{"id":29952,"date":"2013-10-19T19:22:34","date_gmt":"2013-10-19T17:22:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=29952"},"modified":"2013-10-19T22:38:25","modified_gmt":"2013-10-19T20:38:25","slug":"historia-de-la-meva-mort-story-of-my-death-albert-serra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=29952","title":{"rendered":"Hist\u00f2ria de la meva mort (Story of My Death) > Albert Serra"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/historia_01.jpg\" alt=\"\" title=\"Historia\" width=\"620\" height=\"449\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29953\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/historia_01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/historia_01-300x217.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"4\"><b>Casanova, Dracula, tigri imbalsamate e nonchalance<\/b><\/font><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\n<i>Hist\u00f2ria de la meva mort (Story of My Death)<\/i><br \/>\nregia di Albert Serra (Spagna-Francia\/2013)<br \/>\nrecensione a cura di Alessio Galbiati<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-left: 80px\"><font face=\"Times New Roman\" size=\"2\">\u00abNon c\u2019\u00e8 cosa in s\u00e9 che tenga se a sua volta non \u00e8 tenuta insieme da una promo-azione sulla comunicazione della stessa attraverso il personaggio \u201ccreatore\u201d, che \u00e8 una persona che ha \u201crinunciato\u201d a se stessa e \u00e8 stata ricreata dal mercante o produttore o gallerista, per quanto brutale sembri questa realt\u00e0, per entrare nel regno a numero limitatissimo dei professionisti \u201cinsostituibili\u201d che vendono solo se si vendono.<br \/>\nSe il privilegiato \u00e8 una vera star, propone, s\u00ec, qualcosa di suo, ovvio, ma non ne dispone che alla lontana. Non esiste artista ribelle che non sia domato da un patto industriale di vasta e mefistofelica portata e allo stesso tempo da un semplice patto di imprescindibile sottomissione: chi sfonda \u00e8 perch\u00e9 da qualche parte accetta di buon grado di essere sfondato, punto. Di essere manipolato, di essere indirizzato, raddrizzato, conformato a precise richieste commerciali del momento in cui si mette in atto. Pu\u00f2 anche diventare un classico, ma la strada lui se la fa sposando una moda commerciale di cui \u00e8 sapientemente sincronico, raramente che ha \u201cprodotto\u201d egli stesso. Se non piega le sue doti o talento o \u201crabbia\u201d o \u201cbravura\u201d, se, infine, non si prostituisce a modalit\u00e0 imposte dal mercato al suo stesso protettore-lenone ovvero dal suo agente, viene scartato, messo da parte, cancellato per sempre. I beni cosiddetti voluttuari che non siano al cacao o al torroncino rientrano nella gamma dei sonnambulismi a occhi aperti: come essere suscitatore di un sogno che finisca per arricchire te e a impoverire le tasche di chi ti crede \u00e8 il problema, non cosa contiene il sogno. Anzi, meno esso contiene, pi\u00f9 \u00e8 immateriale, imprendibile e commercialmente duraturo; pi\u00f9 procrastinata \u00e8 la sua soddisfazione in chi ci crede e ne compra i simboli in vendita, pi\u00f9 grazie a quel sogno, ottimamente strategico per quanto stantio, si resta degli evergreen da top ten. [\u2026]<br \/>\nDove non ci sono demagogia, sentimentalismo, ruffianeria, ipocrisia, furbizia e simulazione a oltranza non c\u2019\u00e8 mercato, sia per i saponi che per i prodotti \u201cartistici\u201d, e senza mercato l\u2019arte \u00e8 la sua velleit\u00e0 fattasi illusione di incompresa grandezza, tanto vale cambiare strada e scegliere la propria solitudine: ma se vuoi arrivare da qualche parte, prima o poi c\u2019\u00e8 uno svincolo che non decidi tu, ma dal quale o sei deciso o sei buttato fuori strada. [\u2026]<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 trippa per i gatti randagi dell\u2019underground se prima non diventano delle tigri imbalsamate\u00bb.