{"id":29708,"date":"2013-10-05T18:58:23","date_gmt":"2013-10-05T16:58:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=29708"},"modified":"2013-10-05T23:35:00","modified_gmt":"2013-10-05T21:35:00","slug":"il-cinema-di-carlo-lizzani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=29708","title":{"rendered":"Il cinema di Carlo Lizzani"},"content":{"rendered":"<p style=\"line-height: 150%; text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29695\" title=\"Carlo Lizzani_Barbagia\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Carlo-Lizzani_Barbagia.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"629\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Carlo-Lizzani_Barbagia.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Carlo-Lizzani_Barbagia-295x300.jpg 295w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 9pt;\">Sul set di <em>Barbagia<\/em>, 1969<\/span><\/p>\n<p><em>Ripubblichiamo qui, come piccolo e modesto omaggio, una recensione al libro di Carlo Lizzani <\/em>Il mio lungo viaggio nel secolo breve<em> comparsa originariamente sulla Rivista Segno diretta da padre Nino Fasullo, n. 299\/2008, pp. 56-7.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">In un libro recente (1), Francesco Casetti ha analizzato il ruolo che il cinema ha avuto per la storia e per la cultura del suo tempo al compiersi del suo primo secolo di vita, ribadendo come senza alcun dubbio il Novecento sia stato il secolo del cinema: oltre ad essere stato la grande scoperta che lo ha avuto a battesimo, il cinema ne ha infatti determinato le sorti durante tutto il suo sviluppo, non soltanto scandendone gli avvenimenti ma persino ridefinendo le modalit\u00e0 stesse di percezione del mondo \u2013 agendo cio\u00e8 di fatto sull\u2019immaginario collettivo e determinandolo largamente. Di questo sguardo sul Novecento Carlo Lizzani \u00e8 stato certamente uno dei pi\u00f9 autorevoli esponenti, sin dalla partecipazione a quel movimento neorealista che ha reso il cinema italiano celebre nel mondo; ma in maniera pi\u00f9 peculiare di altri Lizzani ha fin da subito accostato all\u2019attivit\u00e0 di regista quella di critico, teorico e storico del cinema, unendo dunque alla prassi artistica una continua elaborazione teorica. <em>Il mio lungo viaggio nel secolo breve<\/em>, autobiografia di Lizzani edita da Einaudi nel 2007, restituisce appieno il senso di questo percorso: e rappresenta un formidabile e appassionante dietro le quinte di questa visione che il cinema \u2013 italiano e non \u2013 ha avuto sul secolo scorso.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">Intellettuale militante, sceneggiatore e regista impegnato, critico e teorico del cinema come del marxismo, politico mancato (per scelta), Lizzani \u00e8 una di quelle figure che sarebbe riduttivo costringere in uno o pi\u00f9 aggettivi; il suo libro, che gi\u00e0 dal titolo \u00e8 un omaggio ad Hobsbawm, sembra assumere in maniera fittizia le vesti di un\u2019autobiografia per celare ci\u00f2 che in fondo e pi\u00f9 propriamente \u00e8, e cio\u00e8 in tutto e per tutto un saggio di storia, non fosse altro che per un\u2019ineludibile impressione che pervade il lettore per tutta la sua lunghezza: l\u2019impressione che Lizzani, classe 1922, sia un giovincello. Ed \u00e8 quantomeno insolito che un giovincello scriva un\u2019autobiografia. Cos\u2019altro pensare di uno scrittore dalle cui pagine trasuda una non comune passione per la storia ed un\u2019invidiabile attenzione alle pi\u00f9 attuali ricerche storiografiche, che sorreggono da un punto di vista teorico le sue idee e le sue intuizioni? Che dire di un regista la cui prima opera risale al 1949 e l\u2019ultima al 2008 (era cio\u00e8 in preparazione all\u2019epoca dell\u2019uscita del libro), un autore che non ha mai smesso di interessarsi alle modifiche tecnologiche cui \u00e8 andato incontro il cinema n\u00e9 ha disdegnato di misurarsi con nuovi linguaggi \u2013 non ultime le fiction televisive? Tutto si pu\u00f2 pensare meno che sia un uomo che guarda al passato con rimpianto, o che scrive un libro per ringraziare e dire addio alla sua attivit\u00e0. Si fa fatica dunque a parlare di questo libro come di un\u2019autobiografia, perch\u00e9 si fa fatica a pensare a Lizzani come ad un artista del passato, come a qualcuno che ha dato tanto al cinema e alla cultura italiana, senza pensare piuttosto a quello che potr\u00e0 fare, a quello che potr\u00e0 ancora dare questo instancabile sperimentatore.