{"id":31033,"date":"2014-02-17T20:28:49","date_gmt":"2014-02-17T19:28:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31033"},"modified":"2016-01-01T18:18:19","modified_gmt":"2016-01-01T17:18:19","slug":"checco-il-populista-e-la-prevalenza-del-cretino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31033","title":{"rendered":"Checco il populista e la prevalenza del cretino"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-32886\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/sole-a-catinelle.jpg\" alt=\"Sole a catinelle\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/sole-a-catinelle.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/sole-a-catinelle-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/sole-a-catinelle-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/sole-a-catinelle-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/sole-a-catinelle-436x290.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/sole-a-catinelle-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/sole-a-catinelle-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><br \/>\n\u00abLa stupidit\u00e0 degli altri mi affascina, ma preferisco la mia\u00bb<br \/>\n<i>Ennio Flaiano<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ammoniva Robert Musil nel marzo 1937: \u00abChi tenti oggi l\u2019impresa di parlare della stupidit\u00e0 corre il rischio di rimetterci le penne in tanti sensi. La cosa potrebbe interpretarsi come arroganza o addirittura come strappo al progresso contemporaneo. Anni fa io stesso scrissi: \u201cSe la stupidit\u00e0 non assomigliasse tanto al progresso, al talento, alla speranza o al miglioramento, nessuno vorrebbe essere stupido\u201d. Correva l\u2019anno 1931 e nessuno oser\u00e0 mettere in dubbio che da allora il mondo non abbia visto progressi e miglioramenti! Cos\u00ec poco per volta la questione: che cos\u2019\u00e8 veramente la stupidit\u00e0? \u00e8 diventata ineludibile\u00bb (Robert Musil, <i>Sulla stupidit\u00e0<\/i>, 1937). Dunque parlare della stupidit\u00e0 \u00e8 un esercizio dannatamente rischioso perch\u00e9 mette in cattiva luce colui che tenti l\u2019impresa, peraltro gi\u00e0 persa in partenza, di definire non tanto un\u2019alterit\u00e0 del proprio tempo, quanto il \u00abprevalente cretino contemporaneo\u00bb (nella geniale definizione di Fruttero &amp; Lucentini), cos\u00ec in soprannumero da rappresentare, secondo l\u2019intuizione di Leo Longanesi, una vera e propria \u00abforza storica\u00bb: \u00abDue stupidi sono due stupidi. Diecimila stupidi sono una forza storica\u00bb. Ma non riesco ad accontentarmi della posizione snob di colui che volta la testa dall\u2019altra parte di fronte a un film, come <i>Sole a catinelle<\/i>, che ha affollato le sale cinematografico con la propria pervasiva presenza (il 31 ottobre 2013 usc\u00ec in 1300 copie; cifra mai vista, ancora pi\u00f9 poderosa se si tiene conto del fatto che in tutta Italia gli schermi \u2013 schermi, non sale \u2013, erano 3800 nel 2012), riscuotendo un successo commerciale sbalorditivo. Ad oggi una cifra prossima ai 52 milioni di euro, il secondo incasso italiano di sempre \u2013 al netto del tasso di inflazione \u2013 subito dietro ai 65 milioni di <i>Avatar<\/i>; il primo incasso di sempre per un film italiano, seguito dai 43 milioni di <i>Che bella giornata<\/i> \u2013 il precedente titolo della saga Zalone (sommando le cifre dei tre film della serie arriviamo al totale iperbolico di 110 milioni). Cogliendo la certezza di passare per stupido, ma consapevole del fatto d&#8217;essere tutt&#8217;altro che solo, ho pensato fosse il caso di condividere considerazioni <i>approssimative<\/i> su di un\u2019operazione cinematografica che, nella sua apparente innocente semplicit\u00e0 e popolarit\u00e0 linguistica, camuffata da favoletta con al centro un protagonista \u201cscemo del villaggio\u201d, cela una spietata e cinica visione del proprio pubblico e del proprio tempo.<\/p>\n<p>Luca Medici, cio\u00e8 l\u2019uomo che sta dietro alla maschera di Checco Zalone, nonch\u00e9 autore della sceneggiatura di <i>Sole a catinelle<\/i> insieme al regista Gennaro Nunziante, cos\u00ec sintetizza la trama del film, e le intenzioni degli autori, in un\u2019intervista concessa a Malcolm Pagani per <i>Il Fatto Quotidiano<\/i>: \u00abPap\u00e0 sfigato, bugiardo, pieno di debiti, inseguito dal mito di Berlusconi come da Equitalia, promette al figlio una vacanza da re in cambio di una superpagella scolastica. La pagella arriva, \u00e8 piena di 10 e il padre prova invano a corrompere la maestra. Le spiega che il bambino \u00e8 un pezzo di merda, un mascalzone, prova a fargli abbassare la media e non riuscendoci, in uno slancio di ottimismo contro la crisi che ci attanaglia, carica la macchina, fa salire il ragazzino e punta verso il Molise. Il viaggio di piacere si riveler\u00e0 sorprendente. [\u2026] La storia \u00e8 molto semplice. Il mio personaggio \u00e8 un vero bastardo. Potevamo facilmente scadere nella retorica e nel moralismo, disegnare come da copione i poveri buoni e i ricchi cattivi. Abbiamo preferito mostrare un disgraziato che si mostra pi\u00f9 stronzo dei ricchi, ambisce solo ad assomigliargli e alla fine, diventa peggio di loro\u00bb (intervista del 28 ottobre 2013).