{"id":29338,"date":"2013-09-16T17:19:07","date_gmt":"2013-09-16T15:19:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=29338"},"modified":"2013-09-16T17:19:07","modified_gmt":"2013-09-16T15:19:07","slug":"che-strano-chiamarsi-federico-scola-racconta-fellini-ettore-scola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=29338","title":{"rendered":"Che strano chiamarsi Federico! Scola racconta Fellini > Ettore Scola"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/fellini_scola_01.jpg\" alt=\"\" title=\"Che strano chiamarsi Federico\" width=\"620\" height=\"414\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29339\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/fellini_scola_01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/fellini_scola_01-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Il film di Ettore Scola dedicato al ricordo dell\u2019amico Federico Fellini funziona come il racconto di un nonno fatto al nipote seduto sulle proprie gambe. Una rievocazione alla quale si perdonano lentezze e lacune, che ci commuove per l\u2019uso della prima persona, per il trasporto e la tenerezza con la quale torna alla propria giovent\u00f9 e agli anni passati, ma che ci inchioda alla poltrona se il nostro vissuto \u00e8 distante troppe decadi dai fatti che scorrono, come sogni, sullo schermo.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">L\u2019approccio di Scola risente dell\u2019et\u00e0 del suo realizzatore, \u00e8 superfluo e gratuito ricordarlo, ma pure necessario se si intende la scrittura, non parliamo della \u201ccritica\u201d, con un minimo di onest\u00e0 intellettuale \u2013 e molta poco eleganza. Un film che si colloca a una distanza siderale da quello che vorremmo fosse il cinema italiano contemporaneo, quel fantasma che fatichiamo a rintracciare fra gli Orizzonti veneziani e le nebulose sotto-contro-sovra sezioni di quella stramberia che continua a essere il festival di Roma, ma che \u00e8 assolutamente inutile pretendere da regista classe 1931. Un film che potrebbe suonare anche come l\u2019ennesimo funerale del nostro glorioso cinema, l\u2019ennesimo sepolcro imbiancato di una serie infinita, che continua a crescere di anno in anno, e che ci impone di continuare a piangere questo tempo andato: culto di una liturgia completamente inutile. A Venezia 70, dove \u00e8 stato presentato fuori concorso, ha commosso Eugenio Scalfari (come ricordato dai quotidiani che immancabilmente dimenticano di raccontarci i film \u2013 ma tranquilli, ci siamo abituati) e fatto arrivare nella Sala Grande Giorgio Napolitano, pi\u00f9 o meno la stessa cosa vista al cinema Apollo di Milano, con una proiezione abitata unicamente da capelli bianchi, tinti o mesciati. Qualche giovane lo vedr\u00e0 questo film? Chiss\u00e0\u2026<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/fellini_scola_03.jpg\" alt=\"\" title=\"Che strano chiamarsi Federico\" width=\"620\" height=\"340\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29341\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/fellini_scola_03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/fellini_scola_03-300x164.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>Che strano chiamarsi Federico!<\/i> \u00e8 un lungometraggio di finzione, girato interamente in digitale, che utilizza materiale d\u2019archivio per tessere una narrazione piuttosto interessante e articolata capace di modulare fra loro, non sempre con esiti convincenti, soprattutto nel ritmo (la velocit\u00e0 media \u00e8, spesso, oltremodo flemmatica), una discreta gamma di materiali eterogenei (illustrazioni di Scola e Fellini, voci-off, giornali d\u2019epoca, sequenze di capolavori\u2026). Di sicuro sorprender\u00e0 chi era andato al cinema per vedere un collage di materiale del passato perch\u00e9 si trover\u00e0 di fronte a un testo frastagliato e discontinuo dentro al quale si \u00e8 infilato un po\u2019 di tutto (la sceneggiatura \u00e8 firmata dal regista con le figlie Paola e Silvia). C\u2019\u00e8 la messa in scena della redazione del \u00abMarc\u2019Aurelio\u00bb, glorioso giornale satirico d\u2019epoca fascista, con attori contemporanei che interpretano i membri della leggendaria redazione: Emiliano De Martino (Ruggero Maccari), Fabio Morici (Giovanni Mosca), Carlo Luca De Ruggieri (Alvaro De Torres), Sergio Pierattini (Vito De Bellis), Giulio Forges Davanzati (Filiberto Scarpelli), Andrea Salerno (Steno). Ci sono i lunghi viaggi in auto per Roma (tutti rifatti in studio, esteticamente molto felliniani) che Fellini imponeva a Scola e durante i quali, fra disquisizioni sulle cose spicce e i massimi sistemi, venivano imbarcati madonnari pugliesi (Sergio Rubini) e prostitute campane (Antonella Attili). Ci sono i ricordi di Scola bambino (Giacomo Lazoti), quando leggeva al nonno non vedente le vignette del \u00abMarc\u2019Aurelio\u00bb. E poi i teatrini periferici dell\u2019avanspettacolo dove Fellini (interpretato da Tommaso Lazotti) e Maccari mettevano in scena, con esiti disastrosi, le loro prime commediacce (e sullo schermo compare un Vittorio Marsiglia piuttosto affaticato dagli anni)\u2026 il set di <i>C\u2019eravamo tanto amati<\/i> sul quale Scola volle l\u2019amico Federico a interpretare se stesso\u2026 il materiale d\u2019archivio dei provini del Casanova fatti ad Alberto Sordi (esilarante), Ugo Tognazzi (improbabile) e Vittorio Gassman (illuminante)\u2026 il glorioso studio 5 di Cinecitt\u00e0\u2026 e in conclusione una carrellata di immagini tratte dai capolavori di un regista che fu un capolavoro: <i>Lo sceicco bianco<\/i>,<i> Amarcord<\/i>, <i>8\u00bd<\/i>, <i>Roma<\/i>, <i>Intervista<\/i>, <i>Casanova<\/i>, <i>E la nave va, La strada<\/i>\u2026<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>Che strano chiamarsi Federico!