{"id":30412,"date":"2013-11-26T20:46:32","date_gmt":"2013-11-26T19:46:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=30412"},"modified":"2013-11-26T20:51:05","modified_gmt":"2013-11-26T19:51:05","slug":"cronache-e-impressioni-da-pesaro-50","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=30412","title":{"rendered":"Cronache e impressioni da Pesaro 49"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ciclo.jpg\" alt=\"\" title=\"Ciclo\" width=\"620\" height=\"403\" class=\"aligncenter size-full wp-image-30413\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ciclo.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ciclo-300x195.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><b><font face=\"Georgia\"><font size=\"5\">Infinite Jest<\/font><br \/>\n49\u00b0 Mostra Internazionale del Nuovo Cinema, Pesaro 24-30 giugno 2013<\/font><\/b><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\na cura di Francesco Selvi<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Un Nebbiolo delle Langhe e Alan Sorrenti aprono i canali del sodio o del potassio&#8230; sarebbe da verificare. O meglio, bisognerebbe saperlo, quale canale si apre e da l\u00ec comincia il potenziale d\u2019azione? La memoria fa cilecca e come un Mike Bongiorno avariato mi squalifico da solo. \u00c8 il secondo giorno del festival, marted\u00ec 25 giugno 2013, le 19 circa e comincio col piede sbagliato. S\u00ec, sbagliato. Quest\u2019anno mi ero raccomandato di non strafare, non infarcire, non agghindare\u2026 insomma, un po\u2019 di rigore per dio! e scusate il minuscolo, per me lo \u00e8 da sempre, minuscolo\u2026 ma io allora che sono, pulviscolo? meno, se possibile. Quest\u2019anno me la sono presa comoda, di lusso sarebbe meglio dire. Non solo amico mi ospita, nella scassatissima Punto senza virgola alcuna la mia Olympia c\u2019\u00e8 stata, dietro, togliendo la ruota davanti [<i>Nota del traduttore<\/i>: in questa frase il Nostro amatissimo ci comunica che quest&#8217;anno a Pesaro ha potuto giovarsi dell&#8217;ospitalit\u00e0 di un amico e che ha raggiunto la citt\u00e0 in auto, modello Fiat Punto, trasportando nei sedili posteriori un bicicletta modello Olympia alla quale, per meglio alloggiarla, ha levato la ruota anteriore]. Ebbene si presentava gi\u00e0 il cruccio che poi mi perseguiter\u00e0 per la durata del festival: bici o film? Le Marche, terra meravigliosa, paiono la guanciotta martoriata dall\u2019acne di un ragazzino delle medie, sono cio\u00e8 cosparse di collinette meravigliose da domare con la bicicletta, col fiato corto, i muscoli tesi e pieni di acido lattico che urlano basta! piet\u00e0!, la volont\u00e0 che sola pu\u00f2 portare avanti questa carcassa ammaccata, una pedalata, un\u2019altra, sempre pi\u00f9 su come se si volesse bucare il telo del cielo e guardarvi finalmente oltre, toccarlo quest\u2019oltre, verificarlo. Un&#8217;ascesa quindi non solo fisica, sar\u00e0 l\u2019ossigeno che mano a mano fatica ad arrivare causa lo sforzo fisico, insomma vedere un puntino lass\u00f9 e non arrivarvi mai, per\u00f2 insistere, lavorio di quadricipiti femorali, tendini, rotule ma anche di cervello e soprattutto gran lavorio di volont\u00e0, volere ci\u00f2 che non si pu\u00f2 proprio perch\u00e9 non possibile\u2026 aspirare l\u2019impossibile, tendersi. Beh, sto mica esagerando? Forse forse. Riuscir\u00f2 comunque a fare, in abbondanza, entrambe le cose, grandi pedalate e copiose visioni. Prima di buttarmi sui film la mattina mi sgrano 80 km in bici, con quella tutina bianca della Bianchi (scusate il gioco di\u2026) che mi fa sembrare uno spumino enorme e pedalante. Su, sempre pi\u00f9 su fino a Saludecio, Mondaino, poi il monte San Bartolo, delirio. Pomeriggio, tempo di cinema. Quest\u2019anno la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema ha un programma ottimo, focus sul nuovo cinema cileno, l\u2019animazione al femminile russa, il cinema italiano contemporaneo di ricerca, oltre naturalmente al concorso internazionale. Beh, arrivo il primo giorno, luned\u00ec, caldo marziano, si sudano 7 camicie e 24 t-shirt e non so quante mutande, sempre che le si cambi\u2026 insomma, ho le traveggole, i pensieri scorrono via insieme al sudore e allora forse \u00e8 per questo che un arzillo vecchietto, con fare da grande cerimoniere del cinema, guru della critica, uomopensanteonniscientefolgoranteilluminante entra nella saletta dove tutti da bravi bravi stiam facendo la fila, lui arriva e salta, ol\u00e8, come nemmeno il Generale Bubka&#8230; rimango basito&#8230; ma come?! Allora siam proprio tutti uguali, cinema o no, ci ha dribblati come la peggior anzianotta che fa finta di non sentire o non vedere causa glaucoma e passa la fila tanto ha preso solo una zucchina e un barattolo di ceci, insomma, mi scopro collerico, vorrei dire qualcosa e invece me ne sto zitto davanti al Sai Baba della settima arte. Tullio Kezich avrebbe fatto la fila? Secondo me s\u00ec. Vorrei