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31036\" title=\"checco_03\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/checco_03.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"413\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/checco_03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/checco_03-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>Checco \u00e8 un coatto sprovvisto di cultura che fa dell\u2019uso disinvolto della lingua italiana il proprio marchio di fabbrica (negli anni \u201980 la maschera del <i>terrunciello<\/i> di Abbattantuono giocava con i medesimi stereotipi, poi venne il Frassica televisivo: \u00abApriti, Cesare!\u00bb), uno \u201cscemo del villaggio\u201d incapace di comprendere in alcun modo quello che lo circonda, teso unicamente al raggiungimento di obiettivi materiali in una incessante rincorsa della propria realizzazione edonistica che \u00e8 solo economica. Il denaro \u00e8 l\u2019unico metro attraverso il quale misurare la propria e le altrui esistenze in una famelica corsa verso un irraggiungibile appagamento che si concretizza nell&#8217;accumulazione di <i>roba<\/i>, di oggetti privi di una reale funzione. L&#8217;appartamento di Checco \u00e8 un campionario di elettrodomestici domotizzati affastellati attraverso crediti a tassi mostruosi concessi da truffaldine societ\u00e0 finanziarie; tale \u00e8 la familiarit\u00e0 con i debiti facili che il cane di casa si chiama Taeg. C\u2019\u00e8 una scena che sintetizza mirabilmente il Checco pensiero: a bordo di uno yacht esorta il figlioletto a non credere che quella sia la felicit\u00e0, lo ammonisce a non illudersi che il lusso sopra al quale solcano il mare sia davvero una cosa cos\u00ec importante, perch\u00e9, rivela al bimbo, la vera felicit\u00e0 te la pu\u00f2 dare solo quell\u2019altro yacht, ormeggiato a poca distanza, molto pi\u00f9 sfarzoso e costoso. <i>Sole a catinelle<\/i> \u00e8 scritto magistralmente, con un\u2019attenzione scientifica all\u2019effetto comico e all\u2019equilibrio delle parti e risponde proprio all\u2019etica contenuta nella scena menzionata, che \u00e8 sintesi perfetta di una visione del mondo pragmatica e spietata, nel suo realismo cinico e beffardo, che ricorda molto del demenziale <i>politically incorrect<\/i> di Sacha Baron Cohen (<i>The Dictator<\/i>, <i>Br\u00fcno<\/i>, ma soprattutto <i>Borat<\/i>), ma pure di un\u2019altra maschera della medietas come Fantozzi, o le varie figure desolanti di un film fondamentale, nella descrizione della pancia del paese, come <i>I mostri<\/i> di Dino Risi (1963). Una logica che si struttura come satira feroce verso l\u2019imbarbarimento della cultura popolare che ha un doppio bersaglio: da una parte l\u2019alta borghesia e il familismo (amorale) del capitalismo italiano, il mondo dei ricchi e dei radical chic con i suoi gusti <i>fighetti<\/i> e lo stile compassato, ma anche \u201ccomunisti\u201d e sindacati; dall\u2019altra l\u2019ignoranza dell\u2019italiano <i>medio<\/i> (termine orrendo perch\u00e9 astratto, ma che prova a dare un senso a qualcosa di inafferrabile, che per\u00f2 comprendiamo con chiarezza guardandoci attorno \u2013 certo non privi della comprensione d&#8217;esserne inevitabilmente parte), la sua sciatta arroganza, il suo maschilismo ancestrale, il razzismo nemmeno troppo velato e la sua stupidit\u00e0 di fondo.<\/p>\n<p>Ma l\u2019operazione commerciale Checco Zalone finge amore verso quest\u2019ultima realt\u00e0, ci vuol fare credere che raccontandoci le mirabolanti avventure di un coatto (cozzalone), mettendogli in bocca tutto \u2013 l\u2019ipotetico \u2013 politicamente scorretto di questi tempi (razzismo, sessismo, berlusconismo), stia tentando di assolvere con amorevole e compassionevole semplicit\u00e0 le storture di un italiano del giorno d&#8217;oggi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31035\" title=\"checco_02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/checco_02.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"436\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/checco_02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/checco_02-300x210.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p><b>Checco e la crisi<\/b><\/p>\n<p>La storia di <i>Sole a catinelle<\/i> utilizza la crisi economica (<i>all&#8217;<\/i>) italiana come sfondo dentro al quale far muovere i propri personaggi. Un&#8217;operazione \u201cclassica\u201d per la comicit\u00e0 cinematografica d&#8217;ogni tempo, quella cio\u00e8 di imbastire una narrazione \u201cleggera\u201d basata sull&#8217;intrattenimento inserita in un contesto realistico. Checco naviga in cattivissime acque perch\u00e9 la sua attivit\u00e0 di venditore di aspirapolvere a partita IVA entra in crisi totale, e pure il reddito della moglie viene minacciato dalla chiusura della fabbrica di tessuti per la quale lavora. Ma Checco \u00e8 uno stupido solare, autentico (cos\u00ec Robert Musil: \u00abLa stupidit\u00e0 autentica \u00e8 un po&#8217; dura di comprendonio, come si dice. \u00c8 povera di idee e parole, nonch\u00e9 maldestra nell&#8217;usarne. Preferisce le cose comuni, che continuamente ripetute le si imprimono bene in testa. Se afferra qualcosa, non se la fa scappare. Non analizza n\u00e9 sottilizza. Sue sono niente di meno che le rosee guance della vita! \u00c8 vero che pensa in