{"id":31312,"date":"2014-04-11T22:10:05","date_gmt":"2014-04-11T20:10:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31312"},"modified":"2016-07-05T12:43:39","modified_gmt":"2016-07-05T10:43:39","slug":"istinto-sperimentale-intervista-a-gabriel-abrantes","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31312","title":{"rendered":"Istinto sperimentale &#8211; Intervista a Gabriel Abrantes"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-32908\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/abrantes.jpg\" alt=\"Abrantes\" width=\"1112\" height=\"834\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/abrantes.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/abrantes-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/abrantes-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/abrantes-436x327.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<blockquote><p><b>ISTINTO SPERIMENTALE<br \/>\nIntervista a GABRIEL ABRANTES<\/b><br \/>\na cura di Alessio Galbiati, Roberto Rippa, Cristina Terzoni<br \/>\nda <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=25166\">Rapporto Confidenziale 37<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>Gabriel Abrantes (Chapel Hill, North Carolina, 1984) \u00e8 fra i pi\u00f9 interessanti giovani filmmaker contemporanei, come testimoniano la presenza fissa delle sue opere nei maggiori festival internazionali e le retrospettive a lui dedicate a Belfort, Vienna e Londra. Il suo stile, film dopo film, comincia a farsi chiaro e sempre pi\u00f9 preciso, strutturandosi in una poetica riconoscibile, una visione del mondo per immagini tutta cinematografica, ma aperta ad altri linguaggi \u2013 in primis quello pittorico. Quello di Abrantes \u00e8 un cinema complesso nella sua vorticosa riproduzione di schemi narrativi ricorsivi, nel suo cinema infatti tornano temi e situazioni, come pure il fatto di firmare ogni sua pellicola con co-registi differenti (Benjamin Crotty, Daniel Schmidt, Katie Widloski, Alexandre Melo e, prossimamente, Ben Rivers), quasi a voler sottolineare l\u2019impossibilit\u00e0 ontologica d\u2019essere autore singolo di un\u2019opera cinematografica. Nel suo cinema tendono a porsi polarit\u00e0, mondi distanti, visioni differenti, che per un qualche motivo capitano una di fronte all\u2019altra, il tutto entro set naturali straordinari che lasciano stupefatto lo spettatore. Sotterraneo corre pure un continuo conflitto di classe, fra i personaggi e la societ\u00e0 o fra gli stessi, ma pure una riflessione continua attorno all\u2019identit\u00e0 di genere (sessuale). Abrantes \u00e8 Laureato in Arte, cinema e arti visive alla Cooper Union for the Advancement of Science and Art di New York, ha studiato presso l\u2019\u00c9cole nationale sup\u00e9rieure des beaux-arts di Paris e Le Fresnoy \u2013 Studio national des Arts Contemporains. Dal 2002 espone con regolarit\u00e0 le proprie opere pittoriche da Lisbona a Porto, dall\u2019Olanda al Giappone, passando per l\u2019Inghilterra la Francia e molti altri paesi. Nel 2008, i suoi cortometraggi <i>Olympia I<\/i> e <i>Olympia II<\/i> vengono selezionati al Festival IndieLisboa, dove, l\u2019anno successivo, vince il New Talent Fnac Award con <i>Visionary Iraq<\/i> (2009). Nel 2010 ha fondato a Lisbona, insieme a Natxo Checa e Z\u00e9 dos Bois, la casa di produzione cinematografica <a href=\"http:\/\/www.mutualrespectproductions.blogspot.it\/\">A Mutual Respect<\/a>, giovane realt\u00e0 produttiva impegnata nella produzione a basso costo di cinema sperimentale, attenta all\u2019innovazione del linguaggio cinematografico, con la quale ha prodotto l\u2019<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=9673\">omonimo cortometraggio<\/a> vincitore del Pardino d\u2019oro del Concorso internazionale Pardi di domani al Festival di Locarno. Sempre a Locarno presenter\u00e0 i cortometraggi, <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16307\"><i>Liberdade<\/i><\/a> nel 2011, e <i>Zwazo<\/i> nel 2012. A Venezia 68 \u00e8 stato in concorso nella sezione Orizzonti (l\u2019ultima by Sergio Fant) con il mediometraggio <i>Pal\u00e1cios de Pena<\/i>.<br \/>\nAttualmente \u00e8 al lavoro su tre nuovi cortometraggi e al suo primo lungo.