{"id":31295,"date":"2014-04-10T11:02:40","date_gmt":"2014-04-10T09:02:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31295"},"modified":"2014-04-10T11:09:19","modified_gmt":"2014-04-10T09:09:19","slug":"un-uomo-in-fuga-trieste-film-festival-2014","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31295","title":{"rendered":"Un uomo in fuga &#8211; Trieste Film Festival 2014"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/danger.jpg\" alt=\"\" title=\"danger\" width=\"620\" height=\"463\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31296\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/danger.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/danger-300x224.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"4\"><b>Un uomo in fuga<br \/>\nCronache e impressioni dal Trieste Film Festival 2014<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">a cura di Francesco Selvi<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>Chi lo conosce sa cosa lo aspetta. Chi ci conosce sa che amiamo l&#8217;irriverenza. Chi non lo conosce e non ci conosce \u00e8 chiamato a un&#8217;impresa ardua: scalare una salita di parole. Consigliamo un rapporto agile (e pure confidenziale) per inoltrarsi nel tappone a cura di Francesco Selvi che culmina con l&#8217;arrivo al <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=30833\">Trieste Film Festival 2014<\/a> (17-22 gennaio). (corto) Circuito di parole dove non conta il piazzamento ma solo giungere in fondo. Appuntamento tradizionale, giunto alla sua quarta edizione [<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=27171\">2013<\/a> \u2013 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=19274\">2012<\/a> \u2013 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=12302\">2011<\/a>], irrinunciabile come un arrivo all&#8217;Aprica, leggendario come l&#8217;Alpe d&#8217;Huez.<\/i><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Bicicletta o no? Parte cos\u00ec la preparazione del mio viaggio per Trieste, con un interrogativo che se non posso dire amletico e nemmeno esistenziale vorrei per\u00f2 almeno chiamare persistente, un piccolo picchio sotto pelle che mi ha dato parecchi fastidi, qualche pizzicore ed un simil herpes zoster o zotic come detto da un paziente in ospedale&#8230; e se ci si pensa bene <i>&#8216;dottore ho un herpes zotic&#8217;<\/i> non \u00e8 affatto male! Tutti potremmo\/dovremmo avere almeno un herpes zotic nella vita, che questa malattia, l&#8217;essere tremendamente zotici, coglie praticamente tutti in una italietta in cui ZOTIC potrebbe essere una mission aziendale. A nulla \u00e8 servito portare la bicicletta dal meccanico (un ottimo anziano forlivese, unico che ancora fa telai in acciaio fatti a mano), perch\u00e9 la mia capacit\u00e0 di sintesi \u00e8 indosabile&#8230; indosabile che in tal caso fa rima con inesistente. Leggero, parti leggero&#8230; per la bici mi serve viaggiare leggero, niente computer, pochi cambi, un solo paio di scarpe, leggero, piuma, sulle punte come la Fracci, Nureyev&#8230; non mi si addice la danza classica, niente manie da Nijinsky per me, niente grand arabesque, niente tut\u00f9&#8230; pi\u00f9 da trincea, scarponi e<br \/>\nninnoli e cianfrusaglie e il diario, si parte mica senza diario, pagine bianche lattiginose che rimarranno inevitabilmente bianche lattiginose, la pennina, la matitina, l&#8217;astuccetto da cui vengono fuori timidi due lampostil di anni passati, anni di zaino invicta e brufoli, panini al salame e ripetizioni di fisica&#8230; superstiti! Su due piedi officio una improbabile estrema unzione e via, prendono il largo verso il primo bidone, mi dico che alla fin fine sto facendo spazio, largo al nuovo e intanto ridendo ripenso a <i>largo all&#8217;avanguardia<\/i> e rido pensando che s\u00ec, \u00e8 proprio <i>un pubblico di merda<\/i>&#8230; da sempre&#8230; chiaramente io mica faccio parte del pubblico, no&#8230; le regole valgono sempre inevitabilmente per gli altri, che da sempre l&#8217;italiano \u00e8 bravo a trovarsi con le mani in pasta ma a dichiararsi sempre innocente&#8230; e fuori dal proprio io branchi di colpevoli in ogni dove, a frotte, a fiumi&#8230; andiamo pure avanti cos\u00ec, basta saperlo. Anche la valigia, insomma, mica riesco a tenerla a bada&#8230; si gonfia come un panino nell&#8217;acqua, in attesa solo dei becchi delle oche, ed io proprio non capisco come mai, io che mi ero ripromesso di mettere solo l&#8217;indispensabile&#8230; quando riaprir\u00f2 a Trieste il bagaglio mi esploder\u00e0 in faccia in una farandola multicolore di cravatte a pois o a losanghe o a cornucopie e camicie e completi e&#8230; ma dove cazzo pensavo di andare, ad un ballo in maschera? Irritazione. Per finirla in due parole: non riesco a sintetizzare il borsone e non contento porto dietro anche pc e altro, leggerezza un corno e soprattutto addio bici. In treno almeno finisco libro di Gombrowicz, che verr\u00e0 poi usato come scambio con libro donatomi dal proprietario del B&#038;B, facendomi pensare ancora una volta che il baratto \u00e8 proprio una cosa meravigliosa e il denaro \u00e8 molto meno soddisfacente. Tutto risulta a norma, in orario, treno in orario, ora in orario, io in orario, nessuno sgarro, mi preoccupo quasi, possibile che tutto fili liscio come l&#8217;olio? Unico sottile segnale di interferenza con questa efficienza lo danno i video installati alla stazione di Mestre, televisioni ultrapiatte che solitamente trasmettono tristissime pubblicit\u00e0 delle fs&#8230; non vanno, nessuno&#8230; non so perch\u00e9 ma mi ci fermo davanti, penso che non andr\u00e0 solo questo di fronte ai miei occhi, mi guardo in giro e nessun video funziona&#8230; devo dirlo, son quasi contento, fra tutta questa finta puntualit\u00e0 e messa a punto finalmente un segnale di disturbo, uno schermo che si ribella alla oscena visione di facce sorridenti e soddisfatte&#8230; io s\u00ec, ora sono soddisfatto! Rimango affascinato di fronte a queste bande orizzontali grigine, a questa visione di malfunzionamento, a questa incrinatura, vi rimango cos\u00ec affascinato da rendermi conto che \u00e8 quasi ora per me della coincidenza del treno e cos\u00ec salto a pi\u00e8 pari la sosta quasi obbligata al bar il tramezzino, dietro alla stazione, vera e propria roccaforte del gusto&#8230; mi ha poi detto Francesco di <a href=\"http:\/\/www.cortomobile.it\/\">cortomobile<\/a> (per alessio o roberto: potete fare il link? \/ Ma certo che s\u00ec anche due! <a href=\"http:\/\/www.cortomobile.it\/\">cortomobile<\/a>) che cos\u00ec mi sono risparmiato il secondo commiato funebre dopo ai lampostil&#8230; il tramezzino \u00e8 un lontano ricordo, ora il tutto giace in mano a imperatori cinesi e a ludopatici arrapati di vincite&#8230; herpes zotic per tutti&#8230; orizzonti focomelici&#8230; dove sono le mie pillole? Dopo i lampostil non avrei retto, per fortuna mi sono trastullato con i video che forse comincio a capire essere il segnale della fine&#8230; fine delle trasmissioni&#8230; ma l&#8217;ottimismo impera in me, metto su un bel sorriso da gigione e mi fiondo a Trieste. Visioni multiple fra sala Tripcovitch e teatro Miela, concorso internazionale di lungometraggi, cortometraggi, documentari e retrospettiva su Paradzanov&#8230; manco un lucano voglio di pi\u00f9. Si guida male