modo vago e basta una nuova esperienza a far tacere il suo pensiero, ma \u00e8 anche vero che preferisce ci\u00f2 che si pu\u00f2 sperimentare con i sensi o contare sulle dita. In una parola, \u00e8 la cara \u201climpida stupidit\u00e0\u201d che, se non fosse a volte cos\u00ec credulona, confusionaria e addirittura incorreggibile testone, da portare alla disperazione, sarebbe addirittura graziosa\u00bb; <i>Sulla stupidit\u00e0<\/i>, 1937), un incosciente ottimista che, per mantenere fede alla promessa fatta al figlio, \u00abSe sarai promosso con tutti dieci pap\u00e0 ti regala una vacanza da sogno\u00bb, si reca in Molise da una vecchia zia con la speranza di appioppare qualche altro elettrodomestico a qualche familiare che non vede da anni \u2013 nella vana attesa che qualcosa di buono possa capitare. Ovviamente non vender\u00e0 nemmeno un pezzo ma, soprattutto, il figlio dopo poche ore vorr\u00e0 fuggire da quel luogo isolato abitato unicamente da persone anziane. Per una fortuita coincidenza capita per\u00f2 che Checco, con la sua proverbiale mancanza di tatto, riesca \u2013 in maniera totalmente inconsapevole \u2013 a ridare la voce al piccolo Lorenzo, un bambino afflitto da un blocco emotivo che ne paralizza l&#8217;eloquio, chiusosi in un mutismo assoluto. Per riconoscenza, la stupefatta e finalmente felice madre del bimbo \u201cmiracolato\u201d, lo accoglier\u00e0 nella sua sfarzosa vacanza e nel suo dorato mondo fatto di party esclusivi, hotel lussuosi, cavalli, campi da golf, yacht e serate a Portofino. Ed ecco che la \u00abvacanza da sogno\u00bb promessa al figlio si concretizza, miracolosamente e senza colpo ferire, per mano di una \u201cprincipessa\u201d tanto facoltosa quanto riconoscente. Una volta inserito in questo contesto dorato Checco travolge ogni cosa con la sua stupidit\u00e0, mettendo a nudo la pochezza e pretenziosit\u00e0 del padre di Lorenzo, regista impegnato di film cervellotici e tristi, la pelosa carit\u00e0 borghese della madre della miliardaria e il cinismo del patrigno di lei (Marco Paolini) che, guarda a caso, \u00e8 pure amministratore della fabbrica davanti alla quale la moglie di Checco si \u00e8 incatenata, con colleghe e sindacati, nel tentativo di salvarla dalla chiusura (egli \u00e8 pure a capo della societ\u00e0 finanziaria verso la quale Checco ha accumulato una tregenda di debiti). Salvataggio che avverr\u00e0 grazie a una serie di equivoci da commedia classica, quanti ne abbiamo visti nei film con Tot\u00f2?, attraverso l\u2019arresto del cinico Paolini e dei suoi amici massoni e della conseguente assunzione della direzione dell\u2019azienda da parte della mamma di Lorenzo. A questo punto il lieto fine (?) \u00e8 apparecchiato: si riaprono i cancelli della fabbrica e riparte la produzione (con un occhio alle belle tradizioni del tempo che fu); la compagna di Checco ritorna al lavoro e al reddito, mentre lui verr\u00e0 innalzato al ruolo di direttore commerciale. Un trionfo. In una delle ultime sequenze il nostro sar\u00e0 impegnato in una contrattazione con compratori cinesi conclusa con l&#8217;affermazione dell&#8217;orgoglio italico: \u00abMa guarda questi\u2026 il mio primo assegno scoperto l&#8217;ho fatto quando c&#8217;era ancora Mao&#8230; vi alzo una muraglia&#8230; volete venire a rubare a casa del ladro?!\u00bb. La crisi economica, di sistema, morale, sociale, politica e antropologica che dilania l&#8217;Italia contemporanea \u00e8 sconfitta con una botta di culo. Grasse risate. Viva l\u2019Italia!<\/p>\n<p>Medici e Nunziante colgono il sentimento comune, portandolo al riso, dello spaesamento collettivo di fronte a questa crisi economica, dell&#8217;incapacit\u00e0 del Paese di pensarsi al futuro. Colgono la totale inerzia che diviene immobilismo, attesa di un evento esterno che possa rimettere in movimento un corpo esangue. Il messaggio di <i>Sole a catinelle<\/i> \u00e8 allora il medesimo lanciato dal disturbo ossessivo-compulsivo di massa verso il gioco di azzardo che dilaga nell&#8217;Italia contemporanea. Una monetina, gettata dentro a una macchinetta piena di luci, che se il miracolo succede mi procura una vincita risolutiva.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31037\" title=\"checco_04\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/checco_04.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"440\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/checco_04.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/checco_04-300x212.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>Checco Zalone \u00e8 una maschera che gioca con la stupidit\u00e0, la abbraccia e ci sguazza, non per una finalit\u00e0 catartica ma istituzionalizzando, rendendo cio\u00e8 possibile, il lieto fine di una favola interpretata da un eroe (non un anti-eroe) pervaso dall\u2019immaginario berlusconiano. Quello che trionfa \u00e8 l&#8217;utopica affermazione di una visione del mondo e della societ\u00e0 che nega ogni problema sociale e economico in favore di un insano ottimismo preconcetto, quasi fideistico; trionfa l&#8217;elargizione di un compassionevole gesto di carit\u00e0 motivato unicamente dal miracolo della voce donata al figlio della miliardaria. Non solo Checco \u00e8 \u00abpi\u00f9 stronzo dei ricchi, ambisce solo ad assomigliargli e alla fine, diventa peggio di