{"id":30749,"date":"2013-12-30T12:44:43","date_gmt":"2013-12-30T11:44:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=30749"},"modified":"2017-12-05T23:33:20","modified_gmt":"2017-12-05T22:33:20","slug":"exhibitions-la-trilogia-di-jean-francois-davy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=30749","title":{"rendered":"Exhibition(s) \u2013 La trilogia di Jean-Fran\u00e7ois Davy"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37596\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Exhibition_Davy_cover.jpg\" alt=\"exhibition_davy_cover\" width=\"1245\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Exhibition_Davy_cover.jpg 1245w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Exhibition_Davy_cover-300x179.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Exhibition_Davy_cover-1024x609.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Exhibition_Davy_cover-436x259.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Exhibition_Davy_cover-1112x662.jpg 1112w\" sizes=\"auto, (max-width: 1245px) 100vw, 1245px\" \/><br \/>\n<strong>Amore e morte nel giardino degli dei<\/strong><\/p>\n<p><strong>Les Pornocrates<\/strong><\/p>\n<p>Nel 1975, si svolge a Parigi la prima (e unica) edizione del Festival del Cinema Pornografico, in cui Claudine Beccarie viene incoronata come miglior attrice per le sue performance in <em>Penetration<\/em> di Lasse Braun (Alberto Ferro) e, soprattutto, <em>Exhibition<\/em> di Jean-Fran\u00e7ois Davy.<br \/>\nL&#8217;attrice rappresenta per il cinema hard francese ci\u00f2 che Linda Lovelace \u00e8 stata per quello statunitense, diventando autentica musa di un gruppo di autori non allineati racchiusi dentro una sorta di manifesto ideologico post-Nouvelle Vague e denominati \u201cLes Pornocrates\u201d.<br \/>\nClaudine Beccarie \u00e8 nata il 19 Giugno 1945 a Cretti, una piccola localit\u00e0 transalpina. Nonostante sia stata negli anni &#8217;70 la diva indiscussa del cinema hard-core francese, le notizie sulla sua vita sono scarse e contraddittorie. Si vocifera che prima di entrare nel mondo del cinema, facesse la prostituta a Marsiglia, e che pi\u00f9 tardi gestisse un pub a Grenoble in cui si esibiva come entreneuse. Nonostante sia stata pubblicamente chiacchierata per essere stata colei che per prima ha travalicato le barriere del soft-core (in stile <em>Emmanuelle <\/em>(1974) di Just Jaeckin), e per alcune sue dichiarazioni scandalose, l&#8217;autoritratto che di lei esce da <em>Exhibition<\/em>, contraddice in gran parte quanto su di lei detto in precedenza. La donna \u00e8 stata ballerina e modella fotografica prima di diventare attrice (la Beccarie sostiene di aver preso parte durante il suo periodo spagnolo ad una serie di film comici di cui per\u00f2 non si ha traccia) e, una volta tornata in Francia, \u00e8 diventata la musa ispiratrice di quel milieu cultural-cinematografico formatosi dopo la stagione della Nouvelle Vague. Jean-Marie Pallardy, Alain Payet, Jos\u00e9 Benazeraf e Jean-Fran\u00e7ois Davy intraprendono un percorso di sperimentazione attraverso il cinema pornografico in cui intravedono enormi potenzialit\u00e0 innovative legate sia all&#8217;aspetto narrativo che a quello filmico.<\/p>\n<p>Il cinema de \u201cLes Pornocrates\u201d viene definito in Francia come \u201cPorno-chic\u201d e ruota quasi interamente attorno ad una triade di attrici: Claudine Beccarie, Brigitte Lahaie e Sylvia Bourdon, la cui attivit\u00e0 diventa vero e proprio fenomeno di costume (secondo le statistiche ufficiali del tempo, in Francia i fruitori del cinema pornografico sono oltre ventiquattro milioni). La stessa Beccarie, con un misto di ingenuit\u00e0 e spavalderia, dichiara a proposito di questo pubblico di massa: \u201c<em>Mi piacerebbe che il pubblico ritrovasse il gusti di un certo romanticismo. La pornografia e l&#8217;amore! Si dimentica troppo facilmente che non si tratta di orgia. Quella \u00e8 ci\u00f2 che chiamo la bassa pornografia. Quelle cose schifose che non hanno nulla a che vedere con la vera pornografia<\/em>\u201d (L&#8217;Organe numero 1, Settembre 1975). All&#8217;apparenza, dunque, \u201cLes Pornocrates\u201d hanno un pubblico sterminato pronto a seguirli nel loro percorso, anche perch\u00e9 durante quello stesso anno, il governo di Giscard D&#8217;Estaing liberalizza la pornografia, consentendo al cinema hard di convivere accanto a quello ufficiale, al punto che non sono pochi i registi che attraversano la barriera (tra i quali Jean Rollin, Francis Leroi e persino il vecchio e stimato Paul Vecchiali). Il termometro che misura questa febbre \u00e8 il Festival di Cannes del Maggio 1975 in cui <em>Sensations<\/em> di Lasse Braun, viene proiettato trionfalmente per sette sere consecutive, mentre <em>Exhibition<\/em> gode di un passaggio nella prestigiosa sezione \u201cPerspectives Cin\u00e9ma Fran\u00e7ais\u201d e viene acclamato tanto dal pubblico quanto dalla critica. In poco tempo, il porno, quindi, entra direttamente nella distribuzione nazionale, sia con prodotti autoctoni che di importazione. <em>Exhibition<\/em>, nelle prime diciannove settimane di proiezione a Parigi incassa la ragguardevole cifra di 10.278.837 franchi. Questa atmosfera libertaria, \u201cfolle\u201d ed eccessiva, si chiude definitivamente solo un anno dopo, quando sulla spinta di associazioni di ispirazione cattolica, rappresentanti politici di ambo le parti e una campagna stampa martellante e ossessiva, il 14 Gennaio 1976 viene emanata un&#8217;ordinanza ministeriale che porta i film porno nelle sale specializzate, mentre nell&#8217;ottobre dello stesso anno la \u201cLegge X\u201d ghettizza definitivamente il porno, rinchiudendolo (nuovamente) nella semi-clandestint\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-30739\" title=\"Exhibition7901\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Exhibition7901.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"369\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Exhibition7901.