{"id":28232,"date":"2013-05-31T21:15:28","date_gmt":"2013-05-31T19:15:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=28232"},"modified":"2018-05-09T12:35:00","modified_gmt":"2018-05-09T10:35:00","slug":"joao-cesar-monteiro-liconoclasta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=28232","title":{"rendered":"Jo\u00e3o C\u00e9sar Monteiro, l&#8217;iconoclasta"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40690\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/monteiro-cover.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/monteiro-cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/monteiro-cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/monteiro-cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/monteiro-cover-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/monteiro-cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/monteiro-cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/monteiro-cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/monteiro-cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p>Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato per la <a href=\"http:\/\/www.uzak.it\/component\/content\/article\/36-lo-stato-delle-cose\/358-joao-cesar-monteiro-liconoclasta.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">prima volta<\/a> in <b><a href=\"http:\/\/www.uzak.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">UZAK # 10 &#8211; primavera 2013<\/a><\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>\u00abBeve dalle pi\u00f9 svariate fonti, esegue piroette in tutti i rami, cancella e omette con la perfezione di un criminale: umore e sovversione sono gli unici tratti lasciati nelle tracce di questo moto perpetuo\u00bb.<br \/>\n&#8211; Jo\u00e3o C\u00e9sar Monteiro, a proposito di De Sade<\/p>\n<p>\u00abEra una persona di immensa libert\u00e0, un grande artista, dal rigore assoluto. Con lui la creazione si faceva nella carne viva. C\u2019era improvvisazione, ma sapeva precisamente quello che voleva. \u00c8 stupefacente, nel suo lavoro, il modo in cui riusciva ad andare in fondo all\u2019orrore della sordidezza e nello stesso tempo attingere a una luminosit\u00e0, una poesia, una bellezza straordinarie. Viveva sulla falda tra il fondo degli abissi e il massimo della luce. Era un uomo geniale\u00bb.<br \/>\n&#8211; Manuela de Freitas<\/p>\n<p>\u00abEccoci qui di nuovo soli. Tutto \u00e8 cos\u00ec lento. Cos\u00ec pesante. Cos\u00ec triste. Molto presto sar\u00f2 vecchio. Allora tutto finir\u00e0. Tanta gente \u00e8 passata per questa stanza. Hanno detto molte cose. Non mi hanno detto molto. Sono andati via. Sono invecchiati. Sono diventati lenti e miserabili, ognuno nel suo angoletto di terra\u00bb.<br \/>\n&#8211; Voce off (Jo\u00e3o C\u00e9sar Monteiro) in apertura al film <i>Recorda\u00e7\u00f5es da Casa Amarela<\/i> (1989)<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella sua unicit\u00e0 la filmografia di Jo\u00e3o C\u00e9sar Monteiro contiene le caratteristiche peculiari di tutto il cinema portoghese, quello di sempre e da sempre uguale a se stesso, possiede i caratteri distintivi di una cinematografia riconoscibile ed endemica che, dagli esordi degli anni &#8217;60 di Paulo Rocha (<i>Os Verdes Anos<\/i>) e Fernando Lopes (<i>Belarmino<\/i>), arriva ai giorni nostri con opere quali <i>Tabu<\/i> di Miguel Gomes e <i>A \u00faltima vez que vi Macau<\/i> di