{"id":29890,"date":"2013-10-15T17:48:31","date_gmt":"2013-10-15T15:48:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=29890"},"modified":"2013-10-15T17:48:31","modified_gmt":"2013-10-15T15:48:31","slug":"ikiru-vivere-akira-kurosawa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=29890","title":{"rendered":"Ikiru (Vivere) > Akira Kurosawa"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/vivere_03.jpg\" alt=\"\" title=\"Vivere\" width=\"620\" height=\"430\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29891\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/vivere_03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/vivere_03-300x208.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Fiumi di pagine potrebbero essere scritti su un\u2019opera che ha l\u2019ambizione di portare alla luce, con la stessa profondit\u00e0 d\u2019indagine dei pi\u00f9 grandi autori della tradizione del romanzo russo, il senso pi\u00f9 autentico dell\u2019umanit\u00e0 (ossia di ci\u00f2 che \u00e8 costitutivo dell\u2019uomo in quanto tale), che in ogni momento si scontra con la vuotezza di un\u2019esistenza quotidiana sempre uguale a s\u00e9 stessa, priva di sentimenti, affetti, ambizioni, volont\u00e0 di cambiamento. L\u2019uomo spesso rinuncia ad ogni tratto caratteristico dell\u2019umanit\u00e0 che gli sarebbe propria, senza assumersi la responsabilit\u00e0 della scelta che sta compiendo. Scegliere di non vivere, o meglio, scegliere di non vivere da uomo \u00e8 quanto di pi\u00f9 dis-umano ci si possa immaginare, ma, senza accorgercene, completamente assorbiti dal \u201csistema\u201d, in cui ci troviamo a dover continuare la nostra esistenza, ci dimentichiamo di una scelta che fa capo solo a noi stessi. La vicenda del protagonista di <i>Vivere<\/i> si pone sin da subito su un piano narrativo universale ed esemplare, rivelando l\u2019ampiezza e la complessit\u00e0 del campo di indagine dell\u2019Autore.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Kurosawa gira <i>Vivere<\/i> nel 1952, poco dopo l\u2019impresa, ben riuscita, della trasposizione cinematografica de L\u2019idiota di Dostoevskij, che apre il grande ciclo dei film incentrati sulla condizione umana, tra cui annoveriamo anche <i>Vivere<\/i> e <i>I sette samurai<\/i>. L\u2019umanit\u00e0 negata del protagonista di questo capolavoro cinematografico, per 30 lunghi anni sepolta sotto un mucchio di scartoffie accumulate sulla sua scrivania di capoufficio pubblico, emerge con una violenza commovente nel momento in cui scopre di non avere ancora molto tempo da vivere (un cancro allo stomaco lo porter\u00e0 alla morte in pochi mesi). Riappropriarsi di tutto ci\u00f2 che in quel tempo si era lasciato passare davanti \u00e8 ormai impossibile, e questa impossibilit\u00e0 di recuperare un\u2019esistenza autentica dopo tanti anni di non-vita \u00e8 portata in scena con una tensione lirica davvero straordinaria da Kurosawa. Pensiamo, ad esempio, alla splendida scena in cui Watanabe (il protagonista), nella magistrale interpretazione di Takashi Shimura, canta una vecchia canzone (dal titolo \u201cGondola no Uta\u201d, tema dominante della colonna sonora dell\u2019intero film), ripreso in primissimo piano con le lacrime agli occhi, e la cinepresa passa poi ad inquadrare l\u2019intera sala, dove tutti i presenti hanno smesso improvvisamente di ballare, rimanendo immobili, raggelati. L\u2019amara consapevolezza di avere trascurato per tanto tempo ci\u00f2 che di realmente umano vi \u00e8 nel nostro breve soggiorno mondano, traspare in tutta la sua dolorosa grandezza da quelle parole pronunciate con voce grave e rotta da un pianto silenzioso. In seguito Watanabe, colpito da un\u2019illuminazione resa ancora attraverso un efficacissimo primo piano capisce che una sola cosa pu\u00f2 davvero riscattarlo: aiutare un gruppo di donne di un quartiere popolare che versa nella pi\u00f9 completa miseria, la cui richiesta di aiuto era stata respinta dall\u2019ufficio di cui il protagonista \u00e8 a capo, in quanto \u201cnon di competenza\u201d di quest\u2019ultimo. Gli altri uffici del comune avevano fatto lo stesso. Emerge cos\u00ec, con una folgorazione momentanea, la statura \u201ceroica\u201d del protagonista, che si batte con assoluta dedizione per la costruzione di un parco giochi per bambini, superando tutti gli ostacoli burocratici posti dall\u2019amministrazione comunale alla sua realizzazione.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/vivere_02.jpg\" alt=\"\" title=\"Vivere\" width=\"620\" height=\"455\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29892\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/vivere_02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/vivere_02-300x220.