{"id":29842,"date":"2013-10-11T18:52:05","date_gmt":"2013-10-11T16:52:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=29842"},"modified":"2013-10-11T18:56:24","modified_gmt":"2013-10-11T16:56:24","slug":"luccello-dalle-piume-di-cristallo-dario-argento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=29842","title":{"rendered":"L&#8217;uccello dalle piume di cristallo > Dario Argento"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/uccello_01.jpg\" alt=\"\" title=\"uccello\" width=\"620\" height=\"430\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29843\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/uccello_01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/uccello_01-300x208.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><b><font face=\"Georgia\" size=\"4\">L\u2019Argento che urla<\/font><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\n<\/font><\/b><font face=\"Georgia\" size=\"2\">a cura di Fabrizio Fogliato<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Un libro degli anni \u201850 \u00e8 fonte di ispirazione per un\u2019opera dalle affinit\u00e0 elettive con Michelangelo Antonioni: tra incomunicabilit\u00e0 e memoria.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-left: 50px\"><i><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Sam Dalmas <\/i>(Tony Musante)<i>, \u00e8 uno scrittore in crisi che, venuto in Italia, grazie all\u2019interessamento di Carlo Dover <\/i>(Raf Valenti)<i>, un amico ornitologo, trova modo di guadagnarsi un bell\u2019assegno con un lavoro di ricerca presso un istituto di scienze naturali. Sam ha appena terminato uno studio sulle caratteristiche dei tipi pi\u00f9 rari di uccelli e si appresta a ripartire per gli Stati Uniti con la sua ragazza Giulia <\/i>(Suzy Kendall)<i>. Una sera, mentre torna a casa, l\u2019uomo \u00e8 testimone di un tentativo di aggressione in una galleria d\u2019arte. Suo malgrado si trova intrappolato tra le due pareti di vetro dell\u2019ingresso della galleria, dove assiste, impotente, alla fase finale di una colluttazione. Una donna cade a terra ferita e sanguinante: Monica Ranieri <\/i>(Eva Renzi)<i>, la moglie del direttore della galleria d&#8217;arte, Alberto <\/i>(Umberto Raho)<i>. <br \/>\nIl caso viene affidato al commissario Morosini <\/i>(Enrico Maria Salerno)<i>, che \u00e8 convinto che l&#8217;attentatore sia lo stesso che ha gi\u00e0 ucciso tre donne nel giro di un mese. Dalmas viene sentito come testimone. Racconta tutto quello che sa, ma ammette di non ricordarsi un particolare che potrebbe essere decisivo ai fini delle indagini. Per questo il commissario gli ritira il passaporto per qualche giorno. Nel frattempo l&#8217;omicida \u00e8 di nuovo in azione: uccide una ragazza di 28 anni che vive da sola, accoltellandola dopo averle strappato gli indumenti intimi. Quando Monica, la donna che ha salvato, viene dimessa dall&#8217;ospedale, Sam si reca a casa sua ma il marito gli spiega che \u00e8 sotto l&#8217;effetto dei sedativi e non pu\u00f2 parlare. Dalmas decide di indagare sul primo omicidio. La prima vittima lavorava come commessa in un negozio di antiquariato. Si reca nel negozio per cercare informazioni. Il titolare gli racconta che proprio il giorno dell\u2019omicidio ha venduto uno strano quadro, che raffigura una violenza su una donna. Dalmas ottiene una fotografia del dipinto, la porta a casa, dove vive con la sua ragazza Giulia, e l&#8217;appende a una parete per averla sempre davanti agli occhi. Poi va a parlare in carcere con Garullo, detto Addio <\/i>(Gildo Di Marco)<i>, il protettore della seconda vittima.