{"id":29079,"date":"2013-07-26T20:37:51","date_gmt":"2013-07-26T18:37:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=29079"},"modified":"2016-06-15T12:34:47","modified_gmt":"2016-06-15T10:34:47","slug":"laurence-anyways-xavier-dolan-5","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=29079","title":{"rendered":"Laurence Anyways > Xavier Dolan"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-36439\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Dolan_la_cover.jpg\" alt=\"Dolan_la_cover\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Dolan_la_cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Dolan_la_cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Dolan_la_cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Dolan_la_cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Dolan_la_cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Dolan_la_cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Dolan_la_cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><br \/>\n<b>LAURENCE ANYWAYS. CINEMA IN DIVENIRE<\/b><br \/>\nLaurence Anyways \u2022 Xavier Dolan \u2022 Canada-Francia\/2012<br \/>\na cura di Giuseppe Previtali<\/p>\n<p>Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato in <b><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=28768\"><span style=\"color: #ff9900;\">Rapporto Confidenziale 39 (luglio\/agosto 2013)<\/span><\/a><\/b>, pag.15-19<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel panorama del cinema contemporaneo appare sempre pi\u00f9 importante, per i registi, ripensare la propria posizione nei confronti dell\u2019immagine e riconfigurare la propria estetica alla luce dei rapidi movimenti che stanno cambiando la nostra percezione delle cose. Per cineasti navigati questo significa molto spesso compiere delle scelte radicali, approfondendo o abbandonando delle ricerche per intraprendere nuove strade o continuare a battere le vecchie. In questo contesto, per\u00f2, spesso non si considera l\u2019apporto e la novit\u00e0 che possono provenire dalle generazioni pi\u00f9 giovani che \u2013 proprio per un diverso modo di vedere le cose \u2013 si mostrano spesso pi\u00f9 e meglio ricettive nei confronti di un clima tanto magmatico e in divenire.<\/p>\n<p>\u00c8 il caso del canadese Xavier Dolan che a meno di venticinque anni \u00e8 riuscito a strappare una manciata di riconoscimenti importanti alla critica con il suo <i>Laurence Anyways<\/i>. Ormai vero e proprio habitu\u00e9 del Festival di Cannes, Dolan continua a tracciare una parabola ascendente, da quando ha deciso di mettersi dietro la macchina da presa con quel prodotto straordinario, in relazione all\u2019et\u00e0 anagrafica di chi l\u2019ha diretto, che \u00e8 stato <i>J\u2019ai tu\u00e9 ma m\u00e8re<\/i>.<br \/>\n<i>Laurence Anyways<\/i>, purtroppo ancora inedito in Italia, rappresenta il prodotto pi\u00f9 maturo della sua gi\u00e0 ben definita estetica cinematografica e proprio su questa sua ultima fatica si concentrer\u00e0 questo contributo, che ha lo scopo soprattutto di mettere in luce come la straordinariet\u00e0 di questa carriera dovrebbe essere presa ad esempio non solo dai cineasti alle prime armi, ma anche da alcuni autori pi\u00f9 navigati, italiani e non.<\/p>\n<p>\u00abQu\u2019est ce que vous rechercez, Laurence Alia?