{"id":28286,"date":"2013-06-04T17:10:54","date_gmt":"2013-06-04T15:10:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=28286"},"modified":"2013-06-04T21:29:37","modified_gmt":"2013-06-04T19:29:37","slug":"ozcan-alper","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=28286","title":{"rendered":"\u00d6zcan Alper"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Alper01.jpg\" alt=\"\" title=\"\u00d6zcan Alper\" width=\"620\" height=\"444\" class=\"aligncenter size-full wp-image-28287\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Alper01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Alper01-436x312.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><b><font face=\"Georgia\" size=\"4\">\u00abNon mi piace fare un cinema chiuso in se stesso\u00bb<br \/>\nIntervista al regista e sceneggiatore \u00d6zcan Alper<\/font><\/b><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">a cura di Roberto Rippa<br \/>\npubblicata in <b><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=26974\"><font color=\"#660066\">Rapporto Confidenziale 38 (marzo\/aprile 2013)<\/font><\/a><\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">vedi anche: <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=28158\">speciale NUOVO CINEMA TURCO<\/a><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">\u00d6zcan Alper, 1975, \u00e8 nato a Hopa, citt\u00e0 della provincia turca di Artvin, sulla costa est del Mar Nero al confine con la Georgia, ed \u00e8 di discendenza hem&#351;inli, gruppo etnico dell\u2019Armenia originario di quell\u2019area. <br \/>\nDopo essersi trasferito a Istanbul, dove ha studiato presso la &#304;stanbul \u00dcniversitesi Fen Fak\u00fcltesi e quindi alla &#304;stanbul \u00dcniversitesi, laureandosi prima in Fisica e quindi in Storia delle scienze nel 2003, si interessa al cinema frequentando il Mezopotamya K\u00fclt\u00fcr Merkezi (Centro culturale della Mesopotamia) sin dal 1996. <br \/>\n\u00c8 l\u00ec che incontra la regista Ye&#351;im Ustao&#287;lu e inizia a collaborare con lei come attore, operatore e assistente. Nel 2001 dirige il suo primo cortometraggio, Momi, parlato in homshetsi, la sua lingua madre. <br \/>\nDopo i documentari <i>Tokai City\u2019de Melankoli ve Rapsodi<\/i> (Rhapsody and Melancholy in Tokai City), realizzato in Giappone, e <i>Bir Bilimadam&#305;yla Zaman Enleminde Yolculuk<\/i> (Voyage in Time with a Scientist), nel 2008 scrive e dirige il suo primo lungometraggio <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=28250\"><i>Sonbahar<\/i> (Autumn)<\/a>, che ottiene numerosi riconoscimenti presso numerosi festival internazionali. Nel 2011 dirige il suo secondo lungometraggio <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=28260\"><i>Gelecek uzun s\u00fcrer<\/i> (Future Lasts Forever)<\/a>. Attualmente \u00e8 al lavoro sul suo terzo film <i>R\u00fczgar&#305;n hat&#305;ralar&#305;<\/i>.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">+ + +<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>Roberto Rippa: Lei \u00e8 si \u00e8 laureato in Fisica e quindi ancora in Storia della scienza nel 2003. Nel frattempo, per\u00f2, gi\u00e0 si interessava al cinema partecipando ai seminari organizzati presso il Mezopotamya K\u00fclt\u00fcr Merkezi (Centro culturale della Mesopotamia, con sede a Istanbul; NdR.). Nel 2000 appare come attore nel bellissimo <i>G\u00fcne&#351;e Yolculuk<\/i> (il titolo italiano \u00e8 <i>Viaggio verso il sole<\/i>; NdR.) di Ye&#351;im Ustao&#287;lu, con cui lavorer\u00e0 anche in seguito come operatore alla camera per <i>S&#305;rtlar&#305;ndaki Hayat<\/i>. Com\u2019\u00e8 nato in lei questo interesse per il cinema?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6zcan Alper: <\/b>Studiavo fisica quando ho deciso di fare cinema e poco dopo ho cominciato a frequentare il Centro Culturale della Mesopotamia (MKM). L\u00ec ho conosciuto Ye&#351;im Ustao&#287;lu e ho partecipato come attore al suo <i>G\u00fcne&#351;e Yolculuk<\/i>. Si tratta di un film sulla questione curda, assai problematica in quel periodo, con i protagonisti scelti da Ye&#351;im tutti all\u2019interno del MKM. Nonostante il mio fosse un piccolo ruolo, ho avuto l\u2019importante opportunit\u00e0 di vedere un set professionale per la prima volta. Dopo quell\u2019esperienza, ho scritto <i>Momi<\/i> con \u00d6zkan K\u00fc\u00e7\u00fck, curandone anche la regia. Nel 2001, dopo aver visto questo mio corto, Ye&#351;im mi ha chiamato di nuovo a lavorare con lei per il suo lungometraggio <i>Bulutlar&#305; Beklerken<\/i> (letteralmente: <i>&quot;<\/i>Aspettando le nuvole<i>&quot;,<\/i> 2003. Il titolo internazionale \u00e8 <i>Waiting for the Clouds<\/i>; NdR.) che si apprestava a girare nell\u2019est del Mar Nero, dopo lunghi viaggi nella zona per prepararsi alla scrittura, e quindi per <i>S&#305;rtlar&#305;ndaki Hayat<\/i> (letteralmente: \u201cLa vita sulla loro spalle\u201d, 2004. Il titolo internazionale \u00e8 <i>Life on Their Shoulders<\/i>), un documentario sulla vita delle donne in quella stessa regione. Il mio compito era quello di secondo operatore alla camera anche se in realt\u00e0 ero responsabile delle riprese esterne. Per entrambi i film ho lavorato inoltre come assistente e anche per la produzione, una piccola produzione. Collaborare a questi film mi \u00e8 stato di molto aiuto, successivamente. <br \/>\nIl mio rapporto con il cinema \u00e8 cambiato di molto quando sono venuto a Istanbul. Prima di allora, non avevo mai visto un film in una sala. Avevamo per\u00f2 un canale televisivo dello Stato \u2013 TRT 2 \u2013 che trasmetteva due programmi sul cinema curati da Vecdi Sayar, uno dei fondatori dell\u2019Istanbul Film Festival. \u00c8 stato attraverso questi programmi che ho conosciuto il Neorealismo italiano, la Nouvelle vague francese e il cinema russo. Allora non me ne rendevo conto, ma il mio rapporto con il cinema \u00e8 nato cos\u00ec. Ho continuato seguire quei programmi durante gli anni del liceo, dell\u2019universit\u00e0 e nei periodi estivi. Mentre studiavo fisica a Istanbul, mi ero talmente interessato alla letteratura da aver pensato di studiare Sociologia della letteratura o Letteratura comparata, prima di dedicarmi a Storia della scienza. A un certo punto, per\u00f2, mi sono per\u00f2 reso conto di una cosa: essendo la mia lingua madre l\u2019homshetsi, non avrei potuto essere uno scrittore di lingua turca e cos\u00ec ho rivolto la mia attenzione al cinema. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: Operatore, assistente di produzione, attore. \u00c8 stata una scelta quella di imparare a fare cinema lavorando sui set altrui?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>Come dicevo prima, ho lavorato come operatore per Ye&#351;im ma non ho mai avuto l\u2019intenzione di essere operatore o direttore di fotografia. Non ho mai nemmeno voluto essere attore, nonostante mi fosse capitato di farlo in <i>G\u00fcne&#351;e Yolculuk<\/i> e <i>Bulutlar&#305; Beklerken<\/i> di Ye&#351;im, oltre che in <i>Foto&#287;raf<\/i> di Kaz&#305;m \u00d6z. Lavorare alla produzione e alla regia \u00e8 stata invece una scelta. Ho pure lavorato nel dipartimento tecnico di una rete televisiva, tutte esperienze che mi hanno aiutato molto. Si possono sapere tante cose in teoria ma \u00e8 ben diverso svolgerle in pratica. Il cinema \u00e8 un\u2019arte che si crea insieme ad altra gente. Quindi uno deve sapere cosa vuole e come dalla gente con cui lavora. \u00c8 importante pretendere la massima efficienza possibile dalle persone, essendo il cinema assai costoso. Lavorare in vari ambiti del cinema, inoltre, mi ha insegnato a controllare e gestire il tempo. E, soprattutto, a saper preparare un film.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: Tornando al cortometraggio del 2001 <i>Momi<\/i>, co-diretto e sceneggiato con \u00d6zkan K\u00fcc\u00fck, si legge che \u00e8 \u00abdedicato alle nonne, sostenitrici del linguaggio\u00bb. Il film, che tratta dell\u2019identit\u00e0, segue la giornata di lavoro di un gruppo di Hem&#351;inli, il gruppo etnico dell\u2019Armenia di cui lei \u00e8 discendente, e appare come un tributo alla memoria che scompare, lingua compresa. Qual \u00e8 il suo rapporto con le sue origini e con il tema dell\u2019identit\u00e0 in generale?