dirglielo, spezzare una lancia o una gamba del tavolino finto d\u00e8co, ma mi mordo solo la lingua. Lui intanto sta chiedendo come mai quest\u2019anno soltanto due libri e non tre e poi non c\u2019\u00e8 la maglietta. Mi torna alla mente una bella invettiva del Galbiati contro i soldi al cinema, chiss\u00e0 se il vegliardo l\u2019ha letta?! Il vegliardo che sicuramente ha lottato contro la societ\u00e0 dei privilegi ma non vuol fare a meno dei suoi piccoli cazzo di privilegini come passare davanti a due sbarbatelli (io non proprio, ho una barba di mesi che ormai non mi riconosco pi\u00f9) o avere pi\u00f9 libri, solitamente senza mai cacciar fuori un euro che sia uno. Voglio un panzer, rottamo la Punto e compro un panzer!!! Dite che se faccio un buon progetto su kickstarter trovo i fondi? Con astio e sudore mi infilo <i>nel<\/i> cinema sperimentale, teatro usuale di grandi dormite. Chiss\u00e0 se prima o poi installeranno un bel bar all\u2019interno della sala, sarebbe magnifico e farebbero i miliardi o quasi con caffeina da tener svegli i ghiri. Si comincia subito con l\u2019evento speciale FUORI NORMA, dedicato al cinema sperimentale italiano contemporaneo e curato da Adriano Apr\u00e0 [<i>Nota del traduttore:<\/i> Il programma dell&#8217;evento speciale a cura di Adriano Apr\u00e0, dal titolo <i><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.pesarofilmfest.it\/sezioni\/27o-evento-speciale-fuori-norma-la-via-sperimentale-del-cinema-italiano-398\/?lang=it\">27\u00b0 Evento Speciale: Fuori norma. La via sperimentale del cinema<\/a><\/i>, si \u00e8 articolato in una ricca selezione di materiali filmici e 4 programmi dedicati ai cortometraggi. Nel passaggio specifico Selvi si riferisce al <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.pesarofilmfest.it\/sezioni\/27o-evento-speciale-fuori-norma-la-via-sperimentale-del-cinema-italiano-398\/presentazione-della-sezione-1688.html?lang=it\">Programma 1<\/a>]. Il lavoro del critico \u00e8 da sempre volto alla ricerca, di nuovi mezzi, di nuove contaminazioni, di cinematografie inusuali (nel \u201990 dedic\u00f2 un pionieristico focus al cinema iraniano)\u2026 purtroppo per\u00f2 quello che vedo mi fa pensare sempre meno alla ricerca, dato che lo stile, la musica e il mood complessivo dei film selezionati \u00e8 decisamente troppo simile fra loro&#8230; allora mi chiedo dove sia questa ricerca. Unica mosca bianca \u00e8 <b>Lido<\/b> di Mirko Santi, sorta di possibile svolta del documentario naturale per il secolo corrente, fra squarci lirici e imperfezione visiva, una vera piccola chicca in ali di insetto. Non mi dilungo sul resto, sorta di trito e ritrito con la sempre presente elettronica, la sempre mancante ironia e le idee vacanti. Ci pensa un messicano a salvarmi dalla noia, il primo film in concorso \u00e8 <b>Halley<\/b>, opera prima del 33enne Sebastian Hofmann\u2026 ha la mia et\u00e0 e ha gi\u00e0 snocciolato un lungometraggio presentato al Sundance e a Rotterdam\u2026 che bile, che bile.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/halley.jpg\" alt=\"\" title=\"Halley\" width=\"620\" height=\"349\" class=\"aligncenter size-full wp-image-30416\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/halley.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/halley-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Beto lavora in una palestra come guardia di vigilanza, \u00e8 un uomo sulla quarantina solitario e introverso la cui vita sembra tutt&#8217;altro che esaltante, sembra dannatamente ordinaria, triste e banale. Se ne capiranno presto i motivi, dato che Beto ha un segreto da nascondere, un segreto che non gli consente una normale vita privata, un segreto da occultare con bagni perpetui e profumi al gelsomino, bende ed unguenti. Beto \u00e8 uno zombie. Ed \u00e8 uno zombie che tenta di vivere, di andare avanti nonostante tutto, nonostante le ferite del suo corpo e della solitudine cos\u00ec radicata da essere come una piaga inestinguibile. Ogni giorno affronta il vuoto delle persone che diversamente da lui hanno un corpo in forma e tonico, con ingegno e ironia infatti Hofmann decide per Beto un lavoro in una palestra, presentando sempre la contrapposizione fra questi fisici scolpiti nel marmo e la pelle cadente, penzolante e ulcerata del nostro zombie. La proprietaria della palestra rimane allibita quando Beto, che non ha mai dato problemi e che fatica a parlare, le annuncia la propria dipartita dal lavoro. \u00abMa perch\u00e9 vuoi andartene, non ti trovi bene, c\u2019\u00e8 qualche problema che ti assilla?