<br \/>\nPochi giorni dopo il commissario restituisce il passaporto a Sam, ma lo scrittore decide di non partire perch\u00e9 sente di essere vicino alla scoperta dell&#8217;assassino. Il commissario gli assegna un uomo di scorta. Una sera, mentre tornano a casa insieme, Sam e Giulia subiscono un attentato da uno strano personaggio con cappello e giubbotto giallo <\/i>(Reggie Nalder)<i>: il poliziotto di scorta viene investito da un&#8217;auto, Sam riesce a mettere al riparo Giulia e, rocambolescamente, sfugge all&#8217;agguato. Questa volta \u00e8 riuscito a vedere in volto il suo assalitore. Racconta tutto alla polizia, che gli mette di scorta due uomini, e contemporaneamente si mette a indagare sull&#8217;uomo che ha attentato alla sua vita. Ritorna da Garullo e ottiene il contatto con uno strano informatore detto \u201cIl Filagna\u201d <\/i>(Pino Patti)<i> che gli permette di scoprire dove potrebbe abitare il killer, ma quando arriva a casa sua, lo trova morto. <br \/>\nL\u2019assassino si fa vivo con una telefonata sia alla polizia, per dire spavaldamente che uccider\u00e0 ancora, sia con Sam per dirgli di desistere, minacciando di uccidere la sua fidanzata. Entrambe le telefonate vengono registrate. La sorprendente conclusione delle analisi scientifiche \u00e8 che provengono da due voci diverse. L\u2019ispettore Morosini deduce che l\u2019assassino ha un complice. In una delle due registrazioni si sente anche un rumore strano. La polizia scientifica lo confronta con centinaia di altri rumori, senza per\u00f2 arrivare a una conclusione. Un giorno Sam fa ascoltare a Carlo quello strano rumore. L\u2019amico percepisce qualcosa e si porta a casa il nastro per studiarlo meglio. Quella notte intanto l\u2019assassino aggredisce una ragazza mentre rientra a casa, colpendola a morte a colpi di rasoio dentro l\u2019ascensore dello stabile. Alla ricerca di indizi, Sam decide di andare a parlare col pittore autore del quadro che, presumibilmente, \u00e8 stato comprato dall\u2019assassino. L\u2019artista, Berto Consalvi <\/i>(Mario Adorf)<i>, vive fuori Roma \u2013 ad Aviano \u2013 in una casa con porte e finestre sbarrate, solo e in compagnia di molti gatti, ed \u00e8 appena approdato a un altro stile: sta vivendo un periodo \u201cmistico\u201d. Sam riesce a farsi dare un\u2019informazione su quel dipinto: Consalvi aveva sentito in giro una storia che narrava di una donna aggredita dieci anni fa; lei fu salvata e l\u2019aggressore fu rinchiuso in un manicomio. Mentre Sam sta tornando dalla visita, l\u2019omicida attenta alla vita della sua fidanzata. Elude la sorveglianza alla porta di casa e scala l\u2019edificio. Ma Giulia ha avvertito dei rumori e riesce a sbarrare la porta. L\u2019assassino, deciso ad attuare il suo piano di morte, colpisce ripetutamente la porta con un lungo coltello e apre una fessura. Quando guarda dentro, il suo occhio si incrocia con lo sguardo di Giulia che, terrorizzata, prende un coltello da cucina e lo pianta nella fessura senza per\u00f2 riuscire a colpirlo. Quando Giulia sente che la morte si avvicina, le giunge la voce di Sam. L\u2019assassino riesce a fuggire, ma la sua vita \u00e8 salva. <br \/>\nIl giorno dopo torna Carlo: ha capito da dove proviene il rumore. \u00c8 il verso di un raro animale che vive nel Caucaso meridionale, l\u2019Hornitus Nevalis (nella realt\u00e0 una banale gru) chiamato comunemente \u201cl\u2019uccello dalle piume di cristallo\u201d. Fuori del Caucaso esiste un solo esemplare vivo, proprio allo zoo di Roma. Subito Sam, Giulia, Carlo e la polizia si recano allo zoo per vedere il volatile. Giunti davanti alla gabbia, Sam nota come l&#8217;abitazione del marito dell\u2019unica vittima scampata all\u2019assassino dia proprio sullo zoo. I tre sentono delle grida provenire dall\u2019edificio e si precipitano a vedere cosa sta accadendo. Sfondano la porta e trovano Alberto mentre sta attentando alla vita di sua moglie. Liberano la donna e accerchiano l\u2019uomo, ma questi, nel tentativo di salvarsi, uccide un poliziotto e scivola fuori dalla finestra. Sam si prodiga per non farlo cadere di sotto, ma i suoi tentativi sono vani. L\u2019uomo fa appena in tempo a confessare di essere lui stesso l\u2019autore di tutti i delitti\u2026 un attimo prima di precipitare, fracassarsi il cranio\u2026 e morire.<br \/>\nMa nulla \u00e8 ci\u00f2 che appare e il finale a sorpresa ribalter\u00e0 ogni illusione di comprensione.