{"id":29226,"date":"2013-08-07T02:20:44","date_gmt":"2013-08-07T00:20:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=29226"},"modified":"2014-12-13T02:17:55","modified_gmt":"2014-12-13T01:17:55","slug":"il-magnifico-cornuto-antonio-pietrangeli-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=29226","title":{"rendered":"Il magnifico cornuto > Antonio Pietrangeli"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-33342\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/ilmagnificocornuto_1.jpg\" alt=\"Il magnifico cornuto\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/ilmagnificocornuto_1.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/ilmagnificocornuto_1-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/ilmagnificocornuto_1-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/ilmagnificocornuto_1-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/ilmagnificocornuto_1-436x290.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/ilmagnificocornuto_1-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/ilmagnificocornuto_1-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><br \/>\n<strong>Gli italiani allo specchio<\/strong><br \/>\na cura di Alessio Galbiati<\/p>\n<p>Deliziosa commedia all&#8217;italiana sulla gelosia diretta da quel grandissimo regista che fu Antonio Pietrangeli, scomparso davvero troppo prematuramente a soli 49 anni per un tragico annegamento durante le riprese di <i>Come, quando, perch\u00e9<\/i> (che uscir\u00e0 postumo l&#8217;anno successivo, il &#8217;69), sceneggiata da Ruggero Maccari, Diego Fabbri, Stefano Strucchi e Ettore Scola (suo collaboratore fisso a partire dal secondo lungometraggio, ovvero <i>Lo scapolo<\/i> del 1955). Il soggetto del film trae spunto dalla pochade <i>Le cocu magnifique<\/i>, scritta nel &#8217;21 dal drammaturgo belga Fernand Crommelynck e portata sul grande schermo nel &#8217;47, con il medesimo titolo, da Emile Georges de Meyst.<\/p>\n<p>Protagonista della storia \u00e8 Andrea Artusi (Ugo Tognazzi), ricco industriale bresciano produttore di cappelli che, in seguito a un paio di scappatelle extra coniugali, fatte pi\u00f9 per capriccio e conformismo che per altri motivi, viene divorato da una crescente gelosia nei confronti della moglie, la (come sempre) bellissima Claudia Cardinale. La donna, che in realt\u00e0 gli \u00e8 devota, fedele e innamorata, inizialmente nemmeno coglie le ansie del marito, ma la gelosia dell&#8217;industriale cresce a tal punto da inquinare, irrimediabilmente, l&#8217;equilibrio del rapporto, sfibrando la fiducia che li univa. Il film si muove da un registro che sfiora il comico, per tramutarsi in tragicommedia e concludersi in farsa, ma tutti i toni sono tra loro perfettamente amalgamati con garbo e mestiere, modulati con sapienza per spiazzare le aspettative dello spettatore.<\/p>\n<p>Ne <i>Il magnifico cornuto<\/i> (1964), e come sempre nel cinema di Pietrangeli, i movimenti di macchina sono incantevoli, tecnicamente complessi ma mai fini a se stessi, sospesi fra apparenza e sostanza, sempre attenti a restituire la dimensione psichica dei suoi personaggi. Ogni dettaglio \u00e8 frutto di una cura meticolosa e la sua regia \u00e8, ancora oggi, in grado di elevarsi, per qualit\u00e0 formale, dalla media della produzione coeva, risultando intatta, a cinquant&#8217;anni dalla sua realizzazione, nella sua magistrale qualit\u00e0 cinematografica. Se in <b><i><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=9905\">Io la conoscevo bene<\/a><\/i><\/b> (1965), senz&#8217;ombra di dubbio il suo capolavoro (nonch\u00e9 uno dei migliori film italiani