<br \/>\nVive e lavora a Lisbona, dove l\u2019abbiamo incontrato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31314\" title=\"History of Mutual Respec\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/History-of-Mutual-Respec.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"438\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/History-of-Mutual-Respec.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/History-of-Mutual-Respec-300x211.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Rapporto Confidenziale: Regista cinematografico, video artista, pittore, musicista&#8230; Puoi raccontare, a noi e ai nostri lettori, chi \u00e8 Gabriel Abrantes?<\/b><\/p>\n<p><b>Gabriel Abrantes:<\/b> Direi che oggi sono un regista. Il mio interesse per il cinema \u00e8 nato dal fatto che di questo linguaggio non possedevo alcuna conoscenza tecnica specifica: non nella scrittura, non nell\u2019uso della macchina da presa, tanto meno nella direzione degli attori, eccetera\u2026 Dipingevo da almeno otto o nove anni e credo che il mio avvicinamento al cinema sia stato un modo per scappare da questo, per fare un passo avanti. I risultati ai quali sono giunto, i miei film, derivano dalla sperimentazione\u2026 quando non sai come fare una cosa in modo specifico, allora ti ingegni, sperimenti per necessit\u00e0. La musica \u00e8 invece una questione imbarazzante. L\u2019ho praticata poco, a dire il vero, e i risultati sono stati piuttosto orribili. Ero ispirato dai Suicide, dal carisma del loro frontman, Alan Vega. Non sapevano comporre musica e quindi si sono inventati la techno come soluzione alle proprie idealit\u00e0, come soluzione pratica ad un\u2019urgenza creativa. Vega \u00e8 stato il primo cantante ad avere un beat elettronico come tappeto sonoro alla propria voce. Si \u00e8 inventato un genere musicale perch\u00e9 non conosceva gli aspetti tecnici n\u00e9 le convenzioni legate alla musica.<br \/>\nCon il cinema per me \u00e8 andata allo stesso modo. C\u2019\u00e8 un bellissimo testo di Alain Badiou, <i>Du cin\u00e9ma comme embl\u00e8me d\u00e9mocratique<\/i> (<i>Del cinema come emblema democratico<\/i>, Trad. it. di A. Simoncini in \u00abCarte di cinema\u00bb, 17, 2005; NdR.), in cui afferma che il cinema \u00e8 una sorta di arte impura perch\u00e9 viene dal vaudeville, e altre forme spettacolari ad esso precedente, e in cui definisce il cinema come un miscuglio di tutte le arti. Il cinema \u00e8 un insieme di tanti linguaggi, non \u00e8 un\u2019arte pura come lo \u00e8 per esempio la poesia \u2013 ad esempio la poesia portoghese gioca moltissimo con un proprio lingua specifico.<br \/>\nIn un certo qual modo provengo da una sorta di idea post-marxista della ribellione al canone, ero alla ricerca di nuove opzioni stilistiche e linguistiche \u2013 o anche solo \u201cpratiche\u201d. Il cinema ha rappresentato per me un passo avanti, il risultato del non sapere esattamente cosa stavo facendo.<\/p>\n<p><b>RC: Il fatto che tu abbia co-diretto (quasi) tutti i film che hai realizzato, pu\u00f2 quindi avere a che fare con la necessit\u00e0 di imparare il mezzo e il linguaggio?<\/b><\/p>\n<p><b>GA:<\/b> S\u00ec, assolutamente. Il mio primo film, <i>Olympia<\/i>, nasceva dall\u2019interesse che nutrivo per Warhol, dalla sua attitudine a creare situazioni che poi lasciava in mano altrui, scansandosi deliberatamente da ogni tipo di responsabilit\u00e0. Aveva sempre qualcun altro a dirigere: Morrissey per esempio. Qualcuno dirigeva, qualcuno scriveva, qualcuno recitava, qualcuno disegnava i costumi, ma il tutto nasceva come una situazione collaborativa. E tutto funzionava alla perfezione.<br \/>\nHo lavorato con Daniel Schmidt, con Katie Widloski, con Benjamin Crotty. Per quanto mi riguarda, il co-dirigere ha a che fare con questa idea di comunit\u00e0, con l\u2019idea di utilizzare la collaborazione tra le persone come mezzo per progredire e per allontanarsi dal concetto vetusto di autorialit\u00e0.