Jo\u00e3o Pedro Rodrigues e Jo\u00e3o Rui Guerra da Mata, mantenendo pressoch\u00e9 intatta la propria poetica singolarit\u00e0. Letterariet\u00e0 verbosa e soliloquio, austera staticit\u00e0 delle immagini, luce naturale, recitazione sospesa fra straniamento e trance. Una cinematografia indipendente, anzitutto perch\u00e9 costantemente priva di denaro, attenta unicamente ai propri autori, artigiana e autarchica (pur se aperta al mondo intero). Una corda tesa fra il capolavoro e la noia infinita (come la vita?) che diviene monumento vivente con l&#8217;ultra (oltre) centenario Manoel de Oliveira. Una (non) scuola, quella lusitana, che a ogni decade appare a noi spettatori come un miracolo ma che in fondo \u00e8 sempre lo stesso miracolo: produttivo, stilistico, linguistico. \u00abLa lingua pi\u00f9 dolce (come sempre) e il cinema pi\u00f9 sorprendente\u00bb (Enrico Ghezzi).<\/p>\n<p>Il cinema di Monteiro si gioca su di un fragile ma infallibile equilibrio fra rigore formale e sovversione giocosa, fra controllo e trascuratezza, fra immagine e parola, fra effetti visivi accurati e spontaneit\u00e0 documentaristica. Un cinema limite dunque, un esercizio funambolico audace e spossante, capace di inghiottire lo spettatore nei suoi tempi dilatati e inusuali ma pure di fagocitare l&#8217;Autore stesso che, a soli 64 anni, lasci\u00f2 la vita, un solo giorno dopo il suo sessantaquattresimo compleanno (2 febbraio 1939 \u2013 3 febbraio 2003), gi\u00e0 fisionomicamente oltre la propria et\u00e0 anagrafica, cos\u00ec esile e asciutto, cos\u00ec scavato e consunto. I suoi film sono esperienze uniche, tutt&#8217;altro che convenzionali, sperimentali nella strenua ricerca di un linguaggio distante da qualsiasi stereotipo, capaci di trasformare la narrazione in un procedere quantistico di stratificazioni semantiche attuate per mezzo di una continua rimodulazione di testi (letterari) preesistenti, che siano la sceneggiatura stessa o l&#8217;infinito bagaglio letterario che l&#8217;Autore si \u00e8 sempre portato appresso, invariabilmente interpretai da protagonisti eccentrici, socialmente e culturalmente borderline \u2013 assai di frequente interpretati da lui medesimo.<\/p>\n<p>Jo\u00e3o C\u00e9sar Monteiro \u00e8 nato nel 1939 a Figueira da Foz, localit\u00e0 sull&#8217;Atlantico poco distante da Coimbra, da una famiglia fortemente avversa alla dittatura di Salazar e anticlericale. All&#8217;et\u00e0 di 15 anni viene espulso dal liceo e, sempre in quegli anni, si trasferisce con la famiglia a Lisbona dove, a seguito della morte del padre, fu costretto ad abbandonare definitivamente gli studi ed a svolgere vari lavori. Si avvicina al cinema e alla critica e, proprio grazie ad un contatto maturato in quell&#8217;ambiente, all&#8217;et\u00e0 di 20 anni lascia il Portogallo per andare a Parigi \u2013 senza un soldo in tasca. Nella capitale francese ha modo di vedere molti di quei titoli censurati dalla dittatura portoghese. \u00abHo visto <i>La corazzata Potemkin<\/i>, un film mitico: da noi era vietato, circolava solo in proiezioni clandestine a 8mm. A dir la verit\u00e0, ne fui piuttosto deluso. Il film \u00e8 geniale, ma, come diceva Douchet, dopo aver visto un film di Ejzenstejn, si ha voglia di andare a vedere un film\u00bb (J.C. Monteiro in Roberto Turigliatto (a cura di), <i>Amori di perdizione. Storie di cinema portoghese 1970-1999<\/i>). Ma l&#8217;avventura