <i>Mazepa <\/i>di Juliusz Slowacki (1839)<br \/>\nSupervisione alla sceneggiatura: Suzanne Ohanessian<br \/>\n<b>Fotografia<\/b>: Andr\u00e9 Dubreuil, Guy Durban<br \/>\n<b>Montaggio<\/b>: Walerian Borowczyk, Charles Bretoneiche<br \/>\n<b>Musiche<\/b>: Christian Boissonnade, Annie Challan, Agn\u00e8s Faucheux, Maurice-Pierre Gourrier, Florence Lassailly<br \/>\n<b>Suono<\/b>: Jean-Pierre Ruh<br \/>\n<b>Scenografia<\/b>: Walerian Borowczyk, Jacques D&#8217;Ovidio<br \/>\n<b>Art Direction<\/b>: Jacques D&#8217;Ovidio<br \/>\n<b>Costumi<\/b>: Piet Bolscher<br \/>\n<b>Trucco<\/b>: Christine Fornelli<br \/>\n<b>Acconciature<\/b>: Trieste Sarnelli<br \/>\n<b>Produttori<\/b>: Philippe d&#8217;Argila, Dominique Duverg\u00e9<br \/>\n<b>Interpreti<\/b>: Michel Simon, Georges Wilson, Jacques Perrin, Ligia Branice, Denise P\u00e9ronne, Jean Gras, Lawrence Trimble, Michel Delahaye, Roberto, Genevieve Graves, Stanley Barry, Guy Bonnafoux<br \/>\n<b>Produzione<\/b>: Abel &amp; Charton, T\u00e9l\u00e9presse Films<br \/>\n<b>Formato<\/b>: 35mm<br \/>\n<b>Lingua<\/b>: francese<br \/>\n<b>Paese<\/b>: Francia<br \/>\n<b>Durata<\/b>: 92&#8242;<br \/>\n<b>Anno<\/b>: 1971<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<blockquote>\n<blockquote>\n<p style=\"line-height: 150%\"><i><font face=\"Georgia\" size=\"2\">vedi anche<\/font><\/i><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"4\"><b><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=26762\">Interno di un convento<\/a><\/b><\/font><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\n  regia di Walerian Borowczyk (Italia\/1978)<br \/>\n  recensione a cura di Fabrizio Fogliato<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><b><font face=\"Georgia\" size=\"4\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=5285\">Associazioni imprevedibili. Il cinema di Walerian Borowczyk<\/a><\/font><\/b><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\n  Alberto Pezzotta (a cura di)<br \/>\n  Edizioni Lindau (2009)<\/font><\/p>\n<\/blockquote>\n<\/blockquote>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Blanche (Blanche, un amore proibito) di Walerian Borowczyk (Francia\/1971) recensione a cura di Fabrizio Fogliato &nbsp; Siamo nel Medioevo francese, verso il 1200, in un castello abitato da un vassallo del Re (Michel Simon), dalla sua giovane moglie Blanche (Ligia Branice), e da Nicolas, figlio di primo letto del barone. 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