<\/p>\n<p><b>RC: Nel tuo cinema sei spesso anche attore, sdoppiandoti davanti e dietro la macchina da presa, e moltiplicando i tuoi ruoli in ognuno degli aspetti dei quali si compone un film. Cosa rappresenta dunque per te il fare cinema? Te lo chiediamo perch\u00e9 l\u2019impressione che se ne ricava \u00e8 quella di una fusione completa del cinema con la vita, un\u2019attivit\u00e0 frenetica che in pochissimi anni di lavoro ha gi\u00e0 dato alla luce un gran numero di opere&#8230;<\/b><\/p>\n<p><b>GA:<\/b> S\u00ec, ha sicuramente a che fare con questa idea. Come cineasta puoi avere l\u2019idea di andare in Brasile per trattare di esotismo e turismo sessuale, questo prosieguo di colonialismo portato ai nostri tempi. E quindi devi assumerti il ruolo di regista e attore per creare una situazione. \u00c8 una questione di responsabilit\u00e0 da parte del regista. In <i>Pal\u00e1cios de Pena<\/i> recitavo la parte di un inquisitore, il peggior personaggio possibile in assoluto! \u00c8 un modo per suggerire che il regista \u00e8 responsabile, ma \u00e8 pure un modo per riflettere attorno al discorso dell\u2019autorialit\u00e0. Non siamo attori professionisti, e abbiamo quindi dovuto inventarci un modo per recitare, sottraendo le espressioni per essere <i>deadpan<\/i> (impassibili). Ci siamo dovuti forzare per essere attori, e questa forzatura rappresentava per noi solo un modo per riuscire a recitare. Anche in questo caso abbiamo sperimento, esplorato qualcosa di nuovo e inedito, per dare forma a un nostro contenuto. Dunque la recitazione \u00e8, ancora, una parte di questa sperimentazione continua.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/player.vimeo.com\/video\/28362730?byline=0&amp;portrait=0&amp;color=ffffff\" width=\"620\" height=\"348\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>RC: A proposito di ci\u00f2 che hai detto prima sulle colonie\u2026 I set dei tuoi film sono spesso ex colonie (portoghesi, francesi, spagnole): Mozambico, Brasile, Haiti, Angola&#8230; o comunque luoghi \u201clontani\u201d, distanti dall\u2019Occidente (sempre che questa parola possa significare realmente qualcosa). Quale significato ha questa scelta, perch\u00e9 la tua attenzione cade proprio su questi luoghi?<\/b><\/p>\n<p><b>GA:<\/b> Questa scelta ha sicuramente a che fare con un\u2019analisi di ci\u00f2 che accade nelle ex colonie. L\u2019Angola, per esempio, ha un rapporto speciale con la Cina, contro gli Stati Uniti e l\u2019Europa. Hanno preferito avere un rapporto con la Cina piuttosto che piegarsi al mondo finanziario statunitense. Abbiamo pensato fosse interessante lavorare su questo aspetto. Il Brasile \u00e8 molto diverso perch\u00e9 \u00e8 indipendente da pi\u00f9 tempo rispetto alle altre colonie. Certamente molti aspetti del colonialismo sono ancora vivi ai giorni nostri.<br \/>\nE poi sono molto interessato a luoghi che si ricostruiscono. In Brasile e Angola c\u2019\u00e8 stata una veloce ascesa economica. Ad Haiti no, ma ci sono stati ingenti investimenti a causa del terremoto. Sono luoghi che si stanno riposizionando e che stanno ricostruendo una propria identit\u00e0. \u00c8 molto interessante lavorare in questi contesti, perch\u00e9 pu\u00f2 capitare qualcosa di inatteso e nuovo in ogni istante. Anche questo ha anche fare con l\u2019autorialit\u00e0: il fatto di non avere conoscenze tecniche specifiche \u2013 anche se ora ne ho un po\u2019 di pi\u00f9 \u2013 mi ha permesso la sperimentazione. Sono piuttosto insoddisfatto di come vanno le cose e quindi volevo esplorare nuove opzioni, nuove potenzialit\u00e0. Uno dei modi per farlo era quello di lavorare in Paesi che si stanno sviluppando rapidamente, che si stanno reinventando dopo una crisi, angoli di mondo aperti al nuovo, o anche solo alla sua possibilit\u00e0.<br \/>\nNel cinema, la mia mancanza di conoscenze tecniche, poteva (o magari no) creare qualcosa di diverso, esattamente come accade in questi Paesi in forte cambiamento.<\/p>\n<p><b>RC: Una curiosit\u00e0: parli di approccio amatoriale al cinema ma, ora che sei pi\u00f9 esperto nel girare, cosa cambia nel tuo approccio al cinema?