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>Penso che il problema dell\u2019identit\u00e0 cambi a seconda del Paese. L\u2019etnia, l\u2019identit\u00e0 e l\u2019origine di una persona sono sempre stati aspetti importanti. Per me ha rappresentato una sorta di resistenza, fondamentale per chi, come me, fa cinema in Turchia. Nel periodo in cui ho realizzato <i>Momi<\/i>, il MKM era un luogo importante per i Curdi, per la loro presenza in ambito culturale, dopo 70 anni di assimilazione turca. Attraverso l\u2019homshetsi, una lingua in via di estinzione, <i>Momi<\/i> ha assunto una precisa connotazione politica, cosa che ha procurato delle grane. Hanno presentato un reclamo alla Corte militare rispetto all\u2019articolo 8, predecessore dell\u2019articolo 301 (l\u2019articolo 301 del codice penale turco persegue chi pubblicamente parla del genocidio armeno. Una recente modifica dell&#8217;articolo ne ha reso praticamente impossibile l\u2019applicazione; NdR.). Una commissione di cinema ha anche vietato il film, e cos\u00ec via. Il film era un\u2019elegia per le nonne e le lingue che stanno per scomparire. I luoghi che si vedono nel film sono quelli della mia infanzia e le persone che appaiono sono i suoi abitanti reali. In questo senso, <i>Momi<\/i> \u00e8 un film che \u00e8 stato scritto sulla base della mia realt\u00e0 quindi il tema dell\u2019identit\u00e0 e quello dell\u2019origine sono entrambi presenti.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: Com\u2019\u00e8 stato accolto il film dalla comunit\u00e0?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>La storia di questo film \u00e8 molto interessante, si potrebbe fare una ricerca antropologica o sociologica su ci\u00f2 che gli \u00e8 capitato. All\u2019inizio degli anni 2000, le videocamere digitali hanno iniziato ad essere usate forse non per i film professionali ma per i cortometraggi si. \u00c8 stato l\u2019avvio di un processo di democratizzazione per il cinema pari a quello avvenuto per la letteratura quando fu inventato il foglio di carta. Cos\u00ec il cinema \u00e8 diventato appannaggio anche di chi non aveva esperienza. Le videocamere digitali hanno dato in quell\u2019epoca coraggio alle persone anche in Turchia. Quando ho realizzato il film, gli Hem&#351;inli conoscevano gi\u00e0 da 10 o 15 anni la televisione, la loro cultura era ancora di tipo feudale. Sono rimasti molto sorpresi nel vedere un film che parlava la loro lingua e trattava delle loro vite. Per motivi politici, l\u2019homshetsi non era stata mai considerata una lingua di cultura, usata nell\u2019istruzione, e ci\u00f2 portava la mia comunit\u00e0 a considerarla come inutile. \u00c8 diventato qualcosa di pi\u00f9 di un semplice film. Per loro non era solo un corto, era uno spunto di ricerca, un motivo di riconoscimento. \u00c8 stato vietato di produrre il DVD del film, ritenuto un oggetto pericoloso da mandare al rogo, ma le copie clandestine sono state guardate e discusse collettivamente nei caff\u00e8. Mi \u00e8 stato raccontato di una persona anziana che si \u00e8 rivolta a suo nipote per poterlo vedere a casa. In questo senso, il film ha trovato e incontrato il suo pubblico.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: Dopo due documentari, <i>Bir Bilim Adam&#305;yla Zaman Enlemi\u2019nde Yolculuk<\/i> (Voyage in Time with a Scientist, 2002) e <i>Tokai City\u2019de rapsodi ve melankoli<\/i> (2005), che purtroppo non ho visto, dirige il suo primo lungometraggio <i>Sonbahar<\/i> (Autumn). Nel film, Yusuf torna nel villaggio dove vive sua madre dopo essere uscito per motivi di salute dal carcere dove ha trascorso 10 anni. Nel villaggio, mentre l\u2019autunno lascia spazio all\u2019inverno, lui sembra prendere distanza dalla sua vita, consapevole che non gli resta molto. Qual \u00e8 stata l\u2019ispirazione per questa storia?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>Ho cominciato lavorare sulla storia nel 2003, ossia nel periodo in cui mi ero convinto di fare cinema. Il mio rapporto con il cinema era diventato pi\u00f9 professionale. In quegli anni, il governo cercava di cambiare le carceri, creando le strutture di Tipo F, basate su un presunto modello europeo (Le strutture di tipo F \u2013 F Tipi Y\u00fcksek G\u00fcvenlikli Kapal&#305; Ceza &#304;nfaz Kurumu, ossia carceri di massima sicurezza chiuse \u2013 altro non sono che istituti di pena spacciati al popolo turco come esempi di un passo avanti verso lo standard europeo ma in realt\u00e0 luoghi dove la detenzione, soprattutto per i condannati per motivi politici, \u00e8 fatta di isolamento fisico e conseguente deterioramento psicologico; NdR.). La vera ragione, per\u00f2, era quella di mettere fine alle organizzazioni politiche mettendone i membri in carcere e annientando la loro resistenza sia a livello fisico che mentale. A quel punto, molti carcerati curdi e comunisti nelle prigioni turche si sono opposti all\u2019isolamento di queste carceri, ancora in uso. Hanno quindi dato inizio a uno sciopero della fame di massa di lunga durata. Il governo ha quindi lanciato un\u2019operazione paradossalmente chiamata \u201cRitorno alla vita\u201d, osteggiata fortemente dal popolo, che \u00e8 costata molti morti e feriti. In quel momento si \u00e8 chiuso un periodo politico che aveva avuto inizio nel 1980 con il colpo di Stato sostenuto dagli Stati Uniti contro la Sinistra, che negli anni &#8217;70 aveva molta forza. Negli anni &#8217;90, con la dissoluzione dell\u2019Unione Sovietica, la Sinistra era demoralizzata ma il popolo aveva ancora voglia di resistere al Sistema e di immaginare un mondo nuovo e quindi la Sinistra dominava in Turchia nel campo della cultura, dell\u2019arte e delle ideologie. L\u2019operazione \u201cRitorno alla vita\u201d ha messo fine a quel periodo. <br \/>\nQuesta \u00e8 stata la mia prima ispirazione nello scrivere <i>Sonbahar<\/i>. Studiavo all\u2019universit\u00e0 quando lo sciopero della fame (contro i trasferimenti nelle carceri di tipo F; NdR.) ha avuto inizio e molti miei compagni appartenenti a organizzazioni politiche hanno aderito. Alcuni amici hanno portato avanti lo sciopero per pi\u00f9 di 150 giorni quindi tutto \u00e8 cambiato per loro: molti hanno sofferto della sindrome di Wernicke Korsakoff (la sindrome si presenta spesso quando ci si rialimenta dopo un digiuno prolungato e causa vomito, nistagmo, paralisi dei muscoli retti esterni che determina oftalmoplegia uni-\/bilaterale, febbre, atassia e progressivo decadimento delle facolt\u00e0 mentali che pu\u00f2 giungere a tale gravit\u00e0 da determinare coma e morte; NdR.), altri sono rimasti feriti. Questa \u00e8 stata una forte fonte di ispirazione per me. Un\u2019altra fonte viene dal fatto che io sono cresciuto in un paesino sulle colline vicino alla Georgia, che faceva parte dell\u2019Unione Sovietica. Negli anni &#8217;80, guardando attraverso la frontiera, sembrava proprio di vedere un altro mondo. Poi abbiamo visto di persona ci\u00f2 che \u00e8 accaduto dopo la fine dell\u2019Unione Sovietica. Gli effetti sono stati due: il primo \u00e8 che la gente cercava di vendere qualsiasi cosa passando il confine. \u00c8 da qui che il termine \u201ccommercio di valigia\u201d \u00e8 entrato a fare parte della lingua turca. Il secondo \u00e8 che, purtroppo, alcune donne sono state costrette a prostituirsi, prima in Turchia e poi in altri Paesi. Sentivo e assistevo a queste storie da molto vicino. L\u2019ex Unione Sovietica era importante non solo per i russi ma anche per le altre nazioni. Di conseguenza, sono stato ispirato dall\u2019idea di un incontro fra due persone che vivono entrambe l\u2019autunno della loro vita: una che ha lottato per il Socialismo ed \u00e8 rimasta in carcere per 10 anni e un\u2019altra che viene dalla ex Unione Sovietica. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: Nel film, infatti, Yusuf esce da un carcere di tipo F, dove si capisce che \u00e8 stato per motivi politici e la sua malattia \u00e8 una probabile conseguenza di un lungo sciopero della fame. Il film ha una potente forza politica partendo da una storia intima proprio perch\u00e9 mostra le dirette conseguenze di un\u2019ingiustizia sul corpo e la mente di una persona. Inoltre, alla sua uscita dal carcere Yusuf non trova pi\u00f9 nessuno dei suoi vecchi compagni, solo Mikail, che ha scelto una vita pi\u00f9 tranquilla. Alla fine pare che la lotta politica l\u2019abbia pagata solo Yusuf, del suo gruppo. Sembra davvero, come viene detto nel film da Eka, un personaggio uscito da una novella russa. \u00c8 ci\u00f2 che, secondo lei, \u00e8 davvero successo? Davvero l\u2019ideale politico di quel tempo \u00e8 finito in questo modo?