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">Proviamo comunque a stare al gioco, visto che in questa storia del Novecento Lizzani parla di s\u00e9 e del suo cinema; e cominciamo col dire che i racconti che la compongono sono quelli di un uomo che ha conosciuto e frequentato alcune tra le pi\u00f9 importanti personalit\u00e0 della politica e dello spettacolo del secolo scorso: da Amendola a Berlinguer, da De Santis a Visconti, da Pertini al bandito Mesina, solo per fare alcuni nomi. Una storia, quella di Lizzani, per altri versi comune a molti: quella di una generazione di giovani nati negli anni \u201920 e che, affascinati inizialmente da alcuni aspetti del fascismo (il furore antiborghese, l\u2019anima modernizzatrice), si ritrovarono presto dall\u2019altra parte della barricata, nella clandestinit\u00e0, a organizzare forme di resistenza. Potrebbe apparire singolare che i primi interstizi di libert\u00e0 venissero trovati proprio all\u2019interno di un\u2019organizzazione fascista come il Cineguf (dove Lizzani e altri potevano vedere e amare film proibiti come quelli di Ejzen\u0161tejn, Chaplin o dell\u2019espressionismo tedesco); e singolare \u00e8 certamente che il primo vero spazio di riflessione autonoma e quasi ormai libera fu quella rivista <em>Cinema<\/em> diretta dal figlio del duce, Vittorio Mussolini, che anni prima della strepitosa generazione francese dei <em>Cahiers du Cin\u00e9ma<\/em> divenne una fucina di intellettuali e cineasti che di l\u00ec a poco avrebbero contribuito a rivoluzionare il cinema mondiale (De Santis, Rossellini, Visconti, Pasinetti, Antonioni, Pietrangeli). <em>Cinema<\/em> \u00e8 forse il primo esempio di nascita di una resistenza intellettuale attorno ad una rivista cinematografica: resistenza fatta innanzitutto di un diverso uso delle parole che ebbe, come effetto del tutto naturale, ricadute immediate sull\u2019invenzione di nuove idee e tecniche cinematografiche (per il neorealismo, cos\u00ec come avverr\u00e0 coi <em>Cahiers<\/em> per la nouvelle vague).<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; text-align: center;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29696\" title=\"Cronache-di-poveri-amanti\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Cronache-di-poveri-amanti.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"349\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Cronache-di-poveri-amanti.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Cronache-di-poveri-amanti-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 9pt;\"><em>Cronache di poveri amanti<\/em>, 1954<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">I racconti degli inizi della carriera cinematografica \u2013 gli incontri con Blasetti, l\u2019esperienza di Germania <em>Anno Zero<\/em> a Berlino con Rossellini, la nomination all\u2019Oscar per la sceneggiatura di <em>Riso amaro<\/em> \u2013 sono l\u2019occasione per alcune riflessioni teoriche sul cinema, il neorealismo e l\u2019epoca di transizione dal fascismo alla democrazia, con tutto ci\u00f2 che questa comportava per un giovane che doveva decidere che fare della propria vita: \u201cse destinare la mia vita all\u2019uccisione del tiranno o piuttosto raccontarne i segreti e le gesta, [\u2026] se impegnarmi nell\u2019azione diretta o tradurla in racconto\u201d (2). La scelta per il racconto viene vissuta quasi come un tradimento: e la scoperta che contro il tiranno ci si pu\u00f2 impegnare anche tramite un racconto avverr\u00e0 solo nel corso degli anni, strettamente legata a quell\u2019idea di cinema come strumento di conoscenza e cambiamento del proprio paese e del proprio mondo che il regista svilupper\u00e0 nel corso della sua opera.