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Exhibition7901-300x178.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Exhibition: l\u2019anima e la carne<\/strong><\/p>\n<p><em>Exhibition<\/em> \u00e8 un intreccio abilmente costruito in cui una lunga intervista a Claudine Beccarie \u00e8 riprodotta e montata come una specie di autoanalisi in cui l&#8217;attrice rivendica da un lato la sua emancipazione e quindi la consapevole disponibilit\u00e0 del proprio corpo e dall&#8217;altro racconta le pagine pi\u00f9 oscure e controverse della sua esistenza. La struttura ad incastro alterna ad ampi passaggi verbosi e dialogati, sia scene hard girate apposta per il film sia inserti provenienti dal film <em>Les Jouisseuses<\/em> (1973) di Lucien Hustaix.<\/p>\n<p><em>Exhibition<\/em> rappresenta un tentativo (in parte riuscito) di raccontare tanto il lato godereccio quanto quello disturbante della pornografia. Il film va visto oggi lontano da quell&#8217;ottica rivoluzionaria e politicamente schierata in cui \u00e8 stato concepito e analizzato non solo come documento imprescindibile di un&#8217;epoca ma anche come esperimento cinematografico innovativo capace di racchiudere e amalgamare al suo interno peculiarit\u00e0 diverse e lontanissime: l&#8217;educational, il \u201ccinema verit\u00e9\u201d, il documentario e la Nouvelle Vague, convivono in un prodotto che, anche filmicamente, risulta studiato e pensato con perizia, e finalizzato a sviscerare un mondo (quello del cinema hard) allora occulto e controverso. Davy ne svela contraddizioni e falsit\u00e0, piacere e mercimonio, dolore e compiacimento, mantenendo costantemente un&#8217;aura di ambiguit\u00e0 che permette al film di essere apprezzato tutt&#8217;oggi. L&#8217;operazione regge il peso degli anni perch\u00e9 \u00e8 costruita attorno ad un assioma ben preciso: l&#8217;intrecciarsi tra il racconto della vita della diva con le immagini mostranti la sua professione, \u00e8 imperniato attorno ad una proporzionalit\u00e0 secondo cui man mano che l&#8217;analisi psico-esistenziale avanza (fino allo straziante finale), la pornografia delle immagini scompare, occultata dalla forza dirompente del primo piano di Claudine Beccarie che tra le lacrime confessa al pubblico (lo sguardo \u00e8 diretto in macchina) la violenza carnale subita da adolescente dallo zio.<\/p>\n<p><em>Exhibition<\/em>, dunque, non \u00e8 solo un film pornografico (di cui tra l&#8217;altro mantiene tutte le caratteristiche e peculiarit\u00e0), ma \u00e8 anche una docu-fiction sperimentale costruita attorno al concetto di montaggio discontinuo in cui l&#8217;interazione tra realt\u00e0 e finzione \u00e8 totale e programmatica. Sin dalla prima scena, quella nella sala montaggio, aperta dal ciak del film, si ha l&#8217;impressione di essere di fronte alla rivelazione del cinema, quando invece, essendo in sala montaggio, si \u00e8 di fronte alla manipolazione del cinema. L&#8217;intento meta-cinematografico \u00e8 dunque solamente apparente visto che di fronte alla moviola ci sono Christel Micha (la montatrice), Jean-Fran\u00e7ois Davy (il regista) e Claudine Beccarie (l&#8217;attrice), la cui presenza certifica la post-produzione di un film (lo stesso) che in realt\u00e0 lo spettatore sta gi\u00e0 vedendo. Di quanto sia fondamentale il montaggio nell&#8217;economia del film, e di quanto questa operazione sia rivelatrice della produzione di senso (attraverso la continuit\u00e0 delle immagini) e del coinvolgimento empatico dello spettatore (attraverso l&#8217;associazione delle immagini), \u00e8 la stessa Claudine Beccarie a darne conferma quando di fronte al passaggio di un suo primo piano sequenziale alle immagini di un amplesso, interrompe la montatrice e afferma: \u201c<em>Un momento, vedi, un attimo fa c&#8217;\u00e8 stato un&#8217;inquadratura del viso che mi ha dato fastidio. Vedere quell&#8217;espressione dopo tutti quei dettagli sessuali mi \u00e8 sembrato molto strano. Mi ha dato fastidio vederla montata cos\u00ec<\/em>\u201d. Incalzato sull&#8217;argomento, il regista le chiede: \u201c<em>Tu vuoi dire l&#8217;alternanza tra i dettagli di nudo e il tuo primo piano. \u00c8 cos\u00ec?<\/em>\u201d L&#8217;apparente ipocrisia contenuta nell&#8217;affermazione della Beccarie, la quale nei film hard \u00e8 per forza di cose prima corpo (anzi dettaglio sessuale) che volto, \u00e8 istantaneamente contraddetta dalla scena successiva in cui \u00e8 la stessa attrice a dirigere la scena di un amplesso lesbico ipotizzando la presenza della macchina da presa per restituire la migliore inquadratura (m.d.p. che in effetti c&#8217;\u00e8 ma, trattandosi di una scena insertata proveniente da un altro film, non \u00e8 quella di Davy). Non a caso, la lunga sequenza iniziale che alterna le immagini della sala montaggio, quelle delle riprese in presa diretta di un&#8217;orgia lesbica, e quelle della scena insertata, si chiude con le parole della stessa Beccarie che dice: \u201c<em>Ora che \u00e8 montato ho capito che gli puoi dare qualunque senso<\/em>\u201d, ed \u00e8 lo stesso Davy a chiosare: \u201c<em>Hai capito una cosa fondamentale, che si pu\u00f2 far credere alla gente quello che si vuole, basta manipolare le scene.