a Trieste, Sali scendi e ancora Sali, retromarcia, toccatina, fanalino rottino, bigliettino\u2026 lo metto? Ci si muore, si rischia di deperire pian piano alla ricerca di un parcheggino, mi vedo fra mille e cento anni ancora al volante ormai rinsecchito, cumulo di ossa con ancora le forze solo per bestemmiare\u2026 via, vedo un buco, mi infilo, sgomito, scardino, scalcagno, sudo come uno straccio ma alla fine riesco ad uscire vittorioso dall\u2019abitacolo\u2026 sento l\u2019inebriante sensazione di gloria, come al ritiro di un qualsiasi premio, micro vanit\u00e0 d\u2019accatto che puzza di bigattini\u2026 mi accontento di poco, basta un parcheggio per autoesaltarmi. La prima giornata passa liscia o leggermente gasata al massimo, come una ferrarelle che ti leva il piacere di una bevuta del tutto naturale senza tutte quelle bollicine ma al contempo ti leva anche quello ben pi\u00f9 frizzante di sentirsi scoppiare dentro mille e pi\u00f9 bolle che determineranno la fuoriuscita ruttifera\u2026 insomma, \u00e8 quella via di mezzo che non sa n\u00e9 di troppo n\u00e9 di troppo poco, \u00e8 il 6 in pagella, \u00e8 la nazionale italiana di calcio, \u00e8 il teatrino delle compagnie stabili, teatrino compitino perfettino un po\u2019 sciapino. Giuro che mi riprendo.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/artof.jpg\" alt=\"\" title=\"artof\" width=\"620\" height=\"349\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31297\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/artof.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/artof-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">L\u2019inizio non \u00e8 neanche male, <b>SZTUKA ZNIKANIA \/ THE ART OF DISAPPEARING<\/b> di Bartek Konopka (Polonia\/2013) mi assale con visione sporca e appannata mentre un ritmo tribale da Sun Ra forsennato ci fa pensare a quell\u2019outer space che tanto ci fa sognare e tremare, i poliritmi aprono la mente verso dimensioni inaudite, che forse i polacchi stiano giocando a fare i tropicalisti? Sicuramente alle culture tropicali era interessato il regista teatrale Jerzy Grotowski che nel 1980 and\u00f2 ad Haiti per portare con s\u00e9 in Polonia dei sacerdoti vud\u00f9. Amon Fr\u00e8mon allora part\u00ec con lui. Amon come Amon Ra, o il misterioso, il nascosto, ma anche Fr\u00e8mon che somiglia cos\u00ec tanto a free man. Dagli occhi di questo oungan, ovvero il sacerdote maschio nella religione vud\u00f9, viene narrata la difficile situazione della Polonia del generale Jaruzelski\u2026viene narrata la fame, la povert\u00e0 e il senso di sacrificio di un intero popolo. Ma un oungan non dice <i>io credo<\/i>, un oungan dice <i>io servo<\/i>. E Fr\u00e8mon questo fa, Fr\u00e8mon serve e si spende in prima persona per far caracollare il barone samedi, il demone del male che tanto deprime il popolo polacco. Con un rito vud\u00f9 scandito da ritmi percussivi e fiati dissonanti Amon Fr\u00e8mon si attiene al proprio nome, lavorando nascosto per la libert\u00e0. Immagini di repertorio ci fanno rivivere il grigiore di quell\u2019epoca chiamata solidarno\u015b\u0107, scandita da lunghe file per un tozzo di pane, proteste e scarponi chiodati al passo dell\u2019oca.<br \/>\n<i>La societ\u00e0 polacca porta sulle spalle il peso della sua storia molto pi\u00f9 di quella haitiana. Il grigio dunque rappresenta anche l\u2019impossibilit\u00e0 di lasciarsi indietro il passato, mentre i colori vivaci richiamano lo scorrere pi\u00f9 naturale e spensierato, talvolta anche pi\u00f9 superficiale della vita.<br \/>\nPer quanto riguarda la sceneggiatura, ne \u201cL\u2019arte di scomparire\u201d, la narrazione \u00e8 condotta da una voce fuori campo. Non si tratta della voce originale di Amon Fr\u00e8mon e questo riflette il fatto che nemmeno le immagini siano autentiche, ad eccezione di alcuni filmati in bianco e nero degli anni ottanta che sono riuscito a trovare dopo un\u2019estensiva ricerca. Si pu\u00f2 dire che \u201cL\u2019arte di scomparire\u201d sia fondamentalmente un biopic che \u00e8 stato convertito in un mockumentary, un falso documentario. D\u2019altra parte sarebbe stato impossibile trovare una qualche testimonianza digitale dei riti vodoo praticati ad Haiti all\u2019epoca e non solo per mancanza di dispositivi tecnologici vista la povert\u00e0 in cui versa il paese, ma anche a causa di una superstizione a cui gli abitanti sono legati, ovvero la convinzione che fotografare o filmare qualcuno equivalga a strappar via un pezzo della loro anima. Soprattutto all\u2019inizio, questa mancanza di prove mi ha fatto sentire come se non fossi interamente onesto con il pubblico.<\/i><br \/>\nE mentre l\u2019albero della vita prende fuoco per il rito appena consumato che porta alla morte del demone samedi incarnato in Jaruzelski mi viene in mente la frase di Amon: <i>un oungan non dice io credo, dice io servo!<\/i> Cristiani, qui c\u2019\u00e8 solo che da imparare!<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Jonynas.jpg\" alt=\"\" title=\"Jonynas\" width=\"620\" height=\"379\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31298\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Jonynas.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Jonynas-300x183.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Si passa al primo lungometraggio in rassegna, il lituano <b>LOSEJAS \/ THE GAMBLER<\/b> (Lituania-Lettonia\/2013). Nascere in una societ\u00e0 comunista, crescere in una societ\u00e0 comunista, vivere in una societ\u00e0 comunista plasma la mente. E quando i comportamenti sono ormai precostruiti, stereotipati, un cambiamento radicale pu\u00f2 causare sbandamenti. Tilt. Come l\u2019arrivo del capitalismo pi\u00f9 sfrenato. Ignas Joninas, regista alla seconda prova su lungo, ci narra molto bene questa nuova realt\u00e0 della Lettonia, dove tutto \u2013 ma proprio tutto \u2013 \u00e8 a portata di denaro. Vincentas, medico modello del pronto soccorso, ha una sola passione, il gioco d\u2019azzardo. E si sa, il gioco non \u00e8 solo vittoria o perdita, il gioco \u00e8 brivido, \u00e8 quel fremito che ti raggiunge mentre il tuo cavallo sta lottando con quadricipiti e femori\u2026 e forse non \u00e8 pi\u00f9 nemmeno importante il denaro, ma solo la sensazione del baratro, della vertigine del proprio essere in bilico fra le stelle e le stalle\u2026 solo al ritorno a casa aprendo un frigo semivuoto con una coltivazione di muffa all\u2019interno e una scatoletta di alici scadute ci si ritrova davanti alla propria miseria. Poich\u00e9 la casa sar\u00e0 inevitabilmente vuota, habitat di una solitudine dove ogni presenza \u00e8 stata scalzata via dalla malattia del gioco. Qualcuno ha detto gioco? e allora via coi giochi, Vincentas e i colleghi  rimediano ai soldi mancanti e alle condizioni generali di un paese distrutto scommettendo su tutto, ma proprio tutto\u2026 fino all\u2019irrimediabile. Il giro di soldi \u00e8 cos\u00ec ampio che, con leggerezza e un pizzico \u2013 ma solo un pizzico \u2013 di incoscienza, tutto il pronto soccorso scommette su chi sar\u00e0 il primo a morire nell\u2019ospedale fra diversi pazienti critici. Cos\u00ec un meningioma paga molto di pi\u00f9 rispetto ad un astrocitoma, una cirrosi paga molto meno di una febbre per setticemia. Lo schermo diventa per me interferenza come a Mestre, la fine delle