si concluder\u00e0 ben presto con un rimpatrio. Tornato a Lisbona, dopo un periodo da \u00abparassita sociale\u00bb, incomincia lavorare nel cinema <i>tout court<\/i>, con varie mansioni, fino a che nel 1963 non vince una borsa di studio alla London School of Technique. Nel 1965 torna in Portogallo e incomincia a svolgere attivit\u00e0 critica caratterizzando il proprio stile per un acceso tono polemico, sempre dissonante anche all&#8217;interno del movimento del Cinema Novo: egli rifiuta ogni approccio ideologico al cinema, all&#8217;arte e alla vita. Finalmente, nel 1965, gira il suo primo vero film (<i>Quem Espera por Sapatos de Defunto Morre Descal\u00e7o<\/i>), che per\u00f2 porter\u00e0 a compimento solo cinque anni dopo.<\/p>\n<p>La sua \u00e8 una carriera che prende le mosse, alla stregua dei suoi Maestri francesi della Nouvelle Vague ma pure dei neorealisti italiani, con l&#8217;attivit\u00e0 di critico cinematografico, ma ancor prima dalla scrittura, dalla letteratura, dall&#8217;uso della lingua per colpire ci\u00f2 che non amava e per costruire dal nulla ci\u00f2 che desiderava (le proprie sceneggiature, dunque il proprio cinema). Scrittore e poi regista, come magistralmente evidenziato e ricostruito da Liliana Navarra nel prezioso volume, edito da Sigismundus Editrice, <i>L\u2019alchimista di parole<\/i>. Inflessibile nelle proprie convinzioni etiche e morali, incapace di scendere a patti con la dittatura (fattasi sempre pi\u00f9 morbida verso la settima arte), strenuo difensore della propria indipendenza e dell&#8217;idea di un cinema artigiano, capace di darsi alla luce con poco o niente altro che un talento sterminato e impenitente. Un bastian contrario scettico per natura che, anche al sopraggiungere della democrazia portata dalla \u201cRivoluzione dei Garofani\u201d del 1974, continuer\u00e0 la sua attivit\u00e0 polemica. Celebre, se non proverbiale, diverranno la sua animosit\u00e0 e le pungolature nei confronti dei colleghi e pi\u00f9 in generale di qualsiasi conformismo lusitano (e non solo). Il suo rapporto di amore e odio verso il Portogallo diverr\u00e0 reciproco. Anche di fronte all&#8217;ascesa del suo cinema nei festival e all&#8217;interno della comunit\u00e0 cinefila internazionale, soprattutto francese, il suo nome sar\u00e0 sempre oscurato da una fitta coltre di maldicenze e relegato in una posizione subalterna al monumento de Oliveira (che lui fra i primi difese e lod\u00f2 sul finire degli anni &#8217;50).<\/p>\n<p>Monteiro per\u00f2 non pu\u00f2 essere considerato un cineasta-cinefilo. Il suo cinema non nasce unicamente dalla passione per il cinema o per alcuni registi in particolar modo, il suo non \u00e8 stato un discorso amoroso con la settima arte del tipo di quello intercorso fra i \u00abgiovani turchi\u00bb dei Cahiers, non un dialogo\/lotta con i registi amati\/odiati, il suo cinema nasce dall&#8217;interesse per l&#8217;arte in generale e la letteratura in particolare: i suoi film sono espressioni cinematografiche di idee letterarie, pittoriche e poetiche.