loro\u00bb, ma in <i>Sole a catinelle<\/i> vincono solamente i ricchi. La vita della famiglia Zalone viene miracolosamente riscattata per un fortuito incontro, il plebeo compie un miracolo nei confronti del figlio di una miliardaria e, come ricompensa, questa salva il posto di lavoro della moglie e premia il marito con un importante incarico nella sua azienda (incarico per il quale non possiede alcun merito). Non siamo di fronte a una catarsi (dal greco &#8216;purificazione&#8217;), ma a un vero e proprio insozzamento: tutti ce la possono fare, bisogna vivere leggeri e sperare nella botta di culo. Quello che mi preme sottolineare, e che costituisce a mio avviso un <i>unicum<\/i>, sta nel fatto che la sceneggiatura scritta da Medici e Nunziante \u00e8 distante anni luce dal cinema comico di ogni epoca che, a qualsiasi poveraccio che metteva in scena, concedeva almeno un calcio negli stinchi all&#8217;autorit\u00e0 costituita (Marx Brothers, tutto Chaplin&#8230; Keaton, John Landis). Zalone si incappuccia e presta giuramento a una loggia massonica, irride una cena di beneficenza, spernacchia il cinema italiano, gli immigrati, i ricchi, i disoccupati, i radical e i \u201ccomunisti\u201d, ma non sa mai quello che sta facendo; o meglio: non comprende in alcun modo quello che le sue azioni producono negli altri. Egli \u00e8 un individualista con i paraocchi, attento unicamente al proprio clan di riferimento e alla propria egomania. Charlot, quando dava un calcio a un poliziotto, sapeva sempre che il suo era un gesto di ribellione, sapeva che quel gesto di rottura delle convenzioni e dell&#8217;ordine costituito, istintivo ma voluto, era un esplosione nell&#8217;animo dello spettatore, un lampo di riscatto e dignit\u00e0. Allo stesso modo della proverbiale <i>cagata pazzesca<\/i> di fantozziana memoria.<\/p>\n<p>Medici e Nunziante danno al pubblico ci\u00f2 che il pubblico vuole, cio\u00e8 una sospensione di ogni giudizio morale verso le proprie vite. Un film come <i>Sole a catinelle<\/i> \u00e8 costruito per attrarre in sala il maggior numero di spettatori con la promessa di restituire, previo pagamento di un biglietto di ingresso, intrattenimento comico spensierato. Il pubblico non vuole essere giudicato, ma vuole essere rinfrancato, vuole che un film eviti di rimarcare le sue bassezze o cadute di stile, la sua ignoranza, perch\u00e9 ogni comportamento \u201cscorretto\u201d \u00e8 giustificato dal fatto che non esistono alternative concrete a questa realt\u00e0. Il pubblico (cio\u00e8 i grandi numeri dei grandi incassi) non vuole giudizi di valore sulle proprie vite. Vuole entrare in sala e lasciare fuori \u201ctutto il resto\u201d. Checco, come ognuna delle persone sedute in sala, nell&#8217;autunno eterno del nostro scontento di una crisi economica infinita, deve sbarcare il lunario. Non esistono alternative. La vita si misura con il successo economico. \u00abNon ho studiato e non ho letto libri perch\u00e9 dovevo spaccarmi la schiena per fare soldi per me e la mia famiglia, per i miei figli\u00bb. Questo ci \u00e8 stato insegnato e questo \u00e8 esattamente ci\u00f2 che pretendiamo, al cinema come in televisione. Ogni altro obiettivo sarebbe una sconfitta, dunque \u00abChecco \u00e8 uno di noi\u00bb. \u00abNoi siamo Checco\u00bb. \u00abLui \u00e8 tutto il peggio di quello che sono\u00bb. Un personaggio cos\u00ec nella realt\u00e0 non esiste, ma ognuno di noi possiede un pezzetto di quella stupidit\u00e0 e per questo siamo pronti a perdonargli tutto, perch\u00e9 \u2013 per lui come per noi \u2013 quello che conta \u00e8 il sostentamento e il raggiungimento della propria \u201crealizzazione\u201d personale, che \u00e8 solo economica e familiare, o di clan, ma mai collettiva. Ma un film che intende lasciare \u201ctutto il resto\u201d fuori dalla sala, e che proprio da questo \u201cresto\u201d ricava lo spazio scenico e narrativo dentro al quale provocare il riso \u00e8, quantomeno, ambiguo (ma sicuramente abile e furbo quanto \u00e8 necessario al raggiungimento dei grandi numeri che l&#8217;operazione da 1300 copie richiede).<\/p>\n<p>Ma esistono alternative di sceneggiatura possibili? Perch\u00e9 non far vivere a Checco un qualche conflitto etico? Anche uno solo. Perch\u00e9 non fargli dare qualche calcio negli stinchi al potere? Anche uno solo. Si sarebbe pregiudicato qualche milione percorrendo in sceneggiatura strade differenti? Anche una sola. Produttore (Pietro Valsecchi) e distributore (Medusa) avrebbero accettato una qualche sovversione dell&#8217;ordine costituito?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31040\" title=\"fantozzi\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/fantozzi.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"365\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/fantozzi.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/fantozzi-300x176.