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-left: 80px\"><font face=\"Times New Roman\" size=\"2\">Aldo Busi, Dicembre 2010, <i>La posta del Cuore su \u201cRolling Stone\u201d<\/i> in <i>E baci<\/i>, Editoriale Il Fatto, 2013, pp. 297-299.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Un catino ricolmo di escrementi umani, come per magia, si trasforma in un piccolo tesoro di pepite d\u2019oro. \u00c8 questa l\u2019immagine pi\u00f9 potente e ironica contenuta in <i>Hist\u00f2ria de la meva mort<\/i>, terzo lungometraggio diretto da Albert Serra, un\u2019assurdit\u00e0 che racchiude molto dello spirito di un film eccentrico e selvaggio che magari non sar\u00e0 tollerabile da buona parte del pubblico, ma che possiede una potente visione cinematografica, anarchica e irriverente, che conferma il regista catalano fra i nomi pi\u00f9 interessanti del cinema contemporaneo per l\u2019abilit\u00e0 di rubare senza citare e per l\u2019ostentata nonchalance (der. dell\u2019agg. <i>nonchalant<\/i> \u00abindifferente, distaccato, apatico\u00bb) nella costruzione di un testo filmico sguaiato tecnicamente e svogliato nella scrittura. Un talento astuto nella costruzione di una mitologia attorno al proprio nome, Serra si comporta come un figlioccio di Dal\u00ec, per gusto dell\u2019eccesso e della provocazione. Ama definirsi come il pi\u00f9 grande regista spagnolo vivente, si crogiola nel piacere dell\u2019iperbole forzando la sopportazione e il senso del ridicolo. Personalmente non credo nemmeno per un attimo a questo suo gioco, pertanto osservo i suoi film senza farmi condizionare n\u00e9 dalle roboanti parole con le quali il suo autore li accompagna, n\u00e9 dal conseguente marketing lessicale a bassissimo costo, anzi mi diverto un mondo nell\u2019osservare le reazioni isteriche a tale sfrontatezza perch\u00e9 reputo che attraverso questa sua strategia comunicativa egli evidenzi \u2013 non so quanto intenzionalmente \u2013 i limiti dell\u2019autorialit\u00e0 nel cinema contemporaneo (o pi\u00f9 in generale nella produzione artistica). Siamo tutti troppo spesso e con troppa facilit\u00e0 (e faciloneria) disposti a pendere dalle labbra di un realizzatore che scambiamo per Autore, e questa \u00e8 una deriva degenerata della <i>politique des auteurs<\/i> (non certo per colpa di Fran\u00e7ois Truffaut &amp; Co.), un fraintendimento nel quale \u00e8 precipitato molto del chiacchiericcio attorno all\u2019Arte, un brusio funzionale al mercato ma superfluo a un pubblico libero dai giudizi degli esperti del settore (come ci ricorda Welles in <i><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=U3dlOnQtLiE\">F for Fake<\/a><\/i>: \u00ab [Gli esperti] sono il dono che Dio ha fatto ai falsari\u00bb). (). Al centro sarebbe bello rimettere le opere e il loro funzionamento, scordarci un po\u2019 delle persone che le hanno realizzate, ritornare coi piedi per terra ed essere vicini al pubblico, quel misterioso conglomerato di individui che dimostra sempre meno interesse per il cinema e ancor meno per gli Autori (o presunti tali).<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/historia_02.jpg\" alt=\"\" title=\"Historia\" width=\"620\" height=\"620\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29954\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/historia_02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/historia_02-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/historia_02-300x300.