{"id":29287,"date":"2013-09-03T18:16:28","date_gmt":"2013-09-03T16:16:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=29287"},"modified":"2013-09-03T18:27:26","modified_gmt":"2013-09-03T16:27:26","slug":"american-gigolo-paul-schrader","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=29287","title":{"rendered":"American Gigolo > Paul Schrader"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/American-Gigolo.jpg\" alt=\"\" title=\"American Gigolo\" width=\"620\" height=\"407\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29288\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/American-Gigolo.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/American-Gigolo-300x196.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\"><b>Gli anni &#8217;80, l&#8217;edonismo e&#8230; il segreto del \u201csuo\u201d successo<\/b><\/font><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\na cura di Fabrizio Fogliato<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Il film di Paul Schrader apre la stagione cinematografica degli anni &#8217;80 e segna, in qualche modo, il momento di passaggio tra la New-Hollywood \u201cautoriale\u201d del decennio precedente e la Hollywood rampante e \u201cdisimpegnata\u201d dell&#8217;era reganiana. Nel cinema entrano il linguaggio del videoclip e soprattutto i meccanismi e i marchi pubblicitari, cos\u00ec che anche un film pu\u00f2 rappresentare, a tutti gli effetti, un veicolo commerciale e promozionale. Julian Kay (Richard Gere trentenne), il protagonista di <i>American Gigolo<\/i> diviene in breve tempo icona e, assieme al Jack (Michey Rourke) di <i>9 settimane e \u00bd<\/i> di Adrian Lyne (1986) e al Gordon Gekko (Michael Douglas) di <i>Wall Street<\/i> di Oliver Stone (1987), diventa il simbolo e il modello di un edonismo spietato, raffinato ed elegante. I tre personaggi costituiscono i vertici di un ipotetico triangolo ai cui angoli sono posti i (presunti) valori degli <i>eighties<\/i>: bellezza, sesso e denaro; all&#8217;interno di questo spazio si muove una societ\u00e0 confusa e frastornata, investita da un fiume di denaro inarrestabile, che sembra (ri)vivere una favola in cui ogni attore agisce in funzione del proprio ruolo, in cui l&#8217;accumulo diventa norma e in cui l&#8217;apparenza cancella l&#8217;essere, con la costante e imprescindibile presenza del lieto fine. Il cinema hollywoodiano si prende l&#8217;impegno \u201cpolitico\u201d di rassicurare lo spettatore, di tenerlo lontano dai problemi (del decennio precedente) e di mostrargli l&#8217;<i>American Way of Life<\/i>, scandita sulle coordinate del benessere. <i>American Gigolo<\/i>, diventa (anche) archetipo di un nuovo modo e di fare e di intendere il cinema: il film esce nelle sale americane il 7 febbraio 1980 e, oltre a consacrare la bellezza e la bravura di Richard Gere, segna l&#8217;inizio della carriera di Jerry Bruckeimer (anche se la sua \u201cgavetta\u201d inizia alla met\u00e0 degli anni&#8217; 70 \u00e8 <i>American Gigolo<\/i> a determinare il suo stile, il suo fiuto e la sua ascesa). <i>American Gigolo<\/i> inoltre, \u00e8 anche il primo film in cui si consolida il <i>trait d&#8217;union<\/i> tra cinema e pubblicit\u00e0: Bulgari, Mercedes, Hertz, Perino&#8217;s e il Country Club di L.A., sono tutti marchi ben in vista, il cui nome viene pronunciato senza falsi pudori e ostentato come uno status symbol, mentre gran parte dell&#8217;eleganza e della classe del film e del personaggio di Julian Kay sono da ascrivere al guardaroba firmato Giorgio Armani.