<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Data l&#8217;epoca in cui il film \u00e8 girato, quello del regista \u00e8 un evidente richiamo critico alla \u201cpolitica del cinema\u201d, secondo cui anche il cinema hard \u00e8 una forma di manipolazione costruita sull&#8217;asse spazio-tempo e in cui la \u201cnormalit\u00e0\u201d \u00e8 bandita in cambio di un&#8217;esasperazione dei contenuti e degli atti. Nell&#8217;ottica di Davy, quest&#8217;aspetto \u00e8 subito confermato dal dialogo successivo in cui Hellen e Claudine, raccontano la loro disillusione verso le modalit\u00e0 di proposizione del cinema pornografico in cui tutto \u00e8 finalizzato a destrutturare la normalit\u00e0 e il mistero dell&#8217;erotismo in funzione di un&#8217;esaltazione degli aspetti pi\u00f9 perversi e deteriori della sessualit\u00e0. La scena pi\u00f9 interessante di <em>Exhibition<\/em> \u00e8 comunque quella girata di fronte all&#8217;ingresso di un cinema in cui si proiettano film pornografici, e che \u00e8 montata da Jean-Fran\u00e7ois Davy alternando le riprese delle interviste agli spettatori, con il rapporto saffico tra Claudine e Mandarina. L&#8217;intento di questo montaggio parallelo \u00e8 finalizzato a mostrare la falsit\u00e0 della messa in scena in relazione alla durata oltremisura degli atti sessuali. La dilatazione temporale infatti qui coincide con la confusione ingenerata nel pubblico dal connubio realt\u00e0-finzione. La Claudine Beccarie nuda sui manifesti del cinema, non viene riconosciuta dagli intervistati come la Claudine Beccarie in carne e ossa che in quel momento gli pone le domande: uno di loro dubita addirittura che si tratti della stessa persona. Quello che interessa al regista \u00e8 da un lato riconfermare come ci sia un pubblico vasto ed eterogeneo interessato alla pornografia e dall&#8217;altro raccontare al pubblico quanto l&#8217;attrazione indotta da essa sia il frutto di una manipolazione artificiale e indotta. In coerenza con quest&#8217;aspetto, la scena si chiude con la conclusione del rapporto lesbico e con le parole di Claudine che afferma con amarezza: \u201c<em>Allora bisogna fare a meno dei sentimenti, possiamo dare solo l&#8217;impressione dei sentimenti.<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Le ampie sequenze introspettive, si svolgono in luoghi diversi: a casa della madre, nell&#8217;attuale appartamento di Claudine, all&#8217;interno di un parco e ai margini di un set cinematografico. L&#8217;introspezione avviene sotto forma di analisi psicologica in cui Jean-Fran\u00e7ois Davy assume la dimensione astratta dell&#8217;istanza narrante (nella scena a casa della madre cos\u00ec come in quella a casa di Claudine egli \u00e8 sempre fuori campo e la sua presenza \u00e8 dettata dalla voce-off che pone domande), con l&#8217;intento di costruire un&#8217;auto-confessione in cui l&#8217;attrice metta a nudo esistenzialmente se stessa. L&#8217;obiettivo del regista \u00e8 quello di mostrare al pubblico di quanto possa essere labile il limite tra pornografia tout court e pornografia esistenziale. Il tono del racconto di Claudine Beccarie \u00e8 sempre malinconico, sincero, ricolmo di rimpianti e tristezza, mentre le immagini ne tracciano la complessit\u00e0: ne viene fuori un ritratto a 360\u00b0 in cui emerge l&#8217;intelligenza di una personalit\u00e0 sfuggente e affascinante. Se da un lato, infatti, c&#8217;\u00e8 una reiterata volont\u00e0 da parte dell&#8217;attrice di essere chiamata a fare del cinema \u201cnormale\u201d dall&#8217; altro, in lei, c&#8217;\u00e8 anche la rabbia per l&#8217;ipocrisia diffusa intorno all&#8217;ambiente. Non a caso quando il regista le pone domande sui compensi richiesti, \u00e8 lei stessa a svelare l&#8217;ipocrisia del divismo: \u201c<em>Se si tratta di fare la controfigura ad un&#8217;altra attrice magari famosa, allora l\u00ec aumento la tariffa. perch\u00e9 non mi sta bene che di certe attrici che stanno su tutti i giornali si dica che sono fatte bene quando invece il culo \u00e8 mio.<\/em>\u201d Mentre Claudine racconta la sofferenza per non aver avuto un fratello maggiore, per non aver vissuto l&#8217;adolescenza a causa dell&#8217;aver trascorso il periodo dai quattordici a diciotto anni chiusa in riformatorio, contemporaneamente descrive la sua abitazione come \u201c<em>quella camera da ragazza che non ho mai avuto<\/em>\u201d e quando, incalzata dal regista che vuole un&#8217;opinione su <em>Deep Throath<\/em> (<em>Gola Profonda<\/em>, 1972) di Gerard Damiano, afferma sdegnata e infastidita: \u201c<em>Non mi piace fare dei film per gente malata. Il sesso \u00e8 bello ma il sesso deformato mi disgusta.<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Nella seconda parte del film, Jean-Fran\u00e7ois Davy affronta seriamente e con efficacia il tema tab\u00f9 dell&#8217;orgasmo femminile. Con un certo compiacimento, costruisce un piano-sequenza di dieci minuti in cui Claudine Beccarie si masturba in presa diretta, mentre lo zoom a stringere ed allargare della macchina da presa fissa, indaga il suo corpo alla ricerca dell&#8217;intensit\u00e0 del piacere. Quello di Davy \u00e8 un tentativo alla Gerard Damiano di svelare l&#8217;essenza dell&#8217;orgasmo femminile, in cui il realismo della messa in scena, l&#8217;esasperazione del sonoro, e una musica fatta di suoni e stridii tentano di ricostruire (cinematograficamente), la dimensione dell&#8217;orgasmo attraverso l&#8217;astrazione. Al termine della sua performance, Claudine Beccarie volge lo sguardo verso la macchina da presa e confessa di aver conosciuto l&#8217;orgasmo clitorideo solo a ventitre anni e quello vaginale all&#8217;et\u00e0 di ventotto. Il monologo dell&#8217;attrice \u00e8 serissimo ed \u00e8 ripreso come un educational, attraverso cui mettere a conoscenza il pubblico di un argomento intimo e proibito, ed \u00e8 aperto dalla domanda programmatica di Davy: \u201c<em>Claudine, tu hai cercato di procurarti un piacere reale?<\/em>\u201d La crudezza e il realismo della messa in scena di questo piano-sequenza stridono fortemente con le altre scene di amplessi e di orge mostrati nel film, in cui \u00e8 subito evidente la dimensione filmica e pornografica attraverso la dilatazione della durata e l&#8217;artificiosit\u00e0 delle posizioni assunte.