<br \/>\nGi\u00e0, perch\u00e9 confinarsi nel proprio paese? L\u2019internazionalismo marxista in questo \u00e8 d\u2019aiuto: Lizzani sar\u00e0 uno dei primi registi a girare il mondo in lungo e in largo per filmare in paesi lontanissimi dall\u2019Italia, Angola e Giappone, URSS e Stati Uniti, Africa e Asia ecc. Centrale nel libro e nella produzione di Lizzani \u00e8 allora, nel 1957, <em>La muraglia cinese<\/em>, il primo film sulla Cina girato da un occidentale. La parte dedicata al resoconto del film cinese \u00e8 piuttosto lunga e in essa predominano gli appunti e i diari, ai quali Lizzani dichiara sin dall\u2019Introduzione di affidare larga parte della sua esposizione; si tratta di una sezione certo appassionante, ma nella quale pi\u00f9 che in altre i materiali diaristici risentono di una mancata rielaborazione, e trovano forse una coesione meno efficace di quella raggiunta nella prima e nella terza parte del libro. Dai diari di Lizzani emerge tuttavia una fervida testimonianza degli esili confini che esistono tra creazione e organizzazione nella settima arte: l\u2019essenza eminentemente temporale del cinema appare cos\u00ec sotto tutti i suoi aspetti, da quello produttivo a quello realizzativo. La narrazione diaristica ci consente inoltre di assistere a una accurata disamina su usi e costumi della Cina maoista degli anni \u201950, e anche qui, secondo uno schema che sar\u00e0 proprio di tutto il libro, i fatti narrati divengono lo spunto per una riflessione teorica: la critica del comunismo su base agricola che Lizzani continuer\u00e0 a sostenere negli anni a venire.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29702\" title=\"Il mio lungo viaggio nel secolo breve\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Il-mio-lungo-viaggio-nel-secolo-breve.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"464\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Il-mio-lungo-viaggio-nel-secolo-breve.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Il-mio-lungo-viaggio-nel-secolo-breve-193x300.jpg 193w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">I nomi degli attori e delle attrici che animano la vasta filmografia del regista sono noti e appartengono oggi alla storia del cinema; nella parte del libro che ripercorre pi\u00f9 analiticamente la carriera di Lizzani troviamo spesso traccia dell\u2019inizio (o quasi) delle loro carriere, a cominciare da quelle di importanti figure femminili del suo cinema, attrici del calibro di Silvana Mangano, Carla Gravina, Giovanna Ralli; per continuare poi con aneddoti forse poco noti su attori come Pier Paolo Pasolini, Gian Maria Volont\u00e9, o su un Peter Falk ancora sconosciuto, un certo Martin Scorsese, un giovane attore di nome Robert De Niro, gradito al regista eppure scartato dalla casa di produzione di <em>Crazy Joe<\/em>.<br \/>\nPur attraverso un percorso eclettico, che ha toccato tutti i generi cinematografici (un esempio tra gli altri: il \u201968 del suo cinema sar\u00e0 western, con <em>Requiescant!<\/em>), Leitmotiv dell\u2019opera di Lizzani rimane sempre l\u2019interesse per la storia contemporanea; il suo, un cinema fortemente votato al cambiamento dello stato di cose. Arte, storia e politica sono dunque la triade dichiarata dalla quale questo intellettuale marxista non si \u00e8 mai voluto allontanare nel corso di tutta la sua vita: considerando \u201cnon la mia vita al servizio del cinema, ma piuttosto il cinema come strumento per conoscere il mio paese e il mio mondo\u201d (3).<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29697\" title=\"Lizzani_Pasolini_Il gobbo\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Lizzani_Pasolini_Il-gobbo.