trasmissioni \u00e8 vicina. Torna e ritorna la Turandot e Vincentas ipnotizzato ascolta il famoso acuto <i>Vinceeer\u00f2\u00f2\u00f2<\/i>. Ed effettivamente vince, e i soldi non mancano e finalmente la vita pare sistemarsi, e il brivido continua e gli swingle sisters che rifanno Bach mi fanno impazzire e le dita come per magia vanno da sole. Tutto insomma andrebbe bene per Vincentas se non si facesse avanti l\u2019amore per Ieva. La collega sembra l\u2019unica ad aver mantenuto un briciolo di umanit\u00e0 e si oppone a questa roulette di morte. Quando il figlio di Ieva si ammaler\u00e0 di un tumore curabile solo con farmaci molto costosi, Vincentas sar\u00e0 messo alle strette fra soldi facili e responsabilit\u00e0. Ma tutti i colleghi saranno contro la coppia. Il pedale del grottesco \u00e8 insomma spinto quasi all\u2019eccesso e anche alcune scelte registiche sono la dimostrazione che l\u2019autore si \u00e8 lasciato prendere la mano riprese a tratti rocambolesche come nemmeno il Sorrentino ultimo, anche dove non servirebbero affatto, appesantiscono un po\u2019 la visione di questo lungometraggio a tratti agghiacciante.  Per un attimo mi balena l\u2019idea, chiss\u00e0 come sarebbe far parte della cricca di questi scommettitori infami e dal cinismo imperterrito. Sicuramente punterei forte sulle meningoencefaliti mentre lascerei perdere gli anziani: le geriatrie sono piene zeppe come ovetti, e che non si provi a lasciare che la natura faccia il proprio corso\u2026 i parenti, quest\u2019ammasso pulcioso che chiama amore un mero egoismo, pretendono la rianimazione coatta anche di vere e proprie mummie da far impallidire Anubi\u2026 <i>ha mosso un occhio, io so che mi sente<\/i>\u2026 signora, \u00e8 un fottuto nistagmo e non \u00e8 un bel segno e soprattutto ormai quello che  lei chiamava  padre \u00e8 un vegetale tenuto in vita da macchine, un potenziale immortale di cui sarebbe ghiotto Romero per nuove scintillanti pellicole\u2026 l\u2019uomo, giovane o vecchio, ha bisogno di dignit\u00e0, nella vita cos\u00ec come nella morte\u2026 AMEN.<br \/>\nCon la testa che ronza pensieri infausti e con la visione di schermi perduti nelle interferenze mi dirigo verso il teatro MIELA, dove mi aspetta il primo capolavoro di quest\u2019anno. Sergej Avedikian e Olena Fetisova danno vita a una sentita commemorazione sotto forma di fiction a Sergej Paradjanov: PARADJANOV (Ucraina-Francia-Georgia-Armenia\/2013). Figura carismatica e quasi mitologica, Paradjanov ha avuto una vita difficile e tormentata: come ogni precursore ha scardinato modi codificati, consuetudini che sapevano (e sanno) di morte, le ha scalzate via come un bimbo coi soldatini sul tavolo. E quello che ci viene presentato \u00e8 proprio un bimbo cresciuto troppo, un uomo che riesce a salvarsi da e nell\u2019oblio solo grazie all\u2019amore tutto infantile per la vita, un amore che lo porta ad essere non un autore ma una vera e propria orchestra, una sinfonia, un fiume in piena di creativit\u00e0 e genialit\u00e0. Tutto quello che gli passa per le mani sboccia, rifiorisce, che sia cinema o arti plastiche o collage o anche, uh, cappelli. Questo il regime, il cui colore unicopossibileimmaginabile \u00e8 il grigio piombo, non pu\u00f2 sopportarlo. Film censurati, prigionia per facilitazione alla prostituzione e omosessualit\u00e0, difficolt\u00e0 economiche, impossibilit\u00e0 produttive, sceneggiature cestinate.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/S-PARAJANOV-SAYAT-NOVA-1968.jpg\" alt=\"\" title=\"S-PARAJANOV-SAYAT-NOVA-1968\" width=\"620\" height=\"514\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31299\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/S-PARAJANOV-SAYAT-NOVA-1968.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/S-PARAJANOV-SAYAT-NOVA-1968-300x248.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Opere tacciate di decadenza e blasfemia erano in realt\u00e0 solo opere all\u2019avanguardia\u2026 largo all\u2019avanguardia, gran pubblico di merda! Un cinema che ha un respiro ampio, circolare, riprese statiche di un rigore formale vicino alla perfezione, intanto che le immagini di <i>Paradjanov<\/i>\u2019 e poi di <b>SAYAT NOVA \/ IL COLORE DEL MOLOGRANO<\/b> (Sergej Paradzanov, URSS\/1968-69) volteggiavano soavi di fronte a me chiedevo miracoli alle mie retine, che tutto venisse impresso e fermato\u2026 per accompagnarmi nel freddo, per coprirmi durante l\u2019inverno di visioni assuefatte della pi\u00f9 mefitica normalit\u00e0, per ossigenarmi il cervello che si vorrebbe gi\u00e0 atrofico all\u2019et\u00e0 di 30 anni, con buchi alla risonanza peggio del gruviera, preda di topi in cravatta ghiotti del formaggino cerebrale. Ho trovato in queste immagini tanta freschezza ed allo stesso tempo una natura arcaica che pareva provenire da tempi lontanissimi, ho capito da chi si sono inspirati tantissimi, fra i quali i miei conterranei teatranti della <a href=\"http:\/\/www.raffaellosanzio.org\/\">Soci\u00e8tas Raffaello Sanzio<\/a>. Si esce dal Miela contenti, pronti a quello che ci aspetta. Tempo di uno spuntino che non mi soddisfa per nulla\u2026 e non \u00e8 forse colpa dello spuntino, ma di chi lo mangia, cio\u00e8 io\u2026 mi piace ricordare <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16786\"><i>Taxidermia<\/i><\/a> di Gy\u00f6rgy P\u00e1lfi, dove il campione di mangiata descrive il momento magico in cui sente il proprio corpo deformarsi mentre il cibo entra, entra in modo sgraziato, non fa file all\u2019inglese, diciamo che somiglia pi\u00f9 ad una fila italiana&#8230; scomposta, sbraitante, furbetta, anarcoide\u2026 ecco, cos\u00ec mi aspettavo lo spuntino tanto atteso, un dilata budella con moto vorticoso gluglu fino allo stomaco per poi prepararsi all\u2019ultima maratona intestinale, percorso a zig-zag simile ad un labirinto\u2026 metri su metri\u2026 possibile?! ebbene s\u00ec, cos\u00ec sembrerebbe, metri su metri di budella e vesciche e tubazioni che vanno sempre pi\u00f9 gi\u00f9, sempre pi\u00f9 a fondo nel disgusto, sempre di pi\u00f9 finch\u00e9 ci si siede con un <i>opl\u00e0<\/i>, un rumorino, un altro, dilatazione, sforzo ginnico, dilatazione, ecco ci siamo, diamine non ho nulla da leggere, eccolo, sforzo, forse l\u2019ultimo, magari fosse l\u2019ultimo, sforzo, ancora e al\u00e8, il ciclo \u00e8 completo, la fabbrica di cacca anche oggi ha donato nuova linfa e melma al mondo\u2026 tristo destino il nostro, costretti a vedere ogni giorno cosa si annida dentro di noi, a sentire col nasino abituato a dior e chanel  tutto quello di cui siamo stati capaci\u2026 come si fa ad avere fiducia di esseri cos\u00ec, costretti a produrre liquami con moto perpetuo?<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/le_grand_cahier.jpg\" alt=\"\" title=\"le_grand_cahier\" width=\"620\" height=\"349\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31300\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/le_grand_cahier.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/le_grand_cahier-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Entro in sala Tripcovich con queste domande, si spegne la luce, primi fotogrammi\u2026 \u00c1gota Krist\u00f3f, <i>La trilogia della citt\u00e0 di K.