<\/p>\n<p>I film di Monteiro tracciano un&#8217;affascinante traiettoria che, dalla cupa austerit\u00e0 dei suoi primi titoli (<i>Veredas<\/i>, per esempio, anno 1977), opere che si pongono l&#8217;obiettivo della riscrittura dei miti della cultura popolare portoghese rifuggendo l&#8217;approccio folklorico del cinema lusitano degli anni &#8217;50 e che giungono al proprio punto di maggior splendore con l&#8217;indiscutibile capolavoro che fu <i>Silvestre<\/i> (1981), procedono verso una \u201cluminosit\u00e0\u201d via via sempre pi\u00f9 giocosa (divertita e divertente) che, con le opere della \u201cTrilogia di Deus\u201d, raggiunge il culmine della produzione del regista portoghese (sia in termini artistici che per quanto concerne premi e riconoscimenti critici). Tre film, <i>Recorda\u00e7\u00f5es da Casa Amarela<\/i> (1989, Leone d&#8217;argento a Venezia), <i>A Com\u00e9dia de Deus<\/i> (1995, Gran Premio della giuria sempre a Venezia) e <i>As Bodas de Deus<\/i> (1998, presentato a Cannes nel &#8217;99 nella sezione Un certain regard), legati fra loro dalla presenza di un unico protagonista: Jo\u00e3o de Deus. Interpretato da Jo\u00e3o C\u00e9sar Monteiro stesso e costruito sulle sue manie e ossessioni, de Deus \u00e8 il suo doppio iperbolico, sorta di Monsieur Opale renoiriano, dedito a ogni sorta di piacere e scevro da qualsivoglia tab\u00f9 ma, a differenza del \u201cmodello\u201d tratto da Jean Ronoir o del pi\u00f9 celebre Monsiur Verdoux, propenso al bene e affascinato dalla bellezza, soprattutto femminile. Jo\u00e3o de Deus \u00e8 un uomo totalmente libero da ogni tipo di condizionamento o costrizione, che vive per il gusto di vivere, per assaporare il piacere che l&#8217;esistenza concede, un Marchese De Sade (forse il vero modello e alter-ego di Monteiro cineasta e uomo) \u201cbuono\u201d, ma non privo di inclinazioni sessuali oscure e perverse. Il nome deriva da quello di un santo, Jo\u00e3o de Deus (1495-1550), dedito alla cura e all&#8217;assistenza di poveri e diseredati che, prima di giungere a santit\u00e0, venne internato come folle. Allo stesso modo, nella trilogia, la narrazione da conto di ascese e cadute, di un percorso accidentato verso una santit\u00e0 laica che conduce il personaggio ad un miglioramento sostanziale del proprio \u201csenso\u201d nel mondo e verso s\u00e9 stesso. Se nel primo film, <i>Recorda\u00e7\u00f5es da Casa Amarela<\/i>, de Deus \u00e8 un uomo costretto alla miseria e per questo cinico e materiale, nei film successivi, affrancandosi dalla contingenza delle necessit\u00e0, migliorando la propria condizione sociale e economica, riuscir\u00e0 finalmente a esprimere quella tensione verso un&#8217;alterit\u00e0 divina che lo percorreva da sempre. Jo\u00e3o de Deus \u00e8 un personaggio caratterizzato da una profonda necessit\u00e0 al rito, ogni sua azione \u00e8 infatti frutto di un rituale tanto personale quanto universale di ascetica elevazione spirituale. Egli \u00e8 idealista e spirituale, religioso ma laico, appare come un sacerdote di una religione personale che attraverso il continuo affinamento dei propri riti riesce a entrare in sintonia con l&#8217;esistenza e gli uomini (soprattutto le donne). Dal punto di vista estetico queste tre opere, realizzate nell&#8217;arco di dieci anni, rappresentano la summa di tutto il cinema di Monteiro: raffinatissime e curate in ogni aspetto formale, simmetriche in ogni inquadratura, illuminate da luce naturale, riprese con la macchina da presa statica, scarne nella costruzione dei set presi a \u201cprestito\u201d dalla realt\u00e0 e soprattutto costruite attorno alla parola. Ossessivamente letterario il cinema di Monteiro rimastica e modula un&#8217;enciclopedia di citazioni e rimandi in un vertiginoso gioco poetico e intellettuale con esiti davvero sorprendenti e per niente datati agli occhi dello spettatore contemporaneo. Dunque una trilogia che \u00e8 summa di tutto il suo cinema e del suo percorso umano e professionale, come il personaggio di Jo\u00e3o de Deus eleva la propria condizione spirituale, cos\u00ec Jo\u00e3o C\u00e9sar Monteiro giunge alla completa pacificazione della propria irrequietezza per imporsi come uno dei registi pi\u00f9 completi e sorprendenti del cinema portoghese di ogni tempo.