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p><b>Come \u00e8 umano lei<\/b><\/p>\n<p>Detto questo, la commedia comica diretta da Gennario Nunziante \u00e8 senz\u2019altro la pi\u00f9 compiutamente cinematografica e convincente della trilogia sin qui data alla luce con protagonista il moderno Fantozzi del secondo decennio degli anni 2000. Ma Fantozzi \u00e8 tutt&#8217;altra cosa rispetto a Zalone. Quello che differenzia le due maschere \u00e8 la dignit\u00e0: ultimo baluardo da abbattere per il personaggio creato da Paolo Villaggio e motore attraverso il quale mettere in moto ogni singola gag comica; totalmente assente, desertificata, in Zalone. Checco non ha alcuna dignit\u00e0 da difendere o preservare, a differenza del Rag. Ugo che ogni volta spezza le catene delle caste salvo finirne stritolato immancabilmente. La dignit\u00e0 in Fantozzi \u00e8 un elastico, teso durante ogni sopruso, ma sempre pronto a rompersi dando sfogo al ribellismo del subalterno. La partita a biliardo con il Gran Lup. Man. e la visione forzata de <i>La corazzata Kotiomkin<\/i> (per una questione di \u201clesa maest\u00e0\u201d nemmeno il grandissimo Luciano Salce pot\u00e9 permettersi di irridere il venerato Maestro Ejzen\u0161tejn dovendosi accontentare di una \u2013 peraltro spassosissima \u2013 assonanza) sono spassosissimi momenti drammatici di rottura delle convenzioni di casta, attimi in cui la dignit\u00e0 viene compressa e calpestata, lampi durante i quali uno scatto revanscista, ludico e rivoluzionario, fa saltare l&#8217;ordine costituito. Checco \u00e8 privo di alcuna dignit\u00e0, egli \u00e8 talmente ottuso da non accorgersi nemmeno per un solo istante della posizione umiliante nella quale si \u00e8 entusiasticamente infilato.<\/p>\n<p>\u00c8 comunque bizzarro che, nel momento in cui la crisi economica morde con maggiore ferocia, il film campione di incassi sia interpretato da un comico personaggio che trova il proprio riscatto unicamente in un colpo di fortuna ricevuto dall&#8217;alto di un reddito imponente. Voglio dire che il film campione d&#8217;incassi, nell&#8217;Italia del 2013, non \u00e8 la storia di un poveraccio che piglia a calci negli stinchi potenti e parrucconi, poliziotti e industriali, alla Chaplin per capirci, ma non possiede nemmeno lo scatto d&#8217;orgoglio di un Ugo Rag. Fantozzi. Nell&#8217;Italia rassegnata e spaesata il folks trionfante, il campione dell&#8217;arte del sopravvivere, \u00e8 un povero idiota, arraffone e patetico, privo di orgoglio. Uno che vince per fortuna, il cui unico merito \u00e8 la fame.<\/p>\n<p>Checco vince sempre, come la stupidit\u00e0 (Fantozzi invece, e immancabilmente, perdeva ogni volta). E se la morale della favola di un film come <i>Sole a catinelle<\/i> \u00e8 che lo stupido vince sempre perch\u00e9 la sua fame \u00e8 in grado di abbattere ogni resistenza, allora i casi sono due: o ci troviamo di fronte a un lieto fine beffardo, oppure a un lieto fine auto assolutorio verso il personaggio e la societ\u00e0 italiana.<\/p>\n<p>\u00abPoco interessanti catene di cause ed effetti terapeutici, dietetici, sociali, politici, tecnologici spiegano l\u2019esponenziale proliferazione della \u2018b\u00eatise\u2019. Figlia del progresso, dell\u2019idea di progresso, essa non poteva che espandersi in tutte le direzioni, contagiare tutte le classi, prendere il sopravvento in tutti i rami dell\u2019umana attivit\u00e0. \u00c8 stato grazie al progresso che il contenibile \u201cstolto\u201d dell\u2019antichit\u00e0 si \u00e8 tramutato nel prevalente cretino contemporaneo, personaggio a mortalit\u00e0 bassissima la cui forza \u00e8 dunque in primo luogo brutalmente numerica; ma una societ\u00e0 ch\u2019egli si compiace di chiamare \u201cmolto complessa\u201d gli ha aperto infiniti interstizi, crepe, fessure orizzontali e verticali, a destra come a sinistra, gli ha procurato innumerevoli poltrone, sedie, sgabelli, telefoni, gli ha messo a disposizione clamorose tribune, inaudite moltitudini di seguaci e molto denaro. Gli ha insomma moltiplicato prodigiosamente le occasioni per agire, intervenire, parlare, esprimersi, manifestarsi, in una parola (a lui cara) per \u201crealizzarsi\u201d. Sconfiggerlo \u00e8 ovviamente impossibile. Odiarlo \u00e8 inutile. Dileggio, sarcasmo, ironia non scalfiscono le sue cotte d\u2019inconsapevolezza, le sue impavide autoassoluzioni\u00bb (Fruttero &amp; Lucentini, <i>La prevalenza del cretino<\/i>, Arnoldo Mondadori Editore, 1985).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Superpap\u00e0<\/b><\/p>\n<p>Altro elemento scabroso, forse il pi\u00f9 urticante prodotto dall\u2019ultima fatica di Medici e Nunziante, \u00e8 il ruolo di padre, anzi di Superpap\u00e0, del quale si ammanta Checco. L&#8217;intero film \u00e8 infatti inscritto in un racconto in prima persona, del figlioletto Nicol\u00f2, che andr\u00e0 a comporre il tema che la maestra di italiano assegna ai ragazzi il primo giorno di scuola. <i>Sole a catinelle<\/i> \u00e8 il mito che Nicol\u00f2 ha del proprio padre. \u00c8 il racconto di una vacanza incredibile, fatta senza un euro insieme ai ricchi, con i ricchi, come i ricchi, che in un solo colpo risolve il dramma economico e familiare (anche la coppia rischia di scoppiare) nel quale la scelleratezza di questo strambo <i>pater familias<\/i> aveva precipitato ogni cosa.<\/p>\n<p>Se nei due film precedenti Checco \u00e8 poco pi\u00f9 che un ragazzo, un cantante neomelodico in cerca del successo nel primo film della serie, <i>Cado dalle nubi<\/i> (2009), e un addetto alla sicurezza del Duomo di Milano nel successivo <i>Che bella giornata<\/i> (2011), in <i>Sole a catinelle<\/i> \u00e8 un marito (sconclusionato) e padre di un ragazzino sveglio e istruito, decisamente odioso nella sua precisione da primo della classe. Checco \u00e8 padre, un padre degenere, che bombarda il figlio di insegnamenti retrivi: un pessimo educatore, che istruisce il figlio con comportamenti antisociali e fraudolenti. Come Ugo Tognazzi nell&#8217;episodio <i>L&#8217;educazione sentimentale<\/i> de <i>I mostri<\/i>.