{"id":31162,"date":"2014-03-03T14:34:22","date_gmt":"2014-03-03T13:34:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31162"},"modified":"2014-03-03T23:50:58","modified_gmt":"2014-03-03T22:50:58","slug":"cronache-e-impressioni-dal-sundace-film-festival-2014","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31162","title":{"rendered":"Cronache e impressioni dal Sundance Film Festival 2014"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/sundance.jpg\" alt=\"\" title=\"Sundance\" width=\"620\" height=\"436\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31163\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/sundance.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/sundance-300x210.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Trent&#8217;anni sono un&#8217;et\u00e0 non scontata per un festival ed il Sundance \u00e8 uno dei pochi che, nonostante l&#8217;onda sinusoidale che attraversa il prodotto Indie, resta in piedi e viene riconosciuto \u201cworth going\u201d.<br \/>\nCome a gennaio i viticoltori testano le qualit\u00e0 organolettiche del vino per determinarne la qualit\u00e0 dell&#8217;annata, cos\u00ec nello Utah, critici, distributori, programmatori, arrivano per saggiare il prodotto cinema indipendente, categoria divenuta nel tempo (diciamo anche per merito\/demerito del Sundance) un genere che marca lo stile, prima che questo finisca nelle loro sale e servito al pubblico. Come per il vino la valutazione di grandi o piccole annate segna il periodo di consumazione del prodotto che, nel caso Sundance, risulta assai breve. All&#8217;inizio degli anni &#8217;80, Mikl\u00f3s Jancs\u00f3, diceva a Silvana Silvestri: \u00abNegli anni &#8217;60 il cinema in un certo senso era tornato alle origini, a parlare per immagini. Era legato all&#8217;idea che il mondo potesse cambiare. Ora la speranza \u00e8 finita e si ricomincia. Ma da noi non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 immaginazione, c&#8217;\u00e8 racconto\u00bb (grazie a Roberto Silvestri per averlo estirpato all&#8217;oblio nel <a href=\"http:\/\/ilciottasilvestri.blogspot.it\/\">ilciottasilvestri<\/a>). Oggi, quel processo, sembra essersi pienamente depositato e non lascia che pochi, sparuti, spiragli. \u00c8 un epoca che vince per produzioni Kickstarter (20 i film nel programma di Park City), per progetti co-partecipati (basti pensare a Joseph Gordon-Levitt ed il suo <i>HitRECord on TV<\/i>), \u00e8 una generazione di autori che conosce pienamente, e scaltramente, come surfare il net ma non riesce ad intravvedere la danza tra uomo e oceano di John Milus. Gli autori, i produttori, persino direttori di programmi formativi, parlano di storie, personaggi forti che fanno il documentario, lavori che devono farci scoprire realt\u00e0 non conosciute, insegnarci nuove cose, idee narrative che devono  porsi la questione del pubblico, ma niente, neppure una sillaba, viene spesa sullo sguardo. E allora tutto diviene pi\u00f9 comprensibile e si spende la propria vita in file senza rancore per entrare nelle sale senza pi\u00f9 aspettative ma cercando quei film che, perlomeno, risuonino al palato.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/blind.jpg\" alt=\"\" title=\"blind\" width=\"620\" height=\"413\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31164\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/blind.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/blind-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Arial\" size=\"2\"><i>Blind<\/i> regia di Eskil Vogt<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Opera prima dello sceneggiatore norvegese Eskil Vogt, <b>Blind<\/b>  (presente anche nel Panorama della Berlinale 2014) \u00e8 un lavoro che poggia, e spesso si deposita, sulla scrittura. \u00c8 un gioco d&#8217;illusione narrativa <i>Blind<\/i> (prima per sottili allusioni e, poi, a tutto campo), dove il reale e la fantasia si vanno via via addensando nella mente e nell&#8217;ambiente fisico circostante la protagonista Ingrid. La cecit\u00e0 in cui la protagonista \u00e8 da poco precipitata, la sua auto-reclusione in un appartamento dalle cui finestre si lascia spiare dai palazzi di fronte, la poca presenza, non solo fisica, del marito, porrebbero le basi per un algido dramma scandinavo; Vogt invece convoglia non poca ironia e paradosso nelle situazioni, peraltro perturbanti e dolenti, suscitando (moderata) ilarit\u00e0. Blind ci porta dentro la mente di una donna che, avendo perso la vista, costruisce immagini e storie dall&#8217;interno. I personaggi reali fuori dall&#8217;appartamento divengono cos\u00ec caratteri narrativi e, noi, spettatori di questo gioco delle tre carte. Per quanto assai troppo ancorato alla struttura ed evidentemente facile nel suo gioco scoperto di metafore, il lavoro trova una chiave di seduzione, non solo per la perturbante e incisiva presenza di Ellen Dorrit Petersen, ma soprattutto per questo sfuggire alla classificazione, al genere, alle aspettative. Subodorer\u00e0 di giochetto \u201carty\u201d ma quando la massa intorno esegue standard come un jazzista da piano bar, si cominciano a notare le differenze.