\u00bb. Beto le dice di essere malato, tralasciando il tipo e i sintomi della malattia in questione, ma a lei si accende la spia della crocerossina, un po\u2019 inspiegabilmente allora si prende a carico l&#8217;evidente depressione del proprio dipendente e gli chiede di uscire. Alle prime Beto contrappone reticenze, dubbi e no no no, infine cede alle insistenze. Magia dell\u2019essere umano, anche quando zombie, se due anime si aprono l\u2019una all\u2019altra sono capaci di smuovere mondi, galassie, neuroni, fasci di His, muscoli, vasi seno atriali e cuori in toto. Due solitudini che si schiudono pian piano, si rompe la crosta, si sfalda mano a mano come a causa di un movimento tellurico, non c\u2019\u00e8 Richter che tenga, non c\u2019\u00e8 Ritter che tenga, nemmeno quello bianco alle nocciole\u2026 i due mondi si avvicinano, quasi si toccano, si prendono cura l\u2019uno dell\u2019altra. Poich\u00e9 ogni uomo, come la cometa Halley, \u00e8 visibile per qualche attimo, poi scompare e anche se si sa della sua esistenza non sappiamo pi\u00f9 come fare a raggiungerlo&#8230; scomparso, fluttuante nella galassia infinita e silenziosa eppur presente. Beto torna a casa e per la prima volta non si nota il suo lento decomporsi, poich\u00e9 \u00e8 vitale, sprizza da ogni poro una nuova linfa che niente \u00e8 se non la voglia di stare al mondo nonostante tutto&#8230; finisce tutto con una sega, non quella coi denti, che lo lascia secco e stecchito come era inevitabile ma anche felice come forse non pareva possibile. E infine il tocco magistrale, Beto sogna sul punto di morte, sogna se stesso, mentre viaggia su una nave che solca i ghiacci e sancisce l\u2019avvento di un uomo nuovo, la cui unica possibilit\u00e0 \u00e8 tentare di vivere assaporando pienamente se stesso e gli altri, unico modo per essere uomini e non zombie su questa terra. E tutto ci\u00f2 a 33 anni, complimenti. Il pomeriggio proseguirebbe, io invece me la filo a casa, letture e chiacchiere fino alla sera, la volta del secondo film in concorso, <b>Dolgaya Schastlivaya zhizn (A Long and Happy Life)<\/b> del russo Boris Khlebnikov [sezione &quot;Femminile plurale. Animazioni russe&quot;].<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Dolgaya.jpg\" alt=\"\" title=\"Dolgaya\" width=\"620\" height=\"334\" class=\"aligncenter size-full wp-image-30417\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Dolgaya.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Dolgaya-300x161.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Il regista lo aveva gi\u00e0 notato fuori dalla sala, un colosso degli urali silenzioso&#8230; come tutti gli stranieri che si sentono soli giochicchiava col cellulare, aspettando telefonate che non arrivano o anche facendo solo finta di scorrere i messaggi gi\u00e0 letti e riletti miriadi di volte&#8230; quante volte ho finto anch&#8217;io tutto un daffare telefonistico, guai far vedere che s\u00ec, \u00e8 proprio cos\u00ec, si \u00e8 dannatamente da soli e magari si avrebbe una voglia matta di fare due chiacchiere anche sul meteo, su quant\u2019\u00e8 buona la piadina, sulla zia Linda che ha messo un corno (attenzione attenzione) alla crema allo zio Alberto, sulla situazione in Medio Oriente o sull\u2019estinzione del kiwi neozelandese. Non faccio in tempo ad attaccar bottone che comincia il film, tutti in sala in fila per due, da bravi, fischietto, un piegamento, un altro, seduti. Gi\u00e0 al Festival di Trieste (<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27171\">2013<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=19274\">2012<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=12302\">2011<\/a>) ho incontrato la nuova Russia attraverso i suoi nuovi registi, questa Russia che ha fretta di riguadagnare il tempo perduto, piena di nuovi ricchi spocchiosi, invasa dal cemento, troie a pagamento, arte contemporanea, kalashnikov, cocaina e Rolls Royce. Il film di Khlebnikov non si distanzia dall\u2019idea che mi ero fatto di questo paese sino ad ora: come fare a dire di no ad una proposta super allettante? Vi hanno mai proposto soldi, una marea di soldi, per calpestare magari quelli che avevate sempre predicato come ideali? Quanto sono ferme le nostre idee, quanto valgono in soldi? Perch\u00e9 se le bugie hanno le gambe corte le idee e i valori le hanno forse ancora meno lunghe&#8230; nanismo? Una sorta di focomelia agli arti inferiori? La convinzione verso ideali va sempre misurata nel momento dell\u2019arrivo di un assegno in bianco&#8230; vedrete come tanti santi talebani integerrimi cadranno come birilli dalla propria cattedra di credo e dogmi. Sasha ha sposato la causa dell\u2019agricoltura, di una vita rurale al di fuori e lontano dalla citt\u00e0, dove ha trovato una propria dimensione&#8230; la deliziosa Anna, bellezza siderale, scalda il suo cuore e insieme sognano il futuro. Che arriva accompagnato da rulli di tamburi, in pompa magna. Lo stato sta comprando gli appezzamenti di terreni dai proprietari terrieri per poi dedicare tali terreni a costruzioni di maggior profitto, per Sasha \u00e8 un modo di sviare dalla vita di contadino e tornare in citt\u00e0 con un bel gruzzoletto, facendo cos\u00ec felice anche la bella Anna. I mediatori per lo stato sono grigi, squallidi, ammalati di burocrazia e terribilmente pettinati e sistemati come solo chi ha a che fare coi