<\/i><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">\u00abDelle storie oniriche e tuttavia profondamente latine\u00bb, cos\u00ec Dario Argento definisce il suo cinema, frutto del magma emotivo e irrazionale che da sempre abita in lui, abilmente mescolato con le suggestioni di tanto cinema visto, soprattutto quello di Fritz Lang. Il suo cinema non pu\u00f2 che essere ontologicamente imperfetto e irrisolto, perch\u00e9 vive di suggestioni e non di raziocinio; i suoi film sono incubi tradotti in immagini in cui dominano le componenti fantasmagoriche e esoteriche ma nel quale si rimestano, sotterranee (eppure vivide e pulsanti), le ansie, le paure e le inquietudini della contemporaneit\u00e0. La sua ambizione, come dichiara lui stesso, \u00e8 quella di \u00abprendere lo spettatore per mano, stringendo o allentando la presa\u00bb, per guidarlo all\u2019interno dell\u2019alterit\u00e0 di un mondo inesistente in cui dominano il caos, l\u2019inafferrabile, l\u2019oscurit\u00e0 e il ridicolo. Gli esiti del suo cinema discontinuo, confuso e diseguale sono opere interamente cucite addosso all\u2019emotivit\u00e0 dello spettatore senza mai prendere in considerazione l\u2019ordine, il rigore o la linearit\u00e0: incubi a occhi aperti dove i personaggi urlano in modo sguaiato e cartoonesco, sanguinano ed espellono litri di emoglobina con cui imbrattano lo schermo e si agitano in narrazioni istintuali e viscerali che non contemplano n\u00e9 il realismo n\u00e9 la verosimiglianza.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><iframe loading=\"lazy\" width=\"620\" height=\"465\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/kun3bxc6Izg\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Dario Argento rappresenta un caso curioso per il nostro cinema: al di l\u00e0 del suo essere riconosciuto come il pi\u00f9 importante esponente del cinema di genere italiano (quasi un luogo comune), egli \u00e8 tanto bistrattato dalla critica (da sempre), quanto osannato da una folta schiera di appassionati, fan e studiosi, visto che attorno al regista romano si sviluppa una delle pi\u00f9 nutrite bibliografie dedicate all\u2019opera di un regista italiano. Un regista di cui forse si \u00e8 gi\u00e0 detto tutto (troppo) e il contrario di tutto. Un cineasta la cui opera \u00e8 stata sviscerata in ogni particolare e la cui produzione \u00e8 stata accuratamente scandagliata nei minimi dettagli per portare alla luce, aneddoti, curiosit\u00e0, tagli, revisioni, \u201cfalsi\u201d soggetti (il caso <i>Chipsiomega<\/i> sul retro copertina del disco Cinevox del 1980 di <i>Profondo Rosso<\/i>), e poi ancora, contraddizioni, discendenze espressioniste, cromatismi baviani, ecc. Nel caso dell\u2019opera di esordio \u00e8 evidentemente gi\u00e0 stato approfondito il rapporto tra la sceneggiatura del film e il romanzo dal quale \u00e8 tratto, <i>La statua che urla<\/i> di Fredric Brown del 1953, come pure sono gi\u00e0 state evidenziate le contiguit\u00e0 e le discrepanze tra le due opere. Anche il rapporto tra il film e il cinema di Antonioni \u00e8 gi\u00e0 stato sfiorato soprattutto nell\u2019analisi del \u201cdettaglio rivelatore\u201d e dell\u2019ovvio rimando a <i>Blow-Up<\/i> (1968).<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Date le premesse sarebbe ovvio chiedersi: allora perch\u00e9 parlarne ancora? Perch\u00e9 ogni rimando e ogni raffronto sul regista mette in relazione, nella letteratura esistente, a un ordine delle cose di carattere catalogativo (come nel caso dell\u2019elencazione degli elementi de <i>La statua che urla<\/i>) o ipocrita (nel non spingersi al riconoscimento delle affinit\u00e0 elettive tra il primo film di Argento e la trilogia sull\u2019incomunicabilit\u00e0 di Michelangelo Antonioni), e perch\u00e9 pi\u00f9 che uno sterile elenco di sovrapposizioni, rimandi letterari e aneddoti, vale la pena addentrarsi in un\u2019opera come <i>L\u2019uccello dalle piume di cristallo<\/i> partendo da due presupposti anomali: il film \u00e8 una rappresentazione per immagini della paura delle relazioni insite in ogni essere umano e al contempo una riproduzione del processo di scrittura.