{"id":28373,"date":"2013-06-06T15:15:09","date_gmt":"2013-06-06T13:15:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=28373"},"modified":"2013-06-06T15:33:04","modified_gmt":"2013-06-06T13:33:04","slug":"larmoire-walerian-borowczyk","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=28373","title":{"rendered":"L&#8217;armoire > Walerian Borowczyk"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-28368\" title=\"Armoire03\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Armoire03.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"395\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Armoire03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Armoire03-300x191.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; text-align: left;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">Il film collettivo <em>Collections Priv\u00e9es<\/em>, prodotto da Pierre Braunberger sul finire del 1978 esce nelle sale parigine nel giugno dell&#8217;anno seguente. Il film \u00e8 ambizioso ma non mantiene le promesse e rimane per oltre trent&#8217;anni un&#8217;opera misconosciuta a causa della sua difficile reperibilit\u00e0. L&#8217;intento del produttore \u00e8 quello di riunire tre maestri del cinema erotico, ognuno con una sua visione e un suo stile distinto nel trattare l&#8217;argomento, per raccontare tre aspetti diversi della sessualit\u00e0. Il primo episodio s&#8217;intitola <em>L&#8217;\u00eele aux sir\u00e8nes<\/em>, \u00e8 diretto da Just Jaeckin, con protagonista Laura Gemser: Racconta il naufragio di un uomo su un&#8217;isola abitata da guerriere tribali. Il tratto, come sempre in Jaeckin \u00e8 onirico-fumettistico, l&#8217;immagine patinata, i dialoghi ridotti all&#8217;osso (anche a causa del fatto che le donne si esprimono quasi esclusivamente a gesti) e il finale \u00e8 spiazzante, con una sorprendente deriva orroristico-cannibalica. Il secondo episodio, dal titolo <em>Kusa-Meikyu<\/em> \u00e8 diretto dal giapponese Shuji Terayama, appesantito da una fastidiosissima voce fuori campo. Racconta le vicende di Akira, il quale si innamora di una donna rinchiusa in un granaio attratto da lei mediante una misteriosa filastrocca. L&#8217;episodio presenta i tratti iconografici tipici del regista giapponese (autore nel 1981 di <em>Les fruits de la passion<\/em> \u2013 irrisolto e confuso adattamento di <em>Histoire d&#8217;O<\/em> nella Shangai degli anni &#8217;20), con colori vividi e sfumature cromatiche manipolate in post-produzione, mentre l&#8217;impianto narrativo segue la cadenza soporifera dei ritmi della filastrocca. L&#8217;ultimo episodio, quello diretto da Walerian Borowczyk si intitola <em>L&#8217;armoire<\/em> ed \u00e8 tratto dal racconto omonimo di Guy De Maupassant. Inizialmente era previsto anche un quarto episodio per la regia di Michelangelo Antonioni, che per\u00f2 non venne mai realizzato.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; text-align: left;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">Il regista polacco, \u201cdipinge\u201d la vicenda parigina, con un&#8217;aderenza pedissequa al testo del grande autore francese. Interi paragrafi del racconto scritto il 16 Dicembre 1884 vengono riportati fedelmente, cos\u00ec come i dialoghi tra il dottore e la prostituta. Nella prima parte il racconto in prima persona del protagonista \u00e8 un perfetto ritratto dello <em>spleen<\/em> baudelariano, come testimonia il breve paragrafo che apre sia il film che il racconto: \u00ab<em>Una sera dello scorso inverno fui preso all&#8217;improvviso da una di quelle stanchezze sconsolate e opprimenti che di tanto in tanto vi afferrano l&#8217;anima e il corpo. Ero in casa mia, solo, e sentii che se fossi rimasto cos\u00ec mi sarebbe venuta una spaventosa crisi di tristezza, di quelle tristezze che devono condurre al suicidio se si ripetono spesso<\/em>\u00bb. Nel racconto, lo sguardo di Maupassant, sul mondo borghese \u00e8 tagliente e spigoloso nel ritrarre la figura del medico, il quale sfrutta senza scrupoli la giovane prostituta per consolare il suo malessere, per poi lavarsi la coscienza lasciandole una cospicua somma di denaro. I rapporti di classe sono dunque legati dalla subalternit\u00e0 dei pi\u00f9 deboli ai pi\u00f9 forti, come bene coglie Borowczyk nel posizionare gli ambienti: la casa del borghese \u00e8 nei piani alti dei palazzi parigini (\u201c<em>Discesi sino ai boulevards<\/em>\u201d), mentre la stanza della prostituta \u00e8 un camerino, riadattato ad appartamento nei sotterranei delle Folies Berg\u00e8re. Ma mentre in Maupassant, la descrizione della prostituta e delle sue colleghe \u00e8 percorsa dalla sgradevolezza (\u00ab<em>Quanto alle donne erano sempre le stesse, quelle squallide donne che conoscete, brutte stanche e cadenti, con quel loro passo del mestiere, con quell&#8217;aria di stupido disdegno ch&#8217;esse assumono, non so perch\u00e9<\/em>\u00bb), in Borowczyk, le prostitute sono giovani e vitali, anche ballerine, ingenue e ignoranti, intente a guadagnarsi qualche franco mostrando le gambe sui palchi del teatro e pronte ad offrirsi ai clienti dietro le quinte dello stesso. Il retropalco, con il via vai di borghesi pronti a pagare l&#8217;inserviente per entrare \u201cclandestinamente\u201d \u00e8 uno spaccato (forse il migliore del cortometraggio) perfetto dell&#8217;ipocrisia borghese e condensa al meglio nel suo scorrere veloce di brevi inquadrature sia la luccicante apparenza delle cose (diversa dalla realt\u00e0), sia lo sguardo voyeuristico della vecchiaia, pronto a nutrirsi di bellezza per sfuggire il pensiero della morte.