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>La maggioranza delle persone non aveva nessun idea di come fossero la vita e l\u2019ideologia dei carcerati politici. \u00c8 stata diffusa l\u2019idea che fossero tutti terroristi. Ho voluto cambiare questo luogo comune e raccontare la violenza politica attraverso il protagonista di <i>Sonbahar<\/i>. Certo, realizzando un film ci si concede qualche astrazione. Il fatto che Yusuf trovi solo Mikail quando torna nel suo villaggio, che \u00e8 lo stesso in cui sono cresciuto io, non ha connotazioni politiche. Il libro di John Berger <i>Una volta in Europa<\/i> (li libro \u00e8 stato pubblicato in Italia da Bollati Boringhieri. Torino, 2003; NdR.) spiega come gli agricoltori si siano trasferiti nelle citt\u00e0 30-40 anni fa e come questo abbia quasi portato alla fine dell\u2019agricoltura in Europa. Questo \u00e8 in un certo senso un requiem per la classe contadina, che vale anche per la mia terra. Ecco perch\u00e9 quando Yusuf torna al villaggio trova solo persone anziane, a parte Mikail. Questo non significa che i contadini impegnati in politica siano scomparsi. Anzi, Hopa, nella provincia di Artvin, era in quell\u2019epoca una delle poche municipalit\u00e0 socialiste. Ma questo \u00e8 un altro discorso.<br \/>\nYusuf sembra uscire dai romanzi russi per due motivi: io e la mia generazione abbiamo conosciuto il Socialismo anche in maniera idealistica, non solo attraverso quello reale dell\u2019Unione Sovietica. Volevamo e sognavamo un altro tipo di Socialismo e la letteratura russa \u00e8 stata molto importante nella costruzione della nostra identit\u00e0 e personalit\u00e0. Yusuf condivide quindi gli ideali di una generazione romantica precedente al crollo sovietico, come Lermontov e Esenin, e inoltre si trova a vivere in un periodo che, con la fine dell\u2019Unione Sovietica e l\u2019operazione di tipo F, rappresenta il punto pi\u00f9 basso per la storia della Sinistra. Forse, proprio toccando il fondo, si potr\u00e0 iniziare una nuova Sinistra. Il film finisce in inverno, visto come preludio a una nuova primavera.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: Eka, la prostituta georgiana che sente un\u2019affinit\u00e0 con Yusuf, pare non bastare a richiamarlo alla vita. Come simbolo di un passaggio di testimone, le lezioni che lui d\u00e0 a Onur, un giovane del villaggio. Ma la prigione, che abbia le sbarre o meno, pare la stessa. Era questa la sua intenzione?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>S\u00ec. Eka rappresenta l\u2019ultima fortuna per Yusuf, una fortuna che potrebbe aiutarlo ad andare avanti. Ma Yusuf sa bene che la storia \u00e8 quasi finita. Eka fa un passo verso di lui cercando di fare un viaggio che viene sempre ritardato. Yusuf vuole andare con Eka in Caucaso in treno ma questa volta \u00e8 Eka a non farcela. Poi lui muore nel suo paesino. Il tema del viaggio irrealizzato rappresenta una separazione dentro tutta quella disperazione. Yusuf esce da un carcere ma casa sua diventa un carcere senza sbarre. Ho voluto creare un rapporto cinematografico fra casa sua e il carcere. Onur \u00e8 importante per Yusuf, quindi impartirgli lezioni equivale secondo me a dargli una speranza. Come scrive &#268;echov in <i>Zio Vania<\/i>, \u00abNon si deve mai smettere di sperare e sognare il domani cosicch\u00e9 la Russia possa creare nuovi ideali da un periodo pessimo\u00bb. Onur rappresenta una speranza in questo senso. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: In <i>Sonbahar<\/i>, il realismo gi\u00e0 presente in <i>Momi<\/i> prende una nuova forma all\u2019interno di una storia di finzione. Si tratta di un\u2019evoluzione naturale dello stile o \u00e8 stata una scelta fatta gi\u00e0 in fase di scrittura?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>Secondo me, con <i>Momi<\/i> ho voluto fondere la realt\u00e0 dentro una realt\u00e0 artistica e questo potrebbe essere il prototipo del mio cinema. Il mio obiettivo \u00e8 quello di creare una nuova forma di realt\u00e0 che si alimenta della realt\u00e0 vera e propria. Questo non significa assolutamente riflettere le cose cos\u00ec come sono. Ad esempio, in <i>Momi<\/i> c\u2019erano le persone vere, le riprese documentaristiche ma anche aspetti autobiografici. In quel periodo pensavamo molto alla teoria del cinema. Soprattutto al Neorealismo italiano e alla Nouvelle Vague francese. Jean-Luc Godard, con il suo modo di mostrare le conseguenze dell\u2019alienazione, ha avuto una parte importante. Tutto questo \u00e8 cominciato dalla fase di sceneggiatura. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: Qui la bellissima fotografia di Feza \u00c7ald&#305;ran, pare essere un tutt\u2019uno con lo stato d\u2019animo del protagonista. Come avete lavorato sulle atmosfere, cos\u00ec importanti per il film?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>Nella mia cinematografia i luoghi sono indispensabili. Non penso ai luoghi come a spazi che i personaggi attraversano, andando e venendo. Il luogo \u00e8 per me un personaggio. Per me i luoghi e i tempi sono elementi che riflettono il mondo interiore dei personaggi creando l\u2019atmosfera di un film. Considero l\u2019anima dei personaggi tenendo presente filosofia, politica e psicologia e facendo ricerche molto dettagliate sulla pittura, sempre tenendomi infine questa linea. Quando scrivo la sceneggiatura, mi reco spesso nei luoghi del film. Di solito mi preparo 2 o 3 anni per un film. Posso dire che nella fase di preparazione scatto molte foto per capire l\u2019effetto di luce sull\u2019atmosfera poi prendo appunti per lavorare con gli attori, il direttore della fotografia e lo scenografo. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: Uno tra gli aspetti che ho apprezzato molto del film \u00e8 il fatto che fa a meno di tutto ci\u00f2 che \u00e8 superfluo, dialogo compreso, per dare spazio all\u2019essenza. Come ha lavorato con l\u2019attore Onur Saylak, fino ad allora attivo solo in teatro? E come lavora abitualmente con gli attori?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>Ho capito con il mio secondo film quanto sia importante prepararsi con sceneggiatura, attori e luoghi per le riprese. Sono tre elementi essenziali per un film. Avevo scelto Onur dal provino. Sono stato fortunato perch\u00e9 \u00e8 stato in grado di capire il personaggio di Yusuf. Onur ha studiato all\u2019universit\u00e0 nello stesso periodo del personaggio e quindi conosce bene l\u2019atmosfera politica di quell\u2019epoca. Abbiamo lavorato sul carattere di Yusuf per sei mesi. Onur ha ascoltato le stesse musiche che ascoltava Yusuf, letto le poesie e i romanzi di Yusuf, la lettera scritta a Yusuf da sua nonna, guardato i film che amava il personaggio. Poi siamo andati a Hem&#351;in, dove lui ha conosciuto le personalit\u00e0 politiche e ha imparato l\u2019homshetsi. Ha pure frequentato un mio amico, che \u00e8 stato in carcere dieci anni per uscirne un anno prima delle riprese, e osservato inoltre un altro amico che aveva fatto lo sciopero della fame per 155 giorni e in quel periodo si stava curando. In generale, utilizzo tre diversi metodi di lavoro con gli attori. I protagonisti come Onur ritengo debbano conoscere tutti gli aspetti del personaggio. Agli attori senza esperienza nel cinema, come Eka, cerco di trasmettere il mood del personaggio all\u2019interno della scena. Il terzo riguarda il lavoro con attori non professionisti, di cui cerco di rispettare la naturalezza. Ad esempio, ho sempre cercato di convincere la madre di Yusuf ad aiutarci. Le dicevo di agire come se fosse nella vita reale, in modo naturale. Lei si svegliava, pregava e accendeva il fuoco molto presto la mattina. Quindi abbiamo girato proprio a quell\u2019ora per catturare la scena in maniera documentaristica e senza troppe interruzioni. Per <i>Gelecek uzun s\u00fcrer<\/i> ho lavorato al personaggio di Ahmet come avevo fatto con Onur. Le persone vere, i film, i libri e anche il linguaggio erano elementi primari per la preparazione. Lo abbiamo fatto anche per il personaggio di Sumru. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: <i>Sonbahar<\/i> ha partecipato a molti festival internazionali ottenendo molti premi, compreso il C.I.C.A.E. Award al Festival internazionale del film di Locarno, ma cosa \u00e8 successo alla sua uscita nelle sale in Turchia? I premi ottenuti lo hanno aiutato nella distribuzione? Ed esiste ancora un pubblico in Turchia per film come il suo?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b><i>Sonbahar<\/i> ha ottenuto circa 40 premi tra festival nazionali e internazionali e, ovviamente, questo gli ha fatto ottenere il successo nelle sale. In Turchia, il cinema d\u2019autore esce in poche copie ma per <i>Sonbahar<\/i> sono stati strappati 150.000 biglietti. Poi la vendita del DVD ufficiale ha raggiunto le 30.000 copie, cui vanno aggiunte le copie pirata. In fase di distribuzione abbiamo seguito per\u00f2 un altro metodo. Per la prima volta, sindacati, associazioni universitarie, le Camere di architettura e ingegneria (che in Turchia hanno un ruolo anche politico; NdR.) e altre organizzazioni politiche si sono uniti per la distribuzione del film. Hanno contribuito molto nel promuovere proiezioni nelle diverse citt\u00e0, organizzando cos\u00ec pi\u00f9 di 30 prime a cui ho partecipato. Sono andato in diverse universit\u00e0 per fare interviste. Non solo nelle grandi citt\u00e0 ma anche nelle cittadine dell\u2019Anatolia. Quindi ho avuto contatto con circa 100&#8217;000 persone tra proiezioni e anteprime. Abbiamo parlato e discusso su temi politici ed \u00e8 stata un\u2019esperienza unica. Certamente esiste un pubblico per i film a tematica politica, ma purtroppo non ci sono praticamente sale indipendenti in Turchia. Niente del genere in Anatolia e neppure a Istanbul. In una citt\u00e0 di 20 milioni di abitanti, ci sono solo una o due sale che proiettino film indipendenti, un grosso problema per il cinema turco. Quasi tutti i film escono in sale che si trovano all\u2019interno di centri commerciali. Ogni giorno chiude una sala indipendente. Prima di fare cinema, dobbiamo risolvere questo problema. Dobbiamo avere una rete di sale indipendenti per la distribuzione dei nostri film.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: L\u2019accoglienza da parte del pubblico \u00e8 stata quindi molto buona. E quella da parte della critica?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>\u00c8 stata buona, in generale. Sinceramente, non c\u2019\u00e8 stata l\u2019occasione di fare un\u2019intervista approfondita come quella che sto facendo con lei. Ne ho fatte due o tre buone, volendo, a cura di pubblicazioni cinematografiche indipendenti e alternative. In Turchia abbiamo pochi buoni giornali dedicati al cinema, purtroppo. Nel corso del tempo, o hanno chiuso o si sono ridotti. Sui giornali sono rimasti solo articoli promozionali. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: Nel 2010 firma l\u2019episodio <i>Moto Guzzi<\/i> del film collettivo <i>Kars \u00f6yk\u00fcleri<\/i> (Tales from Kars). Nel poetico episodio vediamo Yusuf andare a scuola in mezzo alla neve con la sua bicicletta superato da una Moto Guzzi che accompagna a scuola una bambina con cui non ha il coraggio di parlare. Come nasce questo progetto? C\u2019\u00e8 qualcosa di autobiografico in questa breve storia?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>In realt\u00e0 il progetto \u00e8 stato realizzato nel 2010 ma io avevo scritto la storia, ispirandomi al racconto di uno storico di Kars (Kars \u00e8 una citt\u00e0 della Turchia nord-orientale, capitale della provincia omonima; NdR.), molto prima di girare <i>Sonbahar<\/i>, avendo mandato la sceneggiatura a un concorso sulla storia di Kars, all\u2019interno del Festival on Reels. Per\u00f2 subito dopo sono stato completamente assorbito da <i>Sonbahar<\/i>. All\u2019inizio, non volevo nemmeno partecipare alla realizzazione perch\u00e9 il piano di lavorazione era diverso dal mio modo di fare film. Siamo andati a Kars un giorno prima di girare per trovare gli attori e il giorno successivo abbiamo fatto le riprese. Questo \u00e8 ci\u00f2 che non mi \u00e8 piaciuto. Giravamo in 35 mm, c\u2019erano diversi registi nuovi e mi hanno lasciato ultimo proprio perch\u00e9 avevo pi\u00f9 esperienza rispetto agli altri. Alcuni piani li abbiamo girati misurando la pellicola perch\u00e9 ne era rimasta poca. \u00c8 stato un progetto rivolto soprattutto a registi esordienti perch\u00e9 potessero sperimentare il lavoro con una troupe professionale e girare in 35 mm, una specie di atto di solidariet\u00e0 nei loro confronti. Nel film non c\u2019erano elementi autobiografici se non indiretti. Ad esempio, io sono cresciuto in un villaggio sulla collina con un rigido clima invernale e ricordo quanto fosse duro andare a scuola in quella stagione. Ho potuto avere una bicicletta solo durante gli studi universitari. Mentre imparavo ad andare in bicicletta, sono caduto facendomi male e cos\u00ec ho concluso il mio rapporto con le due ruote. Tuttavia la bicicletta, come mezzo alternativo all\u2019automobile, mi ispira ancora. In <i>Gelecek uzun s\u00fcrer<\/i>, Ahmet si muove in bici e sogna di girare tutta la regione del Mar Nero con quella. Questo \u00e8 forse un aspetto autobiografico.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: Visto che l\u2019ha gi\u00e0 citato, nel 2011 dirige il suo secondo lungometraggio <i>Gelecek uzun s\u00fcrer<\/i> (Future Lasts Forever), in cui l\u2019importanza della memoria ha la forma della repressione turca verso il popolo curdo. Nel film, Sumru viaggia per l\u2019Anatolia alla ricerca di elegie da registrare per la sua tesi di laurea. Il viaggio la porta prima a Diyarbak&#305;r e quindi la avvicina a Hakk\u00e2ri (La provincia di Hakk\u00e2ri \u00e8 una delle province della Turchia. La popolazione \u00e8 prevalentemente curda; NdR.), luogo di origine del suo compagno, di cui non ha notizie da tre anni. La sua storia serve a introdurre il tema della repressione in maniera ancora pi\u00f9 potente. Aiutata da Ahmet, che vende DVD per strada, sembra non trovare altro che testimonianze di un sanguinoso passato e di paura. Qui il realismo prende una nuova forma grazie all\u2019inserimento di testimonianze vere. <br \/>\nInoltre, Diyarbak&#305;r viene non ufficialmente considerata la Capitale del Kurdistan. Com\u2019\u00e8 stato girare in quei luoghi? C\u2019\u00e8 stato qualcosa che l\u2019ha sorpresa?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>Quello della questione curda e la guerra che continua da ormai 30 anni \u00e8 un aspetto importante per me, per le persone coinvolte nella politica e per una parte del popolo turco, a dispetto dalla disinformazione veicolata dai media. Abbiamo visto come hanno deviato l\u2019opinione del pubblico, specialmente attraverso televisione e stampa. Cosi ho pensato di usare testimonianze vere. Ho voluto ricreare la realt\u00e0 e usare una nuova forma contro la disinformazione. Ho pensato di dare ai Curdi uno spazio nel film, anche se solo per pochi minuti, il tempo di spiegare se stessi. La memoria visuale e la storia verbale sono importanti in Paesi come la Turchia, che tentano sempre di distruggere la memoria. Ho viaggiato nella regione curda \u2013 cio\u00e8 Diyarbak&#305;r, Hakk\u00e2ri e le altre citt\u00e0 \u2013 scrivendo <i>Gelecek uzun s\u00fcrer<\/i>. Ero aperto all\u2019idea di cambiare il mio punto di vista, faccio film non solo per raccontare qualcosa alla gente ma anche per imparare a cambiare me stesso nel corso del mio lavoro. Sono stato a Diyarbak&#305;r, Hakk\u00e2ri, Van, Batman e alcuni villaggi, abitandoci per un certo periodo. Ho mantenuto poche testimonianze nel film, ma ne ho sentite centinaia, storie dure, ognuna delle quali aveva il potere di colpirmi profondamente. Ad esempio, Ahmet in origine non proveniva da Silvan (Silvan \u00e8 il capoluogo del distretto omonimo nella provincia di Diyarbak&#305;r; NdR.) ma ho scelto quel luogo perch\u00e9 \u00e8 stato scioccante per me sapere che a Silvan ci sono state pi\u00f9 di 2000 persone scomparse nel nulla. Allo stesso tempo, a Hakk\u00e2ri vedevo che la gente era riuscita a liberarsi, malgrado