soldi riesce ad essere&#8230; penso solo quando per esempio mi capita di entrare, orroreorrore, in una banca&#8230; ma cos\u00ec facendo, accettando i soldi di tali figuri, Sasha vende non solo i propri sogni infranti, ma anche le possibilit\u00e0 dei contadini che lavoravano per lui e con lui. Ricordandosi di essere russi i contadini insorgono, non ci stanno, bofonchiano, smoccolano, tentano di convincere Sasha a desistere usando il buon vecchio metodo del senso di colpa&#8230; e funziona! Il giovane non se la sente, sarebbe come tradire tutte quelle persone che senza di lui si sentono perse, ma soprattutto sarebbe come tradire se stesso. Anna capir\u00e0? Anna capisce solo che cos\u00ec facendo lei \u00e8 costretta ad accettare un uomo che perennemente avr\u00e0 la fanga attaccata ai piedi, la sera, al rientro dal lavoro nei campi&#8230; un uomo stanco che dopo aver mangiato una zuppa riscaldata se ne andr\u00e0 a letto per la troppa fatica&#8230; un futuro che Anna schiva con eleganza, scomparendo nel buio&#8230; strano come nelle coppie si nascondano tanti Mandrake pronti, al minimo problema o incomprensione, a scomparire e farsi fumo, ricordo. Sasha a questo punto non ha pi\u00f9 niente che lo trattenga dalla sua guerra, nella quale si getter\u00e0 con la convinzione che, insieme ai contadini, si possa riuscire a mandare avanti l\u2019azienda con ottimi risultati&#8230; per far ci\u00f2 bisogna per\u00f2 sgobbare e questo, sia in Russia che altrove, non \u00e8 mai piaciuto troppo a nessuno, cos\u00ec i contadini pian piano se ne vanno verso altri lidi lasciando Sasha come un allocco. Sempre pi\u00f9 solo, Sasha \u00e8 al limite dell\u2019oligofrenia; braccato dai mediatori, veri cani segugio, il contadino non riesce pi\u00f9 a sostenere le proprie scelte che ormai pesano come un macigno, almeno non a parole&#8230; il piombo sar\u00e0 risposta ben pi\u00f9 chiara alle insistenze di questi figuri sinistri&#8230; e Sasha, prossimo alla follia, torner\u00e0 nella propria casa\/capanno trovando Anna ad aspettarlo&#8230; ritrovato l\u2019amore, il nostro, finalmente, potr\u00e0 stendersi accanto alla propria fidanzata, serrato in un mutismo che tenta di mantenere una calma passeggera che sar\u00e0 presto, assai probabilmente, rotta da sirene di una qualche di forza dell&#8217;ordine. Ecco che succede nelle campagne russe, sistemi che sopravvivono da lustri vengono spazzati via come se niente fosse&#8230; ma attenti, c\u2019\u00e8 chi potrebbe impazzirne! Marted\u00ec si comincia forte, fortissimo&#8230; mi alzo di buon\u2019ora, guardo il programma, niente che mi faccia strappare capelli o mutande&#8230; non rimane altro da fare che inforcare la bici. Che orrore fanno i ciclisti, coi loro tutini multicolori attillati, i caschi aereodinamici, lo sguardo determinato e quelle due scarpe che dovrebbero esser vietate da tanto sono brutte&#8230; dicono che la funzionalit\u00e0 sia molto pi\u00f9 importante dell\u2019estetica, io non sono del tutto d\u2019accordo&#8230; per\u00f2 me le infilo anche io, quasi piangendo, scarpette Vittoria grigie argento con gli strappi neri&#8230; manco fossi Fred Astaire! Ballo sui tacchetti nelle cime marchigiane, tiptap rotatorio e via, il pomeriggio arriva col suo carico di film, suggestioni, buio in sala e luce nel cranio. Ed \u00e8 proprio di luce che si parla nel film del decano del cinema cilena, del <i>nuevo cinema cileno<\/i> (quello di Lelio e compagnia \u00e8 il nuovissimo!).<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/nostalgia.jpg\" alt=\"\" title=\"nostalgia\" width=\"620\" height=\"349\" class=\"aligncenter size-full wp-image-30415\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/nostalgia.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/nostalgia-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Patricio Guzm\u00e1n \u00e8 un grande, un enorme del cinema cileno, con all\u2019attivo decine di film e documentari, un&#8217;incarcerazione, un espatrio, diversi premi vinti e migliaia di applausi ricevuti, un curriculum niente male insomma. Con grande intuito Guzman tenta di raccontare la storia cilena a partire da un luogo, il deserto di Atacama, dove la natura si fa realmente lunare e ostile fino a raggiungere picchi di bellezza inarrivabili&#8230; cosa ben strana, ma in fondo anche ci\u00f2 che \u00e8 altamente inospitale ci attira&#8230; Atacama \u00e8 un luogo cruciale grazie al quale il regista instaura la propria riflessione sulla memoria ed il rapporto dei cileni con questa. Per la limpidezza del cielo data dalla quasi totale mancanza di umidit\u00e0 nell\u2019aria, Atacama \u00e8 un luogo di preferenza a livello mondiale per l&#8217;osservazione del firmamento. Qui studiosi di ogni angolo del pianeta si ritrovano al centro astronomico per guardare stelle ormai morte da secoli, ma delle quali percepiamo ancora la luce&#8230; poich\u00e9 la luce che arriva sino a noi \u00e8 intrisa di significato, quella polvere