{"id":31281,"date":"2014-04-07T15:13:46","date_gmt":"2014-04-07T13:13:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31281"},"modified":"2014-05-14T21:00:33","modified_gmt":"2014-05-14T19:00:33","slug":"la-barca-non-e-piena-daniel-wyss","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31281","title":{"rendered":"La barca (non) \u00e8 piena > Daniel Wyss"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/maxresdefault.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31275\" title=\"Barca01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/maxresdefault.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"472\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/maxresdefault.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/maxresdefault-300x228.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\"><em>11 settembre 1973 : in Cile Pinochet rovescia il governo socialista di Allende. \u00c8 l\u2019inizio di una sanguinosa repressione che spinge all\u2019esilio milioni di uomini e donne.<br \/>\nIn un clima di guerra fredda, il governo svizzero diffida di questi rifugiati politici, perch\u00e9 li considera troppo di sinistra, e dunque potenzialmente pericolosi. Di fronte al rifiuto delle autorit\u00e0 di accettare gli esuli, si forma un ampio movimento popolare: migliaia di militanti, parrocchiani, intellettuali, famiglie decidono di ospitare a casa propria un profugo cileno. \u00c8 il movimento Azione Posti Liberi. Sfidando le pressioni del governo, la disobbedienza civile e l\u2019impegno di alcune persone permetter\u00e0 di salvare un gran numero di vite umane in pericolo.<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">In seguito al colpo di stato in Cile da parte di Pinochet (appoggiato e favorito da molti altri poteri), l&#8217;11 settembre del 1973, la repressione \u00e8 da subito durissima. I primi prigionieri, rinchiusi in uno stadio, non possono essere nemmeno avvicinati dai giornalisti invitati a testimoniare le loro (totalmente presunte) buone condizioni. \u00c8 solo l&#8217;inizio di una durissima coercizione di massa che vedr\u00e0 anche numerose incursioni in appartamenti privati alla ricerca di studenti e oppositori di Sinistra. Si tratta di un&#8217;emergenza umanitaria cui la Svizzera fa orecchie da mercante, accettando, in un&#8217;operazione di facciata, di accogliere circa 300 profughi, a fronte delle migliaia che tentano di lasciare il Paese o gi\u00e0 sono riusciti a farlo.<br \/>\nSono gli anni della Guerra fredda e la capitale mondiale del capitalismo vede con grande sospetto l&#8217;accoglienza di persone che si presume appartengano alla Sinistra anche estrema, visti come una seria minaccia al benessere del Paese. I 300 verranno accolti, a condizione che accettino lavori nell&#8217;industria, indipendentemente dai loro studi, con la scusa della differenza linguistica.<br \/>\nAlla volont\u00e0 di chiudere loro la frontiera da parte del Consiglio federale, fa opposizione concreta un manipolo di cittadini che, coordinati inizialmente da Padre Koch &#8211; parroco di una valle della Svizzera italiana da sempre concretamente vicino alla causa dei rifugiati &#8211; scelgono di accogliere i profughi nelle loro case.<br \/>\nAll&#8217;affermazione che \u201cla barca \u00e8 piena\u201d, si crea un movimento popolare che si contrappone con fermezza al volere dell&#8217;autorit\u00e0 capitanata allora dal Consigliere federale Kurt Furgler, appartenente al partito cattolico e in seguito per tre volte Presidente della Confederazione. Lasciato il testimone a un altro parroco, Guido Rivoir che, forte dei suoi collegamenti con la Resistenza italiana, con la comunit\u00e0 valdese lombarda e con l&#8217;Argentina, cui sono riparati molti profughi, aggira le nuove regole stabilite dal governo svizzero, che ha anche introdotto l&#8217;obbligo di richiesta di un visto di entrata presso l&#8217;Ambasciata appositamente per arginare l&#8217;arrivo dei profughi. \u00c8 lui, aiutato sul territorio dagli appartenenti all&#8217;associazione Azione posti liberi, nata con questo scopo, a far confluire in Svizzera pi\u00f9 di un migliaio di persone.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">Il documentario di Daniel Wyss, prodotto da Climage (la casa di produzione di <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16342\">Fernand Melgar<\/a>) e dalla Televisione della Svizzera romanda con il contributo della Televisione della Svizzera italiana, ripercorre gli eventi intervistando alcuni cittadini cileni allora profughi, le persone che hanno animato l&#8217;Azione posti liberi &#8211; alcune tra le quali ancora attive in ambito politico &#8211; unendo il tutto a interventi d&#8217;epoca di Furgler e di comuni cittadini tra favorevoli e contrari all&#8217;arrivo dei Cileni, fornendo un quadro forzatamente incompleto \u2013 considerata la destinazione televisiva del meritevolissimo documentario e la sua durata &#8211; ma comunque esauriente e appassionante nell&#8217;illustrare quanto accaduto. <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">Infine, <em>La barca (non) \u00e8 piena<\/em>, se da un lato consola nel mostrare il successo ottenuto da un ristretto ma molto determinato gruppo di persone nell&#8217;opporsi a un assurdo diktat dello Stato, dall&#8217;altro deprime nel far notare come la Svizzera in questi ultimi quarant&#8217;anni abbia addirittura peggiorato l&#8217;atteggiamento nei confronti dei rifugiati, abdicando alla sua vocazione umanitaria, cancellata dalle votazioni popolari degli ultimi anni.