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>Hist\u00f2ria de la meva mort<\/i> si apre in Svizzera (con tanto di didascalia in sovraimpressione e in lingua catalana: Su\u00efssa), durante una cena al chiar di candele. Al tavolo, collocato in un grande giardino di fronte a una dimora aristocratica, alcuni nobili insieme a un gruppo di procaci popolane banchettano e bevono vino. Fra questi c\u2019\u00e8 un giovane filosofo e scrittore dedito all\u2019alcool e al pensiero dissoluto, che disquisisce sull\u2019inutilit\u00e0 del proprio intelletto con un\u2019assai poco interessata donna che, svicolando dal suo lumacare ebbro, lo lascia cadere addormentato con la testa sulla tavola.<br \/>\nGiacomo Casanova (Vincen\u00e7 Altai\u00f3) trascorre in questa residenza un periodo di riposo dal mondo, impegnato unicamente in dissertazioni filosofiche e piaceri della carne. Durante questo soggiorno incontrer\u00e0 il suo nuovo servitore (Llu\u00eds Serrat), un villano che nel frattempo perder\u00e0 ogni avere al tavolo da gioco. I due lasceranno la Svizzera per intraprendere un misterioso viaggio nei Carpazi durante il quale si sollazzeranno con giovani donne e faranno la conoscenza un oscuro Conte (niente meno che Dracula, interpretato da Eliseu Huertas) che porter\u00e0 la morte nella vita di Casanova.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><iframe loading=\"lazy\" width=\"620\" height=\"465\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/-R6FP6Yh28g\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Giacomo_Casanova\">Giacomo Casanova<\/a> (1725-1798), come Albert Serra, era un grandissimo paraculo, uno in grado di vendersi come pochi altri suoi contemporanei, di farsi anticipare dalla propria fama a ogni nuovo approdo della sua incredibile esistenza, un talento fuor dall\u2019ordinario per la capacit\u00e0 di amalgamare tra loro realt\u00e0 e finzione. Il suo capolavoro letterario fu senz\u2019altro l\u2019autobiografia <i><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Histoire_de_ma_vie\">Histoire de ma vie<\/a><\/i> (scritta fra il 1789 e il 1798, pubblicata postuma nel 1825 in una versione censurata e finalmente in versione integrale solo negli anni \u201960-\u201962 del novecento), un elegante e prezioso condensato di certo, probabile e fantastico capace di ripercorrere non solo la sua intera esistenza e l\u2019instancabile carriera di seduttore, ma pure di dare conto ai posteri di un\u2019epoca: il XVIII secolo europeo; dunque la descrizione del volgere di un mondo, del tramonto dei lumi e delle restaurazioni, dei suoi costumi e dei suoi ideali. Serra, che del capolavoro di Casanova cita (capovolgendolo) il titolo, in maniera non troppo differente ci racconta, con i suoi film, il declino di un certo modo di fare e intendere il cinema. Il suo \u00e8 un esercizio di pura astrazione in cui tutto appare \u201cclassico\u201d, senza esserlo per un solo istante. Egli gioca con le marche autoriali tipiche di certo cinema del secolo passato: Bresson, Pasolini, Ozu e \u2013 specie in quest\u2019ultimo film \u2013 Kenneth Anger, ma in realt\u00e0 trasuda una modernit\u00e0 estetizzante assolutamente a bassa fedelt\u00e0 (Lo-fi), che rasenta l\u2019estetica del mondo della moda, con uno stile contiguo \u2013 se non addirittura sovrapponibile \u2013 a quello dell\u2019arte contemporanea (\u00e8 questo infatti il suo mondo di elezione, quello in cui miete i maggiori consensi, oltre a quello dei selezionatori e della critica pi\u00f9 <i>cin\u00e9phile<\/i> \u2013 molto interessante la sua collaborazione del 2010 con il Museo d\u2019Arte Contemporanea di Barcellona all\u2019interno della quale \u00e8 nato il film a episodi <i>Els noms de Crist<\/i>; ha pure presenziato a Documenta (13) e ha avuto una <i>carte blanche<\/i> al Centre Pompidou). La sua traiettoria cinematografica, le sue fissazioni e il suo stile, sono chiari dalla filmografia sin qui prodotta. Il suo esordio al lungometraggio, selezionato dalla Quinzaine des R\u00e9alisateurs del 2006 diretta da Olivier P\u00e8re, fu <i>Honor de