<\/i>, \u00e8 da tanto che vorrei leggerlo ma una pila di libri mi attanaglia e mi minaccia, tento ogni giorno di vederla calare ma non c\u2019\u00e8 verso, sempre in bilico sulla mia capoccia mentre dormo\u2026morire sotto a centinaia di pagine, migliaia\u2026 soffocato da un punto e virgola? Don Ciccio Ingravallo non si raccapezzerebbe, questo mondo \u00e8 troppo caotico, forse \u00e8 stato un suicidio, forse un omicidio dettato da\u2026 forse una cospirazione dei punti esclamativi, forse\u2026 insomma, ancora non sono riuscito a leggere la celebre trilogia, ma questo <b>A NAGY FUZET \/ LE GRAND CAHIER<\/b> (Ungheria-Germania-Austria-Francia\/2013) di Janos Szasz mi ha convinto ad andare nella prima libreria per accaparrarmelo (incredibile che esistano termini cos\u00ec nella lingua italiana\u2026accaparrarmelo!), poich\u00e9 dalle pagine di \u00c1gota Krist\u00f3f \u00e8 tratto! <i>Le grand cahier<\/i> \u00e8 il grande quaderno su cui tutto segnare che regala il padre dei gemelli Egyik e Masik. La famiglia unita \u00e8 piena di gioia, giorni felici di beckettiana memoria, ma foschi rumori incombono sull&#8217;Europa, passo dell\u2019oca e marcette mentre un fumo nero copre tutto\u2026 il padre \u00e8 costretto a partire, i due gemelli accettano le indicazioni paterne, scriveranno tutto nel grande quaderno e annoteranno tutto, poich\u00e9 aspettano solo il momento in cui far rivedere al padre come sono stati bravi e prendersi le carezze e i baci. La madre porta i due figli dalla propria madre, la nonna materna, sorta di strega deforme e grassissima che comincia sin da subito a maltrattare i due gemelli. Fra una bastonata e l\u2019altra i due imparano a soffrire, imparano che cosa pu\u00f2 essere l\u2019uomo e come riuscire a non capitolare di fronte all&#8217;assurda disumanit\u00e0 del mondo\u2026 \u00e8 insomma una sorta di film di formazione, una anatomia dei vari passaggi con cui i due gemelli costruiscono una propria morale, una propria coerenza con cui stare su questa terra. Gi\u00e0 Golding ci aveva fatto vedere come persino i bambini sono capaci del male, lo cercano come l\u2019orso yoghi i cestini&#8230; ma qui c&#8217;\u00e8 dell&#8217;altro&#8230; mentre i bambini del signore delle mosche si riprenderanno nel finale come le cavie del mago Silvan al grido <i>svegliati<\/i>, i due gemelli avranno cambiato epigeneticamente la propria forma mentis\u2026 la loro esperienza di stracci e legnate, il loro vivere immersi nella violenza porter\u00e0 direttamente il DNA a modificarsi\u2026nulla riuscir\u00e0 pi\u00f9 a tornare come prima, i due non si risveglieranno nemmeno quando saranno chiamati da Silvan, poich\u00e9 ormai il corredino genetico ha assimilato l\u2019esperienza e grazie alla plasticit\u00e0 neuronale questa si \u00e8 impressa, come uno stampino, provocando cambiamenti nella corteccia frontale\u2026 mi spiego cos\u00ec come mai il cinema dell\u2019Europa dell\u2019est \u00e8 spesso cos\u00ec violento e freddo\u2026 anni e anni di comunismo hanno forgiato corteccie e corteccine\u2026 epigenetica\u2026 due piccole iene, il mondo cos\u00ec li ha voluti e cos\u00ec paiono alla fine i due gemelli, che uccidono come se nulla fosse, come se fosse un atto di giustizia verso un mondo che non ha pi\u00f9 alcun senso, nel quale nemmeno la vita ha pi\u00f9 alcun senso&#8230;  e dove nemmeno la vita ha alcun senso\u2026 la fotografia di Christian Berger, gi\u00e0 DOP de <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11659\"><i>Il nastro bianco<\/i><\/a>, \u00e8 meravigliosa, l\u2019incedere \u00e8 incalzante e, mentre le atrocit\u00e0 si reiteravano sul grande schermo, sentivo anche in me una sempre pi\u00f9 marcata difficolt\u00e0 a capire cosa \u00e8 giusto e cosa no, su quale base costruire una morale in tempi come i nostri totalmente deprivati di senso. Dopo tale visione non ha alcun senso il film successivo, una commediola terribile di 98 minuti lunghi come un infinito supplizio&#8230; la palpebra cade, io rimango fermo come una razza, faccio finta di nulla, sogno di essere in bicicletta, comincia una salita gradevole, poi si fa pi\u00f9 ripida, sorpasso tutti, da Bartali a Coppi, al quale con fare malandrino tocco il naso come fosse una reliquia, passo Pantani e mi viene quasi da piangere di fianco a questo gigante minuscolo, migherlino\u2026 in una parola<i> fragile<\/i>, come le scritte sui pacchi postali\u2026 passo di fronte agli amici schierati che applaudono, brucio quasi i pignoni\u2026 li sento, per davvero, gli applausi, mi sveglio che il film \u00e8 finito\u2026 quasi commosso dalla cosa applaudo anche io, pi\u00f9 alla mia salita che al film, che ha l\u2019unico merito di essere finito. Al che con Viviana di  <a href=\"http:\/\/www.cortomobile.it\/\">cortomobile<\/a> si va al <i>grip<\/i>, assai meno danzereccio dello scorso anno&#8230; oppure nel frattempo capit\u00f2 a me di invecchiare? arf, dicono che senza barba dimostro dieci anni de meno, ma io mi ostino e vai col pelo lungo setoloso e selvaggio. Il secondo giorno di festival \u00e8 domenica, giornata di dolci dormite e solitamente vortichio di palle e noia\u2026vago per una citt\u00e0 che \u00e8 un fantasma, manca solo il lenzuolo, ogni pietra potrebbe parlare, ogni metro \u00e8 in bilico fra la decadenza e la sontuosit\u00e0\u2026 cammina e cammina arrivo in un bel buffet, davanti al bancone il nostro orso bruno marsicano non sapeva che scegliere, colto da raptus bulimico scelse tutto, ma proprio tutto\u2026 passarono cos\u00ec dall\u2019esame delle fauci orsine o anche orsoline patate in tecia dalla crosticina inebriante, verdure fritte in una pastella croccante, baccal\u00e0 mantecato alla maniera veneta, polpette di pesce e gnocchi de pan, questi ultimi la classica ricetta svuota dispensa che mi pare sempre pi\u00f9 attinente coi tempi d\u2019oggi in cui sarebbe bene non buttare via nulla, malvasia istriana a fiumi e ancora un angolo libero per il dolcetto, un delizioso simil strudel dal nome strucolo che fece rizzare il pelo della collottola all\u2019orso marsicano\u2026strucolo&#8230; struffoli! cosparsi di miele e deliziosamente tempestati di zuccherini, solamente a qualche grado di latitudine pi\u00f9 a sud. Vorrei fare una pubblicit\u00e0 occulta ma non troppo alla Brioschi&#8230; torno in me e dismetto i panni del\u2019orso marsicano, potessi avere almeno un brioschi e dimenticare tutte le fatiche digestifere con un ruttino! Invece vago a met\u00e0 fra lo sbronzo e il gonfio, il tronfio\u2026 mi tocca camminare, macinare metri e chilometri per far scendere il livello di tutta questa marea di cibo saturante\u2026 mi offro anche un grappino, la fine vicina est!<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Trenovaamosca.jpg\" alt=\"\" title=\"Trenovaamosca\" width=\"620\" height=\"349\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31301\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Trenovaamosca.