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/JamieMarksIsDead.jpg\" alt=\"\" title=\"JamieMarksIsDead\" width=\"620\" height=\"413\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31165\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/JamieMarksIsDead.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/JamieMarksIsDead-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Arial\" size=\"2\"><i>Jamie Marks is Dead<\/i> regia di Carter Smith<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Tentativo di manomissione di genere dal suo interno \u00e8 <b>Jamie Marks is Dead<\/b>, opera seconda di Carter Smith, autore del corto <i>Bugcrush<\/i> (uno dei rari esempi di film a tema gay che si assume il rischio di frodare le premesse e precipitare in territori pi\u00f9 cari al primo Cronenberg che al pubblico queer). Il film \u00e8 una storia d&#8217;amore che inizia in territori alla <i>Twin Peaks<\/i> con il ritrovamento del cadavere del Jamie Marks del titolo sulla riva di un fiume tra detriti e tronchi portati a valle. Il setup, peraltro assai duro, da teenager movie (con le sue scuole, i bulli, la prima ragazza e l&#8217;agognata prima volta&#8230;) ed il corredo di una famiglia, va da s\u00e9, assai disfunzionale, sono la tela sulla quale viene costruita la storia a tre punte, tra Adam, Gracie e, appunto, il cadavere di Jamie Marks. Con l&#8217;ingresso nella vita di Adam del fantasma di Jamie che non vuole accettare di dover attraversare il confine tra cielo e terra il film prende una piega da film di paura, gotico che moltissimo deve alla notevole fotografia gelida, densa nei notturni, marcata nel connotare ambienti e personaggi, di Darren Lew (autore anche delle atmosfere che sostengono la nuova cult serie HBO <i>True Detective<\/i>). Se l&#8217;unione tra i generi fa la forza del film \u00e8 la piega romantica da gay teen movie che lo fa sbandare verso il prevedibile romanticismo da preparate i fazzoletti. La mole di film prodotti e presentati dai festival, e la recente Berlinale ce lo conferma nella risma di opere viste al mercato, sembrano non trovare una ragione di vita se non nel proseguire un processo produttivo. Come dire: la nave affonda e loro continuano a ballare. Questo, nei fatti, accade in tutti i campi della produzione di cultura, dal teatro ormai degenerato a messa in scena di un rito pagato dal pubblico, al giornalismo che produce carta (fisica o virtuale) a bassa tenitura.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/WhiteBird.jpg\" alt=\"\" title=\"WhiteBird\" width=\"620\" height=\"394\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31166\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/WhiteBird.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/WhiteBird-300x190.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Arial\" size=\"2\"><i>White Bird in a Blizzard<\/i> regia di Gregg Araki<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Eppure al cinema risulta ancora pi\u00f9 evidente, e non solo in quanto arte giovane, ma proprio per la sua intrinseca natura proiettiva, lisergica, dove il confine linguistico e sociale \u00e8 un nulla di fronte alla sinuosit\u00e0 di immaginari che si insinuano ed esplodono nelle menti. E con tutto ci\u00f2 siamo tornati al romanzo d&#8217;appendice. Anche i grandi autori indie, dal queer punk Gregg Araki all&#8217;ancora pi\u00f9 sovversivo (nell&#8217;accezione di sovvertire i generi, le aspettative, ogni singolo \u201cumore\u201d del pubblico) Bruce LaBruce, approdano in porti sicuri dove le storie governano l&#8217;immaginario, lo trasformano in cifra stilistica divenendo come i sette veli di Salom\u00e8: seduzione a fini di lucro. Sia chiaro, di fronte a <b>White Bird in a Blizzard<\/b> (Araki) e <b>Gerontophilia<\/b> (checch\u00e9 ne dicano i detrattori) siamo comunque in territori dove gli strumenti del mestiere si padroneggiano con destrezza, dove anche poche sequenze possono valere interi pomeriggi di film, eppure ci si chiede se quel cielo che non finisce di Fossati sia davvero arrivato al capolinea o se, \u201csomewhere\u201d, esista davvero quella diavolo di \u201caltra met\u00e0\u201d. E allora accontentiamoci e godiamo del delicato affresco <b>God Help the Girl<\/b>, una swinging Glasgow opera prima del musicista dei Belle and Sebastian, Stuart Murdoch, con tre interpreti azzeccati e piacevoli