cavaller\u00eda<\/i>, una trasposizione del Don Chisciotte di Cervantes, \u00abDalle pagine bianche tra un capitolo e l\u2019altro\u00bb come ama puntualizzare, seguito nel 2006 da <i>El cant dels ocells<\/i>, racconto del viaggio dei Re Magi ambientato in un\u2019Islanda selvaggia e metafisica. Ogni film \u00e8 in lingua catalana, interpretato da attori non professioni, perlopi\u00f9 amici o pescati dalla citt\u00e0 natale del regista (Banyoles, 120 chilometri a nord est di Barcellona) e poggiato su sceneggiature essenziali, aperte al \u201cmomento\u201d delle riprese.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Lo \u201cschema\u201d del suo cinema \u00e8 presto detto, oltre che piuttosto evidente: prendere figure mitiche, personaggi storici o figure letterarie (Don Chisciotte e Sancho Panza, i Re Magi, Casanova e Dracula), fare tabula rasa delle fonti attraverso le quali questo mito si \u00e8 diffuso nei secoli e trasformare tutto questo materiale in <i>altro<\/i> da s\u00e9, mettendo in scena momenti extra diegetici rispetto alle fonti canoniche attraverso le quali i protagonisti sono arrivati a noi. Visto che il mito \u00e8 un qualcosa che non ha a che fare col realismo, ma che si propaga nel tempo e fra le differenti culture che ne vengono attraversate come accade nel gioco per bambini del telefono senza fili, tanto vale tradirne la filologia \u2013 afferma il cinema di Serra \u2013 e giocarci a piene mani. Del resto che senso avrebbe fare altrimenti se esistono testi di riferimento attraverso i quali conoscere con precisione l\u2019alfa e l\u2019omega di quel mito o quella storia? Il cinema non \u00e8 letteratura, non pu\u00f2 esistere riduzione cinematografica di un testo letterario poich\u00e9 i due linguaggi sono irriducibilmente distinti e pertanto, quello che rimane da fare con queste mitologie legate a figure leggendarie, dunque sempre un po\u2019 fasulle, \u00e8 giocarci e veicolare <i>altro<\/i>. Con <i>Historia de la meva mort <\/i>l\u2019<i>altro<\/i> \u00e8 la collisione tra due mondi, due epoche e due culture. Il XVIII secolo e il XIX, personificati in Giacomo Casanova e nel Conte Dracula: portatore dell\u2019epoca dei lumi e dell\u2019et\u00e0 della Restaurazione il primo, del romanticismo e del novecento il secondo (il romanzo di Bram Stoker \u00e8 del 1897). Postmodernismo, certo, ma novecentesco, per niente contemporaneo (ma \u00e8 bene essere consapevoli dell\u2019indeterminatezza del termine in questione che, lungi dall\u2019essere risolto e cristallizzato in maniera condivisa, rappresenta pi\u00f9 che altro un\u2019istanza che cerca di cogliere \u00abLa condizione antropologica e culturale conseguente alla crisi e all\u2019asserito tramonto della modernit\u00e0 nelle societ\u00e0 del capitalismo maturo\u00bb).<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Non \u00e8 secondario notare come Casanova venga nominato per la prima volta, all\u2019interno del testo filmico, solo dopo quaranta minuti, mentre Dracula non lo sar\u00e0 mai, tranne che nei titoli di coda. Questo aspetto, in apparenza secondario, \u00e8 per\u00f2 interessante nel chiarire l\u2019utilizzo del mito da parte del regista catalano (e pure di come il mito stesso funzioni), in quanto lo spettatore \u00e8 comunque in qualche modo chiamato ad attivare la propria cultura durante la visione per collocare storicamente situazioni e personaggi. Non importa sapere se questo personaggio cos\u00ec odioso ed erudito, vizioso e devoto a Voltaire, abbia il nome di Giacomo Casanova, quel che importa \u00e8 attribuirgli un <i>character<\/i> solido e definito. Il mito giunge a noi attraverso la messa in scena e la narrazione, precipuamente con il carattere del ruolo (<i>character<\/i>), non attraverso il suo nome; quando il nome arriva vi \u00e8 la quadratura del