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; text-align: left;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">L&#8217;inquadratura della discesa dalle scale della prostituta-ballerina, con la luce dei fari di scena che attraversa le sue gambe, coincide con il momento successivo alla scelta della donna da parte del medico, il quale le offre ventiquattro franchi per una notte d&#8217;amore (anche se in realt\u00e0 a lui interessa unicamente non rimanere solo); l&#8217;inquadratura con ripresa dal basso verso l&#8217;alto condensa al suo interno la falsit\u00e0 dell&#8217;apparenza e traduce al meglio le parole del racconto di Guy De Maupassant: \u00a0<em>\u00abIl fascino sensuale che avevo creduto di veder in quella creatura, l\u00e0 sotto le luci del teatro, era scomparso fra le mie braccia, e contro di me, carne a carne, non avevo altro che una donna volgare, uguale a tutte il cui bacio indifferente e compiacente aveva un fondo di sapore d&#8217;aglio<\/em>\u00bb. Una volta allontanatosi dalle Folies Berg\u00e8re, il fascino alterato dalle luci e del luogo di finzione (il teatro, di cui non viene mai mostrato il controcampo con il pubblico) svanisce, per lasciare posto ad una realt\u00e0 sconfortante. La magia del luogo, rimane solo negli occhi e non raggiunge mai n\u00e9 il cuore, n\u00e9 il cervello. In L&#8217;armoire, la necessit\u00e0 di guardare \u00e8 riconducibile allo stato di malessere (nel caso del dottore) o alla condizione esistenziale della senilit\u00e0. Il vecchietto che viene pi\u00f9 volte rimproverato perch\u00e9 si nasconde dietro ai fondali di scena per spiare le ballerine nei camerini \u00e8 il paradigma di quanto espresso da Borowczyk sull&#8217;argomento:\u00a0\u00a0\u00ab<em>Mi interessa particolarmente lo sguardo dei vecchi, perch\u00e9 l&#8217;occhio non ancora esaurito vuole continuare a guardare l&#8217;amore per rivivere i propri desideri e i propri ricordi. L&#8217;ultimo piacere della vita \u00e8 vedere&#8230;<\/em>\u00bb (Enrico Magrelli e Silvana Dini (a cura di) Il cinema e la macchina, Filmcritica 1978).<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-28369\" title=\"Armoire01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Armoire01.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"325\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Armoire01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Armoire01-300x157.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; text-align: left;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\"><em>Un medico parigino (Yves Marie), in preda di un attacco di ansia e malinconia, decide di andare a cercare conforto in qualche locale della citt\u00e0, in cerca della compagnia di una donna. Una ballerina delle Folies Berg\u00e8re (Marie-Catherine Conti), si concede saltuariamente ad alcuni clienti, mezz&#8217;ora per notte. L&#8217;uomo le offre un somma consistente per passare tutta la notte insieme. La donna riceve i clienti in una stanza nei sotterranei del teatro. L&#8217;uomo sospettoso e diffidente viene reso nervoso dai continui rumori, e cerca di carpire dalla giovane i ricordi della sua prima esperienza. Infastidito dai continui movimenti circostanti, in preda ad un attacco di rabbia si scaglia armato contro la donna, ma quando apre l&#8217;armadio dietro di lei, trova davanti a s\u00e9 solo il figlio piangente della prostituta.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; text-align: left;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">Se Maupassant \u00e8 caustico nella descrizione dei rapporti di classe, Borowczyk non gli \u00e8 da meno: nonostante il regista non calchi la mano, e anzi, mantenga un&#8217;insolita distanza nei confronti della critica sociale, il \u201csuo\u201d dottore \u00e8 un borghese pusillanime, insicuro e sospettoso (controlla ogni volta che si muove che non ci sia qualcuno nei paraggi, inciampa lungo le scale, si innervosisce al minimo rumore), che ha bisogno di elementi \u201cesterni\u201d di protezione per sentirsi rassicurato nel suo malessere. L&#8217;ombrello con cui si ripara dalla pioggia fine fine, il sigaro profumato dietro a cui nasconde la sua inettitudine, altro non sono che \u201camuleti\u201d in grado di proteggerlo dalla societ\u00e0. Emblematico a tal proposito \u00e8 il momento dopo l&#8217;amplesso: l&#8217;uomo richiede alla donna di poter fumare un sigaro e nel contempo le pone domande insistenti sulla sua \u201cprima volta\u201d; dietro al fumo del sigaro (mostrato con un primo piano enfatico sul soffio), egli risveglia la sua \u201cvirilit\u00e0\u201d di classe e intimidisce la donna (come