{"id":29785,"date":"2013-10-09T16:25:28","date_gmt":"2013-10-09T14:25:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=29785"},"modified":"2020-04-14T15:43:52","modified_gmt":"2020-04-14T13:43:52","slug":"la-proprieta-non-e-piu-un-furto-elio-petri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=29785","title":{"rendered":"\u201cLa propriet\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 un furto\u201d di Elio Petri"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-41885\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/propriet\u00e0-petri-cover.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/propriet\u00e0-petri-cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/propriet\u00e0-petri-cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/propriet\u00e0-petri-cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/propriet\u00e0-petri-cover-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/propriet\u00e0-petri-cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/propriet\u00e0-petri-cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/propriet\u00e0-petri-cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/propriet\u00e0-petri-cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p>Diretto da Elio Petri nel 1973, <i>La propriet\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 un furto<\/i> \u00e8 l&#8217;ultimo capitolo della trilogia dedicata al potere. Questo film arriva dopo l&#8217;analisi del potere istituzionale di <i>Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto<\/i> (1970) e dopo quella del potere \u201cpadronale\u201d di <i>La classe operaia va in paradiso<\/i> (1971). Alla sua uscita venne aspramente criticato dalla sinistra dell&#8217;epoca e (cosa che fece pi\u00f9 male al regista) letteralmente massacrato dai propri colleghi. Se apparentemente il film sembra meno riuscito dei due precedenti (e in effetti lo \u00e8), in realt\u00e0 si tratta di un&#8217;opera profetica in grado di delineare, seppur in maniera confusa e approssimativa, le dinamiche socio-economiche di un&#8217;Italia proiettata nei rampanti anni &#8217;80. Volutamente sgradevole e \u201cvolgare\u201d <i>La propriet\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 un furto<\/i> rappresenta lo specchio incrinato di una societ\u00e0 traumatizzata dall&#8217;improvvisa mancanza di benessere, alla disperata ricerca di quel \u201cboom\u201d che pochi anni prima ha fatto dell&#8217;Italia uno dei paesi pi\u00f9 industrializzati d&#8217;Europa.<\/p>\n<p>Il film girato nell&#8217;anno della recessione, quello delle domeniche a piedi, delle insegne dei negozi spente e dei cinema senza ultimo spettacolo per risparmiare sul consumo energetico, \u00e8 un ritratto a tinte fosche di una societ\u00e0 che sta abbandonando l&#8217;odio di classe per entrare nella spirale perversa dell&#8217; \u201cinvidia di classe\u201d. \u00c8 lo stesso protagonista, il ragionier Total (che porta il nome di una multinazionale del petrolio e che \u00e8 allergico al denaro), che dopo i titoli di testa, in una finestra di teatro brechtiano, si presenta con le seguenti parole: \u00abIo, ragionier Total, non sono diverso da voi&#8230;n\u00e8 voi siete diversi da me; siamo uguali nei bisogni, diseguali nel loro soddisfacimento. Io so che non potrei mai avere nulla di pi\u00f9 di quanto oggi ho, fino alla morte: ma nessuno di voi potr\u00e0 avere nulla di pi\u00f9 di quanto ha. Certamente molti di voi avranno pi\u00f9 di me, come molti hanno meno\u00bb, ed \u00e8 sempre lui a pronunciare poco dopo una frase che ha il sapore tanto della provocazione quanto della sintesi programmatica dell&#8217;intero film: \u00abL&#8217;egoismo \u00e8 il sentimento fondamentale della religione della propriet\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p><i>Il giovane ragionier Total (Flavio Bucci), allergico al denaro altrui fino a violente forme di irritazione cutanea, decide di abbandonare il posto in banca per dedicarsi interamente alla persecuzione di un ricco macellaio romano (Ugo Tognazzi). Marxista-mandrakista, come si definisce all\u2019ombra di un manifesto di Mandrake il mago, il ragioniere non lesina dispetti per angosciare il macellaio: gli ruba il coltello, il cappello, i gioielli dell\u2019amante\/propriet\u00e0 Anita (Daria Nicolodi), finch\u00e9 si mette alla scuola di un ladro esperto detto \u201cAlberatone\u201d (Mario Scaccia), per diventare sempre pi\u00f9 pericoloso. Ma Total \u00e8 destinato a scoprire che i furtarelli non scuotono la fiduciosa tracotanza di un