cerchio, un brivido corre lungo la schiena, ma fino a un attimo prima avevamo di fronte ai nostri occhi una situazione che giocava con il kubrickiano Redmond Barry Lyndon, con i costumi, il trucco e la volutt\u00e0 tipici del Settecento e con gli annessi discorsi che ci saremmo immaginati un individuo siffatto avrebbe pronunciato. In <i>Historia de la meva mort <\/i>non vi \u00e8 alcuna veridicit\u00e0 storica nella messa in scena (ma non \u00e8 il cinema il linguaggio che debba badare a questo), non vi \u00e8 alcuna relazione fra l\u2019epoca storica evocata e la finzione cinematografica perch\u00e9 il d\u00e9cor del film si basa su assonanze e analogie, su una prossimit\u00e0 dei segni con la memoria e la cultura dello spettatore. Anche il conte Dracula senza nome \u00e8 pura artificiosit\u00e0 (ma potrebbe mai essere altrimenti?), un\u2019evocazione fantasiosa che compare in scena con un\u2019acconciatura che pare parodiare la cofana di Gary Oldman nel pasticciaccio pop di Francis Ford Coppola (<i>Bram Stoker\u2019s Dracula<\/i>, 1992) e ci baser\u00e0 vedergli posare le proprie fauci sul collo di una fanciulla per far scattare nella nostra mente l\u2019automatismo pavloviano del riconoscimento. Entrambi funzionano grazie ai clich\u00e9 che le due figure posseggono come corollario alla propria messa in scena, sono stereotipi cristallizzati nella cultura popolare, archetipi di due mondi \u2013 di due distinte culture. N\u00e9 l\u2019uno n\u00e9 l\u2019altro sono per\u00f2, all\u2019interno di <i>Historia de la meva mort<\/i>, in alcun modo contigui alla filologia letteraria a loro dedicata. Casanova \u00e8 una filiazione della catena di rappresentazioni che nei secoli si \u00e8 divulgata a partire dai suoi testi, passando per le riscritture, fino al cinema di Deesy (<i>Casanova<\/i>, 1918), Volkoff (<i>Casanova<\/i>, 1927), Freda (<i>Il cavaliere misterioso<\/i>, 1948), McLeod (<i>Casanova\u2019s Big Night<\/i>, 1954), Steno (<i>Le avventure di Giacomo Casanova<\/i>, 1955), Comencini (<i>Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova veneziano<\/i>, 1969), Holmes (<i>The New Erotic Adventures of Casanova<\/i>, 1979), Scola (<i>Le nuit de Varennes \/ Il mondo nuovo<\/i>, 1982), Langton (<i>Casanova<\/i>, 1987) e soprattutto Federico Fellini (<i>Il Casanova di Fellini<\/i>, 1976). Ma \u00e8 fortissima la somiglianza, che visivamente pare un plagio pi\u00f9 che una citazione, con il Lord Shiva di Kenneth Anger (interpretato da Samson de Brier), evocato dal cineasta underground nel fiammeggiante <i><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Inauguration_of_the_Pleasure_Dome\">Inauguration of Pleause Dome<\/a><\/i> (1954-56), somiglianza che non si limita unicamente al piano estetico ma che \u00e8 pure presente nei comportamenti pomposi e nell\u2019ostentazione di anelli, ciondoli e gioielli vari con i quali Casanova orna la propria figura. \u00c8 tanto distante l\u2019alchimia presente nel film di Serra dalla magia esoterica del film (e del cinema) di Anger? Dracula risulta invece appena stilizzato e tutto spostato su di un registro grottesco e parodico (il personaggio al quale d\u00e0 vita Albert Serra pare un folle a met\u00e0 strada fra un lupo cattivo e silenzioso e la caricatura di Bela Lugosi e Gary Oldman).<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/inaugration.jpg\" alt=\"\" title=\"Inaugration\" width=\"620\" height=\"500\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29958\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/inaugration.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/inaugration-300x241.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/11.