<\/b><\/p>\n<p><b>GA:<\/b> \u00c8 vero che sono diventato pi\u00f9 esperto tecnicamente, ma penso che nel cinema, come nello sport, se pratichi la disciplina nel modo errato, ti porterai sempre dietro quegli errori, e quei tic ti faranno lavorare sempre nel modo sbagliato. Per\u00f2 forse sar\u00e0 proprio questo aspetto a farti distinguere fra il conformismo imperante. Il non avere mai studiato cinema, l\u2019avere sempre lavorato con budget molto ridotti, fa s\u00ec che il mio cinema abbia un aspetto sperimentale. Abbiamo sempre sviluppato ogni aspetto del mio\/nostro cinema con qualsiasi tecnica sperimentale ci passasse per la testa. \u00c8 stato insegnando cinema all\u2019Head di Ginevra (Haute \u00e9cole d\u2019art et de design) che ho scoperto, spiegando agli studenti come scrivere o produrre, di avere un modo piuttosto eccentrico di lavorare. \u00c8 come per chi ha un hobby, quelli che magari nel fine settimana lavorano il legno nel loro garage. Ecco, mi sento pi\u00f9 vicino a questo tipo di lavoro, che non a quello di colui che il legno lo lavora tutti i giorni in una fabbrica.<br \/>\nUn grande cambiamento che ho notato in me, riguarda l\u2019approccio alla sceneggiatura: venendo dall\u2019arte e da una posizione sperimentale, di avant-garde (ma lontano dal genere sperimentale statunitense alla Brakhage), ho cercato di migliorarmi nella narrazione, pur se come al solito in un modo un po\u2019 strano. Suppongo sia questo il motivo per cui mi vengono in mente idee, come quella che ha preso forma in <i>Zwazo<\/i>, di contaminare fra loro la rappresentazione greca con le usanze dell\u2019isola di Haiti. Si tratta di un\u2019idea piuttosto strampalata che nasce dalla ricerca che sto conducendo sulle forme della narrazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/player.vimeo.com\/video\/15130997?byline=0&amp;portrait=0&amp;color=ffffff\" width=\"620\" height=\"348\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>RC: Tornando al discorso relativo ai set naturali dei tuoi film, ci vengono in mente i luoghi incredibili utilizzati in <i>A History of Mutual Respect<\/i>, per esempio&#8230;<\/b><\/p>\n<p><b>GA:<\/b> Ecco, l\u00ec c\u2019\u00e8 tutto: il discorso sull\u2019eredit\u00e0, su come la distruggiamo e la reinventiamo, su come la proteggiamo o modifichiamo. Poi ci sono anche le eredit\u00e0 negative. Cosa abbiamo ereditato dall\u2019Inquisizione?<br \/>\nAbbiamo girato presso le cascate dell\u2019Iguaz\u00fa, le pi\u00f9 grandi al mondo (le cascate in questione si trovano sul confine della provincia argentina di Misiones e lo stato brasiliano del Paran\u00e1; NdR.), e questo ha a che fare con la dimensione psicologica del nostro patrimonio naturalistico. Ma ha anche a che fare con Hollywood. Noi abbiamo un rapporto stretto con il cinema hollywoodiano. Ma come puoi entrare in relazione con il cinema di Hollywood con 5\u2019000 dollari di budget? Li spendi in biglietti aerei e fai con quello che hai. Il film contiene anche una ripresa dall\u2019elicottero di una favela brasiliana, e questo rappresenta un riferimento al cinema hollywoodiano. Ha a che vedere con l\u2019uso dell\u2019immaginario spettacolare hollywoodiano, ma rivoltato sottosopra rispetto all\u2019originale.<\/p>\n<p><b>RC: Quando abbiamo visto per la prima volta <i>A History of Mutual Respect<\/i> siamo rimasti letteralmente a bocca aperta per la meraviglia delle immagini e la forza della storia. Abbiamo pensato ci fosse una forte contraddizione tra i due linguaggi, perch\u00e9 la storia e le immagini sembrano provenire da due tipi differenti, e distinti, di cinema.<\/b><\/p>\n<p><b>GA:<\/b> Credo sia ancora uno degli aspetti pi\u00f9 forti del film e penso che ci\u00f2 derivi dalla sua forza pittorica. Dato che \u00e8 proprio dalla pittura che arrivo, dato che questa \u00e8 la pratica pi\u00f9 consolidata per quanto mi riguarda, con tutta probabilit\u00e0 essa \u00e8 pi\u00f9 efficace e potente delle altre tecniche che mettiamo in contraddizione, forse semplicemente perch\u00e9 queste altre stanno dentro di me in una maniera pi\u00f9 superficiale. Nel film puoi vedere l\u2019ironia di Daniel (Daniel Schmidt, co-regista e anch\u2019esso attore del cortometraggio in questione; NdR.) nel pronunciare una frase estremamente sessista in modo calmo e quasi sensuale \u2013 ma forse questa ironia \u00e8 troppo visibile. Mentre l\u2019ironia che deriva dall\u2019unire quelle immagini spettacolari con la narrazione \u00e8 una scelta certamente pi\u00f9 sottile \u2013 e pi\u00f9 efficace a