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Trenovaamosca-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Mi infilo in sala che sono ormai le 16 per simpatico documentario <i>romagnule<\/i>, <b>IL TRENO VA  A MOSCA<\/b> di Federico Ferrone e Michele Manzolini (Italia-UK\/2013), miei conterranei alla ribalta con storia di compagni che nel lontano 1957 presero il treno ed andarono a Mosca per vedere il festival mondiale della giovent\u00f9 socialista\u2026 mettendosi in luce come al solito per simpatia e un poco di minchioneria, i miei conterranei di Alfonsine mi inteneriscono con la <i>s<\/i> sibilante e l\u2019immancabile <i>ci\u00f2<\/i>\u2026 i nostri fra una galanteria e un ballo videro come la realt\u00e0 comunista fosse in realt\u00e0 lontana dall\u2019idillio tanto sperato\u2026 avanguardia romagnola, semplici cittadini (chi medico, chi carrozziere) che vollero vedere con i propri occhi come stavano le cose, ben lontani da beoni che dieci anni dopo sfoderavano libretti rossi incitando Mao mentre papi pagava le rate universitarie. Se mi avessero messo anche gli sciucar\u00e8n (fantomatici figuri che accompagnano il liscio a tempo di\u2026 frusta!!!) mi sarei sciolto\u2026 campanilismo\u2026tempo di fare un ruttino che sa di inizio digestione e una bionda in-cre-di-bi-le (lo so, ormai sillabare fa, ahim\u00e8, molto Renzi&#8230;)&#8230;<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Banklady.jpg\" alt=\"\" title=\"Banklady\" width=\"620\" height=\"349\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31302\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Banklady.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Banklady-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">io non ci sono abituato, non so dove guardare, sono allibito, non solo sale sul palco un essere senza barba, ma anche con due gambe\u2026 ehm, mi trattengo\u2026 lei \u00e8 Nadeshda Brennicke, la protagonista di banklady, <b>BANKLADY \/ LA SIGNORA DELLE BANCHE<\/b> (Germania\/2013) film diretto da Christian Alvart presentato nella sezione <i>sorprese di genere<\/i>. Nella Germania Ovest, grigia e ancora profondamente scossa, un paese dilaniato che tentava disperatamente di gettarsi dietro di s\u00e9 il senso di colpa (nessuno lo ha cos\u00ec ben descritto come Arno Schmidt nella trilogia composta da <i>Dalla vita di un fauno<\/i>, <i>Brand\u2019s Haide<\/i> e <i>Specchi neri<\/i>), una piccola fiammiferaia lavora in una industria di carte da parati da far impallidire Jannelli&#038;Volpi&#8230; il bel viso sognante, lo sguardo perso magari dentro quella casa che potr\u00e0 ospitare le carte da parati che le passano di fronte tutto il giorno\u2026 forse sogna\u2026 il matrimonio? Sogno borghese di ogni fanciulla, accasarsi, amarsi, confortarsi, riprodursi\u2026 consolarsi? La nostra invece sogna un luogo, ben preciso come un sogno colto nella nebbia morfeica, lei, la piccola fiammiferaia, sogna Capri\u2026di cui chiaramente non sa nulla, ma quel poco le basta, quella promessa di tepore, sole, mare, bella gente e magari un goccio di champagne la fa volare alto con i circuiti neuronali. Ma ogni giorno i piedi, cos\u00ec ben piantati nelle nuvole, tornano pesantemente a terra come legati a un macigno pesantissimo\u2026 il ritorno a casa \u00e8 un bagno di sciatteria, il padre superomista in sedia a rotelle che ha nostalgia della propria divisa SA, la madre che cammina con piccoli passi per casa per non incontrare la propria ombra, l\u2019arredamento opprimente, i colori spenti\u2026 finch\u00e9 un incontro fortuito far\u00e0 entrare Gisela in un vortice di sentimento e adrenalina. Basta una parrucca, qualche vestito sgargiante ma soprattutto l\u2019idea di Capri all\u2019orizzonte per trasformare la nostra piccola fiammiferaia (molto meno fiammiferaia comunque dell\u2019omonima kaurismakiana) in una rapinatrice bancaria che salta subito al clamore della stampa grazie allo pseudonimo banklady. Ma la regola ferrea fra Gisela e il socio tassista, Hermann, \u00e8 che l\u2019amore resta fuori dal lavoro. Regola che Gisela tenta subito di piegare e alla fine riuscir\u00e0 a vincere completamente. Film carino, leggero, molto divertente, tratto da una storia vera\u2026 negli anni &#8217;60 Gisela Werler fu davvero la prima bank robber della storia tedesca, commise molte rapine con il compagno e, una volta scontata la pena, concluse la propria vita col partner di kalashnikov. Come i sogni possano traghettare prima la mente e poi il corpo tutto verso lidi inaspettati\u2026 anche se si tratta del lido di Capri! Finale romantico, un po&#8217; hollywoodiano, qualche brivido di fastidio lungo la schiena ma alla fine, a volte, pure io ho bisogno di uno straccio di consolazione\/illusione. Il film finisce, la bionda se ne va e a me non resta che seguirne i passi fin fuori la sala, fino a quando il mio sguardo va a sbattere nel porro peloso nella guancia della mia vicina di posto&#8230; \u00e8 troppo, urge un grappino! Nella hall guardo, frugo con la vista, tutti paiono assolutamente interessanti, ci sono facce da idee ben precise, facce che paiono sapere Hegel come fosse una filastrocca ninnanannaninnaoh, facce barbute che ormai \u00e8 un trend e allora me la taglio, facce sconsolate del tipo ma non potevamo andare a vedere Zalone?, facce contrite, facce con trito di cipolla e prezzemolo, facce da manicomio, facce da cazzo, facce snob che barba questo ultimo film non si fa pi\u00f9 cinema come una volta, facce da clan, facce da critici, facce da triestino a cui piace davvero troppo la grappa, facce amareggiate per essere al mondo, facce a 64 denti, facce da valium, facce che non sono mai contente, facce arrossate, facce bianco cadavere&#8230; Ma chi mi vede che penser\u00e0? Che faccia ho? Bah, meglio non chiederselo, dopo a <i>Banklady<\/i> le possibilit\u00e0 potrebbero essere da allupato oppure da disperato&#8230; oppure, peggio, una faccia insignificante, che tutti guardano solo di rimbalzo e che dopo qualche attimo scivola via dalla memoria&#8230; tentare di rimanere aggrappati agli altri, tentare di essere amati&#8230; scivolare via&#8230;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Plynace-wiezowce.jpg\" alt=\"\" title=\"Plynace-wiezowce\" width=\"620\" height=\"348\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31303\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Plynace-wiezowce.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Plynace-wiezowce-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">il grappino \u00e8 finito, si torna in sala per <b>PLYNACE WIEZOWCE \/ FLOATING SKYSCRAPERS<\/b> di Tomasz Wasilewski (Polonia\/2013). Kuba \u00e8 un nuotatore, ogni anno sembra sia il suo anno e questo anche un po\u2019 di pi\u00f9, \u00e8 in procinto di diventare un vero campione, il mister punta su di lui, la madre punta su di lui, la fidanzata punta su di lui\u2026 su quelle spalle muscolose e nodose si poggiano queste aspettative, tanto pesanti da rischiare di farlo affondare in stile libero&#8230; lo stile libero, quello vero, che Kuba non si sogna nemmeno di poter sognare. I corpi perfetti entrano ed escono dallo specchio d\u2019acqua, \u00e8 un tripudio di deltoidi e retti femorali, tricipiti e tibiali anteriori&#8230; la testa invece, beh quella non c\u2019\u00e8 allenamento che tenga, viaggia da sola, staccata dal corpo cos\u00ec ben disciplinato, e non si sa dove si pu\u00f2 finire, una sinapsi tira l\u2019altra&#8230; imposizioni, stili imposti, famiglia per abitudine, scelte per abitudine, corpo impostato, dorso perfetto, delfino perfetto, stile perfetto&#8230; ma la testa? Quella se uno la lascia andare pu\u00f2 pretendere cose pazzesche, pu\u00f2 montarsi, ehm, la testa, pu\u00f2 quasi aspirare a uno stile libero, ma libero per davvero, lo stile che dovrebbe avere ognuno, il