-\u201cLord-Shiva-Sampson-de-Brier\u201d-1954-66-di-Kenneth-Anger.jpg\" width=\"620\" height=\"467\"><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/historia_03.jpg\" alt=\"\" title=\"Historia\" width=\"620\" height=\"500\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29955\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/historia_03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/historia_03-300x241.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/historia_04.jpg\" alt=\"\" title=\"Historia\" width=\"620\" height=\"526\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29956\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/historia_04.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/historia_04-300x254.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>Historia de la meva mort<\/i> funziona come un (immaginario) film di Jes\u00fas Franco, <i>Casanova contro Dracula<\/i>, con durate dilatate alla Bresson, ma soprattutto pare un plagio traslato di molto del cinema di Kenneth Anger. Genio (reale) peraltro mai citato esplicitamente da Albert Serra (ma nemmeno, dalle ricerche effettuate, da alcun critico).<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Casanova e Dracula funzionano in maniera tanto diversa rispetto ai vampiri della serie Twilight? Quel che realmente differisce fra le due operazioni \u00e8 il pubblico potenziale, se con i vampiri hollywoodiani la produzione punta agli adolescenti di mezzo mondo, con l\u2019eroe romantico e il seduttore del settecento l\u2019obiettivo sono platee cinefile delle principali citt\u00e0 dell\u2019occidente (bianco) con gli annessi e connessi operatori culturali di complemento. Da una parte le multisale, dall\u2019altra le cineteche. <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Quando la merda diventa Pardo d\u2019oro. Cos\u00ec si potrebbe commentare il premio maggiore di Locarno 66 assegnato dalla giuria presieduta dal regista filippino Lav Diaz e composta da Matthias Brunner, Val\u00e9rie Donzelli, Yorgos Lanthimos e Juan de Dios Larra\u00edn. Un verdetto estremamente cinefilo, cio\u00e8 non comprensibile dalla maggior parte delle persone che hanno visto e vedranno il film, che amplifica la distanza fra pubblico, critica e addetti ai lavori.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Detto (tutto) questo: <i>Historia de la meva mort<\/i> mi ha molto divertito. \u2022<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><i><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Alessio Galbiati<\/font><\/i><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><iframe loading=\"lazy\" width=\"620\" height=\"465\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/xpeXTUd2CVc\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"4\"><b>Hist\u00f2ria de la meva mort<\/b><\/font><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\nTitolo internazionale: <b>Story of My Death<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>Regia, sceneggiatura, montaggio: <\/b>Albert Serra<br \/>\n<b>Fotografia: <\/b>Jimmy Gimferrer<br \/>\n<b>Suono: <\/b>Joan Pons, Jordi Ribas<br \/>\n<b>Scenografie: <\/b>Mihnea Mihailescu, Sebastian Vogler<br \/>\n<b>Operatori: <\/b>\u00c0ngel Mart\u00edn, Artur Tort<br \/>\n<b>Musiche: <\/b>Ferran Font, Marc Verdaguer, Joe Robinson, Enric Junc\u00e0<br \/>\n<b>Direttore di produzione: <\/b>Dan Burlac<br \/>\n<b>Interpreti: <\/b>Vicen\u00e7 Altai\u00f3, Llu\u00eds Serrat, Noelia Rodenas, Clara Visa, Montse Triola, Eliseu Huertas, Mike Landscape, Llu\u00eds Carb\u00f3, Cl\u00e0udia Robert, Xavier Pau, Floarga Dootz<br \/>\n<b>Produttori: <\/b>Montse Triola, Thierry Lounas, Albert Serra<br \/>\n<b>Produttore esecutivo: <\/b>Montse Triola<br \/>\n<b>Produzione: <\/b>Andergraun Films, Capricci Films<br \/>\n<b>Produttore associato: <\/b>Televisi\u00f3 de Catalunya (TV3)<br \/>\n<b>Con il supporto di: <\/b>Instituto de la Cinematograf\u00eda y de las Artes Audiovisuales (ICAA), Institut Catal\u00e0 de les Empreses Culturals (ICEC), R\u00e9gion des Pays-de-la-Loire, R\u00e9gion Limousin, R\u00e9gion Provence-Alpes-C\u00f4te d&#8217;Azur, Centre National de la Cin\u00e9matographie (CNC)<br \/>\n<b>Suono: <\/b>Dolby Digital SRD<br \/>\n<b>Rapporto: <\/b>2.35:1<br \/>\n<b>Formato: <\/b>Video HD (riversato in 35mm)<br \/>\n<b>Formato di proiezione: <\/b>DCP<br \/>\n<b>Lingua: <\/b>catalano<br \/>\n<b>Paese: <\/b>Spagna, Francia<br \/>\n<b>Anno: <\/b>2013<br \/>\n<b>Durata: <\/b>148&#8242;<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>PRESSBOOK<\/b><br \/>\nPublished by <i>Standard Books for Andergraun Films<\/i><br \/>\nPhotographs by <i>Bego Anton &amp; Rom\u00e1n Y\u00f1\u00e1n<\/i><br \/>\nGraphic Design by <i>Opisso Studio<\/i><br \/>\n<b><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/andergraun.com\/files\/CINEMA\/HMMpresskit_LOCARNO.pdf\">DOWNLOAD (PDF)<\/a><\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/historia_poster.jpg\" alt=\"\" title=\"Historia\" width=\"600\" height=\"856\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29957\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/historia_poster.jpg 600w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/historia_poster-210x300.jpg 210w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/serra.jpg\" alt=\"\" title=\"Albert Serra\" width=\"620\" height=\"399\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29959\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/serra.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/serra-300x193.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"4\"><b>Abert Serra<\/b><\/font><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\nNato in Spagna nel 1975 (Banyoles, Catalogna), Albert Serra ha studiato lettere e storia dell\u2019arte all\u2019Universit\u00e0 di Barcellona. Nel 2006 ha scritto, realizzato e prodotto il suo lungometraggio d\u2019esordio, <i>Honor de cavaller\u00eda<\/i>, seguito da <i>Els cant dels ocells<\/i> (2008), entrambi selezionali alla Quinzaine des R\u00e9alisateurs a Cannes. Nel 2010 ha firmato <i>Els noms de Crist<\/i> e un anno pi\u00f9 tardi <i>El senyor ha fet en mi meravelles<\/i> per la mostra Correspondencias di Barcellona. Nel 2011 \u00e8 stato tra i sessanta registi di <i>60 Seconds of Solitude in Year Zero<\/i>, una serie di cortometraggi di un minuto sulla morte del cinema.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><b><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Filmografia<\/font><\/b><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">2003 | <b>Crespi\u00e0<\/b><br \/>\n2006 | <b>Bau\u00e7\u00e0<\/b> (corto)<br \/>\n2006 | <b>R\u00fassia<\/b> (corto)<br \/>\n2006 | <b>St. Pere de Rodes<\/b> (corto)<br \/>\n2006 | <b>Honor de cavalleria<\/b><br \/>\n2007 | <b>L&#8217;Alto Arrigo<\/b> (corto)<br \/>\n2008 | <b>Fiasco<\/b> (corto)<br \/>\n2008 | <b>El cant dels ocells<\/b><br \/>\n2010 | <b>Lectura d&#8217;un poema<\/b> (corto)<br \/>\n2011 | <b>El senyor ha fet en mi meravelles<\/b><br \/>\n2013 | <b>Cuba Libre<\/b> (corto)<br \/>\n2013 | <b>Els tres porquets<\/b><br \/>\n2013 | <b>Hist\u00f2ria de la meva mort<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><a href=\"http:\/\/andergraun.com\/\">Andergraun Films<\/a><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Casanova, Dracula, tigri imbalsamate e nonchalance Hist\u00f2ria de la meva mort (Story of My Death) regia di Albert Serra (Spagna-Francia\/2013) recensione a cura di Alessio Galbiati &nbsp; \u00abNon c\u2019\u00e8 cosa in s\u00e9 che tenga se a sua volta non \u00e8 tenuta insieme da una promo-azione sulla comunicazione della stessa attraverso il personaggio \u201ccreatore\u201d, che \u00e8 una persona che ha 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