{"id":3126,"date":"2009-09-18T12:55:41","date_gmt":"2009-09-18T11:55:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=3126"},"modified":"2009-09-18T12:58:51","modified_gmt":"2009-09-18T11:58:51","slug":"gran-torino-clint-eastwood","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=3126","title":{"rendered":"Gran Torino > Clint Eastwood"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3127\" title=\"grantorino\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/grantorino.jpg\" alt=\"grantorino\" width=\"620\" height=\"350\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/grantorino.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/grantorino-300x169.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; vertical-align: middle;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=1557\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/05\/14_cover_72x.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" hspace=\"2\" width=\"142\" height=\"100\" align=\"left\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; vertical-align: middle;\"><span style=\"font-family: Tahoma;\"><span style=\"color: #000a0d; br: Tahoma;\"><span style=\"font-size: xx-small;\">Articolo pubblicato su <\/span><a style=\"color: #3399ff; text-decoration: none; text-underline: single;\" href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=1557\"><span style=\"font-size: xx-small;\">RC NUMERO14<\/span><\/a><\/span><a style=\"text-decoration: none;\" href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=1557\"><\/a><span style=\"color: #000a0d; br: Tahoma;\"><span style=\"font-size: xx-small;\"> | maggio\u201909 (pag.20-21)<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; vertical-align: middle;\"><strong><span style=\"color: black; font-family: Tahoma;\"><span style=\"font-size: xx-small;\">free download <\/span><\/span><span style=\"font-weight: normal; font-family: Tahoma;\" lang=\"EN-GB\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/05\/Rapporto_Confidenziale-numero14-high.pdf\" target=\"_blank\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #3399ff;\">8,5mb<\/span><\/a><span style=\"font-size: xx-small;\"> | <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/05\/Rapporto_Confidenziale-numero14-low.pdf\" target=\"_blank\"><span style=\"color: #3399ff;\">2,8mb<\/span><\/a> | <\/span><a href=\"http:\/\/issuu.com\/rapportoconfidenziale\/docs\/rapporto_confidenziale-numero14-high?mode=embed&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Fsoftdark%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true\" target=\"_blank\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #3399ff;\">ANTEPRIMA<\/span><\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; vertical-align: middle;\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; vertical-align: middle;\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; line-height: normal;\" align=\"justify\"><strong><span style=\"font-family: Arial;\">Gran Torino, quella vibrante espressione del cavo orale<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; line-height: normal;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">di Gianpiero Ariola<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; line-height: normal;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\"><br \/>\nNel vedere Walt Kowalsky imbracciare il fucile, minacciando con l\u2019arma e ancor pi\u00f9 con la sua dura maschera facciale i bulli di quartiere, sembra ritornare per un attimo al pistolero, cacciatore di taglie, dei western di Leone, incurante del pericolo e marmoreo nel suo orgoglio solitario. \u00c8 un riferimento fugace, probabilmente voluto, che pare tracciare la parabola evolutiva di quei modelli eroici, non certo per essere colto in un momento di insofferenza, ora che \u00e8 entrato nel tramonto della vita, quanto piuttosto per portare a segno un ultimo atto coraggioso, attraverso l\u2019ennesima, straordinaria messa in scena di un corpo, di un volto e di un suo dettaglio.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; line-height: normal;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">Rispetto a quei ruoli da duro che hanno segnato la sua carriera (dal biondo di <em>Il buono, il brutto e il cattivo <\/em>all\u2019ispettore Callaghan dei polizieschi anni \u201970), Eastwood sembra infatti trovare una finale trasformazione nell\u2019operaio-reduce del Vietnam, che vive in un quartiere popolato ormai solo da coreani. La velocit\u00e0 della pistola \u2018vera\u2019, il cui movimento quasi sfuggiva all\u2019occhio, ora rallenta, fino ai limiti della parodia, nel gesto mimato con la mano. Il protagonista lo ripete tre volte e la terza assume un fortissimo valore simbolico, sia perch\u00e9 preparato iterativamente dalle prime due, sia perch\u00e9 raggiunge un livello di fatale credibilit\u00e0 (egli, infatti, estrae un semplice accendino dal giubbotto), che sortisce un effetto inatteso dal significato prorompente; al vecchio eroe non occorre pi\u00f9 il \u201cferro\u201d per vincere e per la prima (e l\u2019ultima) volta la vittoria non \u00e8 pi\u00f9 individuale ma decisamente collettiva, quindi morale (1).