proprio e basta senza alcuna intromissione del mondo esterno&#8230; Kuba vuole lo stile libero, lui nemmeno lo sa ma la sua testa trama, fino a quando conosce un tale, un ragazzo efebico dalla pelle di alabastro&#8230; stile libero Kuba, contro ogni norma, contro ogni aspettativa, contro ogni pensiero prestabilito&#8230; Kuba scopre un mondo nuovo, libero di amare qualcuno anche se si chiama Michal ed \u00e8 un ragazzo, tenta di essere come desidera essere in una Polonia che non pare accettare la libert\u00e0 sessuale. Riuscire in un vero e proprio stile libero \u00e8 per Kuba una vertigine per la quale abbandonare allenamenti e finti amori, come quello con Sylwia, fidanzata che non capisce i cambiamenti di Kuba, non li accetta&#8230; ma gli stili non possono essere liberi, questo apprendiamo mentre il corpo di Michal rimane a terra in una pozza di sangue con la testa sfasciata&#8230; la testa, come il corpo, pare ancora oggi, nel 2014, obbligata a seguire uno stile ben codificato e coordinato&#8230; stile libero? Sui titoli di coda mi appaiono nuovamente schermi vuoti, schermi che non vanno, l&#8217;interferenza, la fine delle trasmissioni&#8230; sono al limite della detonazione.  Fuori dal cinema incontro i corto mobilieri, un figuro mi si avvicina, mi saluta ed io contraccambio\u2026mi dice che gli \u00e8 piaciuto il mio film a Pordenone&#8230; lo ringrazio&#8230; Pordenone? mai stato, mai vista&#8230; ho un sosia! Questa casualit\u00e0 mi fa conoscere la mente dietro <a href=\"http:\/\/www.brebfilm.it\/\">Breb Film<\/a>, Duccio, ovvero un gentleman nascosto dietro un viso che potrebbe ricordare un partecipante ai moti dinamitardi ottocenteschi&#8230; la serata \u00e8 bella, la compagnia pure, basta film, isso bandiera bianca.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Caro lettore, spossato? Immagina me, ho il polpastrello infuocato e in pi\u00f9 scrivo spremendomi le meningi dato che la memoria di quelle giornate incomincia a svanire&#8230; tieni duro e che sai baba sia con te!<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Il giorno dopo \u00e8 tempo di bici, inforco una datata e faccio il figo o quasi facendo il verso all\u2019eroica, i ciclisti seri (che mi fanno un po\u2019 invidia, avrei voluto portare anche io la mia bellissima tutina da pseudobatman sovrappeso) sorridono e salutano, si \u00e8 tutti un po\u2019 pi\u00f9 cortesi sulle due ruote&#8230; forse perch\u00e9 si sta facendo tutti una fatica dell\u2019ostregheta, ci si guarda senza il tipico rancore da automobile, ci si sorride sornionamente, si fanno apprezzamenti alle cicliste ad alta voce&#8230; assume tutto un manto di innocenza, di ingenuit\u00e0&#8230; vecchi panzuti sfiondano sulla provinciale che fa tutta la costa e va verso Monfalcone, hanno i piedini sproporzionati, paion pinguini ballerini, esseri aggraziati pur nella spumosit\u00e0 strabordante di tute striminzite dai colori pi\u00f9 improbabili&#8230; bevendo il mare con gli occhi pedalo come un somaro e per oggi la mia retina ha avuto di gi\u00e0 il suo cinema privato, non ho bisogno d\u2019altro. La sera l\u2019alcool obnubila, la parlantina cresce, mi sento logorroico, faccio battute del cazzo, la notte incombe con il carico di greve oscurit\u00e0 e Trieste si anima di presenze, camminano invisibili agli occhi per strade sgarrupate, l\u2019alcool acuisce i sensi, sentirli e non vederli, un\u2019altra grappa? no grazie, <i>hic<\/i>, sugli schermi torna la fine delle trasmissioni&#8230; avrei dovuto capirlo, presagi catodici&#8230; <i>hic<\/i>, niente pi\u00f9, solo una scalpiccio veloce e sussurri brevi, disarticolati nella notte, ammantati di nebbia, effetto gotico alla Bava, triestini, istriani, kaputt, camicie nere, camicie scure, passo dell\u2019oca, nebbiolina in agguato, kaputt, schermi fuori uso, immagini distrutte alla faccia di San Tarasio protettore delle immagini, kaputt, devo rileggere malaparte, kaputt, kaputt. Nei meandri della mente resa demente dall\u2019alcool e forse da una tutta naturale predisposizione sbatto fra mille rumori di voci contro un ragazzone, si volta, la camicia per mia fortuna \u00e8 floreale.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/judgment.jpg\" alt=\"\" title=\"judgment\" width=\"620\" height=\"350\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31306\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/judgment.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/judgment-300x169.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Penultimo giorno, ormai siamo al 12 marzo e il TFF \u00e8 finito da un mese e mezzo&#8230; mi ricordo di documentari allucinanti, il primo ungherese ed il secondo austriaco, entrambi impressionanti&#8230; l\u2019uno per la feroce realt\u00e0 della nuova estrema destra e l\u2019altro per l\u2019assurdit\u00e0 della legge austriaca nei confronti degli extracomunitari. <b>JUDGMENT IN HUNGARY \/ SENTENZA IN UNGHERIA<\/b> di Eszter Hajdu (Ungheria-Germania\/2013) racconta dei mesi passati dalla regista in aula durante il processo verso 5 esponenti dell\u2019estrema destra ungherese (molto rappresentata, organizzata e istituzionalizzata) appartenenti al famigerato partito Jobbik. Mesi laceranti in cui la famiglia delle vittime Rom \u00e8 costretta a vedere gli energumeni pi\u00f9 e pi\u00f9 volte, a sopportarne la strafottenza, la baldanza e la noncuranza&#8230; il padre di una vittima nel giro di breve trover\u00e0 la morte stroncato da un infarto. Agghiacciante.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Die727TageohneKaramo.jpg\" alt=\"\" title=\"Die727TageohneKaramo\" width=\"620\" height=\"257\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31307\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Die727TageohneKaramo.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Die727TageohneKaramo-300x124.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">L\u2019Austria di <b>DIE 727 TAGE OHNE KARAMO \/ I 727 GIORNI SENZA KARAMO<\/b> (regia di Anja Salomonowitz, Austria\/2013) non \u00e8 da meno in quanto a incivilt\u00e0. Ne sapeva qualcosa Tommaso Bernardi, che in tutta la sua corposa opera ha rimarcato pi\u00f9 e pi\u00f9 volte la grettezza e l\u2019ottusit\u00e0 della societ\u00e0 austriaca, di quella borghesia che si d\u00e0 a balli in frac bagnati da champagne ma che ha un cuore nero come la svastica e un cranio piccolo piccolo, mentre la zolla di terra \u00e8 da sempre attaccata ai tacchetti della scarpa in cuoio lucido. E fra un valzer e l\u2019altro, mentre l\u2019odore di Sachertorte si espande dolcemente nell\u2019aria, mentre il sole tramonta e rilascia l\u2019ultimo riverbero di luce rossastra sul Danubio, gli austriaci si inventano leggi che fanno rabbrividire, lontane (ma assai prossime) parenti delle leggi razziali&#8230; e cos\u00ec pu\u00f2 capitare che cittadini immigrati sposati regolarmente in Austria si ritrovino dopo anni la polizia alla porta, driiiin, <i>lei non ha il diritto di rimanere in Austria, il suo passaporto \u00e8 stati rilasciato da un paese non appartenente all\u2019Europa<\/i>&#8230; e cos\u00ec via, tocca seguire l\u2019omino grigio coi baffetti corti e il puzzo di birra e w\u00fcrstel&#8230; ecco dove si stana il cuore nero, fra quelle Alpi che promettono relax e cioccolata, pascoli di mucche mansuete, valzer e debutti in societ\u00e0&#8230; in fondo chi di baffetti era esperto era proprio austriaco&#8230; non sono bastati i tramonti sulle cime, il riverbero della luce sulla neve, i paesaggi bucolici, le ragazze con gli abiti tipici dalle trecce biondissime, le torte Sacher e la birra spumosa, nulla \u00e8 bastato dal trattenere l\u2019amore per il cuore nero&#8230; allora come oggi! L\u2019Europa da cos\u00ec poco tempo formata insomma inizia gi\u00e0 a rodersi, sono cominciati a risuonare i primi inni nazionali urlati con foga e con mal celata cattiveria, per tutti gli <i>ismi<\/i> sar\u00e0 una nuova alba dorata, una entropia tale colpir\u00e0 le nazioni e i popoli sino al dissolvimento&#8230; Luigi Ferdinando Cellini ci aveva visto giusto, checch\u00e9 ne dicesse Sartre.