<\/p>\n<p>La discrasia \u00e8 la stessa che si ritrova nel finale del film, in cui si alternano immagini di quotidianit\u00e0 (girate con taglio amatoriale) tra Claudine, la madre, la sorella Nicole e il fidanzato Didier all&#8217;interno di un giardino, con quelle di un set pornografico, mentre il dialogo in voce-off di Claudine assume i toni di una confessione estrema e lancinante: quella del racconto dello stupro subito da parte dello zio all&#8217;et\u00e0 di quattordici anni e del successivo tentativo di violenza sessuale ad opera di un poliziotto. Nonostante vittima della violenza, \u00e8 lei a non essere creduta e a essere rinchiusa in riformatorio. Il racconto della violenza si chiude tra le lacrime dell&#8217;attrice che, senza essere mostrata, confessa il suo tentativo di suicidio. Nonostante si sia assistito ad un film pornografico, il finale restituisce un senso di amarezza e di impotenza in grado di riposizionare le priorit\u00e0, e ci\u00f2 che rimane nella mente dello spettatore \u00e8 il primo piano <em>flou<\/em> del volto sinceramente sofferente e rigato dalle lacrime di Claudine Beccarie. Jean-Fran\u00e7ois Davy, infatti, dopo aver \u201cspogliato\u201d l&#8217;attrice (non fisicamente ma psicologicamente), ha messo in secondo piano l&#8217;esposizione e la rappresentazione dell&#8217;atto sessuale, attuando una logica (anche politica) secondo cui la realt\u00e0 della parola \u00e8 molto pi\u00f9 dirompente della finzione delle immagini. <em>Exhibition<\/em>, in definitiva, interroga lo spettatore sul ruolo che egli assume di fronte al grande schermo e si chiede, provocatoriamente, se sia una vittima o un carnefice.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-30740\" title=\"Exhibition01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Exhibition01.png\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Exhibition01.png 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Exhibition01-300x193.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Exhibition 2: il piacere e la morte<\/strong><\/p>\n<p>Il controverso <em>Exhibition 2<\/em> (id., 1976-1978) calca ulteriormente la mano sul principio di ambiguit\u00e0 della sguardo e, parallelamente si spinge nell\u2019analisi introspettiva dell\u2019estremo attraverso un personaggio-maschera che non si svela mai completamente ma che fa intravedere la sua fragilit\u00e0 di fondo di fronte alla quale antepone un gusto cerebrale per la provocazione e per l\u2019eccesso ben consapevole che questo faccia parlare di lei: Sylvia Bourdon. C\u2019\u00e8 nel film &#8211; in quello che ne rimane dopo le vicende giudiziarie &#8211; una sincerit\u00e0 sorprendente e straniante in cui le risposte delle donna appaiono pi\u00f9 crudeli e sferzanti del reale sado-masochismo rappresentato, nudo e crudo, sulla scena.<br \/>\nJean-Fran\u00e7ois Davy racconta direttamente cos\u00ec le traversie legali a cui il film \u00e8 andato incontro: \u201c<em>La versione che resta \u00e8 quella terribilmente mutilata dalla censura. Quando presentai la pellicola per il visto, venne bloccata e, successivamente, sequestrata con l\u2019accusa di \u201cattentato alla dignit\u00e0 della persona<\/em>\u201d. <em>Il film rimane bloccato per pi\u00f9 di un anno. Viene poi rilasciato con pesantissimi tagli e classificato come film pornografico nonostante non ci siano scene di sesso esplicito. E\u2019 un film dal forte impatto sociale incentrato su un problema che esiste nella societ\u00e0 e che vuole spiegare il funzionamento delle dinamiche sado-masochiste. Resta il fatto che la versione integrale del film, ormai perduta, era molto pi\u00f9 interessante di quel poco che rimane.<\/em>\u201d (Intervista a Jean-Fran\u00e7ois Davy in L\u2019avant-sc\u00e8ne cinema n.550 \u2013 Marzo 2006)<\/p>\n<p><em>Exhibition 2<\/em> \u00e8 oggi visibile in una versione della durata di 66 minuti, totalmente epurata del materiale ritenuto osceno e pericoloso dalla commissione censura. Il girato rimasto segue un breve periodo della vita di Sylvia Bourdon: un viaggio in Grecia, una cena, un\u2019orgia organizzata per godere collettivamente delle sofferenze dello schiavo Yann e una seduta pi\u00f9 intima con lo schiavo a cui assistono a vario titolo sia la troupe che un gruppo di amici di Sylvia. Il patchwork, abilmente montato in modo parallelo prima e alternato poi, offre una visione d\u2019insieme estremamente interessante a cui il regista aggiunge la sua maestria nel cogliere l\u2019improvvisazione del momento e nel filmare tutto ci\u00f2 che succede modificando repentinamente il punto di vista per spiazzare lo spettatore. Il film \u00e8 un gioco di maschere orchestrato secondo la collaudata struttura ad incastro del cinema-verit\u00e9. La sua forza \u00e8 quella di riuscire a mantenere uno sguardo oggettivo permettendo a Sylvia di spiegare con passione le sue azioni e contrapponendo il controcampo dei commenti e delle reazioni di amici e conoscenti. Sylvia \u00e8 una donna molto intelligente e appassionata, consapevole e cosciente di tutto quello che fa, e pienamente in grado di affrontare qualsiasi effetto che le sue azioni hanno su di lei. La donna ostenta, prima di tutto, il suo esibizionismo totale e, in secondo luogo, il suo entusiasmo per una sessualit\u00e0 senza n\u00e9 limiti n\u00e9 privazione; ma, su tutto, domina la sua apparente felicit\u00e0. Grazie alla sua intelligenza la donna non getta mai la maschera e il regista va solo vicino a svelare la natura di questo essere umano che al contempo risulta mostruoso e delicato. Nonostante lei voglia far credere il contrario, le sue performance S&amp;M non sono la sua vita ma solo una parentesi, una componente di una sessualit\u00e0 fisica e cerebrale costruita a tavolino per mettere in scena un personaggio, in grado di celare completamente la vera natura della persona Sylvia. Ella, infatti nel film si mostra (e racconta) con una schiettezza talmente sfacciata e strafottente da risultare sospetta.<\/p>\n<p>L\u2019 esibizionismo verbale di Sylvia Bourdon \u00e8 un sottile e \u201cpericoloso\u201d gioco di equilibrio tra intelligenza e simulazione. Gi\u00e0 all\u2019inizio del film sorprende e interroga lo spettatore in tre dialoghi distinti: a tavola si definisce \u201c<em>professionista del piacere<\/em>\u201d e, all\u2019affermazione di Bercoff: \u201c<em>Brindiamo all\u2019orgasmo\u2026e a cosa altro dovremmo brindare?<\/em>\u201d, Sylvia replica: \u201c<em>Al mio culo!<\/em>\u201d Sulla nave, prima, mentre mangia il melone: \u201c<em>Questa roba mi fa venire la pancia\u2026lo sento. Ma \u00e8 ottima per cagare.