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">In un\u2019intervista contenuta negli extra dell\u2019edizione americana del film targata Blue Underground, Dario Argento dichiara: \u00abUna delle mie ossessioni \u00e8 la psicanalisi, tema presente sin dal mio primo film, dove, inoltre, ci sono anche i temi della difficolt\u00e0 di comunicazione e dell\u2019alienazione\u2026 cose che significano molte per me. Per\u00f2 il film \u00e8 molto realistico, il protagonista realmente non riesce a comunicare. Non solo lui ha un ricordo completamente falsato\u2026 La memoria \u00e8 fallace. Ricordiamo solo quello che la nostra cultura vuole che ricordiamo\u00bb. In un\u2019altra intervista, contenuta nel saggio Sensualit\u00e0 dell\u2019omicidio di Antonio Tentori (Edizioni Falsopiano, 1997), Argento afferma a proposito dell\u2019omicida de <i>L\u2019uccello dalle piume di cristallo<\/i>: \u00abIn quanto essere femminile pensava di aver suscitato i desideri di un mostro e, quindi, se non fosse stata donna e non fosse stata l\u00ec, non avrebbe suscitato questo desiderio. Allora questo tremendo shock le provoca un\u2019identificazione schizofrenica maschile, che fa nascere dentro di lei una personalit\u00e0 maschile. Vive una vita schizofrenica, facendo finta di essere donna ma in realt\u00e0 lei \u00e8 diventata un uomo. Inoltre, nel film ho rovesciato due immagini di identificazione, il bianco che di solito viene accostato alla purezza e il nero che si assimila al male. Quando il protagonista vede una donna lottare con un uomo vestito di nero pensa naturalmente che lei sia in pericolo, mentre invece \u00e8 proprio la donna ad impugnare il coltello ed \u00e8 lei l\u2019assassina\u00bb.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><iframe loading=\"lazy\" width=\"620\" height=\"349\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/4FZUhZZIEQk\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">In entrambe le dichiarazioni il regista romano si sofferma sulle difficolt\u00e0 di comunicare eludendo gli stereotipi imposti dalla cultura e su come questi agiscano sulla percezione visiva. Questi temi sono ampiamente presenti nel romanzo di Fredric Brown, anzi ne costituiscono la spina dorsale e sono quelli che permettono di legare libro e film nello \u201cspirito\u201d e nella suggestione pi\u00f9 che nei semplici singoli dettagli. I protagonisti de La statua che urla e de <i>L\u2019uccello dalle piume di cristallo<\/i> sono entrambi testimoni oculari di un fatto di sangue che da quel momento condiziona tanto la propria vita quanto il rapporto con gli altri. Una vertigine che cresce progressivamente, legata tanto alla necessit\u00e0 (per se stessi) di scoprire la verit\u00e0 quanto alla consapevolezza dell\u2019inganno mnemonico che non permette di riconoscere il dettaglio rivelatore: inganno perpetrato dalle imposizioni culturali per Sweeney legate alla bellezza fulminea delle nudit\u00e0 di Jolanda Lang e alla sorpresa del \u201cnumero\u201d con il cane Demonio (nome non casuale \u2013 il mistificatore), per Dalmas alla stereotipia del rapporto Bene\/Male dell\u2019essere umano con il bianco e con il nero. Altro aspetto intrinseco a livello di suggestione che lega libro e film \u00e8 sicuramente la presenza del feticcio. La statuina realizzata da Chapman Wilson nel libro di Brown e il quadro di Berto Consalvi nel film di Argento, sono la rappresentazione tattile del trauma che scatena la violenza. Entrambi riproducono lo shock subito nell\u2019infanzia dall\u2019assassino, divenuto tale una volta trovatosi (a distanza di anni) nuovamente davanti a quella \u201cscena primaria\u201d, ed entrambi sono feticci necessari alla realizzazione dei delitti. Nel film, con un\u2019abile dissolvenza di montaggio, Argento mette in relazione la riproduzione fotografica in bianco e nero del quadro appeso nell\u2019appartamento di Dalmas con l\u2019originale a colori appeso nell\u2019appartamento dell\u2019assassino nel momento in cui tanto l\u2019uno quanto l\u2019altro sono intenti a guardare la stessa immagine. Ecco dunque che questo brevissimo passaggio filmico porta al nocciolo dell\u2019impianto narrativo del film: la soggettiva dello sguardo (non ancora quella dell\u2019assassino) e il suo rapporto con il desiderio.