<\/p>\n<p>I suoi ultimi due film divengono sempre pi\u00f9 ossessionati dal concetto di rituale e della luce, e ovviamente dalla parola e della letteratura, sviluppando un ritmo assolutamente unico e ipnotico. <i>Branca de Neve<\/i> (2000) \u00e8 un film estremo, non dissimile dal ben pi\u00f9 celebre <i>Blue<\/i> di Derek Jarman (1993), in cui per la quasi totalit\u00e0 dei 75 minuti della sua durata l&#8217;immagine \u00e8 assente (a nero) e la narrazione procede con le voci di un gruppo di attori che recita un testo di Robert Walser adattato da Monteiro stesso. Un film metalinguistico, un manifesto, o forse sarebbe meglio parlar di un testamento, che pone in maniera estrema e concettuale la parola al centro di ogni possibile narrazione di un cinema, di ogni cinema possibile, che proprio perch\u00e9 pare assente, svanito, acquista o ritrova il proprio centro, la propria essenza. Che \u00e8 letteraria e intellettuale.<\/p>\n<p><i>Vai e vem<\/i> (2003), l&#8217;ultimo film di Monteiro, lo vede ancora una volta protagonista, incredibilmente invecchiato dalla malattia che lo porter\u00e0 alla morte, questa volta nei panni di Jo\u00e3o Vuvu, un anziano uomo in attesa della dipartita e ancora dentro al film troviamo tutta l&#8217;anarchica vitalit\u00e0 del cineasta portoghese, sfrenato nella sua iconoclasta virulenza contro ogni morale, religiosa, sessuale e sociale. Una vibrante dissertazione continua, divagazione eterna fra tutti i piacere che la vita offre, un <i>film parlato<\/i> che diviene cinema quasi in maniera automatica e mai cercata: come nei viaggi sull&#8217;autobus numero 100 che dal Bairro Alto scende fino alla Placa das Flores, attraversando la sua amata Lisbona arroccato nei sedili posteriori del mezzo pubblico, attraversato dai lampi di luce del sole, come su di un trono, gi\u00e0 consegnato all&#8217;eternit\u00e0.<\/p>\n<p>Il cinema di Jo\u00e3o C\u00e9sar Monteiro merita di essere (ri)scoperto ancora e ancora, guardato e ammirato nella sua miracolosa unicit\u00e0, \u00e8 un cinema al quale \u00e8 necessario concedere ancora tempo perch\u00e9 struggente e (semplicemente) bello, per niente invecchiato e che, soprattutto, ha ancora molto da dirci sul cinema contemporaneo e su quello futuro. \u2022<\/p>\n<p><i>Alessio Galbiati<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/joao-cesar-monteiro.jpg\" width=\"620\" height=\"400\" border=\"0\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>JO\u00c3O C\u00c9SAR MONTEIRO \/ FILMOGRAFIA<\/b><\/p>\n<p>\u2022 <b>Sophia de Mello Breyner Andresen<\/b> (cortometraggio, 1969)<br \/>\n\u2022 <b>Quem Espera por Sapatos de Defunto Morre Descal\u00e7o<\/b> (cortometraggio, 1970)<br \/>\n\u2022 <b>Fragmentos de um Filme-Esmola<\/b> (1972)<br \/>\n\u2022 <b>Que Farei Eu com Esta Espada?