<\/em>\u201d Poi, parlando del suo sedere e mostrandolo, con naturalezza dichiara: \u201c<em>Non posso farmi inculare perch\u00e9 ho le emorroidi<\/em>\u201d; e, infine, una volta sbracata a Mykonos, di fronte ad una chiesa: \u201c<em>Faccio spesso l\u2019amore davanti alle chiese ortodosse di notte.<\/em>\u201d Ogni affermazione, ogni provocazione (talvolta fine a se stessa), appaiono come il frutto di una stucchevole ricetta studiata a tavolino. Proprio partendo da questa messa in scena stereotipata della provocazione Davy dimostra la sua bravura di regista nel non cadere nella trappola e nell\u2019ingaggiare, mediante la m.d.p., una vera e propria \u201cguerra\u201d di nervi con la donna per cercare di strapparle la maschera. Lo dimostra, ad esempio, la sequenza che racconta la biografia di Sylvia Bourdon, in cui si alternano le sue parole con le immagini naturali e spontanee di lei nuda immersa belle acque del Mar Egeo: \u201c<em>Appartengo ad una famiglia della borghesia di Colonia. Cattolica. Sono stata sverginata a sedici anni. Avevo gi\u00e0 un comportamento aggressivo che ha fatto credere al prescelto che non ero pi\u00f9 vergine. Cos\u00ec lui mi ha aperto in due senza esitare. Ho studiato scienze economiche e sono interprete quadrilingue: inglese, tedesco, italiano e francese. Dopo avere fatto l\u2019interprete, ho fatto film porno.<\/em>\u201d Colpisce, nella sequenza, il conflitto tra immagini eteree e normali delle nudit\u00e0 di Sylvia con il cinismo e l\u2019artificiosit\u00e0 delle sue parole visto che la confessione prosegue, parlando del suo essersi prostituita, cos\u00ec: \u201c<em>Si, l\u2019ho fatto.. ma mi sono fermata al trentacinquesimo\u2026 ce l\u2019aveva troppo grosso. Mi ha distrutta<\/em>\u201d e, quando, incalzata da Davy le viene chiesto che piacere ne ha ricavato l\u2019uomo, la donna chiosa ammiccante: \u201c<em>Di scopare nello sperma degli altri.<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Jean-Fran\u00e7ois Davy, quindi, costruisce la messa in scena di <em>Exhibition 2<\/em> senza infingimenti (nel raccontare, sottotraccia, la solitudine di Sylvia) n\u00e9 filtri (sulle sevizie inferte a Yann); egli si compiace (l\u2019uso di Wagner) di rappresentare un romanticismo (nell\u2019accezione sturm und drang) che prende le forme di una libert\u00e0 impossibile da attuare. Il suo \u00e8 un film che pulsa di morte, in cui Eros e Thanatos non coesistono ma in cui il secondo si divora il primo. Sin dai titoli, si avverte sia la negazione della libert\u00e0 (ridotta a mera rappresentazione volgare e ostentata) sia il flirt pericoloso, ma necessario, con la morte (inconsapevolmente?) ingaggiato dalla padrona prima e dallo schiavo poi. A fare da sfondo musicale e lirico al viaggio di Sylvia verso Mykonos c\u2019\u00e8 \u201cLa Cavalcata delle Valchirie\u201d di Wagner (chiss\u00e0 se se ne \u00e8 ricordato Coppola); la donna integralmente (s)vestita di nero, ad un certo punto, osserva anche una nave allontanarsi all\u2019orizzonte. Ad un certo punto, Davy inquadra (con lo zoom) un\u2019enorme onda che sembra infrangersi sulla nave e travolgerla. Presagi di morte quindi, diluiti lungo tutta la rappresentazione del film e che sembrano trovare compimento nella parte finale della pellicola dove il gioco S&amp;M sempre pi\u00f9 violento e rischioso si alterna all\u2019auto-confessione di Sylvia e al suo pensiero sulla morte: \u201c<em>La morte \u00e8 per me una compagna quotidiana\u2026 e non mi fa affatto paura. Fa parte della vita come l\u2019amore o la paura. Prima di morire vorrei dire, se ci riesco di avere vissuto bene&#8230;sarebbe straordinario<\/em>.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-30741\" title=\"Exhibition7903\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Exhibition79031.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"369\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Exhibition79031.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Exhibition79031-300x178.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se il cot\u00e9 politico di <em>Exhibition 2<\/em>, con la diatriba tra comunismo e religione, con l\u2019ipocrisia della destra (che conviene) e della sinistra (che \u00e8 l\u2019ideale morale), con l\u2019associazione tra S&amp;M e nazismo, appare ormai del tutto superato ( e pleonastico agli occhi dello spettatore di oggi), non altrettanto si pu\u00f2 dire per gli ultimi venti minuti di film (un autentico gioco di specchi), i quali non solo non possono lasciare indifferenti ma sembrano mischiare ulteriormente le carte per confondere lo spettatore. L\u2019incosciente intreccio messo in atto da Jean-Fran\u00e7ois Davy tra sessualit\u00e0 esibita e metafora sociale (il partouze degli amici-professionisti), performance S&amp;M, il colloquio di Sylvia con lo psicanalista e le profonde affermazioni esistenziali della donna, mette a dura prova le certezze e le convinzioni dello spettatore in un gioco di rimandi tra schermo e sguardo che trovano esplicitazione nell\u2019amalgama pericolosa di repulsione e fascinazione presente nella lunga sequenza. Il regista, con un tentativo (smisuratamente) ambizioso (ma riuscito) raggiunge qui due obiettivi: da un lato dimostrare come sia impossibile per il cinema dire tutta la verit\u00e0 su un essere umano, troppo complesso e articolato per essere compresso su pellicola, dall\u2019altro inscenare il sottile limite che separa i ruoli di padrona e schiavo che, nell\u2019ambito del codice di Leopold Sacher-Masoch, sembrano complementari mentre invece \u00e8 l\u2019ultimo a prevalere sulla prima in una rappresentazione che deve (necessariamente) orbitare e sfiorare continuamente il pericolo di lesioni (quando non di morte). Non a caso, infatti, in <em>Exhibition 2<\/em> l\u2019aspetto pi\u00f9 interessante (e \u201cpolitico\u201d) e che pi\u00f9 interessa sviscerare a Jean-Fran\u00e7ois Davy \u00e8 quello che appare pi\u00f9 marginale: come ogni essere umano reagisca diversamente di fronte alla violenza (seppur concordata tra pari).