mostra il controcampo, sempre in primo piano) con le seguenti parole:\u00a0 \u00ab<em>Sono uno stregone bambina mia, sono un ipnotizzatore. Se non mi dici la verit\u00e0, io ti far\u00f2 addormentare&#8230; e la sapr\u00f2<\/em>\u00bb. Walerian Borowczyk, concentra la sintesi del carattere del personaggio in una breve scena insignificante: nei corridoio, prima di entrare nella stanza della prostituta, il dottore osserva il muro sbrecciato, poi con noncuranza alza il suo ombrello e con la punta stacca un pezzo di intonaco; il gesto in dettaglio viene collegato dal regista con il primo piano sul viso ghignante e compiaciuto dell&#8217;uomo, in un immagine che contiene la sua immaturit\u00e0 e supponenza e il suo disprezzo per le classi inferiori, qui necessarie solo a compensare un suo fugace momento di smarrimento.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; text-align: left;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">A differenza dei suoi film precedenti, stranamente, Borowczyk mantiene fissa la macchina da presa (pochissime sono le immagini con la camera a mano e prevalentemente concentrate in momenti di raccordo) e riduce al minimo il tasso di erotismo, limitato a qualche nudo integrale delle ballerine e ai momenti dell&#8217;amplesso tra l&#8217;uomo e la prostituta; operazione ancor pi\u00f9 incomprensibile se si pensa al contesto dell&#8217;intero film. Questo intento di sottrazione operato dal regista, il quale rinuncia anche all&#8217;inventiva del montaggio (mai cos\u00ec lineare), \u00e8 finalizzato a costruire attraverso le immagini una fedelt\u00e0 filologica rispetto al racconto di Maupassant. Nonostante le buone intenzioni per\u00f2, L&#8217;armoire appare pi\u00f9 come il frutto di una impasse creativa e\/o un incidente di percorso, piuttosto che il risultato di una volont\u00e0 di aderenza filologica alla parola scritta, come dimostra l&#8217;inutile e posticcio omaggio a <em>La ronde<\/em> (1950) di Max Oph\u00fcls nel finale del film.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; text-align: left;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">Proprio il finale, con il suo ricondurre il tutto al \u201cgirotondo\u201d della vita, risulta inutile e pretestuoso e si differenzia di gran lunga dalla chiosa \u201ccrudele\u201d del racconto. Guy De Maupassant termina il suo scritto con queste parole pronunciate in prima persona:\u00a0\u00a0\u00ab<em>Il fanciullo piangeva sempre. Quel povero fanciullo sparuto e timido, si, era proprio il fanciullo de L&#8217;armadio, dell&#8217;armadio freddo e buio, quel fanciullo che di tanto in tanto tornava a riprendere un po&#8217; di calore nel letto rimasto un istante vuoto. Anch&#8217;io avevo voglia di piangere e tornai a dormire a casa mia<\/em>\u00bb. Borowczyk opta invece per la messa in scena dell&#8217;ambiguit\u00e0 femminile: quando il cliente, quasi umiliato, dopo la scoperta del figlio della prostituta nell&#8217;armadio se ne sta per andare, offre al ragazzo una cifra cospicua in denaro per allontanare il senso di colpa. Mentre egli si riveste e sta per uscire, lanciando un ultimo sguardo sospettoso all&#8217;interno della stanza, vede la donna che smette di piangere e il bambino che conta avidamente il denaro. Lo stesso che subito dopo viene preso dalla donna che, con sguardo lievemente compiaciuto, deposita dentro una cassetta prima di abbracciare il figlio e far ritorno a Les Folies Berg\u00e8re.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">Fabrizio Fogliato<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\"><a href=\"http:\/\/www.fabriziofogliato.com\" target=\"_blank\">www.fabriziofogliato.com<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 11pt;\"><strong>Walerian Borowczyk<\/strong> in <strong>Rapporto Confidenziale<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 11pt;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27540\">Blanche<\/a> (1971) \/ articolo di Fabrizio Fogliato<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=26762\">Interno di un convento<\/a> (1978) \/ articolo di Fabrizio Fogliato<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-28370\" title=\"Armoire02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Armoire02.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"345\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Armoire02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Armoire02-300x166.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\"><strong>L&#8217;armoire<\/strong><br \/>\n(Francia, 1979)<br \/>\nRegia, sceneggiatura: Walerian Borowczyk<br \/>\nSoggetto: Guy de Maupassant (dal suo racconto omonimo)<br \/>\nFotografia: No\u00ebl V\u00e9ry<br \/>\nMontaggio: Khadicha Bariha<br \/>\nProduzione: Pierre Braunberger<br \/>\nInterpreti principali: Marie-Catherine Conti, Yves-marie Maurin<br \/>\n29&#8242;<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il film collettivo Collections Priv\u00e9es, prodotto da Pierre Braunberger sul finire del 1978 esce nelle sale parigine nel giugno dell&#8217;anno seguente. 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