mio avviso. Forse perch\u00e9 la spettacolarit\u00e0 di quelle immagini attiene pi\u00f9 alla storia della pittura che a quella del cinema. E forse \u00e8 proprio per questo che lo ritegno uno tra i film pi\u00f9 interessanti che io abbia fatto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/player.vimeo.com\/video\/89318346?byline=0&amp;portrait=0&amp;color=ffffff\" width=\"620\" height=\"348\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>RC: Volevamo sapere qualcosa circa la location di <i>Liberdade<\/i>, qualcosa in merito al Grand Hotel di Beira, in Mozambico. Com\u2019\u00e8 stato lavorare in un set del genere, un luogo abbandonato ma abitato da migliaia di persone?<\/b><\/p>\n<p><b>GA:<\/b> Il palazzo \u00e8 come una favela verticale. \u00c8 stato costruito negli anni \u201870 ma non \u00e8 mai stato completato. Cos\u00ec la gente lo ha occupato, e alcuni addirittura lo subaffittano. Il Grand Hotel di Beira \u00e8 un palazzaccio di cinquanta piani costruito sulla distruzione di un mercato all\u2019aperto.<\/p>\n<p><b>RC: Come hanno reagito i suoi abitanti quando siete andati a girare l\u00ec?<\/b><\/p>\n<p><b>GA:<\/b> Si sono verificate due combinazioni felici che ci hanno reso semplice qualcosa di altrimenti davvero complicato. La settimana che siamo arrivati l\u00ec, il Presidente ha annunciato a tutti gli angolani, via radio e TV, di stare attenti alle troupe cinematografiche perch\u00e9 avrebbero tentato di dare del Paese un\u2019immagine falsa, soprattutto sulle diseguaglianze sociali. La frizione si sentiva, ma avevamo un buon team angolano. Una di queste persone aveva lavorato come attore in una telenovela locale assai popolare, e quindi, quando \u00e8 entrato nel palazzo, tutti lo hanno riconosciuto, e hanno pensato che fossimo la troupe di una co-produzione, anzich\u00e9 una produzione internazionale. E poi avevamo pochissimi soldi, ma nel film abbiamo potuto usare un elicottero! Penso che quando credi in una cosa e ti apri al dialogo con le persone, allora tutto diventa possibile. Non avevamo i soldi per l\u2019elicottero ma abbiamo contattato l\u2019esercito e abbiamo chiesto il loro aiuto. E questi incredibilmente ce l\u2019hanno dato senza nessun problema! Poi c\u2019erano gli attori, tutti non professionisti, in gran parte gente del quartiere, che ci hanno fatto voler bene dagli abitanti dell\u2019hotel. Avevamo bisogno di una ragazza cinese e abbiamo chiamato l\u2019Ambasciata chiedendo se ci fosse una ragazza in grado di recitare, e in pochissimo tempo una giovane giornalista si \u00e8 aggiunta alla nostra squadra. Il tutto \u00e8 durato 14 giorni, un tempo molto breve. Abbiamo letto i dialoghi in modo molto veloce con un gruppo di persone e abbiamo cercato di arrivare a ci\u00f2 che volevamo. Un sacco di cose che avevamo in mente non sono poi successe. Ma avevamo forse troppe idee, troppe traiettorie che non siamo stati in grado di portare a compimento.<\/p>\n<p><b>RC: Guardando <i>A History of Mutual Respect<\/i> \u00e8 difficile pensare che si tratti di un film a basso budget. Location esotiche, movimenti di macchina pirotecnici e complessi, una ricchezza fotografica davvero notevole\u2026<\/b><\/p>\n<p><b>GA:<\/b> Avevamo davvero pochissimi soldi e la sfida \u00e8 stata quella di vedere cosa saremmo riusciti a fare con cos\u00ec poco.<\/p>\n<p><b>RC: Molti attendono di avere tutti i soldi necessari per girare la loro opera prima&#8230;<\/b><\/p>\n<p><b>GA:<\/b> Sono stato fortunato, in un certo senso. Il mio primo film <i>Olympia<\/i> \u00e8 costato 500 euro. Le camere appartenevano alla scuola e il resto era della co-regista Katie Widloski. Abbiamo fatto tutto da soli, dietro l\u2019obiettivo non c\u2019era nessuno, gli attori eravamo noi. Ho fatto 11 film in 6 anni e mi sono specializzato nel lavorare cos\u00ec. Ne \u00e8 valsa la pena. \u00c8 lavorando anche nella produzione che \u00e8 possibile esplorare le idee, non attraverso elucubrazioni astratte fatte a casa propria. Non \u00e8 cos\u00ec che farai passi avanti nella tua idea di cinema.<\/p>\n<p><b>RC: Ti interesserebbe, ora, lavorare in altro modo, con pi\u00f9 mezzi, con tutto ci\u00f2 che ti serve?