<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; line-height: normal;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">Inoltre, \u00e8 particolarmente interessante notare come tutti i segni del <span style=\"color: black;\">cambiamento interiore dell\u2019antico cowboy <\/span>sembrano passare per la sua cavit\u00e0 orale, che rispetto agli occhi (i quali mantengono tendenzialmente quella torva e imperscrutabile fissit\u00e0), veicola magistralmente tutta la sua difficolt\u00e0 comunicativa e, per contrasto, la sua esigenza relazionale. All\u2019inizio della pellicola, vediamo le sue labbra serrate aprirsi a fatica per articolare le parole, rimanendo solidamente avvinghiate ai denti. Mentre sta con i suoi familiari, solo il peso dell\u2019et\u00e0 riesce a dischiuderle, e i rantoli che ne fuoriescono sono segnali inascoltati (si vada la scena in cui prende le sedie nel seminterrato). Le espressive escursioni della bocca si fanno invece evidenti durante la frequentazione di Sue e Thao, passando dai contratti atteggiamenti di dolore, minaccia e disapprovazione (in cui le labbra si appiattiscono o abbassano i propri angoli o si sovrappongono, con il labbro inferiore pronunciato), a quelli ariosi di convivialit\u00e0, scherno e divertimento (arrotondandosi per mangiare e allargandosi per sorridere o per provare stupore).<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; line-height: normal;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">Parallelamente a ci\u00f2, <span style=\"color: black;\">si insinua un\u2019ulteriore suggestione. Infatti<\/span> tutti gli elementi, che quella bocca attraversano, configurano trasformazioni nette e percorsi diversificati. Dalla solidit\u00e0 del cibo, alla liquidit\u00e0 della saliva, del sangue e della birra, fino alla gassosa essenza del bisbiglio, del grugno, del fumo e del canto si profilano cos\u00ec tragitti semantici, tra loro interagenti. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; line-height: normal;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">Ripercorriamo brevemente ognuno di essi.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; line-height: normal;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">Il cibo rappresenta senz\u2019altro la consistenza pi\u00f9 terrena e tangibile di quel legame che l\u2019anziano vedovo stabilisce con i suoi vicini asiatici (si pensi alla festa a cui viene invitato da Sue e ai doni che riceve: tutte prelibatezze della cucina Hmong). \u00c8 ci\u00f2 che si pu\u00f2 toccare, annusare e gustare e che lo stesso Walt ammette essere la migliore via della socializzazione. Insomma, prima di accedere ad una comprensione astratta, fatta di linguaggio, usanze e valori, la comunicazione si serve efficacemente della \u201csolidit\u00e0\u201d di un bisogno primario.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; line-height: normal;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">La sostanza liquida racchiude, invece, nel suo cupo fluire, tutto il risentimento e la negativit\u00e0 che dal protagonista va verso l\u2019esterno e viceversa (dallo sputo di disapprovazione suo e della vecchia asiatica, al plasma che allerta della malattia mortale, fino alla birra che annebbia i sensi). Qui si ha tutta l\u2019incertezza e l\u2019instabilit\u00e0 dell\u2019elemento proteiforme per eccellenza. Non si tratta pertanto di negativit\u00e0 assoluta ma pi\u00f9 esattamente di profondo disagio; dei mutamenti ci si vorrebbe liberare ma, data la loro inevitabilit\u00e0, li si subisce a fatica.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; line-height: normal;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">In quanto all\u2019elemento aereo esso segue lo svolgimento dell\u2019intero film, partendo dal borbottare di disapprovazione nei confronti degli atteggiamenti irriverenti dei nipoti, nella scena iniziale, fino alla sua stessa voce, che ascoltiamo intonare il brano di chiusura.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; line-height: normal;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">Il suo timbro graffiante, gi\u00e0 dispiegato nell\u2019essenzialit\u00e0 dei dialoghi, assume senza dubbio un carattere espiatorio, vagamente mistico. Il canto, infatti, quale vibrazione pi\u00f9 intima e insieme raffinata che il corpo possa produrre, \u00e8 probabilmente l\u2019unico in grado di richiamare pienamente tutta la pregnanza di una trasformazione interiore. L\u2019espressione visiva, gi\u00e0 particolarmente intensa nella dura maschera del volto di Eastwood, sembra cos\u00ec cedere il testimone alla sonorit\u00e0 canora, come fosse un necessario passaggio di consegna, un avvicendamento sensoriale che si incarica di portare a termine un compito. Ovvero quello di configurare il dono, nella sua forma estrema di sacrificio. Il gesto di Walt si inscrive, infatti, non tanto in una direzione di vendetta (nei confronti della gang asiatica) ma piuttosto in quella di un atto puramente altruistico, attirando a s\u00e9 quel significato della vita, che egli stesso ammetteva di non aver forse ancora conosciuto.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; line-height: normal;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">Ecco allora che nella cavit\u00e0 orale \u00e8 possibile intravedere anche l\u2019ultimo elemento: il fuoco. Quella fiamma che \u00e8 forza vitale del sentimento amoroso. Dopo la morte di sua moglie Walt rimane solo, circondato dai legami lisi e deteriorati con i figli; \u00e8 questo che pesa pi\u00f9 di ogni cosa nell\u2019animo del protagonista, il fallimento relazionale. Ma giunge inesorabile un\u2019inattesa svolta, una smentita che segue il dischiudersi delle labbra, rilassate e appena allargate, verso un sobrio e fiero sorriso (nella scena in cui conferma a Thao di volergli prestare la sua Gran Torino). L\u2019ardente essenza della nuova amicizia, che ridipinge il volto dell\u2019anziano protagonista, esplode tutto in quei pochi secondi in cui la mdp stringe sul suo volto.