<\/i>, nelle sale italiane dal 12 settembre 2013 distribuito da BIM, \u00e8 un film che ci fa essere orgogliosi di quel che \u00e8 stato il cinema italiano, dei suoi registi e dei suoi sceneggiatori (anche se in fondo lo sapevamo gi\u00e0), ma che ci fa sentire la distanza siderale che da loro ci separa, aprendo sotto la poltrona della sala una voragine di vertigine che ci pone la solita domanda: cos\u2019\u00e8 successo a questo Paese negli ultimi decenni?<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">L\u2019ultimo Scola (il precedente fu <i>Gente di Roma<\/i> del 2003), non \u00e8 solamente un\u2019operazione nostalgia a vent\u2019anni dalla morte di Fellini, un amarcord estremamente personale, nel film si pu\u00f2 leggere il saggio consiglio di ripartire dalle idee e dall\u2019ascolto dei pi\u00f9 giovani, come accadde \u2013 quasi un secolo fa \u2013 nella redazione del \u00abMarc\u2019Aurelio\u00bb, che imbarc\u00f2 un Fellini diciannovenne e, anni dopo, uno Scola di sedicenne, all\u2019interno della quale veterani e giovanissimi lavoravano insieme, gomito a gomito, attorno ad una grande scrivania. Fantascienza per i giorni nostri, dove sei \u201cgiovane\u201d a trent\u2019anni. \u00c8 forse da qui che si dovrebbe ripartire, non solo e non soltanto nel cinema, dall\u2019apertura agli altri da s\u00e9, senza competizione retriva, senza la fame imposta da contratti e retribuzioni da fame, dalle proprie idee e dall\u2019entusiasmo di poterle arricchire attraverso la collaborazione e la condivisione di altri sogni a occhi aperti. Forse tutto questo gi\u00e0 sta succedendo, solo che al grande pubblico, e alla coscienza collettiva di un Paese dominato da dinosauri gerontocratici, tutto questo \u00e8 invisibile \u2013 o, peggio, non interessa nemmeno. Avremmo voluto il presidente della Repubblica e il decano dei giornalisti in sala a guardare il film di un esordiente, quello s\u00ec che sarebbe stato un momento simbolico, aperto al futuro, necessario. \u2022<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><i><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Alessio Galbiati<\/font><\/i><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">+ + +<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>Post scriptum. <\/b>All\u2019ultimo festival di Locarno, anno 2013, ha vinto un film su Casanova (Hist\u00f2ria de la meva mort di Albert Serra), mentre a Venezia un documentario sul Grande Raccordo Anulare (Sacro GRA di Gianfranco Rosi)\u2026 due soggetti felliniani.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>Post scriptum 2. <\/b>All\u2019anteprima veneziana in sala era presente anche Walter Veltroni. Ma non ci aveva promesso che sarebbe emigrato in Africa?<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><iframe loading=\"lazy\" width=\"620\" height=\"465\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/IBN1lOnr32Y\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"4\"><b>Che strano chiamarsi Federico! Scola racconta Fellini<\/b><\/font><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\n<b>Regia: <\/b>Ettore Scola<br \/>\n<b>Sceneggiatura: <\/b>Ettore Scola, Paola Scola, Silvia Scola<br \/>\n<b>Fotografia: <\/b>Luciano Tovoli<br \/>\n<b>Montaggio: <\/b>Raimondo Crociani<br \/>\n<b>Scenografia: <\/b>Luciano Ricceri<br \/>\n<b>Musiche: <\/b>Andrea Guerra<br \/>\n<b>Costumi: <\/b>Massimo Cantini Parrini<br \/>\n<b>Interpreti principali: <\/b>Tommaso Lazotti (Fellini giovane), Tommaso Lazotti (Scola Giovane), Maurizio De Santis (Fellini anziano), Vittorio Viviani (narratore), Sergio Pierattini (direttore), Antonella Attili (prostituta), Sergio Rubini (madonnaro), Vittorio Marsiglia (comico), Emiliano De Martino (Ruggero Maccari), Fabio Morici (Giovanni Mosca), Carlo Luca De Ruggieri (Alvaro De Torres), Sergio Pierattini (Vito De Bellis), Giulio Forges Davanzati (Filiberto Scarpelli), Andrea Salerno (Steno)<br \/>\n<b>Produzione: <\/b>Payper Moon, Palomar, Cinecitt\u00e0 Luce <br \/>\n<b>In collaborazione con: <\/b>Rai Cinema, Cinecitt\u00e0 Studios, Cubovision (Telecom Italia)<br \/>\n<b>Con il sostegno di: <\/b>Ministero per i Beni e le Attivit\u00e0 Culturali (MiBAC) &#8211; Direzione Generale per il Cinema<br \/>\n<b>Distribuzione: <\/b>BIM<br \/>\n<b>Lingua: <\/b>italiano<br \/>\n<b>Paese: <\/b>Italia<br \/>\n<b>Anno: <\/b>2013<br \/>\n<b>Durata: <\/b>90&#8242;<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/fellini_scola_02.jpg\" alt=\"\" title=\"Che strano chiamarsi Federico\" width=\"620\" height=\"384\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29340\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/fellini_scola_02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/fellini_scola_02-300x185.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il film di Ettore Scola dedicato al ricordo dell\u2019amico Federico Fellini funziona come il racconto di un nonno fatto al nipote seduto sulle proprie gambe. 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