tutto ci\u00f2 che era capitato. Ho notato che non c\u2019era solamente oppressione e abuso ma anche una lotta per trasformare la situazione. <br \/>\nFare riprese in una citt\u00e0 come Diyarbak&#305;r non \u00e8 stato facile ma abbiamo saputo superare ogni problema. Il conflitto continuava, anche se con una intensit\u00e0 minore. Diyarbak&#305;r \u00e8 una citt\u00e0 assai affollata. Ad esempio, il quartiere armeno aveva 350.000 abitanti ma dopo gli anni &#8217;90 \u2013 dopo l\u2019evacuazione dei villaggi \u2013 conta pi\u00f9 di un milione di abitanti. Ovviamente, le persone scappate dalla loro terra, lasciandosi tutto alle spalle, vivono una situazione difficilissima, di povert\u00e0 nel ghetto della citt\u00e0. Ho visto due o tre famiglie vivere nella stessa casa. Un\u2019altra cosa che mi ha scioccato mentre cercavo documentari e immagini di archivio \u00e8 stata trovare un documentario su un soldato \u2013 membro del Jitem (Jandarma &#304;stihbarat ve Ter\u00f6rle M\u00fccadele, l\u2019organizzazione di Stato contro il terrorismo che si dice essere stata molto attiva nel conflitto turco-curdo; NdR.) \u2013 che raccontava di come, in un solo giorno, svegliandosi normalmente e uscendo di casa, fosse andato ad uccidere tranquillamente 120 persone. Una cosa orribile. Un\u2019altra testimonianza riguardava un bambino, Serhat, nove anni all\u2019epoca, che cercando nei pozzi padre, fratelli e zio uccisi, trovava invece altre persone conosciute e sua madre. Questa cosa dimostra il livello di violenza entrato nella vita di un bimbo di soli 9 anni. Per questo ho usato il titolo <i>Gelecek uzun s\u00fcrer<\/i>.<\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Alper02.jpg\" alt=\"\" title=\"\u00d6zcan Alper\" width=\"620\" height=\"444\" class=\"aligncenter size-full wp-image-28288\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Alper02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Alper02-436x312.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: Come ha proceduto alla scrittura del film?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>Di solito, almeno fino ad ora, ci sono diverse cose che confluiscono nella fase di scrittura. Soprattutto mi concentro sul tema. Per <i>Gelecek uzun s\u00fcrer<\/i> avevo cominciato a scrivere prima di <i>Sonbahar<\/i>. In realt\u00e0 avevo in mente un film su un gruppo di giovani universitari. La storia iniziava nel 1992 e terminava nel 1996. Era un film che raccontava gli studenti universitari e terminava nello stesso tempo dell\u2019inizio delle manifestazioni contro la globalizzazione a Praga. C\u2019era un personaggio della regione di Karadeniz che era simile a Yusuf in <i>Sonbahar<\/i>. Ma lui era morto nello sciopero della fame nel 1996 e il suo funerale aveva luogo a Karadeniz. Un altro partecipava a una rapina e scappava all\u2019estero. Un terzo andava sulle montagne e si univa al PKK. Un altro sceglieva di morire con la sua bici senza che si capisse se si trattasse di un incidente o di un suicidio. Poi c\u2019erano due ragazze. Poi quel personaggio che andava sulle montagne \u00e8 diventato Harun in <i>Gelecek uzun s\u00fcrer<\/i>. Perch\u00e9 ho sempre pensato di parlare del problema curdo sin dall\u2019inizio. Il cinema indipendente deve parlare di questo problema importante. Discutevamo sempre di come si trattare questo problema attraverso il cinema. Queste sono state le prime ispirazioni nello scrivere il film. La sceneggiatura di <i>Gelecek uzun s\u00fcrer<\/i> era diversa e si svolgeva a Diyarbak&#305;r nel 2003 o 2005. Ahmet \u00e8 nato come un personaggio di quella storia. Vendeva DVD e si innamorava di una ragazza il cui padre si era unito al PKK invece che di una ragazza che studia all\u2019universit\u00e0. Lui voleva girare un film sulle persone scomparse. In quel periodo pensavo molto alle elegie dell\u2019Anatolia su cui Ya&#351;ar Kemal ha scritto molto. Andavo in quei luoghi e ci pensavo. Poi la storia \u00e8 nata e l\u2019ho sviluppata man mano. Ero in contatto con le organizzazioni di donne della zona, la municipalit\u00e0 e le associazioni che lavorano per gli orfani e facevo interviste. Costruivo la sceneggiatura e la discutevo con i miei amici. Thomas Balkenhol (anche montatore del film; NdR.) era uno dei miei supervisori alla sceneggiatura. Abbiamo parlato e letto molto sul tema della memoria e sullo scontro su base filosofica e politica. <br \/>\n<i>Sonbahar<\/i> era un film molto compatto, <i>Gelecek uzun s\u00fcrer<\/i>, invece, \u00e8 pi\u00f9 sofisticato. Un soggetto attuale. In Turchia ognuno ha una sua idea \u2013 di solito basata sul pregiudizio \u2013 su questo problema. Poi per lo stile del film mi sentivo di dover provare un nuovo linguaggio, sentivo che il film aveva bisogno di questa novit\u00e0. Ovviamente, procedere cosi costituiva un rischio e non era facile. Perci\u00f2, se <i>Gelecek uzun surer<\/i> fosse stato il mio primo film, magari non avrei avuto il coraggio di lavorare cos\u00ec ma ho pensato che, avendo fatto <i>Sonbahar<\/i>, avrei potuto provare altre cose per arrivare un livello alto che discutesse la forma di realt\u00e0 e memoria. Probabilmente nessuno affronterebbe il rischio di inserire 15 minuti di documentario dentro un film di finzione. Ma io l\u2019ho fatto perch\u00e9 volevo provarci. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: Nel film sono presenti molte citazioni cinematografiche e soprattutto poetiche, tanto che nei titoli vengono ringraziati Jean-Luc Godard e Wim Wenders, il poeta e scrittore John Berger, il poeta Andrej Voznesenskij, gli scrittori Mehmed Uzun e il citato Ya&#351;ar Kemal, imprigionato nel 1996 per le critiche espresse contro il governo turco nel suo trattamento della minoranza curda. Qual \u00e8 stata la loro reale influenza sul suo lavoro?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>Non mi piace fare una cinema chiuso in se stesso. Mi piace l\u2019interazione fra il cinema e altre forme di arte che si nutrano reciprocamente. Quindi i miei film conoscono l\u2019influenza di altre arti come poesia, pittura, letteratura o cinema, ovviamente. Come accade nella vita, anche l\u2019arte contiene in s\u00e9 diverse influenze. Lo trovo normale e mi piace cosi. A volte faccio citazioni di cose che mi piacciono o che stanno per scomparire, cosi apro una nuova porta per gli altri. In <i>Sonbahar<\/i> la vita di Yusuf \u00e8 nata da una poesia di Sergej Esenin. Ho trovato ispirazione anche in Mikhail Lermontov e &#268;echov. Godard \u00e8 importante per la sua lotta contro il conformismo, per il coraggio di cambiare continuamente, proseguendo la sua ricerca, anche all\u2019apice della carriera. Perch\u00e9 nel cinema, quando uno conosce un certo successo, non cambia mai perch\u00e9 vuole mantenerlo. La storia del cinema \u00e8 piena di gente cosi, che a un certo punto inizia a ripetere se stessa. Questo \u00e8 conformismo. Loro scelgono di muoversi in una spirale verso il centro. Invece io scelgo di girarmi verso l\u2019esterno. \u00c8 cosi che ho potuto fare<i> Gelecek uzun s\u00fcrer<\/i> dopo <i>Sonbahar<\/i>. Godard mi ha dato il coraggio in questo senso. Godard \u00e8 un autore che ha avuto il coraggio di scegliere totalmente un altro modo per poter raccontare una storia anche quando era all\u2019apice della sua carriera. Potrebbe essere che i suoi film seguenti non siano stati ben accolti dal pubblico. Ma lui ha avuto il coraggio di creare e cercare nuove forme nell\u2019arte. <br \/>\nLo stesso discorso vale per altri registi che sono sul punto di estinzione come Angelopoulos, B\u00e9la Tarr e Antonioni. Oggi, se uno ha avuto il successo in una certa maniera, lo sfrutta e non abbandona la formula. Wim Wenders, ad esempio, prova sempre, come Godard, nuove forme. Wenders ha fatto, con le sue prime opere, alcuni tra i pi\u00f9 bei film mai realizzati sulla citt\u00e0, sulla memoria, sul cinema, il viaggio e la poesia. <br \/>\nJohn Berger (critico d\u2019arte, scrittore e pittore inglese. Con il suo romanzo G. ha vinto il Booker Prize e il James Tait Black Memorial Prize nel 1972; NdR.) \u00e8 uno che adoro davvero. Se mi si chiedesse che cosa desidero di pi\u00f9 nella mia vita, risponderei di voler conoscere John Berger per parlare con lui anche solo cinque minuti. Penso che la sua anima si