{"id":30379,"date":"2013-11-23T16:38:18","date_gmt":"2013-11-23T15:38:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=30379"},"modified":"2013-11-23T16:38:18","modified_gmt":"2013-11-23T15:38:18","slug":"la-chambre-verte-francois-truffaut","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=30379","title":{"rendered":"La Chambre verte > Fran\u00e7ois Truffaut"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/chambre_01.jpg\" alt=\"\" title=\"La Chambre verte\" width=\"620\" height=\"399\" class=\"aligncenter size-full wp-image-30380\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/chambre_01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/chambre_01-300x193.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><b><font face=\"Georgia\" size=\"4\">La Chambre verte, voragini dell\u2019epilogo<\/font><\/b><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\na cura di Vincenzo Palermo<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-left: 100px\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>\u00abQuando facevo il critico, pensavo che un film per essere riuscito dovesse esprimere simultaneamente un\u2019idea del mondo e un\u2019idea del cinema; La regola del gioco o Quarto Potere rispondevano bene a questa definizione. Oggi a un film che vedo domando di esprimere sia la gioia di fare il cinema, sia l\u2019angoscia di fare il cinema e mi disinteresso di tutto ci\u00f2 che sta in mezzo, vale a dire di tutti i film che non vibrano\u00bb.<\/i><br \/>\n<\/font><font face=\"Georgia\" style=\"font-size: 9pt\">Fran\u00e7ois Truffaut<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Bastano dodici fotogrammi al secondo per dare l\u2019illusione ottica del movimento, funziona cos\u00ec il cinema. Secondo Bergman \u00e8 un nulla nel nostro nervo ottico, uno shock: ventiquattro quadratini illuminati al secondo e tra di essi il buio. L\u2019arte cinematografica, tuttavia, come ricorda il sommo cineasta \u00e8 un\u2019esperienza che tocca soprattutto le corde pi\u00f9 intime dell\u2019anima, sfiorando delicatamente la coscienza diurna e penetrando lo spazio crepuscolare dell\u2019umano sentire. La settima arte \u00e8 carnalit\u00e0 e anima, vita e morte. Un film esprime gioia o angoscia, non dovrebbe mai lasciare indifferenti, anzi, deve vibrare e rappresentare l\u2019unit\u00e0 onnicomprensiva capace di stringere simultaneamente il mondo e l\u2019idea stessa della cinematografia. Tutto ci\u00f2 che sta in mezzo \u00e8 da dimenticare, perch\u00e9 ogni film, per essere \u201cvibrante\u201d deve somigliare ad un pendolo che oscilla tra inquietudini e consolazioni.<br \/>\nDi questa idea di cinema \u201cvivo\u201d e pulsante Truffaut ne ha fatto un manifesto e lo terr\u00e0 presente soprattutto per uno dei suoi film pi\u00f9 cupi ed estremi, <i>La chambre verte<\/i> (1978), in cui la voragine dell\u2019epilogo coincide con un\u2019ascesi ritualizzata e dove il simbolo, elevato a pura intuizione, diventa filosofia della <i>Memoria<\/i>.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Truffaut, dopo aver interpretato <i>L&#8217;enfant sauvage<\/i> (1970), veste i panni di un misantropo ammalato della vita, un \u201cvirtuoso del necrologio\u201d, come lo definisce il collega che lavora con lui al giornale Le Globe, che preferisce la riflessione solitaria alla vita consumata in atti vuoti e di forma, sociali e pulsionali. Incapace di superare il dolore per la perdita della moglie Julie, edifica per lei un sacrario nella propria dimora, colmo degli oggetti a lei appartenuti e delle sue foto e ritratti. A seguito di un incendio riesce a portare in salvo alcuni oggetti e decide di restaurare una vecchia cappella in rovina (dov\u2019\u00e8 sepolta la moglie) per creare un simbolico spazio da dedicare a tutti i suoi cari estinti.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/chambre_02.jpg\" alt=\"\" title=\"La Chambre verte\" width=\"620\" height=\"412\" class=\"aligncenter size-full wp-image-30381\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/chambre_02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/chambre_02-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">La <i>camera verde<\/i> rappresenta il luogo di culto inviolato consacrato a Julie, mentre la cappella \u00e8 <i>l\u2019altare dei morti<\/i>, di cui parl\u00f2 Henry James nell\u2019omonima opera e che il cineasta francese visualizza come spazio edenico del ricordo, illuminato da ceri e candele che producono ombre fantasmatiche e rischiarano quasi a giorno quadri, effigi mai dimenticate e oggetti.<br \/>\nNel tempio, fra i simboli di un recente passato, ci sono i ritratti del gi\u00e0 citato Henry James, di Cocteau e di Marcel Proust, elementi di un gioco di corrispondenze letterarie che definisce la filosofia di Truffaut per contrasto: Proust riflette sull\u2019oblio, il regista, al contrario, lo allontana in virt\u00f9 di un\u2019eternizzazione feticistica. Il \u201ccorpo\u201d degli oggetti e le figure sulle tele bloccano il tempo in un presente eterno in cui il protagonista, Julien Davenne, vorrebbe affogare per sempre e tornare cos\u00ec alla vita, quella dei suoi morti. La memoria di noi cinefili, invece, torna alla famosa scena del cero acceso sotto la foto di Balzac da Antoine Doinel ne <i>Les Quatre Cents Coups<\/i> (1959) e le <i>correspondences<\/i> diventano quindi autocitazioni, o meglio, esempi di autoreferenzialit\u00e0: Antoine e Julien, sono maschere dello stesso regista.