<\/span><\/p>\n<p>In quanto al ritmo della narrazione, si sottolinea come il regista riesca ad oliare il percorso del cambiamento personale attraverso quella giusta dose di ironia, portandolo a infrangere l\u2019odio razzista del vecchio combattente. Il punto di rottura, a tale proposito, sta tutto nell\u2019espressione stupefatta di Kowalsky, nella sua ammissione di avere pi\u00f9 cose in comune con i \u201cmusi gialli\u201d che con i suoi stessi figli. Si tratta di uno stupore necessario a superare i pregiudizi culturali, che avverte non solo delle differenze ma soprattutto delle incredibili, inattese, somiglianze e che rivela quanto i veri nemici possono rivelarsi proprio coloro che dovrebbero esserti pi\u00f9 vicini, quei contigui di razza e parentela (la gang pericolosa \u00e8 proprio quella asiatica, non certo quella sudamericana o africana), mentre gli invadenti coreani si svelano gli unici amici e alleati possibili.<br \/>\nEastwood, in conclusione, sembra volersi congedare dal cinema, come attore, con questa storia di raffinata materia antropologica, mettendo in gioco le visceralit\u00e0 elementari del proprio essere, che \u00e8 appunto il modo pi\u00f9 adatto per occuparsi di incontri tra culture ma anche semplicemente tra individui. Tale brillante intuizione unita ad una formidabile capacit\u00e0 espressiva (conferma di una dote gi\u00e0 ben di-mostrata) consacrano l\u2019ottantenne cineasta a sommo autore, che con il suo stesso monolitico corpo lascia ancora sullo schermo, e sulla proiezione della nostra memoria, tracce sensoriali ed emotive decisamente persistenti e accese.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; line-height: normal;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; line-height: normal;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">note<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; line-height: normal;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">(1) Su Filmcritica di marzo, commentando <em>Gran Torino<\/em>, Lorenzo Esposito scrive: \u00ab\u00c8 falso che non esistano confini (tra due popoli, due persone, due cortili), falso che non vi siano differenze incolmabili e conflitti irrisolvibili. Il difficile sta nel <em>vederli<\/em>, nel farsene carico, nel concepirne la responsabilit\u00e0 e tenersi sulla schiena anche il carico altrui.\u00bb Esposito, L., 2009, <em>Genealogia della morale<\/em>, \u00abFilmcritica\u00bb, n. 593, p. 110.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; line-height: normal;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">(2) \u00abSi tratta di un monolite cinematografico che solo il corpo-totem di Clint Eastwood poteva incarnare, scolpito nel legno e scavato nella pietra. [\u2026] Da un corpo cos\u00ec fatto non possono venire fuori che parole rade e amare come se quel corpo finisse sempre per imporre la sua fisicit\u00e0 come la imponevano i personaggi del cinema di John Ford: le parole sono secondarie. \u00bb Gatti, I., 2009, <em>Un monolite nel deserto<\/em>, \u00abFilmcritica\u00bb, n. 593, p. 112.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; line-height: normal;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; line-height: normal; text-align: center;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">* * *<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; line-height: normal;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;\" align=\"justify\"><strong><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\" lang=\"EN-GB\">Gran Torino <\/span><\/strong><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\" lang=\"EN-GB\">Regia: Clint Eastwood; Soggetto: Dave Johannson, Nick Schenk; Sceneggiatura: Nick Schenk; Montaggio: Joel Cox, Gary D. Roach; Fotografia: Tom Stern; Musiche: Kyle Eastwood, Michael Stevens; Suono: Walt Martin; Scenografie: James J. Murakami; Costumi: Michelle Matland; Interpreti: Clint Eastwood (Walt Kowalski), Christopher Carley (Padre Janovich), Bee Vang (Thao Vang Lor), Ahney Her (Sue Lor), Brian Haley (Mitch Kowalski), Geraldine Hughes (Karen Kowalski), Dreama Walker (Ashley Kowalski), Brian Howe (Steve Kowalski), John Carroll Lynch (Barber Martin), William Hill (Tim Kennedy), Brooke Chia Thao (Vu), Chee Thao (nonna), Choua Kue (Youa), Scott Eastwood (Trey), Xia Soua Chang (Kor Khue); Produttori: Clint Eastwood, Robert Lorenz, Bill Gerber; Produzione: Matten Productions, Double Nickel Entertainment, Gerber Pictures, Malpaso Productions; Media Magik Entertainment; Village Roadshow Pictures; Warner Bros.; Distribuzione italiana: Warner Bros. Pictures Italia; Origine: USA, Australia; Anno: 2008; Durata: 116\u2019.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;\" align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;\" align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;\" align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo pubblicato su RC NUMERO14 | maggio\u201909 (pag.20-21) free download 8,5mb | 2,8mb | ANTEPRIMA \u00a0 \u00a0 Gran Torino, quella vibrante espressione del cavo orale di Gianpiero Ariola Nel vedere Walt Kowalsky imbracciare il fucile, minacciando con l\u2019arma e ancor pi\u00f9 con la sua dura maschera facciale i bulli di quartiere, sembra ritornare per un attimo al pistolero, cacciatore 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