di sempre), ogni singolo fotogramma \u00e8 ricamato attorno al precipitare della giovane Sandrelli, qui ogni aspetto della messa in scena \u00e8 costruito attorno a Tognazzi, al suo punto di vista e sulla sua percezione degli sguardi altrui. Esemplare a tal proposito \u00e8 la sequenza d&#8217;apertura: Antonio percorre a piedi una piazza del centro e la regia alterna fra loro soggettive e piani americani: egli guarda ed \u00e8 guardato \u2013 perfetta rappresentazione del palcoscenico del quotidiano. Antonio\/Tognazzi scivola per\u00f2 ai margini della narrazione nella parte conclusiva del film, a causa della flagellazione autoimposta da un&#8217;irrazionale gelosia irrefrenabile, lasciando il campo al furbesco trionfo edonistico della bella moglie. Pietrangeli \u00e8 stato celebre per l&#8217;innovazione di porre al centro dei propri film donne emancipate dai clich\u00e9 e dalle arretratezze culturali italiane, ma pure da una prassi cinematografica maschilista di un cinema edificato attorno a protagonisti maschili; nel suo cinema le donne anticipano l&#8217;epoca del femminismo, paiono affrancate da secoli di oppressione, se non addirittura gi\u00e0 contemporanee ai giorni nostri, si pensi alla Sandrelli di <i>Io la conoscevo bene<\/i>, alla Milo de <i>La visita<\/i> (1963), alla Spaak de <i>La Parmigiana<\/i> (1963) e alla Cardinale de <i>Il magnifico cornuto<\/i> che, solo in apparenza \u00e8 la classica mogliettina borghese tutta casa e salone di bellezza. Maria Grazia rappresenta, forse meglio di tutte le altre donne del cinema di Pietrangeli, il punto di svolta fra due concezioni del ruolo di moglie, in lei si ravvisa con estrema chiarezza il passaggio da essere devoto al proprio uomo, un essere fragile perch\u00e9 follemente ossessionato dal concetto di fedelt\u00e0 e incapace di comprenderla realmente, o anche solo di ascoltarla, a quello di una furba libertina perfettamente conforme all&#8217;aria che respira fra le sue pari, nell&#8217;ambiente borghese di una citt\u00e0 di provincia (Brescia al cinema \u00e8 una vera e propria rarit\u00e0; a memoria ricordo solo <i>La polizia sta a guardare<\/i> di Roberto Infascelli, 1973). All&#8217;interno del film la vediamo passare con disinvoltura da innamorata consorte a convinta adultera, preoccupata unicamente al soddisfacimento del proprio piacere, con buona pace delle manie di un alienato marito, felice e finalmente sereno grazie alle tanto desiderate corna.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29230\" title=\"Il magnifico cornuto\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/ilmagnificocornuto_4.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"317\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/ilmagnificocornuto_4.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/ilmagnificocornuto_4-300x153.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Scorre ai margini del film un impietoso ritratto della ricca borghesia lombarda, sodale fra pari, sempre pronta ad aggiustare ogni questione legal-burocratica per solidariet\u00e0 di casta, capace unicamente di disincanti e incapace di credere nella buona fede delle persone, fosse anche dei propri affetti. Una borghesia milionaria gi\u00e0 tremendamente annoiata (e siamo solamente nel &#8217;64), che si intrattiene con l&#8217;adulterio, consumato come un rituale stanco, come un passatempo, quasi pi\u00f9 per convenzione sociale che per una reale esigenza d&#8217;evasione. Tutti tradiscono tutti, dandosi grandi pacche sulle spalle, bonariamente.<\/p>\n<blockquote><p><i>&#8211; Io penso che non ci si possa pi\u00f9 fidare di nessuno. A questo punto, guarda, di oneste ci sono solo le nostre madri.