<\/p>\n<p><i>I mostri<\/i> di Dino Risi, film a episodi interpretato dai \u201cgiganti\u201d Tognazzi e Gassman, pu\u00f2 essere considerato, a buon titolo, come il paradigma della corrosivit\u00e0 cinematografica della commedia italiana. Nessun&#8217;altra opera, come quella in questione, illustra con didascalica ferocia i vizi e le aberrazioni di una nazione e degli individui che la compongono, offrendo un campionario di meschinit\u00e0 e bassezze e brutture inarrivabile, confezionato con uno stile e un linguaggio estremamente popolari \u2013 fu il secondo incasso dell&#8217;anno 1963. Sceneggiato da una squadra di autori del calibro di Ruggero Maccari, Dino Risi, Furio Scarpelli, Elio Petri, Agenore Incrocci e Ettore Scola pu\u00f2 considerarsi come un riferimento implicito della saga di Nunziante e Medici. Checco \u00e8, a tutti gli effetti, un mostro dell&#8217;Italia contemporanea, una caricatura dei molti vizi e delle rade virt\u00f9 dell&#8217;oggi, un elemento aggiornato della celebre galleria di mostruosit\u00e0 firmata Dino Risi. <i>Sole a catinelle<\/i> entra in dialogo diretto con il primo episodio del capolavoro del &#8217;63, <i>L&#8217;educazione sentimentale<\/i>. La storia \u00e8 quella di un padre degenere (Ugo Tognazzi) indaffarato nell&#8217;educazione del figlio (un Ricky Tognazzi bambino) attraverso una serie di insegnamenti disonesti e truffaldini verso il prossimo e la societ\u00e0. Come Checco il personaggio interpretato da Tognazzi si fa carico di insegnare al figlioletto tutte quelle scorciatoie e disonest\u00e0 che semplificano l&#8217;esistenza, secondo una filosofia spiccia esemplificata dalla continua ripetizione di motti popolari e proverbi: <i>Con un no ti spicci, con un s\u00ec ti impicci<\/i>; <i>Il mondo \u00e8 tondo e chi non sa stare a galla va a fondo<\/i>; <i>Chi picchia per primo, picchia due volte<\/i>; <i>Meglio un bel processo che un bel funerale<\/i>; <i>Se vuoi andar bene nella vita, mai fidarsi di nessuno<\/i>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31041\" title=\"imostri\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/imostri.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"349\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/imostri.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/imostri-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>Ma i due testi (<i>Sole a catinelle<\/i> e <i>L&#8217;educazione sentimentale<\/i>) differiscono vistosamente nella conclusione. Dino Risi il padre degenere lo fa uccidere proprio dal ragazzino cresciuto che, educato al cinismo, per sbarcare il lunario, non trover\u00e0 altra soluzione che l&#8217;omicidio paterno. Didascalia: \u201cDieci anni dopo\u201d; titolo in prima pagina de \u00abIl Giorno\u00bb: \u201cUccide il padre dopo averlo derubato\u201d. Una risata amara alla fine di una favoletta (a)morale, in pieno stile Risi. Mentre Nunziante e Medici chiudono il loro film sull&#8217;apoteosi del padre, assurto al ruolo di Superpap\u00e0, come canta entusiasticamente una voce fanciulla: \u00ab<i>C&#8217;\u00e8 un super eroe \/ che batte tutti quanti gli altri sai \/ non ha le ali non ha missili \/ non ha nemmeno un razzo \/ si pu\u00f2 dire un eroe del \/ nostro tempo oramai \/ nemico delle banche e degli usurai \/ della mostruosa crisi maledetta \/ che all&#8217;angolo lo aspetta \/ ma si fa una spugnetta \/ e la cancella in fretta \/ ed anche se \u00e8 in bolletta vincer\u00e0 \/ che poteri magici ci avr\u00e0 \/ questo suuuuuuu \/ Superpap\u00e0 assegni postdatati \/ Superpap\u00e0 prestiti rateizzanti \/ Superpap\u00e0 finanziamenti a nome dei parenti \/ Sta nella merda ma \/ ce la far\u00e0<\/i>\u00bb.<\/p>\n<p>Nella commedia italiana dell&#8217;epoca del boom registi e sceneggiatori irridono la cafonaggine attraverso la sua rappresentazione caricaturale (la squadra di sceneggiatori de <i>I mostri<\/i> veniva quasi integralmente dalla redazione del giornale satirico <i>Marc&#8217;Aurelio<\/i>: Ruggero Maccari, Furio Scarpelli Agenore Incrocci e Ettore Scola), mettendo in scena lo sfregio del senso civico, l&#8217;attitudine prepolitica della societ\u00e0 italiana, dei suoi (ab)usi e (s)costumi. Questa tendenza \u00e8 proseguita per decenni senza soluzione di continuit\u00e0, dando vita a una galleria mostruosa di personaggi deformi pi\u00f9 veri del vero che, con il loro cinismo, ci hanno incantati e atterriti, strappandoci risate grasse e amarissimi ghigni. Ma Nunziante e Medici a differenza di tutti i loro colleghi, passati e presenti, scelgono con risoluta lucidit\u00e0 la mitizzazione del padre degenere. A tanto non sono arrivati nemmeno <i>I soliti idioti<\/i>, la cui maschera pi\u00f9 celebre, anziano padre super cafone e figlio sfigato, reitera gli insegnamenti sguaiati all&#8217;infinito senza che questi vengano mai abbracciati convintamente dal figlio, n\u00e9 tanto meno accettati, producendo l&#8217;effetto comico attraverso la messa in scena di gag comiche sempre pi\u00f9 riprovevoli e per