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Ne <i>La statua che urla<\/i> Sweeney si mette sulle tracce dell\u2019assassino dopo aver visto Jolanda nuda e sanguinante nell\u2019androne delle scale: vede la donna, la desidera e vuole possederla; la sua \u00e8 un\u2019indagine che non serve per rivelare la verit\u00e0 ma per soddisfare un desiderio personale, come ben sintetizza la frase pronunciata da Dio (Diomede) nel romanzo: \u00abTutto quello che vuoi, purch\u00e9 tu lo voglia con tanta intensit\u00e0 da concentrati tutto nello scopo di ottenerlo\u00bb. Argento trasforma questo desiderio sessuale in ispirazione professionale: come se la scena dell\u2019aggressione nella galleria d\u2019arte altro non fosse che il punto di partenza dal quale Sam recupera la propria, sopita, vena creativa. Non \u00e8 infatti casuale che durante le indagini, dopo aver rischiato la vita ed essere perseguitato da minacce telefoniche sempre pi\u00f9 minacciose e concrete, egli ricominci a scrivere e di colpo batta a macchina quaranta pagine in cui racconta le sue vicende. Se ne deduce che l\u2019intento di Argento (gi\u00e0, in precedenza, critico e sceneggiatore) sia quello di riprendere l\u2019ossessione sessuale di Sweeney e di traslarla nell\u2019ossessione della scrittura di Sam Dalmas. Ecco spiegate cos\u00ec le incongruenze presenti nel film, l\u2019ultima parte quasi metafisica, i personaggi bizzarri (e improbabili) che lo popolano, i passaggi a vuoto della scrittura filmica e gli scenari da fiction di stampo teatrale in cui si svolge l\u2019intera vicenda. Quella de <i>L\u2019uccello dalle piume di cristallo<\/i> \u00e8 una messa in scena (nel senso letterale del termine) frutto della mente di Dalmas, scrittore in crisi che si \u201cinventa\u201d una storia per poterla vergare sulla carta. Se si fa bene attenzione allo svolgersi della vicenda ci si accorge che l\u2019avanzare della storia \u00e8 garantito da momenti in cui lui \u00e8 solo e isolato, tanto da Giulia quanto da tutti gli altri, cos\u00ec come nel finale \u2013 negli ultimi venti minuti \u2013 si avverte l\u2019atmosfera da \u201cstrapaese\u201d (improbabile a Roma) dove tutti si conoscono come in un vecchio borgo. Il film procede per indizi definiti e creati dallo stesso Dalmas, la storia procede come lui ha deciso debba proseguire. Quando si trova di fronte a un muro inventa nuovi personaggi, costruiti sugli stereotipi della romanit\u00e0, per uscire dall\u2019empasse: \u201cAddio\u201d, \u201cIl Siringa\u201d, \u201cIl Filagna\u201d e Berto Consalvi, fino a giungere all\u2019assurdo dell\u2019Hornitus Nevalis, il cui verso si sente nella telefonata e che d\u00e0, giustamente (date le premesse), il titolo al film.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/uccello_02.jpg\" alt=\"\" title=\"uccello\" width=\"620\" height=\"319\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29844\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/uccello_02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/uccello_02-300x154.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>L\u2019uccello dalle piume di cristallo<\/i>, oltre ad essere un innovativo e sorprendente film di genere, \u00e8 anche e soprattutto una riflessione sulla crisi creativa e sulla difficolt\u00e0 di comunicare. Un film in cui gli oggetti ingannano e in cui talvolta sono inutili. Un film in cui il caos di Roma \u00e8 espulso per lasciare posto a uno spazio indefinito e metafisico (dechirichiano). Un\u2019opera in cui i rapporti personali sono difficili e in cui il protagonista si muove nell\u2019\u201cacquario\u201d dello spaesamento dello straniero. Un film in cui il denaro serve solo per scappare da una realt\u00e0 piatta e insignificante che improvvisamente, con l\u2019insorgere della violenza, diventa adrenalinica e tentacolare, mentre sullo sfondo si delinea l\u2019appuntamento con la morte. Tutti questi elementi, in forme simili o diverse, sono gi\u00e0 presenti nella trilogia