che viaggia per miliardi di chilometri ci prova l\u2019avvenuta nascita e la vita e la morte di intere galassie&#8230; Abitate? Simili alla nostra? Inospitali? Tutte domande che ci poniamo per la sete insanabile dell\u2019uomo di sapere l\u2019inconoscibile, di rafforzare sempre pi\u00f9 le proprie perplessit\u00e0&#8230; Atacama quindi come porta per lo spazio e per la storia infinita di nascita e morte che \u00e8 incisa nel cielo sopra le nostre teste. Ma questo spazio magico ha anche altre peculiarit\u00e0: \u00e8 infatti una vera miniera di siti archeologici. Antropologi e archeologi tentano di ricostruire la vita legata ai disegni rupestri e ai reperti rinvenuti nel terreno sconfinato di quell&#8217;area\u2026 poich\u00e9 l\u2019uomo ha bisogno del passato per essere qualcosa nel presente, per avere un senso nel presente. Ma altra tipologia di persone \u00e8 alla ricerca nel sottosuolo di Atacama, persone legate al passato come gli astronomi e gli archeologi, un passato tutto Made in Chile e santificato anche da quel simpatico attore fallito a nome Wojtyla che non si fece alcuno scrupolo a stringere mani insanguinate come quelle del dittatore Pinochet. Quest\u2019ultimo, forte del supporto americano e come si \u00e8 visto benedetto anche da Santa Madre (di chi?) Chiesa, uccise schiere di cileni dissidenti, i cui corpi dovevano sparire&#8230; quale posto migliore del deserto di Atacama. Cos\u00ec donne insonni, imbambolate da psicofarmaci ma lucidamente decise a ritrovare i propri cari o ci\u00f2 che ne resta, scavano in lungo e in largo la propria pena in questo deserto che \u00e8 come un libro di storia delle vicende di un paese il cui presente \u00e8 ancora legato, e fin troppo, a un passato pesante. Si accendono le luci e due file di fronte a me accade qualcosa&#8230; finalmente, altrimenti oltre alle paroline dei saccentoni (che bello, algido, algido\u2026) ai festival non succede mai un bel cazzo&#8230; un uomo \u00e8 piegato su se stesso, si trattiene per pochissimo poi crolla, irrompe in lui un pianto infinito, insanabile&#8230; c\u2019\u00e8 sempre un certo imbarazzo verso il pianto altrui, sorta di nostra pochezza verso i sentimenti del prossimomi stupisco, non so che fare, manco avessi almeno un fazzoletto da offrire, nulla&#8230; se ne va via cos\u00ec, con dei balzi alle spalle che paiono doversi staccare ad ogni scrollone&#8230; potenza del cinema, non solo di creare emozioni nello spettatore, ma anche di creare ponti (istantanei, che magari durano un attimo) fra esseri sconosciuti&#8230; ebbene s\u00ec, il pianto di quest\u2019uomo mi turba, invidio la capacit\u00e0 di saper emozionarsi in tal modo, di non dover per forza nascondere le lacrime quasi siano una colpa&#8230; io invece mi guardo semplicemente in giro spaesato, rinchiudendo dentro a me stesso ogni reazione a un film magnifico come <b>Nostalgia de la luz<\/b>. Appena finito il film cileno si parte subito con un film che fa parte del concorso (denominato Pesaro Nuovo Cinema), <b>M\u00f4j pes Killer (My Dog Killer)<\/b> di Mira Fornay, della Repubblica Slovacca. Un ragazzo ha un cane, \u00e8 il suo unico vero amico, unico punto fisso in una vita dissestata e distrutta da vicende famigliari davvero deprimenti. Le giornate passano stanche, lente, grigie, utili soltanto a far diventare sempre pi\u00f9 evidenti i pesti sotto agli occhi del protagonista, Merek, sguardo inespressivo e inebetito a met\u00e0 fra l\u2019autistico e l\u2019alieno. Le membra sottili e magre di Merek si muovono in un paesaggio violentissimo, che non concede alcuna alternativa oltre all\u2019appartenenza a una gang e all\u2019ignoranza a oltranza di un razzismo che fa la rima a estrema noia. Merek da parte sua non trova di meglio da fare che accomunarsi ad un gruppo di skinhead, la destra estrema e ingombrante che la regista ha assicurato essere presenza numerosa e molto inquietante della nuova Europa dell\u2019Est. In realt\u00e0 Merek non ha un solo amico dentro al branco, in cui viene tenuto in considerazione soltanto grazie al cane che ha, un vero e proprio cane killer. Il cane, di cui ora non ricordo il nome appare docile col padrone, pronto a seguirlo ovunque e a fare tutto per lui\u2026 quel che si dice un amico, no?! Mi tornano in mente le scene quotidiane di quest\u2019umanit\u00e0 persa che preferisce i cani alle persone, per forza, i cani mica parlano&#8230; le discussioni possono vertere al massimo su non fare la cacca l\u00ec, non \u00e8 ancora pronta la pappa, stai buono, non abbaiare&#8230; e sono monologhi, a cui per\u00f2 i padroni pensano veramente di avere risposte. Quando le persone ti hanno si tanto deluso allora ecco, un cane o un gatto o una tartaruga saranno i nuovi amici, l\u2019inseparabile calore di uno scodinzolio e di un giretto in silenzio alla ricerca dell\u2019albero giusto per pip\u00ec e\/o pop\u00f2. Chi ama cos\u00ec tanto gli animali da umanizzarli ha gi\u00e0 forse decretato dentro se stesso