\u00bb<br \/>\n\u00ab\u00c9coutez, je recherche une personne qui comprenne ma langue [\u2026]\u00bb<\/p>\n<p>Questo \u00e8 sostanzialmente il primo scambio dialogico narrativamente funzionale di tutta la pellicola ed \u00e8 significativo notarne tanto il contenuto quanto le modalit\u00e0 di presentazione. In questo breve stralcio \u00e8 gi\u00e0 implicitamente presente tutto il messaggio del film e \u2013 con le dovute approssimazioni \u2013 l\u2019intera estetica dolaniana. Una rapida scorsa alla precedente produzione filmografica del regista rende subito evidenti le ragioni di questa affermazione: in ogni sua pellicola egli ha finora affrontato narrazioni a sfondo queer, che avessero nel genere (e nel discorso intorno al genere) la propria essenza narrativa. Al di l\u00e0 di una poco interessante quanto oggettivamente presente esigenza autobiografica (Dolan \u00e8 dichiaratamente gay), quest\u2019idea non pu\u00f2 non richiamare alla mente il pensiero di Judith Butler, che gi\u00e0 da anni si interroga su quale sia il riconoscimento delle corporeit\u00e0 altre all\u2019interno della societ\u00e0 e cerchi di capire che diritto di cittadinanza abbiano le alterit\u00e0 nell\u2019estetica contemporanea.<\/p>\n<p>In un momento storico come quello che stiamo vivendo, in cui sempre pi\u00f9 Stati riconoscono la liceit\u00e0 delle unioni omosessuali, un\u2019idea del genere risulta quanto mai attuale. Sempre per riprendere Butler, sembra che una delle grandi sfide dell\u2019arte e dell\u2019estetica sia proprio quella di direzionare il discorso intorno al <i>gender<\/i>, situandosi in maniera ossequiosa oppure eversiva nei confronti della <i>police<\/i> di stampo rancieriano. Un primo modo di leggere i lavori di Dolan \u00e8 proprio questo. \u00c8 certamente il pi\u00f9 immediato, ma non si pu\u00f2 negare che tutta la riflessione innescata da <i>J\u2019ai tu\u00e9 ma m\u00e8re<\/i> abbia come interrogativo di fondo la possibilit\u00e0 di narrare le storie \u201cche non contano\u201d (sempre per utilizzare una terminologia butleriana) e, eventualmente, di mostrarle nella loro umanit\u00e0. Questo concetto, gi\u00e0 fortemente presente nei due precedenti film, trova una conferma molto potente in <i>Laurence<\/i>, che mette al centro della propria riflessione proprio la storia di un corpo di confine, da un punto di vista biologico, giuridico ed etico.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 dunque un\u2019insopprimibile esigenza morale nel cinema di Dolan? \u00c8 un interrogativo di non facile risoluzione ed \u00e8 probabile che sia quantomeno difficile risalire ad una risposta univoca al problema. Da una parte \u00e8 innegabile che le narrazioni portate sullo schermo dal regista canadese si inscrivano in una discorsivit\u00e0 pi\u00f9 generale sul genere e sul riconoscimento della liceit\u00e0 ontologica degli individui che non si riconoscono nella definizione normativa dell\u2019eterosessualit\u00e0, ma non sembra corretto parlare fino in fondo di militanza, almeno da un punto di vista esplicito. Nel caso di <i>Laurence Anyways<\/i>, non c\u2019\u00e8 ad esempio una riflessione cosciente interna al tessuto narrativo sui diritti e sulle pertinenze giuridiche di un individuo che decide di cambiare il proprio sesso. Pi\u00f9 che di una autentica presa di posizione nel dibattito in corso, sembra corretto parlare di una narrazione estetica, in grado di formulare (con gli strumenti linguistici di cui il cinema dispone), un discorso che tratta dell\u2019uomo in quanto tale, in tutte le sue diverse declinazioni.<\/p>\n<p>Quella che il regista mette in scena sin dal primo minuto della sua lunga pellicola (parliamo di quasi tre ore di film magistralmente diretto) \u00e8 una visione al contrario. Lo spettatore \u2013 anche se in quel momento non \u00e8 ancora chiaro \u2013 assume il punto di vista di Laurence e scruta le espressioni stupite o preoccupate di chi lo vede passeggiare sulla strada con tanto di trucco, capelli lunghi e tailleur. In questo prologo ci\u00f2 che appare strano, dissonante, sono proprio questi volti corrucciati e fisiognomicamente ben connotati. Di queste persone, diverse per etnia, sesso ed et\u00e0, possiamo dire molto anche senza che pronuncino una sola parola: lo stereotipo si