sull\u2019incomunicabilit\u00e0 di Michelangelo Antonioni e trovano perfetto compimento ne <i>L\u2019eclisse <\/i>(1962), il film verso cui \u00e8 pi\u00f9 debitore l\u2019esordio cinematografico di Dario Argento. In entrambi i film \u00e8 presente una coppia (che definiamo \u201cborghese\u201d per convenzione) minacciata da \u201cforze esterne\u201d che ne impediscono il raggiungimento di uno stato di serenit\u00e0: in <i>L\u2019eclisse<\/i> la causa \u00e8 la paura del nuovo, l\u2019incapacit\u00e0 di abbandonare certezze e sicurezze, in <i>L\u2019uccello dalle piume di cristallo<\/i> la presenza di un assassino che diventa ossessione. In entrambi i casi la coppia protagonista perde la possibilit\u00e0 di vivere in complicit\u00e0 con il mondo per estraniarsi in una dimensione alienante e distonica. Argento come Antonioni offre alla donna un ruolo centrale e autonomo evitando di relegarla a semplice proiezione del desiderio maschile; una donna comunque impotente a confronto con le ostinazioni del maschio. Giulia nell\u2019opera d\u2019esordio di Argento \u00e8 una presenza solo apparentemente passiva, visto che \u00e8 lei che prima diventa complice di Sam nelle indagini (anzi in una prima fase sembra quasi istigarlo) e successivamente focus delle minacce dell\u2019assassino, al punto da risvegliare nell\u2019uomo l\u2019istinto protettivo e di fargli decidere di ritornare negli Stati Uniti.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Nei due film la narrazione si concentra su un punto di vista che permette al regista di isolare i suoi personaggi e di osservarli con distacco: non a caso la descrizione degli ambienti si fa progressivamente sempre pi\u00f9 dilatata e diurna, mentre i personaggi vengono seguiti (qui Argento introduce la sua ossessione per i carrelli laterali) nel loro vagare all\u2019interno di una citt\u00e0, Roma, che entrambi i registi, seppur in forme diverse, raccontano come anonima e spettrale. L\u2019intento dell\u2019\u201cinseguire\u201d i personaggi con la macchina da presa \u00e8 senza dubbio quello di smascherare la loro ambivalenza, che nel caso di Sam Dalmas assume i crismi di una \u201cschizofrenia\u201d tra amante e scrittore. Lo spazio assume in <i>L\u2019uccello dalle piume di cristallo<\/i> le caratteristiche antonioniane di elemento di composizione in cui ogni personaggio appartiene a un ambiente che lo identifica: la galleria Ranieri per Monica, l\u2019appartamento nel palazzo che sta per essere abbattuto per Sam e Giulia, le stanze del commissariato per Morosini, l\u2019atelier fatiscente per Berto Consalvi, l\u2019antro oscuro e non arredato dell\u2019assassino. Ambienti che diventano veri e propri contenitori sia dei fatti (le azioni dell\u2019assassino, la sua preparazione rituale, le scelte del cervello di Dalmas, i suoi viaggi alla ricerca di nuovi passaggi narrativi) sia dei gesti, sempre pi\u00f9 vuoti e inutili: Sam scrive il trattato di ornitologia che gli garantisce l\u2019assegno, ma poi non ne ritira neanche una copia; Morosini ritira il passaporto all\u2019americano, ma poi \u00e8 costretto a restituirglielo; Consalvi non riesce a vendere il suo quadro; Alberto Ranieri muore per coprire la moglie, ma lei verr\u00e0 comunque scoperta; fino ad arrivare alla donna che riflettendosi nel finestrino dell\u2019ambulanza si pettina, indifferente verso la tragedia che si \u00e8 appena compiuta alle sue spalle. Si tratta di una lunga serie di azioni che si susseguono tra pause, silenzi e improvvisi scarti narrativi che testimoniano l\u2019incapacit\u00e0 dei personaggi di comunicare, il loro essere alienati dalla realt\u00e0 che li circonda a favore di un\u2019immersione completa in una vita di finzione dai tratti fortemente onirici.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/uccello_04.jpg\" alt=\"\" title=\"uccello\" width=\"620\" height=\"355\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29845\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/uccello_04.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/uccello_04-300x171.