possa vedere nei due film che ho realizzato. Lui dice che i padroni non distruggono solo la verit\u00e0 ma anche i documenti, per questo dobbiamo ricordare ogni cosa nell\u2019eventualit\u00e0 che questo accada. Questa considerazione mi ha portato a costruire un \u201ccentro sulla memoria\u201d (vedi articolo sul film; NdR.) in <i>Gelecek uzun s\u00fcrer<\/i>. Penso che lui sia non solo un letterato ma anche un autore che unisce filosofia, pittura e letteratura. Lui crea un sogno da questa unit\u00e0, crea un futuro dal passato e parla dell\u2019umanit\u00e0 buona. L\u2019aspetto che mi impressiona maggiormente di lui \u00e8 che \u00e8 un filosofo pi\u00f9 che un letterato. Poi ci sono i poeti importanti per il loro periodo ma dei quali il pubblico odierno pare essersi dimenticato. Ad esempio Andrej Voznesenskij. Lui mi ha impressionato molto e quindi l\u2019ho ringraziato nei miei film. Mehmed Uzun (Mehmed Uzun, 1953-2007, \u00e8 stato un romanziere e scrittore zaza-curdo. Malgrado la lingua curda fosse stata bandita dal 1920 al 1990, scriveva nella sua lingua madre; NdR.) \u00e8 stato importante per <i>Gelecek uzun s\u00fcrer<\/i>. Perch\u00e9 la sua anima era presente sulla strada di Diyarbak&#305;r. Ha scritto un libro in curdo mentre si discuteva sull\u2019esistenza o meno di una lingua curda. Ya&#351;ar Kemal \u00e8 un grande scrittore che ha introdotto pi\u00f9 di 500 parole nella lingua turca essendo un Curdo. Ha creato una letteratura nuova ed originale dai miti, dai dengbej (i dengbej sono cantastorie o poeti-cantori curdi, depositari delle tradizioni e della lingua curde il cui repertorio \u00e8 costituito da canti, tramandati oralmente, su avvenimenti storici o epico-leggendari; NdR.), dai racconti. Il suo rapporto con la natura \u00e8 importante. Mi interessa molto come lui interagisce con la natura in ogni romanzo. Lui mi ha commosso ogni volta che ha scritto un nuovo romanzo e quindi lo ringrazier\u00f2 sempre. Inoltre il mio nuovo film avr\u00e0 un prologo che \u00e8 ispirato a un suo racconto.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: In effetti, il film diventa una raccolta di elegie commentate proprio come aveva fatto Ya&#351;ar Kemal in un libro scritto in giovent\u00f9. Quanto \u00e8 stato importante il suo lavoro nella costruzione del film?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>Quella \u00e8 stata forse la sua prima opera. Negli anni &#8217;40 lui aveva conosciuto Abidin Dino, Arif Dino e G\u00fczin Dino (Abidin Dino, 1913-1993, \u00e8 stato un celebre pittore turco. Sua moglie G\u00fczin Dino, una linguista, traduttrice e scrittrice. Arif Dino \u2013 1893-1957 \u2013 pittore e poeta, era fratello maggiore di Abidin; NdR.) che gli hanno dato il coraggio di scrivere le elegie che ha raccolto. Il libro \u00e8 stato pubblicato tanti anni dopo essere stato scritto. Ho letto quasi tutti i suoi libri e mi interessa non solo la raccolta di elegie ma anche il significato delle elegie nelle culture come la nostra. La loro rappresentazione, sia nella letteratura che nel cinema, \u00e8 importante anche per il discorso su \u201crealismo-realt\u00e0\u201d. Quindi <i>Gelecek uzun s\u00fcrer<\/i>, come <i>Sonbahar<\/i>, \u00e8 un film che \u00e8 un\u2019elegia in totale. Posso dire che le elegie hanno influenzato sia la forma che del contenuto in <i>Gelecek uzun s\u00fcrer<\/i>. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: Guardando il film, mi sono chiesto quale sia stata la reazione della censura verso un film in cui il termine genocidio \u00e8 usato esplicitamente. Ci sono stati problemi o qualcosa \u00e8 cambiato dopo la modifica dell\u2019articolo 301? Ed \u00e8 cambiata anche la percezione da parte delle persone comuni?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>Nel film, il termine genocidio viene usato quando zio Anto parla di sua madre, che ha perso suo fratello nel 1915, ascoltando un\u2019elegia con la sua stessa madre. La parola \u201cgenocidio\u201d si pu\u00f2 ormai usare in Turchia. L\u2019articolo 301 \u00e8 una questione di legge e politica. Dobbiamo fare una distinzione fra lo sguardo del pubblico e lo stato. Comunque, qualcosa \u00e8 cambiato in Turchia nei primi anni 2000. Ma poi quando un giornalista armeno \u2013 Hrant Dink (v. <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=25189\">www.rapportoconfidenziale.org\/?p=25189<\/a>; NdR.) \u2013 \u00e8 stato ucciso nel 2007, si \u00e8 creato un momento critico per la comprensione del pubblico. Hrant Dink era una figura molto potente, in grado di convincere sia il pubblico armeno che quello turco. Grazie a lui e ad altri intellettuali, qualcosa ha cominciato a cambiare. Ma ancora troppo poco. Quindi, a riguardo della censura, noi avevamo usato il termine genocidio in un sottotitolo inglese per la proiezione in Turchia. Ma per il sottotitolo turco avevamo tradotto il termine direttamente dall\u2019armeno, dove la parola ha il significato di \u201cgran massacro\u201d. Non volevo che il film rischiasse di non poter uscire nelle sale solo a causa di un termine. Alcuni giornalisti si sono accorti della parola leggendo il termine in inglese ma poi non \u00e8 successo niente. Forse il mio primo film ha contribuito in questo senso. Questo problema, in realt\u00e0, ha a che fare con lo sguardo del pubblico. Non \u00e8 facile ma penso che col tempo cambier\u00e0. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: In Italia si dice che un Paese senza memoria \u00e8 un Paese senza futuro. Lei crede che il cinema abbia ancora il potere di mantenere viva la memoria grazie alle sue storie?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>Questa frase vale anche per la Turchia. Definisco la Turchia come un Paese senza memoria. Sono accadute tante cose brutte nel passato ma la Storia e l\u2019educazione ufficiale creano un passato falsificato ed \u00e8 quindi difficile creare una memoria basata sulla realt\u00e0. Quindi, anche creare un futuro diventa difficile. Il cinema potrebbe avvalersi di storie forti e vere del passato. Io lavoro molto in questo senso. Tutti i miei film trattano, e forse continueranno a trattare, il tema della memoria. Cercano di farci dimenticare le storie personali che si nascondono nella Storia e io cerco di mantenermi saldo sulle mie posizioni partendo proprio da qui. \u00c8 ovvio che il cinema non pu\u00f2 assumersi questa responsabilit\u00e0 da solo. Per\u00f2 pu\u00f2 offrire il suo contributo.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: Quanta importanza ha la sua esperienza personale nella costruzione delle storie? Lo chiedo perch\u00e9 si svolgono spesso nella Turchia orientale, ai confini con la Georgia, luogo di cui lei \u00e8 originario.<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>La mia esperienza personale mi \u00e8 d\u2019aiuto nello scrivere una storia. <i>Sonbahar<\/i>, come abbiamo detto, si svolge ai confini con la Georgia, dove ho vissuto la mia infanzia e giovent\u00f9. In <i>Sonbahar<\/i> e <i>Momi<\/i> uso l\u2019homshetsi, una lingua che si appresta a scomparire, non solo perch\u00e9 ha a che fare con le mie origini ma anche perch\u00e9, secondo me, ha a che fare con una lotta politica. Per\u00f2 il mio secondo film si svolge nei territori curdi. Il problema curdo \u00e8 in realt\u00e0 un problema di tutti, tocca tutti noi, e quindi il mio rapporto con i film non ha a che vedere con la geografia ma con la politica. Se oggi in Turchia i Curdi ottenessero il diritto all\u2019istruzione nella loro lingua madre, tutto il Paese diventerebbe pi\u00f9 democratico. Alla fine, le mie storie nascono non solo dalle mie esperienze personali ma anche dal passato collettivo.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: <i>Sonbahar<\/i> \u00e8, secondo me, un film fortemente politico (nel vero senso e ampio del termine) che scaturisce da una storia intima. In <i>Gelecek uzun s\u00fcrer<\/i> il tono politico \u00e8 pi\u00f9 esplicito. Immagini di madri, mogli e parenti che raccontano della scomparsa dei loro cari, immagini risalenti agli anni &#8217;90 con le invasioni militari dei villaggi curdi irrompono nella finzione rompendo ogni barriera tra i generi. Era una cosa che le era gi\u00e0 chiara in fase di scrittura?