capitalista, anzi l\u2019attivit\u00e0 dei ladri non \u00e8 altro che una modesta caricatura della lotta di classe e si integra nel sistema. Cosi il ladro professionista muore in questura, mentre Total fa anche lui una brutta fine\u2026<\/i><\/p>\n<p>Impregnato di umori sinistri e bizzarri, <i>La propriet\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 un furto<\/i> ha un impianto scenico dichiaratamente espressionista, innervato di quell&#8217;atteggiamento apocalittico e messianico (cio\u00e8 due modi di percepire la realt\u00e0 estremamente emozionali e intuitivi) che nega in partenza ogni analisi razionale, per rappresentare il proprio assunto sotto forma di visioni soggettive altamente simboliche e fortemente alterate e deformate. In quest&#8217;ottica si inserisce la scelta di evocare il teatro di Bertold Brecht e di mettere in contatto diretto, in uno spazio scenico oscuro e inquietante, l&#8217;attore con lo spettatore, secondo una dinamica biunivoca in cui i ruoli sono dichiaratamente interscambiabili. Il quadro di Renzo Vespignani viene prima scomposto sui titoli di testa attraverso i vari dettagli, per poi essere nuovamente ricomposto al termine della sequenza e mostrare maschere in disfacimento che, liquefatte, versano i propri umori sulle banconote sottostanti. Il quadro espressionista, e i monologhi dei personaggi, sono le due componenti della maschera (quella che con la stessa ambiguit\u00e0 permette a Mario Scaccia di recitare con il volto per met\u00e0 dipinto da uomo e per met\u00e0 da donna) di un carnevale finito (quello del benessere): i coriandoli sparsi sul terreno diventano banconote, le maschere indossate diventano truci espressioni cariche di odio e rancore, e, mentre la \u201crecita\u201d sta finendo, si odono in lontananza gli echi di rantoli, gemiti, ansimi e respiri condensati nella musica acre e sensuale di Ennio Morricone.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29787\" title=\"Elio Petri\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/proprieta_petri_02.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"335\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/proprieta_petri_02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/proprieta_petri_02-300x162.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Illuminato (o per meglio dire \u201coscurato\u201d) dalla fotografia plumbea di Luigi Kuveiller, <i>La propriet\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 un furto<\/i> \u00e8 un film dall&#8217;andamento discontinuo che alterna momenti efficaci e feroci a spaventose cadute di tono qualunquiste. La luce livida e pastosa circonda la disperazione del giovane ragioniere: un uomo malato, contagiato da un morbo incomprensibile che si presenta sotto forma di allergia al denaro, che si gratta morbosamente, come a volersi staccare di dosso quella parte di pelle che entra in contatto con i soldi; un uomo, che ruba in maniera nevrotica e ossessiva, nel tentativo disperato e improbabile di mettere sul lastrico il proprio antagonista, incarnato nella figura simbolica di un macellaio laido e arrogante che vende con la stessa disinvoltura la carne degli animali e quella della sua donna. Proprio il ruolo femminile di Anita interpretato con passione e audacia da Daria Nicolodi, rappresenta uno dei terminali della pellicola, quello della sessualit\u00e0, espressa attraverso la trasformazione in oggetto da parte del potere e del consumismo. Rivolta verso il pubblico Anita prima dice: \u00abIo sono tanti pezzi, tanti pezzi di una cosa\u00bb, mentre subito dopo denuncia la sua condizione di merce\/bene di consumo: \u00abIo appartengo alla macelleria, mi ha preso dalla vetrina\u00bb.<\/p>\n<p>La donna, che si mostra vestita da prostituta seduta a gambe aperte su uno sgabello incarna perfettamente il ruolo femminile tipico dell&#8217;espressionismo attraverso l&#8217;assunzione di un&#8217;identit\u00e0 legata al mondo della natura e alla sessualit\u00e0; un essere inferiore all&#8217;uomo perch\u00e9 nella filosofia espressionista la donna fa parte della natura empirica, del mondo delle apparenze, in contrapposizione alla razionalit\u00e0 e concretezza dell&#8217;uomo che la possiede. Se da un lato, dunque, il film di Petri sembra affondare il bisturi della critica e della denuncia verso una societ\u00e0 \u201cda fumetto\u201d (come ben evidenzia la lunga sequenza della \u201cfiera della sicurezza\u201d), dall&#8217;altro si dilunga in una sterile quanto prevedibile sovrapposizione tra carne e sesso, tra potere e virilit\u00e0, tra forza e possesso, evidenziando tutti i limiti di una pellicola non all&#8217;altezza delle ambizioni.