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/streamoflove.jpg\" alt=\"\" title=\"streamoflove\" width=\"620\" height=\"349\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31304\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/streamoflove.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/streamoflove-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Per fortuna arriva un doc leggero leggero, <b>SZERELEM PATAK \/ STREAM OF LOVE<\/b> di \u00c1gnes S\u00f3s (Ungheria\/2013). In Transilvania dei contadini trascorrono una vita felice, nonostante gli anni che avanzano, nonostante la evidente arretratezza tecnica, nonostante uno scorrere del tempo monotono che piegherebbe un cittadino qualsiasi di una citt\u00e0 qualsiasi europea dove tutto \u00e8 un flusso, dove tutto scorre attorno a te&#8230; qui invece, dove tutto \u00e8 fermo e l\u2019aria pure sembra muoversi con parsimonia per non mutare nulla o quasi, qui dove il tempo pare non passare e il gracidare delle rane \u00e8 una sinfonia reiterata all\u2019infinito, qui dove l\u2019odore \u00e8 sterco e fieno e fiori e dove l\u2019uomo non \u00e8 ancora 2.0, beh insomma in questo sperduto villaggio della Transilvania i contadini, degli anziani sugli 80 anni, parlano ancora di amore e desiderio. \u00c8 incredibile la naturalezza con cui anziane che potrebbero essere mia nonna parlano di come vorrebbero esser prese, di come fu bello con quel tale ed un po&#8217; meno con l\u2019altro, di come parlino di quale vedovo sia desiderabile e quale no&#8230; \u00e8 una gioia sentirle chiocciare cos\u00ec, \u00e8 davvero un flusso di vita che la nostra societ\u00e0 intrisa di impeti mortiferi nega in ogni sua piega, in ogni manifestazione. \u00c8 forse anche un richiamo alla semplicit\u00e0, un ritorno all\u2019animalit\u00e0 che ci permetterebbe di affrontare la vita con i mezzi datici dalla natura&#8230; i sensi sempre pi\u00f9 soggiogati dalla tirannia della visione, l\u2019olfatto reciso, il tatto monco&#8230; e la nostra ragione che crede di poter fare a meno di quello che i nostri recettori ci dicono, ci consigliano&#8230; autarchia di teste che si credono pensanti&#8230; allora s\u00ec, evviva \u00c1gnes S\u00f3s e queste anziane che senza nessuna falsa pudicizia blaterano ai 4 venti la loro voglia di amare, di fare sesso, di godere ancora una volta perch\u00e9 solo cos\u00ec tentano di sconfiggere la morte o forse di scontare la vita&#8230; ultima scena da goccioloni, le signore si danno a un picnic luculliano sulle dolci colline che incorniciano il villaggio e alla fine di questo, immemori della incipiente scoliosi e dell\u2019osteoporosi presente in gran quantit\u00e0, si ruzzolano gi\u00f9 per il pendio fra risate sguaiate e alzate di sottane quasi os\u00e8&#8230; e il sorriso ritorna! La sera la grappa ha il sopravvento, con i corto mobilieri e breb ed altri amici si beve e si chiacchiera e va benissimo cos\u00ec. Il giorno dopo prima del cinemino si fa un giretto&#8230; Trieste ha una scontrosa grazia, se piace \u00e8 come un ragazzaccio aspro e vorace con gli occhi azzurri e mani troppo grandi per regalare un fiore, come un amore con gelosia&#8230; per l\u2019appunto entro nel negozio che un tempo fu di Saba, una meravigliosa libreria che fa impallidire ogni buon punto Feltrinelli, figuriamoci i punti Mondadori&#8230; c\u2019\u00e8 un giusto mix di polvere, entropia, odore di carta vecchia a tratti vecchissima, impossibilit\u00e0 a trovare alcunch\u00e9, labirinto&#8230; ecco com\u2019\u00e8 la libreria dei miei sogni, un posto in cui entrare con passo felpato e con il piglio da perfetto esploratore&#8230; come il perfetto gentiluomo Scott, perdersi in un\u2019idea troppo utopica per realizzarsi&#8230; e non riuscire a tornare indietro! O magari illudersi di trovare, arrivare alla meta, quel polo sud cercato come l\u2019amore della vita mentre, adulterio adulterio, gi\u00e0 se la faceva con un norvegese trainato dai cani, Amundsen&#8230; proprio i cani erano stati fautori della vittoria, mentre i pony siberiani si erano rivelati una delusione, si ribaltavano dal freddo troppo inclemente, sbattevano i dentoni&#8230; e Sir Scott determinato nella pur evidente sconfitta, perch\u00e9 in fondo l\u2019importante non era arrivare per primi, era il tragitto, quel peregrinare senza una meta verso una meta che pareva sempre pi\u00f9 sogno&#8230; incubo.. ecco, peregrino e scavo e sbatacchio dentro alla libreria che fu di Saba, quando un anziano distinto in principe di Galles e panciotto mi si avvicina&#8230; ne rimango incantato, comincia a snocciolarmi chicche sulla Trieste di Saba, di Joyce, mi parla del Pedocin, incredibile realt\u00e0 che poteva esser solo triestina&#8230; un bagno al mare con, udite udite, un muro divisorio fra la spiaggia degli uomini e quella delle donne&#8230; pazzie triestine&#8230; lui mi dice orgoglioso che \u00e8 l\u2019unico posto in Europa cos\u00ec, un anacronismo a cui dice i triestini siano parecchio affezionati, mi mette in guardia, mai venire a Trieste d\u2019estate senza andare dal Pedocin&#8230; per fortuna posso dirgli che in questa meravigliosa citt\u00e0 metto piede solo d\u2019inverno&#8230; lui mi guarda con sufficienza, che in cuor mio spero almeno di raggiungere. Basta, si fa tardi, si ritorna al cinema, per <i>Diana<\/i> e per <\/i>Loki, ci sta un filmetto russo che pare niente male&#8230; ed in effetti Geograf Globus Propil \u00e8 una ciliegina, storia frizzante di un perdente nato che per\u00f2 non perde la voglia di conoscere il mondo e l\u2019animo umano e di prendere parte a questa farsa sotto forma di commedia, scalciando via la tragedia appena fa capolino dalla porta. Storia leggera, mi ha lasciato un sorriso espanso per tutto il bel faccione&#8230; e vorrei davvero scrivervi qualcosa di pi\u00f9 su questo film, ma perdonatemi, siamo a 9 cartelle, Galbiati mi star\u00e0 gi\u00e0 maledicendo per l\u2019arzigogolo spinto del mio testucolo, ho un principio di crampo dello scrivano, una birra mi aspetta ma soprattutto \u00e8 il 17 marzo e i ricordi sono scivolati via sulla nave dei miei neuroni&#8230; <i>infin che &#8216;l mar fu sovra lor richiuso!<\/i> \u2022<\/font><\/p>\n<p><i>Francesco Selvi<\/i><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Hanno contribuito Luigi Ferdinando Cellini, Tartre, Saba, la mia pinarello, la birra menabrea assunta a larghe dosi, i Sofrito, Kaputt, Breb e i corto mobilieri, svariati ascolti di Eric Dolphy, Turangalila, Coachwhips ed infine l\u2019idea anche questa volta sabotata (ahim\u00e8, ahinoi) di essere conciso e sintetico&#8230; sar\u00e0 per la prossima.