<br \/>\n&#8211; E neanche, ci sono tanti di quei figli di puttana!<\/i><\/p><\/blockquote>\n<p>Questa battuta, la prima delle due, \u00e8 pronunciata niente meno che da Gian Maria Volont\u00e9 (proprio nel &#8217;64 sar\u00e0 Romon Rojo nel primo elemento della trilogia del dollaro di Segio Leone \u2013 <i>Per un pugno di dollari<\/i>), nei panni di un distinto assessore trafficone, ma estremamente garbato, che nel film ha un ruolo defilato, sia in termini di minuti sullo schermo che di importanza rispetto alla trama. Un lusso che \u00e8 un vero e proprio vezzo presente in molti dei film diretti da Antonio Pietrangeli, in cui le star di prima grandezza assai di frequente interpretavano ruoli minori, o secondari (meraviglioso il Tognazzi\/Biagini di <i>Io la conoscevo bene<\/i>), come Salvo Randone, che ne <i>Il magnifico cornuto<\/i> veste i panni di un anziano dipendente del ricco industriale, un po&#8217; padre e un po&#8217; fratello maggiore che prover\u00e0, senza troppo successo, a portarlo alla ragione. Nel cast, con un ruolo davvero microscopico di giardiniere bifolco vittima sacrificale dei dubbi fedifraghi dell&#8217;industriale, c&#8217;\u00e8 quel Lando Buzzanca (con Pietrangeli lavor\u00f2 l&#8217;anno precedente ne <i>La parmigiana<\/i>) che nei decenni a venire sar\u00e0 protagonista di un&#8217;infinit\u00e0 di commedie senza troppe ambizioni, ma dal successo commerciale internazionale, che avranno al centro della narrazione le \u201ccorna\u201d in ogni loro possibile coniugazione.<br \/>\nUgo Tognazzi torner\u00e0 sulla questione gelosia, da regista (una carriera, quella dietro alla macchina da presa, decisamente e immeritatamente sottovalutata dalla critica che difficilmente perdona il doppio ruolo), con il film <i>Cattivi pensieri<\/i> (1976), alle prese con un&#8217;altra bellissima moglie, Edwige Fenech. Tognazzi \u201cruber\u00e0\u201d a Pietrangeli la dimensione onirica (a occhi aperti) dell&#8217;adulterio dentro alla quale fare esplodere la strabordante sensualit\u00e0 dell&#8217;attrice, proprio come fatto con la Cardinale nel film del &#8217;64, che appare, nelle sequenze allucinate che danno corpo ai fantasmi dell&#8217;industriale, arditamente carnale per i canoni censori dell&#8217;epoca. \u00c8 curioso notare la sincronicit\u00e0 di un&#8217;idea tanto audace con quanto stava provando a realizzare un altro gigante del cinema. Il &#8217;64 \u00e8 infatti l&#8217;anno della lavorazione di <b><i><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=7185\">L&#8217;enfer<\/a><\/i><\/b>, il film mai realizzato da Henri-George Clouzot, che condivide con Pietrangeli il medesimo soggetto: l&#8217;ossessione divorante di un marito per la propria bella moglie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29229\" title=\"Il magnifico cornuto\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/ilmagnificocornuto_3.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"317\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/ilmagnificocornuto_3.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/ilmagnificocornuto_3-300x153.