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">L\u2019\u201cacquario\u201d iniziale, dentro al quale si apre il film, con Dalmas che assiste impotente al ferimento di Monica mentre rimane chiuso tra le due pareti di vetro, \u00e8 gi\u00e0 una dichiarazione d\u2019intenti da parte del regista: l\u2019uomo non pu\u00f2 comunicare n\u00e9 con l\u2019esterno n\u00e9 con l\u2019interno, ma pu\u00f2 invece vedere, attonito e impotente, quanto accade davanti ai suoi occhi. Il silenzio domina l\u2019intera sequenza, immersa nel bianco abbacinante dello spazio della galleria. Un breve panoramica che dall\u2019esterno mostra l\u2019interno del luogo fa capire come l\u2019esposizione d\u2019arte sia pura scenografia necessaria alla messa in scena \u2013 un palco teatrale sul quale, uno dopo l\u2019altro, fanno la loro entrata in scena i personaggi principali del film. Argento, come Antonioni ne <i>L\u2019eclisse<\/i>, fa muovere i protagonisti in uno spazio neutro e impersonale in cui \u00e8 eliminata ogni \u201cstoricit\u00e0\u201d, per lasciare il posto a una irrealt\u00e0 che pu\u00f2 essere solo osservata e mai decifrata secondo le convenzioni. Una \u201crealt\u00e0\u201d sospesa tra un prima e un dopo, in cui l\u2019agire dei personaggi \u00e8 avvertito emotivamente dallo spettatore che si identifica con loro, ma soprattutto con la loro condizione di uomini in trappola (che metaforicamente \u00e8 la stessa che egli vive seduto nella poltrona del cinema). In entrambi i film per i personaggi non v\u2019\u00e8 alcuna possibilit\u00e0 di far valere le proprie ragioni, al punto che le sceneggiature paiono costruite su due parti complementari entro le quali i dialoghi, o sono inutili e logorroici oppure non ci sono proprio.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Una dialettica che ritroviamo pure nella lettura architettonica dei film in questione, giocata sull\u2019alternanza di \u201cpieni\u201d e \u201cvuoti\u201d. Sia ne <i>L\u2019eclisse<\/i> che ne <i>L\u2019uccello dalle piume di cristallo<\/i> ci sono gli ultimi venti minuti di film, praticamente identici nello spirito e nell\u2019assunto di fondo, epiloghi contigui entro i quali lo spazio \u00e8 manipolato dai due registi in funzione astratta, in cui Roma appare un luogo alieno e \u201cfantascientifico\u201d, in cui ogni riferimento \u00e8 perduto. Senza rumori, senza traffico, in strade circondate da edifici che appaiono abbandonati, tra cantieri di palazzi in costruzione, in un\u2019atmosfera rarefatta e disconnessa, Sam e Vittoria si ritrovano \u201cschiacciati\u201d dal peso dell\u2019incompiutezza. Se Antonioni osserva a distanza la donna e fa muovere Vittoria alternando le riprese su di lei a panoramiche sul vuoto, Argento utilizza un unico e complesso movimento di macchina per mettere in relazione Sam e il suo destino. L\u2019ascesa <i>a plong\u00e9e <\/i>del dolly perpendicolare alla testa dell\u2019uomo restituisce, durante l\u2019arco del movimento, tutto il senso di spaesamento (lo straniero) di colui che si ritrova in un luogo diventato improvvisamente (ma inspiegabilmente ai suoi occhi) ostile, solo e di fronte a una minaccia invisibile e sfuggente (la sintesi della paura). Entra in scena il dubbio, l\u2019incontro possibile con l\u2019assassino al contempo spaventa e affascina Sam, il quale \u00e8 consapevole di dovere andare fino in fondo, di dover rischiare per riuscire a portare a termine il suo romanzo. Egli si muove per puro istinto, da un lato per scoprire che fine abbiano fatto Giulia e Carlo e dall\u2019altro nutre il dubbio che la loro scomparsa abbia a che fare con i delitti. L\u2019agire di Sam si fa pertanto sempre pi\u00f9 dissociato, come mostra l\u2019utilizzo da parte di Storaro sia di luci crepuscolari, per l\u2019esterno, sia di ampi neri che dominano gli interni per poi essere squarciati da improvvise lame di luce al momento dell\u2019apertura di una porta. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Tra ricordi, inganni della memoria, incapacit\u00e0 di mettere a fuoco il \u201cdettaglio rivelatore\u201d, l\u2019uomo vive la sua crisi definitiva: egli ricorda in base alle convenzioni (l\u2019assassino pu\u00f2 essere solo vestito di nero), ripercorre le immagini della \u201cscena primaria\u201d e rivede le cose senza rendersi conto di quanto realmente avvenuto davanti ai suoi occhi, ma solo in base a come i suoi occhi hanno voluto vedere. Frammenti percettivi che si agitano nella sua mente e che vengono continuamente disattesi e sconvolti dalle visioni di Carlo con il coltello in mano prima, dalla consapevolezza di trovarsi nell\u2019antro dell\u2019assassino poi, una volta visto il quadro na\u00eff appeso alla parete, e infine di fronte allo svelamento del volto dell\u2019omicida. Anche nel finale de<i> L\u2019eclisse<\/i> Vittoria vive la sua crisi che si concretizza nell\u2019incompiutezza dell\u2019incontro con Pietro, ma anche qui il regista sceglie di mostrare le cose, prima che nei fatti, nelle sensazioni: Vittoria rivede persone gi\u00e0 viste, incontra volti silenti che sono maschere, si sofferma vicino a uno steccato, osserva i palazzi inerti i cui ponteggi sono scossi dal vento, osserva la corteccia degli alberi e l\u2019accendersi della luce di un lampione. Nel suo caso i ricordi sono quelli che la legano alla vita precedente, e anche questi sono fallaci visto che la spingono a vivere solo in funzione delle convenzioni e le precludono ogni forma di libert\u00e0 \u2013 quello che vive la donna \u00e8 un vero e proprio omicidio esistenziale. Alla fine, in entrambe le pellicole non rimane che far irrompere il rumore, quello della citt\u00e0 che si ri-anima o quello di un aeroporto, l\u2019unico aggancio con una realt\u00e0 tattile, la quale cancella ogni aspetto onirico e ogni rarefazione per lasciare spazio solo alla concretezza dei fatti, ma anche all\u2019inquinamento acustico come giustificazione all\u2019impossibilit\u00e0 di comunicare. \u2022 <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><i><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Fabrizio Fogliato<br \/>\n<\/font><font face=\"Georgia\" style=\"font-size: 9pt\"><a href=\"http:\/\/www.fabriziofogliato.com\">fabriziofogliato.com<\/a><\/font><\/i><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><iframe loading=\"lazy\" width=\"620\" height=\"465\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/hy01ZZlqdyg\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><b><font face=\"Georgia\">L&#8217;uccello dalle piume di cristallo<\/font><\/b><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>Regia: <\/b>Dario Argento<br \/>\n<b>Soggetto, sceneggiatura: <\/b>Dario Argento<br \/>\n<b>Fotografia: <\/b>Vittorio Storaro<br \/>\n<b>Montaggio: <\/b>Franco Fraticelli<br \/>\n<b>Musica: <\/b>Ennio Morricone<br \/>\n<b>Suono: <\/b>Carlo Diotallevi<br \/>\n<b>Costumi, scenografie: <\/b>Dario Micheli<br \/>\n<b>Trucco: <\/b>Pino Ferrante<br \/>\n<b>Interpreti: <\/b>Tony Musante (Sam Dalmas), Enrico Maria Salerno (commissario Morosini), Suzy Kendall (Giulia), Eva Renzi (Monica Ranieri), Umberto Raho (Alberto Ranieri), Giuseppe Castellano (agente), Omar Bonaro (altro agente), Werner Peters (antiquario), Gianni Di Benedetto (prof. Renaldi), Renato Romano (Carlo, amico di Sam), Reggie Nalder (inseguitore con l&#8217;impermeabile), Karen Valenti, Annamaria Spogli, Gildo Di Marco, Pino Patti, Rosita Torosh, Fulvio Mingozzi, Carla Mancini, Mario Adorf (Berto Consalvi), Bruno Erba<br \/>\n<b>Produzione: <\/b>Seda Spettacoli, CCC Filmkunst, Berlin<br \/>\n<b>Distribuzione: <\/b>Titanus<br \/>\n<b>Visto di censura: <\/b>n. 55555 del 16-02-1970<br \/>\n<b>Paese: <\/b>Italia, Germania Ovest<br \/>\n<b>Anno: <\/b>1970<br \/>\n<b>Durata: <\/b>93&#8242;<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Argento che urla a cura di Fabrizio Fogliato &nbsp; Un libro degli anni \u201850 \u00e8 fonte di ispirazione per un\u2019opera dalle affinit\u00e0 elettive con Michelangelo Antonioni: tra incomunicabilit\u00e0 e memoria. &nbsp; Sam Dalmas (Tony Musante), \u00e8 uno scrittore in crisi che, venuto in Italia, grazie all\u2019interessamento di Carlo Dover (Raf 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