<\/p>\n<p>Durante la sessione S&amp;M privata nell\u2019abitazione di Sylvia a Parigi, sono presenti due amiche della donna le quali, per la prima volta, si trovano di fronte ad un rapporto tra padrona e schiavo. Joceyline, per nulla turbata ma anzi compiaciuta, partecipa attivamente e con ardore al gioco tra Sylvia e Yann, infliggendo, con naturalezza sevizie e umiliazioni sullo schiavo; viceversa, l\u2019altra amica Laura si pone con ambiguit\u00e0 di fronte alla situazione, sospesa tra repulsione e attrazione, turbata e piangente, pi\u00f9 per il suo comportamento inatteso (se ne sarebbe dovuta andare, invece \u00e8 rimasta) che per il dolore inflitto a Yann, come lei stessa afferma: \u201c<em>Devo essere un po\u2019 sadica perch\u00e9 non sopporto ma guardo. Non lo so, penso che della droga mi farebbe lo stesso effetto.<\/em>\u201d Ed \u00e8 quindi ancora una volta sul punto di vista di chi guarda che si concentra la regia di Jean-Fran\u00e7ois Davy. Tutta la serie di <em>Exhibition<\/em>, infatti, si muove sul crinale che separa immagine e sgurdo ed \u00e8 abilmente costruita sulla ambiguit\u00e0 che da questo confronto ne scaturisce: il paradosso dell\u2019esibizionismo.<\/p>\n<p>L\u2019esibizionismo non esiste di per s\u00e9 se non c\u2019\u00e8 nessuno che guarda e, soprattutto, esso \u00e8 costruito sull\u2019inganno secondo cui mentre si mette in mostra il corpo (ma anche la propria interiorit\u00e0) per scandalizzare e compiacere chi guarda, non ci si accorge di essere solo uno strumento dei desideri, delle fantasie, talvolta delle perversioni, delle ansie e delle paure di chi desidera vedere (e implicitamente conduce il gioco), il quale, come nel rapporto S&amp;M, \u00e8 lui, il voyeur, a tenere le fila della messa in scena a ordinare e a padroneggiare sul corpo di chi si esibisce, lui decide i tempi e modi dell\u2019<em>exhibition<\/em>, perch\u00e9 lui \u00e8 il regista. E\u2019 per questo che in <em>Exhibition 2<\/em> la macchina da presa di Davy, sempre mobile e \u201cnascosta\u201d rimane invece fissa nel riprendere con inflessibilit\u00e0 i momenti pi\u00f9 brutali e selvaggi delle sevizie che Sylvia infligge a Yann con fruste e coltelli durante l\u2019orgia. La performance necessit\u00e0 del pubblico che pretende di vedere e di spingersi sempre pi\u00f9 in l\u00e0: padrona e sciavo si esibiscono mentre la societ\u00e0, qui rappresentata dai professionisti nascosti sotto le maschere, osserva silenziosa ma partecipe.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Exhibition 79: il corpo e la memoria<\/strong><\/p>\n<p>Quattro anni dopo <em>Exhibition<\/em>, il regista Jean-Fran\u00e7ois Davy ritorna sulle tracce di Claudine Beccarie, la quale in quel film si era raccontata in un modo che, probabilmente, neanche lei aveva previsto. L\u2019attrice per Davy si era rivelata come un canale interessante per uno studio pi\u00f9 mirato dell&#8217;industria del sesso in rapida crescita. Affascinato dalla sua \u201cmusa\u201d (dopo le riprese del film del 1975 i due ebbero anche una breve relazione), Davy aveva programmato di tornare da Claudine Beccarie ogni quattro anni per vedere cosa stesse facendo. Ecco quindi nascere<em> Exhibition 79<\/em> dove, abilmente assistito dal direttore della fotografia Roger Fellous, il regista racconta la trasformazione contemporanea della donna e dell\u2019industria pornografica. Il successivo episodio avrebbe dovuto essere girato nel 1983 ma l\u2019attrice fece perdere le sue tracce. In questo film troviamo una Beccarie disillusa e malinconica in netta contrapposizione esistenziale con la donna volitiva e spigliata di <em>Exhibition<\/em>. Niente sesso in questo film, incentrato non sul corpo, bens\u00ec sulla personalit\u00e0, sull\u2019anima di Claudine Beccarie che, all\u2019epoca ha deciso di smettere di recitare davanti alle cineprese. Il regista, che qui rinuncia ad ogni forma di voyeurismo per mettere in scena, a posteriori, la memoria di un\u2019epoca di speranze e libert\u00e0 andate perdute oscilla, tra il tratteggiare il recente passato dell\u2019industria hard &#8211; utilizzando segmenti del film precedente con l\u2019audio distorto e la fotografia slavata e monocromatica, e il presente di un mercato, ormai deprivato di qualsivoglia contenuto e forma, fatto di prodotti amatoriali, performer improvvisati, e minacciato dall\u2019imminente espansione del video.<\/p>\n<p>Abbandonata la carriera di attrice, e dopo un secondo divorzio dal collega performer Didier Faya e un aborto del figlio cercato e voluto (il cui desiderio era gi\u00e0 espresso nel primo film), Claudine si \u00e8 ritirata in un tranquillo paese di campagna per allevare conigli e galline, con l&#8217;aiuto un amica-fidanzata di nome Nova. Alla traccia principale, quella dell\u2019auto-confessione della donna, si intrecciano una serie di segmenti (spesso volutamente mantenuti sugli stereotipi di genere e pieni di luoghi comuni) riguardanti giovani coppie datesi all\u2019hard: l\u2019obiettivo di Jean-Fran\u00e7ois Davy \u00e8 quello di provare ad analizzare la situazione del cinema per adulti alle porte degli anni \u201980. Per fare questo Davy sposta l\u2019attenzione su una serie di performer come Richard Lemieuvre (noto come Richard Allan), che racconta il suo infelice matrimonio con Liliane come conseguenza diretta del loro prendere parte insieme a film pornografici; una giovanissima Marilyn Jess (che qui usa ancora il suo vero nome: Dominique Troyes), che si racconta come innamorata e desiderosa di sposare (cosa che non avverr\u00e0) il suo compagno-performer Didier Humbert; la relazione malinconica e deprimente, raccontata attraverso l\u2019intimit\u00e0 domestica tra Cathy Greiner (vero nome di Cathy Stewart) e il fidanzato Dominique H\u00e9rissou (nei film hard accreditato come \u201cIrissou\u201d). Segmenti che raccontano di un universo centripeto in cui i protagonisti all\u2019inizio si illudono di poter essere liberi e, solo con il tempo, realisticamente, prendono consapevolezza che il loro lavoro sui set pornografici d\u00e0 come moneta depressione, reciproche incomprensioni dileggio e disprezzo da parte della societ\u00e0 (che nel frattempo sta cambiando rispetto alle aperture del decennio precedente).