<\/b><\/p>\n<p><b>GA:<\/b> Sicuramente, per\u00f2 c\u2019\u00e8 anche la paura di ritrovarsi stretti in un angolo, in uno spazio angusto entro il quale sperimentazione diventerebbe sterile e convenzionale. Ma, se fosse possibile evitare questo rischio, sarebbe stupendo avere pi\u00f9 mezzi per la lavorazione e la post-produzione. Sarebbe fantastico poter avere anche i soldi per pagare gli attori! C\u2019\u00e8 eccome la voglia di fare un passo avanti, ma voglio mantenere vivo questo dinamismo, questa totale libert\u00e0 creativa.<\/p>\n<p><b>RC: Un\u2019altra curiosit\u00e0 tecnica su <i>A History of Mutual Respect<\/i>: il film contiene un incredibile carrello all\u2019interno della foresta che segue la corsa dei protagonisti. Una sequenza pazzesca, ma fatta con pochissimi mezzi finanziari. Ci puoi raccontare come l\u2019avete realizzata?<\/b><\/p>\n<p><b>GA:<\/b> L\u2019operatore stava su un\u2019automobile guidata da un\u2019altra persona. L\u2019auto \u00e8 sulla strada e la ripresa \u00e8 in slow motion \u2013 cosa che aiuta non poco. Tutto qui. \u00c8 stato un procedimento esatto per quel che andavamo cercando. Con una steadycam l\u2019effetto sarebbe stato diverso.<br \/>\nTutte le nostre decisioni sono prese in base alla situazione produttiva coniugata con le intenzioni estetiche. Per esempio, non usiamo il suono in presa diretta, facciamo tutto in post-produzione. Questo ci permette di non avere un fonico sul set. Ma anche questa \u00e8 una scelta estetica, perch\u00e9 ci permette di distanziare la camera da ci\u00f2 che riprende, senza preoccuparci del suono. Alcune soluzioni tecniche nascono da esigenze produttive.<br \/>\nIl direttore della fotografia con cui lavoro pi\u00f9 spesso non \u00e8 un professionista (Eberhard Schedl; NdR.). \u00c8 con noi sin dal primo film, \u00e8 cresciuto con noi. In Pal\u00e1cios de Pena, c\u2019\u00e8 una scena in cui sono vestito da cavaliere medioevale, legato a testa in gi\u00f9 ad una fune. Era una scena complicata ma, anzich\u00e9 essere focalizzata su di me, la macchina da presa si preoccupava unicamente della fune. \u00c8 un dettaglio meraviglioso che con una persona pi\u00f9 esperta sarebbe forse andata perso.<br \/>\nCi assumiamo i nostri rischi. E penso che anche gli attori abbiano fatto un lavoro magnifico, pur non essendo professionisti. Alcuni dettagli eccentrici vengono anche da questo.<\/p>\n<p><b>RC: Quindi il fatto di non avere usato attori professionisti ha permesso di inventare al momento, di scoprire situazioni non previste&#8230;<\/b><\/p>\n<p><b>GA:<\/b> S\u00ec, l\u2019amatorialit\u00e0 riguarda anche questo.<\/p>\n<p><b>RC: <i>Pal\u00e1cios de Pena<\/i>, presentato a Venezia 2011, \u00e8 una complessa riflessione sul Portogallo e la sua storia. Un film affascinante, estremamente saturo di suggestioni di varia natura. Puoi raccontarci come nasce il progetto, quale messaggio hai voluto costruire?<\/b><\/p>\n<p><b>GA:<\/b> Il film \u00e8 stato finanziato da un night club di Lisbona. Avevano organizzato un\u2019esposizione con dieci artisti per il suo decimo anno e hanno invitato anche me. Io volevo girare un film e, ovviamente, \u00e8 difficile farlo in un luogo come quello, perch\u00e9 tutto si sarebbe svolto nel club. Quindi ho scelto una piccola sala, con una porta che era possibile chiudere. C\u2019era uno schermo al plasma e lo spazio per soli tre spettatori. Era una sala destinata al consumo di droghe e sesso. Era una situazione che volevo collegare al film. Mi interessavano il tema del sesso e quello del controllo delle situazioni: come ai tempi dell\u2019Inquisizione in Portogallo: la castrazione del potenziale sessuale. Nei night club capita spesso di trovare una struttura che replica quella dei licei: i modi in cui la gente si veste, come si propone, il discorso sul dominio del denaro, il prezzo per l\u2019entrata, la fila all\u2019esterno. Ecco perch\u00e9 ho scelto ragazze tra i 12 e i 14 anni per la parte contemporanea. Non era permesso loro di entrare nel locale, penso si debbano avere almeno 16 anni per poterlo fare. Siccome le ragazze si sviluppano prima rispetto ai ragazzi, incominciano presto a usare l\u2019abilit\u00e0 nell\u2019usare la sessualit\u00e0 come meccanismo sociale. Le ragazze hanno gi\u00e0 la nozione della possibilit\u00e0 di usare il loro corpo per suscitare una reazione nei ragazzi. I ragazzi ci arrivano due o tre anni dopo. Quindi, volevo legare questo discorso all\u2019Inquisizione. Il discorso sull\u2019utilizzo biologico del sesso come strumento di potere, e l\u2019Inquisizione come idolatria del sesso, come strumento di potere, ma pure la sua distruzione, come accadeva per i gay.