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Il calvinista Paul Schrader compie opera di astrazione, immergendo il film in una Los Angeles irriconoscibile, per far emergere pienamente la figura complessa e contraddittoria di Julian Kay. Ci\u00f2 che interessa al regista \u00e8 dimostrare come l&#8217;edonismo sia un \u201cvalore\u201d fragile e inconsistente e come esso non possa nascondere e\/o cancellare i sentimenti dell&#8217;uomo. Come sempre, nel suo cinema, al protagonista \u00e8 destinato un cammino di espiazione cristologico, al termine del quale si pone l&#8217;altare del sacrificio sui cui immolare la propria ri-nascita. Per puntualizzare questo percorso il regista costruisce il film su uno schema semplice e immediato votato a mettere in luce contraddizioni e discrasie che animano l&#8217;animo tormentato e confuso di Julian Kay. I titoli di testa scorrono sulle immagini \u201cturistiche\u201d di Palm Springs, mentre la voce extra-diegetica di Blondie canta <i>Call Me<\/i>, evidenziando da un lato la figura dell&#8217;accompagnatore a pagamento e dall&#8217;altro la solitudine della cliente.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><iframe loading=\"lazy\" width=\"620\" height=\"349\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/mOZPRm5BW0Y\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Nel film si intrecciano classe, ricchezza e tradimento e sembra che l&#8217;una non possa esistere senza le altre e viceversa; Julian crede per gran parte del film di avere la situazione sotto controllo: lui spavaldo, sicuro di se e del suo corpo ritiene di essere il dominatore della situazione per poi, improvvisamente, accorgersi di essere diventato pedina di un gioco molto pi\u00f9 grande di lui; il \u201cpubblico\u201d in <i>American Gigolo<\/i> \u00e8 dominio della politica e della stampa, mentre il \u201cprivato\u201d non esiste in quanto tale, ma solo come spazio \u201cpermeabile\u201d (come dimostra l&#8217;appartamento di Julian). Rigore e dissoluzione, altro non sono che due facce della stessa medaglia, quella del \u201cculto dell&#8217;apparenza\u201d, come dimostra la famosa scena degli abiti scelti da Julian e mostrati ordinati e allineati nei cassetti, sul letto o negli armadi, come ad evidenziare la perfezione della forma: ma, se si osserva bene, la scena inizia con il dito di Julian che raccoglie la cocaina rimasta su uno specchio per poi sfregarsela sui denti. Allo stesso modo anche le architetture asettiche e impersonali presenti nel film e le inquadrature geometriche delle strade di Los Angeles e di Palm Springs, al loro interno nascondono un mondo arrivista e perverso (le abitudini dei Rheiman, il mercimonio di corpi offerto da Anne e Leon), e appaiono cos\u00ec come architetture di \u201cmorte\u201d in cui ogni sentimento \u00e8 stato cancellato per lasciar spazio alla freddezza della merce (di qualunque tipo). Non a caso dunque la scena iniziale mostra Julian intento a fare ginnastica mentre impara lo svedese (richiamando il motto: <i>mens sana in corpore sano<\/i>), mentre quella finale, che chiude la parabola di Leon, si svolge nel suo appartamento di fronte ai manifesti della serie \u201cTorsos\u201d di Andy Warhol: il corpo, da oggetto di culto, ammirato e venerato (come \u201csacro\u201d) \u00e8 diventato merce di interscambio, svilito, snaturato e offeso, e dunque, non ha pi\u00f9 nulla n\u00e9 di vitale n\u00e9 di artistico, ma \u00e8 solo un involucro inerte in grado di produrre denaro e solitudine.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Julian Kay (Richard Gere) esercita il mestiere di \u201cgigol\u00f2\u201d un tempo alle dipendenze di Anne e ora nell&#8217;interesse di Leon Jaimes, un uomo privo di scrupoli. Incontrata casualmente Michelle Straton (Lauren Hutton), giovane e trascurata moglie del senatore Charles, Julian ne diviene l&#8217;amante non prima di essere venuto in contatto, per commissione di Leon, con i coniugi Rheiman dai gusti depravati. Quando Judy Rheiman viene trovata sadicamente uccisa a Palm Spring, Julian si trova ferocemente incalzato dall&#8217;ispettore Sunday e invano chiede soccorso alle precedenti amiche o clienti Anne e Lisa Williams. Per quanto non gli sia difficile capire di essere vittima di una macchinazione partita da Straton e manovrata direttamente dal traditore Leon, Julian non pu\u00f2 dimostrare alcun alibi. Schiacciato da numerosi indizi, il giovane tenta di reagire aggredendo Leon nel suo