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-30742\" title=\"OLYMPUS DIGITAL CAMERA\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Exhibition03.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"1317\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Exhibition03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Exhibition03-141x300.jpg 141w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Exhibition03-482x1024.jpg 482w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La forza e il valore aggiunto di <em>Exhibition \u201879<\/em> sta proprio nella capacit\u00e0 del regista di cogliere e fissare su pellicola il momento in cui l\u2019illusione del piacere sessuale a pagamento, i facili guadagni dell\u2019industria hard si scontano con le necessit\u00e0 del quotidiano di attori e attrici, mentre fuori, c\u2019\u00e8 una societ\u00e0 che non \u00e8 pi\u00f9 disposta ad accettare la pornografia ma che, ipocritamente, non la nega ma la ghettizza per poterne fruire di nascosto. E\u2019 il momento in cui il giocattolo si \u00e8 rotto e in cui si deve cominciare a smontare lo spettacolo (non a caso nel film le immagini della Beccarie sono accompagnate da quelle degli operai intenti a smontare un traliccio vicino a casa sua), perch\u00e9 quello che rimane \u00e8 solo la memoria di un\u2019<em>\u00e2ge d\u2019or<\/em> breve come un respiro. Quelle dei giovani performer amatoriali sono vite distrutte che vivono solo nel riflesso patinato dei fotogrammi dei loro film: stanchi, affranti, quasi mai sorridenti, incapaci di avere rapporti sessuali alla sera perch\u00e9 provati dalle fatiche del set, ostinati nel negare l\u2019evidenza (ma le immagini contrastano fortemente con le loro dichiarazioni) sono i frutti di una societ\u00e0 che, secondo Davy (qui a facile rischio moralismo) si sta auto-annientando che non ha pi\u00f9 desideri reali ma solo iperreali, che vuole vedere sempre di pi\u00f9 e sempre meglio. La parabola esistenziale di Claudine Beccarie \u00e8 quindi il perfetto contraltare del rampantismo giovanile e della sua cecit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019attrice, ormai ritiratasi in campagna, vive sola (o al massimo con Nova), si dedica alla coltivazione del suo orto e alla cura degli animali da fattoria, vive lontana dai riflettori e dice che la sua vita e la sua sessualit\u00e0 sono \u201c<em>ad un punto morto<\/em>\u201d. Racconta le sue ansie, custodisce gelosamente i passaggi pi\u00f9 privati del suo passato, si lascia riprendere struccata e naturale, racconta del suo sciopero della fame per le manipolazioni subite da <em>Exhibition<\/em> negli anni e si entusiasma per le lettere di ammirazione ricevute dai suoi fan. Osserva malinconicamente la pioggia, si indurisce quando Davy le fa notare le sue contraddizioni, sorride di fronte all\u2019accoppiamento dei conigli e scopre la sua fragilit\u00e0 e tenerezza quando parla del rapporto con Nova. <em>Exhibition 79<\/em>, quindi, \u00e8 soprattutto un film esistenziale in cui il corpo appare come un simulacro di un passato florido e rigoglioso mentre la memoria \u00e8 ci\u00f2 che rimane in un presente grigio, piovoso e incupito. Il tentativo, questa volta \u00e8 quello di provare a raccontare una societ\u00e0 intera nel momento del cambiamento attraverso la figura di una persona: un\u2019attrice che per lungo tempo ne ha incarnato i desideri sessuali. L\u2019operazione di Davy, in questo caso, per\u00f2 \u00e8 troppo ambiziosa rispetto ai mezzi a disposizione perch\u00e9 Claudine Beccarie non ha n\u00e9 la personalit\u00e0 aggressiva n\u00e9 l\u2019inquietante intelligenza di una Sylvia Bourdon. Inoltre, nel film si avverte anche che il rapporto tra lei e il regista \u00e8 compromesso da questioni riguardanti il passato (c\u2019\u00e8 di mezzo anche una denuncia per questione di soldi) e pertanto privo tanto della sincerit\u00e0 dell\u2019originale, quanto della fiducia reciproca per potersi raccontare fino in fondo. Non a caso, Jean-Fran\u00e7ois Davy, in questo film, si riappropria della filosofia della serie di <em>Exhibition<\/em> solo nel momento in cui padroneggia il materiale che conosce meglio: il rapporto tra immagine sullo schermo e sguardo dello spettatore.<\/p>\n<p>Sorprendentemente, lo fa attraverso una scelta insolita e bizzarra: quella della sequenza dello spettacolino di spogliarello alla fiera del paese in cui risiede Claudine. Quella operata dal regista \u00e8 una scelta volta a mostrare due cose: da un lato come l\u2019ostentazione del proprio corpo non sia dissimile dalla prostituzione e come il denaro (nonostante le parole di Claudine) sia comunque sempre una necessit\u00e0, e dall\u2019altro come il voyeurismo porti all\u2019assuefazione e ad una degradante condizione di inferiorit\u00e0. Lo spettacolino, brevissimo e improvvisato, in cui Claudine si spoglia fulmineamente mentre balla dietro un vetro, avviene in uno squallido baraccone tra cartacce e rifiuti in cui entrano indistintamente uomini giovani e vecchi, donne e coppie con neonati che per pochi spiccioli assistono (o meglio sono testimoni) alla brevissima messa in scena. Dall\u2019alto, da dietro, alcuni bambini tentano di sbirciare all\u2019interno del baraccone per cogliere fugacemente le nudit\u00e0 della donna. E\u2019 una messa in scena di raro squallore in cui la m.d.p. di Jean-Fran\u00e7ois Davy si incunea curiosa per riprendere pi\u00f9 che il corpo di Claudine gli sguardi esterrefatti e soddisfatti di questo pubblico di paese che si accontenta delle briciole che cadono dal \u201cbanchetto\u201d parigino e dei riflessi di un tempo che fu, qui incarnati dalla bellezza non pi\u00f9 giovanissima di Claudine Beccarie. Il regista, dunque, un po\u2019 ipocritamente, sembra dire che oramai tutto e perduto, che solo un ritorno alla natura e ad una vita fatta di fatica e di sudore pu\u00f2 rendere felici.