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">La sequenza finale \u00e8 un piccolo capolavoro nel capolavoro: con un vertiginoso flash-forward siamo portati nel mezzo della celebrazione del funerale di Watanabe. Dopo la focalizzazione quasi esclusiva sulla vicenda esistenziale individuale del protagonista, ci troviamo in un contesto \u201ccorale\u201d, in cui Kurosawa, con grande maestria, ci mostra in tutta la sua crudezza, l\u2019egoismo indifferente e cinico che permea ogni tipo di relazione degli uomini tra loro. Tutti i componenti dell\u2019amministrazione comunale tentano di offuscare gli indubbi meriti del protagonista, in una palese e mielosa adulazione del rappresentante del potere costituito (il sindaco della cittadina, che si era opposto in modo sprezzante alle richieste di Watanabe), contrariamente a quanto era avvenuto in <i>Rash\u00f4mon<\/i>, in cui ciascuno dei personaggi tendeva all\u2019esaltazione di s\u00e9. Ognuno \u00e8 preoccupato solamente di conservare la propria piccola parte di potere, a costo di privarsi del tutto della dignit\u00e0 personale, quasi terrorizzato all\u2019idea che una persona abbia potuto agire secondo una logica completamente differente e \u201csovversiva\u201d. L\u2019umano si nega, ancora una volta, con una precisione quasi scientifica e maniacale nel sopprimere ogni traccia di compassione, o di qualsiasi altro sentimento disinteressato verso l\u2019altro, che prescinda dall\u2019attaccamento materiale alla semplice possibilit\u00e0 di mantenere la propria condizione relativamente sicura e \u201cprivilegiata\u201d. Ma <i>in vino veritas<\/i>: i compagni ubriachi, dopo una lunga discussione, riconoscono finalmente i meriti di Watanabe, e si lasciano andare a un\u2019ipocrita esaltazione della sua statura morale, promettendosi a vicenda, da allora in avanti, di \u201ccambiare il sistema\u201d. Tuttavia, nella scena finale, di questo momentaneo rivolgimento interiore non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 alcuna traccia. La stanza d\u2019ufficio dove lavorano i compagni del defunto appare pervasa da un\u2019atmosfera soffocante, sommersa da pile di fogli inutili, e si ripete la stessa scena che avevamo visto all\u2019inizio del film: il nuovo capoufficio licenzia con fredda indifferenza una donna venuta a segnalare un danno alle fognature. Uno degli impiegati si alza, fissa con disprezzo i compagni che lo guardano senza capire, ma gli manca il coraggio di reagire, soffoca la rabbia in un singhiozzo: la macchina da presa segue il suo volto scomparire lentamente, ancora una volta, dietro una pila di scartoffie.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Sapientemente strutturato e mai monotono, grazie a un continuo slittamento dei piani temporali attraverso l\u2019inserzione di flashback e flash forward, <i>Vivere<\/i> riesce a suscitare la partecipazione emotiva dello spettatore senza perdersi nel patetismo deprimente e sentimentale di un film sulla morte. Possiamo dire con certezza, al contrario, che il quattordicesimo film di Kurosawa, ormai giunto nella fase matura della sua carriera di regista, ha la dirompente forza di denunciare la miseria della condizione umana, dovuta non tanto (o meglio, non solo) alla deprivazione materiale, quanto all\u2019annullamento di ogni tensione affettivo-morale verso la realt\u00e0 che ci circonda. Qui non vi \u00e8 il finale positivo, edificante di <i>Rash\u00f4mon<\/i>: la volont\u00e0 di cambiamento della pratica di inazione quotidiana \u00e8 soffocata per l\u2019ennesima volta dalla ristrettezza morale dei burocrati, che porta alla perpetua conservazione dello <i>status quo<\/i>.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><i><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Lorenzo Livraghi<\/font><\/i><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/vivere_01.jpg\" alt=\"\" title=\"Vivere\" width=\"620\" height=\"446\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29893\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/vivere_01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/vivere_01-300x215.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"4\"><b>Ikiru<\/b><\/font><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\nTitolo italiano: <b>Vivere<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>Regia, montaggio: <\/b>Akira Kurosawa <br \/>\n<b>Sceneggiatura: <\/b>Shinobu Hashimoto, Hideo Oguni e Akira Kurosawa <br \/>\n<b>Fotografia: <\/b>Asakazu Nakai <br \/>\n<b>Scenografia: <\/b>So Matsuyama<br \/>\n<b>Musica: <\/b>Fumio Hayasaka<br \/>\n<b>Interpreti: <\/b>Takashi Shimura, Nobuo Kaneko, Kyoko Seki, Makoto Kobori, Kumeko Urane, Yoshie Minami, Miki Odagiri, Kamatari Fujiwara, Minosuke Yamada, Haruo Tanaka, Bozuken Hidari, Shinichi Hinori, Nobuo Nakamura, Masao Shimizu, Ko Kimura, Atsushi Watanabe, Yunosuke Ito, Yatsuo Tanami, Fuyuki Murakami, Seiji Miyaguchi, Daisuke Kato, Kin Sugai Fumiko Homma, Eiko Miyoshi, Ichiro Chiba, Kazuo Abe<br \/>\n<b>Produzione: <\/b>Shojiro Motoki<br \/>\n<b>Distribuzione: <\/b>Toho<br \/>\n<b>Paese: <\/b>Giappone<br \/>\n<b>Anno: <\/b>1952<br \/>\n<b>Durata: <\/b>143&#8242;<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fiumi di pagine potrebbero essere scritti su un\u2019opera che ha l\u2019ambizione di portare alla luce, con la stessa profondit\u00e0 d\u2019indagine dei pi\u00f9 grandi autori della tradizione del romanzo russo, il senso pi\u00f9 autentico dell\u2019umanit\u00e0 (ossia di ci\u00f2 che \u00e8 costitutivo dell\u2019uomo in quanto tale), che in ogni momento si scontra con la vuotezza di un\u2019esistenza quotidiana sempre uguale a 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