rovescia e sono loro ad apparire fuori luogo, diversi. \u00c8 doveroso notare che questa sensazione non \u00e8 affatto casuale ma deriva dal modo in cui la scena \u00e8 stata costruita: la sovrapposizione del nostro sguardo con quello di Laurence mette in discussione il nostro statuto di spettatori distanti e assenti; chi lancia torbide occhiate al protagonista, le rivolge contestualmente anche a noi. Siamo noi ad essere sotto accusa e questo \u00e8 sufficiente per spingerci (anche a livello inconscio) a vedere in quegli individui degli occhi oscurantisti e reazionari: il messaggio \u00e8 per\u00f2 chiaro e geniale; cos\u00ec come lo spettatore non ha colpa (non abbiamo fatto nulla per essere guardati in questo modo, ci siamo solo trovati per errore davanti a uno schermo), cos\u00ec Laurence \u00e8 in ultima analisi innocente e la stranezza che gli viene imputata dovrebbe forse essere riflessa sui suoi interlocutori visivi.<\/p>\n<p>Anche la scelta di riprendere i propri personaggi di spalle \u00e8 funzionale alla creazione di una sensazione che spinge in questo senso. La tecnica \u00e8 una vera e propria costante di Dolan e risulta presente anche nel precedente <i>Les amours imaginaires<\/i>. Mentre in quel caso per\u00f2 lo stilema era autoreferenziale, nel senso che non sembrava concorrere alla veicolazione di un senso particolare, qui la sua densit\u00e0 semantica aumenta in modo considerevole e contribuisce a tratteggiare un alone perturbante attorno alla figura di Laurence. \u00c8 un modo di trattare il primo piano in negativo che \u00e8 tipico anche di <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=2775\">Gus van Sant<\/a> (<i><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=5288\">Elephant<\/a><\/i> e <i><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=3858\">Paranoid Park<\/a><\/i> sono fondamentali al riguardo), un modo per cancellare il volto degli individui privandoli della loro singolarit\u00e0. C\u2019\u00e8 per\u00f2 una differenza fondamentale nell\u2019atteggiamento dei due autori: mentre van Sant utilizza questo elemento per delineare un\u2019immagine spesso desolante dell\u2019agire umano, profondamente segnato dall\u2019insensatezza anche nei suoi episodi pi\u00f9 tragici, in <i>Laurence<\/i> esso diviene tratto stilistico che evidenzia una generica intercambiabilit\u00e0 del volto; il primo piano viene certamente depauperato della sua valenza definitoria, ma assurge a simbolo di un nuovo modo di intendere lo stare insieme, basato sulla condivisione della stessa condizione esistenziale.<\/p>\n<p>Si potrebbe tentare una definizione di <i>Laurence Anyways<\/i> considerandolo in relazione alla corrente del cosiddetto \u201cNew Queer Cinema\u201d, riferendosi con questa espressione a un aggregato spesso internamente incoerente di produzioni cinematografiche che hanno messo al centro della propria indagine delle narrazioni omosessuali. Trattasi ovviamente di una definizione artificiale, che forse non rende sufficientemente ragione delle spinte divergenti che hanno animato (e tutt\u2019ora animano) i registi che vengono forzatamente compressi sotto questa etichetta. Tuttavia sembra valere almeno una considerazione di carattere generale: \u00e8 abbastanza evidente, quando si considerano film come <i><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=1524\">Mysterious Skin<\/a><\/i>, <i>Shortbus<\/i>: dove tutto \u00e8 permesso o <i>I segreti di Brokeback Mountain<\/i>, per non parlare di <i>Milk [<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=23386\">link 1<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=23389\">link 2<\/a>]<\/i>, che in questi autori c\u2019\u00e8 un\u2019autocoscienza assai forte di ci\u00f2 che si va raccontando tramite le immagini. Anche se nel caso di <i>Shortbus<\/i> la questione \u00e8 pi\u00f9 complessa, diciamo che queste pellicole mettono pi\u00f9 o meno consapevolmente al centro della loro estetica la \u201cquestione omosessuale\u201d.