che gli unici animali, le uniche vere e proprie bestie con bava alla bocca sono in definitiva gli uomini. Come dare torto a queste alte supposizioni? Da parte mia io son cocciuto, con le persone tento e ritento&#8230; Merek invece trova solo porte chiuse, finestre blindate, strade senza uscita: la famiglia sbriciolata, il figlio della nuova unione della madre, la madre stessa con cui ha una palude di incomprensioni. Lo spettatore viene torturato dal primo minuto sino alla fine in questo mare magnum grigio piombo, dove finiscono le aspettative, finiscono i buoni propositi, finiscono i buoni sentimenti. Finale col botto e per davvero: Merek compie un gesto irreparabile che segna il titolo del film, mentre nel cielo lontano esplodono fuochi d\u2019artificio, inno alla gioia di cui Merek non coglie nemmeno il riflesso, colpevole il mondo opaco e senza alcuna luce che fa da scenario alla sua vita. Lento, a tratti lentissimo, <i>M\u00f4j pes Killer<\/i> (My Dog Killer) soffre di una storia a tratti stereotipata, di una regia che non ha veri e propri guizzi, forse di uno sguardo nero a cui manca un pizzico di ironia&#8230; riesce per\u00f2 a calarci addosso un gelo tale da provare qualche brivido anche coi 35\u00b0 della colonnina esterna. Attenzione all\u2019attore protagonista (Adam Mih\u00e1l), con quella faccia smunta e l\u2019occhio gelido e sinistro \u00e8 la bandiera ideale del disagio che colpisce l\u2019Est (e non solo)&#8230; davvero bravo. Dopo tanto soffrire devo farmi un regalo, esco al sole e mi prendo un gelato col gusto pi\u00f9 idiota al mondo, che per\u00f2 mi ricollega a una dimensione bambina, felice e spensierata: ebbene s\u00ec, mi sparo un gelato al puffo! Chiedo maliziosamente se il puffo contenga coloranti&#8230; la ragazza mi guarda con occhio da pesce, stiamo un attimo in silenzio. Ecco, al mondo grigio di Merek tento di opporre una colata di azzurrino puffo mentre mi chiedo se i coloranti saranno per caso anche tossici\u2026 oggi \u00e8 il giorno delle domande retoriche. Salto a pi\u00e8 pari alcune visioni, da altre sono rinfrancato (come dal primo film di Sebasti\u00e1n Lelio, <i>Sagrada Familia<\/i>), da altri sono invece annichilito. Fra questi vince a mani basse il premio annichilimento&#8230; ta-daaaa: <b>L\u2019estate sta finendo<\/b> di Stefano Tummollini. Spagnoletti chiama l\u2019autore prima della visione del film, l\u2019autore non c\u2019\u00e8&#8230; tranquilli, qualche secondo e sar\u00e0 qui&#8230; intanto la gente aspetta&#8230; notare che Lelio e gli altri registi sono stati tutti rispettosi verso il pubblico e verso il festival che li ha ospitati&#8230; aspettiamo&#8230; passa qualche minuto, si fa attendere il ragazzo, eh!? Inizia l\u2019imbarazzo, io da parte mia penso che non poteva che essere l\u2019italiano a presentarsi in cos\u00ec grama maniera&#8230; arriva un ragazzone di corsa, seguito in fila indiana da bellini (non il cocktail, per sfortuna) e bellocce&#8230; gli attori, che onore&#8230; ma che \u00e8?! una gita?! Sono tutti belli sorridenti, denti bianchi a prova di mela, abbronzature da solarium ultimo grido o da villaggio Alpitour, poppe, sederi, bicipiti&#8230; vengono presentati uno ad uno, passerellina in stile festa di paese o sagra dell\u2019anguilla in umido&#8230; il film appare idiota ancor prima di mostrarsi&#8230; parto col piede sbagliato? Forse s\u00ec, pensavo fosse un tango e invece era una maledetta merengue, sbaglio proprio i passi dall\u2019inizio con questi ragazzi tutti i-Phone e finti problemi&#8230; sorta di commedia all\u2019italiana dove per\u00f2 lo sguardo non \u00e8 pi\u00f9 cinico, cattivo, crudele&#8230; non potrebbe esserlo, perch\u00e9 il mondo che qui si vorrebbe criticare \u00e8 lo stesso a cui questi ragazzi appartengono&#8230; <i>L\u2019estate sta finendo <\/i>\u00e8 la prova provata che l\u2019estate del cinema italiano \u00e8 finita da un pezzo&#8230; non riesco a terminare nemmeno la visione, buon inverno a tutti e tanti saluti.<br \/>\nIl mio personalissimo Festival di Pesaro corre veloce verso la conclusione ed ora che ne scrivo, mi preme dare conto di due visioni che ho trovato &#8211; a tratti &#8211; illuminanti.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/diablo.jpg\" alt=\"\" title=\"Diablo\" width=\"620\" height=\"330\" class=\"aligncenter size-full wp-image-30414\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/diablo.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/diablo-300x159.