questo esilaranti (ovvio che il giudizio sia soggettivo). C&#8217;\u00e8 sempre stato nel cinema popolare italiano, quello pi\u00f9 vicino alla risata grassa, di frequente ipervolgare, un candore codino di fronte agli istinti bassi, all&#8217;anarchica e tutt&#8217;altro che civica attitudine dell&#8217;italiano ad arrangiarsi. Quel che in esso soffia \u00e8 una divertita adesione al gusto dell&#8217;eccesso linguistico, una parodizzazione iperrealista del <i>fijo de &#8216;na mignotta<\/i> giganteggiata per almeno tre decenni da Christian De Sica. Egli ha dato vita a una maschera di alto borghese arraffone, sempre sull&#8217;orlo di una crisi \u2013 economica e sentimentale \u2013 causata dalla propria cialtronaggine, sprezzante di ogni decenza e portatore di una morale utilitaristica cinicamente spietata, ma mai la sua maschera si \u00e8 data come un potenziale modello positivo. Uno degli aspetti pi\u00f9 inquietanti, nell&#8217;apparentemente innocuo <i>Sole a catinelle<\/i>, \u00e8 proprio la mitizzazione di questo padre, sottolineata programmaticamente in apertura del film (i titoli di testa scorrono sulle note) e ribadita in conclusione, dalla canzone <i>Superpap\u00e0<\/i>. Mitizzazione che \u00e8 inscritta in tutto l&#8217;arco narrativo e che, come precedentemente ricordato, si struttura come il tema scolastico delle proprie vacanze estive dal bambino Nicol\u00f2.<\/p>\n<p>Dunque \u00e8 corretto quanto affermato da Medici nell&#8217;intervista a Pagani per <i>Il Fatto<\/i>: \u00abAbbiamo preferito mostrare un disgraziato che si mostra pi\u00f9 stronzo dei ricchi, ambisce solo ad assomigliargli e alla fine, diventa peggio di loro\u00bb. Ma perch\u00e9 fare diventare mito agli occhi del proprio figlio questo stronzo pi\u00f9 stronzo degli stronzi? Perch\u00e9 la famiglia vince su tutto, perch\u00e9 il legame di sangue \u00e8 il solo legame che in una societ\u00e0 prepolitica abbia valore.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31039\" title=\"checco_06\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/checco_06.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"383\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/checco_06.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/checco_06-300x185.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p><b>La (a)morale delle favola<\/b><\/p>\n<p>In conclusione. Il carattere centrale di <i>Sole a catinelle<\/i> si configura come un Giano bifronte, un&#8217;unit\u00e0 composta da due parti distinte, da due anime differenti che coabitano in un&#8217;unica figura. Da una parte Checco \u00e8 un poveraccio verso il quale, per un riflesso condizionato, siamo portati a simpatizzare; dall\u2019altra \u00e8 l\u2019incarnazione del populismo di destra, aggressivo verso ogni minoranza e sprezzante verso ogni anche minima forma di intelligenza. Se qualcuno avesse progettato un sistema retorico di salvaguardia del potere capitalistico attuale, dello <i>status quo<\/i> economico e politico, non avrebbe potuto riuscirci meglio di Medici e Nunziante che, forse non a caso, sono prodotti da Pietro Valsecchi e distribuiti da Medusa.<\/p>\n<p>\u00abPrendono un comico e vi fanno sembrare simpatico il \u201cpensiero unico\u201d\u00bb, frase illuminante che prendo a prestito senza chiedere il permesso a Luca Rea (regista e autore RAI), e che mi pare possa ben sintetizzare l&#8217;estrema insidiosit\u00e0 di un film in apparenza totalmente innocuo che, dal punto di vista industriale, con la sua pervasiva distribuzione, \u00e8 da registrare negli annali del cinema italiano come il prodotto che pi\u00f9 di ogni altro ha saputo massimizzare il potenziale economico del sistema multisala. Il film, uscito praticamente senza concorrenti, ha occupato (quasi) ogni schermo di ogni multisala italiana. Roba da socialismo reale per la mancanza di scelta davanti alla quale lo spettatore \u00e8 stato abbandonato come di fronte alla porta della legge del romanzo kafkiano. Non c\u2019\u00e8 scelta, non esiste libero arbitrio nella societ\u00e0 dei consumi dei multi scaffali a prodotto unico dei centri commerciali dentro ai quali le uniche \u201ccose\u201d in vendita, gratuitamente, sono le nostre esistenze. Con <i>Sole a catinelle<\/i> siamo giunti ben al di l\u00e0 di una distribuzione poderosa, siamo dalle parti del pensiero unico. Non c\u2019\u00e8 scampo alcuno, non basta pensare di potersi salvare scegliendo di non entrare in sala. La demolizione di qualsiasi alternativa, l\u2019asfaltamento di qualsiasi programmazione, la disintegrazione di qualsivoglia scelta, \u00e8 un dato di fatto che annichilisce ogni reazione. L\u2019amore fedifrago di Nettuno che scaten\u00f2 lo sdegno oltraggiato di Minerva (cio\u00e8 Medusa) ha realizzato, nell&#8217;autunno 2013 del nostro scontento, un sortilegio che, artefatto da bonario segno di una ripresa dei consumi spensierati e popolari, camuffato da rondine che dovrebbe far primavera, segnala lo sfinimento di un pubblico prosciugato da ogni fantasia e coraggio per la curiosit\u00e0. Omologazione definitiva e conclamata. Encefalogramma piatto. Il sortilegio di Medusa, per quattro risate acconciate da boccata d\u2019ossigeno nelle nebbie di una crisi infinita, pietrifica l\u2019esistente e ipoteca il futuro.