<\/p>\n<p>La sensazione che si ha guardando le inquadrature perfettamente studiate di Dolan \u00e8 invece diversa e ricorda molto di pi\u00f9 pellicole storiche come <i>Il bacio della donna ragno<\/i> o <i>Le lacrime amare di Petra von Kant<\/i>. In questi drammi lirici, il problema della differenza di genere \u00e8 quasi accidentale e interessa molto di pi\u00f9 ispezionare le conseguenze che questa scelta di vita ha sull\u2019individuo. Di Laurence Alia (sorprendentemente) non ci interessa tanto che voglia diventare una donna ma il suo malessere, i suoi drammi e la sua continua ricerca di un amore; ce lo conferma anche la scelta del regista di non mostrare la materialit\u00e0 del cambiamento, cosa che invece avrebbe potuto tranquillamente fare. Laurence diventa donna quasi per sbaglio potremmo dire e ce ne accorgiamo praticamente solo grazie ad alcuni riferimenti simbolici sapientemente inseriti nel divenire delle immagini.<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29081\" title=\"Laurence Anyways\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Dolan_02.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"430\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Dolan_02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Dolan_02-300x208.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>Lo stesso cognome di Laurence, Alia, non pu\u00f2 non ricordare a chiunque abbia studiato la lingua latina il suo significato primordiale (\u00abgli altri\u00bb), dove questo termine non assume una valenza data ma mantiene l\u2019indeterminatezza di una definizione che si vuole ellittica. Ci\u00f2 che importa, insomma, non \u00e8 tanto il campo in cui viene operata una cesura fra \u00abnoi\u00bb e \u00abloro\u00bb (gli altri, appunto), ma il fatto stesso che questo taglio si realizzi. Anche lo stesso riferimento al latino non pu\u00f2 non rimandare all\u2019idea profonda e quanto mai attuale di una <i>koin\u00e9<\/i> che sia condivisa e condivisibile da tutti.<\/p>\n<p>Questo ci d\u00e0 la possibilit\u00e0 di inaugurare un discorso che andrebbe decisamente approfondito circa i riferimenti culturali cui Xavier Dolan attinge nei suoi film. Vale appena la pena di segnalare che la bibliografia su questo autore \u00e8 ancora praticamente inesistente e comunque non disponibile in lingua italiana, quindi si tratta di un campo ancora in gran parte inesplorato. Eppure ci sarebbe molto di cui discutere e sarebbe certamente doveroso notare come un autore, anche cos\u00ec giovane, possa vantare da una parte una cultura tanto ampia e dall\u2019altra una disinvoltura tale nel farne sfoggio. Dolan manifesta infatti una precoce e straordinaria capacit\u00e0 di utilizzare, all\u2019interno di una diegesi sempre ben definita, degli spazi minimi in cui manifestare la propria autorialit\u00e0. In <i>Laurence<\/i> questo \u00e8 ben dimostrato dal microscopico cammeo che il regista si concede e di cui sono possibili certamente due interpretazioni discordanti. Potrebbe sembrare lecito pensare che questo <i>enfant prodige<\/i> non abbia resistito alla tentazione di posare davanti alla macchina da presa come personaggio, almeno per un istante? Certamente, ma sembra molto pi\u00f9 interessante pensare che dietro questo gesto ci sia una consapevolezza di hitchcockiana memoria, che riflette evidentemente una concezione diversa e pi\u00f9 complessa del rapporto fra opera e autore.