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">In piazza vedo <b>La Chupilca del Diablo<\/b> (in concorso). Opera d\u2019esordio del cileno Ignacio Rodr\u00edguez, classe &#8217;89, narra di Eladio, vecchio scorbutico e ruvido, che fuma e rifumando si prende un bel cancro ai polmoni. Eladio lavora da anni in una distilleria illegale che sforna un terribile liquore: la chupilca del diablo. Sorta di grappa al cherosene, questa brodaglia \u00e8 l\u2019unica ragione di vita per il vecchio, l\u2019unico appiglio per cui Eladio pu\u00f2 fingere di ritenere utile lo stare a questo mondo. Al di l\u00e0 di quelle mura sgarrupate, al di fuori dei macchinari antiquati e obsoleti, ci sta il mondo, dove Eladio fatica a trovare un posto, colto dalla malattia del secolo, la solitudine. I contatti con la famiglia sono sporadici e quando ne ha dimostra tutto il proprio esser fuori posto. A una improbabile cena natalizia Eladio discute con il proprio nipote, due mondi a confronto. Il ragazzo, col proprio carico di irrequietudine e la sfrontatezza nell\u2019affrontare la vita, appare incomprensibile agli occhi del nonno, che per\u00f2 vuole dargli una possibilit\u00e0. Senza lavoro, il giovane assilla il vecchio chiedendogli di farlo lavorare con se, ma l&#8217;anziano \u00e8 tutto una resistenza, crede infatti che il giovane mal sopporti la fatica di una vita di sacrifici&#8230; ma quando il ragazzo entra nella fabbrichetta, dove Eladio finge di avere lavoro a non finire, il nonno rimane molto stupito. Il rapporto fra i due \u00e8 subito di scontro, ma il nipote tiene duro&#8230; non sono soltanto due mondi che si avvicinano, ma due mentalit\u00e0 che provano a cambiarsi vicendevolmente. Eladio prova ad essere meno scontroso ma soprattutto prova a non bastare pi\u00f9 a se stesso, prova insomma a riconoscere l\u2019importanza di un affetto. Il nipote da parte sua tenta di dimostrare al vecchio di non essere solo un orecchino e due alzate di spalle. Ma l\u2019immobilit\u00e0 vince su tutto. La natura dell&#8217;indole prende il sopravvento e tutto torna alle posizioni iniziali, entrambi si richiudono nella propria solitudine e nelle consuetudini tanto dolorose quanto irrinunciabili. Gli errori si reiterano, la vita scivola via col suo carico di sbagli e i limiti rimangono tutti l\u00ec dove erano sempre stati. Tutto questo \u00e8 doloroso, ma \u00e8 senz&#8217;altro pi\u00f9 facile che cambiare! Ignacio Rodr\u00edguez merita un grande ringraziamento per quest&#8217;opera cos\u00ec poco paracula, egli \u00e8 portatore di uno sguardo cos\u00ec lucidamente disincantato che convince fino in fondo. Mi avvio verso la fine del mio festival, giorni passati a 200 metri dal mare senza vedere un filo di sole, giorni di visioni serrate e di pedalate tipo gran premio della montagna. Con la scusa dell\u2019ultimo giorno do sfoggio di tutta la mia incapacit\u00e0 nell\u2019amministrazione del mio tesoretto spendendo una fortuna in DVD:<i> I misteriani<\/i> di Honda, il Dracula di Morrisey, <i>Chi lavora \u00e8 perduto<\/i> e tanto, troppo, altro. In tempo di crisi e di download selvaggio spendere in DVD \u00e8 privilegio dei minorati mentali. Per fortuna il film di Lelio incomincia e ferma le mie brame di possesso, per la tristezza del commerciante <b>El a\u00f1o del tigre (The Years of the Tiger)<\/b> va cominciando [vedi <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16752\">recensione<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16753\">intervista<\/a> by RC].<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/el_ano_del_tigre_02.jpg\" width=\"620\" height=\"410\"><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Film di potenza eccezionale, quasi apocalittico, un attore meraviglioso (Luis Dub\u00f3) che regala un\u2019interpretazione selvaggia, da vera bestia. Un uomo \u00e8 in prigione, ha ucciso o forse ha rubato, non ci \u00e8 dato saperlo. La moglie lo va a trovare, non \u00e8 tempo di baciamano e nemmeno di frasi sdolcinate, niente parole d\u2019amore ma solo sesso, prendersi come animali, sotto un telone, ansimare, grugnire anche&#8230; che gira e rigira \u00e8 quello che tiene unite due persone. Poi tornare dentro alla cella aspettando il prossimo coito, quattro mura per ricordarti le colpe, minuto dopo minuto&#8230; ma queste 4 mura niente possono se il volere (divino) ha deciso di abbatterle&#8230; la terra scuote ogni cosa, coscienze e palazzi, questi ultimi non riescono a resistere e cadono sotto la forza tellurica. Finalmente quelle 4 mura che fanno eco alla colpa franano, ai carcerati non pare vero. Manuel quindi si disperde, riesce a evadere e finalmente torna ad essere un uomo libero&#8230; ma quello che ha dentro di se, la distruzione e il senso di colpa, sembrano esprimersi al di fuori, nel paesaggio che lo circonda&#8230; un paesaggio di macerie, dove niente si \u00e8 salvato, squarci enormi dentro a quali case intere vengono inghiottite insieme alle vite che contenevano. Manuel cerca allora di ritrovare qualche affetto, ma se non trova traccia della figlia e della compagna, trova invece il corpo della madre senza vita. In questo clima apocalittico uno squarcio, una visione che appare salvifica: una gabbia \u00e8 stata scaraventata probabilmente al di fuori di un circo, al suo interno una tigre magnifica, che appare stanca e prostrata dal terremoto e dalle visioni perpetue di distruzione che le stanno attorno. Manuel rimane abbagliato