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">Roberto Rippa<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31276\" title=\"Barca02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/TFMF_rps5ix45grxelu45uwzlqh55_10a44e21-bc8d-4d4d-9c15-7a23e15fb2b7_0_interna.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"276\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/TFMF_rps5ix45grxelu45uwzlqh55_10a44e21-bc8d-4d4d-9c15-7a23e15fb2b7_0_interna.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/TFMF_rps5ix45grxelu45uwzlqh55_10a44e21-bc8d-4d4d-9c15-7a23e15fb2b7_0_interna-300x133.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/T87CEaJoyAc\" frameborder=\"0\" width=\"620\" height=\"360\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<span style=\"font-family: Georgia; font-size: 12pt;\"><strong>Il Ticino che fu campione di solidariet\u00e0<\/strong><br \/>\narticolo di Claudio Carrer da <a href=\"http:\/\/www.area7.ch\/Il-Ticino-che-fu-campione-di-solidarieta-6e53c600\" target=\"_blank\">Area<\/a> <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">Nell\u2019ambito del movimento internazionale in favore dei profughi in fuga dalle atrocit\u00e0 della dittatura cilena, la Svizzera italiana ha scritto una delle pagine di solidariet\u00e0 pi\u00f9 belle della sua storia. Tanto bella che a leggerla oggi pu\u00f2 apparire quasi incredibile: c\u2019erano le famiglie che aprivano le porte delle loro case e che si autotassavano per finanziare gli aiuti, donne e uomini che aiutavano i rifugiati giunti a Milano a varcare clandestinamente il confine, medici e avvocati che gratuitamente si mettevano a disposizione, un parlamento e un governo che con forza, di fronte alle autorit\u00e0 federali, facevano valere la vocazione all\u2019accoglienza di un\u2019intera comunit\u00e0, una magistratura che non cedeva alle pressioni di Berna e che aveva il coraggio di dichiarare \u00abnon punibili\u00bb talune \u00abillegalit\u00e0\u00bb, ma soprattutto c\u2019era il pastore Guido Rivoir, la figura centrale di questo grande movimento che consent\u00ec di dare protezione a centinaia di cileni.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">Il suo impegno ottenne grande riconoscimento internazionale: gli valse la medaglia dell\u2019Ordine di Bernardo O\u2019Higgins (la massima onorificenza che il Cile riserva agli stranieri) e l\u2019invito alla cerimonia d\u2019insediamento del primo presidente eletto democraticamente dopo la dittatura. \u00abAndava molto fiero di questo\u00bb, ricorda lo storico Danilo Baratti, curatore con Patrizia Candolfi di un libro edito dalla Fondazione Pellegrini Canevascini che raccoglie le memorie e racconta la vita \u00abavventurosa e appassionata\u00bb di Guido Rivoir.<br \/>\nL\u2019iniziativa in favore dei profughi cileni, denominata \u201cAzione posti liberi\u201d (Apl), \u00e8 per\u00f2 \u00absolo un capitolo del suo impegno per tutte le cose che riteneva giuste\u00bb, annota Baratti.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">Azione posti liberi prende avvio tra il 1973 e il 1974 su iniziativa dell\u2019allora parroco di Vogorno Cornelius Koch ma raggiunge il suo apice sotto la guida di Rivoir a cui poco dopo il sacerdote cattolico (in partenza dalla Valle Verzasca) ceder\u00e0 il testimone. L\u2019Apl s\u2019impone subito a livello nazionale come il motore delle azioni di solidariet\u00e0: mentre attraverso la stampa si lanciano appelli per offrire ospitalit\u00e0 ai cileni e per raccogliere i necessari finanziamenti, il pastore Rivoir si reca in Argentina per organizzare le partenze dei profughi. I primi cinque arrivano all\u2019aeroporto di Ginevra il 23 febbraio 1974: \u00abL\u2019aereo giunse alle cinque, ma fino a mezzanotte vi fu una tragica lotta per farli rimanere in Svizzera. La polizia li voleva rimandare\u00bb, ricorda Rivoir nelle sue memorie. Alla fine il Consiglio federale concede loro l\u2019asilo ma nel contempo stabilisce l\u2019obbligo del visto per i cileni, da richiedere ai consolati in Cile.