stesso appartamento&#8230;<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Paul Schrader costruisce <i>American Gigolo<\/i> sullo sguardo oggettivo: guarda, osserva, studia, con la meticolosit\u00e0 dell&#8217;entomologo, i suoi protagonisti, agitarsi dentro la gabbia dorata in cui vivono. I lunghi carrelli laterali e a seguire, i \u201craggelati\u201d campi medi in cui chiude i protagonisti, sono riproduzione filmica della trappola (cardine del suo cinema), qui rappresentata dall&#8217;edonismo. Il culto della bellezza, l&#8217;esasperata attenzione per il corpo, per la forma, per il modo di vestire, nascondono, evidentemente, un vuoto esistenziale, fatto di intelligenza e presunzione. Il paradosso si concretizza durante la scena del risveglio mattutino di Julian e Michelle, dopo la loro prima notte d&#8217;amore. Un lento carrello in avanti, perlustra la moquette dell&#8217;appartamento di Julian, mentre il sonoro fa immaginare allo spettatore una situazione di erotismo telefonico: quando la m.d.p. Arriva ad inquadrare il letto, si vede Julian simulare la situazione erotica con la cliente e accanto a lui il corpo nudo e addormentato di Michelle; quando la donna si sveglia, l&#8217;uomo interrompe la conversazione telefonica e ordina la colazione. Michelle vuole sapere tutto di Julian e gli chiede chi sia, da dove viene, e la risposta dell&#8217;uomo \u00e8 , a suo modo, disarmante: \u00abIo sono di questo letto; tutto quello che c&#8217;\u00e8 da sapere su di me, lo vieni a sapere facendo l&#8217;amore con me\u00bb. Poi Julian si alza, e nudo, si avvicina alla veneziana, e guardando fuori, racconta alla donna di sentirsi utile ne risvegliare i piaceri sessuali delle vegliarde cui fa da \u201caccompagnatore\u201d. Il vuoto esistenziale unisce, dunque, cliente e offerente, e a testimonianza di quanto la finzione sia solo di facciata e l&#8217;edonismo, una sorta di corazza dentro cui proteggersi, interviene il dialogo iniziale tra Julian e Michelle, dentro il ristorante. Girato secondo gli stilemi del cinema \u201cclassico\u201d, e pertanto costruito sui raccordi, il dialogo tra i due si sviluppa come una partita a scacchi, animato da una tensione interna crescente e teso al climax della \u201crottura\u201d. Julian: \u00abL&#8217;ho vista seduta qui. Lei voleva che mi avvicinassi, e io mi sono avvicinato&#8230;Guardi che io ho buon fiuto&#8230;\u00bb. Michelle: \u00abQuanto avrebbe voluto da me?\u00bb. Julian: \u00ab&#8230;In che veste, quella di interprete o di autista?\u00bb. Michelle: \u00abNo&#8230; solo per una scopata&#8230;\u00bb. Julian: \u00abOra \u00e8 lei che si sta sbagliando&#8230; io non faccio queste cose&#8230; arrivederci&#8230;\u00bb. Michelle, fa subito cadere la maschera e il suo gesto risulta oltremodo simbolico nel film, perch\u00e9 coincide con il ribaltamento dei ruoli: Julian, da convinto dominatore, passa al ruolo di dominato, e da li a poco, ignaro, diventer\u00e0 pedina di scambio \u201ccommerciale\u201d.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><iframe loading=\"lazy\" width=\"620\" height=\"349\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/kUp9b9T1mO0\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Mentre, lentamente, la trappola si stringe intorno a Julian, l&#8217;uomo, comincia a prendere coscienza del proprio ruolo e di quanto pericoloso possa essere il diventare oggetto di ricatto e ricattabile. Il potere contamina ogni cosa e la distrugge e la legge non riesce neanche a salvare gli innocenti, perch\u00e9 questi, come Julian, sono comunque colpevoli di fronte a Dio. Non a caso, prima, nel centro commerciale, Julian afferma rivolto al detective: \u00abLe leggi le fanno gli uomini e a volte sbagliano&#8230; o sono stupidi&#8230; o sono gelosi&#8230; e certi uomini sono al di sopra della legge\u00bb, per poi ammettere di fronte a Michelle nel parco: \u00abHo passato tutta la vita a cercare qualcosa, senza sapere che cosa. Forse sei tu, quello che cercavo\u00bb. Il peccato, dunque, agisce da riempitivo di esistenze tormentate, la colpa \u00e8 un palliativo dietro a cui mascherare comportamenti poco onorevoli, e infine, la scelta \u00e8 dominata dal libero arbitrio, ma di fronte alla misericordia di Dio (qui rappresentato come l&#8217;Amore), l&#8217;uomo trova la strada (impervia) della redenzione. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Cos\u00ec avviene per Julian, cha da questo momento in poi inizia un progressivo percorso di destrutturazione della sua esistenza precedente. Distrugge l&#8217;appartamento, muovendosi in esso come un animale braccato prima e rabbioso poi, alla ricerca della prova che pu\u00f2 incastrarlo; trascura il suo abbigliamento e il suo corpo, incurante dell&#8217;etichetta richiesta in locali come Perino&#8217;s (dove gli viene rimproverato di presentarsi senza giacca); smonta la sua Mercedes e noleggia un altra vettura meno glamour e pi\u00f9 comune, infine si trova a confrontarsi con Leon, l&#8217;uomo che lo ha incastrato (\u00abPerch\u00e9 con te era facile Julian, hai pestato troppi piedi&#8230;\u00bb), e si ritrova a dover subire tutto il peso della colpa regressa e quello del sacrificio necessario all&#8217;espiazione: la morte di Leon, \u00e8 dunque il \u201cbagno di sangue\u201d dovuto alla volont\u00e0 di rinascita, perche se da un lato Leon gli intima: \u00abNon ha importanza quanto saresti disposto a pagare Julian, &#8230;tanto l&#8217;altra parte pagherebbe sempre molto di pi\u00f9\u00bb, dall&#8217;altra il carcere \u00e8 un passaggio temporaneo: il purgatorio prima del paradiso. Solo Michelle ha in mano le carte per salvarlo, e la donna decide di sacrificare reputazione, ricchezza e prestigio sull&#8217;altare dell&#8217;Amore, con un gesto simbolico (quello dell&#8217;autodenuncia) che appare programmatico nella condanna, da parte del regista, nei confronti dell&#8217;edonismo imperante. Una carezza sul vetro del parlatorio, per uno dei finali pi\u00f9 romantici e morali degli ultimi anni: da una parte la mano di Michelle e dall&#8217;altra la fronte di Julian; la donna: \u00abNon avevo scelta Julian&#8230; perch\u00e9 io ti amo..\u00bb, e l&#8217;uomo replica: \u00abAnche io Michelle&#8230; quanto tempo ci ho messo a capirlo&#8230;\u00bb. \u2022<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><i><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Fabrizio Fogliato<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.fabriziofogliato.com\">fabriziofogliato.com<\/a><\/font><\/i><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><iframe loading=\"lazy\" width=\"620\" height=\"465\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/VRSvVc48-Rk\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><b><font face=\"Georgia\">American Gigolo<\/font><\/b><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>Regia, soggetto, sceneggiatura: <\/b>Paul Schrader<br \/>\n<b>Fotografia: <\/b>John Bailey<br \/>\n<b>Montaggio: <\/b>Richard Halsey<br \/>\n<b>Musiche: <\/b>Giorgio Moroder<br \/>\n<b>Scenografia: <\/b>Ferdinando Scarfiotti<br \/>\n<b>Interpreti: <\/b>Richard Gere (Julian Kay), Lauren Hutton (Michelle Stratton), Hector Elizondo (Detective Sunday), Nina Van Pallandt (Anne), Bill Duke (Leon), Brian Davies (Charles Stratton), K Callan (Lisa Williams), Tom Stewart (Mr Rheiman)<br \/>\n<b>Produzione: <\/b>Paramount Pictures<br \/>\n<b>Rapporto: <\/b>1,85:1<br \/>\n<b>Suono: <\/b>Dolby<br \/>\n<b>Paese: <\/b>USA<br \/>\n<b>Anno: <\/b>1980<br \/>\n<b>Durata: <\/b>117&#8242;<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli anni &#8217;80, l&#8217;edonismo e&#8230; il segreto del \u201csuo\u201d successo a cura di Fabrizio Fogliato Il film di Paul Schrader apre la stagione cinematografica degli anni &#8217;80 e segna, in qualche modo, il momento di passaggio tra la New-Hollywood \u201cautoriale\u201d del decennio precedente e la Hollywood rampante e \u201cdisimpegnata\u201d dell&#8217;era reganiana. 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