<\/p>\n<p><i>La propriet\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 un furto<\/i>, \u00e8 infatti, appesantito da una verbosit\u00e0 moralista che ha l&#8217;intento di rendere edotto il popolo italiano sulla malvagit\u00e0 della classe dominante e del denaro, mentre Petri si fa sfuggire di mano il film, chiudendo la parabola con un monologo tanto assurdo, quanto pleonastico sul ladrocinio: Paco l&#8217;\u201dargentino\u201d (Gigi Proietti), ladro della capitale tenta, inutilmente, di spiegare come la struttura sociale si fondi sull&#8217;operato dei ladruncoli (e di come non si possa fare a meno di loro per mantenere l&#8217;equilibrio socio-economico). Elio Petri, nella seconda met\u00e0 non controlla pi\u00f9 la propria opera, che perde tutta la forza e l&#8217;incisivit\u00e0 dei primi cinquanta minuti (la magistrale sequenza, della rapina in banca, che apre il film), e si perde in un rivolo di temi, simboli e argomenti appena abbozzati, senza mai riuscire ad arrivare al cuore del problema. Il film dunque affonda nel personale (sono ancora gli anni de \u201cil personale \u00e8 politico\u201d), e denuncia tutto il malessere del regista, frutto anche di una confusione ideologica e delle continue lacerazioni interne al PCI, che lo colpiscono profondamente e che sfociano in una bulimia tematico-argomentativa gravata dalla sovrabbondanza delle intenzioni e da una retorica del disgusto troppo superficiale per essere credibile.<\/p>\n<p>Quello che rimane centrale nell&#8217;economia del film \u00e8 per\u00f2 la contraddizione che sta alla base della dialettica tra essere e avere, in cui il denaro diventa motore delle relazioni personali, economiche e sociali. Il ragionier Total, non esita a bruciare banconote e a buttarle nel gabinetto, sfondando uno dei tab\u00f9 della societ\u00e0 del consumismo, cio\u00e8 quello secondo cui buttare il denaro \u00e8 un vero e proprio sacrilegio. Nel gesto di Total per\u00f2 non c&#8217;\u00e8 n\u00e9 assurdit\u00e0 n\u00e9 provocazione, ma ragionevolezza, perch\u00e9 la sua ricerca \u00e8 volta a trovare il punto di rottura dell&#8217;odio di classe e al contempo a sondare, parossisticamente, l&#8217;animo umano al fine di trovare le ragioni dell&#8217;egoismo. Ecco perch\u00e9 egli pronuncia la frase che \u00e8 il cuore del film, quella secondo cui (anticipando di ben dieci anni <i>L&#8217;argent <\/i>di Robert Bresson), il denaro \u00e8 un male inestirpabile, che contamina l&#8217;uomo e ne contagia i comportamenti: \u00abLa propriet\u00e0 pi\u00f9 che un furto \u00e8 una malattia&#8230;essere o avere&#8230; Io vorrei essere&#8230; e avere, ma so che \u00e8 impossibile&#8230;\u00e8 questa la malattia\u00bb. \u2022<br \/>\n<em>Fabrizio Fogliato<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"1112\" height=\"626\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Wh5g1mLDpzU?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>La propriet\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 un furto <\/b><br \/>\n<b>Regia: <\/b>Elio Petri<br \/>\n<b>Soggetto, sceneggiatura: <\/b>Elio Petri, Ugo Pirro<br \/>\n<b>Fotografia: <\/b>Luigi Kuveiller<br \/>\n<b>Montaggio: <\/b>Ruggero Mastroianni<br \/>\n<b>Musica: <\/b>Ennio Morricone<br \/>\n<b>Suono: <\/b>Mario Bramonti<br \/>\n<b>Costumi, scenografie: <\/b>Gianni Polidori<br \/>\n<b>Interpreti: <\/b>Ugo Tognazzi (macellaio), Flavio Bucci (rag. Total), Daria Nicolodi (Anita), Luigi Proietti (argentino, oratore funebre dei ladri), Mario Scaccia (Alessandro Marzo, detto &#8220;Albertone&#8221;), Orazio Orlando (brigadiere Pirelli), Salvo Randone (padre Total), Julien Guiomar (direttore di banca), Jacques Herlin (impiegato di banca), Ada Pometti, Cecilia Polizzi (Mafalda la ricettatrice), Luigi Antonio Guerra, Pier Luigi D&#8217;Orazio, Gino Milli (Zagan\u00e9), Ettore Garofalo (Bocio)<br \/>\n<b>Produzione: <\/b>Quasars Film Company, Labrador Films, Paris, Studio du Dragon, Paris, S.N. Cin\u00e9vog, Paris<br \/>\n<b>Distribuzione: <\/b>Titanus<br \/>\n<b>Visto di censura: <\/b>n. 62682 del 28-06-1973<br \/>\n<b>Paese: <\/b>Italia, Francia<br \/>\n<b>Anno: <\/b>1973<br \/>\n<b>Durata: <\/b>126&#8242;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diretto da Elio Petri nel 1973, La propriet\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 un furto \u00e8 l&#8217;ultimo capitolo della trilogia dedicata al potere. 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