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31315\" title=\"Olympia-manet\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Olympia-manet.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"423\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Olympia-manet.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Olympia-manet-300x204.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>RC: In <i>Olympia<\/i> il riferimento alla pittura di Monet \u00e8 esplicito, ma quale era il tuo, il vostro, obiettivo?<\/b><\/p>\n<p><b>GA:<\/b> Il rapporto \u00e8 assolutamente esplicito: <i>Olympia<\/i>, proprio come il titolo di una delle sue opere pi\u00f9 celebri. Monet per me \u00e8 molto interessante perch\u00e9 possedeva un rapporto con il realismo, teso in un certo qual modo alla sua distruzione. Usava ambientazioni realiste lavorando per\u00f2 in studio. E poi giocava con molti aspetti sociali. In <i>Olympia<\/i> c\u2019\u00e8 questo confronto sessuale: la donna ritratta, si suppone una prostituta, guarda direttamente chi la guarda, creando un dialogo. \u00c8 come se il cinema abbattesse la quarta parete. \u00c8 nuda e si copre il sesso. Controlla la situazione. E poi c\u2019\u00e8 una donna nera che fa la serva, presenza che apre il discorso sulle condizioni razziali. Quindi, ci sono un po\u2019 di aspetti politici: sessualit\u00e0, potere del soggetto, l\u2019oggetto, coloro che guardano il dipinto, e infine le relazioni coloniali. In questo dipinto ci sono gi\u00e0 molte delle idee sulle quale intendevo lavorare: politiche razziali, sociali, sessuali. E il lavoro sulla relazione con lo spettatore. Questo \u00e8 ci\u00f2 che ho voluto fare. Ma c\u2019era in me anche la voglia di proseguire quella tradizione artistica dissacrante e irrispettosa con la tradizione. Ho usato un modo molto liberale nel relazionarmi con il dipinto. Ma ho come la certezza che Monet stesso avesse gi\u00e0 fatto la stessa identica cosa. Dunque non \u00e8 solamente un omaggio a uno dei pittori che amo di pi\u00f9, e verso il quale nutro maggiore rispetto, ma l\u2019appropriazione irriverente della sua opera per sviluppare le mie riflessioni personali.<\/p>\n<p><b>RC: A Mutual Respect \u00e8 anche il nome della casa di produzione che hai fondato con Natxo Checa. Quali sono i suoi scopi e i suoi progetti?<\/b><\/p>\n<p><b>GA:<\/b> Per il momento ha prodotto i miei film. Quando godr\u00e0 di migliore salute contiamo di produrre film di altri registi.<\/p>\n<p><b>RC: Ti interesserebbe farlo?<\/b><\/p>\n<p><b>GA:<\/b> S\u00ec, ma vedremo quando ci arriveremo.<\/p>\n<p><b>RC: Sappiamo che sei al lavoro sul tuo primo lungometraggio, ce ne puoi parlare?<\/b><\/p>\n<p><b>GA:<\/b> Ora stiamo lavorando al nostro primo lungometraggio e vedremo cosa accadr\u00e0. Lo gireremo nel 2013. Nel frattempo stiamo lavorando ad altri tre cortometraggi. Uno lo girer\u00f2 a dicembre in Brasile con Daniel Schmidt. Un altro lo diriger\u00f2 con Ben Rivers. E poi il terzo lo girer\u00f2 in Francia, mentre il lungo \u00e8 gi\u00e0 scritto. Tratta di due ragazze che scappano da Haiti e fingono di essere due sorelle rimaste orfane. Verranno adottate da una ricchissima donna brasiliana con cui inizier\u00e0 una relazione sessuale. Mi piace l\u2019idea di trattare il tema dell\u2019adozione, con tutti gli annessi politici che il tema solleva, come se fosse una propaggine del comportamento colonialista, all\u2019interno del quale coabita comunque una dimensione positiva. Mi interessa pure la dimensione politica del gesto, basti pensare a quel che ha fatto Madonna in Malawi&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31316\" title=\"Zwazo\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Zwazo.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"349\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Zwazo.