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anche ne <i>Il magnifico cornuto<\/i>, come nel successivo <i>Io la conoscevo bene<\/i>, Antonio Pietrangeli non manca di illustrare la sua passione per gli specchi articolando piani raffinati entro i quali gli attori moltiplicano la propria immagine in caleidoscopiche sequenze tecnicamente raffinatissime, nella loro apparente naturalezza. Lo specchio rappresenta una vera e propria marca autoriale del regista romano anche da un punto di vista pi\u00f9 estensivo, egli li utilizza non solo come superfici riflettenti attraverso le quali moltiplicare l&#8217;immagine, i soggetti, i volti dei protagonisti, ma pure come manifesto di un cinema che \u00e8 pure antropologia sociale. Il cinema di Pietrangeli vuole essere, esso stesso, specchio del proprio tempo, immagine di una porzione di reale che diviene visione d&#8217;insieme di un&#8217;intera societ\u00e0. Dentro a un genere apparentemente innocuo, come la commedia, incorniciato in sobrie ed eleganti ambientazioni, egli ha saputo essere uno dei pi\u00f9 lucidi (come uno specchio?) cantori del declino morale di un paese travolto da una veloce ascesa economica. Film come <i>Il magnifico cornuto<\/i>, <i>Io la conoscevo bene<\/i> (su toni ben pi\u00f9 drammatici), <i>Il sorpasso<\/i> di Dino Risi (1962), <i>Signore &amp; Signori<\/i> di Pietro Germi (1966), i primi film italiani di Marco Ferreri (<i>L&#8217;ape regina<\/i>, <i>La donna scimmia<\/i>, <b><i><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=918\">L&#8217;uomo dei 5 palloni<\/a><\/i><\/b>, <i>Marcia nuziale<\/i>) e molti altri ancora, tutti diretti da quella generazione di registi arrivati al cinema dopo l&#8217;onda neorealista dell&#8217;impegno civile, dopo il dramma del ventennio e della seconda guerra mondiale, respiravano un&#8217;aria comune e portavano sul grande schermo i semi della disillusione verso una nazione, e il suo popolo, che apparivano come smarriti di fronte al benessere e alla ricchezza. Un cinema gi\u00e0 post ideologico, dotato di uno sguardo ferocemente cinico eppure cos\u00ec umano. Di quest&#8217;epoca Tognazzi fu l&#8217;incarnazione pi\u00f9 convincente, la maschera pi\u00f9 azzeccata che, da fascista inconsapevole a bordo di un sidecar, ne <i>Il federale<\/i> di Luciano Salce (1961), \u00e8 entrato direttamente nell&#8217;epoca del boom economico, trasformandosi senza troppi cambiamenti nel cinico piccolo borghese de <i>L&#8217;uomo dei 5 palloni<\/i> di Marco Ferreri (1965) che, con una monumentale insensibilit\u00e0, si lamenta perch\u00e9 la sua auto \u00e8 stata sfondata dal corpo di un suicida gettatosi da un palazzo proprio sopra il suo bene pi\u00f9 amato. Questo cinema, cos\u00ec sofisticato eppure cos\u00ec popolare e apprezzato dal pubblico (<i>Il magnifico cornuto<\/i> fu il decimo incasso della stagione &#8217;64\/&#8217;65), venne nominato \u201cCommedia all&#8217;italiana\u201d e di questo, della sua essenza, abbiamo \u2013 oggi \u2013 tremendamente bisogno. \u2022<\/p>\n<p><i>Alessio Galbiati<\/i><\/p>\n<p>ps. Magnifica la colonna sonora, e il suo uso garbato e sempre azzeccato, di Armando Trovajoli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29228\" title=\"Il magnifico cornuto\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/ilmagnificocornuto_2.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"465\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/ilmagnificocornuto_2.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/ilmagnificocornuto_2-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Il magnifico cornuto<\/b><br \/>\n<b>Regia: <\/b>Antonio Pietrangeli<br \/>\n<b>Soggetto: <\/b>dal testo teatrale <i>Le cocu magnifique<\/i> di Fernand Crommelynck (1921)<br \/>\n<b>Sceneggiatura e dialoghi: <\/b>Diego Fabbri, Ruggero Maccari, Ettore Scola, Stefano Strucchi<br \/>\n<b>Fotografia: <\/b>Armando Nannuzzi<br \/>\n<b>Montaggio: <\/b>Eraldo Judiconi (Eraldo Da Roma)<br \/>\n<b>Musica: <\/b>Armando Trovajoli<br \/>\n<b>Fonico: <\/b>Elio Pacella<br \/>\n<b>Suono: <\/b>Tullio Petricca<br \/>\n<b>Costumi, scenografie: <\/b>Maurizio Chiari<br \/>\n<b>Aiuto regista: <\/b>Marcello Ugolini<br \/>\n<b>Assistenti alla regia: <\/b>Giovanni Fabbri, Tony Tounsi<br \/>\n<b>Operatore: <\/b>Nino Cristiani<br \/>\n<b>Assistenti operatori: <\/b>Amedeo Nannuzzi, Enrico Umetelli<br \/>\n<b>Aiuto costumi: <\/b>Margherita Ferrone<br \/>\n<b>Aiuto arredamento: <\/b>Rosa Sansone, Bruno Cesari<br \/>\n<b>Trucco: <\/b>Michele Trimarchi<br \/>\n<b>Acconciature: <\/b>Jole Cecchini<br \/>\n<b>Sarta: <\/b>Lucia Baldacci<br \/>\n<b>Aiuto scenografo: <\/b>Giuseppe Ranieri<br \/>\n<b>Coreografo: <\/b>Archie Savage<br \/>\n<b>Assistente al montaggio: <\/b>Marcello Benvenuti<br \/>\n<b>Abiti (Claudia Cardinale): <\/b>Nina Ricci<br \/>\n<b>Parrucche: <\/b>Filippo<br \/>\n<b>Teatri di posa: <\/b>A.T.C. Grottaferrata<br \/>\n<b>Mezzi tecnici: <\/b>A.T.C.<br \/>\n<b>Sviluppo e stampa: <\/b>Aldo Cesolini (Boschi)<br \/>\n<b>Sincronizzazione: <\/b>Fono Roma<br \/>\n<b>Sincronizzazione (suono): <\/b>Mario Amari<br \/>\n<b>Produttori: <\/b>Alfonso Sansone, Henryk Chrosicki<br \/>\n<b>Interpreti: <\/b>Ugo Tognazzi (Andrea Artusi), Claudia Cardinale (Maria Grazia, sua moglie), Salvo Randone (Belisario), Paul Guers (Gabriele), Bernard Blier (Mariotti), Mich\u00e8le Girardon (Cristiana), Philippe Nicaud (medico), Susy Andersen (Wanda Mariotti), Gian Maria Volont\u00e9 (assessore), Jos\u00e9 Luis de Villalonga (Enrico, marito di Cristiana), Ester Carloni (Palmira, moglie di Belisario), Elvira Tonelli (Annina, cuoca di casa Artusi), Edda Ferronao (cameriera di casa Artusi), Lando Buzzanca (Giovannino, giardiniere), Fred Williams (giovane playboy al night-club), Antonio Gerini (commendatore Calise), Liliana Salvioni, Anna Maria Aveta (amica di Maria Grazia), Ernesto Azzalin, Olindo De Torres, Silvio Piergentili, Brett Halsey (playboy al night-club), Jean Claudio (Alfredo), Silvana Salvatori<br \/>\n<b>Produzione: <\/b>Sancro Film, Films Copernic, Paris<br \/>\n<b>Distribuzione: <\/b>Cineriz<br \/>\n<b>Visto di censura: <\/b>43975 del 10-10-1964<br \/>\n<b>Lingua: <\/b>italiano<br \/>\n<b>Paese: <\/b>Italia, Francia<br \/>\n<b>Anno: <\/b>1964<br \/>\n<b>Durata: <\/b>124&#8242;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">+ + +<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Antonio Pietrangeli (1919-1968) | Filmografia<\/b><\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><b>Il sole negli occhi<\/b> (1953)<br \/>\n<b>Amori di mezzo secolo<\/b> \u2013 Episodio: <b>Girandola 1910<\/b> (1953)<br \/>\n<b>Lo scapolo<\/b> (1955)<br \/>\n<b>Nata di marzo <\/b>(1957)<br \/>\n<b>Souvenir d&#8217;Italie<\/b> (1957)<br \/>\n<b>Adua e le compagne<\/b> (1960)<br \/>\n<b>Fantasmi a Roma<\/b> (1961)<br \/>\n<b>La parmigiana<\/b> (1963)<br \/>\n<b>La visita<\/b> (1963)<br \/>\n<b>Il magnifico cornuto<\/b> (1964)<br \/>\n<b><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=9905\">Io la conoscevo bene<\/a><\/b> (1965)<br \/>\n<b>Le fate<\/b> \u2013 Episodio: <b>Fata Marta<\/b> (1966)<br \/>\n<b>Come, quando, perch\u00e9<\/b>\u00a0(ultimato da Valerio Zurlini, 1969)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli italiani allo specchio a cura di Alessio Galbiati Deliziosa commedia all&#8217;italiana sulla gelosia diretta da quel grandissimo regista che fu Antonio Pietrangeli, scomparso davvero troppo prematuramente a soli 49 anni per un tragico annegamento durante le riprese di Come, quando, perch\u00e9 (che uscir\u00e0 postumo l&#8217;anno successivo, il &#8217;69), sceneggiata da Ruggero Maccari, Diego Fabbri, Stefano Strucchi e Ettore 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