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>Mentre scrivo un film, considero sempre la forma come conseguenza del contenuto. Per <i>Gelecek uzun s\u00fcrer<\/i>, la forma \u00e8 nata certamente in fase di sceneggiatura. Ma c\u2019\u00e8 comunque sempre un\u2019interazione. Nel corso della prima stesura della sceneggiatura non pensavo che avrei potuto usare in maniera cos\u00ec presente le interviste o le voci ma poi la forma e lo stile piano piano sono maturati scrivendolo. Quindi posso dire che all\u2019inizio ho qualcosa in mente ma poi, scrivendo una storia, il contenuto mi aiuta molto nella costruzione della forma. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: I temi ricorrenti del suo cinema \u2013 l\u2019identit\u00e0, la memoria, la repressione, la persecuzione \u2013 sono universali, condivisibili in tutto il mondo. Quali sono le reazioni del pubblico fuori dalla Turchia?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>Lavoro molto su questo aspetto internazionale realizzando i miei film. Faccio film che si svolgono in Turchia ma che sono in grado di parlare anche agli spettatori di Argentina, India, Palestina. Oppure che parleranno al pubblico tra 10 anni. Non sono un regista famoso ma, quando vado all\u2019estero con un mio film, vedo che riesce a suscitare interesse nelle persone e parlo davanti a sale piene. <i>Sonbahar<\/i> \u00e8 stato proiettato in tanti festival. Poi la gente \u00e8 venuta a vedere <i>Gelecek uzun s\u00fcrer<\/i> sapendo di <i>Sonbahar<\/i>. A causa della forma, nuova per il pubblico turco, <i>Gelecek uzun s\u00fcrer<\/i> ha ottenuto reazioni migliori all\u2019estero. Il tema era difficile e per questo motivo ho voluto utilizzare interviste e citazioni politiche senza limitarmi a raccontare solamente una storia. Pensando ai riscontri all\u2019estero, penso che la forma del film fosse quella giusta. Il film \u00e8 stato accolto bene, soprattutto nei festival. Sfortunatamente, come dicevo, i film indipendenti hanno poca fortuna nella distribuzione nelle sale. Tuttavia, il film potrebbe trovare spazio nelle sale in Germania, Francia o Grecia. Ho notato un certo interesse per il film in Georgia, Armenia e Stati Uniti. In Italia non abbiamo distribuzione ma spero possa uscire. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: \u00abI Curdi sono diventati oggetto di indagine sociologica\u00bb commenta sconsolato un personaggio del film. Pensa che il rischio che le lotte dei Curdi vengano recepita cos\u00ec sia reale?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>Quella frase \u00e8 un riferimento al problema curdo, attuale in quel momento e ancora oggi. Per un certo periodo si \u00e8 visto un popolo venire rifiutato. Dopo una lotta politica lunga anni, \u00e8 venuto un momento di accettazione ma anche di emarginazione. Poi c\u2019\u00e8 un periodo in cui il potere lo ridefinisce attraverso i suoi argomenti. La frase viene pronunciata nel film da un Curdo a un Turco. La ricercatrice del film rappresenta il pubblico turco. Qui il discorso \u00e8 che i Turchi non possono avere la possibilit\u00e0 di dare la libert\u00e0 ai Curdi oppure definire il loro destino. Questo \u00e8 ci\u00f2 che Fanon (Frantz Fanon, 1925-1961, \u00e8 stato uno psichiatra, scrittore e filosofo francese-martinicano, nato da una famiglia discendente da schiavi africani, servi tamil e bianchi; NdR.) dice sul problema tra bianchi-neri e Algeria-Francia: \u00abGli altri possono ancora decidere della nostra libert\u00e0?\u00bb.<br \/>\nC\u2019\u00e8 l\u2019idea comune che i Turchi abbiano il diritto di decidere il futuro dei Curdi. Sfortunatamente questa idea si pu\u00f2 trovare in accademia a causa di ricercatori che non sono consapevoli di essere razzisti. Diciamo che questa era una critica per questo tipo di ricercatori e per un tipo di Sinistra. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: Un\u2019immagine spaventosa del film vede i due protagonisti trovare le VHS contenenti le testimonianze dei sopravvissuti ammucchiate in scatoloni, dove nessuno potrebbe trovarle. E sono anche soli in una stanza come se fossero gli unici interessati al tema. L\u2019ho trovata un\u2019immagine fortemente simbolica della rimozione del passato. \u00c8 davvero questa la situazione secondo lei?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>Volevo ricostruire la memoria non solo con il film ma dentro al film. Come il detto italiano che dice un Paese senza memoria \u00e8 un Paese senza futuro, John Berger ha sottolineato che il potere assale sempre la memoria e i documenti. Penso che per risolvere il problema di come vivono i Curdi in questo Paese, i documenti e i ricordi di questo tipo siano essenziali. Anche per evitare di vivere la stessa situazione in futuro. Nella realt\u00e0, non esiste un centro di memoria audiovisiva a Diyarbak&#305;r. Ho costruito io una stanza sopra la biblioteca di Diyarbak&#305;r e l\u2019ho chiamata Ape Musa \u2013 con riferimento al mitico Musa Anter (Musa Anter, noto anche con il nomignolo \u201cApe Musa\u201d \u2013 letteralmente \u201czio Musa\u201d \u2013 \u00e8 stato un dissidente curdo, uno scrittore e attivista. \u00c8 stato ucciso a Diyarbak&#305;r nel 1992; NdR.). Sotto c\u2019\u00e8 una biblioteca dedicata a Mehmed Uzun che si vede anche nel film. Quella biblioteca era il mio posto preferito quando lavoravo al film. C\u2019erano tre stanze vuote sopra. Ho chiesto questa stanza alla municipalit\u00e0 perch\u00e9 non esiste un posto cosi. I documenti, i ricordi, sono davvero in disordine. Me ne sono occupato io preparando il film. Ma non esisteva un posto dove poter mettere ordine al materiale. Ecco perch\u00e9 i due personaggi si trovano l\u00ec. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: Nel tempo, e con soli due lungometraggi, lei \u00e8 riuscito a sviluppare un suo proprio linguaggio cinematografico, uno stile molto personale che si evolve di film in film restando riconoscibile. Com\u2019\u00e8 sta cambiando nel tempo il suo modo di fare film secondo lei?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>Il cinema \u00e8 un\u2019arte che si impara facendola. Per\u00f2, vedendo la mia filmografia, posso vedere l\u2019integrit\u00e0 nello stile. Ovviamente non \u00e8 una cosa che si possa prevedere, lo stile nasce da un\u2019intuizione. Nei primi due film \u00e8 cos\u00ec ma sento che per il terzo stile e forma saranno maturati, o forse voglio pensare che sia cos\u00ec. Finisco il 90% del film nella mia mente, prima di andare sul set, cerco di prepararmi al meglio. Spero che, come ha detto lei, nel mio terzo film si sentir\u00e0 pi\u00f9 forte uno stile originale.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: Per <i>Gelecek uzun s\u00fcrer<\/i> torna a lavorare con il direttore della fotografia di Sonbahar Feza \u00c7ald&#305;ran e anche qui il paesaggio ha una parte fondamentale nella storia raccontata. Come lavorate insieme? <\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>Ho lavorato con Feza sia per <i>Sonbahar<\/i> che per <i>Gelecek uzun s\u00fcrer<\/i>. L\u2019ho conosciuto mentre lavoravo come aiuto regista in un film per cui lavorava anche lui. Avere un direttore della fotografia con cui si possa discutere delle scelte \u00e8 molto importante. Io mi reco spesso sui luoghi della storia mentre scrivo un film. Per me sono importanti il modo di usare luci, natura e luoghi. A volte faccio ricerche anche attraverso dipinti e letteratura per capire cosa c\u2019\u00e8 stato prima. Mostro i disegni per quasi tutte le scene sia al direttore della fotografia che allo scenografo per offrire loro esempi che facciano capire cosa voglio: dal colore dei muri a quello degli abiti. Poi scatto fotografie, anche se non sono un fotografo professionista. Lo faccio per fare capire cosa voglio ottenere. Faccio quindi il d\u00e9coupage della sceneggiatura per definire i piani e le lenti. Lavoro con la luce naturale e quindi definisco gli orari di sole per ottenere le atmosfere che voglio, \u00e8 un lavoro molto dettagliato. Poi spiego tutto alla troupe, e questo \u00e8 un punto cruciale. Vado con il direttore della fotografia, i tecnici, il capo macchinista, lo scenografo, l\u2019assistente di produzione e spiego il film scena per scena. Poi loro si preparano. Feza \u00e8 un direttore della fotografia che lavora sempre per il bene del progetto. Con lui si discute sempre su cosa sia meglio per il film. Se litighiamo, lo facciamo per il bene del film. Per agire cos\u00ec, occorre che ci sia un\u2019amicizia e io e Feza siamo amici. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: Il film \u00e8 prodotto da lei attraverso la sua casa di produzione Nar Film ed \u00e8 stato sostenuto da Eurimages e Centre National de la Cin\u00e9matographie (CNC). Sarebbe stato difficile trovare una produzione turca per un tema cos\u00ec scottante della storia del Paese?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>Per il mio secondo film sono stato fortunato perch\u00e9 ho potuto trovare il finanziamento dal Ministero. Per film come i miei diventa sempre pi\u00f9 difficile trovare sostegno dalla Turchia. <i>Sonbahar<\/i> mi \u00e8 stato di aiuto per il mio secondo film per\u00f2, dopo avere realizzato un film che toccava il problema dei Curdi, sentivo che prima o poi sarebbe giunta la punizione. Ed ecco che mi capita oggi per il terzo film: ottenere il finanziamento dalla Turchia \u00e8 quasi impossibile. Cerco fondi non solo presso il CNC e Eurimage ma anche dalla Germania, Georgia e alcuni altri Paesi. Voglio comunque fare questo film. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: H\u00fcseyin Karabey mi ha fatto il suo nome in un\u2019<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=26158\">intervista<\/a> realizzata due mesi fa quando gli ho chiesto alcuni nomi del cinema turco attuale degni di interesse. Esiste una nuova generazione di registi in Turchia?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>S\u00ec, esiste. Io e i miei colleghi apparteniamo a una nuova generazione. Siamo in 10 o 15, coloro che stanno girando o si apprestano a girare il loro secondo o terzo film. La generazione precedente \u2013 Ye&#351;im Ustao&#287;lu, Nuri Bilge Ceylan, Zeki Demirkubuz, Semih Kaplano&#287;lu e pochi altri \u2013 ci hanno aperto la porta. Tutti abbiamo un nostro stile. Per\u00f2 non so se, oltre alla passione per il cinema, ci sia altro ad accomunarci. Io vorrei che avessimo tutti un obiettivo comune. Parlando della mia generazione, siamo 4 o 5 registi che cercano di sostenersi in qualche maniera. Comunque gli accademici possono rispondere questa domanda meglio di me, penso. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>RR: Tornando al suo terzo lungometraggio <i>R\u00fczgar&#305;n Hat&#305;ralar&#305;<\/i> la cui sceneggiatura ha ottenuto il sostegno del fondo Hubert Bals del Rotterdam Film Festival, si pu\u00f2 sapere di cosa tratter\u00e0 e se sa gi\u00e0 quando inizier\u00e0 a girarlo?<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>\u00d6A: <\/b>Il mio terzo film <i>R\u00fczgarin Hat&#305;ralar&#305;<\/i> (letteralmente: \u201cLe memorie del vento\u201d) ha ottenuto il sostegno alla sceneggiatura dal fondo Hubert Bals. Nel frattempo ha vinto il sostegno dal Montpellier Cinemed, sempre per lo sviluppo della sceneggiatura. Poi abbiamo avuto un altro sostegno e sopratutto questo mi potrebbe portare nuove opportunit\u00e0, soprattutto dopo non avere potuto trovare il sostegno dalla Turchia! Di solito non mi piace spiegare il soggetto dei miei film prima delle riprese ma diciamo che il film tratta del Nazismo in ascesa nella Seconda guerra mondiale \u2013 forse questo potrebbe interessare al pubblico italiano \u2013 e i suoi effetti in Turchia. La storia ha uno sfondo politico. Partendo da questo spunto, si arriva a una storia umana e il film tratter\u00e0 dell\u2019essere in esilio, senza una patria. Seguiamo le tracce di memoria soprattutto a riguardo del passato di questo Paese ma allo stesso tempo ci sono aspetti personali. Da un lato ci sono i veri eventi, ma dall\u2019altro il film cercher\u00e0 di costruire una sua realt\u00e0. Penso che sar\u00e0 un film poetico. Pensavo di cominciare le riprese nel maggio del 2013 ma, a causa dei problemi finanziari, abbiamo rimandato a settembre. Se non trover\u00f2 i finanziamenti, dovr\u00f2 per forza rimandarlo ancora a maggio del 2014. Spero per\u00f2 di poterlo girare il prima possibile. \u2022<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>Febbraio 2013<\/i><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Un ringraziamento particolare va a K&#305;van\u00e7 Sezer, per la traduzione e la preziosa assistenza.<br \/>\nLe note sono state compilate attraverso Wikipedia, Vikipedi e altre fonti.<br \/>\nPer tutte le immagini: \u00a9 Nar Film (<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.narfilm.com\">www.narfilm.com<\/a>)<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Alper03.jpg\" alt=\"\" title=\"\u00d6zcan Alper\" width=\"620\" height=\"444\" class=\"aligncenter size-full wp-image-28290\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Alper03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Alper03-436x312.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\"><b><font face=\"Georgia\" size=\"4\">\u00d6ZCAN ALPER \/ FILMOGRAFIA<\/font><\/b><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>REGIA E SCENEGGIATURA<\/b><br \/>\n2001<br \/>\n<b>Momi (Grandmother)<\/b><br \/>\nScritto con \u00d6zkan K\u00fc\u00e7\u00fck<br \/>\n2007<br \/>\n<b><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=28250\">Sonbahar (Autumn)<\/a><\/b><br \/>\n2010<br \/>\n<b>Kars \u00f6yk\u00fcleri (Tales from Kars)<\/b><br \/>\nepisodio Moto Guzzi<br \/>\n2011<br \/>\n<b><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=28260\">Gelecek uzun s\u00fcrer (Future Lasts Forever)<\/a><\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>DOCUMENTARI<\/b><br \/>\n2002<br \/>\n<b>Bir Bilimadam&#305;yla Zaman Enleminde Yolculuk (Voyage in Time with a Scientist)<\/b><br \/>\n2005<br \/>\n<b>Tokai City\u2019de Melankoli ve Rapsodi (Rhapsody and Melancholy in Tokai City)<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\"><b><font face=\"Georgia\" size=\"2\">+ + +<\/font><\/b><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"620\" id=\"table1\">\n<tr>\n<td width=\"267\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=28158\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/sinema.jpg\" width=\"250\" height=\"186\"><\/a><\/td>\n<td>\n<p align=\"center\"><b><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=28158\"><font color=\"#FF5353\" face=\"Georgia\" size=\"2\">speciale NUOVO CINEMA TURCO<\/font><\/a><\/b><\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n<p align=\"center\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\">&nbsp;<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"620\" id=\"table1\">\n<tr>\n<td>\n<p style=\"line-height: 150%\"><b><font face=\"Georgia\" size=\"3\">Rapporto Confidenziale<br \/>\n  numero <font color=\"#590F56\">38<\/font> <\/font><\/b><font face=\"Georgia\">\u2022<\/font><b><font face=\"Georgia\"> <\/font><font face=\"Georgia\" size=\"3\">marzo\/aprile 2013<\/font><\/b><font face=\"Georgia\" size=\"3\"><br \/>\n  ISSN: 2235-1329<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\"><b><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.flows.tv\/store\/books\/content\/82|54f9c3d33d7d089c013d7df1d99b0001?channel=82\"><font color=\"#590F56\" size=\"3\">COMPRA IL NUMERO<\/font><\/a><\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><b><font face=\"Georgia\" color=\"#FF0066\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/issuu.com\/rapportoconfidenziale\/docs\/rapporto-confidenziale_38-preview?mode=window\"><font color=\"#590F56\">ANTEPRIMA\/ESTRATTO<\/font><\/a><\/font><\/b><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">4,00\u20ac : pdf + ePub<br \/>\n  2,00\u20ac : ePub<\/font><\/td>\n<td width=\"216\">\n<p align=\"center\" style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/cover_38_mini.jpg\" alt=\"\" title=\"Rapporto Confidenziale 38\" width=\"200\" height=\"283\" class=\"aligncenter size-full wp-image-26977\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n<p align=\"center\" style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abNon mi piace fare un cinema chiuso in se stesso\u00bb Intervista al regista e sceneggiatore \u00d6zcan Alper a cura di Roberto Rippa pubblicata in Rapporto Confidenziale 38 (marzo\/aprile 2013) vedi anche: speciale 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