<br \/>\nIl temperamento malinconico di Julien Davenne, \u201cuomo della folla\u201d e <i>revenant<\/i> deciso a sconfiggere l\u2019oblio dell\u2019eterno, fa pensare alle mesmerizzazioni di Edgar Allan Poe che vuol ridare vita ai defunti, a Henry James che li fa parlare presentificandoli su simbolici altari, a Freud che descrive la conseguenza inevitabile di chi non riesce a superare il periodo di lutto. La ricerca del protagonista esclude la transitoriet\u00e0 esistenziale perch\u00e9 il tempo di Julien \u00e8 definitivo: egli rifiuta di abbandonare la defunta moglie e ricrea un simbolico luogo liturgico, spazio morale feticistico composto da oggetti senza pi\u00f9 vita, riflessi mortuari continuamente surrogabili ma bloccati in un presente inaccessibile e sempre uguale, non mutevole ma eterno. L\u2019irruzione improvvisa di una donna nella vita solitaria del protagonista reca con s\u00e9 l\u2019illusione di un amore mai sbocciato, perch\u00e9 C\u00e9cile, che lo aiuta a custodire la cappella, lo ama, ma per possederlo, forse, non dovrebbe essere viva.<br \/>\n\u201cAmare i morti contro la vita\u201d, questa la massima di un uomo che rifiuta il presente come oggetto d&#8217;esperienza, la sua formazione passa infatti per un oggetto ormai assente e, quando nel finale si lascia morire rifiutando conforto e cibo, C\u00e9cile accende un ultimo cero nella cappella, quello dell\u2019uomo che ha sempre amato, ma la cui conquista si \u00e8 resa inaccessibile. Il cerchio si chiude, Julienne ha raggiunto ora l\u2019ascesi verso il regno oltremondano e, come chi \u201cnon ne pu\u00f2 pi\u00f9 della vita\u201d, pu\u00f2 ritornare nell\u2019oblio che non sar\u00e0 mai perdita, perch\u00e9 le candele accese ritualmente da C\u00e9cile lo ricorderanno in eterno.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Il film pi\u00f9 sottovalutato di Truffaut narra la storia di un pensatore solitario che ama la fine pi\u00f9 dell&#8217;inizio, la morte pi\u00f9 della vita, la voragine dell&#8217;epilogo pi\u00f9 che la vertigine dell&#8217;inizio. \u2022<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><i><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Vincenzo Palermo<\/font><\/i><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/chambre_03.jpg\" alt=\"\" title=\"La Chambre verte\" width=\"620\" height=\"406\" class=\"aligncenter size-full wp-image-30383\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/chambre_03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/chambre_03-300x196.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"4\"><b>La Chambre verte<\/b><\/font><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\nTitolo italiano: <b>La camera verde<\/b><\/p>\n<p><b>Regia: <\/b>Fran\u00e7ois Truffaut<br \/>\n<b>Sceneggiatura: <\/b>Fran\u00e7ois Truffaut, Jean Gruault dai romanzi di Henry James: <i>L&#8217;autel des morts<\/i>, <i>La b\u00eate dans la jungle<\/i>, <i>Les amis des amis<\/i><br \/>\n<b>Musiche: <\/b>Maurice Jaubert<br \/>\n<b>Fotografia: <\/b>N\u00e9stor Almendros<br \/>\n<b>Montaggio: <\/b>Martine Barraqu\u00e9<br \/>\n<b>Scenografie: <\/b>Jean-Pierre Kohut-Svelko<br \/>\n<b>Costumi: <\/b>Monique Dury et Christian Gasc<br \/>\n<b>Produttore: <\/b>Fran\u00e7ois Truffaut<br \/>\n<b>Interpreti: <\/b>Fran\u00e7ois Truffaut (Julien Davenne), Nathalie Baye (Cecilia Mandel), Jean Dast\u00e9 (Bernard Humbert), Patrick Mal\u00e9on (Georges), Jeanne Lobre (Mme Rambaud), Antoine Vitez (secr\u00e9taire de l&#8217;\u00e9v\u00eaque), Jean-Pierre Moulin (Gerard Mazet), Serge Rousseau (Paul Massigny), Jean-Pierre Ducos (Pr\u00eatre dans la chambre mortuaire), Annie Miller (Genevi\u00e8ve Mazet), Nathan Miller (le fils de Genevi\u00e8ve Mazet)<br \/>\n<b>Produzione: <\/b>Les Films du Carrosse et Les Productions Artistes Associ\u00e9s<br \/>\n<b>Distribuzione: <\/b>United Artists<br \/>\n<b>Colore: <\/b>Eastmancolor<br \/>\n<b>Rapporto: <\/b>1.66:1<br \/>\n<b>Negativo: <\/b>35 mm<br \/>\n<b>Processo fotografico: <\/b>sferico<br \/>\n<b>Proiezione: <\/b>35 mm<br \/>\n<b>Lingua: <\/b>francese<br \/>\n<b>Paese: <\/b>Francia<br \/>\n<b>Anno: <\/b>1978<br \/>\n<b>Durata: <\/b>94&#8242;<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Chambre verte, voragini dell\u2019epilogo a cura di Vincenzo Palermo &nbsp; \u00abQuando facevo il critico, pensavo che un film per essere riuscito dovesse esprimere simultaneamente un\u2019idea del mondo e un\u2019idea del cinema; La regola del gioco o Quarto Potere rispondevano bene a questa definizione. 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