dall\u2019animale, la cui visione immagina sia un messaggio. Comincia infatti qui il viaggio di redenzione dell\u2019ex galeotto, col gesto caritatevole con cui Manuel apre la gabbia alla tigre per ridonarle la libert\u00e0, la stessa libert\u00e0 che lui sta assaporando ma che sente di non meritarsi. Ma l\u2019uomo non smette mai di deludere le aspettative e la tigre viene uccisa da un fattore border line alcoolista, che in una notte veramente psichedelica ammette che la sua vita \u00e8 inutile e prega dio di portarlo a s\u00e9\u2026 cosa a cui pensa Manuel la mattina seguente uccidendolo, riuscendo cos\u00ec in un colpo solo a vendicare la tigre che tanto lo aveva fatto sperare per la propria redenzione e anche aiutando l\u2019uomo a cessare una vita di stenti e bassezze morali&#8230; in pratica altro gesto caritatevole da parte dell\u2019ex galeotto. Ma la terra di Can\u00e1 \u00e8 ancora lontana a venire e mentre Manuel prosegue nel suo girovagare incontra segni di devozione sempre crescente verso un dio che invece non pare ascoltare, che non sembra intenzionato ad aiutare e nemmeno a piegarsi ad alcun tipo di clemenza. Compresa l&#8217;impossibilit\u00e0 della redenzione, Manuel digrigna i denti alla vista di un passeggino semidistrutto in mezzo a una strada. Preso atto di ci\u00f2 comincia a sbattere questo simbolo dell\u2019innocenza per ricordare a dio, o a chi per lui, che Manuel ha tentato, ma di fronte alla sordit\u00e0 non \u00e8 riuscito a modificare il proprio destino. I gendarmi lo portano di nuovo in galera mentre lo sguardo di Manuel si perde fra case distrutte e ascesi infrante. Commozione. Con due lire Lelio ci sbatte in faccia una storia semplice, potente, colma di simboli. Nel mio piccolo parto felice, mi aspetta una ascesi sino ai colli di Senigallia, dove far\u00f2 vedere una piccola rassegna che ho organizzato, del titolo <i>Messia Selvaggio<\/i>, in onore di&nbsp; Ken Russell&#8230; le prime pendici strappano, i muscoli si tendono, mi trovo felice su un bel 15%, sicuro che l\u2019ascesi, per oggi, andr\u00e0 a buon fine.<br \/>\nDel doman, invece, non v\u2019\u00e8 certezza&#8230; per fortuna! \u2022<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>Francesco Selvi<\/i><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>CREDITI ESSENZIALI DEI FILM CITATI<\/b><\/font><\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>Lido<\/b><br \/>\n di Mirko Santi (Italia\/2000-2003) <\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>Halley<\/b><br \/>\n di Sebastian Hofmann (Messico\/2012)<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>Dolgaya Schastlivaya zhizn (A Long and Happy Life)<\/b><br \/>\n di Boris Khlebnikov (Russia\/2013)<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>Nostalgia de la luz<\/b><br \/>\n di Patricio Guzm\u00e1n (Francia-Germania-Cile-Spagna-USA\/2010)<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>M\u00f4j pes Killer (My Dog Killer)<\/b><br \/>\n di Mira Fornay (Slovaccia-Repubblica Ceca\/2013)<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>L\u2019estate sta finendo<\/b><br \/>\n di Stefano Tummollini (Italia\/2013)<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>La Chupilca del Diablo<\/b><br \/>\n di Ignacio Rodr\u00edguez (Cile\/2012)<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>El a\u00f1o del tigre (The Years of the Tiger)<\/b><br \/>\n di Sebasti\u00e1n Lelio (Cile\/2011)<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">+ + +<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><b><font face=\"Georgia\" size=\"2\">I REPORT DI FRANCESCO SELVI PER RAPPORTO CONFIDENZIALE<\/font><\/b><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><b><font face=\"Georgia\" size=\"2\">\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=19274\">Cronache e impressioni dal 24\u00b0 Trieste Film Festival<\/a><\/font><\/b><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><b><font face=\"Georgia\" size=\"2\">\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=12302\">Cronache e impressioni dal 23\u00b0 Trieste Film Festival<\/a><\/font><\/b><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><b><font face=\"Georgia\" size=\"2\">\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=12302\">Cronache e impressioni dal 22\u00b0 Trieste Film Festival<\/a><\/font><\/b><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">+ + +<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Cover image: <i>campagne 1910-1911 French soldiers and bicycles<\/i> by Martin Freiherr von Hagen [Fonte: <a href=\"http:\/\/bit.ly\/1aWhH8L\">http:\/\/bit.ly\/1aWhH8L<\/a>]<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Infinite Jest 49\u00b0 Mostra Internazionale del Nuovo Cinema, Pesaro 24-30 giugno 2013 a cura di Francesco Selvi &nbsp; Un Nebbiolo delle Langhe e Alan Sorrenti aprono i canali del sodio o del potassio&#8230; sarebbe da verificare. 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