<\/p>\n<p><i>Sole a catinelle<\/i> \u00e8 la favola del berlusconismo. Dunque il lieto fine \u00e8 propaganda, una menzogna. Non \u00e8 questione politica, qui la politica non c&#8217;entra proprio nulla, perch\u00e9 il berlusconismo, personalmente, lo concepisco come un termine ombrello che identifica (in maniera sfocata) l&#8217;attuale stato antropologico di quegli esseri umani che siamo soliti definire italiani. Il berlusconismo \u00e8 la <i>pancia<\/i> del paese, il suo proto fascismo infinito ed egualmente sfinito. Un atteggiamento mentale prepolitico che illude s\u00e9 stesso di un futuro irrealizzabile, con barbari alle porte e forconi per le strade. L&#8217;uomo che si fa da se in uno scenario impoverito a colpi di scorciatoie e che ci viene propinato in maniera coatta, ripetuto all&#8217;infinito come una cura Ludovico, pronto a colmare ogni spazio libero dell&#8217;esistente. \u2022<\/p>\n<p><i>Alessio Galbiati<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Post scriptum<\/b><br \/>\nCome anticipato dalla citazione di Flaiano utilizzata in apertura \u2013 \u00abLa stupidit\u00e0 degli altri mi affascina, ma preferisco la mia\u00bb \u2013, quel che maggiormente mi interessa \u00e8 la mia propria e personale stupidit\u00e0, non quella d&#8217;altri, figurarsi quella di Checco Zalone. Seguendo Musil non \u00e8 difficile (auto)diagnosticarmi una <i>stupidit\u00e0 intelligente<\/i>, resa plastica e monumentale in questo illogico tentativo d&#8217;afferrare l&#8217;inafferrabile a partire da un film come <i>Sole a catinelle<\/i>. \u00abIn stridente contrasto con la stupidit\u00e0 autentica sta quella pretenziosa. Non \u00e8 tanto mancanza di intelligenza, quanto il suo venir meno, quando si impegna in prestazioni che non sono alla sua portata. Pu\u00f2 avere tutte le peggiori qualit\u00e0 dell&#8217;intelletto debole, con in pi\u00f9 quelle derivanti da un&#8217;indole non equilibrata, immatura e incostante, in breve malsana. Poich\u00e9 non esiste l&#8217;indole \u201cnormale\u201d, nella derivazione della sanit\u00e0 si esprime, a dire il vero, l&#8217;insufficiente cooperazione tra unilateralit\u00e0 del sentimento, da una parte, e incapacit\u00e0 dell&#8217;intelletto a dominarla, dall&#8217;altra. Questa superiore stupidit\u00e0 \u00e8 la vera malattia della formazione culturale\u00bb. Ma non posso nascondere che l&#8217;aver portato a conclusione questo testo cos\u00ec malsano, poterlo anche solo illusoriamente considerare compiuto, provoca in me un&#8217;enorme liberazione, mi infonde l&#8217;idea di essermi tolto un macigno, perch\u00e9 quando un&#8217;idea, o una montagna pesantissima di intuizioni aggrovigliate fra loro, ti intoppa ogni altra, provoca una colonna (infame) di altre stupidaggini in cerca di forma. Finalmente alleggerito posso tornare a occuparmi di nuove sciocchezze.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31038\" title=\"checco_05\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/checco_05.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"401\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/checco_05.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/checco_05-300x194.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p><b>Sole a catinelle<\/b><br \/>\n<b>Regia:<\/b> Gennaro Nunziante<br \/>\n<b>Soggetto, sceneggiatura:<\/b> Luca Medici, Gennaro Nunziante<br \/>\n<b>Fotografia:<\/b> Agostino Castiglioni<br \/>\n<b>Montaggio:<\/b> Pietro Morana<br \/>\n<b>Musiche:<\/b> Luca Medici<br \/>\n<b>Suono:<\/b> Massimo Simonetti<br \/>\n<b>Casting:<\/b> Elisabetta Curcio<br \/>\n<b>Costumi:<\/b> Marina Roberti<br \/>\n<b>Aiuto regia:<\/b> Laszlo Barbo<br \/>\n<b>Scenografie:<\/b> Francesco Frigeri<br \/>\n<b>Post-produzione:<\/b> Claudia Vivenzio<br \/>\n<b>Organizzatore di produzione:<\/b> Giacomo Gagliardo<br \/>\n<b>Organizzatore (Taodue):<\/b> Emanuele Emiliani<br \/>\n<b>Produttore:<\/b> Pietro Valsecchi<br \/>\n<b>Interpreti principali:<\/b> Luca Medici (Checco Zalone), Aurore Erguy (Zoe Marin), Miriam Dalmazio (Daniela), Robert Dancs (Nicol\u00f2), Ruben Aprea (Zoe Marin), Valeria Cavalli (Juliette Marin), Orsetta De Rossi (Domiziana), Matilde Caterina (Zia Ritella), Stefano Sabelli (Onofrio), Daniela Piperno (Giovanna), Lydia Biondi (Carolina), Augusto Zucchi (Piergiorgio Bollini), Marco Paolini (Vittorio Marin), Alessandro Bressanello (Dott. Surace)<br \/>\n<b>Produzione:<\/b> Taodue<br \/>\n<b>Distribuzione:<\/b> Medusa<br \/>\n<b>Suono:<\/b> Dolby Digital<br \/>\n<b>Rapporto:<\/b> 2.35 : 1<br \/>\n<b>Camera:<\/b> Arri Alexa Plus<br \/>\n<b>Laboratorio:<\/b> Deluxe Digital Rome<br \/>\n<b>Negativo:<\/b> Codex<br \/>\n<b>Processo fotografico:<\/b> ARRIRAW (2.8K) (source); Digital Intermediate (2K) (master)<br \/>\n<b>Formato di proiezione:<\/b> 35 mm (anamorfico), D-Cinema<br \/>\n<b>Paese:<\/b> Italia<br \/>\n<b>Anno:<\/b> 2013<br \/>\n<b>Durata:<\/b> 83&#8242;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abLa stupidit\u00e0 degli altri mi affascina, ma preferisco la mia\u00bb Ennio Flaiano &nbsp; Ammoniva Robert Musil nel marzo 1937: \u00abChi tenti oggi l\u2019impresa di parlare della stupidit\u00e0 corre il rischio di rimetterci le penne in tanti sensi. La cosa potrebbe interpretarsi come arroganza o addirittura come strappo al progresso contemporaneo. 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