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Zwazo-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>RC: Questa estate abbiamo avuto modo di <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=25906\">intervistare Jo\u00e3o Pedro Rodrigues e Jo\u00e3o Rui Guerra da Mata<\/a>. Erano entrambi molto frustrati dalla situazione politica portoghese a riguardo della cultura, e del cinema in particolar modo. Qual \u00e8 il tuo punto di vista?<\/b><\/p>\n<p><b>GA:<\/b> \u00c8 una situazione molto complicata. Il sistema di sostegno finanziario per il cinema \u00e8 chiuso da un anno. Il Ministero della cultura \u00e8 stato abolito e ora c\u2019\u00e8 solo un sottosegretario, che risponde direttamente al Primo ministro. Non \u00e8 pi\u00f9 indipendente. Il segretario alla cultura ha appena lasciato. Non so\u2026 un anno senza finanziamenti al cinema\u2026<br \/>\nAnche per i festival: IndieLisboa e DocLisboa non avranno finanziamenti per l\u2019edizione 2013. Alcune case di produzione hanno in piedi progetti che erano stati finanziati nel 2011, ma i soldi stanziati nel 2011 non sono ancora arrivati e quindi gli unici che sono riusciti a realizzare qualcosa sono coloro che hanno ottenuto un finanziamento nel 2010 \u2013 arrivato oltretutto in ritardo.<br \/>\nPer il nostro lungometraggio abbiamo per la prima volta ottenuto un finanziamento dal governo, ma i soldi arriveranno in ritardo rispetto a quando promesso.<br \/>\nLa gente \u00e8 ottimista perch\u00e9 questo aiuta ad andare avanti. Io, per\u00f2, sono scettico, perch\u00e9 se il governo non dovesse trovare 20 milioni di dollari, non accadr\u00e0 nulla. E 20 milioni di dollari non compaiono improvvisamente dal nulla. Sono pi\u00f9 scettico di quanto lo sia molta altra gente. \u2022<\/p>\n<p><i>Lisbona, 29 ottobre 2012<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">+ + +<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><b>GABRIEL ABRANTES \/ FILMOGRAFIA<\/b> <i>(aggiornata alla fine del 2012)<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">2012<br \/>\n<b>ZWAZO<\/b> \u2022 <i>corto<\/i> \u2022 regia: Gabriel Abrantes<br \/>\n2011<br \/>\n<b>FRATELLI<\/b> \u2022 <i>corto<\/i> \u2022 regia: Gabriel Abrantes e Alexandre Melo<br \/>\n<b>PAL\u00c1CIOS DE PENA<\/b> \u2022 <i>medio<\/i> \u2022 regia: Gabriel Abrantes e Daniel Schmidt<br \/>\n<b>BABY BACK COSTA RICA<\/b> \u2022 <i>corto<\/i> \u2022 regia: Gabriel Abrantes<br \/>\n<b>LIBERDADE<\/b> \u2022 <i>corto<\/i> \u2022 regia: Gabriel Abrantes e Benjamin Crotty<br \/>\n2010<br \/>\n<b>A HISTORY OF MUTUAL RESPECT<\/b> \u2022 <i>corto<\/i> \u2022 regia: Gabriel Abrantes e Daniel Schmidt<br \/>\n2009<br \/>\n<b>VISIONARY IRAQ<\/b> \u2022 <i>corto<\/i> \u2022 regia: Gabriel Abrantes e Benjamin Crotty<br \/>\n<b>TOO MANY DADDIES, MOMMIES AND BABIES<\/b> \u2022 <i>corto<\/i> \u2022 regia: Gabriel Abrantes<br \/>\n2008<br \/>\n<b>ARABIC HARE<\/b> \u2022 <i>corto<\/i> \u2022 regia: Gabriel Abrantes<br \/>\n2007<br \/>\n<b>OLYMPIA II<\/b> \u2022 <i>corto<\/i> \u2022 regia: Gabriel Abrantes e Katie Widloski<br \/>\n<b>OLYMPIA I<\/b> \u2022 <i>corto<\/i> \u2022 regia: Gabriel Abrantes &amp; Katie Widloski<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">+ + +<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><b>A Mutual Respect productions<\/b><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.mutualrespectproductions.blogspot.it\">mutualrespectproductions.blogspot.it<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.vimeo.com\/gabrielabrantes\">vimeo.com\/gabrielabrantes<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">Cover image: Rielaborazione da uno scatto di LM Miguel Manso<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ISTINTO SPERIMENTALE Intervista a GABRIEL ABRANTES a cura di Alessio Galbiati, Roberto Rippa, Cristina Terzoni da Rapporto Confidenziale 37 Gabriel Abrantes (Chapel Hill, North Carolina, 1984) \u00e8 fra i pi\u00f9 interessanti giovani filmmaker contemporanei, come testimoniano la presenza fissa delle sue opere nei maggiori festival internazionali e le retrospettive a lui dedicate a Belfort, Vienna e Londra. 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