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>CREDITI DEI FILM CITATI NELL&#8217;ARTICOLO<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>SZTUKA ZNIKANIA<br \/>\nThe Art of Disappearing<\/b><br \/>\n<i>Polonia, 2013, HD, b\/n &#038; col, 51&#8242;<\/i><br \/>\nregia: Bartek Konopka, Piotr Rosolowski<br \/>\nsceneggiatura: Piotr Rosolowski, Bartek Konopka; fotografia: Piotr Rosolowski; montaggio Andrzej Dabrowski; musica: Maciej Cieslak; suono: Franciszek Koslowski; produzione: Adam Mickiewicz Institute, Otter Films; distribuzione: New Europe Film Sles<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>LOSEJAS<br \/>\nThe Gambler<\/b><br \/>\n<i>Lituania-Lettonia, 2013, HD, col, 109&#8242;<\/i><br \/>\nregia: Ignas Jonynas<br \/>\nsceneggiatura: Kristupas Sabolius, Ignas Jonynas; fotografia: Janis Eglitis; montaggio: Stasys Zak; musica: The Bus; suono: Arturas Pugaciauskas; interpreti: Vytautas Kaniusonis, Oona Mekas, Romuald Lavrinovic, Lukas Kersys, Simonas Lindesis; produzione: Studio Uljiana Kim, Locomotive productions; distribuzione: Wide<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>PARADJANOV<\/b><br \/>\n<i>Ucraina-Francia-Georgia-Armenia, 2013, HD, col, 95&#8242;<\/i><br \/>\nregia: Serge Avedikian, Olena Fetisova<br \/>\nsceneggiatura: Olena Fetisova; fotografia: Sergej Michalcuk; montaggio: Alexandra Strauss, Olexandr Svets; musica: Michel Karsky; suono: Cristinel Sirli, Oleg Kulcytskiji; scenografia: Vladyslav Ryzykov; costumi: Irina Gergel; interpreti: Serge Avedikian, Julija Peresild, Karen Badalov, Zaza Kasibadze, Roman Lutsky; produzione: Interfilm Production Studio; coproduzione: Araprod, Gemini, Militer Film, Paradise, Arte France Cinema con il sostegno di Ukrainian State Film Agency, Georgian National Film Center, National Film Center of Armenia, Centre National du Cinema et de L&#8217;image Anim\u00e8e(CNC), Arte France<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>SAYAT NOVA<br \/>\nIl colore del melograno<\/b><br \/>\n<i>URSS, 1968-11969, 35mm, col, 79&#8242;<\/i><br \/>\nregia: Sergej Paradzanov<br \/>\nsceneggiatura: Sergej Paradzanov; fotografia: Suren Sakhbazian; montaggio: Sergej Paradzanov, M. Ponomarenko, Sergej Jutkevic; musica: Tigran Mansuryan; suono: Yurij Sayadyan; scenografia: Sergej Paradzanov, Stepan Andranikjan; costumi: Elene Akhvedjani, I. Karaljan, Zh. Sarabjan; interpreti: Sofiko Kaureli, Melkon Alekjan, Vilen Galstian, Onik Minassjan, Spartak Bagashvilji; produzione: Armen Film Studio<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>A NAGY FUZET<br \/>\nLe Grand Cahier<\/b><br \/>\n<i>Ungheria-Germania-Austria-Francia, 2013, 35mm, col, 109&#8242;<\/i><br \/>\nregia: Janos Szasz<br \/>\nsceneggiatura: Janos Szasz, Andras Szeker; fotografia: Christian Berger; montaggio: Szilvia Ruszev; musica: Johan Johanson; suono: Manuel Laval, Istvan Sipos; scenografia: Istvan Galambos; costumi: Janos Breckl; interpreti: Laszlo Gyemant, Andras Gyemant, Piroska Molnar, Ulrich Mattes; produzione: Unnia Filmstudio, Intuit Pictures; coproduzione: Amor Fou, Dolcevita Films con il sostegno di Magyar Filmalap ZRT, MDM, MBB, MEDIA, Eurimages, Wiener Filmfund, CNC, DFFF, Fisa, Media Programme; distribuzione: Beta Cinema; distribuzione italiana: Academy Two<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>IL TRENO VA  A MOSCA<\/b><br \/>\n<i>Italia\/Regno Unito, 2013, 8mm &#038; HD, b\/n &#038; col, 70&#8242;<\/i><br \/>\nregia: Federico Ferrone, Michele Manzolini<br \/>\nsceneggiatura: Federico Ferrone, Michele Manzolini, Francesco Ragazzi, Jaime Cousido, Denver Beattie; fotografia: Andrea Vaccari, Marcello Dapporto, Enzo Pasi (8mm), Luii Pattuelli (8mm), Sauro Ravaglia (8mm); montaggio: Sara Fgaier; musica: Francesco Serra; suono: Diego Schiavo; interpreti: Sauro Ravaglia; produzione: Kin\u00e8, Vezfilm Ltd; coproduzione: Home Movies-archivio nazionale del film di famiglia in associazione con Fondqazione Culturale San Fedele, Fondazione Cineteca di Bologna, Apapaja Prod Cinematografiche con il sostegno di Fondazione Cariplo, Media Programme-European Union, Documentaristi Emilia Romagna; distribuzione: Istituo Luce-Cinecitt\u00e0<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>BANKLADY<br \/>\nLa Signora delle banche<\/b><br \/>\n<i>Germania, 2013, 35mm, col, 117&#8242;<\/i><br \/>\nregia: Christian Alvart<br \/>\nsceneggiatura: Christof Silber, Kai Hafemeister; fotografia: Ngo The Chau; montaggio: Sebastian Bonde, Philipp Stahl, Christian Alvart; musica: Steffen Khales, Christoph Blaser, Michl Britschl; suono: Jorg Krieger; scenografia: Birgit Kniet-Gentis, Gabriella Ausonio; costumi: Ingken Benesch; interpreti: Nadeshda Brennicke, Charly Hubner, Ken Duken, Andreas Schmidt, Heinz Hoenig; produzione: Syrreal Entertainment GmbH; coproduzione: StudioCanal, NDR, ARD Degeto con il sostegno di Nordmedia, Filmforderung Hamburg Schleswig-Holstein, FFA, DFFF; distribuzione Global Screen GmbH<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>PLYNACE WIEZOWCE<br \/>\nFloating Skyscrapers<\/b><br \/>\n<i>Polonia, 2013, HD, col, 93&#8242;<\/i><br \/>\nregia: Tomasz Wasilewski<br \/>\nsceneggiatura: Tomasz Wasilewski; fotografia: Kuba Kijowski; montaggio: Aleksandra Gowin; musica: Baasch; scenografia: Jacek Czechowski; costumi: Monika Kaleta; interpreti: Mateusz Banasiuk, Marta Nieradkiewicz, Bartosz Geiner, Katarzyna Herman; produzione: Alter Ego Pictures; distribuzione: Films Boutique<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>JUDGMENT IN HUNGARY<br \/>\nSentenza in Ungheria<\/b><br \/>\n<i>Ungheria-Germania, 2013, HD, col, 107&#8242;<\/i><br \/>\nregia: Eszter Hajdu<br \/>\nsceneggiatura: Eszter Hajdu; fotografia: Eszter Hajdu, Istvan Szonyi; montaggio: Bence Bartos, Menno Boerema; musica: Sandor Mester-MS3; suono: Ferenc Gerendai, Daniel Bhom; produzione: Miradouro Media LDA; coproduzione Perfect Shot Films; distribuzione:  Miradouro Media LDA<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>DIE 727 TAGE OHNE KARAMO<br \/>\nI 727 giorni senza Karamo<\/b><br \/>\n<i>Austria, 2013, HD, col, 80&#8242;<\/i><br \/>\nregia: Anja Salomonowitz<br \/>\nsceneggiatura: Anja Salomonowitz; fotografia: Martin Putz; montaggio: Petra Zopnek; musica: Bernhard Fleischmann; scenografia: Maria Gruber; costumi: Tanja Hausner; interpreti: Zora Bachmann, Osas Imafidon, Evelyn Barota, Samuel Barota, Johanna Bauer; produzione: Amor Fou con il sostegno di Innovative Film Austria, ORF Film-Fernsehabkommen, FISA Filmstandort Austria<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>SZERELEM PATAK<br \/>\nStream of Love<\/b><br \/>\n<i>Ungheria, 2013, HD, col, 70&#8242;<\/i><br \/>\nregia: \u00c1gnes S\u00f3s<br \/>\nsceneggiatura: Agnes Sos, Thomas Ernst; fotografia: Zoltan Lovasi, Agnes Sos, Andras Petroczy; montaggio: Thomas Ernst; musica: Janos Masik; suono: Tamas Zanyi: interpreti: Veronka Both, Ferencz Kosa, Rozalia Barabas, Martin Jenone; produzione: Szerelem Patak Produkcios Kft; coproduzione: HBO Europe con il sostegno di Hungarian National Film Fund; distribuzione: Taskovski Film LTD<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un uomo in fuga Cronache e impressioni dal Trieste Film Festival 2014 a cura di Francesco Selvi &nbsp; 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