<\/b> (mediometraggio, 1975)<br \/>\n\u2022 <b>Veredas<\/b> (1977)<br \/>\n\u2022 <b>A M\u00e3e \u2013 O Rico e o pobre<\/b> (cortometraggio, 1978-79)<br \/>\n\u2022 <b>Os Dois Soldados<\/b> (cortometraggio, 1979)<br \/>\n\u2022 <b>O Amor dos Tr\u00eas Rom\u00e3s<\/b> (cortometraggio, 1979)<br \/>\n\u2022 <b>Silvestre<\/b> (1981)<br \/>\n\u2022 <b>\u00c0 Flor do Mar<\/b> (1986)<br \/>\n\u2022 <b>Recorda\u00e7\u00f5es da Casa Amarela<\/b> (1989)<br \/>\n\u2022 <b>Conserva Acabada<\/b> (cortometraggio, 1989)<br \/>\n\u2022 <b>O \u00daltimo Mergulho<\/b> (1992)<br \/>\n\u2022 <b>A Com\u00e9dia de Deus<\/b> (1995)<br \/>\n\u2022 <b>Lettera Amorosa<\/b> (1995)<br \/>\n\u2022 <b>Passeio com Johnny Guitar<\/b> (cortometraggio, 1995)<br \/>\n\u2022 <b>O Besti\u00e1rio ou o Cortejo de Orpheu<\/b> (cortometraggio, 1995)<br \/>\n\u2022 <b>Le Bassin de J.W.<\/b> (1997)<br \/>\n\u2022 <b>As Bodas de Deus<\/b> (1998)<br \/>\n\u2022 <b>Branca de Neve<\/b> (2000)<br \/>\n\u2022 <b>Vai e vem<\/b> (2003)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">+ + +<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTI DELL&#8217;ARTICOLO<\/strong><\/p>\n<p>\u2022 <a href=\"http:\/\/www.JoaoCesarMonteiro.net\">www.JoaoCesarMonteiro.net<\/a><br \/>\n\u2022 Giarrusso Francesco, Loffreda Pierpaolo, Morsiani Alberto, <i>Jo\u00e3o Giullare di Dio. Tutto il cinema di Jo\u00e3o C\u00e9sar Monteiro<\/i>, Edizioni Cineforum-ETS, Pisa, 2007<br \/>\n\u2022 Ghezzi Enrico, <i>Cinema da un paese immaginario<\/i>, \u00abFilmcritica\u00bb, numero ?, 1981<br \/>\n\u2022 Navarra Liliana (a cura di), <i>Jo\u00e3o C\u00e9sar Monteiro, L\u2019alchimista di parole \u2013 scritti scelti<\/i>, Sigismundus Editrice, Ascoli Piceno, 2013 [<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27581\">LINK<\/a>]<br \/>\n\u2022 Nicolau Jo\u00e3o, <i>Jo\u00e3o C\u00e9sar Monteiro<\/i>, Cinemateca Portuguesa, Lisbona 2005<br \/>\n\u2022 Roller Olivier, <i>\u201cportraits, acteurs et cin\u00e9astes\u201d<\/i>, \u00e9ditions Cin\u00e9-Fils, 2001<br \/>\n\u2022 Turigliatto, Roberto (a cura di), <i>Amori di perdizione. Storie di cinema portoghese 1970-1999<\/i>, Torino Film Festival, Edizioni Lidau, Torino, 1999<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.uzak.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/Uzak10_testata.jpg\" width=\"620\" height=\"173\" border=\"0\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato per la <b><a href=\"http:\/\/www.uzak.it\/component\/content\/article\/36-lo-stato-delle-cose\/358-joao-cesar-monteiro-liconoclasta.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">prima volta<\/a><\/b> in <b><a href=\"http:\/\/www.uzak.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">UZAK # 10 &#8211; primavera 2013<\/a><\/b><br \/>\nSegnaliamo all&#8217;interno l&#8217;articolo, a cura di Liliana Navarra, <b><a href=\"http:\/\/www.uzak.it\/component\/content\/article\/36-lo-stato-delle-cose\/367-ricordando-joao-cesar-monteiro.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Ricordando Jo\u00e3o C\u00e9sar Monteiro<\/a><\/b>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato per la prima volta in UZAK # 10 &#8211; primavera 2013 &nbsp; \u00abBeve dalle pi\u00f9 svariate fonti, esegue piroette in tutti i rami, cancella e omette con la perfezione di un criminale: umore e sovversione sono gli unici tratti lasciati nelle tracce di questo moto perpetuo\u00bb. &#8211; Jo\u00e3o C\u00e9sar Monteiro, a proposito di 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