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che si vuole suggerire \u00e8 che <i>Laurence Anyways <\/i>testimoni una crescita ormai giusta al termine, cosa che permette al regista di gestire una pellicola di durata estremamente lunga e di mettere in campo tutta una serie di strumenti linguistici particolarmente interessanti. Al di l\u00e0 della fotografia e del montaggio, gestiti egregiamente, va quantomeno segnalata la presenza di un\u2019interpellazione, figura tipica della <i>nouvelle vague<\/i> (se ne ricorderanno gli ottimi esempi presenti in <i>Fino all\u2019ultimo respiro<\/i>). Ancora una volta siamo di fronte al segno tangibile di una concezione dell\u2019immagine fortemente diversa rispetto a quella che oggigiorno risulta prevalente, una concezione che insiste molto sulla natura mediata del cinema come costrutto negoziale e dialogico.<\/p>\n<p>Per concludere \u00e8 necessario fare almeno un paio di considerazioni circa la collocazione di <i>Laurence<\/i> all\u2019interno della filmografia dolaniana; preso atto della comunanza tematica di base, vanno certamente evidenziate e valorizzate le differenze fra i vari titoli, per apprezzare ancora di pi\u00f9 l\u2019operazione che Dolan ha messo in piedi con questo suo ultimo lavoro. In primis \u00e8 bene notare come l\u2019universo narrativo e relazionale del film si sia notevolmente complessificato passando da un\u2019opera all\u2019altra: in <i>J\u2019ai tu\u00e9 ma m\u00e8re<\/i> tutto era ripiegato su s\u00e9 stesso in maniera quasi morbosa e gli unici due personaggi erano il giovane Hurbert e la madre. <i>Les amours imaginaires<\/i> apriva la costruzione binaria a un triangolo relazionale che nel contempo escludeva quasi completamente il concetto stesso dei personaggi secondari: in fin dei conti la struttura era ancora profondamente chiusa. <i>Laurence<\/i> invece \u00e8 un\u2019opera aperta, dove oltre al protagonista trovano spazio e voce altre essenze individuali (Fred in primo luogo), che certamente si sostanziano della sua presenza ma ne sono anche parzialmente indipendenti; forse la struttura che pi\u00f9 si avvicina ai rapporti fra i personaggi di <i>Laurence<\/i> \u00e8 quella di un sistema soggetto alla forza gravitazionale, dove ogni elemento \u00e8 spinto in diverse direzioni ma risulta irrimediabilmente pi\u00f9 attratto dal corpo maggiormente massivo.<br \/>\nUn\u2019ultima riflessione va fatta sulla presenza della cornice narrativa che, come sempre in Dolan, accompagna la diegesi e la commenta. Mentre nei precedenti film questo elemento aveva una funzione per cos\u00ec dire ancillare, ovvero fungeva da \u201ccantuccio\u201d della mente del protagonista (in <i>J\u2019ai tu\u00e9 ma m\u00e8re<\/i>) oppure da controcanto ideale all\u2019evolversi degli eventi (in <i>Les amours imaginaires)<\/i>, qui esso assume la funzione fondamentale di ospitare la narrazione di Laurence, non senza commenti o riflessioni. Il grande lascito di <i>Laurence<\/i> alla causa omosessuale forse \u00e8 proprio questo: al di l\u00e0 di sterili riferimenti espliciti, esso fornisce l\u2019autentica narrazione di una trasformazione che, prima ancora che evidenziare il mutamento di genere, mette in luce le implicazioni profondamente ed essenzialmente umane di questo processo. \u2022<\/p>\n<p><i>Giuseppe Previtali<\/i><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/Lx0SNALHZms\" width=\"620\" height=\"465\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; text-align: justify;\"><b>Laurence Anyways<\/b><br \/>\n<b>Regia, sceneggiatura, montaggio, costumi: <\/b>Xavier Dolan \u2022 <b>Fotografia: <\/b>Yves B\u00e9langer \u2022 <b>Musiche: <\/b>Noia \u2022 <b>Suono: <\/b>Fran\u00e7ois Grenon \u2022 <b>Sound crew: <\/b>Sylvain Brassard, Xavier Dolan, Isabelle Favreau, Olivier Guillaume \u2022 <b>Montaggio del suono: <\/b>Olivier Goinard \u2022 <b>Casting: <\/b>Helene Rousse \u2022 <b>Art Direction: <\/b>Colombe Raby \u2022 <b>Scenografie: <\/b>Pascale Desch\u00eanes \u2022 <b>Trucco: <\/b>Laurence Anyways, Magali M\u00e9tivier, Colleen Quinton, Ma\u00efna Militza, Kathy Kelso \u2022 <b>Acconciature: <\/b>Michelle C\u00f4t\u00e9, Nathalie Garon, Ghislaine Sant, Martin Lapointe \u2022 <b>Digital composition: <\/b>Alchemy 24 (Michel Bergeron, S\u00e9bastien Chartier, Daniel Coupal, Vincent Dudouet, Jean-Fran\u00e7ois Ferland, S\u00e9bastien Gagn\u00e9, Daniel Gaudreau, Maxime Lapointe, Simon Mercier, Vissal Ong, Jose Orozco, Sonia Wu, Mohamed Zekri) \u2022 <b>Color correction:<\/b> Jessica Fortin-Simard, Charlotte Mazzinghi \u2022 <b>Digital intermediate editor: <\/b>Serge Harvey \u2022 <b>Location manager: <\/b>Fran\u00e7ois Fauteux \u2022 <b>Produzione: <\/b>Charles Gillibert, Nathana\u00ebl Karmitz, Lyse Lafontaine \u2022 <b>Coproduttore: <\/b>R\u00e9mi Burah \u2022 <b>Produttori esecutivi: <\/b>Xavier Dolan, Gus Van Sant \u2022 <b>Line Producer: <\/b>Carole Mondello \u2022 <b>Interpreti: <\/b>Melvil Poupaud (Laurence Alia), Suzanne Cl\u00e9ment (Fred Belair), Nathalie Baye (Julienne Alia), Monia Chokri (St\u00e9fanie Belair), Susan Almgren (La giornalista), Yves Jacques (Michel Lafortune), Sophie Faucher (Andr\u00e9e Belair), Magalie L\u00e9pine Blondeau (Charlotte), Catherine B\u00e9gin (Mamy Rose), Emmanuel Schwartz (Baby Rose), Jacques Lavall\u00e9e (Dada Rose), Perrette Souplex (Tatie Rose), Patricia Tulasne (Shookie Rose), David Savard (Albert), Monique Spaziani (Francine) \u2022 <b>Produzione: <\/b>Lyla Films, MK2 Productions \u2022 <b>Suono: <\/b>Dolby Digital \u2022 <b>Rapporto: <\/b>1.33:1 \u2022 <b>Formato: <\/b>35mm, DCP \u2022 <b>Paese: <\/b>Canada, Francia \u2022 <b>Anno: <\/b>2012 \u2022 <b>Durata: <\/b>168&#8242;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; text-align: justify;\">\n<table id=\"table1\" border=\"0\" width=\"620\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><b><span style=\"font-family: Georgia; font-size: medium;\">Rapporto Confidenziale<br \/>\nnumero <span style=\"color: #ffac12;\">39<\/span> <\/span><\/b><span style=\"font-family: Georgia;\">\u2022<\/span><b> <span style=\"font-family: Georgia; font-size: medium;\">luglio\/agosto 2013<\/span><\/b><span style=\"font-family: Georgia; font-size: medium;\"><br \/>\nISSN: 2235-1329<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia;\"><b><span style=\"color: #ffac12; font-size: medium;\">COMPRA IL NUMERO<\/span><a href=\"http:\/\/www.flows.tv\/store\/books\/content\/82|54f9c3d33fc3cca4013fc8cf31970007?channel=82\" target=\"_blank\"><span style=\"color: #ffac12; font-size: medium;\"><br \/>\n<\/span><\/a><\/b><\/span><b><a href=\"http:\/\/issuu.com\/rapportoconfidenziale\/docs\/rc_39_anteprima?workerAddress=ec2-23-22-47-252.compute-1.amazonaws.com\" target=\"_blank\"><span style=\"color: #ffac12; font-family: Georgia;\">ANTEPRIMA\/ESTRATTO<\/span><\/a><\/b><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">\u20ac 4,00: pdf + ePub \/ \u20ac 2,00: ePub<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><strong>DA GIUGNO 2016 DOWNLOAD GRATUITO<br \/>\n<\/strong><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/039.Rapporto_Confidenziale_39.pdf\">DOWNLOAD PDF<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/039.Rapporto-Confidenziale_39.zip\">DOWNLOAD EPUB\/ZIP<\/a><\/p>\n<\/td>\n<td width=\"286\">\n<p style=\"line-height: 150%;\" align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-28771 alignleft\" title=\"Rapporto Confidenziale 39\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/RC39_cover_sito_small.jpg\" alt=\"\" width=\"207\" height=\"288\" \/><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"line-height: 150%; text-align: justify;\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LAURENCE ANYWAYS. 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