all&#8217;inverosimile, canzoni a dir poco orecchiabili e colori che trasportano il post-industriale in una sorta di post-post (ma molto post) Jacques Demy. Per non parlare dell&#8217;ennesimo film-quasi-riuscito di Marjane Satrapi, <b>The Voices<\/b>: commedia orrorifica, a tratti gore, di assoluto divertimento, grazie soprattutto ai suoi interpreti su cui tutti svetta Ryan Reynolds e la fotografia di un esperto del genere, Maxime Alexandre che, con una lunga serie di lavori\/remake di classici (<i>Maniac<\/i>, <i>Le colline hanno gli occhi<\/i>, <i>La citt\u00e0 verr\u00e0 distrutta all&#8217;alba<\/i>) \u00e8 talmente a suo agio nel rendere atmosfere e far lievitare le situazioni da rasentare lo stucchevole, esattamente come il cinema della Satrapi. Certo, molti dei film che si sono portati a casa uno dei tanti, tantissimi, premi consegnati al Sundance (in fondo perch\u00e9 scontentare qualche compratore, distributore, venditore&#8230;), non li abbiamo visti, e tra le file di accreditati se ne diceva un gran bene (<i>Hellion<\/i> di Kat Candler, <i>Infinetely Polar Bear<\/i> di Maya Forbes, <i>Whiplash<\/i> di Damien Chazelle, <i>Rich Hill<\/i> di Tracy Droz Tragos e Andrew Droz Palermo, <i>We Come As Friends<\/i> di Hubert Sauper e <i>Obvious Child<\/i> di Gillian Robespierre) ma \u00e8 solo perch\u00e9 ci piace immaginare d&#8217;aver sbagliato tutto, d&#8217;aver scelto appositamente i film meno ispirati e, di conseguenza, di avere ancora nuove occasioni per essere felici o diversamente stupiti.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>I nostri preferiti<\/b><br \/>\n\u2022 <i>White Bird In A Blizzard<\/i> di Gregg Araki<br \/>\n\u2022 <i>The Overnighters<\/i> di Jesse Moss<br \/>\n\u2022 <i>Jamie Marks Is Dead<\/i> di Carter Smith<br \/>\n\u2022 <i>Web Junkie<\/i> di Hilla Medalia e Shosh Shlam<br \/>\n\u2022 <i>God Help The Girl<\/i> di Stuart Murdoch<br \/>\n\u2022 <i>The Voices<\/i> di Marjane Satrapi<br \/>\n\u2022 <i>Blind<\/i> di Eskil Vogt<br \/>\n\u2022 <i>Freedom Summer<\/i> di Stanley Nelson<br \/>\n\u2022 <i>Land Ho!<\/i> di Aaron Katz e Martha Stephens<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>Fuori Lista<\/b><br \/>\n\u2022 <i>Boyhood<\/i> di Richard Linklater (sulla fiducia)<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>a cura di Roberto Nisi<\/i><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/FreedomSummer.jpg\" alt=\"\" title=\"Freedom Summer-Mississippi, 1964\" width=\"620\" height=\"424\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31167\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/FreedomSummer.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/FreedomSummer-300x205.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Arial\" size=\"2\"><i>Freedom Summer<\/i> regia di Stanley Nelson<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/GodHelpTheGirl.jpg\" alt=\"\" title=\"GodHelpTheGirl\" width=\"620\" height=\"602\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31168\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/GodHelpTheGirl.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/GodHelpTheGirl-300x291.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Arial\" size=\"2\"><i>God Help The Girl<\/i> regia di Stuart Murdoch<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/HITRECORDonTV.jpg\" alt=\"\" title=\"HITRECORDonTV\" width=\"620\" height=\"413\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31169\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/HITRECORDonTV.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/HITRECORDonTV-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Arial\" size=\"2\"><i>HitRECord on TV<\/i> regia di Joseph Gordon-Levitt<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/LandHo.jpg\" alt=\"\" title=\"LandHo\" width=\"620\" height=\"349\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31170\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/LandHo.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/LandHo-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Arial\" size=\"2\"><i>Land Ho!<\/i> regia di Aaron Katz e Martha Stephens<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/The-Overnighters.jpg\" alt=\"\" title=\"Overnighters\" width=\"620\" height=\"349\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31171\" 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Voices<\/i> regia di Marjane Satrapi<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Trent&#8217;anni sono un&#8217;et\u00e0 non scontata per un festival ed il Sundance \u00e8 uno dei pochi che, nonostante l&#8217;onda sinusoidale che attraversa il prodotto Indie, resta in piedi e viene riconosciuto \u201cworth going\u201d. 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