<\/p>\n<p>Ma, forse, la sua \u00e8 semplicemente la presa d\u2019atto che un mondo \u00e8 finito e che quello che inizia potr\u00e0 essere peggiore o migliore di quello di prima, ma in cui rimarr\u00e0, comunque, sempre la memoria di un\u2019epoca in cui riflettori, lustrini e pailettes hanno provato ad infilarsi tra le lenzuola e tra le nudit\u00e0 degli essere umani alla ricerca di una vita di piacere e godimento per poi accorgersi invece, terminata la sbornia, che si \u00e8 trattato semplicemente dell\u2019illusione di un attimo, come ben racconta il testo amaro e malinconico della canzone composta da Daniel Longuein che chiude il film sui titoli di coda. Ben diverso dalla marcetta dei titoli di testa che fa di <em>Exhibition<\/em> uno status-symbol, una parola da usare per rispondere al telefono, al ristorante, per ordinare un caff\u00e8\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Rien ne va plus, les jeux sont faits: ricordi di un\u2019epoca, cartoline dal passato<\/strong><\/p>\n<p>Epilogo del film, Claudine Beccarie nella stalla mentre una vecchia munge una mucca. Davy: \u201c<em>Sei felice ora?<\/em>\u201d, Claudine: \u201c<em>Molto pi\u00f9 che nel \u201975. Ti giuro. Niente a che vedere. Nel \u201975 era una vita da nulla<\/em>\u201d. Davy: &#8220;<em>Meglio le grandi prospettive<\/em>\u201d, Claudine: \u201c<em>E le grandi speranze. Posso tutto. Tutto pu\u00f2 accadere<\/em>&#8220;. Davy: \u201c<em>Ci vogliono soldi<\/em>\u201d, Claudine: \u201c<em>No\u2026no, assolutamente no. Ho iniziato con due conigli\u2026<\/em>\u201d Ecco il testo della canzone di Longuein le cui parole riecheggiano perfettamente spirito e sentimento di <em>Exhibition \u201979<\/em>. \u201c<em>Exhibition \/ Finiti i filmetti \/ Exhibition \/ Son tempi maledetti. Oggi distante dalla vita. Allevi conigli \/ Exhibition \/ Un giorno la vita \u00e8 carogna e tu sei alla gogna \/ Bambina dal cuore fragile. Bambina dal corpo triste \/ Exhibition \/ Seduta tra due sedie \/ Exhibition\u2026iniziano le insidie. Ora torna a galla ma non rimpiangere nulla \/ Exhibitiuon \/ Ritorni te stessa \/ Exhibition \/ Una vera leonessa. D\u00ec a te stessa quando soffri, domani andr\u00e0 meglio. \/ Exhibition \/ Destinazione tragica \/ Exhibition \/ Fermata neurologica. Cancella dalla memoria i sogni di un tempo \/ Exhibition \/ Un\u2019altra vita inizia \/ Exhibition \/ Sei tu a condurre la danza. Non hai pi\u00f9 bisogno della gloria. Il sole \u00e8 con te \/ Exhibition \/Scendi alla prossima \/ Exhibition \/ Non \u00e8 stato male \/ Non guardare le stelle. I proiettori sono spenti \/ Exhibition \/ Ecco un finale \/ Exhibition \/ Orginale \/ Mandaci delle cartoline. Dicci che tutto va bene \/ Mandaci dell cartoline. Dicci che tutto va bene.<\/em>\u201d \u2022<\/p>\n<p><em>Fabrizio Fogliato<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-30745\" title=\"Exhibition02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Exhibtion02.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"835\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Exhibtion02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Exhibtion02-222x300.jpg 222w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Exhibition\u00a0<\/strong>(Francia, 1975)<br \/>\n<strong>Regia:<\/strong> Jean-Fran\u00e7ois Davy\u00a0\u2022\u00a0<strong>Fotografia:<\/strong> Roger Fellous\u00a0\u2022\u00a0<strong>Montaggio:<\/strong> Christel Micha\u00a0\u2022\u00a0<strong>Intrepreti principali:<\/strong> Claudine Beccarie, Beno\u00eet Archenoul, No\u00eblle Louvet, B\u00e9atrice Harnois, Fr\u00e9d\u00e9rique Barral, Michel Dauba, Ellen Earls\u00a0\u2022\u00a0110&#8242; (versione originale) 85&#8242; (versione montata)<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/B01F46FT0A\/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&amp;tag=rapportoconfi-21&amp;camp=3414&amp;creative=21718&amp;linkCode=as2&amp;creativeASIN=B01F46FT0A&amp;linkId=5fc21f2cd6c0389446fe055075c9a0bf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">DVD \/ Amazon<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Exhibition 2\u00a0<\/strong>(Francia, 1978)<br \/>\n<strong>Regia:<\/strong> Jean-Fran\u00e7ois Davy\u00a0\u2022\u00a0<strong>Musiche:<\/strong> Peter Dreames\u00a0\u2022\u00a0<strong>Fotografia:<\/strong> Roger Fellous\u00a0\u2022\u00a0<strong>Montaggio:<\/strong> Claude Cohen\u00a0\u2022\u00a0<strong>Intrepreti principali:<\/strong> Sylvia Bourdon, Andr\u00e9 Bercoff, Jocelyne Clairis, Jean-Fran\u00e7ois Davy, Jack Gatteau\u00a0\u2022\u00a066&#8242;<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/B00W2P7YY6\/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&amp;tag=rapportoconfi-21&amp;camp=3414&amp;creative=21718&amp;linkCode=as2&amp;creativeASIN=B00W2P7YY6&amp;linkId=f7ea0bcd09bd9e435a9d073dc4bc5e09\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">DVD \/ Amazon<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Exhibition 79\u00a0<\/strong>(titolo italiano: <em>Exhibition 80<\/em>. Francia, 1979)<br \/>\n<strong>Regia:<\/strong> Jean-Fran\u00e7ois Davy\u00a0\u2022\u00a0<strong>Musiche:<\/strong> Daniel Longuein\u00a0\u2022\u00a0<strong>Fotografia:<\/strong> Roger Fellous\u00a0\u2022\u00a0<strong>Montaggio:<\/strong> Christel Micha\u00a0\u2022\u00a0<strong>Interpreti principali:<\/strong> Claudine Beccarie, Richard Allan, Cathy Stewart, Dominique Irissou, Didier Humbert, Marilyn Jess [Dominique Troyes]\u00a0\u2022\u00a090&#8242;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Amore e morte nel giardino degli dei Les Pornocrates Nel 1975, si svolge a Parigi la prima (e unica) edizione del Festival del Cinema Pornografico, in cui Claudine Beccarie viene incoronata come miglior attrice per le sue performance in Penetration di Lasse Braun (Alberto Ferro) e, soprattutto, Exhibition di Jean-Fran\u00e7ois Davy. 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