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"443\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Lizzani_Pasolini_Il-gobbo.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Lizzani_Pasolini_Il-gobbo-300x214.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 9pt; text-align: center;\">Con Pier Paolo Pasolini sul set de <em>Il gobbo<\/em>, 1960<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">La terza parte del libro giunge fino ai giorni nostri, raccontando anche le esperienze per cos\u00ec dire \u201cistituzionali\u201d degli anni \u201980, come l\u2019importante direzione della Biennale Cinema di Venezia o la presidenza della Federazione Internazionale Circoli del Cinema: come a completare quegli aspetti che ancora mancavano all\u2019interno di una carriera che ha visto Lizzani ricoprire quasi ogni ruolo nel mondo del cinema. Ma non era e non \u00e8 ancora finita: dovevano venire i tempi di film come <em>Caro Gorbacev<\/em>, la caduta del comunismo e le crisi interne alla sinistra italiana; il periodo di ritorno al documentario e di collaborazione con la tv; l\u2019omaggio a Rossellini e Ugo Pirro con <em>Celluloide<\/em>; la ripresa dell\u2019elaborazione teorica con il saggio del 1995 <em>Il discorso delle immagini<\/em>; tutte tappe testimoniate ancora una volta dai diari e dagli appunti del regista.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">A riprova della nostra impressione iniziale, anche le considerazioni conclusive del regista sono tutt\u2019altro che nostalgiche o consolatorie: \u201cForse ho fatto troppi film. <em>Ma non me ne pento<\/em>. [\u2026] A volte, anche in qualche film non del tutto riuscito, vedo momenti, sequenze che mi piacciono\u201d (4). Sequenze che potrebbero comporre, com\u2019\u00e8 Lizzani stesso a suggerire, un\u2019appendice visiva delle varie edizioni della sua <em>Storia del cinema italiano<\/em>, un\u2019antologia di spezzoni che rappresentino la storia del nostro paese, dalle guerre ai giorni nostri. Un film di montaggio non troppo distante da quel <em>Viaggio in corso nel cinema<\/em> di Carlo Lizzani che Francesca Del Sette ha dedicato al regista, accostando alle immagini dei suoi film le interviste ad alcuni tra gli attori, i critici, i registi che hanno avuto modo di conoscerlo e collaborare con lui. Un film di montaggio che, anche in linea teorica, renderebbe giustizia alle idee e ai sogni che hanno spinto Lizzani a realizzare le sue opere: il cinema come strumento politico, il sogno di un grande film sulla storia contemporanea, com\u2019\u00e8 quello, considerato globalmente, del cinema di Carlo Lizzani. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">Andrea Inzerillo<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">Articolo pubblicato originariamente in\u00a0\u00ab Rivista Segno \u00bb, Anno XXXIV, n\u00b0 299 \u2013 ottobre 2008, pp. 56-7<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<strong><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 11pt;\">Note:<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">(1) Francesco Casetti, L\u2019occhio del Novecento \u2013 Cinema, esperienza, modernit\u00e0, Bompiani, Milano 2005.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">(2) Carlo Lizzani, Il mio lungo viaggio nel secolo breve, Einaudi, Torino 2007, p. 56.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">(3) Ivi, p. 183.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">(4) Ivi, p. 308, corsivo mio.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sul set di Barbagia, 1969 Ripubblichiamo qui, come piccolo e modesto omaggio, una recensione al libro di Carlo Lizzani Il mio lungo viaggio nel secolo breve comparsa originariamente sulla Rivista Segno diretta da padre Nino Fasullo, n. 299\/2008, pp. 56-7. &nbsp; In un libro recente (1), Francesco Casetti ha analizzato il ruolo che il cinema ha avuto per la 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