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">Una decisione grave, che suscita \u00abla profonda indignazione\u00bb del Comitato ticinese di soccorso ai profughi cileni: insieme con altri gruppi presenti in Svizzera si appronta cos\u00ec un sistema per fare entrare clandestinamente i richiedenti l\u2019asilo. La via dagli aeroporti lombardi al Ticino si rivela subito la pi\u00f9 praticabile e il cantone sudalpino diventa il cuore dell\u2019Azione posti liberi. Questo \u00abgrazie ad alcuni dati oggettivi\u00bb, spiega Danilo Baratti: \u00abDa un lato c\u2019\u00e8 Rivoir, che riesce a riattivare delle relazioni che aveva gi\u00e0: con la Resistenza piemontese (in particolare con il suo nipote, ex partigiano, Robertone Malan che ha l\u2019agenzia di viaggi e gli fa avere i biglietti aerei, una porta d\u2019ingresso eccezionale), con i valdesi (molto presenti nel comune milanese di Cinisello Balsamo, che diventa il punto di raccolta e poi di smistamento dei profughi) e con l\u2019Argentina da dove si organizzano le partenze. C\u2019\u00e8 poi una certa permeabilit\u00e0 dei confini che permette, una volta partita la parte clandestina dell\u2019azione, di far entrare in Svizzera facilmente le persone: a piedi dal mercato di Ponte Tresa, in barca, con il treno. Magari anche grazie alla complicit\u00e0 di poliziotti e guardie di confine, come era del resto gi\u00e0 successo tra il 43 e il 45\u00bb.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">E poi c\u2019\u00e8 la solidariet\u00e0 di molti ticinesi: dei passatori che vanno a Milano ad accogliere i profughi (riconoscibili da una busta gialla che portano in mano) e discretamente li accompagnano in Ticino, di decine di famiglie ospitanti, delle parrocchie, dei medici, degli avvocati eccetera. L\u2019immagine che ne esce \u00e8 quella di un paese profondamente diverso da quello di oggi: \u00abL\u2019azione \u2013 spiega Baratti \u2013 s\u2019inserisce nel contesto di una realt\u00e0 storica di apertura nei confronti dei perseguitati politici che risale all\u2019Ottocento: prima nei confronti dei liberali e poi parzialmente anche di figure del movimento operaio e anarchici e infine degli antifascisti. C\u2019era una solidariet\u00e0 diffusa molto maggiore di quella odierna e forse anche una certa propensione alla giusta illegalit\u00e0, che fa parte del clima politico dell\u2019epoca. Non \u00e8 un caso che i primi passi dell\u2019Azione posti liberi sono avviati da comitati nati a livello svizzero che affondano radici in un movimento pi\u00f9 o meno anarchico legato al \u201968. Probabilmente la risposta non sarebbe stata la stessa gi\u00e0 una decina d\u2019anni pi\u00f9 tardi, quando la bilancia solidariet\u00e0-individualismo aveva gi\u00e0 subito uno spostamento molto forte\u00bb.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">Colpiscono in particolare alcune decisioni del Gran Consiglio, che a larga maggioranza invita i Comuni a sostenere l\u2019Azione posti liberi e, rinunciando alle diarie per i deputati, stanzia un finanziamento 10 mila franchi: \u00abQuesta \u00e8 la cosa pi\u00f9 sorprendente: se per quanto riguarda la popolazione sarebbe ancora immaginabile mettere in piedi una rete di quel genere, a livello istituzionale oggi la risposta sarebbe di chiusura totale\u00bb.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">L\u2019atteggiamento aperto delle istituzioni politiche ticinesi, \u00abfavorito dalla dimensione piccola del territorio, dalla facilit\u00e0 di comunicazione tra volontari e rappresentanti politici\u00bb, contrasta con la posizione ferma del Consiglio federale, fisicamente lontano, pi\u00f9 attento a salvaguardare gli interessi commerciali della Svizzera (Berna non ha mai rotto le relazioni diplomatiche ed economiche con Santiago) e poco propenso, nella logica della \u201cguerra fredda\u201d, ad aprire le frontiere a profughi di sinistra in fuga dalle dittature sudamericane di estrema destra (diverso \u00e8 per esempio l\u2019atteggiamento nei confronti di ungheresi e cecoslovacchi). <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">L\u2019Azione posti liberi deve cos\u00ec fare i conti con l\u2019ostruzionismo del governo centrale, in particolare del consigliere federale Kurt Furgler: in una serie di incontri per lo pi\u00f9 burrascosi (raccontati in un capitolo, tutto da leggere, delle sue memorie, vedi il sito www.areaonline.ch), Rivoir riesce anche a strappare concessioni, a imporre decisioni sul numero di profughi da accogliere, ma non riesce a evitare le ritorsioni di Berna tese a frenare le domande d\u2019asilo e ad aumentare i costi a carico dell\u2019organizzazione. Organizzazione che alla fine si trova di fatto senza ossigeno e si vede costretta, dopo due anni e mezzo, a sospendere quasi ogni attivit\u00e0. Ma con l\u2019orgoglio di aver aiutato 438 cileni a trovare rifugio in un altro paese (in Svizzera ne vengono accolti 393). <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">(12 settembre 2013)<\/span><br \/>\narticolo ripubblicato con l&#8217;autorizzazione dell&#8217;autore<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>11 settembre 1973 : in Cile Pinochet rovescia il governo socialista di Allende. \u00c8 l\u2019inizio di una sanguinosa repressione che spinge all\u2019esilio milioni di uomini e donne. In un clima di guerra fredda, il governo svizzero diffida di questi rifugiati politici, perch\u00e9 li considera troppo di sinistra, e dunque potenzialmente pericolosi. 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